Messaggio del 10 gennaio 1985:Cari figli, anche oggi desidero ringraziarvi per tutti i sacrifici; grazie in particolare a quelli che sono diventati cari al mio cuore e che vengono qui volentieri. Ci sono molti parrocchiani che non ascoltano i messaggi; tuttavia, per merito di coloro che sono particolarmente vicini al mio cuore, continuo a dare messaggi alla parrocchia. E li darò anche in seguito poiché vi amo e desidero che diffondiate di cuore i miei messaggi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
LA DONNA NEMICA DI SATANA
di Don Gabriele Amorth
Con questo titolo, La Donna nemica di Satana, ho scritto per molti mesi una rubrica sul mensile Eco di Medjugorje. Lo spunto mi veniva offerto dai continui richiami che in quei messaggi riecheggiavano con tanta insistenza. Ad esempio: «Satana è forte, è molto attivo, è sempre in agguato; agisce quando cala la preghiera, ci si mette nelle sue mani senza riflettere, ci ostacola sulla via della santità; vuole distruggere i piani di Dio, vuole mandare a monte i progetti di Maria, vuole prendere il primo posto nella vita, vuole togliere la gioia; lo si vince con le preghiere e col digiuno, con la vigilanza, con il Rosario;ovunque va la Madonna, con lei c'è Gesù e subito accorre anche Satana; è necessario non lasciarsi ingannare...».
Potrei continuare a lungo. È un fatto che la Vergine ci mette continuamente in guardia dal demonio, in barba a coloro che ne negano l'esistenza o ne minimizzano l'azione. E non mi è mai stato difficile, nei miei commenti, mettere le parole attribuite alla Madonna - siano o no vere quelle apparizioni, che io stimo autentiche - in relazione con frasi della Bibbia o del magistero.
Tutti quei richiami si addicono bene alla Donna nemica di Satana, dall'inizio alla fine della storia umana; così la Bibbia ci presenta Maria; si addicono bene agli atteggiamenti che Maria Santissima ha avuto verso Dio e che noi dobbiamo ricopiare per compiere i piani di Dio su di noi; si addicono bene all'esperienza che tutti noi esorcisti possiamo testimoniare, in base alla quale tocchiamo con mano che il ruolo della Vergine Immacolata, nella lotta contro Satana e nel cacciarlo via da coloro che assale, è un ruolo fondamentale. E sono i tre aspetti su cui desidero riflettere in questo capitolo di chiusura, non tanto per concludere, ma per mostrare come è necessaria la presenza e l'intervento di Maria per sconfiggere Satana.
1. All'inizio della storia umana.
Incontriamo subito una ribellione a Dio, una condanna, ma anche una
speranza in cui è adombrata la figura di Maria e del Figlio
che sconfiggerà quel demonio che era riuscito ad avere la
meglio sui progenitori, Adamo ed Eva. Questo primo annuncio di
salvezza, o «Protovangelo», contenuto in Genesi 3, 15, è
rappresentato dagli artisti con la figura di Maria nell'atteggiamento
di schiacciare la testa al serpente. In realtà, anche in base
alle parole del testo sacro, è Gesù, ossia «la
progenie della donna», che schiaccia la testa a Satana. Ma il
Redentore non si è scelto Maria solo per madre; l'ha voluta
associare a sé anche nell'opera della salvezza. La
raffigurazione della Vergine che schiaccia il capo al serpente indica
due verità: che Maria ha partecipato alla redenzione e che
Maria è il primo e più stupendo frutto della redenzione
stessa.
Se vogliamo approfondire il senso esegetico del testo,
vediamolo nella traduzione ufficiale della CEI: «lo porrò
inimicizia tra te e la donna (Dio sta condannando il serpente
tentatore), tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà
la testa e tu la insidierai al calcagno». Così dice il
testo ebraico. La traduzione greca, detta dei SETTANTA, poneva un
pronome maschile, ossia un preciso riferimento al Messia: «Esso
ti schiaccerà la testa». Mentre invece la traduzione
latina di s. Girolamo, detta VOLGATA, traduceva con un pronome
femminile': «Essa ti schiaccerà la testa»,
favorendo un'interpretazione tutta mariana. Da notare che la
interpretazione mariana veniva già data anche prima, dai Padri
più antichi, da Ireneo in poi. In conclusione è
evidente l'opera della Madre e del Figlio, come si esprime il
Vaticano II: «La Vergine ha consacrato totalmente se stessa
alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della
redenzione sotto di lui e con lui» (LG 56).
Alla fine della
storia umana. Troviamo ripetuta la stessa scena di lotta. «E un
segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la
luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo
capo...E un altro segno apparve nel cielo: un grosso dragone rosso
vivo, con sette teste e dieci corna» (Ap 12, 1-3).
La donna
sta per partorire e il suo figlio è Gesù; per cui la
donna è Maria anche se, conforme all'uso biblico di dare più
significati alla stessa figura, può rappresentare anche la
comunità dei credenti. Il dragone rosso è «il
serpente antico, chiamato Diavolo o Satana», come è
detto al versetto 9. Di nuovo l'atteggiamento è di lotta tra
le due figure, con la sconfitta del dragone che viene precipitato
sulla terra.
Per chiunque combatte contro il demonio, in
particolare per noi esorcisti, questa inimicizia, questa lotta e
l'esito finale hanno grande importanza.
2. Maria nella storia. Passiamo al
secondo aspetto, al comportamento di Maria Santissima durante la vita
terrena. Mi limito a qualche riflessione su due episodi e due
consensi: l'annunciazione e il calvario; Maria Madre di Dio e Maria
Madre nostra. È da notare un comportamento esemplare per ogni
cristiano: per attuare su di sé i piani di Dio, piani che il
maligno cerca in tutti i modi di ostacolare.
Nell'annunciazione
Maria dimostra una disponibilità totale; l'intervento
dell'angelo attraversa e sconvolge la sua vita, contro ogni
immaginabile attesa o progetto. Dimostra inoltre una fede vera, ossia
basata unicamente sulla Parola di Dio, a cui «nulla è
impossibile»; potremmo chiamarla una fede nell' assurdo (una
maternità nella verginità). Ma evidenzia pure il modo
di agire di Dio, come stupendamente fa notare la Lumen gentium. Dio
ci ha creati intelligenti e liberi; perciò egli ci tratta
sempre come esseri intelligenti e liberi.
Ne consegue che: «Maria
non fu uno strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò
alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza» (LG
56).
Soprattutto è messo in luce come l'attuarsi del più
grande piano di Dio, l'Incarnazione del Verbo, abbia rispettato la
libertà della creatura: «Volle, il Padre delle
misericordie, che l'accettazione della madre predestinata precedesse
l'Incarnazione perché, così come una donna aveva
contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita»
(LG 56).
L'ultimo concetto accenna già ad una tematica che
sarà subito cara ai primi Padri: il paragone Eva-Maria
l'obbedienza di Maria che riscatta la disobbedienza di Eva,
preannunciando come l'obbedienza di Cristo avrebbe definitivamente
riscattato la disobbedienza di Adamo. Satana non appare direttamente,
ma le conseguenze del suo intervento vengono riparate. L'inimicizia
de a donna contro Satana si esprime nel modo più
perfetto:nella piena adesione al piano di Dio.
Ai piedi della croce avviene la seconda annunciazione: «Donna,
ecco tuo figlio». È ai piedi della croce che la
disponibilità di Maria, la sua fede, la sua obbedienza si
manifestano con un' evidenza ancora più forte, perché
più eroica, rispetto alla prima annunciazione. Per capirlo
dobbiamo sforzarci di penetrare nei sentimenti della Vergine in quel
momento.
Emerge subito un immenso amore congiunto col più
straziante dolore. La religiosità popolare si è
espressa con due nomi quanto mai significativi, ricalcati in mille
modi dagli artisti: 1'Addolorata, la Pietà. Non mi dilungo
perché, all' evidenza di questo sentimento, se ne aggiungono
altri tre quanto mai importanti per Maria e per noi; ed è su
questi che mi soffermo.
Il primo sentimento è di adesione
alla volontà del Padre. Il Vaticano II usa un' espressione del
tutto nuova, efficacissima, quando ci dice che Maria, ai piedi della
croce, era «amorosamente consenziente» (LG 58)
all'immolazione del Figlio. Il Padre vuole così; Gesù
ha accettato così; anche lei aderisce a tale volontà,
per quanto straziante possa essere.
Ecco poi il secondo
sentimento, su cui troppo poco si insiste e che invece è il
sostegno di quel dolore e di ogni dolore: Maria comprende il
significato di quella morte. Maria comprende che è in quel
modo, doloroso e Umanamente assurdo, che Gesù trionfa, regna,
vince. Gabriele le aveva preannunciato: «Sarà grande,
Dio gli darà il trono di Davide, regnerà per sempre
sulla casa di Giacobbe, il suo regno non avrà mai fine».
Ebbene, Maria capisce che è proprio in quel modo, con la morte
In croce, che si realizzano quelle profezie di grandezza. Le vie di
Dio non sono le nostre vie, e tanto meno le vie di Satana: «Ti
darò tutti i regni della tetra, se tu prostrato mi
adorerai».
Il terzo sentimento, che corona tutti gli altri,
è di gratitudine. Maria vede attuata in quel modo la
redenzione di tutta l'umanità, compresa quella sua personale
che le è stata applicata preventivamente.
È per
quella morte atroce che lei è sempre Vergine, Immacolata,
Madre di Dio, Madre nostra. Grazie, mio Signore.
È per
quella morte che tutte le generazioni la chiameranno beata, che è
regina del cielo e della terra, che è mediatrice di ogni
grazia. Lei, umile serva di Dio, è stata resa la più
grande di tutte le creature da quella morte. Grazie, mio
Signore.
Tutti i suoi figli, tutti noi, guardano ora al cielo con
certezza: è spalancato il paradiso e il demonio è
definitivamente sconfitto in virtù di quella morte. Grazie,
mio Signore.
Ogni volta che guardiamo un crocifisso, credo che la
prima parola da dire sia: grazie! Ed è con questi sentimenti,
di adesione piena alla volontà del Padre, di comprensione
della preziosità della sofferenza, di fede nella vittoria di
Cristo attraverso la croce, che ognuno di noi ha la forza di
sconfiggere Satana e di liberarsene, se e caduto in suo possesso.
3. Maria contro Satana. E veniamo
all'argomento che più direttamente ci interessa e che può
essere compreso solo alla luce di quanto esposto sopra. Perché
Maria è così potente contro il demonio? Perché
il maligno trema di fronte alla Vergine? Se finora ne abbiamo esposto
i motivi dottrinali, è tempo di dire qualcosa di più
immediato, che rispecchia l'esperienza di tutti gli
esorcisti.
Incomincio proprio con l'apologia che il demonio stesso
è stato costretto a fare della Madonna. Costretto da Dio, ha
parlato meglio di qualsiasi predicatore.
Nel 1823, ad Ariano
Irpino (Avellino), due celebri predicatori domenicani, p. Cassiti e
p. Pignataro, furono invitati a esorcizzare un ragazzo. Allora si
discuteva ancora tra i teologi sulla verità della Immacolata
Concezione, che fu poi proclamata dogma di fede trentuno anni dopo,
nel 1854. Ebbene, i due frati imposero al demonio di dimostrare che
Maria era Immacolata; e per di più gli ingiunsero di farlo
mediante un sonetto: una poesia di quattordici versi endecasillabi, a
rima obbligata. Si noti che l'indemoniato era un fanciullo di dodici
anni e analfabeta. Subito Satana pronunciò questi versi:
Vera Madre son io di un Dio che è Figlio e
son figlia di Lui, benché sua Madre.
Ab aeterno nacqu'Egli
ed è mio Figlio, nel tempo io nacqui, eppur gli sono Madre
-
Egli è il mio Creator ed è mio Figlio;
son io sua
creatura e Gli son Madre.
Fu prodigio divin l'essere mio Figlio un
Dio eterno, e me d'aver per Madre
L'essere quasi è comun
fra Madre e Figlio perché l'esser dal Figlio ebbe la Madre e
l'esser dalla Madre ebbe anche il Figlio.
Or, se l'esser dal
Figlio ebbe la Madre, o s'ha da dir che fu macchiato il Figlio, o
senza macchia s'ha da dir la Madre.
Pio IX si commosse quando, dopo aver proclamato il dogma
dell'Immacolata Concezione, lesse questo sonetto, che gli fu
presentato in quella occasione.
Anni addietro un mio amico
bresciano, d. Faustino Negrini, morto alcuni anni fa mentre
esercitava il ministero d'esorcista presso il piccolo santuario della
Stella, mi raccontava come costrinse il demonio a fargli l'apologia
della Madonna. Gli chiese: «Perché hai tanto terrore
quando nomino la Vergine Maria?». Si sentì
rispondere, per mezzo dell'indemoniata: «Perché è
la creatura più umile di tutte e io sono il più
superbo; è la più obbediente e io sono il più
ribelle (a Dio); è la più pura e io sono il più
sozzo».
Ricordandomi questo episodio, nel 1991, mentre esorcizzavo un indemoniato, ho ripetuto al demonio le parole dette in onore di Maria e gli ho ingiunto (senza avere la più pallida idea di quello che mi sarebbe stato risposto): «La Vergine Immacolata è stata elogiata per tre virtù. Tu ora mi devi dire quale è la quarta virtù, per cui tu ne hai tanta paura». Subito mi sono sentito rispondere: «È la sola creatura che mi può vincere interamente, perché non è mai stata sfiorata dalla più piccola ombra di peccato».
Se in questo modo parla il demonio di Maria, che cosa mai dovrebbero dire gli esorcisti? Mi limito all'esperienza che tutti abbiamo: si tocca con mano come Maria sia davvero la Mediatrice di grazie, perché è sempre lei ad ottenere dal Figlio la liberazione dal demonio. Quando si incomincia ad esorcizzare un indemoniato, uno di quelli che il diavolo ce lo ha dentro proprio davvero, ci si sente insultare, prendere in giro: «lo qui ci sto bene; io da qui non uscirò mai; tu contro di me non puoi fare niente; sei troppo debole, perdi il tuo tempo...». Ma poco per volta entra in campo Maria e allora la musica cambia: «E lei che lo vuole,contro di lei non posso fare niente; dille che la smetta di intercedere per questa persona; ama troppo questa creatura; così per me è finita...».
Mi è capitato anche varie volte di sentirmi rinfacciare
subito l'intervento della Madonna, fin dal primo esorcismo: «Stavo
così bene qui, ma è lei che ti ha mandato; lo so perché
sei venuto, perché è lei che lo ha voluto; se non fosse
intervenuta lei, non ti avrei mai incontrato.. .».
S.
Bernardo, alla fine del suo famoso Discorso dell'acquedotto, sul filo
di ragionamenti strettamente teologici, conclude con una frase
scultorea: «Maria è tutta la ragione della mia
speranza».
Imparai questa frase mentre da ragazzo attendevo
davanti alla porta della cella n. 5, a San Giovanni Rotondo; era la
cella di p. Pio. Poi ho voluto studiare il contesto di questa
espressione che, di primo acchito, potrebbe apparire semplicemente
devozionale. E ne ho gustato la profondità, la verità,
l'incontro tra dottrina ed esperienza pratica. Per cui la ripeto
volentieri a chiunque è nello sconforto o nella disperazione,
come accade di frequente a chi è colpito da mali malefici:
«Maria è tutta la ragione della mia speranza».
Da
lei ci viene Gesù e da Gesù ogni bene. Questo è
stato il disegno del Padre; un disegno che non cambia. Ogni grazia
passa per le mani di Maria, che ci ottiene quella effusione di
Spirito Santo che libera, consola, rallegra.
S. Bernardo non esita
ad esprimere questi concetti non una decisa affermazione che segna il
culmine di tutto il suo discorso e che ispirò la famosa
preghiera di Dante alla Vergine:
« Veneriamo Maria con tutto l'impeto del nostro cuore, dei nostri affetti, dei nostri desideri. Così vuole Colui che stabilì che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria».
È questa l'esperienza che tutti gli esorcisti toccano con mano, ogni volta.