Messaggio del 25 giugno 2006:Cari figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata. Pregate, pregate, pregate. Maria, Madre e Mediatrice di Grazia - di Don Gabriele Amorth
Riferito alla Santa Vergine, il termine mediatrice ha il senso
subordinato di partecipazione all'unica mediazione di Cristo; anche
se questa parola acquista per lei un'estensione rispondente alla sua
missione universale.
Nella fase ante preparatoria del
Concilio Vaticano II, che si concluse nella primavera del 1960, quasi
500 tra Vescovi e Prelati avevano chiesto che venisse definito il
dogma della Mediazione universale di Grazia di Maria; prevalse però
il proposito di non promulgare nessun nuovo dogma.
Ma già
nel 1921 il Card. belga Joseph Marcier aveva presentato a Papa
Benedetto XV una richiesta in tal senso; e il Papa concesse a tutto
il Belgio l'Ufficio e la Messa propria di Maria "Mediatrice di
tutte le grazie". L'ultimo appello ufficiale fu presentato nel
1984, a nome del Capitolo dei Canonici, dal Card. Carlo Confalonieri,
Arciprete di "Santa Maria Maggiore" in Roma. La risposta
del Card. Joseph Ratzinger – il nostro Papa Benedetto XVI,
allora Prefetto della 'Congregazione per la Dottrina della fede' –
fu di non ritenere necessario un solenne pronunciamento [della
Chiesa]; ma è interessante nella sua motivazione: "La
dottrina sulla mediazione universale di Maria Santissima si trova già
adeguatamente proposta nei diversi Documenti del Magistero della
Chiesa". Come dire che è dottrina sicura e ufficialmente
insegnata.
Con queste premesse, non si tratta qui di
difendere una causa già vinta, ma solo di illustrare le
ragioni di un titolo dato alla Vergine contro il quale si accaniscono
i Protestanti, ancorandosi in modo non congruo all'affermazione di
Paolo: "Uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini,
l'uomo Cristo Gesù" [1 Tim 2, 6].
Il modo corretto di intendere la mediazione della Vergine
Il titolo di Mediatrice, dato a Maria, risale almeno al VI secolo
e si diffuse soprattutto nel XII secolo. È noto l'insegnamento
di San Bernardo: "Veneriamo Maria con tutto l'impeto del nostro
cuore, dei nostri affetti, dei nostri desideri. Così vuole
Colui che stabilì che noi ricevessimo tutto per mezzo di
Maria". E Dante ha dato semplicemente veste poetica a queste
parole nella sua famosa terzina:
"Donna, se' tanto
grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua
disïanza vuol volar sanz'ali".
[Par XXXIII,
13-15]
Non c'è dubbio che l'unico Mediatore tra Dio e l'uomo è
Gesù, e che "nessuno può andare al Padre se non
per mezzo di lui" [Gv 14, 6]. Ma dobbiamo capire il senso esatto
delle parole, per non farne dei feticci. Ora, ogni volta che usiamo
un aggettivo attribuendolo a Dio o all'uomo, anche se il termine
suona identico, esso viene usato con significato diverso. Così,
per esempio, quando parliamo della santità di Dio e della
santità di un uomo o di una donna.
Lo stesso concetto
vale anche per l'attributo di mediatore riferito a Gesù [dove
ha valore assoluto], o riferito a Maria [dove il termine mediatrice
ha un senso relativo e subordinato, come partecipazione all'unica
mediazione di Cristo]. Anche se, stante la missione universale di
Maria, il termine acquista per lei un'estensione che non ha alcuna
altra creatura umana.
Alla luce di questi concetti, non solo
non esitiamo a chiamare la Vergine Maria "mediatrice di tutte le
grazie", ma chiamiamo "mediatori" anche gli Apostoli,
i Martiri e i Santi che sono presso Dio; come "mediatori"
chiamiamo tutti coloro che esercitano una forma di testimonianza e di
partecipazione del Vangelo della Salvezza: i Sacerdoti, i Catechisti,
gli stessi genitori che educano i figli alla fede…
Questi
sono concetti che il Concilio Vaticano II espone con chiarezza
proprio a proposito di Maria, per cui si può dire che –
anche se quel Concilio non ha proclamato il dogma della "Mediazione
universale di Grazia" della Beata Vergine – ne ha espresso
tutti i princìpi su cui si fonda: "L'unica mediazione del
Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia
cooperazione partecipata da un'unica fonte. E questa funzione
subordinata di Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla
apertamente, continuamente la sperimenta e raccomanda all'amore dei
fedeli perché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più
intimamente congiunti col Mediatore e Salvatore" [Lumen gentium,
62].