Messaggio del 24 dicembre 1983:Figli miei, pregate! Ve lo ripeto: pregate! Non dovete pensare che Gesù si manifesterà nuovamente nel presepe: egli vuol rinnovare la sua nascita nei vostri cuori! Home :: Il Santo Padre e Medjugorje
Quando a parlare è il Papa («Il mio amato figlio, scelto per questo tempo»)
Tratto dal libro "Maria, Alba del terzo millennio"
«Totus Tuus»
Giovanni Paolo II è
un Papa mariano; durante il suo lungo pontificato ha guardato con
profonda devozione filiale alla Vergine Maria, costante figura di
riferimento della sua spiritualità e del suo magistero. Non
solo i discorsi papali o l’enciclica Redemptoris Mater, ma
anche le omelie, i documenti, i libri scritti prima della sua salita
al Soglio di Pietro, e le frequenti visite ai santuari mariani
rivelano che Maria di Nazaret ha accompagnato tutta la vita di Karol
Wojtyla. Quante volte lo abbiamo sentito invocare con fiducia la
Madre di Dio e Madre nostra. E lo stesso motto scelto per lo stemma
episcopale, e poi per quello pontificio, esprime una dichiarazione di
intenti, un affidamento radicale alla Vergine:
« Totus
tuus».
Un voto
cardinal Deskur ha
confidato che quando Wojtyla, nel 1964, venne nominato arcivescovo di
Cracovia, trovò il seminario di quella città quasi
vuoto; allora fece questo voto alla Madonna: «Farò tanti
pellegrinaggi a piedi ad altrettanti santuari di Maria, piccoli e
grandi, vicini o lontani, a seconda del numero di vocazioni che ogni
anno mi darai». Da allora quel seminario cominciò a
popolarsi di giovani: in certe annate ne entrarono anche più
di cinquanta. Nel momento in cui Wojtyla lasciò Cracovia per
la Cattedra di Pietro, il seminario ne contava quasi cinquecento!
Doveva a questo punto mantenere il suo voto, diventato piuttosto
impegnativo, ma lo fece con gioia. Così la sua vita, prima di
arci vescovo e poi di Papa, è stata un continuo
pellegrinaggio.., che non è ancora finito! Manca giusto
Medjugorje...
Nel segno del terzo segreto di Fatima
Il 13
maggio 1981 papa Wojtyla è colpito a morte, ma la Madre
celeste devia il colpo, come dimostra la traiettoria anomala del
proiettile descritta in seguito dai medici esterrefatti.
Siamo
nell’anniversario della prima apparizione di Fatima, e questo
particolare non sfugge a Giovanni Paolo II che, l’anno dopo, vi
porta la pallottola che avrebbe dovuto ucciderlo, per incastonarla
nella corona della statua della Vergine. Da quel giorno diviene ancor
più «il Papa di Maria», in quanto «Lei lo ha
conservato in vita per la Chiesa».
Di fatto con questo gesto
Giovanni Paolo II si riconosce miracolato dalla Madonna, che proprio
a Fatima aveva messo in guardia l’umanità e la Chiesa
dalle trame del Maligno. Già: Satana, ancora lui, l’Angelo
de caduto che è sempre dietro il Male che è nel mondo.
Satana, l’eterno sconfitto dell’Apocalisse, che nel suo
accecamento aveva scelto quel 13 di maggio senza fare i conti con il
significato di quella data o, al contrario, come plateale gesto di
sfida, come predetto nel terzo segreto di Fatima.
Che cos’è
il famoso terzo segreto? «La lotta dei sistemi atei contro la
Chiesa e i cristiani» e «l’immane sofferenza dei
testimoni della fede nell’ultimo secolo del secondo millennio».
Ma, soprattutto, l’attentato al Papa, ovvero contro quel
«vescovo vestito di bianco» che, «camminando
faticosamente verso la Croce tra i cadaveri dei martirizzati
(vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi laici), cade a
terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco».
A svelare
il mistero più inquietante e meglio custodito del XX secolo
non è stata la solita fonte ben informata, ma non ufficiale.
No. A parlare della «visione profetica» avuta il 13
luglio 1917 dai tre pastorelli è stato a nome di Giovanni
Paolo II, il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, il numero
due nella gerarchia vaticana. E Sodano ha scelto per far lo il luogo
e il momento più appropriati: la stessa Fatima, la cittadina
portoghese dove è apparsa la Madonna, meta da decenni di
imponenti pellegrinaggi, il 13 maggio 2000, nel giorno della solenne
beatificazione di due dei tre fanciulli che videro la Vergine, i
fratellini Francesco e Giacinta Marto, che all’epoca delle
apparizioni avevano 9 e 7 anni.
« Dopo l’attentato del
13 maggio 1981», afferma il braccio destro di Wojtyla, «a
Sua Santità apparve chiaro che era stata “una mano
materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo
al “Papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia
della morte”». E «i successivi avvenimenti del
1989», riferisce ancora Sodano, «hanno portato, sia in
Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta
del regime comunista che propugnava l’ateismo. Anche per questo
il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine
Santissima».
Da Fatima... a Medjugorje
Sempre il 13
maggio 2000, durante l’ omelia della Messa di beatificazione di
Francesco e Giacinta, Giovanni Paolo Il definisce alcuni aspetti
importanti delle apparizioni di Fatima: «Il messaggio di Fatima
è un richiamo alla conversione», ricorda. E ammonisce i
figli della Chiesa di non stare al gioco del «drago»,
cioè il Maligno, «perché l’ultima meta
dell’uomo è il Cielo» e «Dio vuole che
nessuno si perda». Per questo preciso motivo, conclude, il
Padre duemila anni fa ha inviato sulla terra suo Figlio.
La Madre
celeste dunque si sarebbe manifestata in Portogallo per rivolgere i
cuori degli uomini a Dio, e distoglierli dalle insidie di Satana. Due
aspetti essenziali, come ormai sappiamo, anche della sua ventennale
presenza a Medjugorje.
E non a caso, allora — fatto
straordinario nella storia delle apparizioni mariane —, la
Madonna qui avrebbe fatto un preciso riferimento ad altre
apparizioni, a quelle di Fatima per l’appunto. Come testimonia
Marija, la Madre celeste le avrebbe rivelato di venire a Medjugorje a
«completare ciò che aveva incominciato a Fatima».
Da
Fatima a Medjugorje si dipanerebbe, dunque, un filo teso per la
Conversione dell’umanità. Il Papa stesso lo ha
confermato, conversando con il vescovo slovacco Pavel Hnilica.
Ci
sono almeno due aspetti in cui il legame Fatima-Medjugorje si fa
evidente, e in entrambi i casi entra in gioco anche la figura
dell’attuale Papa.
Il primo: in Portogallo Maria aveva
annunciato la caduta del mondo nelle trame dei totalitarismi e aveva
chiesto preghiere per la Russia. A Medjugorje la Madonna appare al di
là della «cortina di ferro» e promette, fra le
tante altre cose, che la Russia sarà il Paese dove la si
onorerà di più. E Giovanni Paolo II consacra la Russia
e il mondo al Cuore immacolato di Maria il 24 marzo 1984.
Secondo
aspetto: la Madonna appare la prima volta a Medjugorje a poco più
di un mese di distanza da quando il Papa, il «vescovo vestito
di bianco cade come morto» in Piazza San Pietro. Lo fa non in
un giorno qualsiasi, ma il 24 giugno 1981, nella festa di San
Giovanni Battista, precursore di Cristo e profeta della conversione:
anche Lei invita alla conversione e prepara i cuori all’accoglienza
di suo Figlio Gesù.
Su queste considerazioni padre Livio
Fanzaga ha impostato l’ampio saggio conclusivo di questo libro,
sottolineando la cura di Maria per l’umanità in questa
epoca travagliata.
Ma se Maria è un grande dono per
l’umanità, lo è stato innanzitutto per la Chiesa,
proteggendo il suo capo, il Papa. Nel corso delle prime apparizioni
comunitarie di Medjugorje, riferendosi all’attentato del 13
maggio, la Vergine lo ammette apertamente ai veggenti: «I suoi
nemici hanno cercato di ucciderlo, ma io l’ho difeso».
Strumento di Maria
« La Madonna salva il
Papa e si serve del piano del Maligno per realizzare i suoi progetti
di grazia lungamente preparati», osserva padre Livio Fanzaga.
Anche dal male più assoluto, Dio può trarre un bene.
«
In tutto questo lungo tempo» la Regina della pace non ha mai
smesso di camminare a fianco del Papa, sottolinea ancora padre Livio,
«parlando una lingua slava come lui, anticipando o
accompagnando i suoi insegnamenti e facendo di lui lo strumento
privilegiato del trionfo del suo Cuore immacolato».
Non è
forse Giovanni Paolo II ad averle affidato il mondo? E con quali
conseguenze epocali. Non è lui l’uomo che, a detta di
commentatori anche non allineati, ha cambiato la storia del secolo
appena concluso? E un dato certo che i suoi discorsi per un’umanità
nuova, contro l’aborto, contro ogni sfruttamento e
discriminazione, contro il cattivo uso della natura, contro il
consumismo della globalizzazione capitalistica, contro ogni ideologia
totalitaria e ogni relativismo hanno inciso le coscienze. E in chiave
soprannaturale è difficile non collegare la sua testimonianza
e la sua vita coi grandi fatti a cui abbiamo assistito, su tutti il
crollo comunista nei Paesi dell’Est.
La Madonna l’ha
protetto? È sicuro. Lei che a Fatima, nel 1917, apparendo a
tre pastorelli, aveva predetto le sue sofferenze, gli ha dato sempre
la forza di andare avanti, attraverso un attentato, malattie anche
gravi, operazioni chirurgiche, nell’infaticabile adempimento
dei suoi doveri quotidiani.
Da tutti questi indizi padre Livio è
portato a credere che la lunghezza delle apparizioni di Medjugorje
sia anche collegata all’analoga durata del pontificato di
Giovanni Paolo II: «Mi piace pensare che la Vergine continuerà
a manifestarsi almeno fino alla fine di questo pontificato».
Una considerazione del tutto personale, precisa, ma che, nel
paragrafo che segue, troverebbe la più autorevole conferma.
«Il mio adorato figlio che soffre»
In
un messaggio commovente la Vergine di Medjugorje svela una sua
iniziativa: questo Papa l’ho scelto io. E si dimostra
preoccupata per la sua salute fisica.
Siamo nell’agosto del
1994, e Giovanni Paolo Il compie un viaggio apostolico in Croazia. La
guerra arroventa i Balcani e, in verità, il Papa avrebbe
voluto — fermamente — recarsi a Sarajevo, nella città
assediata, per tentare di spezzare la spirale dell’odio. Ma non
gli è stato permesso. Può comunque attraversare
l’Adriatico verso lidi più tranquilli, da dove far
risuonare il suo appello di pace.
Il 25 del mese, la Madonna, come
sempre, dà il suo messaggio al mondo: «Cari figli, oggi
sono vicina a voi in modo speciale, per prega re per il dono della
presenza del mio amato figlio nel vostro Paese. Pregate figlioli per
la salute del mio adorato figlio che soffre e che io ho scelto per
questo tempo. Io prego e parlo con mio Figlio Gesù perché
si realizzi il sogno dei vostri padri. Pregate figlioli in modo
particolare perché Satana è forte e vuole distruggere
la speranza nei vostri cuori. Vi benedico».
Lungo il corso
del Pontificato non sono mancati altri riferimenti a Giovanni Paolo
II, che riprendono il premuroso incoraggiamento che la Vergine gli
aveva inviato, attraverso i veggenti, il 26 settembre 1982:
«
Possa egli considerarsi il padre di tutti gli uomini, e non solo dei
cristiani; possa egli annunciare instancabilmente e coraggiosamente
il messaggio di pace e di amore tra gli uomini».
La domanda che tutti si fanno
Ma che cosa
pensa il Papa delle apparizioni di Medjugorje? Che cosa deciderà?
La
domanda assilla devoti e non, anche perché non esistono,
almeno finora, dichiarazioni pubbliche. Giovanni Paolo II,
naturalmente, ha sempre accuratamente evitato di assumere qualsiasi
posizione ufficiale, che coinvolga la sua funzione.
Ne avrebbe
sicuramente il diritto, e anche il documento della Congregazione per
la dottrina della fede sui Criteri di decisione (1978) gliene dà
la facoltà. Ma, in concreto, i Papi lungo i secoli hanno
sempre evitato di pronunciarsi sulle apparizioni, principalmente per
due motivi. Di solito si tratta, almeno inizialmente, di fenomeni
circoscritti, che riguardano l’autorità locale, il
vescovo del luogo; e il Papa, secondo quanto codificato ai punti 895
e 896 del Catechismo della Chiesa cattolica, evita di interferire con
tali competenze, secondo il principio di sussidiarietà. In
secondo luogo, l’autorità suprema della Chiesa cattolica
evita di impegnarsi nell’interpretazione di materie non
dogmatiche.
C’è però chi ha osservato che, in
controtendenza, gli ultimi Pontefici si sono impegnati a favore di
Lourdes e di Fatima con elogi pubblici e solenni, e recandovisi in
pellegrinaggio; e che l’apparizione di Lourdes è stata
anche oggetto, fino al Concilio, di una festa universale per tutta la
Chiesa latina.
Bisogna però ammettere che questo fervore è
esploso solo «dopo» il riconoscimento delle apparizioni
della Vergine nei rispettivi paesini dei Pirenei e del Portogallo. E
che peraltro, secondo i principi enunciati da Pio X nell’enciclica
Pascendi, l’approvazione della Chiesa comporta che si
forniscano solide ragioni per credere all’autenticità di
una data apparizione, ma che, con ciò, non si può
comunque garantire il fatto in sé.
Tutto ciò
legittima ampiamente tanta prudenza di giudizio. Occorrerebbe,
semmai, porre un altro tipo di problema: quando, come è il
caso di Medjugorje, un’apparizione assume una portata
universale, il Papa non avrebbe delle ottime ragioni per occuparsene
più direttamente?
Ma di fatto questo avviene, seppure in
una forma discreta, del tutto privata.
Sono tanti i vescovi, i
sacerdoti, i religiosi e persino i laici che hanno avuto occasione di
incontrare il Pontefice e di toccare il tema Medjugorje, in
conversazioni informali, durante le quali Wojtyla ha espresso le sue
convinzioni in merito.
Il silenzio ufficiale di Giovanni Paolo TI
ci spiega che le dichiarazioni che lo riguardano — riportate
come in un’antologia nelle pagine che seguono — non vanno
prese come la posizione definitiva della Chiesa; ma non si può
con questo nascondere l’importanza che si attribuisce al
l’opinione personale del Vicario di Cristo.
Convinto dell’autenticità
Già
nel 1985 è stata raccolta questa testimonianza del dottor
Luigi Frigerio: «Il Papa ha riferito a un sacerdote che conosco
bene di essere con vinto dell’autenticità dei fatti di
Medjugorje».
« Convintissimo»
L’arcivescovo
di Perpignan, in Francia, monsignor Jean Chabbert, af ferma: «Io
so per certo che il Papa è convintissimo dell’autenticità
del le apparizioni».
« Sei passato da Medjugorje ?»
Il
24 marzo 1994 il gesuita slovacco monsignor Pavel Hnilica, amico e
consigliere del Papa per i Paesi dell’Est, sceglie Medjugorje
per celebrare il decimo anniversario della Consacrazione della Russia
e del mondo al Cuore immacolato di Maria. Per l’occasione,
Hnilica invita nella cittadina dell’Erzegovina i fedeli mariani
di tutti i Paesi della terra perché rinnovino la
consacrazione, in unione con il Santo Padre. Interverranno tra gli
altri monsignor Franic, il vescovo americano monsignor Nicolàs
D’Antonio Salza e molti sacerdoti.
Durante quel
pellegrinaggio, Hnilica rivela un episodio inedito: un colloquio con
il Santo Padre da cui si era recato, esattamente dieci anni prima, il
26 marzo 1984, di ritorno da un viaggio a Mosca. Invitato da Wojtyla
a una colazione che diventerà lunghissima, il vescovo racconta
come abbia potuto trovarsi al Cremlino e celebrare segretamente la
Messa proprio nel giorno in cui il Pontefice compiva il gesto solenne
della Consacrazione della Russia e del mondo al Cuore di Maria.
Profondamente commosso, il Papa esclama: «La Madonna ti ha
condotto per mano!».
« No, Santità, mi ha
portato in braccio», lo corregge Hnilica. Poi Giovanni Paolo II
gli chiede trepidante: «Pavel, sei passato da Medjugorje?».
«
No, Santo Padre», è la risposta.
« Com’è
che non ci sei stato?», replica il Pontefice.
« No. Il
Vaticano me lo ha sconsigliato», spiega Hnilica.
Wojtyla
resta per qualche attimo perplesso, poi fa un gesto della mano come
per dire: «Non ti preoccupare». E poi aggiunge: «Va’
in incognito. E mi riferirai ciò che hai visto». Lo
conduce quindi nella sua biblioteca e gli mostra un libro di padre
Laurentin, legge qualche messaggio della Madonna e poi commenta:
«Vedi Pavel, Medjugorje è la continuazione di Fatima, è
la realizzazione di Fatima».
La riscoperta del soprannaturale
Qualche anno
dopo il Papa riprenderà con mons. Hnilica quello stesso
discorso: «Oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale,
ma lo ritrova a Medjugorje attraverso la preghiera, il digiuno e la
confessione».
Esattamente lo stesso concetto, persino con le
stesse parole, viene espresso a un gruppo di medici che difendono in
modo particolare la dignità delle vite mai nate. Il 10 agosto
1989 Giovanni Paolo Il si rivolge a loro dicendo: «Sì,
oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale. A Medjugorje in
molti hanno cercato e trovato questo senso nella preghiera, nel
digiuno e nella penitenza sacramentale».
I medici italiani
Frigerio e Margnelli e i loro colleghi raccolsero una gran quantità
di dati sui veggenti, quando si recarono l’ultima volta nel
villaggio dell’Erzegovina, il 7, 8 e 9 settembre 1985. Il
risultato dell’indagine venne condensato in una lunga e
dettagliata relazione, poi trasformata in un libro. Copia della
relazione fu inviata all’allora vescovo di Mostar, monsignor
Pavao Zanic, e al Papa. Il dottor Frigerio rivela: «Mi risulta
che Giovanni Paolo II abbia letto con molto interesse e con grande
trepidazione il riassunto dei nostri studi e delle nostre
osservazioni».
Sempre informato, discretamente
A dire il vero
papa Wojtyla in vent’anni è sempre stato informato, anzi
ha chiesto egli stesso di essere discretamente tenuto al corrente, su
tutto ciò che riguarda Medjugorje. A partire dalle numerose
pubblicazioni, soprattutto gli studi a carattere medico-scientifico e
teologico, sugli straordinari fatti di laggiù. In particolare
dovrebbe aver ricevuto, e probabilmente anche letto, le pubblicazioni
dell’abbé Laurentin. A partire dal primo libro,
pubblicato nella primavera del 1984, La Madonna appare a Medjugorje?,
che il Papa legge a Castelgandolfo; mentre l’anno dopo riceve
il testo sugli studi medici, scritto dal sacerdote francese in
collaborazione con il professor Joyeux.
« Il Papa è il solo giudice»...
Papa
Leone X, nei documenti del quinto Concilio Lateranense, afferma: «
Quando si tratta di rivelazioni profetiche, il Papa è il solo
giudice».
«No, il giudice è Dio»
Giovanni
Paolo II ha sempre manifestato simpatia per Medjugorje, ma nella
massima discrezione e nel pieno rispetto (in accordo con i suoi
principi di governo) dei sentimenti e delle responsabilità di
ogni livello gerarchico nella Chiesa. A un fedele italiano che lo
supplicava di mettere fine all’opposizione del vescovo di
Mostar verso le apparizioni, egli rispose in sostanza: «È
lui giudice dei suoi atti». E alla domanda di replica, «Ma
non siete voi suo giudice?», la nuova risposta: «No, il
giudice è Dio».
L’anno mariano
Il cardinale Gray,
arcivescovo di Edimburgo, sostiene: «So che il Papa voleva
l’anno mariano [il 1983] a causa dei messaggi della Madonna a
Medjugorje. So che il Papa personalmente accetta le apparizioni di
Medjugorje... perché ciò che dà prova di queste
apparizioni sono tanti frutti».
Se non fossi Papa...
Giovanni Paolo II ha
manifestato più di una volta la sua fede in Medjugorje. Il
cardinale Tomasek ha rivelato una frase pronunciata da Wojtyla in sua
presenza, e cioè che se non fosse Papa «vorrebbe andare
a Medjugorje per offrire aiuto nell’assistenza ai pellegrini».
Se non fossi Papa... 2°
In diverse
occasioni il Papa ha ricevuto alcuni tra i veggenti, fra cui Mirjana
Dragicevic: in occasione della sua prima visita a Roma, nel 1987, le
parla in privato per venti minuti. La veggente riferirà che
per ora non rivela nulla di quel colloquio, eccetto queste parole di
Giovanni Paolo II: «Se non fossi Papa, sarei già a
Medjugorje a confessare».
« Santità, quando viene a Medjugorje ?»
Nel
febbraio 1995 alcuni vescovi croati incontrano il Papa a Roma. Uno di
loro racconterà che, durante l’incontro, monsignor Zanic
(ex vescovo di Mostar, ormai in pensione) chiede al Santo Padre:
«Santità, quando viene a Sarajevo?». E Giovanni
Paolo II, di rimando: «Oh, pensavo mi chiedesse “quando
viene a Medjugorje?”».
« Me ne parlò favorevolmente»
Il
5 agosto 1988 monsignor Michael D. Pfeifer, vescovo di San Angelo, in
Texas (Stati Uniti), indirizza alla sua diocesi una lettera pastorale
in titolata Il Vangelo, Maria e Medjugorje, nella quale scrive:
«Durante la mia visita ad limina a Roma con i vescovi del
Texas, in una conversazione privata con il Santo Padre, gli chiesi
che cosa pensasse di Medjugorje. Il Papa me ne parlò assai
favorevolmente».
« Voglio andare a Medjugorje» 1°
Il
6 aprile 1995 una delegazione croata si reca in visita ufficiale in
Vaticano. Sono presenti anche il vicepresidente della Croazia, Radic,
che rappresenta il presidente Tudjman, e il cardinale Kuharic. Dopo
la lettura del discorso ufficiale, il Papa dice ai presenti: «Voglio
andare a Spalato, a Maria Bistrica e a Medjugorje!».
« Voglio andare a Medjugorje» 2°
Sabato
15 marzo 1997 è a Medjugorje, in visita, lo scomparso presi
dente croato Franjo Tudjman. E arrivato in elicottero insieme con il
vescovo di Mostar, monsignor Ratko Peric. Sono presenti alcune
migliaia di persone ad accoglierli; vengono ricevuti in canonica dal
parroco padre Ivan Landeka, dal provinciale dei francescani di
Erzegovina fra Tomislav Pervan e da molti altri, tra cui l’ex
parroco padre Leonard Orec. Sarà proprio padre Leonard a
riferire poi che il presidente Tudjman, da vanti a tutti, ha
sottolineato due concetti. Il primo: «Sono contento di venire
qui con il vescovo e il provinciale dei francescani, perché mi
auguro che ogni tensione venga presto appianata». E poi:
«Andate tutti a salutare il Santo Padre a Sarajevo [il Papa si
sarebbe recato nella città martire di lì a pochi
giorni, ndr]. Nel nostro ultimo colloquio, Giovanni Paolo II mi ha
detto per la seconda volta che desidera visitare Medjugorje».
Il «pellegrinaggio dei cuore»
Durante
la visita apostolica a Sarajevo, Giovanni Paolo II non è
riuscito ad andare pellegrino a Medjugorje: sarebbero bastati pochi
minuti in elicottero. Probabilmente lo ha scelto lui, o forse lo
hanno consigliato, anche per ragioni di sicurezza. Chissà?
Tuttavia, Medjugorje non è stata assente in quel suo
viaggio.
Il 12 aprile 1997, all’aeroporto di Sarajevo, i
primi ad accoglierlo so no stati i tre vescovi della regione
balcanica e i due padri provinciali francescani della
Bosnia-Erzegovina. Quando gli si è avvicinato il padre
provinciale della Bosnia, Petar Andjelovic, Wojtyla gli ha domandato
a bruciapelo: «E Medjugorje?». Padre Petar allora ha
fatto cenno all’altro frate, padre Tomislav Pervan, provinciale
dell’Erzegovina, di farsi avanti, per «competenza».
Il religioso, emozionato, si è limitato a dire: «Sono il
padre provinciale di Mostar... e di Medjugorje». Il Pontefice
ha assentito con il capo e ha ripetuto, scandendo le sillabe, in modo
che tutti i vicini potessero sentire: «Medjugorje,
Medjugorje!». Il movimento delle labbra mentre pronunciava
quella parola lo hanno visto benissimo tutti coloro che hanno seguito
l’arrivo del Papa in televisione.
Durante la preghiera nella
cattedrale di Sarajevo, per ben due volte Giovanni Paolo II ha
invocato la protezione della Regina della pace. La sera, dopo cena,
al seminario cattolico, padre Tomislav Pervan gli ha consegnato
personalmente una bella monografia fotografica su Medjugorje,
realizzata e pubblicata dalla parrocchia, e gli ha parlato della vita
del santuario. Il Papa lo ha ascoltato in silenzio e con estrema
attenzione, manifestando un vivo interesse.
Al momento della
partenza, all’ aeroporto di Sarajevo, sempre padre Tomislav lo
ha supplicato: «Santità, l’aspettiamo a
Medjugorje». Il Papa ha abbozzato un sorriso, lo si è
visto su tutti gli schermi televisivi, e ha risposto, di nuovo, con
semplicità: «Medjugorje, Medjugorje!».
Lungo il
tragitto percorso dall’auto papale, più volte la folla
ha urlato: «Santo Padre, vieni a Medjugorje!»; e lui
benediceva tutti in silenzio.
Anche se non ha potuto visitare in
quell’occasione la Lourdes slava, si può legittimamente
immaginare, con Laurentin, che mentre sorvola va Medjugorje, Giovanni
Paolo II vi ha certamente compiuto il suo «pellegrinaggio del
cuore».
« Usa le stesse parole di Maria»
Nella
cappella della comunità Oasi della Pace a Medjugorje, il 12
aprile 1997, un centinaio di italiani è presente al momento
dell’apparizione a Marija. La veggente conversa poi con i
presenti, dicendo tra l’altro:
« Voi non sapete quante
volte ho notato che il Santo Padre dice le stesse cose contenute nei
messaggi della Madonna. Lei ci dà il messaggio il 25 del mese
e lui l’indomani usa le stesse parole. E allora penso: c’è
un altro veggente oltre a noi! O il Santo Padre è guidato così
fortemente dallo Spirito Santo, oppure anche lui ha le apparizioni.
Ma così ci fa concorrenza...».
Ho ripensato a questo
episodio dopo i tragici fatti di New York, trovando una spontanea
relazione tra il messaggio del 25 settembre 2001 (quello in cui la
Madonna ci esorta a pregare e digiunare specie ora che «Satana
vuole la guerra e l’odio») e il discorso del Papa
all’Angelus di domenica 30 ottobre, quando ha pregato che «la
Regina della pace interceda per l’umanità intera,
affinché l’odio e la morte non abbiano mai l’ultima
parola».
Oltre ad affidarsi esplicitamente alla Regina
pacis, come già fece Benedetto XV, Giovanni Paolo II in tale
occasione ha invitato «tutti — singole persone, famiglie,
comunità — a recitare il Rosario ogni giorno, per la
pace», che «i fedeli della Chiesa» devono
«costruire», testimoniandola nel «bandire la
violenza» e facendosi «operatori di pace»: una
esortazione che i lettori di questo libro sanno cara alla Madonna
d’Erzegovina. Come risulta in quello stesso messaggio di
settembre là dove Ella ha detto «testimoniate la pace...
siate portatori di pace»; e poi, rassicurando i sui figli, con
parole che suonano quasi una risposta alla successiva invocazione
domenicale del Papa: «Io sono con voi e intercedo presso Dio
per ognuno di voi. E voi non abbiate paura....».
Marija
Pavlovic Lunetti concludeva quell’incontro ricordando come la
Madonna avesse indicato nel Santo Padre «il figlio prediletto»,
chiedendo di pregare per lui, «perché è il Papa
che ha potuto scegliere per questi tempi». Questa frase è
stata ripetuta anche nel corso di un’intervista a Radio Maria,
nella quale la veggente ha aggiunto:
« Quando saremo al
trapasso tra un Papa e l’altro e quando saremo nel la decisione
di un nuovo Papa, dovremo lasciarci tutti guidare dalla preghiera e
dallo Spirito Santo».
« Voglio vedere il Papa»
Marija ha
ricevuto dalla Madonna il compito di pregare in particolare per i
sacerdoti e le anime consacrate. Fin dall’inizio delle
apparizioni coltiva un amore profondo per il Papa e un gran desiderio
di vederlo. Ripete spesso a tutti, compresa la Vergine: «Voglio
vedere il Papa!». Ma non fa niente per forzare questo
desiderio: va spesso a Roma in pellegrinaggio, prega, ma in privato,
coi suoi famigliari, il suo gruppo di preghiera. Non avanza mai una
richiesta ufficiale.
« Budi dobra!» (sii buona!)
Un
giorno, mentre Giovanni Paolo Il è accolto da centinaia di
migliaia di persone in America Latina, la Gospa fa a Marija una
sorpresa durante l’apparizione. Le «mostra» il
Papa; Marija lo vede prodigiosamente «dal vero», mentre
parla alla folla proprio in quel momento, a migliaia di chilometri di
distanza.
Qualche tempo dopo la veggente può realmente
vedere il Papa, mentre il Pontefice è in visita a Parma. Egli
la riconosce, le va incontro (anzi torna indietro per andarle
incontro), le dà un buffetto su una guancia e le dice in
croato: «Budi dobra!» (sii buona!).
Marija ha offerto la vita per lui
Marija non
nasconde che da anni ha offerto la sua vita per il Papa (come Vicka
ha fatto per i peccatori e i sofferenti nel corpo e nello spirito).
Il 10 aprile 1997, giorno in cui compie 32 anni, la Madonna le appare
più lungamente del solito e la bacia sulla guancia, come
sempre fa ai compleanni. Marija coglie l’occasione per
rinnovare, nelle mani della Vergine, l’offerta della propria
vita per Giovanni Paolo II. Racconta suor Emmanuel: «Marija
stava a solo due metri da me e vedevo il suo viso illuminarsi. La
veggente ci ha poi spiegato che questa offerta aveva un senso
speciale, in quei giorni in cui il Pontefice veniva per la prima
volta in Bosnia-Erzegovina, a Sarajevo, il 13 aprile 1997, e ci ha
detto ancora che la Madonna desiderava che si pregasse in modo
speciale per il Papa»
« Prega la Madonna per me»
Il 22
marzo 1995 Vicka accompagna in udienza in Vaticano 350 feriti e
invalidi di guerra croati e bosniaci. Il Papa, fuori dal protocollo
come tante altre volte, si avvicina ai sofferenti.
Ma manca un
interprete e la veggente, che parla in modo fluente l’italiano,
è incaricata di tradurre in croato le parole che il Pontefice
rivolge nella nostra lingua ai pellegrini. Giovanni Paolo II la
riconosce: «Tu non sei Vicka di Medjugorje?», le chiede
al termine dell’udienza. La ragazza fa cenno di si e gli offre
una corona del Rosario, dicendo: «Santo Padre, lei ha
senz’altro tante corone, ma questa è stata benedetta
direttamente dalla Madonna». Il Papa sorridendo ringrazia
Vicka, la benedice e la congeda con queste parole: «Tu prega la
Madonna per me e io pregherò per te».
La Vergine e il comunismo
Il giornale coreano
Notizie cattoliche, nel numero dell’11 novembre 1990, riporta
il seguente testo scritto da monsignor Angelo Kim Nam Su, presidente
della Conferenza episcopale coreana: «Durante l’ultimo
sinodo a Roma, noi vescovi della Corea siamo stati invitati a pranzo
dal Papa. Alla mia osservazione, “Santità, grazie a lei
la Polonia è riuscita a liberarsi dal comunismo”, il
Santo Padre mi ha corretto dicendo: “No, non grazie a me; è
stata opera della Vergine, come ha detto a Fatima e a Medjugorje”».
« In linea con il Vangelo»
Nel
numero del 3 febbraio 1991, la rivista Homme Nouveau cita una
conversazione tra l’arcivescovo Kwangju e il Papa.
All’osservazione del primo, «in Corea, nella città
di Nadju, c’è una statua della Madonna che piange»,
Wojtyla commenta: «E ci sono dei vescovi, come in Jugoslavia,
che sono contrari... Ma dobbiamo tener conto della risposta della
gente, delle molte conversioni. Tutto ciò è in linea
con il Vangelo. Questi fatti devono essere studiati attentamente».
« Lasciateli andare»
Nell’agosto
1989 monsignor Patrick F. Fiores, arcivescovo di San Antonio, negli
Stati Uniti, rivela: «Quando incontrai il Papa gli chiesi che
cosa avremmo dovuto fare con tutta questa gente che va a Medjugorje.
La sua risposta fu: “Lasciateli andare. Quando ci andrà
anche lei, preghi per me”».
«È un bene che la gente ci vada»
1°
Parlando all’Università di Notre
Dame, in occasione della Conferenza nazionale su Medjugorje,
monsignor Sylvester W. Treinen riferisce la seguente conversazione
avuta con il Papa. «Santo Padre, sono appena ritornato da
Medjugorje. Là avvengono cose meravigliose...». E il
Papa: « Sì, è un bene che la gente vada a
Medjugorje, preghi e faccia penitenza. È bene...».
« E un bene che la gente ci vada»
2°
L’arcivescovo di Pescara, monsignor
Francesco Cuccarese, chiede al Papa come deve comportarsi con i
fedeli della sua diocesi che vanno a Medjugorje. Giovanni Paolo II
invece di rispondergli gli pone un’altra domanda: «Che
cosa fa questa gente?». E il vescovo risponde: «Va in
pellegrinaggio, prega, si confessa». «E allora»,
conclude il Papa, «lasci che ci vadano». In realtà
anche l’arcivescovo era giunto alla stessa conclusione.
«io sono con voi!»
Il 17 giugno
1992 dice a padre Jozo Zovko, all’udienza generale: «Le
do la mia benedizione. Coraggio! Io sono con voi! Abbiate cura di
Medjugorje, non stancatevi, ma perseverate. Proteggete Medjugorje».
« Ci credo, ci credo, ci credo!»
In
occasione del Congresso eucaristico di Bologna (1997), monsignor
Mario Rizzi, ex nunzio apostolico in Bulgaria, racconta che l’anno
prima (1996) assisteva alla Messa personale del Papa in compagnia di
monsignor Roberto Cavallero di Chiavari, di ritorno da Medjugorje.
Wojtyla chiede a quest’ultimo: «Lei ci crede a
Medjugorje?». Ma il prelato ne approfitta e gli rinvia la
domanda: «Ma lei, Santo Padre, ci crede?». Dopo un breve
silenzio, Giovanni Paolo II dichiara, scandendo ogni parola: «Ci
credo, ci credo, ci credo!».
Legge «L’eco di Medjugorje»
La
suora polacca che si occupa degli alloggi del Papa ha detto a padre
Jozo: «Il Papa legge L’eco di Medjugorje. Gli passiamo
quello che noi riceviamo in polacco».
invita al digiuno e alla preghiera
Il 14 marzo
1993, in occasione della recita dell’Angelus, il Papa invita al
digiuno e alla preghiera, e incoraggia ad ascoltare i messaggi della
Vergine. Molti riconoscono nelle sue parole un chiaro riferimento a
Medjugorje: per lo meno la pensano in questo modo padre Slavko Bar
barie e padre Leonard Orec.
« Autorizzate tutto ciò che riguarda
Medjugorje»
Molti preti e vescovi, ma anche laici
responsabili di movimenti e realtà ecclesiali, si pongono il
problema se sia giusto e corretto lasciar parlare dei testimoni di
Medjugorje nelle chiese o nei meeting cattolici. Un vescovo
latino-americano ha posto qualche anno fa la questione diretta mente
al Papa. Alcuni centri per la pace stanno organizzando una serie di
conferenze di padre Slavko in Sudamerica per il gennaio-febbraio
1995. L’arcivescovo di Asunciòn, in Paraguay, monsignor
Felipe San tiago Benftez Avalos, non è convinto di consentire
l’uso delle chiese della diocesi per incontri su Medjugorje.
Perciò chiede che padre Slavko fornisca lettere di
presentazione da parte del provinciale dei frati minori
dell’Erzegovina e del vescovo di Mostar. Ma trovandosi a Roma,
nel novembre 1994, monsignor Benftez ha l’occasione di chiedere
al Papa se sia opportuno promuovere questi incontri, per giunta con
la presenza di un frate di San Giacomo. Giovanni Paolo II gli
risponde pronto: «Autorizzate tutto ciò che riguarda
Medjugorje!». L’arcivescovo a questo punto non ritiene
più necessarie altre garanzie, chiama i centri per la pace e
dà il suo consenso, raccontando il perché del suo
ripensa mento. La notizia che Wojtyla ha detto «Autorizzate»
si propaga come un benefico incendio in tutto il Sudamerica, con il
risultato che ben otto Paesi sono visitati da padre Slavko e
spalancano le porte delle loro chiese e cattedrali al messaggio di
Medjugorje.
Ancora sui pellegrinaggi
Sul settimanale
diocesano La vita del popolo del 1° febbraio 1987, il vescovo di
Treviso monsignor Antonio Mistrorigo racconta: «Il Santo Padre
ha dimostrato di essere bene informato su Medjugorje. Egli è
convinto che non vi sia niente di negativo nel permettere che i
pellegrini vi si rechino per pregare con dedizione, per ricevere i
sacramenti e per in cominciare una nuova vita».
Dieci anni
dopo, monsignor Packiam Arokiaswamy, vescovo di Maturai nelle Indie,
giunto a Medjugorje agli inizi di agosto 1997, dichiara: «In
via privata, il Papa incoraggia il pellegrinaggio a Medjugorje e lo
approva; questo per ora ci è sufficiente».
Tre benedizioni di fila
Anche suor Emmanuel
delle Beatitudini ha potuto constatare questa apertura e
disponibilità del Papa. Il 15 novembre 1996 partecipa a
un’udienza privata con frate! Ephraim, fondatore della sua
comunità, e insieme con altre trenta persone. Il Papa saluta
personalmente ciascuno. Arrivato davanti a lei le impartisce, come a
tutti i presenti, la sua benedizione. Suor Emmanuel ne approfitta per
dirgli: «Abito a Medjugorje da sette anni e la mia missione è
di difendere i messaggi della Regina della pace con libri, cassette,
trasmissioni, conferenze in tutto il mondo...».
A queste
parole il viso di Giovanni Paolo II si illumina; interrompe la
religiosa che sente la mano del Papa posarsi sulla sua fronte: «La
benedico!», le mormora. Poi guarda con evidente gioia i libri
di suor Emmanuel per i più piccoli: Bambini, aiutate il mio
cuore a vincere, e quello su Medjugorje e la guerra, giorno per
giorno. Prima di proseguire la benedice di nuovo, per la terza volta.
« Medjugorje è il centro spirituale del
mondo»
Monsignor Sebasti Murilo Krieger, ex vescovo
di Florianopolis, in Brasile, è stato a Medjugorje ben quattro
volte. La prima nel 1986, la se conda nel 1987. Alla vigilia del
terzo viaggio, nel 1988, va in ritiro spirituale a Roma con altri
otto vescovi e trentatre sacerdoti del suo Paese. Prima di partire
per la Jugoslavia, celebra una Messa privata alla presenza del Papa,
che al momento dei saluti gli chiede: «A Medjugorje pregate
anche per me». Monsignor Krieger avrà modo di incontrare
ancora il Pontefice, per annunciargli il suo quarto pellegrinaggio al
santuario slavo, il 24 febbraio 1990. Giovanni Paolo II in quella
occasione si raccoglie per qualche istante e poi gli sussurra:
«Medjugorje è il centro spirituale del mondo». Lo
stesso giorno, durante una colazione con il Santo Padre, presenti
altri vescovi brasiliani, Krieger si rivolge di nuovo a papa Wojtyla
per chiedergli; «Santità, posso dire ai veggenti di
Medjugorje che invia loro la sua benedizione?». E il Papa
risponde: «Sì, sì», e lo abbraccia.