Messaggio del 25 agosto 2011:Cari figli, oggi vi invito a pregare e a digiunare per le mie intenzioni, perché satana vuole distruggere il mio piano. Ho iniziato qui con questa parrocchia e ho invitato il mondo intero. Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito. Perciò voi che avete pronunciato il SI, siate forti e decisi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Home :: Il Paradiso
PIACERI DELLA VISTA
Il Lago Maggiore con le sue coste offre un panorama di bellezze
naturali meravigliose.
Non lontano dal confine con la Svizzera e
vicino alla città di Pallanza, c’è un famoso
giardino botanico, visitato ogni anno da numerosi turisti, chiamato
Villa Taranto.
Questo bellissimo giardino, che occupa circa 20
ettari di terreno, fu ideato e realizzato dal capitano scozzese Nei!
Mac Eacharn, morto nel 1964, e lasciato in donazione allo Stato
Italiano.
In questo stupendo giardino ci sono oltre ventimila
varietà di piante, importate da ogni parte del mondo, di
innumerevoli fiori, disposti con arte in scenari e figurazioni
bellissime: dalla romantica valletta al terreno in declivo delle
eriche; dai viali di azalee, di rododendri, di camelie ai preziosi
lilium; dalle cascatelle d’acqua alle fontane e ai giochi
d’acqua; dal viale delle conifere alle esplosioni di colori
delle fioriture autunnali con gli aceri orientali, che offrono
immagini indimenticabili. In primavera poi lo spettacolo floreale è
un incanto.
Se tutta questa meravigliosa bellezza si trova in un
giardino di questa terra, cosa ci sarà nei giardini del
Paradiso Universale?
Nell’impossibilità assoluta di
avere notizie precise di quello che sarà la realtà
fisica del Paradiso Cosmico, sforziamoci di aiutarci in qualche modo
con l’immaginazione, tenendo presente che la realtà di
quello che troveremo nell’universo rinnovato sarà
immensamente superiore a quanto può raffigurarci la
fantasia.
La località del Paradiso cosmico, essendo di
natura fisica, non può differire totalmente dal campo della
nostra esperienza terrena, cosicché possiamo farcene qualche
idea.
Il nome «paradiso», come abbiamo detto,
significa «giardino, parco». Diamo dunque a questo
giardino proporzioni cosmiche e poi abbelliamolo con tutto ciò
che può rendere un giardino in tutto e per tutto delizioso,
riposante, giocondo, sfarzoso, signorile, accogliente, ecc. Si
sbizzarrisca pure la nostra fantasia a immaginare monti e colline,
valli e pianure, boschi e giardini, campi e riviere, panorami e
armonie, fiori, frutti, animali, ecc., immensamente più belli,
più deliziosi, più seducenti ed estasianti di quanto
non abbiano esperienza i nostri sensi: la nostra immaginazione non si
avvicina mai abbastanza alla realtà del premio che ci è
preparato per poterlo comprendere per davvero.
La dimora fisica
dei Beati si può raffigurare al più splendido giardino
nella sua festa più grande di fiori e di profumi, di suoni e
di canti. Spalliere di verde e riquadri di terreno che sfoggiano
tinte molto più belle di quelle delle aurore e dei tramonti.
Fiori che sbocciano a miliardi, pieni di vezzi e di profumo, stupendi
di ogni colore e di ogni tono: creature di sogno emerse dal suolo per
lo splendore della festa eterna del Paradiso cosmico, che è
tutto un immenso, sconfinato giardino fiorito di eterna
primavera.
Facciamo qualche confronto con la terra.
—
Sulla terra: la parola primavera ridesta in noi l’immagine
della giovinezza perenne, l’immagine di un grande apparato di
bellezze, caduche sì, ma continuamente rinascenti al bel sole
di aprile. O rigoglio di vita che erompe in miriadi di gemme ridenti!
Nel prato freme una gioconda policromia floreale, armonizzata in un
mosaico minuto e perfetto. Nel cielo luminoso canta una festosità
di trilli e frulli di ali che incanta. Dappertutto echeggia una
musicalità corale di inviti che seducono, di ebbrezze che
fanno trasalire e cantano nei cuori l’inno dell’amore. A
primavera tutto è amore!
— Nel Paradiso cosmico:
E eterna primavera, e nello stesso tempo perenne autunno prodigo di
frutti molto belli a vedersi e più saporiti a gustarsi. O
apparato di bellezze sontuose e intramontabili, oppure continuamente
rinascenti, ma pure sempre sfolgoranti e sorridenti. Giardino ideato
dal cuore del Padre Celeste per accogliere e festeggiare nella più
stretta e lieta intimità i suoi figli beati, i quali si
intratterranno con Lui con il cuore sempre pieno di affetto, con gli
occhi traboccanti di gioia e con i sensi inondati di godimento!
—
Sulla terra: quanta è bella l’aurora che si ridesta ogni
mattina nell’imminenza dell’apparire del sole. Il
firmamento si schiarisce man mano, passando per tutta la gamma delle
colorazioni ammalianti e delle sfumature più delicate fino ad
accendersi nei toni più vivaci: com’è bella
l’aurora!
— In Paradiso: l’aurora non
tramonta mai, riveste di colori i colli eterni; riempie i Beati e
alita sui loro volti estasiati il respiro dell’infinito.
—
Nei giardini terreni: piumaggi di uccelli e di volatili dalle
combinazioni di tinte più bizzarre e dalle sfumature
iridescenti; ale delicatissime di farfalle in tutte le fogge e
disegni colorati; dorsi snodantisi di bruchi, o rigidi di coleotteri,
oppure di conchiglie, tutti colorati in punti capricciosi o in linee
sinuose variabilissime!
— Nei giardini celesti: pompa
festosa di tutte le specie di fiori possibili, immensamente più
attraenti dei fiori della terra; emanazione di tutti quanti i profumi
intensamente più deliziosi di quelli terreni; giocondità
di tutti gli uccelli spettacolarmente più canori, più
belli, più genialmente colorati, molto più seducenti di
quelli terreni; squisitezza di tutti i frutti immensamente più
gustosi di quelli della terra; affluenza piacevolissima di tutte le
specie animali, resi a noi più affezionati e
piacevoli.
Immaginiamo con quale pienezza traboccante di
soddisfazioni piacevolissime noi abiteremo in un simile soggiorno,
ornato di tutte le perle, di tutti gli ori, di tutti i diamanti, e le
pietre preziose più scintillanti, rallegrato continuamente da
tutte le feste, i concerti, le danze, i cori, i giochi... Così
Dio tratta coloro che vuole ricompensare della loro fedeltà
nel divino servizio!
Il fascino dei corpi gloriosi
Nel
Paradiso cosmico la bellezza fisica che delizierà la nostra
vita, che ci attirerà e ci inebrierà maggiormente sarà
la presenza delle persone umane perfettissime e in numero
incalcolabile di esemplari.
Non c’è bisogno qui di
documentare il fascino delle belle forme umane, condimento ormai
consueto a troppi spettacoli e proiezioni, allo sport, alla moda, ai
ritrovi, perfino nell’arte e soprattutto sulle spiagge e nelle
illustrazioni delle riviste.
Dopo il peccato originale tale
fascino sulla terra è purtroppo molto pericoloso, perché
trascina con veemenza la nostra natura decaduta al peccato impuro.
Per tale motivo questo fascino oggi viene molto sfruttato e
commercializzato dall'industria pornografica.
In Paradiso però,
dove tutto è bellezza pura, sarà grande il fascino del
corpo dei Beati, risorto nella massima perfezione. Il corpo di
ciascun Beato ha una bellezza specifica personale, perché in
Paradiso non c’è uniformità, non c’è
uguaglianza, poiché tutto è proporzionato ai meriti
della santità conseguita sulla terra, come afferma San Paolo
(I Cor. 15,41) a proposito della resurrezione dei corpi: «Altro
è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro
lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra
nello splendore».
Che meraviglia sarà il corpo di
ciascun Beato, risorto nella massima perfezione che si irradia
stupendamente dal volto radioso e dagli atteggiamenti e movimenti
aggraziatissimi delle altre membra, tutti in atteggiamento della più
grande gioia e della più affettuosa carità.
L’incontro
con ciascuno dei Beati sarà per noi di un entusiasmante
interesse. Tutti colmi dello stesso amore divino e della stessa gioia
divina (sempre però proporzionati alla diversità dei
meriti personali) la riverserà ciascuno sugli altri con una
sua nota specifica, con un suo accento personale, che costituiranno
la sconfinata e deliziosissima varietà degli abitanti del
Paradiso.
Immaginiamo allora di trovarci, come in realtà lo
saremo un giorno, tra persone esteticamente perfette, con i volti dai
contorni e dalle linee bellissimi; armonizziamo questi tesori
sensibili con un esteriore tutto nobiltà e carità,
tutto grazia e soavità, tutto affabilità e gentilezza,
che lasciano trasparire la grandezza, la santità, la bellezza
e la perfezione seducente delle loro anime.
Senza dubbio nessun
giardiniere appassionato ed esperto ha mai potuto ideare, per le sue
aiuole, le meraviglie floreali di tanta varietà e intensità
di bellezze, di quanto il Signore saprà creare di meraviglie,
di prodigi di bellezza e di perfezione nei corpi e nelle anime dei
Beati.
Inoltre di quali ebbrezze di godimento sensibile dovrà
essere prodigo il Paradiso, quando quelle creature di impeccabile
bellezza si effonderanno nelle manifestazioni coreografiche più
aggraziate, perfette e festose!
Il Paradiso è il
regno della luce
Quando Gesù per la prima volta disse
ai suoi Apostoli che in un giorno non lontano l’avrebbero messo
in croce, essi furono presi da una grande delusione e da un grande
abbattimento. Che Figlio di Dio era, se si faceva schiacciare dai
suoi nemici? Dov’era dunque il suo Regno per il quale avevano
abbandonato casa, famiglia e tutto? Gesù comprese che era
necessario sollevarli di coraggio. Ne scelse tre: Pietro, perché
era il capo; Giacomo, perché era il primo degli Apostoli che
sarebbe stato ucciso; Giovanni perché, essendo l’amico
del cuore, lo voleva vicino in ogni segreto. Con loro salì su
un monte e arrivò sulla cima che già spuntavano le
prime stelle della sera. Come era suo costume, Gesù si pose a
pregare, mentre gli Apostoli, rimasti a qualche passo di lontananza,
vinti dal sonno, dormivano sull’erba. Quando si svegliarono, si
trovarono davanti agli occhi uno spettacolo meraviglioso. Gesù
era trasfigurato: il suo volto era splendente come il sole, le sue
vesti erano brillanti di luce come il riverbero della neve. Mosé
ed Elia, apparsi ai suoi lati, conversavano con Lui della morte che
avrebbe subito a Gerusalemme.
Pietro, quasi abbagliato da quella
stupenda luce e col cuore ricolmo di grande gioia, esplose in un
grido di felicità: «Come è bello stare sempre
qui!».
Con la sua trasfigurazione Gesù volle dare ai
suoi Apostoli un saggio, per quanto era possibile perché
ancora viatori su questa terra, della luce e dello splendore che
avrebbe avuto il suo corpo risorto.
IL 13 maggio 1917, in pieno
meriggio, la Vergine Santissima apparve a Fatima a tre fanciulli.
Dinnanzi a loro, a due passi di distanza, su un piccolo elce, alto
poco più di un metro, scorgono una bellissima Signora, tutta
luce, più splendente del sole, la quale con un grazioso gesto
li rassicura, dicendo loro: Non abbiate paura, non voglio farvi alcun
male.
La paura dei fanciulli era dovuta ai lampi che loro
vedevano, i quali non erano altro che lo splendore annunziante
l’arrivo della celeste apparizione. La meravigliosa Signora
sembra avere dai 15 ai 18 anni. La veste, come tessuta di luce, più
bianca e più splendente della neve, di maniche piuttosto
strette e accollata, scende fino ai piedi che sfiorano appena le
foglie dell’elce. Un manto pure bianco e filettato d’oro
le ricopre la testa e la persona. Le mani giunte in atteggiamento di
preghiera, dalla destra pende un Rosario dai grani bianchi come perle
e terminante in una piccola croce di vivissima luce argentea. Unico
ornamento un sottile cordone di luce oro pendente sul petto e
terminante quasi alla vita in una piccola sfera dello stesso metallo.
Il volto, dai lineamenti purissimi e infinitamente delicati, è
circondato da una aureola di sole.
La Madonna, in pieno meriggio
(quando il sole è nel suo massimo splendore) era tutta luce
più splendente del sole, perché il Paradiso è
anche il regno perenne della luce più deliziosa a godimento
della nostra vista. Gesù ce lo dice nel Vangelo di S. Matteo
(13,14): «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno
del loro Padre».
Possiamo quindi raffigurarci i Beati come
una moltitudine immensurabile di persone immerse in un oceano di luce
che le trasfigura. Dal corpo dei Beati si sprigionano i raggi più
seducenti di splendore celeste che, senza offendere minimamente la
vista, li saziano nel modo più delizioso. Tutto l’universo
materiale sarà illuminato dalla loro luce in modo tale da
risultare un unico sconfinato regno di luce, la cui bellezza non
potrà essere mai immaginata su questa terra. Ogni Beato
brillerà come un sole nel Paradiso cosmico, e S. Paolo (I Cor.
15,41) ci precisa che la luminosità dei singoli Beati sarà
maggiore o minore in proporzione dei loro meriti.
San Tommaso
d’Aquino cerca di spiegare: «La chiarezza dei corpi
risuscitati sarà semplicemente l’effetto della gloria
sovrabbondante dell’anima che si riversa nel corpo. Di
conseguenza secondo che l’anima sarà dotata di maggior
splendore per il suo merito più grande, maggior lucentezza
apparirà pure nel suo corpo.
Lo splendore dei corpi
gloriosi sarà visibile e si proietterà sul cosmo
materiale per abbellirlo, né più né meno della
luce attuale del sole. La luminosità delle anime, corpo
rizzandosi nei corpi e diventando fisica, non sarà di specie
diversa da quella del sole. Inoltre, per quanto viva possa essere,
non abbaglierà i nostri occhi, altrimenti diventerebbe castigo
anziché premio, ma piuttosto li rinforzerà. Quindi i
corpi dei Beati saranno molto luminosi, di una luminosità che
delizierà la nostra vita.
Il Paradiso è il regno e
il trionfo della luce, intesa anche nel suo senso materiale, luce
nella sua espressione più viva, più ricca e più
varia di colorazioni e di toni, immensamente confortevole alla nostra
vista.
La bellezza inconcepibile delle cose celesti si esprimerà
ai nostri sensi in una festa fantasmagorica di colori da
estasiarci.
Sarà tutto un mondo nuovo non solo di aspetti,
di forme, di varietà di luce per la gioia dei nostri occhi, ma
pure un mondo nuovo di verità assolute e immediatamente
evidenti per saziare la nostra fame sconfinata di sapere.