Messaggio del 31 maggio 1984:Digiunate! Il digiuno è di grande importanza nella vita spirituale. Durante quest’ultimo quarto di secolo il digiuno è stato dimenticato in seno alla Chiesa cattolica.
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L’AMORE ESALTANTE DEI BEATI
Se pensiamo a tutte le persone di ogni tempo, di ogni condizione,
di ogni nazionalità che troveremo in Paradiso, compresi tutti
coloro che ancora devono nascere e che si salveranno, ci domandiamo:
quali relazioni avremo con loro? Nell’altra vita ci rimarranno
estranei, come lo furono su questa terra?
No, ma sarà tutto
il contrario! Queste persone siano pur vissute a distanza enorme di
tempo e di luogo da noi; siano pur rimaste assolutamente sconosciute
a noi e noi a loro, in Paradiso non ci saranno più estranei,
né sconosciuti, perché la convivenza eterna nella Casa
del Padre Celeste ci farà sentire e vivere la nostra
fratellanza divina immensamente di più della fratellanza
umana.
Se noi viviamo in grazia di Dio, siamo realmente figli di
Dio, come ci assicura San Giovanni (I Giov. 3,1):
«Quale
grande amore ci ha dimostrato il Padre per essere chiamati figli di
Dio, e lo siamo realmente!». Tuttavia questa nostra figliolanza
divina su questa terra non trapela, non fa brillare neppure un raggio
di quella gloria con la quale brillerà in noi l’immagine
e la somiglianza del nostro Padre Celeste. Ma quando saremo in
Paradiso la nostra figliolanza divina sarà resa palese, e
allora noi riconosceremo la nostra comune discendenza divina e la
nostra consanguineità spirituale, indicibilmente superiore
alla consanguifleità carnale. In Paradiso saremo: tutti figli
dell’unico Padre Celeste, figli dell’unica Madre Celeste,
Maria Santissima, fratelli dell'unico Redentore Gesù, ed
allora non ci sarà più possibile rimanere sconosciuti
ed estranei l’un con l’altro.
Sulla terra l’amore
è uno scambio di vita e di affetto ristretto a poche persone,
infatti l’amore totale del matrimonio è possibile solo a
due persone. Ma quando l’amore beatificante del Cielo inonderà
i nostri cuori dando loro le proporzioni dell’infinito, allora
quell'innamoramento che, sulla terra divampa, si delizia, si
esaurisce soltanto fra due persone, in Paradiso invece non sarà
più fra due persone, ma con tutti: sarà universale!
Nell’ambiente santo del Paradiso cosmico, tutti i Beati si
ameranno l’un l’altro immensamente di più degli
innamorati più affettuosi della terra.
In Paradiso ci
saranno soltanto persone belle e affascinanti, pure e sante,
caritatevoli e generose, gentili e affabili, simpatiche e cortesi,
come nessuno sulla terra; persone fornite di tutte le doti di mente e
di cuore; persone dotate di tutta la bellezza e il fascino, di tutte
le qualità umane più complete e perfette; persone
immuni da qualsiasi difetto fisico e morale che possa diminuire
minimamente la felicità perenne del Paradiso.
Se è
così riposante, delizioso, esaltante trascorrere, anche un’ora
sola, in conversazione amabile e interessante, ridendo, scherzando,
divertendosi con persone care e simpatiche, che cosa sarà
allora convivere per tutta l’eternità in Paradiso con il
fior fiore del genere umano?
Immaginiamolo un poco: un’eterna
convivenza con un innumerevole numero di persone tutta armonia;
persone di forme e di parole, di atteggiamenti e di sentimenti e
affetti perfetti: lampeggiare di occhi puri e buoni; squilli
argentini di limpide risa beate; grazia ed eleganza di parlare e di
nobile portamento; di corpi pieni di vigore e agilità;
vivacità e freschezza di imperiture giovinezze; splendore
affascinante di volti; bellezza di membra immacolate; gioiosità
traboccante, bisognosa solo di comunicarsi ad altri e quindi
effusioni incalzanti di profondo amore mai sazie! In Paradiso,
ambiente tutto di gloria, di gioia, di splendori e bellezze
celestiali, tutti i volti ci sorrideranno radiosi e felici; tutte le
mani si tenderanno ad accarezzarci; tutte le braccia si protenderanno
ad abbracciarci; tutti i cuori si apriranno nella limpidezza
dell’affetto più sincero; tutte le labbra si
protenderanno a imprimerci i baci più ardenti sulle nostre
guance! Tutto il Paradiso cosmico fremerà dei fremiti della
nostra gioia; echeggerà dei palpiti del nostro amore;
rifulgerà dei lampi della nostra gloria!
Si conoscono sulla
terra storie d’amore divampate fino all’inverosimile: le
hanno vissute i giganti dell’amore. Eppure possiamo essere
certi che nessun amante fu mai bruciato da amore così intenso
verso l’amata, quanto lo saranno i Beati fra di loro. O
Paradiso, regno dell’amore, trionfo dell’amore,
perfezione dell’amore, estasi eterna dell’amore! L’amore
è essenzialmente unitivo: esige l’intima unione, la
compenetrazione di coloro che si amano. Due persone che
contemporaneamente sono amanti e amate, si sentono attirate
irresistibilmente l’una verso l’altra, come il ferro è
attirato dalla calamita, e non hanno pace finché non sono
unite. Queste persone sono l’una nell’altra con il loro
pensiero e affetto. Questo non basta però, hanno bisogno della
presenza fisica. Tuttavia neppure questa è sufficiente. Le
persone che si amano desiderano che le loro anime abitino l’una
nell’altra.
Il corpo è un ostacolo all’amore,
perché l’amore di coloro che si amano vorrebbe strappare
la loro anima dal proprio involucro corporale per trasportarla
nell’altra. La mamma che, stringendosi ai cuore il suo bambino,
gli dice ridendo: mangiami, oppure, ti vorrei mangiare; coloro che si
abbracciano, che si stringono fino quasi a soffocarsi, vorrebbero
inconsciamente spezzare l'involucro del corpo, che li ricopre e li
separa, per passare l’uno nell’altro e ottenere la
fusione totale delle loro anime.
Un tentativo di realizzare questa
fusione intima è il bacio (dato però come dovrebbe
essere e cioè affettuoso e non passionale, libidinoso che
viene esaltato nei films odierni). «Il bacio — dice S.
Francesco di Sales nel suo Trattato dell’Amore di Dio — è
la manifestazione viva dell’unione di due cuore... In ogni
tempo, come per istinto naturale, esso è stato usato per
rappresentare l’amore perfetto, cioè l’unione dei
cuori, l’unione delle anime. Il bacio rappresenta l’unione
spirituale che si crea attraverso la reciproca comunione delle
anime».
L’unione dei corpi nel matrimonio (come è
voluto da Dio e non come ricerca solo di sfogo di libidine) è
un altro tentativo di questo genere, infatti, fra gli altri scopi
essa ha quello di favorire l’unione delle anime, renderla più
intima, permettendo agli sposi di darsi l’uno all’altro
in pienezza: «saranno due in una sola carne», in un solo
essere. «Però questi modi — come scrive il dott.
Aller in “Amore e istinto” (Studi Carmelitani 1936) —
non soddisfano pienamente il bisogno di coloro che sì amano
per diventare una cosa sola. L’unione nuziale sembra quaggiù
l’immagine dell’unione per eccellenza, perché tra
gli esseri umani non esiste intimità e comunione immediata e
più profonda. Ma essa realizza veramente l’idea
dell’unione propria dell’amore? Essa acquieta senza
dubbio tutti i bisogni dell’istinto, ma non realizza
quell’unione, quell’identificazione di due esseri, quella
volontà d’essere ricevuto dentro un altro, come è
concepita dall’amore. Per quanto facciano, gli sposi non
possono compenetrarsi, non possono fondersi l’uno nell’altro:
una barriera invalicabile li separa».
Quello che non è
possibile in terra, lo sarà in Paradiso. Lì, come ci
dice il Signore (Luc. 20,35), non vi sarà più unione
sessuale, perché completato il numero dei Beati secondo il
disegno divino, l’istinto della funzione generativa si
estinguerà. Questo però non vuoi dire che l’amore
dei Beati avrà meno espansività e godimento anche
sensibile di quanto può averlo sulla terra. Tutt’altro!
«Non
si deve ritenere — scrive P. Blot nel suo libro citato —
l’amore dei Beati come qualche cosa di solo contemplativo. Dio
invece concede loro una tale libertà di effondersi nei loro
amore, che la prudenza cristiana deve mortificare su questa terra per
i pericoli sensuali in cui si potrebbe incorrere».
Quindi
l’amore tra i Beati avrà un godimento anche sensibile
talmente intenso da non potersi immaginare su questa terra. Infatti
coloro che si amano su questa terra, per dimostrarsi il loro amore
cosa possono fare se non dirselo con le strette delle loro mani, con
i baci delle loro bocche, con gli amplessi dei loro corpi? E tutto
quello che si può fare quaggiù. Impossibile andare
oltre, sicché, con una frase un po’ rude ma vera, in
questa vita terrena tutto l’amore si riduce a uno sfregamento
di epidermidi.
O potessimo — sospirava un poeta —
stringerci di dentro, abbracciarci e baciarci di dentro, dove palpita
il cuore. Allora sì che potremmo dire veramente alla persona
amata «cuore del mio cuore» e godere di una unione ed
ebbrezza indicibili! Ebbene i Beati in Paradiso fanno proprio questo.
I loro corpi, diventati per il dono della sottigliezza più
penetranti della luce, possono compenetrarsi così da fare dei
loro cuori un solo palpito; possono stringersi veramente,
abbracciarsi e baciarsi dal di dentro in un amplesso che non se ne
trova d’uguale in tutto il creato, e con un godimento tale, al
cui confronto, quello che su questa terra potrebbero darci le voluttà
più raffinate, sarebbe come un fuoco di paglia rispetto a una
fornace ardente.
Si verificherà così quello che il
poeta straniero, Hans Werner, cantava: «L’amico e
l’amico, l’amata e l’amante formeranno in Cielo un
Angelo solo». Infatti, in Paradiso, per la compenetrazione dei
corpi, questo diventerà più facile di quanto si possa
credere, dando origine così alla più intima delle
unioni corporee. Poiché il godimento che si percepisce è
in proporzione di tale unione, si comprende subito di quanto il
piacere sensibile, che si gode con la compenetrazione dei corpi,
supererà il piacere che su questa terra possono darci nostri
contatti epidermici. Quindi in Paradiso le espansioni amorose tra i
Beati daranno loro un tale godimento da non potersi immaginare.
La ricompensa dei baci non dati e delle carezze non ricevute
Sulla terra l’amore si effettua quasi sempre allo stesso
modo. I corpi mortali, come recinti di filo elettrificato,
impediscono l’estasi reciproca e compenetrativa dell’amore
celeste tra i Beati.
Nelle confidenze intime amorose di questa
terra rimane sempre una patina di dubbio, dovuto all’impossibilità
di una comunicazione spirituale totale senza equivoci, senza timori,
senza finzioni come avviene in Paradiso tra i Beati che godono del
loro reciproco amore nella più assoluta certezza.
Su questa
terra l’amore diventa facilmente una monotonia fino alle volte
a stancare, per cui gli sposi finiscono spesso col sopportarsi, col
tollerarsi e anche con l’annoiarsi, perché il tempo,
nemico implacabile dell’amore, a poco a poco fa svanire la loro
bellezza primitiva, le loro attrattive iniziali. In Paradiso invece
il corpo risorto manterrà la sua stupenda bellezza, la sua
meravigliosa freschezza giovanile, le sue irresistibili attrattive
per tutta l’eternità, per cui l’amore tra i Beati
è sempre ardente, è sempre estasiante.
E stato
scritto che ogni bacio ha un po’ il sapore del Paradiso.
Possiamo allora dire che il Paradiso avrà sempre e tutto il
sapore dei baci: baci eterni!
La vita terrena ha le sue esigenze,
è soggetta a necessità, è intralciata da
ostacoli, è avvelenata da amarezze che soffocano di continuo
la vita dei cuori. Quanti affamati di amore, anche solo umano, non
hanno potuto saziarsi mai. Quante creature simpatiche e care non si
sono potute abbracciare mai. Quanti sogni estasianti di amore non
potuti realizzare mai. In Paradiso non sarà più così!
Miliardi di Beati, arroventati dall’amore infinito di Dio,
diventeranno tutti amici intimi, fratelli carissimi, amanti
appassionati. In Paradiso ameremo tutti coloro che meritano veramente
ogni amore, e li ameremo con tutto il nostro cuore. Allora ci sarà
concesso di dare a tutti i Beati i baci che non abbiamo potuto dare,
e di ricevere tutte le carezze che non abbiamo potuto ricevere. Quale
ebrezza! Un mondo intero di fratelli carissimi e, per così
dire, di innamorati pazzi!
Scrive il P. Arrighini: «La più
dolce e la più intensa delle gioie terrestri è l’amore,
ebbene la vita del Cielo è una vita di vivo, intenso,
estasiante amore. Non bisogna credere con Rousseau e altri gretti
giansenisti che l’amore di Dio assorba talmente il Beato da
fargli dimenticare, anzi disprezzare ogni altro amore verso i suoi
concittadini del Cielo. In Paradiso noi ci ameremo come si amano i
figli di un medesimo padre, come fratelli cari e sorelle affettuose.
Ci ameremo come si amano due innamorati, i quali da quando si sono
conosciuti hanno sentito i loro cuori unirsi, fondersi in uno solo.
In Cielo i Beati si troveranno accesi di un ardentissimo amore l’un
per l’altro. La loro vista e la loro presenza saranno come la
scintilla che produrrà questo beato ed esaltante incendio. I
Beati, illuminati dalla piena luce di Dio, che renderà
visibili tutte le loro perfezioni, e circondati dai riflessi di
gloria come da un ricchissimo vestimento, offriranno in loro stessi,
quasi in un fascio luminoso di incomparabile bellezza, tutte le
attrattive capaci di innamorare il cuore. Questo cuore da parte sua,
ormai libero e sicuro da debolezze, da tenebre, da illusioni, questo
cuore affamato di amore e immensamente potenziato nelle sue forze
amatorie, andrà con uno slancio irresistibile verso il suo
alimento naturale e unico, dopo Dio, e cioè verso gli altri
Beati, creati per essere amati da lui.
L’amore di tutti gli
amanti più appassionati della terra, riuniti insieme, non può
mai eguagliare l’amore più calmo dell’ultimo Beato
del Paradiso».