Messaggio del 16 luglio 1983:Sappiate che le vostre giornate non sono le stesse se pregate o non pregate. Sarò molto contenta se dedicherete alla preghiera almeno un’ora al mattino e un’ora alla sera. Home :: Il Paradiso
LA COMPAGNIA DEGLI ANGELI
L’esistenza degli Angeli è una verità
insegnata dalla fede e intravista anche dalla ragione.
1 - Se
apriamo infatti la Sacra Scrittura, troviamo che con molta frequenza
si parla di Angeli. Qualche esempio.
Dio pose un Angelo a custodia
del Paradiso terrestre; due Angeli andarono a liberare Lot, nipote di
Abramo, dall’incendio di Sodoma e Gomorra; un Angelo trattenne
il braccio di Abramo quando stava per sacrificare il suo figlio
Isacco; un Angelo nutrì il profeta Elia nel deserto; un Angelo
custodì il figlio di Tobia in un lungo viaggio e poi lo
ricondusse sano e salvo tra le braccia dei suoi genitori; un Angelo
annunziò a Maria Santissima il mistero dell’Incarnazione;
un Angelo annunziò ai pastori la nascita del Salvatore; un
Angelo avvisò Giuseppe di fuggire in Egitto; un Angelo
annunziò alle pie donne la resurrezione di Gesù; un
Angelo liberò S. Pietro dal carcere, ecc. ecc.
2 - Anche la
nostra ragione non trova difficoltà ad ammettere l’esistenza
degli Angeli. San Tommaso d’Aquino trova la ragione della
convenienza dell’esistenza degli Angeli nell’armonia
dell’universo. Ecco il suo pensiero: «Nella natura creata
niente procede per saito. Nella catena degli esseri creati non ci
sono rotture d’interruzioni. Tutte le creature visibili si
sovrappongono le une alle altre (le più nobili alle meno
nobili) con misteriosi legami che fanno capo all’uomo. L’uomo
poi, composto di materia e di spirito, è l’anello di
congiunzione tra il mondo materiale e il mondo spirituale. Ora tra
l’uomo e il suo Creatore c’è un abisso sconfinato
di distanza, perciò era convenientissimo alla divina Sapienza
che anche qui ci fosse un anello di congiunzione che ricolmasse la
scala degli essere creati: questo è il regno dei puri spiriti,
cioè il regno degli Angeli.
L’esistenza degli Angeli
è un dogma di fede. La Chiesa l’ha definito più
volte. Citiamo alcuni documenti.
1) Concilio Lateranense IV(1215):
«Crediamo fermamente e confessiamo con umiltà che Dio è
uno solo e vero, eterno e immenso... Creatore di tutte le cose
visibili e invisibili, spirituali e corporali. Egli con la sua
onnipotenza, all’inizio del tempo, ha tratto dal nulla l’una
e l’altra creatura, quella spirituale e quella corporale, ossia
l’angelica e la terrestre (minerali, vegetali e animali), e
infine l’umana, quasi sintesi di entrambe, costituita di anima
e di corpo».
2) Concilio Vaticano I- Sessione 3 del
24/4/1870.
3) Concilio Vaticano II: Costituzione Dogmatica «Lumen
Gentium», n. 30: «Che gli Apostoli e i Martiri... siano
con noi strettamente uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto,
li ha con particolare affetto venerati insieme con la Beata Vergine
Maria e i Santi Angeli, e ha pienamente invocato l’aiuto della
loro intercessione».
4) Il Catechismo di S. Pio X,
rispondendo alle domande nn. 53, 54, 56, 57, afferma: «Dio non
creò soltanto ciò che è materiale nel mondo, ma
anche i puri spiriti: e crea l’anima di ogni uomo; — I
puri spiriti sono esseri intelligenti senza corpo; — La Fede ci
fa conoscere i puri spiriti buoni, ossia gli Angeli, e i cattivi,
ossia i demoni; — Gli Angeli sono i ministri invisibili di Dio,
ed anche nostri custodi, avendo Dio affidato ciascun uomo ad uno di
essi».
5) Professione solenne di Fede del Papa Paolo VI il
30/6/1968: «Noi crediamo in un solo Dio — Padre, Figlio e
Spirito Santo — Creatore delle cose visibili, come questo mondo
ove trascorre la nostra vita fuggevole, e delle cose invisibili,
quali sono i puri spiriti, chiamati altresì Angeli, e
Creatore, in ciascun uomo, dell’anima spirituale e
immortale».
6) Il Catechismo della Chiesa Cattolica (al n.
328) afferma: L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei,
che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una
verità di fede. La testimonianza della Sacra Scrittura è
tanto chiaro quanto l’unanimità della Tradizione. Al n.
330 dice: In quanto creature puramente spirituali, essi hanno
intelligenza e volontà; sono creature personali e immortali.
Superano in perfezione tutte le creature visibili.
Ho voluto
riportare questi documenti della Chiesa perché ai giorni
nostri tanti negano l’esistenza degli Angeli. Sappiamo dalla
Rivelazione (Dan. 7,10) che in Paradiso ci sono sterminate
moltitudini di Angeli. San Tommaso d’Aquino sostiene (Qu. 50)
che il numero degli Angeli sorpassa, senza confronto, il numero di
tutti gli esseri materiali (minerali, vegetali, animali ed esseri
umani) di tutti i tempi.
Tutti hanno un’idea errata degli
Angeli. Siccome vengono ritratti sotto forma di bellissimi giovani
con le ali, credono che gli Angeli abbiano un corpo materiale come
noi, sebbene più sottile. Ma non è così. In loro
non vi si trova nulla di corporeo perché sono puri spiriti.
Vengono rappresentati con le ali per indicare la prontezza e
l’agilità con cui eseguono gli ordini di Dio.
Su
questa terra appaiono agli uomini in sembianze umane per avvertirci
della loro presenza e farsi vedere dai nostri occhi. Ecco un esempio
tratto dalla biografia di Santa Caterina Labouré. Ascoltiamo
il racconto fatto da lei stessa.
«Alle 23.30 (del 16 luglio
1830) mi sento chiamare per nome: Suor Labouré, Suor Labouré!
Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, tiro la tenda e
vedo un fanciullo vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni,
tutto splendente, che mi dice: Vieni in cappella, la Madonna ti
aspetta. — Vestitami in fretta lo seguii, tenendosi egli sempre
alla mia destra. Era circondato di raggi che illuminavano ovunque
andava. La mia sorpresa crebbe quando, giunti alla porta della
capella, questa si aprì appena il fanciullo l’ebbe
toccata con la punta di un dito».
La Santa, dopo aver
descritto l’apparizione della Madonna e la missione affidatale,
continua: «Non so quanto tempo sia rimasta presso di Lei; a un
certo momento scomparve. Allora mi alzai dai gradini dell’altare
e scorsi di nuovo, nel luogo dove l’avevo lasciato, il
fanciullo che mi disse: E partita! Rifacemmo il medesimo cammino,
sempre tutto illuminato, con il fanciullo alla mia sinistra.
Credo
che egli fosse il mio Angelo Custode, che si era reso visibile per
farmi vedere la Vergine Santissima, perché io l’avevo
pregato molto per ottenermi questo favore. Egli era vestito di
bianco, tutto splendente di luce e dell’età dai 4 ai 5
anni».
Gli Angeli hanno un’intelligenza e una potenza
immensamente superiore a quella umana. Essi conoscono tutte le forze,
le attitudini, le leggi delle cose create. Non vi è scienza
che a loro sia ignota; non vi è linguaggio ch’essi
sconoscano, ecc. Ne sa di più il minore degli Angeli che non
ne sappiano tutti gli uomini fossero tutti scienziati.
La loro
conoscenza non soggiace al laborioso processo discorsivo della
conoscenza umana, ma procede per intuizione. La loro conoscenza è
suscettibile di aumento senza però alcuno sforzo ed è
sicura da ogni errore.
La scienza degli Angeli è
straordinariamente perfetta, però rimane sempre limitata: non
possono conoscere il segreto dell’avvenire che dipende
esclusivamente dalla volontà divina e dalla libertà
umana. Non possono conoscere, senza che noi lo vogliamo, i nostri
pensieri intimi, il segreto dei nostri cuori, che solo Dio può
penetrare. Non possono conoscere i misteri della Vita divina, della
Grazia e dell’ordine soprannaturale, senza una rivelazione
particolare fatta loro da Dio.
Hanno una potenza straordinaria.
Per loro un pianeta è come un giocattolo per i bambini, o come
una palla per i ragazzi. Hanno una bellezza indicibile, basta
accennare che San Giovanni Evangelista (Apoc. 19,10 e 22,8) alla
vista di un Angelo, fu così abbagliato dal fulgore della sua
bellezza da prostrarsi a terra per adorarlo, credendo di vedere la
maestà di Dio. Il Creatore non si ripete nelle sue opere, non
crea gli esseri in serie, ma uno diverso dall’altro. Come non
ci sono due persone che abbiano la stessa fisionomia e le stesse doti
d’anima e di corpo, così non vi sono due Angeli che
abbiano lo stesso grado di intelligenza, di sapienza, di potenza, di
bellezza, di perfezione, ecc., ma uno è diverso dall’altro.
Prova degli Angeli
Nel primo tempo della creazione gli Angeli non erano ancora
confermati in grazia, quindi potevano peccare perché si
trovavano nell’oscurità della fede.
In quel periodo
Dio volle mettere alla prova la loro fedeltà, per avere da
loro un segno di amore particolare e di umile sudditanza. Quale fu la
prova? Non lo sappiamo, ma essa, come afferma San Tommaso d’Aquino,
non poteva essere altro che la manifestazione del mistero
dell’Incarnazione.
Al riguardo si riporta quanto il
Vescovo Paolo Hnilica S.J. ha scritto nella rivista «Pro Deo et
Fratribus», dicembre 1988: «Mi è capitato
recentemente di leggere una rivelazione privata così profonda
su San Michele Arcangelo come non avevo mai letto nella mia vita.
L’autrice è una veggente che ha avuto la visione della
lotta di Lucifero contro Dio e della lotta di San Michele contro
Lucifero.
Secondo questa rivelazione Dio ha creato gli Angeli in
un unico atto, ma la sua prima creatura è stata Lucifero,
portatore di luce, capo degli Angeli. Gli Angeli conoscevano Dio, ma
avevano contatto con Lui solo per mezzo di Lucifero.
Quando Dio
manifestò a Lucifero e agli altri Angeli il suo disegno di
creare gli uomini, Lucifero pretese di essere anche lui il capo
dell’umanità. Dio però gli rivelò che il
capo dell’umanità sarebbe stato un altro, e cioè
il Figlio di Dio che si sarebbe fatto uomo. Con questo gesto di Dio,
gli uomini, benché creati inferiori agli Angeli, sarebbero
stati innalzati. Lucifero avrebbe anche accettato che il Figlio di
Dio, fattosi uomo, fosse più grande di lui, ma non volle
assolutamente accettare che Maria, una creatura umana, fosse più
grande di lui, fosse la Regina degli Angeli. Fu allora che proclamò
il suo “Non serviam - Non servirò, non obbedirò”
Insieme
a Lucifero, una parte degli Angeli, da lui istigata, non volle
rinunziare al posto privilegiato che era stato loro assicurato e
perciò proclamarono “Non serviam - Non
servirò”
Certamente Dio non mancò di
ammonirli: “Con questo gesto porterete la morte eterna sia a
voi stessi che agli altri. Ma essi continuarono a rispondere,
Lucifero in testa: “Non ti serviremo, noi siamo la libertà!”.
A
un certo punto Dio, per così dire, si è come ritirato
per lasciare loro il tempo di decidere o pro o contro. Allora è
cominciata la battaglia al grido di Lucifero: “Chi come me?”.
Ma in quel momento si sentì anche il grido di un Angelo, il
più semplice, il più umile:
“Dio è più
grande dite! Chi come Dio?”. (Il nome Michele significa proprio
questo “Chi come Dio?”. Ma ancora non portava questo
nome).
Fu a questo punto che gli Angeli si divisero, chi con
Lucifero, chi con Dio.
Dio chiese a Michele: “Chi è
che lotta contro Lucifero?”. E di nuovo quest’Angelo:
“Chi hai stabilito Tu, Signore!”. E Dio a Michele: “Chi
sei tu che parli così? Da dove ti viene il coraggio e la forza
di opporti al primo degli Angeli?”.
Di nuovo quella voce
umile e sottomessa risponde: “Io non sono niente, sei Tu che mi
dai la forza di parlare così”. Allora Dio concluse:
“Poiché ti sei considerato un niente, sarà con la
mia forza che tu vincerai Lucifero!” ».
Anche noi non
vinciamo mai Satana da soli, ma solo grazie alla forza di Dio. Per
questo Dio disse a Michele: «Con la mia forza vincerai
Lucifero, il primo degli Angeli».
Lucifero, trasportato dal
suo orgoglio, pensò d’istituire un regno indipendente e
separato da quello di Cristo e di farsi simile a Dio.
Quanto
sia durata la lotta non lo sappiamo. San Giovanni Evangelista, che
nella visione dell’Apocalisse vide riprodursi la scena della
lotta celeste, scrisse che San Michele ebbe il sopravvento su
Lucifero.
Dio, che fino a quel momento aveva lasciato liberi gli
Angeli, intervenne premiando gli Angeli fedeli col Paradiso, e
punendo i ribelli con una pena corrispondente alla loro colpa: creò
l’Inferno. Lucifero da Angelo luminosissimo divenne Angelo
delle tenebre e fu precipitato nel profondo degli abissi infernali,
seguito dagli altri suoi compagni.
Dio premiò gli Angeli
fedeli confermandoli in grazia, per cui, come si esprimono i Teologi,
cessava per loro lo stato di via, cioè lo stato di prova, ed
entravano per l’eternità nello stato di termine, in cui
è impossibile ogni mutamento sia in bene che in male: così
essi divennero infallibili e impeccabili. Il loro intelletto non
potrà mai aderire all’errore, e la loro volontà
non potrà mai aderire al peccato. Furono elevati allo stato
soprannaturale, per cui anche loro godono della Visione Beatifica di
Dio. Noi uomini, per la Redenzione di Cristo, siamo loro compagni e
fratelli.
Divisione
Una moltitudine senza ordine è confusione, e lo stato degli
Angeli certamente non può essere tale. Le opere di Dio —
scrive San Paolo (Rom. 13,1) — sono ordinate. Egli ha stabilito
tutte le cose in numero, peso e misura, cioè in ordine
perfetto. Nella moltitudine degli Angeli, quindi, c’è un
ordine meraviglioso. Essi sono divisi in tre Gerarchie.
Gerarchia
significa «regno sacro», sia nel senso di «regno
santamente governato», sia nel senso di «regno santamente
governante».
Tutti e due i significati si realizzano nel
mondo angelico:
1 - Essi sono governati santamente da Dio (da
questo punto di vista tutti gli Angeli formano un’unica
gerarchia e Dio è il loro unico Capo);
2 - Essi sono anche
coloro che governano santamente: i più alti tra loro governano
gli inferiori, tutti insieme governano la creazione materiale.
Gli
Angeli — come spiega San Tommaso d’Aquino — possono
conoscere la ragione delle cose di Dio, principio primo e universale.
Questa maniera di conoscere è il privilegio degli Angeli che
sono più vicini a Dio. Questi eccelsi Angeli costituiscono la
«Prima Gerarchia».
Gli Angeli possono poi vedere la
ragione delle cose nelle cause universali create, chiamate «leggi
generali». Questo modo di conoscere è proprio degli
Angeli che formano la «Seconda Gerarchia».
Infine ci
sono gli Angeli che vedono la ragione delle cose nelle loro cause
particolari che le governano. Questo modo di conoscere è
proprio degli Angeli della «Terza Gerarchia».
Ciascuna
di queste tre gerarchie si suddivide in parecchi gradi e ordini, tra
loro distinti e subordinati, altrimenti ci sarebbe confusione, o
monotona uniformità. Questi gradi o ordini vengono chiamati
«Cori».
1a Gerarchia con i suoi tre cori:
Serafini, Cherubini, Troni.
2a Gerarchia con i suoi tre cori:
Dominazioni, Virtù, Potestà.
3a Gerarchia con i suoi
tre cori: Principati, Arcangeli, Angeli.
Gli angeli sono
scaglionati in una vera gerarchia di potere, per cui altri comandano
e altri eseguiscono; i cori superiori illuminano e dirigono i cori
inferiori. Ogni coro ha uffici particolari nel governo dell’universo.
Ne risulta così un’unica immensa famiglia, che forma
un’unica grande leva di comando, mossa da Dio, nel governo
dell’intero universo.
Il capo di questa immensa famiglia
anelica è San Michele Arcangelo, chiamato così perché
e il Capo di tutti gli Angeli. Essi governano e vigilano su ciascuna
parte dell’universo per farla convergere al bene degli uomini
in ordine alla gloria di Dio. Un gran numero di Angeli ha il compito
di custodirci e difenderci: sono i nostri Angeli Custodi. Essi stanno
sempre con noi dalla nascita alla morte. E il dono più
delicato della Santissima Trinità a ogni uomo che viene in
questo mondo. L’Angelo Custode non ci abbandona mai, anche se
noi, come purtroppo capita abitualmente, lo dimentichiamo; ci
protegge da tanti pericoli per l’anima e il corpo. Solo
nell’eternità sapremo da quanti mali ci ha salvato il
nostro Angelo.
Al riguardo ecco un episodio, alquanto recente, che
ha dell’incredibile, capitato all’avv. De Santis, uomo di
serietà e integrità a tutta prova, residente a Fano
(Pesaro), in Via Fabio Finzi, 35. Ecco il suo racconto:
«Il
23 dicembre 1949, antivigiglia di Natale, dovevo recarmi da Fano a
Bologna con la Fiat 1100, insieme a mia moglie e a due dei miei tre
figli, Guido e Gian Luigi, allo scopo di prelevare il terzo, Luciano,
che era a studiare nel Collegio Pascoli di quella città.
Stabilimmo la partenza per le sei del mattino. Contro ogni mia
abitudine, alle 2,30 ero già sveglio, né potei più
riaddormentarmi. Naturalmente al momento della partenza non ero nelle
migliori condizioni fisiche, poiché l’insonnia mi aveva
come disfatto e svigorito.
Guidai la macchina fino a Forlì,
dove a causa della stanchezza fui costretto a cedere la guida al più
grande dei miei figli, Guido, munito di regolare patente. A Bologna,
rilevato Luciano dal Collegio Pascoli, volli ritornare nuovamente al
volante, per ripartire alle 2 del pomeriggio da Bologna alla volta di
Fano. Guido era al mio fianco, mentre gli altri, con mia moglie,
discorrevano sul sedile posteriore.
Oltrepassata la zona di S.
Lazzaro, appena imboccata la statale, accusai maggiore stanchezza e
pesantezza di testa. Non reggevo più dal sonno e spesse volte
mi accadeva di chinare il capo e di chiudere gli occhi
inavvertitamente. Avrei desiderato che Guido mi sostituisse ancora
una volta al volante. Questo però si era addormentato e io non
ebbi l’animo di svegliarlo. Ricordo d’aver fatto, poco
dopo, qualche altra... riverenza: poi non ricordo più nulla!
A
un certo punto, destato bruscamente dal rombo assordante del motore,
riprendo conoscenza e mi accorgo di trovarmi a due chilometri da
Imola. — Chi è stato a mandare avanti la macchina? Che è
mai questo? — chiesi fuori di me dalla costernazione. — E
accaduto nulla? — domandai con ansia ai miei. — No —
mi si rispose. — Perché questa domanda?
Il figlio,
che era al mio fianco, si svegliò anche lui e disse di aver
sognato che in quel momento la macchina stava andando fuori di
strada. — Io non ho fatto che dormire fino ad ora —
tornai a dire — tanto che mi sento ristorato.
Veramente mi
sentivo bene, il sonno e la stanchezza erano scomparsi. I miei, che
erano sul sedile posteriore, rimasero increduli e meravigliati, ma
poi, pur non riuscendo a spiegarsi come la macchina avesse potuto
percorrere tanta strada da... sola, finirono con l’ammettere
che io ero stato immobile per un lungo tratto e che non avevo mai
risposto alle loro domande, né fatto eco ai loro discorsi. E
soggiunsero che più di una volta la macchina sembrava stesse
per scontrarsi con qualche autocarro, ma poi sterzava destramente e
che avevo incrociato molti automezzi, fra i quali persino il noto
corriere Renzi.
Replicai che non mi ero accorto di nulla, che
nulla avevo visto di tutto questo per la ragione già detta che
avevo dormito. Calcoli fatti, il mio sonno al volante era durato per
il tempo necessario a percorrere circa 27 chilometri! Appena mi resi
conto di questa realtà e della catastrofe alla quale ero
scampato, pensando a mia moglie e ai miei figli, mi prese un grande
spavento. Però, non riuscendo altrimenti a spiegarmi
l’accaduto, pensai a un provvidenziale intervento di Dio e mi
tranquillizzai alquanto.
Due mesi dopo questo fatto, e
precisamente il 20 febbraio 1950, mi recai a S. Giovanni Rotondo da
Padre Pio. Ebbi la fortuna d’incontrarmi con lui sulle scale
del convento. Era con un Cappuccino a me sconosciuto, ma che poi
seppi essere P. Ciccioli da Pollenza, in provincia di Macerata.
Chiesi a P. Pio che cosa mi era accaduto la scorsa antivigilia di
Natale, tornando con la famiglia da Bologna a Fano, a bordo della mia
automobile. — Tu dormivi e l’Angelo Custode ti guidava la
macchina — fu la risposta. -
— Ma dite sul serio,
Padre? E proprio vero? — Ed egli: Tu hai l’Angelo che ti
protegge. — Quindi posando una mano sulla mia spalla soggiunse:
Sì, tu dormivi e l’Angelo Custode ti guidava la
macchina.
Guardai interrogativamente l’ignoto Frate
Cappuccino, il quale, come me, ebbe un’espressione e un geSto
di grande stupore». (Da «L’Angelo di Dio» - 3
ristampa - Ediz. L’Arcangelo - San Giovanni Rotondo (FG), pagg.
67-70).
Vi sono Angeli posti da Dio a custodia e difesa delle
nazioni, delle città, delle famiglie. Vi sono Angeli che
circondano in atto di adorazione il tabernacolo, nel quale sta
prigioniero di amore per noi Gesù Eucaristico. Vi è un
Angelo, si crede S. Michele, il quale vigila sulla Chiesa e il suo
Capo visibile, il Romano Pontefice.
S. Paolo (Ebr. 1,14) afferma
esplicitamente che gli Angeli sono al nostro servizio, cioè ci
custodiscono dagli innumerevoli pericoli morali e fisici, ai quali
siamo continuamente esposti, e ci difendono dai demoni che, non
ancora definitivamente chiusi nel carcere infernale, infestano il
creato.
Gli Angeli sono uniti tra loro in un amore tenero e
scambievole. Cosa dire dei loro canti e delle loro armonie? San
Francesco d’Assisi, trovandosi in uno stato di grande
sofferenza, bastò una sola battuta di musica fattagli udire da
un Angelo per non sentire più il dolore ed elevarlo in grande
estasi di gioia.
In Paradiso troveremo negli Angeli amici
cordialissimi e non compagni alteri da farci pesare la loro
superiorità. La Beata Angela da Foligno, che nella sua vita
terrena ebbe frequenti visioni e si trovò più volte a
contatto con gli Angeli, dirà: Non avrei mai potuto immaginare
che gli Angeli fossero così affabili e cortesi.
—
Perciò la loro convivenza ci sarà molto deliziosa e non
possiamo immaginare quale soavissimo interesse godremo
nell’intrattenerci con loro cuore a cuore. San Tommaso d’Aquino
(Qu. 108, a 8) insegna che <‘benché secondo natura è
impossibile all’uomo competere con gli Angeli, però
secondo la grazia noi possiamo meritare una gloria così grande
da venire associati a ciascuno dei nove Cori angelici». Quindi
gli uomini andranno ad occupare i posti lasciati vuoti dagli Angeli
ribelli, i diavoli. Non possiamo perciò pensare ai Cori
angelici senza vederli costellati di creature umane, uguali in
santità e gloria anche ai più eccelsi Cherubini e
Serafini.
Tra noi e gli Angeli ci sarà l’amicizia più
affettuosa, senza che la diversità di natura l’ostacoli
minimamente. Essi, che governano e maneggiano tutte le forze della
natura, saranno in grado di appagare ogni nostra sete di sapere i
segreti e i problemi delle scienze naturali e lo faranno con somma
competenza e grande cordialità fraterna. Come gli Angeli, pur
immersi nella Visione beatifica di Dio, ricevono e si trasmettono tra
di loro, da superiore a inferiore, i fasci di luce che irraggiano
dalla Divinità, così noi, pur immersi nella Visione
beatifica, percepiremo mediante gli Angeli non poca parte delle
infinite verità diffuse per l’universo.
Questi
Angeli, splendenti come tanti soli, immensamente belli, perfetti,
affettuosi, affabili, si faranno nostri premurosi maestri.
Figuriamoci le loro esplosioni di gioia e le espressioni del loro
tenero affetto quando vedranno coronato con esito felice tutto quello
che hanno fatto per la nostra salvezza. Con quale riconoscente
interesse ci sentiremo raccontare allora per filo e per segno,
ciascuno dal suo Angelo Custode, la vera storia della nostra vita con
tutti i pericoli scampati, con tutti gli aiuti messi a nostra
disposizione. Al riguardo il Papa Pio IX raccontava molto volentieri
una esperienza della sua infanzia, che prova l’aiuto
straordinario del suo Angelo Custode. Egli da ragazzino, durante la
S. Messa, faceva il chierichetto nella cappella privata della sua
famiglia. Un giorno, mentre stava inginocchiato sull’ultimo
gradino dell’altare, durante l’offertono fu
improvvisamente preso da timore e paura. Era eccitatissimo senza
capire il perché. Il cuore cominciò a battergli forte
forte. Istintivamente, cercando aiuto, volse gli occhi dalla parte
opposta dell’altare. Lì vi era un bel giovane che con la
mano gli faceva segno di alzarsi subito e andare verso di lui. Il
ragazzino era così confuso alla vista di quell’apparizione
che non osava muoversi. Ma la figura luminosa energicamente gli fece
ancora un segno. Allora egli si alzò con sveltezza e andò
verso il giovane che sparisce all’improvviso. Nello stesso
istante una pesante statua di un Santo cadde proprio lì dove
stava il piccolo chierichetto. Se fosse rimasto ancora un po’
al posto di prima, sarebbe morto o ferito gravemente per il peso
della statua caduta.
Da ragazzo, da Sacerdote, da Vescovo, e poi
da Papa, egli raccontava spesso questa sua esperienza
indimenticabile, nella quale constatò l’aiuto del suo
Angelo Custode.
Con quale soddisfazione sentiremo raccontarci da
loro stessi la loro storia non meno interessante della nostra e
probabilmente ancora più bella. Stuzzicherà certamente
la nostra curiosità l’apprendere la natura, la durata,
la portata della loro prova per meritarsi la gloria del Paradiso.
Sapremo con certezza la pietra d’inciampo contro cui cozzò
la superbia di Lucifero, rovinandosi in modo irreparabile con i suoi
seguaci. Con quale piacere ci faremo descrivere da loro la battaglia
spettacolare sostenuta e vinta nell’alto dei cieli contro le
furibonde orde del superbissimo Lucifero. Vedremo San Michele
Arcangelo, a capo delle schiere degli Angeli fedeli, balzato alla
riscossa, come già all’inizio della creazione, così
anche alla fine, con santo sdegno e con l’invocazione
dell’aiuto divino, assalirli, travolgerli nel fuoco eterno
dell’Inferno, creato appositamente per loro.
Già fin
d’ora dovrebbero essere vivi il nostro attaccamento e la nostra
familiarità con gli Angeli, perché proprio a loro è
stato affidato il compito di scortarci nella vita terrena fino a
introdurci nel Paradiso. Possiamo essere sicuri che i nostri cari
Angeli Custodi saranno presenti alla nostra morte. Verranno in nostro
soccorso per neutralizzare le insidie dei demoni, per prendere in
consegna l’anima nostra e portarla in Paradiso.
Sulla strada
del Paradiso il primo consolante incontro sarà con gli Angeli,
coi quali convivremo eternamente. Chissà quali trattenimenti
divertentissimi sapranno trovare con la loro acutissima intelligenza
e inventiva, perché la nostra gioia non si affievolisca mai
nella loro deliziosissima compagnia!