Messaggio del 25 ottobre 1997: Cari figli, oggi sono con voi e vi invito tutti a rinnovarvi vivendo i miei messaggi. Figlioli, che la preghiera sia per voi vita. Siate di esempio per gli altri. Figlioli, desidero che diventiate portatori di pace e della gioia di Dio nel mondo di oggi senza pace. Perciņ, figlioli, pregate, pregate, pregate, io sono con voi e vi benedico con la mia pace materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Perché Medjugorje? - di padre Livio Fanzaga
Non vi e dubbio che quel 24 giugno del 1981 quando sono
iniziate le apparizioni della Madonna nel piccolo villaggio di
Medjugorje, nessuno poteva immaginare che, vent’anni dopo,
quella meravigliosa avventura, allora iniziata fra mille difficoltà
in un Paese comunista, fosse ancora in pieno svolgimento, in un
quadro mondiale profondamente cambiato e con prospettive sul terzo
millennio piene di speranze, ma anche di inquietanti
interrogativi.
Stilare un bilancio di un evento che, nel
frattempo, continua ad avere una risonanza mondiale e una positiva
influenza nella vita della Chiesa, non è possibile neppure in
forma approssimativa. Lo stesso pontificato di Giovanni Paolo II non
sarebbe comprensibile, in chiave soprannaturale, senza riferirlo alla
Regina della pace, che si è affiancata a lui nello svolgimento
di un servizio pontificale unico e irripetibile nella storia
bimillenaria del cristianesimo.
Tuttavia, a due decenni di
distanza, è opportuno soffermarsi a meditare, affinché
una delle vicende spirituali più importanti della nostra
epoca, sia per il mondo come per la Chiesa, non passi senza che ne
venga accolta la ricchezza di grazia di cui abbiamo estremamente
bisogno.
«Voi non ci fate caso!», era il rimprovero
della Madonna a La Salette. E se fosse vero, come decine di milioni
di persone lo credono per intima esperienza personale, che la Madonna
da così tanto tempo appare Ogni giorno a Medjugorje facendosi
maestra di fede e di vita a un intera generazione, potremmo affermare
di aver approfittato di una grazia così grande?
Lasciamo
che i sapienti e gli intelligenti di questo mondo si trastullino con
le loro teorie sul presente e sul futuro dell’umanità.
Noi ci rivolgiamo ai piccoli e agli umili di cuore, specialmente a
quelli che san no poco o nulla di Medjugorje, invitandoli a prestare
attenzione a un evento che non cessa dì stupire e di
affascinare tutti coloro che l’hanno visto e toccato da vicino.
È un avvenimento unico e irripetibile
Nella
storia delle apparizioni mariane di tutti i tempi, quelle di
Medjugorje rappresentano per molti aspetti una assoluta novità.
Mai, infatti, la Madonna in passato era apparsa così a lungo e
a un gruppo così nume roso di ragazzi, facendosi, con i suoi
messaggi, maestra di vita spirituale e di santità per
un’intera generazione. Mai era accaduto che una parrocchia
venisse presa per mano nel cammino del risveglio della fede, fino a
coinvolgere, in questa esaltante vicenda spirituale, un numero
incalcolabile di fedeli di tutti i continenti, compresi migliaia di
sacerdoti e decine di vescovi. Mai il mondo aveva, attraverso le onde
dell’etere e gli altri mezzi di comunicazione sociale, sentito
così accorato, così puntuale e così vivo,
l’invito celeste alla penitenza e alla conversione. Mai Dio,
inviando ogni giorno la sua ancella, che ci ha donato come Madre, si
era chinato con così grande misericordia sulle piaghe di
un’umanità al bivio davanti alle strade della vita e
della morte.
Qualcuno, anche fra i devoti della Madonna, ha storto
il naso per la indubbia novità del fenomeno costituito da
Medjugorje. «Perché mai in un Paese comunista?»,
ci si chiedeva all’inizio, quando la bipartizione del mondo
appariva solida e immutabile. Ma quando il muro di Berlino crollò
e il comunismo ricevette lo sfratto dall’Europa, Russia
compresa, allora l’interrogativo ricevette da solo la più
esauriente delle risposte. D’altra parte il Papa non parlava
anch’egli una lingua slava come la Regina della pace?
E
perché mai quelle lacrime accorate di Maria, mentre supplicava
già il terzo giorno delle apparizioni (26 giugno 1981), «Pace,
pace. pace!»? Perché l’invito alla preghiera e al
digiuno per evitare le guerre? Non era forse quello il tempo della
distensione, del dialogo e del disarmo? Non c’era forse la pace
nel mondo, sia pure fondata sui precari equilibri delle due
superpotenze? Chi poteva pensare che esattamente dieci anni dopo, il
26 giugno 1991, scoppiava quella guerra nei Balcani che ha dilaniato
l’Europa per un decennio, minacciando di condurre il mondo
verso la catastrofe nucleare?
Non è mancato chi, anche
all’interno della comunità ecclesiale, ha bollato la
Madonna col nomignolo di «chiacchierina», con malcelato
disprezzo per i messaggi che con sublime sapienza e infinito amore la
Regina della pace non ha cessato di donarci nell’arco di
vent’anni. Tutta via il libretto dei messaggi costituisce oggi,
per chi lo legga con la necessaria purezza e semplicità
d’animo, uno dei più elevati commenti al Vangelo che mai
siano stati composti, e alimenta la fede e il cammino di santità
del Popolo di Dio più di tanti libri partoriti da una scienza
teologica che non dì rado è incapace di nutrire il
cuore.
Certo, apparire ogni giorno per vent’anni a dei
ragazzi che oggi so no uomini e donne maturi, e dare messaggi che
sono un magistero quotidiano per un’ intera generazione è
qualcosa di inedito e di eccezionale. Ma, non è forse vero che
la grazia sorprende e che Dio opera con libertà sovrana
secondo la sua sapienza e per venire incontro alle nostre reali
necessità, e non secondo i nostri schemi precostituiti? Chi
potrebbe dire, a vent’anni di distanza, che la grazia di
Medjugorje non sia stata di grande beneficio, non solo per una
moltitudine di anime, ma per la Chiesa stessa?
È un evento ecclesiale
Noi potremmo
descrivere all’infinito le meraviglie di grazia di Medjugorje,
però alla fine qualsiasi cattolico ben formato si chiederebbe:
ma qual è l’atteggiamento della Chiesa? Domanda che mi
sono fatto anch’io fin dall’inizio, quando mi recai a
Medjugorje nel 1985 e per prima cosa mi recai a far visita al vescovo
di allora, mons. Zanic. Egli mi disse con molta correttezza che io
ero libero di credere o dì non credere, ma che avrei sempre
dovuto attenermi alle disposizioni ufficiali della competente
autorità ecclesiastica. Cosa che non ho mai avuto difficoltà
ad accettare.
Non è mio compito ora entrare qui nei
particolari delle disposizioni ecclesiastiche, che comunque lasciano
libertà ai fedeli e vigilano su tutto il complesso fenomeno.
D’altra parte la Santa Sede, anche con interventi di carattere
ufficiale, ha manifestato in diverse occasioni la volontà di
riservare alla sua competenza le valutazioni e le decisioni
inappellabili in merito. Non bisogna dimenticare che la novità
e la complessità dei fatti di Medjugorje, rispetto alle
apparizioni del passato, hanno posto la Chiesa di fronte a problemi
di discernimento che esigono dosi supplementari di prudenza e di
consiglio. Si tratta di avvenimenti in piena evoluzione e tutto ciò
che la Chiesa per ora può offrire è un accompagnamento
pastorale e non un giudizio definitivo.
Mi preme invece
sottolineare come le apparizioni di Medjugorje, diversamente da tante
altre nel passato, si collochino non a fianco, ma nel cuore stesso
della Chiesa, in quanto la scelta di Maria è caduta su una
parrocchia, all’interno della quale ha scelto dei ragazzi come
messaggeri della sua volontà. La scelta di una parrocchia,
della quale la Madonna stessa si fa madre e maestra del cammino
spirituale, è la grande novità delle apparizioni di
Medjugorje, che diventano così fin dall’inizio un evento
ecclesiale a tutti gli effetti.
E come se la Regina della pace,
nel suo progetto di rinnovare e sostenere spiritualmente la Chiesa,
abbia preso sotto la sua personale responsabilità quella
piccola porzione di Chiesa che è la parrocchia, in tendendo
per essa il confluire di tutte le realtà vive che
costituiscono una comunità cristiana concreta. Basta prendere
in mano il libretto dei messaggi per comprendere questa chiara
intenzione della Madonna, la qua le non si rivolge ai veggenti, ma,
attraverso di loro, ai parrocchiani, guidandoli nella vita
spirituale, liturgica e pastorale.
Anche quando confluiranno
pellegrini da ogni parte del mondo, la Regina della pace tiene a
precisare che i messaggi li dà in primo luogo ai parrocchiani
e poi a tutti gli altri. Sia ben chiaro, Medjugorje non è
certo, almeno all’inizio, una parrocchia migliore di tante
altre. Ma la Madonna vuole incominciare da una situazione di povertà
spirituale comune a tante parrocchie della cristianità, per
guidare i fedeli verso un cammino di fede e di conversione. In questo
modo, dice, quelli che verranno dalle altre parti del mondo potranno
anch’essi mettersi sulla medesima via.
Il piano di Maria va
al cuore della Chiesa. Non è un caso che tutto il villaggio di
Medjugorje, nonostante le intimidazioni, le interferenze e persino le
persecuzioni degli anni del comunismo, risponda con fede e con
generosità alla grazia delle apparizioni. Ciò che a
esempio non avvenuto a Lourdes e tanto meno a Fatima. Colpisce ancora
di più l’adesione dei responsabili della parrocchia,
retta dai frati francescani, generosamente coadiuvati dalle suore, i
quali, dal primo parroco, il padre Jozo, finito in carcere per aver
testimoniato la sua fede nelle apparizioni, agli attuali
responsabili, si sono fatti diligenti servitori della Regina del la
pace nel condurre la parrocchia secondo le sue direttive.
È
dunque da una istituzione ecclesiale ufficiale, qual è la
parrocchia, il cui parroco è nominato dal vescovo, che la
Madre di Dio ha incominciato a svolgere il suo compito materno nei
confronti di tutta la Chiesa. I pellegrini che vanno a Medjugorje, si
recano in una parrocchia dove trovano una chiesa, con le sante Messe,
i confessionali, e innumerevoli sacerdoti, provenienti da ogni parte
del mondo, che celebrano e confessano, rinnovando nel frattempo sé
stessi. Da questa parrocchia il risveglio della fede, della preghiera
e della vita cristiana, si diffonde nell’intero corpo
ecclesiale, al quale infonde un nuovo vigore e una nuova vi ta per
poter affrontare i tempi difficili del combattimento spirituale e
della testimonianza.
Medjugorje e il pontificato di Giovanni Paolo II
Il
significato ecclesiale di Medjugorje acquista un rilievo ancora
maggiore alla luce del pontificato di Giovanni Paolo II, che ha una
connotazione mariana, come mai era avvenuto prima nella storia della
Chiesa. L’attentato, di cui il Santo Padre è stato
vittima proprio il 13 maggio del 1981, lega in modo particolare la
sua persona a Fatima. Il gesto, da lui compiuto, di recarsi in
pellegrinaggio alla Cova da Iria per consegnare alla Madonna il
proiettile dal quale era stato colpito, sta a indicare la convinzione
del Pontefice di essere stato salvato dall’intervento materno
di Maria. In un certo senso si potrebbe affermare che, avendo la Ma
donna ottenuto da Dio la salvezza del Santo Padre, il pontificato, a
partire dal quel 13 maggio, fu più che mai posto sotto la luce
e la guida del la Madre di Dio e della Chiesa.
Ma è proprio
il mese successivo all’attentato, il 24 giugno 1981, festa di
san Giovanni Battista, che iniziano le apparizioni della Regina della
pace a Medjugorje. Da allora è come se la Santa Vergine abbia
accompagnato l’infaticabile azione apostolica del Successore di
Pietro, chiamando alla conversione gli uomini smarriti lungo le vie
del male, risvegliando la fede vacillante di molti cristiani e
conducendoli, con infinita pazienza, al cuore stesso dell’esperienza
cristiana, mediante la preghiera e la pratica dei sacramenti. Persino
alcune delle iniziative pastorali più riuscite di questo
pontificato, come la giornata mondiale della gioventù e quella
delle famiglie, hanno ricevuto un’ispirazione e un impulso
straordinari proprio da Medjugorje.
E tuttavia la stessa Regina
della pace, in un messaggio del 25 agosto 1991, a legare Medjugorje a
Fatima. La Madonna chiede il nostro aiuto perché si realizzi
tutto ciò che lei desidera realizzare secondo i segreti
iniziati a Fatima Si tratta della conversione del mondo a Dio, della
pace divina che ne verrà come conseguenza e della salvezza
eterna delle anime. La Madre di Dio chiude il messaggio esortandoci a
comprende re l’importanza della sua venuta e la serietà
della situazione. Quindi conclude: «Voglio salvare tutte le
anime e offrirle a Dio. Perciò, preghiamo, perché tutto
quello che ho incominci si realizzi completamente».
Con
questo messaggio la Vergine abbraccia l’ultimo secolo del
secondo millennio. Tempo di tenebra e di guerre fratricide, di
persecuzioni e di martirio, sul quale però Maria apre le sue
braccia materne. Giovanni Paolo II si inserisce in questo progetto
come il Papa di Maria. E il realizzatore per eccellenza del progetto
mariano. La stessa caduta del comunismo e la conseguente libertà
religiosa nei Paesi dell’Est europeo, della Russia in
particolare, sarebbero incomprensibili senza la sua azione coraggiosa
e la forza morale che si sprigiona dalla sua figura.
A Fatima la
Madonna aveva preannunciato il trionfo del suo Cuore immacolato, al
termine di un lungo tempo di errori e di guerre. Possiamo dire che
questo si stia realizzando? Non è facile leggere i segni dei
tempi. Tuttavia è mirabile constatare che, con l’inizio
del terzo millennio, è verso questo obiettivo che la Regina
della pace rivolge il nostro sguardo, chiedendo il nostro aiuto. Lei
afferma che è impaziente che si realizzi il mondo nuovo della
pace e che l’umanità possa presto godere di un tempo di
primavera. Ma proprio perché si concretizzi questa
meravigliosa utopia, Giovanni Paolo TI ha consacrato il nuovo
millennio a Maria, perché gli uomini, giunti al bivio della
loro storia, scelgano la via della vita e non della morte, la via
della pace e non della distruzione.
Ci poteva essere una più
singolare convergenza di obiettivi fra la Madre della Chiesa e il
Successore di Pietro? Giovanni Paolo II ha con dotto la Chiesa alla
soglia del terzo millennio. Prima però di entrarvi,quel 7
ottobre 2000, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha voluto
consacrarla al suo Cuore immacolato. Possiamo dire che sarà il
millennio di Maria? Vedranno i nostri figli i fiumi della pace divina
inondare la terra? Dipenderà molto dalla nostra risposta in
questo tempo di grazia della permanenza della Madre di Dio fra noi.
Tempo di grazia
L’apparizione della
Madonna è sempre una grande grazia, che ridonda a beneficio di
tutta la Chiesa. Non comprenderemmo però Medjugorje se non
cogliessimo l’unicità dell’evento. Mai era
accaduto che la Madonna apparisse per così tanto tempo,
rivolgendo messaggi per la Chiesa e l’intera umanità. Se
pensiamo che le apparizioni di Lourdes e di Fatima abbracciano l’arco
di qualche mese, l’originalità irripetibile di
Medjugorje appare in tutta la sua evidenza.
Per non pochi è
proprio la durata di queste apparizioni a sollevare motivi di
perplessità. Chi segue gli avvenimenti fin dall’inizio
ha però visto dipanarsi in tutta la sua soprannaturale
sapienza il piano di Maria. La Madonna stessa, proprio per
sottolineare quale grande dono di grazia fosse la sua presenza, ha
affermato che è stato Dio a inviarla e che è
l’Altissimo a concederle di stare così a lungo con noi.
Infatti la sua quotidiana presenza le permette, dice, di sostenerci
nelle prove, di insegnarci a pregare e di guidarci nel cammino di
santità, in modo tale da essere tutti con lei in Paradiso, che
è la meta alla quale dobbiamo tendere.
Dopo i primi tempi
di stupore per l’imprevedibile protrarsi delle apparizioni, i
pellegrini hanno compreso che si trovavano di fronte a un dono di
grazia che nessuna generazione aveva mai avuto prima. La Madonna
stessa infatti si era fatta guida e maestra di un’ intera
generazione. Chi può contare i fedeli, sparsi in ogni parte
del mondo, che hanno in cominciato il loro itinerario spirituale con
la Regina della pace e lo stanno portando avanti da così tanto
tempo? Gli stessi veggenti allora erano degli adolescenti. Ora sono
uomini e donne maturi. Come loro tanti altri hanno avuto la grazia di
essere guidati da Maria nel cammino della loro vita, in un tempo
decisivo per la fede e il futuro dell’uomo.
La Madonna ha
più volte sottolineato che stiamo vivendo un tempo di grande
grazia, precisando però che noi non ne siamo consapevoli. Si
tratta senza dubbio della grazia della sua presenza, che, nei modi e
nei tempi che ha assunto a Medjugorje, è unica nei due
millenni di storia cristiana. Questa sua presenza quotidiana che
conforta, illumina, guida e istruisce, sostenendo la Chiesa in uno
dei passaggi più difficili della sua storia, è una
grazia che in molti facciamo fatica a comprendere in tutta la sua
portata. La Madonna maternamente ci avverte che quando Lei non verrà
più, rimpiangeremo l’incommensurabile dono che ci è
stato dato e che noi non abbiamo saputo far fruttificare.
Tuttavia
non coglieremmo il significato straordinario delle apparizioni di
Medjugorje se non le mettessimo in relazione al momento storico in
cui viviamo. Una così lunga presenza di Maria non si potrebbe
spiegare senza i gravi pericoli che incombono sull’ umanità
nell’ ora presente. Il Santo Padre li ha indicati nella
preghiera di consacrazione del millennio alla Madonna, quando ha
affermato che l’umanità si trova a un bivio, potendo
ridurre la terra a un cumulo di macerie oppure trasformarla in un
giardino di pace.
Lo sguardo soprannaturale di Maria va alla
radice della malattia del mondo moderno, quella che forse ben pochi
riescono a vedere e che, se non debellata, finirebbe per
compromettere il futuro stesso dell’umanità. Si tratta
della volontà dell’uomo contemporaneo di costruire un
mondo senza Dio. Questa è la grande tentazione che corre la
nostra generazione. Questa è la «massima impostura»,
a cui allude il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 675), che porta
gli uomini ad apostatare dalla verità e a glorificare sé
stessi al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. Ebbene,
afferma la Regina della pace, senza Dio non c’è né
futuro, né salvezza eterna. Da questo mortale pericolo la
Madonna vuole salvare, col nostro aiuto, gli uomini del nostro tempo.
Regina della pace e Madre della Chiesa
La
Madonna si presenta a Medjugorje come Regina della pace. La sua
presenza ha suscitato nelle popolazioni dei Balcani, dove Satana
avrebbe soffiato il vento dell’odio, quelle forze di bene che
avrebbero impedito lo scatenarsi di un conflitto dalle proporzioni
imprevedibili. La realizzazione della pace su tutta la terra, come
frutto della conversione e del ritorno dell’uomo a Dio, è
l’obiettivo verso cui l’ancella del Signore sta
conducendo con infinita pazienza un’umanità che si sta
smarrendo fra le tenebre del male.
Tuttavia ciò che più
colpisce nelle apparizioni di Medjugorje è l’atteggiamento
profondamente materno di Maria. Potremmo dire che in nessun’
altra apparizione la Madre di Dio si manifesta anche come Madre della
Chiesa. Ogni suo messaggio incomincia con la celebre espressione:
«Cari figli». Chi sono questi figli? Innanzi tutto i
parrocchiani ma poi tutto il popolo di Dio e infine l’umanità
intera. Non ha forse Gesù, morente in croce, affidato nella
persona di Giovanni tutti gli uomini alle cure materne di Maria?
Nelle apparizioni di Medjugorje la Madonna si manifesta in primo
luogo come madre, che si prende cura del bene spirituale dei suoi
figli, in modo particolare della loro salvezza eterna e mostra una
grande sollecitudine per i pericoli che l’umanità sta
correndo in questo difficile passaggio della storia.
Maria a
Medjugorje svolge il suo ruolo materno con una sollecitudine
straordinaria per il cammino spirituale di ognuno dei suoi figli. Il
suo cuore abbraccia in modo particolare la Chiesa e le sue necessità.
Invita a pregare per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti e per le
vocazioni. Ma soprattutto ha a cuore il risveglio della fede, il
ritorno al fervore del la vita cristiana e il cammino di santità
che deve impegnare ogni cri stiano, nessuno escluso. Lei afferma che
il suo cuore materno gioisce per ognuno di noi che si decide per Dio,
mentre versa lacrime di sangue per ogni figlio che si perde nel
peccato.
Chi ha seguito fin dall’ inizio le apparizioni di
Medjugorje non finirà mai di stupirsi per il modo con cui la
Regina della pace svolge il suo compito materno. Nei suoi
atteggiamenti c’è autorità regale, che non
ammette repliche quando manifesta una volontà precisa. Ma nel
medesimo tempo c’è un’infinita umiltà,
tanto che in alcune occasioni non esita a «supplicare» la
nostra conversione, facendosi mendicante di una decisione che in
definitiva è solo per il nostro bene. Ma soprattutto emerge la
sua sollecitudine per il progresso spirituale di ognuno. Il suo
cuore, afferma, guarda con trepidazione ogni nostro passo sulla via
della santità. Come madre consiglia, insegna, corregge,
esorta, incoraggia, solleva, pazienta e perdona. Chi potrebbe
descrivere le infinite sfumature del cuore materno di Maria che
emergono dai messaggi di Medjugorje?
Vi è un punto di
contatto fra Lourdes e Medjugorje. A Massabielle la Madonna si è
manifestata come l’Immacolata Concezione, appena dopo che il
papa Pio IX ne aveva proclamato il dogma di fede. A Medjugorje la
Santa Vergine dispiega, come mai era accaduto prima, il suo compito
materno nei confronti della Chiesa, dopo che il papa Paolo VI, a
conclusione del Concilio, aveva proclamato solennemente Maria Madre
di Cristo e Madre della Chiesa. Non vi è dubbio infatti che
questa ventennale presenza di Maria fra di noi è una delle
manifestazioni più straordinarie del suo cuore di madre.
Primo messaggio: Maria è viva oggi
Il
messaggio più importante che emerge dalle apparizioni della
Madonna, quando esse sono autentiche, è che Maria è una
figura reale, vera mente esistente, anche se in una dimensione che
sfugge ai nostri sensi. Per i cristiani la testimonianza dei veggenti
è senza dubbio una conferma della fede, che spesso è
vacillante e come assopita. Non possiamo dimenticare che, dal momento
della Risurrezione di Cristo fino a oggi, le apparizioni di Gesù
come quelle di Maria hanno avuto un’influenza importante nella
vita della Chiesa, risvegliando la fede e stimolando la vita
cristiana. Le apparizioni sono un segno del soprannaturale col qua le
Dio, con la sua sapienza e la sua provvidenza, infonde nuovo vigore
al popolo di Dio pellegrinante sulla terra. Snobbare le apparizioni
o, peggio ancora, disprezzarle, significa misconoscere uno degli
strumenti con i quali Dio interviene nella vita della Chiesa.
Non
potrò mai dimenticare l’esperienza interiore che ho
vissuto il primo giorno in cui arrivai a Medjugorje. Era una fredda
sera di marzo del 1985, quando i pellegrinaggi erano ancora ai primi
passi e sul villaggio incombeva l’assidua vigilanza della
polizia. Mi recai in Chiesa sotto una pioggia battente. Era un giorno
feriale, ma l’edificio era gremito di gente del luogo. A quel
tempo le apparizioni avevano luogo prima della Santa Messa nella
stanzetta attigua alla sacrestia. Durante la Santa Messa un pensiero
di luce mi attraversò l’anima. «Qui», mi
dissi, «appare la Madonna, quindi il cristianesimo è
l’unica religione vera». Non dubitavo affatto, neppure
prima, della fondatezza della mia fede. ma l’esperienza
interiore della presenza della Madre di Dio durante l’apparizione
aveva come rivestito di carne e di ossa le verità di fede
nelle quali credevo, rendendole vive e splendenti di santità e
bellezza.
Un’esperienza simile la vive la grande maggioranza
dei pellegrini, i quali, dopo un viaggio spesso faticoso e pieno di
disagi, giungono a Medjugorje senza trovare nulla che soddisfi i
sensi materiali o aspettative di carattere sensazionale. Uno scettico
potrebbe chiedersi che cosa potrebbero trovare delle persone che
giungono in quello sperduto villaggio dall’ America,
dall’Africa o dalle Filippine. In fondo non c’è
che una parrocchia modesta ad aspettarli. Eppure vanno a casa
trasformati e spesso ritornano a prezzo di grandi sacrifici, perché
nel cuore si è fatta largo la certezza che Maria c’è
per davvero, che si occupa di questo mondo e della vita di ognuno di
noi con una tenerezza e un amore che non ha limiti.
Non c’è
dubbio che il più importante e immediato messaggio che giunge
al cuore di chi va a Medjugorje è che Maria è viva e
che quindi la fede cristiana è vera. Qualcuno potrebbe
obiettare che una fede che ha bisogno di segni è ancora
fragile. Ma chi, in questo mondo incredulo, dove la cultura dominante
disprezza la religione e dove, perfino all’in terno della
Chiesa, non sono poche le anime stanche e assonnate, non ha bisogno
di segni che rafforzino la fede e la sostengano nel cammino
controcorrente?
L’appello accorato alla conversione
Le
apparizioni di Medjugorje sono iniziate il 24 giugno, festa di san
Giovanni Battista, il profeta che ha preparato la via alla venuta del
Messia predicando la conversione. La Regina della pace ha però
indicato il 25 giugno come l’anniversario delle apparizioni
perché solo in quel giorno si era completato il gruppo dei sei
veggenti. Tuttavia la scelta della festività del Battista non
è affatto casuale. L’appello alla conversione è
infatti il cuore del messaggio di Medjugorje. Anche a Lourdes e a
Fatima era risuonato sulle labbra dì Maria il triplice
accorato invito al la penitenza. Tuttavia è a Medjugorje che
si toccano con mano i sorprendenti cambiamenti di vita di coloro che
vi si recano.
La stessa proibizione dei pellegrinaggi ufficiali
decretata dalla Santa Sede, la quale però permette quelli
organizzati privatamente, ha dato ai pellegrini che si recano a
Medjugorje una configurazione unica. Si tratta spesso di anime
afflitte che vengono da ogni parte del mondo con il loro carico di
male e di disperazione. Approdano a Medjugorje come se fosse l’ultima
spiaggia per salvare la vita dal naufragio. Non di rado è
gente che ha perso Dio e la speranza. A volte sono cristiani
spaesati, che hanno smarrito le certezze della fede e sono
all’affannosa ricerca di punti sicuri di riferimento.
La
Regina della pace ha affermato che Lei, a Medjugorje, concede
speciali grazie di conversione. È una realtà che si può
verificare. La gente che vi si reca, il più delle volte
ritorna cambiata. Ho conosciuto un giovane che vi si era recato con
sua madre, che gli aveva pagato il viaggio, il quale con
atteggiamento di sfida affermava che non si sarebbe mai convertito.
Ebbene, dopo due giorni di permanenza, si è confessato e ha
cambiato vita. Ora, a qualche anno di distanza, è un ottimo
cristiano. Le conversioni a Medjugorje sono innumerevoli. È
per eccellenza il luogo dove la grazia della conversione inonda i
cuori di coloro che vi si recano. Nessun altro luogo della terra può
essergli paragonato.
L’appello alla conversione risuona
sulle labbra della Regina della pace con una forza che non ha nulla
da invidiare a quella dei profeti biblici. La strategia di Maria
viene precisata fin dall’inizio. Nel secondo dei suoi messaggi
«regolari» o «ufficiali», come solitamente
vengono chiamati quelli dati mediante la veggente Marija, la Madonna
enuncia con chiarezza il suo programma: «Cari figli,
convertitevi voi nella parrocchia, così aiuterete a
convertirsi tutti coloro che verranno qui». Non si tratta
soltanto di un appello alla conversione, come a La Salette, a Lourdes
e a Fatima, ma di un programma concreto, che prevede il risveglio
delle vita cristiana della parrocchia, affinché l’esempio
stimoli e trascini tutti coloro che la Madonna chiamerà a
Medjugorje da ogni parte del mondo.
L’urgenza della
conversione è motivata dalla situazione di peccato in cui si
trova il mondo. «Guardatevi intorno, cari figli, e vedrete
quanto è grande il peccato che domina su questa terra».
Gli uomini hanno preso «la via della rovina» e vogliono
«costruire un mondo senza Dio, per il quale non c’è
futuro, né gioia, né salvezza eterna». La Madonna
non indulge a descrizioni apocalittiche senza speranza e la sua
parola è di costante incoraggiamento. Tuttavia, maternamente,
ci avverte che Satana vuole rovinare le nostre anime e condurci sulla
via della morte. Da vent’anni non fa che ripetere l’accorato
appello: «Vi supplico, convertitevi». Non è una
minaccia, ma una supplica. Maria è venuta a ricondurre sulla
via della salvezza un’umanità smarrita nelle tenebre
dell’incredulità e del male. «Scegliete la vita e
non la morte dell’anima» è il suo invito di Madre.
Molti hanno risposto alla chiamata e la Regina della pace ne gioisce.
Ma quanti mancano ancora all’appello!
Il risveglio della fede
«Convertitevi e
credete al Vangelo»: sono le prime parole di Gesù
all’esordio della sua vita pubblica. Anche la Regina della pace
lega intima mente il cammino di conversione al risveglio della fede.
Come gli uomini si allontanano da Dio a causa della loro incredulità,
così possono ritornare a lui aprendosi nella fede alla sua
misericordia. Lei afferma con molta chiarezza che una della ragioni
fondamentali per cui Dio l’ha mandata è il risveglio
della fede, a incominciare proprio dalla parrocchia di Medjugorje.
La
Madonna ha ben presente la situazione della cristianità, la
quale non solo vive una crisi di fede, quale mai è accaduto
prima nella storia, ma procede velocemente verso una visione della
vita atea e materialistica, dove non c’è più
posto per Dio. A La Salette, come a Lourdes e a Fatima, la Madonna si
limita ad alcuni richiami fondamentali, come la preghiera e la
penitenza, sempre necessari per un popolo di Dio esposto alle
tentazioni della tiepidezza e del compromesso. Ora la situazione è
radicalmente diversa. Non si spiegherebbe la ventennale catechesi di
Maria senza il pericolo gravissimo che il cristianesimo corre di
dissolversi nell’apostasia e di sgretolarsi nelle sue
fondamenta dottrinali bi millenarie.
Ciò che preoccupa la
Madonna è una visione pratica della vita, or mai impadronitasi
anche del modo di pensare e di vivere di non pochi credenti, dove non
c’è più posto né per Dio, né per
l’anima, né per la vita eterna. Un’analisi attenta
dei suoi messaggi ci induce ad affermare che il primo obiettivo, che
Maria si propone, è quello di far di nuovo scoprire Dio a una
generazione che di fatto l’ha perduto, avendolo sacrificato ai
beni materiali e all’orgogliosa illusione di costruire un mondo
senza di Lui.
Lo stesso invito, pressoché ripetuto a ogni
messaggio, di dedicarsi alla preghiera è finalizzato alla
scoperta di Dio nella propria vita. È sperimentando Dio nella
preghiera che l’uomo può di nuovo comprendere la
grandezza e la bellezza della vita e impostarla come un cammino verso
l’eternità. Scoprire Dio, decidersi per Lui e metterlo
al primo posto, è uno dei temi fondamentali della catechesi
dell’ancella del Signore, i cui messaggi, a ben pensarci,
gridano tutti: «Dio!».
Per la Regina della pace Dio è
il Padre che ama infinitamente tutti gli uomini, anche coloro che non
conoscono il suo amore, è il Figlio che ha sacrificato sé
stesso sulla croce per salvarci, è lo Spirito Santo che ci
illumina nel cammino di fede e ci sostiene sulla via della santità.
E mirabile constatare come nei messaggi si snodi, con un linguaggio
semplice ma nel medesimo tempo sublime, il vasto panorama delle
verità della fede cattolica. E un catechismo completo, col
quale il credente si sente in perfetta sintonia, dove le verità
non sono enunciazioni astratte ma nutrimento corroborante per la
propria vita spirituale.
La Madre di Dio ha ben presente la
devastazione della fede che il processo di secolarizzazione ha
provocato nel cuore di molti cristiani. Con una sapienza e una
pazienza veramente divine la Santa Vergine guida i veggenti stessi,
tutta la parrocchia e infine i milioni di pellegrini, al centro
vitale del cristianesimo che è la persona di Gesù
Cristo vivo nel la sua Chiesa. Lo fa in un modo molto concreto ed
efficace. Fin dai primi giorni insegna alla gente a recitare il Credo
prima del santo Rosario. Quindi invita alla Santa Messa quotidiana
tutta la parrocchia, facendo dell’Eucaristia il cuore
dell’esperienza di fede.
La Madonna non si limita a
esortazioni generali, ma entra anche nei particolari, come farebbe
ogni buon parroco. Desidera che anche i bambini vadano alla Santa
Messa, ma precisa che bisogna vegliare perché vi partecipino
in un modo ordinato e devoto. È per volontà della
Regina della pace che a Medjugorje ha assunto un’importanza
speciale l’adorazione eucaristica, che l’indimenticabile
padre Slavko ha onorato con la sua dedizione e la sua devozione,
facendone un momento di grande esperienza di fede e di glorificazione
del Signore risorto, realmente presente in mezzo a noi.
In un
momento in cui il sacramento della confessione vive un passaggio di
crisi e di abbandono da parte di non pochi cristiani, la Regina della
pace aiuta i parrocchiani a riscoprirlo in tutto il suo valore per
andare avanti nel cammino spirituale, arrivando a raccomandare la
confessione mensile e poi secondo le necessità personali.
Avverte poi che non bisogna limitarsi a confessare i peccati, ma
chiedere al confessore qualche consiglio, per fare un passo avanti
sulla via della santità. La siepe di confessionali, che
circonda la Chiesa parrocchiale, e le interminabili file di penitenti
di ogni lingua e nazione, stanno a indicare quale accoglienza abbia
avuto l’invito della Madonna.
Un rilievo particolare a
Medjugorje ha il mistero della Croce. Non molto lontano dalla collina
delle prime apparizioni si eleva un monte, chiamato Krizevac, che
significa «monte della Croce», perché sulla ci ma
si eleva una gigantesca croce di cemento, che i parrocchiani aveva no
costruito nel lontano 1933. «Anche quella croce era nel piano
di Dio», ha affermato la Madonna.
Infatti nel suo magistero
Maria ci conduce al cuore stesso da cui zampilla la salvezza, che è
la sofferenza di Gesù. La Madonna invita spesso a salire sul
Krizevac, meditando le stazioni della Via Crucis. Durante la
Quaresima esorta a recitare il Rosario in ginocchio davanti al
crocifisso, affinché i parrocchiani comprendano quanto Gesù
ha sofferto anche per i peccati della parrocchia. Per ben due volte,
durante l’apparizione, mostra ai sei veggenti 1’ «Ecce
homo», cioè Gesù flagellato, sputacchiato e
incoronato di spine, dicendo: «Ecco quanto Gesù ha
sofferto per noi». Sì, anche Maria si mette fra coloro
che hanno ricevuto la grazia della redenzione, perché anche
Lei, fin dal primo istante del suo concepimento, è stata
ricolmata di quella grazia che il Crocifisso ha meritato con la sua
passione e morte.
In un momento in cui non pochi si vergognano
della croce di Cristo e cercano di espungerla dal cristianesimo, la
Madonna ci ricorda che dalla Croce viene la nostra salvezza. Non
solo, ma insegna ad amare la Croce, a sopportare le persecuzioni, ad
accettare le sofferenze come una grazia e a viverle come una gioia,
perché attraverso di esse cooperiamo alla nostra salvezza e a
quella del mondo in unione con Gesù Cristo crocifisso.
La Regina della pace, maestra di preghiera
Lo
strumento vivo ed efficace con il quale Maria conduce la parrocchia e
i pellegrini al cuore della fede è la preghiera. Nella
preghiera le verità della fede si rivestono di carne e ossa e
divengono vive. Maria è la preghiera vivente e viene sulla
terra per portare in mezzo a noi la sua preghiera. Nelle apparizioni
quotidiane, che si susseguono da vent’anni, la Madonna viene
innanzi tutto per pregare con noi e per noi. I suoi messaggi, prima
settimanali e ora mensili, che sono raccolti in un libretto di medie
dimensioni, costituiscono una catechesi insuperabile sulla preghiera.
La Regina della pace stessa ha spiegato che uno dei motivi per cui è
rimasta così a lungo fra noi è per insegnarci a
pregare.
La Madonna traccia con grande sapienza pedagogica un
cammino di preghiera. Per anni si impegna a condurre i parrocchiani
al cuore stesso della preghiera. Essa presuppone all’inizio uno
sforzo sulla nostra natura stanca e distratta, ma poi il cuore si
apre all’amore di Dio e la preghiera diviene un incontro col
Signore. Si impara a pregare pregando. Maria non dà lezioni
teoriche, ma invita coi a pregare. «Non desidero», dice,
«che parliate della preghiera, ma desidero che preghiate».
Ma che cosa significa pregare? Significa scoprire Dio, incontrarlo,
conoscerlo e amarlo. La preghiera è, nella sua essenza,
un’esperienza viva di Dio. Come non si può vivere senza
Dio, così non si può vivere senza preghiera. Come Dio
va messo al primo posto, così nulla è più
importante della preghiera.
«Pregate, pregate, pregate»
è l’invito più ricorrente dei messaggi. Perché
è così importante la preghiera per la nostra
generazione? A dire il vero anche a Lourdes e a Fatima la Madonna
aveva dato un’importanza fondamentale alla preghiera. In modo
particolare a Lourdes la Ma donna ha pronunciato pochissime parole
nelle diciotto apparizioni, limitandosi il più delle volte a
sgranare la corona del Rosario, mentre Bernadette lo recitava. A
Medjugorje la preghiera è presentata da Maria come l’attività
fondamentale dell’uomo e l’occupazione più
importante della sua giornata. «La preghiera sia per voi vita»,
afferma. Vivere e pregare sono la medesima cosa. Tutto deve essere
trasformato in preghiera, a partire dalle orazioni che devono
illuminare tutta la giornata.
Man mano che gli anni passano, gli
impegni di preghiera richiesti dalla Regina della pace aumentano.
Desidera che si reciti ogni giorno l’intero Rosario, i misteri
gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Invita alla Santa Messa quotidiana che
a Medjugorje è sempre solenne e con l’omelia. La Santa
Messa è spesso seguita dall’adorazione notturna. Nei
tempi di Quaresima viene richiesta la Via Crucis. I parrocchiani a
volte mostra no stanchezza, e la Madonna non esita a rimproverarli
dicendo: «Voi pregate poco». Poi però li
incoraggia, affermando: «Le vostre preghiere mi sono
necessarie». Soprattutto insiste sulla preghiera in famiglia.
Desidera che in ogni famiglia si reciti il santo Rosario e si tenga
in un luogo ben visibile una Bibbia, in modo tale da leggerne una
pagina ogni giorno, per poi cercare di viverla.
Il risultato di
questo cammino di preghiera è la prima cosa che balza agli
occhi di un pellegrino che giunge a Medjugorje per la prima volta. La
grande conca verde circondata dalle montagne è come un immenso
tempio dal quale la preghiera sale senza sosta dalla chiesa, dalle
case, dai campi e dai sentieri dove i gruppi di pellegrini si
spostano da un luogo all’altro, sempre pregando. A Medjugorje
una persona comprende che la preghiera è necessaria per la
vita spirituale come l’aria che si re spira e l’acqua che
si beve.
«Nella preghiera troverete Dio». E questa la
medicina che la Ma donna offre alla nostra generazione che ha perso
Dio perché ha cessato di pregare. Non è certo parlando
di Dio o discutendo su Dio che gli uomini del nostro tempo
ritroveranno la fede che hanno perduto. È necessario che
pieghino le ginocchia, che aprano il cuore e incomincino a pre gare.
Nella preghiera l’anima si nutre di Dio. Dopo la preghiera
siamo ricolmi della sua luce, della sua grazia e del suo amore.
All’inizio, quando si fanno i primi passi, non mancherà
la fatica, ma poi «pregherete con gioia», assicura la
Regina della pace. Chi, essendosi messo alla scuola di Maria, non ha
fatto questa esaltante esperienza? Quante persone, soprattutto
giovani, arrivati a Medjugorje stanchi e delusi della vita, hanno
sperimentato la verità di questa diagnosi della Regina della
pace:
«Senza la preghiera la vostra vita è vuota».
Nel medesimo tempo hanno però compreso la validità
della terapia proposta: «Voi scoprirete il sen so della vita,
quando avrete scoperto Dio nella preghiera».
Il richiamo al destino eterno dell’uomo
Da
quanto descritto finora appare con chiarezza che la Madonna a
Medjugorje non si è limitata, nella sua lunga e paziente
catechesi, a ribadire alcune verità cristiane, ma si è
proposta di riportarci al cuore stesso della fede e della visione
cristiana della vita. Lei legge a fondo nei cuori ed è ben
consapevole di quanto oggi sia penetrata, anche nel modo di pensare
di molti battezzati, una visione intramondana della vita, dove Dio è
dimenticato e dove l’aldilà è misconosciuto o
apertamente negato. Non sono pochi gli uomini che pensano che «con
la morte finisce tutto», come afferma il vecchio sacrestano del
famoso romanzo di Georges Bernanos Diario di un curato di campagna.
Statistiche non sospette affermano che un numero preoccupante di
frequentatori della Santa Messa domenicale nutrono dubbi sul
proseguimento della vita dopo la morte. Recentemente alcuni, non
potendo negare l’esistenza dell’Inferno, chiaramente
affermata dai Vangeli e dal magistero della Chiesa, hanno insinuato
che sarebbe vuoto oppure che sarebbe incompatibile con la
misericordia di Dio. Al di là di tutto questo va segnalato
l’impressionante silenzio nella predicazione e nella catechesi
sulla vita dopo la morte e sulle tematiche classiche riguardanti il
giudizio, il Purgatorio, l’Inferno e il Paradiso.
Di fronte
a questa assenza di prospettive sull’eternità, e al
vuoto di speranza sia riguardo alla propria vita personale come allo
sbocco finale della storia umana, la Madonna, sollecita in primo
luogo della salvezza eterna delle anime, non poteva non intervenire
con quell’efficacia che caratterizza i suoi interventi materni.
A Fatima la Madonna aveva mostrato ai tre pastorelli l’Inferno,
chiedendo loro preghiere e sacrifici perché molte anime si
perdono per il fatto che non c’è chi prega e si
sacrifica per loro. A Medjugorje fa molto di più. Non solo,
durante l’apparizione, mostra ai sei veggenti il Paradiso,
l’Inferno e il Purgatorio, ma porta due di loro (Vicka e
Jakov), insieme e col loro corpo, nell’aldilà,
conducendoli fisicamente a contemplare il destino eterno delle anime,
con un’esperienza che non ha precedenti nella storia delle
apparizioni mariane.
Indubbiamente fenomeni del genere, per la
forza emotiva e per la credibilità umana che li
caratterizzano, hanno un grande impatto sulla gente, che riscopre,
attraverso la testimonianza dei veggenti, le verità dei
«Novissimi», da tanto tempo sepolte nell’oblio.
Tuttavia è nei suoi messaggi che la Regina della pace non si
stanca di ricordarci che il no stro destino è il Cielo e che
qui sulla terra siamo solo di passaggio. Con la delicatezza nel
porgere che la caratterizza, la Madonna paragona la nostra esistenza
ai fiori di primavera, che sono ridondanti di bellezza e di
splendore, ma che passano presto: «Figliolini», afferma
con materna tenerezza, «non dimenticate che la vostra vita
passa come un fiorellino di primavera, che oggi è meraviglioso
e domani non se ne trova traccia».
A una generazione che è
incapace di guardare in alto e oltre il limite del tempo finito,
immersa nelle cose materiali e all’inseguimento di obiettivi
senza importanza, la Madonna ricorda il destino eterno che l’attende.
«Figliolini», dice, «decidetevi seriamente per Dio,
perché tutto il resto passa, solo Dio rimane». È
impressionante come la Regina della pace ci ricordi incessantemente
il detto evangelico che la salvezza dell’anima è la
posta in gioco più importante della vita. Non esita ad
affermare che la ragione ultima della sua lunga permanenza fra di noi
è la nostra beatitudine eterna: «Dio mi manda per
aiutarvi e condurvi verso il Paradiso, che è la vostra meta».
«Cari figli, io sono con voi per aiutarvi e condurvi al Cielo.
In Cielo c’è la gioia: attraverso di essa potete già
vivere il Cielo fin da ora [...]. Desidero condurvi tutti alla
santità completa. Desidero che ognuno sia felice qui sulla
terra e che ognuno di voi sia con me in Cielo. Questo è, cari
figli, lo scopo della mia venuta qui e il mio desiderio».
Il
programma di Maria è dunque la salvezza eterna delle anime.
Lei desidera presentarle tutte a Dio come un bouquet di fiori. Ci
riuscirà? Lei afferma di versare lacrime di sangue per ogni
figlio che si perde. La salvezza eterna delle anime dipende dalla
libera scelta di ognuno e dal l’aiuto che, con le preghiere e i
sacrifici, ognuno di noi vorrà dare.
«Dio»,
ammonisce la Regina della pace, «si offre e si dona a voi, ma
desidera che rispondiate alla sua chiamata in piena libertà».
È la libertà di rifiutare l’amore di Dio la
ragione ultima dell’esistenza dell’Inferno. Per
preservarci da esso la Madonna ci «supplica» di
convertirci arrivando a dire: «Dio ha dato a tutti la libertà,
che io rispetto con tutto l’amore, e io, nella, mia umiltà,
mi inchino davanti alla vostra libertà». La Madonna
vuole salvare e portare in Cielo la nostra generazione ribelle e
incredula. Però non può costringerci, ma solo
supplicarci ad accettare la via della salvezza che Lei ci indica.
Il millennio di Maria
Le apparizioni della
Madonna a Medjugorje, incominciate nel 1981, so no ancora in pieno
svolgimento all’ inizio del terzo millennio. Dopo ven t’anni
l’attenzione della gente non è affatto caduta, anzi
continua ininterrotto, verso il piccolo villaggio dell’Erzegovina,
un pellegrinaggio mondiale che coinvolge sempre nuovi Paesi, facendo
della chiesa dai due campanili un punto di riferimento obbligato per
i devoti della Madonna. I messaggi di Maria giungono ovunque nel
mondo, alimentando la fede e la vita spirituale di un numero
incalcolabile di persone. Come un fiume in piena, il rinnovamento
spirituale che zampilla da Medjugorje bagna ogni angolo della
terra.
Durante i primi mesi e i primi anni delle apparizioni, in
molti si chiedevano fino a quando sarebbero durate. Nessuno avrebbe
potuto immaginare una permanenza così lunga della Madonna e un
coinvolgimento così vasto di persone di ogni popolo e lingua.
A volte il Vangelo della Santa Messa serale viene letto in alcune
decine di lingue diverse. Viene da pensare che Maria voglia convocare
alla sua presenza le rappresentanze di tutte le nazioni. Specialmente
in alcune circostanze, l’impressione è quella di una
novella Pentecoste.
È senza dubbio lecito chiedersi: quale
sarà lo svolgimento futuro? Va subito detto che i messaggi
della Regina della pace non assecondano nessuna aspettativa
apocalittica e non soddisfano le diffuse curiosità circa
l’avvenire dell’umanità. La Madonna non è
venuta a fare rivelazioni di sapore millenaristico, ma piuttosto a
sollecitare un cammino di fede e di conversione, che otterrà
sull’umanità la benedizione di Dio e la realizzazione
del mondo nuovo della pace. Il futuro in fondo è nelle nostre
mani. Molto di ciò che accadrà dipenderà dalla
nostra risposta all’appello di Maria.
I termini veri della
questione sono stati posti da Giovanni Paolo II nell’atto di
consacrazione del millennio a Maria. Il Papa afferma che l’umanità
ha di fronte due strade: una di esse porta alla distruzione della
terra, l’altra a trasformarla in un’ oasi di pace. La
Madonna è venuta per aiutarci a prendere la via della salvezza
e non della rovina. Il suo messaggio fondamentale è che senza
Dio l’umanità non ha nè futuro, né
salvezza eterna, mentre, ritornando a Dio, otterrà per il
mondo un tempo di primavera.
Personalmente non ho dubbi che la
Madonna riuscirà nel suo intento di condurre l’umanità
sulle vie della pace, intesa nel suo significato biblico di pienezza
dei beni materiali e spirituali. Infatti a Medjugorje Maria è
venuta come Regina, con una corona di dodici stelle intorno al capo.
La sua volontà ferma di realizzare quanto Dio ha progettato
emerge da molti suoi messaggi. Tuttavia ha bisogno del nostro aiuto.
«Aiutatemi ad aiutarvi» è una delle sue più
celebri espressioni. Anche i dieci segreti, di cui attualmente sono
portatori tre dei sei veggenti, sono da inquadrare in un futuro dove
non mancheranno le prove, ma che avrà un sicuro sbocco di
luce, se sarà sufficientemente ampia e convinta la nostra
risposta all’appello della conversione.
In tutti questi
vent’anni la Madonna si è preparata un suo esercito di
devoti. Sono le schiere che in una mano portano la croce e nell’
altra la corona del Rosario, come aveva preannunciato il Monfort.
Sono gli apostoli dei tempi nuovi di Maria, che aiuteranno la Madonna
a preparare il trionfo del suo Cuore immacolato, secondo quanto
profetizzato a Fati ma. In che cosa consiste il trionfo del Cuore
materno di Maria se non nel ritorno dell’umanità a Dio?
Allora scorreranno i fiumi della pace divina su tutta la terra. La
consacrazione del nuovo millennio a Maria, voluta per divina
ispirazione dal Santo Padre, ci ricolma il cuore di speranza che il
piano della divina misericordia si realizzerà.
Tratto dal libro “Maria, alba del terzo millennio” (vedi la pagina sulla bibliografia )