Messaggio del 25 dicembre 2006:Cari figli, oggi è un grande giorno di gioia e di pace. Rallegratevi con Me. Figlioli, in modo particolare vi invito alla santità nelle vostre famiglie. Desidero, figlioli, che ogni vostra famiglia sia santa e che la gioia divina e la pace che Dio oggi vi manda regnino e dimorino nelle vostre famiglie. Figlioli, aprite i vostri cuori oggi, in questo giorno di grazia. Decidetevi per Dio e metteteLo al primo posto nella vostra famiglia. Io sono vostra madre. Vi amo e vi dono la mia benedizione materna. Pellegrinaggio a Medjugorje - MEDJUGORJE LA REGINA DELLA PACE
Un villaggio sperduto è divenuto il centro del mondo
E’ dal 1985 che mi reco più volte all’anno a
Medjugorje in auto , ma in tutto questo periodo, nonostante i
provvidenziali tratti autostradali degli ultimi tempi, il tragitto
non ha mai perso le caratteristiche di un vero pellegrinaggio,
affascinante e impegnativo nel medesimo tempo, dove la meta, che
all’inizio ti sembra sia dietro l’angolo, in realtà
si allontana sempre più, come un miraggio che si dissolve
all’orizzonte. Quante volte con fervore e trepidazione ho
incominciato questa avventura, come se fosse la prima volta? Ancora
oggi, dopo oltre sessanta viaggi, per un totale di almeno
centoventimila chilometri, mi accingo a partire per Medjugorje con lo
spirito di un neofita. Così è per moltissime altre
persone. Per quale motivo la gente non si stanca mai di ritornare a
Medjugorje, nonostante la distanza e la fatica? La Regina della pace
ringrazia per la risposta alla sua chiamata. Senza dubbio è
lei che parla al cuore, ne sia uno cosciente o meno, ed è la
sua voce che si fa strada nell’intimo, anche quando il
pellegrino è un cane randagio che approda a Medjugorje senza
sapere nemmeno lui il perché.
Mi sono chiesto a quale
strategia si ispiri il Cielo quando sceglie i luoghi dove manifestare
la grazia e la misericordia. Non si tratta certo di scelte casuali,
ma accuratamente mirate, dove le caratteristiche dell’umiltà
e della piccolezza balzano subito agli occhi. Gesù non veniva
forse dall’oscuro villaggio di Nazareth, all’estremo
limite di Israele? Agglomerati come Lourdes, La Salette, Fatima,
Pontmain, Banneux e tanti altri obbediscono alla medesima logica. Non
si può certo generalizzare, se pensiamo a Parigi, dove però
la Madonna non ha scelto l’imponente basilica di Notre Dame, ma
l’umile cappella delle figlie di San Vincenzo a Rue de Bac. La
scelta di Medjugorje è stata ancora più audace e
sorprendente, non solo per la sua piccolezza e oscurità, ma
per la sua collocazione geografica, apparentemente situata ai margini
abbandonati dell’Europa.
In quei primi anni ci fu una
grande meraviglia in Occidente per il fatto che la Madonna apparisse
per così tanti giorni in un paese comunista, dove la religione
era a malapena tollerata nell’ambito circoscritto delle mura di
una chiesa. L’Ovest e l’Est dell’Europa apparivano
ed erano in realtà due mondi separati e incomunicabili. Mi
ricordo il timore con cui affrontai il primo viaggio, varcando un
confine che non solo geografico, ma anche ideale e spirituale. Al
bivio della strada che immetteva in Medjugorje ti aspettava la
“Milicija” (polizia) che ti scrutava con sospetto,
controllando accuratamente il bagaglio e ogni angolo dell’automobile
e chiedendoti perché mai eri andato fin laggiù, anziché
fermarti negli accoglienti alberghi della costa dalmata. Ora si
capisce perché la Madonna aveva scelto quel villaggio. I muri
di separazione infatti sono crollati, l’Europa respira con i
suoi due polmoni e alla Messa serale sacerdoti di ogni parte del
mondo concelebrano, leggendo il vangelo in decine di lingue.
A
Medjuorje trovi una varietà di pellegrini che invano
cercheresti in altri santuari. Arrivano le schiere dei devoti delle
parrocchie, con i loro pulmann variopinti, imponenti e attrezzati di
ogni confort quelli occidentali, per lo più sconnessi e
ansimanti quelli dei paesi dell’Est. Non dubito che la Madonna
guardi questi ultimi con predilezione e non manchi di fare qualche
furtivo miracolo perché giungano a destinazione. Il viaggio,
che a volte dura giorni, rappresenta una opportunità per
pregare insieme. Non mancano sacerdoti che informano, predicano,
esortano…. fino alla sazietà. Personalmente ho sempre
preferito il pellegrinaggio individuale, esponendomi però a
stanchezze, colpi di sonno e inevitabili pericoli di incidente. Col
mio angelo custode ho spesso litigato, per le sue, a mio avviso
ingiustificate, disattenzioni e distrazioni.
I pellegrini
solitari o a piccoli gruppi sono numerosi. Molti sono i giovani, che
si dividono i costi di un viaggio in automobile, alternandosi alla
guida. Fra loro vi è una presenza rilevante di quelli che sono
lontani dalle parrocchie e persino dalla fede, ma che sono tormentati
da una fame di assoluto, che invano cercano di estinguere
frequentando i supermarket dell’effimero. Fa impressione,
specialmente in alcuni appuntamenti dell’anno, come il Festival
dei giovani ( prima settimana di Agosto) o la veglia in attesa del
nuovo anno, vedere così tanta gioventù col rosario in
mano, quasi sempre con la luce del sorriso sul volto, perché
baciata dall’amore materno di Maria. Specialmente fra i Croati
non sono pochi quelli che arrivano davanti alla Chiesa dai due
campanili dopo giorni di cammino a piedi. Nel 1986 riconobbi davanti
alla casa della veggente Marija un noto teologo italiano, travestito
da ciclista, che aveva pedalato fino Medjugorje su una bicicletta da
corsa. Recentemente ho incontrato un gruppo di giovani che hanno
fatto il viaggio in bicicletta, partendo da Sassuolo. Sembravano più
riposati di me che avevo pigiato freni e acceleratore per diciotto
ore di seguito. Erano venuti a Medjugorje spinti dalla curiosità,
ma si erano già proposti di ritornarvi per una esperienza più
prolungata.
Che cosa trova la gente a Medjugorje?
Chi ha frequentato Medjugorje fin dai primi anni è stato
testimone di notevoli cambiamenti. All’inizio l’unico
punto di riferimento era la chiesa parrocchiale con a fianco la casa
canonica, non diversa dalle altre costruzioni del villaggio, che
faceva anche da abitazione per i frati. Non vi erano alberghi e
l’accoglienza veniva fatta nelle case private. I pulmann dei
pellegrini dovevano fare la spola ogni giorno dalle località
più lontane. Lo stress era notevole. La gente del posto era
povera e dedita in prevalenza alla coltivazione del tabacco.
D’inverno mancava spesso la luce e di conseguenza anche il
riscaldamento. I servizi igenici all’interno delle abitazioni
erano una rarità. Eppure i disagi venivano facilmente superati
da un fervore straordinario che gli stessi abitanti, sempre discreti
e misurati, comunicavano più con l’esempio che con le
parole. Nei quasi quattro anni della guerra di Bosnia ( 1991-1994) i
pericoli e i disagi si sono moltiplicati, ma l’interesse delle
apparizioni non è diminuito e si è assistito a una
straordinaria gara di generosità che non si è ancora
esaurita.
Attualmente Medjugorje in un certo senso non è
più riconoscibile rispetto alle fotografie degli anni ottanta.
Pullulano pensioni, negozi, supermarket e diverse comunità
religiose, di cui alcune nate dai messaggi della Madonna, vi hanno
posto le loro radici, edificando non di rado vistosi edifici. Chi ha
potuto ha costruito e non solo quelli del posto. Qua e là sono
visibili progetti faraonici, frutto della mente esaltata di
personaggi opinabili. La gente del villaggio, che, nonostante i
cambiamenti nel corso dei decenni, si è conservata fedele alla
Regina della pace, non vive più di agricoltura, ma di
accoglienza dei pellegrini. Non vi sono altre possibilità per
sfamare una famiglia. Anche i veggenti non hanno alternative. Si può
toccare con mano un certo benessere, ma non manca chi afferma che
“prima” si viveva meglio, perché i tempi e i ritmi
del lavoro in campagna lasciavano più spazio per la preghiera
e per la vita di famiglia. Ora invece bisogna dedicare la giornata
per preparare i pasti e allestire le camere. La parrocchia invece ha
saputo mantenere le giuste dimensioni, valorizzando gli spazi
all’aperto e predisponendo dei tendoni. La Chiesa dai due
campanili è rimasto tuttora il simbolo di Medjugorje, che fa
sussultare il cuore, non appena lo si intravede entrando
nell’agglomerato.
La bellezza di Medjugorje è il
fatto che, nonostante le trasformazioni, ha conservato i tratti
caratteristici e familiari di una parrocchia. I pellegrini che vi
convengono da ogni parte del mondo non vi trovano nulla di
particolare. Eppure respirano un clima misterioso che li avvolge e
compenetra l’anima. In nessun’ altra parte del mondo ho
provato ciò che sperimento ogni volta che mi reco lì.
Di che cosa si tratta? La gente concordemente dà testimonianza
di una presenza materna che il cuore avverte come un mare di
tenerezza al quale abbandonarsi. Non mancano coloro che vanno alla
ricerca di sensazioni o di segni straordinari ,oppure dei veggenti
con i quali parlare e porre domande. Tutto questo però alla
fine non ha nulla a che fare con la grazia di Medjugorje. La Regina
della pace ha affermato che lei “qui” dà grazie
speciali, in particolare quella compunzione del cuore, che è
il primo passo sulla via della conversione. Ho conosciuto molta gente
che ha fatto questo lungo e faticoso pellegrinaggio ed è
ritornata contenta e motivata nella vita cristiana, senza aver visto
nessun veggente o assistito ad alcuna apparizione.
Ciò che
fa di Medjugorje un luogo unico rispetto a tutti gli altri è
il fatto che la Madonna lì è presente in modo
specialissimo. L’apparizione è senza dubbio una grazia
straordinaria, che la Chiesa si è sempre ben guardata dal
sottovalutare. I veggenti si esprimono correttamente quando affermano
che lì a Medjugorje la Madonna viene ogni giorno “viva”,
cioè col suo corpo glorioso, così come è in
Cielo. Questa è la differenza rispetto ad altri santuari
mariani, che sono pure luoghi di grazia e di benedizione. Questa
presenza di Maria, che ogni pellegrino può avvertire, se ha un
minimo di disposizione interiore, è ciò che
caratterizza il santuario di Medjugorje e lo conserva sempre identico
a se stesso, dopo così tanto tempo, nonostante le
trasformazioni esterne.
Tutta la piana di Medjugorje è un tempio all’aperto
I primi anni che mi recavo a Medjugorje spendevo gran parte del
mio tempo aiutando alcuni veggenti nell’accoglienza dei
pellegrini. Ora invece amo camminare in mezzo ai campi col rosario in
mano, contemplando il cielo e le colline intorno, fra le quali
spiccano il Podbrdo e il Krizevac. Passeggiare, meditare, leggere e
pregare, non solo durante la giornata, ma anche nelle ore notturne,
quando gli eserciti delle stelle brillano gioiosamente nel
firmamento, è quanto di meglio possa desiderare l’anima
in cerca dell’Assoluto. Nelle notti di plenilunio, quando la
luna imbianca il paesaggio, il pensiero corre spontaneo alle parole
del Monfort, che paragona la Madonna alla luna. La sua luce, afferma,
non è abbagliante come quella del sole, ma è tenue e
delicata, come l’amore materno di Maria, che avvolge e
accarezza l’anima, infondendo serenità e pace.
Anche
Medjugorje, come i grandi santuari sorti sul posto delle apparizioni,
ha i suoi luoghi santi. Tuttavia in nessuna parte del mondo le
apparizioni della Madonna sono così numerose. La Regina del
cielo è scesa su quella terra benedetta migliaia e migliaia di
volte. Il fatto che noi ci siamo abituati non deve offuscare questo
dono immenso di grazia per la nostra generazione. Tutta la grande
piana di Medjugorje è uno spazio sacro perché ogni
lembo di terra è stato santificato dalla presenza dell’inviata
dall’Onnipotente. Indubbiamente è la collina delle prime
apparizioni l’epicentro della irradiazione di Maria. E’
là che è incominciata la grande avventura in
quell’afoso pomeriggio del 24 Giugno del 1981. La Madonna fece
segno ai ragazzi di salire, ma essi, presi da timore e stupore, erano
fuggiti. Tuttavia già al secondo giorno la gente si è
fatta largo fra le spine e le rocce appuntite al seguito dei veggenti
che si erano arrampicati in alto, laddove la Regina della pace li
attendeva.
Nei mesi successivi le autorità comuniste
aveva vietato di salire sulla montagna e la polizia presidiava i
luoghi di accesso. E’ così che i ragazzi incontravano la
Madonna nascosti nel folto verde della grande piana, oppure nelle
case private e infine nei locali della parrocchia. Ovunque tu vada a
Medjugorje puoi essere certo di trovarti su un lembo di terra
santificata dal Cielo. La sensazione che si prova è quella di
una vicinanza e di una sollecitudine che scuote l’anima dalle
sabbie mobili della tiepidezza e della indifferenza. I dubbi e lo
scetticismo di questo mondo immerso nelle tenebre spesso assediano
anche il cuore dei credenti, i quali, oggi più di ieri, hanno
bisogno di segni che risveglino la fede. La Madonna è venuta
proprio per questo: per riaccendere il lumino fumigante della tua
fede. Tutta la piana di Medjugorje ( Medjugorje significa “in
mezzo ai monti) porta il segno di Maria e della sua presenza. La
molteplicità delle apparizioni sono la testimonianza di un
amore materno che ha le dimensioni di un oceano. Se hai la grazia di
cogliere questa sovrabbondanza, della quale tu per primo sei il
destinatario, tornerai a casa con una forza interiore che prima non
conoscevi.
E’ la Madonna stessa che ha creato questo
immenso santuario all’aperto, sul quale si affaccia il
paradiso, da lei dove discende ogni giorno, non di rado accompagnata
dagli angeli. In un messaggio ha affermato che lì a Medjugorje
ha realizzato un “Oasi di pace”, precisando però
che satana sta in agguato, aggirandosi intorno. Lo si è
toccato con mano durante la guerra di Bosnia, quando i paesi vicini a
Medjugorje, in particolare la città di Mostar, furono
semidistrutti dai bombardamenti, mentre il villaggio di Maria è
rimasto intatto e le bombe che furono scagliate contro la chiesa non
sono esplose. In questa conca di pace i pellegrini si muovono come i
pesci nell’acqua, senza rendersi conto di essere immersi in un
mare di grazia e di luce. A Medjugorje, lo si desideri o meno, si
respira la grazia, la si beve e la si mangia. Se non erigi barriere
intorno al cuore, ovunque ti trovi, anche seduto al bar per prendere
un caffè, sei un possibile bersaglio dei dardi d’amore
che partono dal Cuore materno di Maria.
Il Podbrdo, il Krizevac, la Chiesa
Medjugorje ormai assume le dimensioni di una ridente cittadina, ma
è la frazione di Biakovici ad essere il luogo privilegiato, il
punto obbligato di arrivo della lunga teoria dei pellegrini. Da lì
infatti provengono i sei veggenti e in quel pugno di abitazioni, in
parte nuove, ma improntate a elegante sobrietà, si ritrovano
tuttora , almeno in alcuni periodi dell’anno, quando i due che
abitano all’estero ( Ivan negli USA e Marija in Italia) vi
fanno ritorno. Ma Biakovici non è solo il villaggio dei
veggenti. Quell’agglomerato di case infatti è
appollaiato alle pendici della collina della prime apparizioni
(Podbrdo), che è il centro focale della presenza di Maria. I
pellegrini a ragione la considerano una propaggine del Cielo, dove la
Regina della pace ha affermato che lascerà un segno della sua
presenza: sarà un segno visibile, durevole, indistruttibile,
bellissimo, che viene dal Signore.
Proprio in vista di questa
profezia alcuni gruppi hanno costruito nelle adiacenze dei luoghi di
preghiera e di accoglienza. Sarà la visione del segno ad
aprire i cuori? La Madonna al riguardo mortifica le vane curiosità
e pronuncia parole di severo ammonimento: “ Anche quando sulla
collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non
crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non
crederanno. E’ ora il tempo di convertirsi e di fare
penitenza”. Sono affermazioni che non lasciano dubbi
sull’atteggiamento con cui bisogna accingersi a salire sulla
santa montagna. Senza il cuore contrito, senza il pianto sui propri
peccati e senza la ferma decisione di cambiare vita invano ci si
inerpica lungo quel sentiero che, nelle intenzioni di Maria, traccia
un cammino spirituale di conversione e di purificazione.
Salire
sulla montagna delle prime apparizioni è d’obbligo per
ogni pellegrino. E’ la stessa Regina della pace che ha
manifestato questo desiderio, già il primo giorno della sua
venuta, quando faceva cenno ai veggenti, trattenuti da un sacro
timore commisto a una gioia segreta, di avvicinarsi a lei. Questo si
è verificato il giorno successivo, quando i sei ragazzi si
sono inerpicati fra le pietre aguzze e le spine taglienti, aprendosi
un sentiero che da allora è divenuto sempre più largo e
agevole. Alla fine essi si trovarono in ginocchio intorno alla
bellissima giovinetta, con meno di vent’anni, dal viso dolce e
luminoso, e tuttavia regale per una splendida corona di dodici
vivissime stelle che le incoronavano il capo. Diversamente da tante
altre apparizioni, il vestito, un velo bianco su una lunga veste
grigia, era improntato a semplicità e penitenza. Gli occhi
azzurri guardavano con tenerezza materna tutti i presenti, mentre di
tanto in tanto si sollevavano per abbracciare la grande pianura che
si distendeva sotto di lei perdendosi all’orizzonte; e
sorrideva, forse già pregustando le piogge di grazie che
avrebbe riversato sui pellegrini provenienti da ogni parte del
mondo.
Anche oggi di tanto in tanto la Regina della pace
chiama la gente sul Podbrdo per un incontro straordinario al chiarore
delle stelle, anche se di preferenza dà l’appuntamento
alla Croce blu, che si trova ai piedi della collina. Non c’è
dubbio che non si inganna chi, inerpicatosi sulla collina e giunto
alla spianata dove la Madonna ha promesso di lasciare un segno,
avverte col cuore la presenza di Maria. In quello spiazzo sacro,
terra santa per eccellenza, si avverte quella pace e quell’intima
gioia che sono un anticipo di paradiso sulla terra.. In ginocchio,
davanti alla statua marmorea della Regina della pace, la gente apre
il suo cuore e riversa in quello compassionevole di Maria tutte le
sue pene, i suoi problemi e le sue speranze. La Madre di misericordia
ascolta, consola, rasserena e fortifica. Si scende dal monte con le
lacrime agli occhi, con l’animo leggero e con la certezza che
un amore forte e fedele veglia su ogni istante della nostra vita. La
salita sulla spianata delle prime apparizioni è un cammino
penitenziale. La Madonna ha voluto significare la via ardua e stretta
della conversione, che richiede la rinuncia al peccato e la fatica
della virtù. Mentre sali, recitando il rosario, rifletti sulla
tua vita, e valuta attentamente se sei sulla giusta strada, quella
che Cristo ha tracciato e sulla quale ti precede, per giungere alla
salvezza.
Quando ti trovi a metà salita, vedrai sulla
tua destra, ai bordi del sentiero, elevarsi un croce di legno, di
color marrone scuro. Qui, è stato dato, già il 26
Giugno del 1981, il messaggio fondamentale delle apparizioni di
Medjugorje. La Regina della pace non ha aspettato a manifestare
quello che le stava più a cuore e, subito dopo l’incontro
sulla montagna, è apparsa di nuovo alla veggente Marija che
stava scendendo dal monte, precedendo tutti gli altri. La “Gospa”
piangendo a dirotto, con le lacrime che le scendevano lungo la veste
grigia e si dissolvevano sulla nube dove poggiava i piedi, invitava
gli uomini alla riconciliazione con Dio e fra di loro: la croce, che
si stagliava dietro le sue spalle, stava a indicare che è
dalla croce che viene la vera pace, quella che, sgorgando dal cuore
riconciliato con Dio, si diffonde nelle famiglie e fra i popoli ,
fino ad abbracciare l’intero mondo. Davanti a quella croce il
pellegrino è chiamato a piangere sui suoi peccati e recitare
l’atto di contrizione perfetta, presentando a Dio il sincero
dolore per averlo offeso e il proposito di non offenderlo più
per l’avvenire, impegnandosi a perseverare sulla via della
salvezza e della santità.
Si può scendere dalla
spianata delle prime apparizioni per un altro sentiero, che porta a
un luogo particolare, detto della Croce blu: così infatti lo
chiama anche la “Gospa” quando dà l’appuntamento
in quel luogo per le apparizioni nella tarda serata, che hanno per
protagonista il veggente Ivan. Lì infatti si trova una croce
di legno, dipinta di blu ed è lì che anche oggi
avvengono gli incontri dell’inviata dall’Altissimo con i
pellegrini, ogni volta che lei lo decide, e dà degli specifici
messaggi. Perché la Madonna abbia scelto quel luogo per
incontrare il suo popolo possiamo solo ipotizzarlo. La Regina della
pace ha manifestato fin dai primi giorni la sua compiacenza per la
numerosa presenza della gente. Le apparizioni non sono un privilegio
dei veggenti, ma sono un dono per tutti. La Madonna è felice
quando la moltitudine accorre numerosa ai suoi appuntamenti. Presso
la Croce blu, specialmente in determinate solennità, vi è
la presenza di alcune migliaia di persone. Maria, madre premurosa e
prudente, ha scelto quel posto ai piedi del Podbrdo e facilmente
accessibile dalla strada, perché il maggior numero di persone,
anche quelle anziane e malate, possa assieparsi intorno a lei. Senza
dubbio chiunque si trovi nella grande spianata di Medjugorje e nel
momento della apparizione apra il suo cuore , si trova sotto la
pioggia di grazie che si effondono dal Cuore della santa Vergine.
Tuttavia l’assistere all’ apparizione, specialmente per
chi non ha mai avuto questo dono, è fonte di profonde e
indimenticabili emozioni spirituali. Ma tutto si dissolverebbe nel
nulla, se non ne seguisse un cambiamento interiore. D’altra
parte quante comunioni vengono fatte, senza che la vita spirituale
venga rinnovata?
A poca distanza dalla collina del Podbrdo si
eleva quella un po’ più alta del Krizevac, che prende il
nome da un’imponente croce di cemento che si staglia sulla
cima. Fu la gente del posto a innalzarla nel 1933, anno santo della
Redenzione. La Regina della pace ha spiegato in un suo messaggio che
l’erezione di quella croce faceva parte del piano di Dio.
Questo ci svela come lo sguardo dell’Onnipotente vigili sul
cammino degli uomini e predisponga i suoi interventi nella storia,
che spesso sfuggono alla nostra attenzione, con commuovente
sollecitudine.
Il Krizevac nell’economia spirituale di
Medjugorje rappresenta il Calvario. In nessun altro santuario mariano
del mondo, dove la Via Crucis è sempre presente, essa viene
evocata e sperimentata con l’austero realismo del Krizevac. Me
ne resi conto di persona quando partecipai a una salita sul monte
della Croce guidata dalla veggente Vicka, con la partecipazione di un
folto gruppo di ex drogati della Comunità Cenacolo. Partiti
nel cuore della notte, abbiamo raggiunto la cima solo a mezzogiorno,
rivivendo davanti a ogni stazione, mirabilmente scolpita nel bronzo
dal genio di un artista italiano, il dramma della Passione, come se
il Calvario ci fosse improvvisamente divenuto contemporaneo. Salendo
lungo quel sentiero impervio, fra pietre appuntite e cespugli
spinosi, si comprende a quale prezzo i nostri peccati sono stati
espiati e quanto sia stolto cercare di espellere la croce dalla vita
cristiana.
“Dalla croce viene la salvezza” ha
affermato in un suo messaggio la Regina della pace. Dal Cuore
trafitto di Gesù si effondono innumerevoli grazie, non solo di
conversione, ma anche di guarigione, in particolare per tutti quei
malati che avranno accettato e offerto la loro sofferenza. Dopo la
fatica della salita, che non pochi percorrono scalzi e incuranti
delle intemperie, si giunge finalmente ai piedi della croce maestosa,
che in diverse occasioni , specialmente nei primi anni delle
apparizioni, è scomparsa, lasciando apparire al suo posto la
figura luminosa di Maria. In questo modo la Regina della pace
invitava la gente a salire sul Calvario di Medjugorje e confermava
che lei è lì con noi a pregare ai piedi della croce. Il
grande apostolo di Medjugorje, Padre Slavko, servo infaticabile della
Regina della pace, ha avuto la grazia di esalare il suo ultimo
respiro proprio in prossimità della cima del Krizevac, prima
di “nascere al Cielo”, come la stessa Regina della pace
si è espressa. Egli era solito salire sul Krizevac quasi ogni
giorno, in un pellegrinaggio solitario durante il quale ritemprava le
sue energie spirituali. Dopo una vita spesa totalmente per la causa
di Medjugorje, la “Gospa” gli concedeva la grazia di
rivivere,specie nei suoi ultimi anni, la Passione di Gesù, e
lo portava al Cielo proprio all’appuntamento della
quattordicesima stazione, quando il soffrire volge al termine e lo
sguardo si apre alla luce della Resurrezione. Il servitore buono e
fedele ha ricevuto dalla Madonna stessa quell’attestato di
fedeltà che gli uomini gli hanno negato. Così abbiamo
compreso che i riconoscimenti che contano sono quelli che ci vengono
dal Cielo, il quale è solito esprimere la sua predilezione
offrendoci la possibilità di portare la croce con Gesù.
Beati coloro che non se la scrolleranno dalle spalle, perché
grande sarà la loro ricompensa!
Il Krizevac è
testimone di due grandi manifestazioni di fede che si celebrano
durante l’anno. La prima in occasione della festa della
Esaltazione della santa Croce, quando i pellegrini convengono da ogni
parte della Croazia e dell’Erezegovina per salire, spesso a
piedi nudi, sulla montagna della croce. La seconda a conclusione del
festival dei giovani, nel giorno della festa della trasfigurazione.
Allora il Krizevac diviene un altare intorno al quale la gente si
stringe con straordinaria devozione per partecipare alla santa
Messa.
Nonostante la bellezza e lo straordinario significato
che rivestono il Podbrdo e il Krizevac, è la Chiesa
parrocchiale dai due campanili, che si elevano nel cielo come i due
testimoni dell’Apocalisse, a rappresentare il centro spirituale
di Medjugorje. Diversamente da altre apparizioni, come a Lourdes o a
Fatima, qui non è sorta una cappella o un santuario che
affiancasse o sostituisse la Chiesa parrocchiale. Questo è
dovuto a una precisa strategia della Regina della pace, la quale ha
affermato di avere scelto la Parrocchia e di volerla condurre con dei
messaggi particolari. Questa catechesi parrocchiale, che ormai
coinvolge le parrocchie di tutto il mondo, è iniziata nel
marzo del 1984 e continua tuttora. La ragione della scelta della
parrocchia, oltre che dei sei veggenti, è da attribuire a un
piano di grande portata della “Gospa”, volto a rinnovare
la Chiesa intera, raccogliendola intorno a quella insostituibile
fonte di grazia che è l’eucaristia. La Santa Messa è
quanto sta più a cuore alla Madonna e questo lo ha dimostrato
fin dai primi tempi, quando le apparizioni, per i divieti delle
autorità, avvenivano nei locali della parrocchia o nella
stessa Chiesa. Fu allora che la santa Messa vespertina è
divenuta il momento culminante della giornata. Essa è
preceduta da due rosari che preparano i cuori al momento
dell’apparizione, la quale viene così spiritualmente
orientata all’eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.
Per la verità durante tutta la giornata i vari gruppi dei
pellegrini celebrano le loro sante Messe nella lingua nazionale. Gli
italiani in particolare ( ogni mattina alle h. 11) danno vita a
celebrazioni molto partecipate. Tuttavia è l’eucaristia
della sera quell’appuntamento che trasforma la grande spianata
intorno alla Chiesa in una piccola Pentecoste . Ciò che
tuttavia caratterizza Medjugorje e che non ha riscontri simili in
altri santuari, è la straordinaria adesione dei pellegrini al
sacramento della penitenza. Intorno alla Chiesa sono disposti
numerosi confessionali, mentre molti altri vengono improvvisati nelle
grandi occasioni. I frati francescani dell’Erzegovina si
avvicendano infaticabili per assicurare il servizio della
riconciliazione, mentre sacerdoti di ogni nazionalità si
affiancano per soddisfare il desiderio di purificazione dei
pellegrini disposti in lunghe file, ordinate e pazienti ,che sembrano
esaurirsi mai.
La Madonna ha detto che a Medjugorje concede
particolari grazie di conversione. Tuttavia la conversione, quando è
autentica, trova la sua naturale conclusione in una sincera
confessione, nella partecipazione alla comunione e nel proposito di
una vita cristiana rinnovata. E’ certamente possibile arrivare
a Medjugorje in stato di peccato mortale, ma sarebbe stato un
pellegrinaggio inutile se non si ripartisse in grazia di Dio. La
confessione ci riveste di quella grazia santificante, senza la quale
saremmo come dei tralci secchi, buoni solo per il fuoco. Essa è
il frutto più importante del pellegrinaggio e ci dona quella
pace vera di cui la Madonna ha detto di essere la Regina. La
Confessione e la Santa Messa sono dunque i punti focali del programma
di Maria. Troppi cristiani lo avevano dimenticato ed è per
questo che la Madonna lo ricorda senza mai stancarsi.
I frutti del pellegrinaggio a Medjugorje
Ciò che mi ha sempre colpito e persino meravigliato nei
pellegrini che vanno a Medjugorje è il fatto ben accertato che
nella loro grande maggioranza ritornano a casa pieni di entusiasmo.
Spesso mi è accaduto di consigliare il pellegrinaggio a
persone in gravi difficoltà morali e spirituali e a volte
persino disperate e quasi sempre ne hanno tratto grandi benefici. Non
di rado si tratta di giovani e di uomini, assai meno disponibili alle
facili emozioni. Ma è soprattutto il fascino che Medjugorje
esercita sui più lontani che impressiona. Persone da anni
lontane dalla Chiesa, e n0n di rado critiche nei suoi confronti,
scoprono in quella parrocchia sperduta i tratti di semplicità
e fervore che li avvicinano alla fede e alla pratica della vita
cristiana. E’ inoltre straordinario il fatto che, nonostante la
fatica e la spesa del viaggio, molti non si stanchino di ritornare
come cervi assetati alle sorgenti dell’acqua. Non vi è
dubbio che a Medjugorje vi sia una grazia speciale che rende questo
posto unico e irripetibile. Di che cosa si tratta?
Il fascino
irresistibile di Medjugorje è dato dalla presenza di Maria.
Sappiamo che queste apparizioni sono diverse da tutte quelle
precedenti della Madonna perché sono legate alla persona del
veggente e non a un luogo particolare. In questo lungo periodo la
Regina della pace è apparsa in innumerevoli luoghi della
terra, ovunque si siano recati i veggenti o vi abbiano dimorato.
Eppure nessuno di essi è divenuto un “luogo santo”.
Solo Medjugorje è la terra benedetta, il centro di
irradiazione della presenza di Maria. Lei stessa in alcune occasioni
ha tenuto a precisare che i messaggi lei li dà “lì”,
anche se la veggente Marija, che li riceve, si trova in Italia. Ma
soprattutto la Regina della pace ha affermato che a Medjugorje lei dà
particolari grazie di conversione. Ogni pellegrino che entra in
quell’Oasi di pace è accolto e abbracciato da una
presenza invisibile ma reale. Il cuore, se è disponibile e
aperto al soprannaturale, diviene un terreno dove vengono gettati a
piene mani i semi della grazia, che a suo tempo daranno i loro
frutti, secondo la corrispondenza di ognuno.
Il punto focale
dell’esperienza che i pellegrini fanno a Medjugorje è
proprio questo: la percezione di una presenza. E’ come se uno
all’improvviso scoprisse che la Madonna esiste davvero e che
essa è entrata nella sua vita occupandosi di lui. Tu
obbietterai che un buon cristiano già crede alla Madonna e la
prega nelle sue necessità. E’ vero, ma il più
delle volte Dio non è presente nella nostra vita come una
persona di cui sperimentiamo l’amore e la sollecitudine nel
nostro vivere quotidiano. Crediamo a Dio e alla Madonna più
con la mente che col cuore. A Medjugorje molti scoprono la presenza
di Maria col cuore e la “sentono” come una madre che li
segue con sollecitudine, avvolgendoli col suo amore. Nulla è
più straordinario e sconvolgente di questa presenza che scuote
i cuori e gonfia di lacrime gli occhi. Non pochi a Medjugorje
piangono di commozione perché per la prima volta nella loro
vita hanno sperimentato quanto Dio li ama, nonostante una vita di
miserie, di lontananza e di peccati.
Si tratta di una
esperienza che cambia radicalmente la vita delle persone. Sono molti
in effetti a testimoniarlo. Tu credevi che Dio fosse lontano, che non
si prendesse cura di te e che avesse troppe cose a cui pensare per
posare gli occhi su un miserabile come te. Eri convinto di essere un
poveraccio che Dio forse guardava con severità e con poca
considerazione. Ma ecco che scopri che anche tu sei oggetto
dell’amore di Dio, non diversamente da tutti gli altri, anche
se sono più vicini a lui di te. Quanti ragazzi drogati a
Medjugorje hanno riscoperto la loro dignità e un nuovo
entusiasmo di fronte alla vita, dopo aver toccato gli abissi della
vergogna! Avverti l’occhio compassionevole di Maria che si posa
su di te, percepisci il suo sorriso che ti incoraggia e ti infonde
fiducia, senti il suo cuore di madre che batte di amore “solo”
per te, come se tu solo esistessi al mondo e la Madonna non avesse
altro di cui occuparsi se non della tua vita. Questa esperienza
straordinaria è la grazia per eccellenza di Medjugorje ed è
tale da cambiare radicalmente la vita delle persone, per cui non
pochi affermano che la loro vita cristiana è cominciata o
ricominciata il momento dell’incontro con la Regina della
pace.
Scoprendo la presenza di Maria nella tua vita scopri
anche l’importanza fondamentale della preghiera. La Madonna
infatti viene soprattutto per pregare con noi e per noi. Lei in un
certo senso è la preghiera vivente. Il suo magistero sulla
preghiera è straordinario. Si può senz’altro
affermare che ogni suo messaggio è un’esortazione e un
insegnamento sulla necessità di pregare. A Medjugorje però
ti rendi conto che non bastano né le labbra né i gesti
esterni e che la preghiera deve nascere dal cuore. In altra parole la
preghiera deve diventare un’esperienza di Dio e del suo
amore.
Non puoi raggiungere questo traguardo dall’oggi
al domani. La Madonna ti dà dei punti di riferimento a cui
essere fedele: le preghiere del mattino e della sera, il santo
rosario, la santa Messa. Ti invita a punteggiare la giornata di
giaculatorie, in modo da santificare ogni istante che vivi. Se sei
fedele a questi impegni, anche nei momenti di aridità e di
stanchezza, pian piano la preghiera zampillerà dal profondo
del tuo cuore come una polla d’acqua pura che irrora la tua
vita. Se all’inizio del tuo cammino spirituale, e specialmente
quando sei ritornato a casa da Medjugorje, sentirai la fatica, poi,
sempre più frequentemente, farai l’esperienza della
gioia del pregare. La preghiera di gioia è uno dei frutti più
preziosi del cammino di conversione che si inizia a Medjugorje.
La
preghiera di gioia è possibile? La risposta positiva viene
direttamente dalla testimonianza di tutti coloro che ne fanno
l’esperienza. Tuttavia, dopo alcuni momenti di grazia che la
Madonna ti fa sperimentare a Medjugorje, è normale che
sopravvengono i tempi del grigiore e accidia. Medjugorje è un
oasi che è difficile riportare nella vita di ogni giorno, con
i problemi assillanti del lavoro, della famiglia, oltre alle
distrazioni e alle seduzioni del mondo circostante. Devi perciò,
una volta rientrato a casa, crearti una tua oasi interiore, e
organizzare la tua giornata in modo tale che non manchino mai i tempi
della preghiera. Fatica e aridità non sono necessariamente
negative, perché attraverso questo passaggio ti rafforzi la
volontà e la rende sempre più disponibile a Dio. Sappi
che la santità non consiste nel sentimento, ma nella volontà
rivolta al bene. La tua preghiera può essere altamente
meritoria e gradita a Dio anche se non “senti” niente.
Sarà la grazia dello Spirito Santo a donarti la gioia nel
pregare, quando sarà opportuno e utile per il tuo progresso
spirituale.
Con Maria e la preghiera ti si svela la bellezza e
la grandezza della vita. Questo è uno dei frutti più
preziosi del pellegrinaggio, che spiega perché le persone
tornino a casa contente. E’ un’esperienza che coinvolge
molti, ma specialmente i giovani, i quali spesso arrivano a
Medjugorje in cerca di quel “qualcosa” che dia un senso
alla loro vita. Si interrogano sulla loro vocazione e missione.
Alcuni brancolano nel buio e provano nausea per un’esistenza
vuota e senza ideali. La presenza materna di Maria è quella
luce che li illumina e che apre loro nuovi orizzonti di impegno e di
speranza. La Regina della pace ha detto più volte che ognuno
di noi ha un grande valore nel piano di Dio, giovane o anziano che
sia. Ha chiamato tutti a raccolta nel suo esercito di testimoni,
affermando che lei ha bisogno di ognuno e che non può aiutarci
se noi non la aiutiamo.
Allora uno capisce che la sua vita è
preziosa per se stesso e per gli altri. Prende coscienza del mirabile
piano divino della creazione e della redenzione e del suo posto unico
e insostituibile in questo mirabile progetto. Sa che, qualunque sia
la sua occupazione qui sulla terra, umile o prestigiosa, in realtà
vi è un compito e una missione che il Padrone della vigna
affida a ognuno ed è qui che si gioca il valore della vita e
si decide del proprio destino eterno. Prima di arrivare a Medjugorje
forse credevamo di essere delle rotelle insignificanti di un
ingranaggio impietoso e anonimo. L’esperienza opprimente di una
vita piatta e grigia generava depressione e angoscia. Quando abbiamo
scoperto quanto Maria ci ama e quanto siamo preziosi nel suo piano di
salvezza, che lei sta realizzando su ordine dell’Altissimo,
siamo così contenti che ci metteremmo a cantare e a ballare
come Davide al seguito dell’Arca. Questa, caro amico, non è
esaltazione, ma felicità vera. E’ proprio così:
la Madonna rende felici, ma soprattutto rende operosi. Da Medjugorje
tutti ritornano apostoli. Hanno scoperto quella perla preziosa che
vogliono far trovare anche agli altri.
Ritornare a Medjugorje
Perché moltissimi pellegrini ritornano a Medjugorje? Ci
troviamo di fronte a un fenomeno che non si verifica in una misura
analoga per altri santuari. La grande maggioranza di chi si è
recato nella parrocchia di Maria, non appena possibile progetta un
nuovo viaggio. Questo riguarda tutti, i più vicini come i più
lontani. Alcuni vi ritornano ogni anno, o più volte all’anno.
E’ come se avessero trovato lì una nuova residenza, dove
trascorrere i momenti di riposo, dopo le logoranti fatiche del
lavoro. Ci sono quelli che risparmiano durante l’anno per
potersi godere le ferie al mare, ai monti o in campagna, ma ci sono
anche quelli che fanno sacrifici per poter ritornare a Medjugorje.
Non è raro il fenomeno di singoli e famiglie che vi
trascorrono i periodi di vacanza, per la durata non solo di giorni,
ma di settimane. Come si spiega tutto ciò? La ragione in fondo
è semplice: si ritorna a Medjugorje perché lì la
Madonna è viva. Il richiamo irresistibile di Maria si fa
sentire di nuovo molto presto nel cuore. Il suo progetto di istruire,
guidare e fortificare nella fede la nostra generazione esige un lungo
e paziente accompagnamento. Queste apparizioni sono le ultime, ha
affermato la Regina della Pace, e poi non apparirà più
sulla terra. Sono un evento assolutamente eccezionale che prepara la
Chiesa e il mondo a superare una “crisi” che non ha
precedenti nella storia dell’umanità. Questo tempo è
il tempo di Maria, ma anche quello della potenza delle tenebre. La
Regina della pace durante questi anni sta preparando l’esercito
della testimonianza e della vittoria. Il ritorno a Medjugorje fa
parte del piano di Maria perché il tempo della prova non ci
trovi impreparati. E’ però necessario che tutto questo
non si risolva in un’ abitudine o in una collezione di viaggi
da esibire come prova della propria fedeltà. Se ogni volta il
cuore non si rinnova, si fanno chilometri sull’asfalto ma non
lungo il cammino della perfezione. Ecco perché ogni salita sul
Podbrdo deve essere un evento dello spirito, un desiderio di
rinnovarsi interiormente e di compiere con Maria il pellegrinaggio
della propria vita. Il ritorno a Medjugorje va collocato nel proprio
personale cammino di santità e nello sforzo quotidiano di
conversione che non deve mai cessare.
Verrà un momento
in cui anche i tiepidi e gli scettici decideranno finalmente di
intraprendere il santo pellegrinaggio a lungo rinviato. Non sappiamo
se allora le grande agenzie di viaggi, attirate dai profitti,
scenderanno in campo. Questo avverrà quando sulla montagna
apparirà “il segno visibile, indistruttibile, durevole,
bellissimo, che viene dal Signore”. Molti allora accorreranno
sulla collina, spinti dalla curiosità. Ma sarà troppo
tardi per convertirsi.