Messaggio del 2 agosto 2007:Cari figli, oggi guardo nei vostri cuori e, guardandoli, il mio cuore si stringe nel dolore. Figli miei, vi chiedo amore incondizionato e puro verso Dio. Saprete di essere sulla retta via quando con il corpo sarete sulla terra ma con l'anima sempre con Dio. Attraverso questo amore incondizionato e puro vedrete mio Figlio in ogni uomo. Sentirete l'unione in Dio. Io come Madre sarò felice perché avrò i vostri cuori santi e uniti. Cari figli, avrò la vostra salvezza. Vi ringrazio. PENTIRSI
LA PREGHIERA DI PENTIMENTO
Il problema fondamentale della mia esistenza è questo: fare
la volontà di Dio, cioè essere come Lui mi vuole. In
termini concreti è togliere dalla mia vita tutto ciò
che a Lui dispiace, modellando la mia vita sulla fedeltà
assoluta ai piani di Dio. Ma per arrivare lì occorre che io
conosca me stesso in profondità; che tolga tutte le maschere
che porto in volto; che raddrizzi e curi tutte le storture che sono
presenti in me.
In una parola: devo conoscermi per convertirmi. E’
un’esigenza di amore, è una tappa del mio amore concreto
a Lui, tappa che posso e che debbo raggiungere se voglio essere
fedele alla sua volontà. Si avvia così la preghiera di
pentimento.
L’ESPLORAZIONE DI ME STESSO
Debbo fare la verità dentro di me se voglio conoscermi e se
voglio correggermi. In me ci sono tante zone d’ombra, angoli di
buio in cui il mio sguardo non arriva mai o per complicità, o
per ingenuità, o per abitudine. Angoli, che se non mi accingo
ad esplorare, rendono vana qualunque volontà di
conversione.
La preghiera deve essere anzitutto un patto di onestà
con me stesso. Aiutarmi a vedere in faccia i miei mali, per
riprovarli e per trovare il modo di correggerli.
La preghiera,
cioè il rapporto intimo, filiale con Dio, mi è appunto
data per questo: per diventare come Dio mi vuole.
Con la guida
della psicologia tentiamo di fare luce dentro i mali che portiamo in
noi.
L’uomo non è un essere armonioso. In lui domina
una triarchia, tre principi che interferiscono continuamente
influenzandosi e sovente danneggiandosi mentre dovrebbero
armonizzarsi per la felicità dell’uomo.
C’è
la sfera biologica, la realtà fisica il crpò, che fa
come da guscio ai tesori più profondi dell’uomo.
c’è
la sfera psichica, la psiche, che è la parte dell’uomo
che fa come da ponte tra il corpo e lo spirito.
C’è
la sfera spirituale, lo spirito, la parte più elevata
dell’uomo, la sede d’ogni suo comando interiore ed
esteriore, il suo tesoro più geloso, il principio per cui
l’uomo pensa, vuole, ama.
Lasciamo da parte i mali fisici o
i condizionamenti fisici, cioè quegli ostacoli che operano
sull’esteriore dell’uomo. Lasciamoli da parte non perché
non siano molto importanti, ma perché in sé non sono
mali così rilevanti da danneggiare la condotta morale
dell’uomo di fronte a Dio.
Esaminiamo invece i mali che
affliggono la psiche e quelli che insidiano la sfera dello spirito.
Sono mali importantissimi perché condizionano il suo
comportamento morale, la sua condotta rispetto alla volontà di
Dio.
- Osiamo affermare: finché questi mali non sono ben
conosciuti da noi, la nostra vita di preghiera non sarà mai
ben fondata, perché non saranno affrontati i problemi di
fondo, cioè il nostro comportamento pratico di fronte alla
volontà di Dio.
Sono questi mali, a cui con troppa facilità
condiscendiamo, che bloccano la nostra libertà e ci
impediscono la fedeltà a Dio: questi mali devono diventare i
primi obiettivi della nostra preghiera. Sono in questi mali che si
annidano tutte le nostre meschinità e i nostri tradimenti.
E’
su di essi che deve operare molto la preghiera, perché è
partendo di lì che io posso compiere una maturazione
spirituale autentica, una vera conversione a Dio.
CINQUE DEMONI
Cominciamo dai mali che insidiano normalmente la psiche.
Lo
psicologo William Parker afferma che la nostra psiche è sempre
assediata da cinque mali che lui osa chiamare demoni. Sono come
cinque focolai di infezione. Sono mali fastidiosi, a volte
opprimenti, contro cui l’uomo fa scattare sempre i suoi
meccanismi di difesa, a volte consciamente, a volte
inconsciamente.
La prima vittoria contro questi mali è
accettarli, la seconda è accettare i meccanismi di difesa,
spesso troppo ingenui con cui li affrontiamo e trovare invece i
meccanismi di difesa giusti.
I cinque mali sono:
l'odio, la
paura, il senso di colpa, il senso di inferiorità. il
vittimismo.
William Parker affermerebbe che tutti i mali che
travagliano la psiche e ci causano problemi gravi di sofferenza si
riducono più o meno sempre a questi cinque focolai di
infezione.
Naturalmente noi reagiamo contro di essi. E’ il
principio di conservazione che ci obbliga a farlo. Ma troppo spesso
gli strumenti di difesa sono inadeguati. L’apparato difensivo
sovente si riduce ad una rimozione immaginaria del male, senza andare
alla radice.
Ecco i nostri principali meccanismi di difesa:
la
negazione del male, la giustificazione, la proiezione del male su
altri o su altro, la reazione violenta, quindi irrazionale. Sovente i
nostri meccanismi di difesa sono così inadeguati che questi
mali ci travagliano anche nel fisico, hanno effetti deleteri anche
sul nostro corpo.
William Parker li ha analizzati
così:
depressione psichica, ansia, disordini
psicosomatici.
Nei suoi pazienti questo psicologo ha notato certi
disordini psicosomatici che hanno prodotto ulcere, asma, emicranie,
artriti, disturbi cardiaci, acne.
Ma finché non andiamo
alla radice di questi mali che minano la psiche, è inutile
curare i sintomi. La preghiera ha questa forza: controllare i mali
profondi della psiche. William Parker l’ha anche dimostrato
scientificamente attraverso esperimenti di grande serietà
scientifica e spirituale.
Cominciamo dunque dallo smascherare i
mali che ci disturbano di più, ci rendono infelici e ci
sbarrano la strada per essere ciò che di fronte a Dio dobbiamo
essere. Ecco dei “tests” semplici e abbastanza completi
per fare un lavoro serio per la conoscenza di noi stessi.
Odio
— test:
Ho spirito di vendetta quando sono
offeso?
Sono un criticone degli altri?
Mi faccio bello sugli
altri?
Godo quando qualche disgrazia colpisce il prossimo?
Godo
delle brutte figure degli altri?
Sono apprensivo? Sono impaziente
ai semafori?
Mi arrabbio con i guidatori imprudenti?
Opprimo
qualcuno più debole di me?
Arno aver gente sottomessa a
me?
Godo di umiliare? “mettere a posto” gli altri?
Do
colpa delle mie difficoltà agli altri?
Ho la convinzione
che gli altri ce l’hanno con me?
Sospetto che gli altri mi
prendano in giro? che parlino di me? che non mi stimino?
Ho
pregiudizi razzisti?
Sono sospettoso? sono geloso?
Trovo con
facilità sbagli nel comportamento degli altri?
Sono incline
al sarcasmo?
Sono aggressivo nei pensieri, nelle parole, nelle
azioni?
Sono intollerante davanti ad una opinione opposta alla
mia?
Ho spirito di vendetta?
Paura — test:
Come
prima reazione mi tiro indietro quando ricevo un incombenza?
Sento
sovente la tentazione di lasciar perdere una cosa che mi espone alla
brutta figura?
Ho timidezza davanti a superiori o persone
importanti?
Quando sono contestato preferisco soffrire in silenzio
invece di parlare?
Ho paura a dipendere dagli altri?
Rifiuto la
collaborazione degli altri?
Preferisco far da solo?
Le brutte
figure sono un dramma per me? Cerco sempre la forza degli altri? Ho
bisogno della radio accesa o della TV accesa per potermi
distrarre?
Ho paura del futuro? Sono superstizioso? Ho paura delle
disgrazie? Fantastico su quello che può succedere, a me ed a
persone che amo?
Senso di colpa (rimorso
irrazionale) — test:
Credo che in me ci sia qualche
colpa che non è perdonata?
Ho nel mio passato qualcosa che
non ho mai osato manifestare a nessuno? da cui cerco sempre di
distogliere il pensiero?
Ci sono argomenti su cui non voglio
assolutamente pensare o parlare?
Cerco l’anonimato quando
sono con gli altri? Io faccio anche se sono solo?
Faccio o sento
di fare cose che sono contrarie alle mie convinzioni o alla mia
natura?
Ho sempre dei dubbi sulle mie responsabilità
morali?
Sono travagliato da scrupoli nella mia vita morale?
Temo
continuamente di aver fatto dei danni al prossimo?
Ho un’amarezza
inguaribile per dei torti che ho fatto?
Senso di inferiorità (timidezza irrazionale) —
test:
Preferisco essere solo che con gli altri? Sono
agitato davanti agli altri? o troppo riservato?
Sono troppo
suscettibile alle critiche degli altri o ai confronti degli
altri?
Critico gli altri nei difetti che ho io? Mi “butto
giù” con facilità?
Do molta importanza alla
bella figura? a chi ha successo? a chi ha maggior
intelligenza?
Umilio facilmente chi è inferiore a me come
posizione? chi è più giovane o inesperto?
Cerco
compensazioni sognando cose più grandi di me?
Vittimismo — test:
Mi lamento dentro di me
di non essere compreso?
Ho paura di essere scartato? o poco
stimato?
Parlo sovente di ingiustizie o torti veri o immaginari
che ricevo o che ho ricevuto?
Mi confronto sempre con chi fa
meglio di me? Ho l’abitudine di brontolare per un lavoro, le
incombenze, le persone, le situazioni?
Mi lamento di non avere la
considerazione che merito?
Penso sovente ai miei meriti? ne parlo
sovente? Penso di essere una persona sfortunata, non dotata?
I MALI DELLO SPIRITO
Ma per la conoscenza di noi stessi non bisogna ancora fermarci
qui. Dopo i mali che affliggono la sfera psichica dell’uomo,
occorre esaminare i mali che attaccano direttamente il mondo dello
spirito.
Potremmo dire che tutta la vita dello spirito umano si
esplica in queste tre operazioni:
pensare — volere —
amare
Operazioni dello spirito che noi, nel linguaggio comune,
esprimiamo generalmente così:
mente — volontà
— cuore.
Queste tre mirabili facoltà che innalzano
l'uomo su tutto sono la suprema grandezza dell’uomo. Ma l’uomo
deve pagare la sua grandezza. Anche in queste zone inaccessibili
l’uomo ha le sue lotte. E’ Dio che ci ha fatti così.
Ma Dio ci ha dato anche i mezzi per combattere.
La preghiera è
il più potente di tutti i mezzi. La preghiera è
l’energetico più profondo dello spirito con cui l’uomo
può rafforzare mente, volontà, cuore per diventare
quello che Dio attende da lui.
Potremmo dunque dire che i mali
fondamentali dello spirito sono:
l’irriflessione o il
difetto di concentrazione, la volontà debole, l’amore
insufficiente ed incostante.
Sono tre mali molto gravi perché
minacciano i tesori più grandi dell’uomo.
Potremmo
quasi dire che se questi tre mali, che minacciano la mente, la
volontà, il cuore fossero eliminati, sarebbero eliminati in
gran parte tutti i mali della nostra psiche. Anzi, i mali della sfera
psichica imperversano appunto perché favoriti dalla debolezza
della nostra riflessione, della fiacchezza della nostra volontà
e dal difetto di amore che portiamo in noi.
Che ruolo dovrebbe
dunque avere la preghiera? Il compito di curare la nostra
irriflessione, il compito di rafforzare la volontà debole, il
compito di guarire l’amore poco generoso.
Chi non avverte
che dal nostro difetto di concentrazione, dal nostro difetto di auto
dominio, dalla nostra superficialità nell’amore sono
toccati quasi tutti i nostri problemi quotidiani?
Chi non sa che
la nostra vita dipende quasi tutta dalla forza del nostro pensiero,
dall’energia della nostra volontà, dall’impegno
del nostro amore?
Chi non sa che il santo non è altro che
l’uomo con forte capacità di riflessione, forte capacità
volitiva, forte capacità di donazione?
Convertirci con la
forza di Dio.
E’ solo questo in fondo la preghiera di
pentimento. La preghiera è lo strumento di conversione.
E’
solo con la forza di Dio che possiamo sperare di convertirci. La
forza di Dio, normalmente, ci viene con la preghiera.
DIO ESAUDISCE LA PREGHIERA
E’ una verità fondamentale. Se questa convinzione non
è ben radicata in noi, difficilmente faremo dei passi decisivi
nella conversione. Gesù detta delle norme precise di
comportamento nella preghiera:
Se uno di voi ha un amico e va da
lui a mezzanotte a dirgli: « Amico, prestami tre pani... »
(Lc. XI, 5)
Il caso tipico in cui bisogna rispondere: «
se è così, va’ a farti benedire! ». Gesù
continua:
Se quegli dall’interno gli risponde: « Non
mi importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini
sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli » (Lc. Xt,
7)
Insomma, non solo tu sei uno scocciatore imprevidente, ma
io sono in una situazione impossibile: per tre pagnotte non posso
svegliare tutta la famiglia. Dunque spiega Gesù, in una
situazione così assurda che cosa succede tra voi uomini?
Vi
dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si
alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua
insistenza “. (Lc. XI, 8.)
Se insistete, direbbe Gesù,
con un buon vicino la spuntate sempre. Se non gioca più
l’amicizia, giocherà il bisogno di togliersi un noioso
dai piedi.
Dunque? dunque insegna solennemente Gesù:
prima
convinzione sulla preghiera che dobbiamo avere è: insistere
nel chiedere, chiedere con sicurezza di ottenere, chiedere con
caparbietà. In altre parole è chiedere con vera fede,
cioè con la sicurezza assoluta di essere esauditi.
Io vi
dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e
vi sarà aperto, perché... (tra voi uomini, sottintende,
la vostra psicologia è fatta così: alla fine il buon
cuore trionfa sempre; molto più questo deve avvenire con Dio,
che è soltanto bontà) perché chi chiede ottiene,
chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto “. (Lc. XI,
9)
L’amicizia tra due vicini porta così, direbbe
Gesù, il buon cuore la vince sempre e tanto più sarà
con Dio, che è qualcosa di più che un buon vicino.
E
Gesù, per non lasciare sottintesi, va oltre. Dio è un
padre, non un buon vicino! Allora presenta il caso assurdo di un
padre: “Qual padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane gli
darà una pietra? o se gli chiede un pesce gli darà al
posto del pesce una serpe? o se gli chiede un uovo gli darà
uno scorpione? Se dunque voi che siete cattivi sapete dare cose buone
ai vostri figli... ». (Lc. XI, 11)
Dunque, insegna Gesù,
la domanda a un padre ha sempre una sicura risposta: qui tra voi è
così, allora il vostro Padre celeste sarà da meno? Sì,
ve lo garantisco, se a Dio padre chiedete un bene, Lui passerà
tutte le misure, vi darà la somma di tutti i beni; se gli
chiedete forza, vi darà la potenza stessa di Dio, supererà
ogni vostra richiesta ‘ ...quanto più il Padre vostro
celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono “.
(Lc. XI, 13)
Insomma, Gesù proclama con tutte le sue forze
di persuasione che la preghiera e sempre esaudita E’
fondamentale che entri nella nostra testa questa verità.
PRIMO: CREDERE
Ma credere veramente! Credere non a parole, ma a fatti. Credere,
cioè avere la convinzione, spiegava William Parker ai Suoi
pazienti, che se ho seminato un papavero, mi nascerà un
papavero e non un cavolfiore!
Quando ho pregato nelle condizioni
dovute, ho già ottenuto’ Si e proprio questo I
insegnamento solenne di Cristo. Chiedere con la convinzione di avere
già in mano ciò che si è chiesto. Si capisce,
intercorre uno spazio tra il momento in cui ho messo giù,
sotto terra, il seme di papavero e il momento di vederlo spuntare
fuori. Ma io devo essere certo che, se il terreno è adatto, mi
spunterà il papavero e non il cavolfiore. Si capisce che tra
la richiesta a Dio e la grazia intercorre un momento di attesa. Ma la
mia attesa deve essere certezza assoluta di essere esaudita.
Gesù,
per non lasciare dubbi, spiegherà così:
“Abbiate
fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte,
levati e gettati in mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che
quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per
questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera abbiate
fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato “. (Mc. XI,
22)
Gesù proclama solennemente che, dopo aver pregato, devo
avere una certezza incrollabile in Dio.
Fatto questo è
garantito l’intervento di Dio; è indispensabile però
fare il secondo passo.
SECONDO: COLLABORARE
Primo: credere nella forza di Dio; secondo: rimboccarci le maniche
e unire alla forza di Dio tutta la nostra collaborazione.
Il
Signore non prescinde mai da questa collaborazione. Sarebbe un
assurdo. Dio normalmente, non opera senza di noi. Se non Io facesse,
non sarebbe un buon padre, perché ci educherebbe all’inerzia;
nessun padre terreno vuole il male dei propri figli, tanto meno
Dio.
Qui sta il problema di tutte le nostre preghiere non
esaudite. Se siamo sinceri, quando una preghiera non va ad effetto,
manca spesso di queste due cose: o. la Fede o la collaborazione.
Dio,
come può ascoltare la richiesta di uno che non crede nella
richiesta stessa o si lava le mani rifiutando di dare a Dio la sua
parte di collaborazione?
Che Dio chieda la nostra collaborazione è
chiaro in tutto il Vangelo: Vegliate e pregate per non cadere in
tentazione “. (Mt. XXVI, 41)
Il “vegliate e pregate “,
monito di Cristo al Getsemani, significava tante cose per gli
Apostoli: non solo un richiamo a stare svegli, era certamente un
richiamo a rafforzarsi nella buona volontà e poi,
naturalmente, a chiederne la forza a Dio.
Ma Gesù non ha
usato mezzi termini a domandare all’uomo tutta la
collaborazione della sua buona volontà.
Si pensi alla
parabola dei talenti, la parabola che presenta il mistero della vita
umana, ove il servo che sta con le mani in mano è privato di
tutto e buttato fuori e si pensi al monito di Gesù:
“Non
chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno (non chi fa
soltanto parole e ha pii desideri), ma chi fa la volontà del
Padre mio” (chi agisce, chi collabora). (Mt. VII, 21)
Come
sarò sicuro di dare tutta la mia collaborazione a Dio insieme
alla mia preghiera fiduciosa?
Ecco delle norme molto importanti
nel pregare:
Accettare le nostre responsabilità
Onestà
e logica ci impediscono di credere nella potenza magica della
preghiera. Con una preghiera non posso sognare che Dio collabori con
me a liquidare una situazione di male che io ho creato con anni di
inerzia o di cattive abitudini. Dio non sarei,be onesto se
rispondesse a questa mia leggerezza.
Una situazione di male, che
io devo superare, la posso smuovere solo se mi accanisco contro di
essa con molto metodo e costanza. Pezzo per pezzo posso anche
frantumare una montagna. E Dio mi sarà vicino a sorreggere la
mia forza e anche a sorreggere la mia costanza se mentre lotto, prego
con fede.
Essere costanti
Se la preghiera, per me, è solo
una ruota di scorta che tiro fuori in casi di emergenza, allora posso
attendere ben poco dalla mia preghiera. No, non è una ruota di
scorta, è tutta la macchina, è tutta la vita.
Devo
crearmi della preghiera un bisogno tale da non poterne più
fare a meno. Devo abituarmi a camminare con Dio in tutte le lotte.
Abituarmi a “tirare a due “; se io mi fermo, abitualmente
Lui si ferma o fa finta di fermarsi per stimolarmi; se io riparto,
Lui riparte.
Ma devo farmi un abito di preghiera. Abito che si
radica in me se io mi decido a dare sistematicamente alla mia
giornata un largo spazio, possibilmente fisso, per la preghiera e
legarmi ad una legge di autodisciplina irremovibile, una legge ferrea
come è la legge fisica del mangiare, del bere e del dormire.
Non sto un giorno senza rispondere a queste necessità fisiche:
non deve passare un giorno senza rispondere al bisogno della
preghiera.
Essere precisi nel chiedere a Dio
Sembra ridicolo, ma
non è Lui che ha bisogno di questo, siamo noi. Essere precisi
nel chiedere significa essere sicuri che vogliamo veramente ciò
che chiediamo.
Sovente, dopo che abbiamo pregato, non sappiamo
che. cosa abbiamo chiesto: questo è la prova che non abbiamo
affatto volontà di collaborazione con Dio. E non dobbiamo
liquidare la nostra richiesta una tantum” per il semplice
motivo che liquidare così i nostri problemi significa già
poca volontà di collaborazione con Dio. No, dobbiamo seguire
la tattica del “Padre nostro “:
“Dacci oggi il
nostro pane quotidiano “. (Lc. XI, 3)
Se chiediamo per oggi
soltanto, come insegna Gesù, se chiediamo da ora fino alla
prossima volta che pregheremo, è quasi certo che la nostra
collaborazione ci sarà.
Momento per momento, situazione per
situazione noi siamo capaci di affrontare grandi problemi e tirar
fuori il meglio di noi stessi. E’ questo che Dio ci chiede. Dio
non può esaudire la pigrizia e la cattiva volontà.
Essere metodici nella preghiera
La preghiera è
come l’applicazione dei raggi X sui nostri mali, è la
cura medica dei nostri mali.
Essere metodici è un segno di
buona volontà. Una cura medica non si fa a vanvera, si fa con
precisione e metodicità.
Metterci di fronte ai nostri mali
con oggettività significa iniziare già il processo di
rimozione, è il primo passo verso la cura e la
guarigione.
Gerarchizzare i nostri mali: individuato il capo-
fila, su quello accanire la cura della preghiera.
Lavorare con
costanza sulle leve di comando dei mali, leve che guidano
tutto.
Pensare, volere, amare: sono queste le tre leve-comando.
Non posso mai dimenticano. Sono leve da manovrare sempre insieme. Non
mi è lecito dormire.
Proprio come si guida una macchina:
volante, frizione, marce. Non posso occuparmi del volante
dimenticando le marce o la frizione. E’ assurdo; i tre comandi
devono sincronizzarsi. E io mi devo abituare talmente a questa
sincronizzazione da farlo quasi spontaneamente. Devo abituarmi a
rinnovare ogni giorno, a ogni preghiera, mente, volontà,
cuore: la forza del pensiero, la forza del volere, la forza
dell’amore; dopo la preghiera devo sentirmi ringiovanito nelle
idee, nella generosità, nella donazione. Perché lì
stanno le tre leve-comando di tutto il mio essere.
Questa è
la preghiera vera di pentimento, la preghiera della conversione a
Dio.