Intervista a René Laurentin
Quali sono le peculiarità di Medjugorje in questo tempo?
Medjugorje è la prima apparizione che è potuta durare sotto e durante la cortina di ferro, perché tutte le altre di cui si ha qualche notizia, che si sono verificate prima, sono state messe pesantemente sotto silenzio, e, qualche volta, anche dagli stessi vescovi costretti a farlo sotto la minaccia dei regimi comunisti. È davvero singolare che il governo jugoslavo in questo caso non abbia potuto nulla per reprimere le apparizioni, per soffocarne la notizia che si sparse veloce in tutto il mondo. E ciò in considerazione anche della persecuzione a cui sono stati sottoposti i veggenti, il parroco e molti altri tra fedeli, parrocchiani e credenti. Io stesso sono stato colpito: la milizia mi ha fermato in seguito a un mio articolo per France catholique, dove davo ampio risalto ai fatti di Medjugorje. Eravamo alla fine del 1983 o all’inizio dell’ 84, in un momento in cui si erano un pò assopiti i clamori di quel paesino sperduto tra le colline: ed ecco che il mio testo ridestò nuovi entusiasmi, e gli uomini del regime, che forse ancora meditavano la repressione, ne furono non poco disturbati.
E come hanno reagito?
Mi hanno arrestato. E condannato: mi accusarono di non avere dichiarato in dogana
i libri che portavo con me. Ma in dogana non mi avevano neanche fermato. Il
fatto è che tutta questa gente, qui per la Madonna, li aveva inviperiti.
Ma stavamo parlando delle peculiarità di Medjugorje...
Sì, continui...
Il primo aspetto è che Medjugorje ha scardinato la cortina di ferro jugoslava.
Poi c’è un secondo aspetto che riguarda la Chiesa. Nei messaggi
c’è un appello costante al rinnovamento spirituale della Chiesa.
Voi sapete bene che nell’Occidente sviluppato, nei Paesi atlantici, la
tendenza de gli stessi cristiani è quella di sottolineare gli aspetti
sociologici del messaggio evangelico, con la conseguenza di un impoverimento
della fede, se non dell’abbandono della pratica religiosa. Questo è
particolarmente riscontrabile in Francia, come in Germania e, forse un po’
meno, perfino in Italia: tutti Paesi in cui l’economia sembrerebbe l’unico
metro di vita rimasto, Paesi in cui ogni traccia di festa cristiana è
stata paziente mente cancellata e in cui tutto è ormai estraneo alla
fede. Ma questo genera, per asfissia, una sete di spiritualità, perché
lo spirito dell’uomo reclama qualcosa a cui attingere.
E Medjugorje risponde a questa sete spirituale della gente, l’aiuta a
riscoprire la fede di cui più nulla sapevano. Ne ho avuto prova io stesso
quando ho pubblicato il primo libro, e sono stato sommerso da centinaia di lettere
e di telefonate di persone che mi davano testimonianza di come l’esperienza
di Medjugorje avesse ridestato la fede. Conversioni, tante conversioni: ricordo
con affetto particolare un vecchio di ottan t’anni, che da trent’anni
aveva interrotto completamente la pratica religiosa pensando che i fatti raccontati
nel Vangelo fossero dei miti, e che mi raccontava con commozione come i giovani
di Medjugorje erano lì a dimostrare la realtà, e cioè che
siamo figli di Dio e che Dio ci ama e così la nostra Madre del Cielo.
E concluse il nostro colloquio dicendo- mi che aveva sentito il bisogno di confessarsi
e che già stava seguendo alla lettera le raccomandazioni della Madonna
di Medjugorje, compre so il digiuno.
Convertito a ottant ‘anni.
Sì, che bella cosa. E come lui in tanti, a tutte le età: tante
conversioni. E per questo mi sono a lungo prodigato a difendere i ragazzi veggenti
che, nel frattempo, sono cresciuti e che negli anni hanno subito anche attacchi
e campagne di discredito; come e soprattutto Vicka che, per quel che posso giudicare,
fa tutto quanto è nelle sue possibilità per seguire la volontà
di Dio.
Ma lei, a vent ‘anni dal suo primo libro «Appare
la Vergine a Medjugorje?», che cosa pensa?
Io non ho l’autorità ufficiale per decretare se le apparizioni
di Medjugorje avvengano oppure no. A livello mediatico, tuttavia, me l’hanno
in debitamente attribuita, creando confusione: se da Roma si invitava ad aspettare
un giudizio su delle apparizioni che sono ancora in corso, subito qualcuno asseriva
che io le avevo riconosciute per autentiche. E per questo ho deciso di accogliere
l’invito che mi è stato fatto di non scrivere più, almeno
per ora, su Medjugorje.
Ma lei ha parlato sempre bene di Medjugorje...
Sì, ne ho parlato bene, ma non ho mai riconosciuto le apparizioni, per
ché non è questo il mio compito. Io sono uno studioso e come tale
mi sono limitato all’analisi dei fatti, traendo le mie personali conclusioni
mediante il più accurato discernimento.
Ci parli del suo metodo, e del discernimento.
Analisi dei fatti e discernimento: è questo il metodo di qualsiasi studio
so che voglia operare in modo corretto. Il discernimento è un passaggio
fondamentale nella comprensione di un fenomeno complesso come le apparizioni:
chi se ne occupa non può prescinderne. Occorre una formazione al discernimento.
Questo vale anche nella formazione delle commissioni di competenza. Altrimenti
c’è il rischio di creare delle commissioni di grandi ufficiali
giuridici — esperti nel condurre un’inchiesta legale, ma carenti
nella valutazione degli aspetti spirituali — al pari di molti teologi
astratti che vivono lontani dal servizio pastorale, dai confessionali, dal contatto
coi fedeli.
Se uno non è confessore non sa niente del discernimento. Per questo nel
formare le commissioni bisognerebbe guardare ai parroci, ai maestri dei novizi,
ai rettori del Seminario, agli esorcisti: sacerdoti che hanno acquisito sul
campo un’esperienza e qualche volta anche un carisma di discernimento.
Ma, al posto di queste figure, spesso vengono nominati psicologi e psicanalisti
esterni alla Chiesa, in alcuni casi completamente inesperti del soprannaturale,
con il risultato che le loro conclusioni restano nei ristretti confini dell’esperienza
umana.
Ma ci spieghi meglio: che cos ‘è il discernimento, come va fatto?
Innanzitutto nessuno può dire «io ho il discernimento».
Esso esige in chi lo esercita moltissima preparazione e assoluta discrezione,
così che, generalmente, chi crede di avere il discernimento si illude,
perché il discernimento, come tutti gli altri carismi, è un dono
dello Spirito Santo che non è dato per sempre. Anche le apparizioni possono
cessare, e il veggente raccolto in profonda preghiera può pensare di
averle ancora, ed è un caso questo particolarmente difficile da discernere.
Un discernimento corretto richiede tempo e si attua in base ai diversi criteri
indicati dalla Chiesa, per stabilire se il veggente è sincero, se è
onesto, se ha una vita moralmente corretta o se è invece un bugiardo.
Un discernimento siffatto terrà certamente in gran conto anche degli
esami medico-scientifici, ma darà necessariamente uguale importanza anche
al giudizio spirituale, che richiede l’intuizione e l’introspezione
di chi vi ve nel Signore.
A Medjugorje i padri della parrocchia hanno creduto. Hanno le carte in regola
per un corretto discernimento?
Penso che ogni sacerdote normale sia abbastanza vicino al Signore da poter discernere
se si trova di fronte a un fenomeno soltanto psicologico o a un fenomeno spirituale;
se c’è una reale comunicazione tra il veggente e il Cielo. Una
considerazione che si accompagnerà poi a un’at tenta registrazione
dei frutti spirituali che seguono all’evento soprannaturale. Giudicate
l’albero dai frutti: è il criterio di Cristo stesso. Un buon albero
non può dare frutti cattivi.
Ho sentito però alcuni obiettare che Medjugorje è una
parrocchia come le altre, nel senso che ogni parrocchia dà buoni frutti...
Ma su questo non mi trovo d’accordo, come non è vera l’affermazione
del precedente vescovo di Mostar, mons. Zanic, il quale mi diceva che una reliquia
vera o falsa opera gli stessi miracoli e che un’apparizione vera o falsa
produce altrettante conversioni. È senz’altro vero che la grazia
di Dio può produrre e forse produce frutti buoni in ogni parrocchia e
magari anche attraverso una reliquia falsa, ma solo un’apparizione autentica
può dare frutti profondi e perseveranti. Vale sempre la parola di Gesù:
«Giudicate l’albero dai frutti».
Che frutti ha visto qui?
Vedo tantissimi frutti buoni. Anno dopo anno ho compilato una lista degli aspetti
positivi e una dei problemi di Medjugorje, e dirò che la prima è
molto più lunga e significativa, anche qualitativamente. Mi sorprendono
i frutti di preghiera — qui a Medjugorje come in tutti i Paesi del mondo
con la proliferazione di gruppi di preghiera Regina Pacis in costante aumento
— e il ritorno al digiuno: una buona pratica che si era perduta nella
Chiesa e che Medjugorje ha rinnovato, con almeno 100 mila persone che oggi nel
mondo lo praticano due volte alla settimana di mercoledì e venerdì
come richiesto. Il Papa ha molte volte riconosciuto privatamente i buoni frutti
di Medjugorje.
E le predizioni? I segreti?
Sono elementi che si accompagnano molto spesso alle apparizioni mariane, la
cui valutazione richiede particolare prudenza. Spesso, infatti, le predizioni
autentiche sono incomprensibili e non possono essere giudicate prima della loro
realizzazione. Lasciano spazio a un’interpretazione che deve necessariamente
rimanere simbolica. Questo perché può passare anche molto tempo
prima che la realizzazione degli eventi annunciati faccia chiarezza sulla predizione,
che in alcuni casi può rivelarsi imprecisa, come nel caso del terzo segreto
di Fatima, in cui si parlava dell’uccisione del Papa che non si è,
fortunatamente, verificata.
Si è chiuso il secondo millennio con qualche timore apocalittico,
ma i veggenti di Medjugorje insistono che la Madonna viene per incoraggiare
l’umanità, non per spaventarla: da qui la decisione di intitolare
un libro a Maria, alba del terzo millennio... Che ne pensa?
Maria è sempre origine, è sempre
un nuovo inizio; come Immacolata concezione è il principio della nuova
creazione, e con il suo «sì» è stata e continua a
essere l’alba del Nuovo Testamento.
Dal momento che la Chiesa non ha ancora approvato le apparizioni di Medjugorje,
i fedeli sbagliano nello scegliere questo luogo come meta di pellegrinaggio?
In che atteggiamento devono mettersi nei confronti dei messaggi?
Bisogna mettere le apparizioni nella giusta luce, perché è anche
per i veggenti che Cristo ha detto: «Beati quelli che non vedono e credono».
Non ha detto «beati quelli che vedono», e ciò significa che
i veggenti non sono più felici degli altri, e che potrebbero addirittura
essere meno felici. E molti cammini spirituali di cui negli anni sono venuto
a conoscenza potrebbero avvalorare questa ipotesi. D’altra parte, le apparizioni
non sono il Vangelo e non sono sullo stesso piano.
Ma allora a che servono le apparizioni?
Servono moltissimo, non fraintendetemi, solo che nulla aggiungono al la Rivelazione.
La funzione delle apparizioni è quella di ricordare i contenuti della
Rivelazione e di attualizzare profeticamente il Vangelo stesso.
Nell’analisi di un’apparizione, lunga o breve che sia, bisogna che
costantemente ci interroghiamo su quali corrispondenze si verifichino tra quell’avvenimento
e il Vangelo. È questo il metodo. L’unico possibile per cogliere
ogni apparizione nella sua pienezza, per rivelarne il senso che in genere attualizza
qualche contenuto del Vangelo in un determinato momento storico o per una particolare
crisi della Chiesa. Per esempio, a Lourdes, al di là dei messaggi, si
è voluto mettere in evidenza, anche attraverso Bernadette, la santità
dei poveri. La Vergine non a caso ha scelto Bernadette, la figlia di Fran Soubirous,
arre stato ingiustamente perché molto povero come il colpevole naturale
per il furto di due sacchi di farina. La Vergine l’ha scelta, e l’ha
messa sul piedestallo.
Ci sono legami tra Lourdes e La Salette, tra Fatima e Medjugorje?
Io credo che ogni singola apparizione vada analizzata come un atto profetico
a sé stante e non come una sinfonia con una nota qui e un’altra
che seguirà... Non dico che non ci siano relazioni tra un’apparizione
e l’altra, ma che a cercarle a ogni costo si rischia di fare affermazioni
azzardate. Quel che è certo è che ogni apparizione ha una sua
valenza per un certo periodo storico, o per un luogo, per un popolo, qualche
volta per tutta l’umanità.
Ma in un messaggio, qui, la Madonna avrebbe detto di venire a completare ciò
che aveva iniziato a Fatima...
Io posso solo tentare un’interpretazione: nella misura in cui Fatima par
la della conversione della Russia, Medjugorje è il luogo dove la Madonna
è potuta apparire per la prima volta, o perlomeno si è avuta notizia
di un’ apparizione, al di là della cortina di ferro.
A Lourdes la Vergine ha messo in evidenza la santità dei poveri,
e a Medjugorje?
La pace, che solo la fede può dare, e la conversione dei cuori a Dio,
che gli uomini sono invitati a mettere di nuovo al centro della loro vita. E
nei messaggi c’è un costante richiamo alle prime parole del Vangelo,
alla predicazione di Giovanni Battista, che, a gran voce, senza stancarsi, chiede
la conversione più radicale a Dio. E tutto è iniziato il 24 giugno
1981, giorno della sua festa.