Messaggio del 25 febbraio 2006:Cari figli, in questo tempo di grazia quaresimale vi invito ad aprire i vostri cuori ai doni che Dio desidera darvi. Non siate chiusi, ma con la preghiera e la rinuncia dite sì a Dio e Lui vi darà in abbondanza. Come in primavera la terra si apre al seme e porta frutto il centuplo, così il Padre vostro celeste vi darà in abbondanza. Io sono con voi e vi amo, figlioli, con amore tenero. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Padre Rene Laurentin: Medjugorje: obiezioni circa l'ecumenismo
Tratto dal libro “Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje” di René Laurentin
Un'eresia?
La seconda difficoltà contro
l'esemplare messaggio di Medjugorje riguarda l'ecumenismo. Per la
commissione diocesana oggi disciolta, costituiva una delle obiezioni
principali, e Roma l'ha accolta con la massima attenzione.
Il
corpo del delitto è costituito dalla risposta della Gospa a
una domanda scritta consegnata ai veggenti il 1° ottobre 1981 (in
un periodo nel quale venivano poste loro domande di ogni genere):
Domanda: – Tutte le religioni sono buone? (in croato,
dobre)?
Risposta: – Tutte le religioni sono uguali (iste)
davanti a Dio (Cronaca parrocchiale, p. 11).
Se questa
risposta attribuisce a tutte le religioni una stessa verità, o
un identico valore, l'apparizione sarebbe squalificata, in base al
criterio enunciato da s. Paolo: «Anche se un angelo del cielo
vi annuncia un vangelo diverso, sia anatema» (Gal 1,8); non
potrebbe trattarsi di un angelo di Dio.
Una fede irreprensibile
Tale interpretazione squalificante
sarebbe falsa: contraria alla fede dei veggenti e al messaggio di
Medjugorje. Non si può capire un linguaggio senza collocarlo
nel suo ambiente vitale, culturale e linguistico.
Il primo
elemento evidente è che i veggenti sono estranei a qualsiasi
relativismo. Alcuni rimproverano loro piuttosto una fede troppo
ingenua, un 'fondamentalismo', che prende alla lettera la Bibbia, il
catechismo e l'insegnamento integrale della Chiesa. La loro religione
è un amore incondizionato di Cristo e della Madonna, estraneo
a qualsiasi sincretismo o contaminazione. Hanno riferito
letteralmente la risposta della Gospa? Non è evidente, perché
essi riferiscono i messaggi globalmente, a memoria, dopo un periodo
di tempo che può variare, che rende possibili semplificazioni,
approssimazioni e trasposizioni. La loro ricostruzione dà
adito a molte sfumature. Da questo punto di vista, è probabile
(per analisi testuale e per correttezza) che la Madonna abbia
risposto, riprendendo il termine espresso nella domanda: Sì,
le religioni sono buone (dobre), nel senso con cui il Vaticano n ha
affermato che c'è del buono nelle grandi religioni: cioè
il loro legame con Dio e una conoscenza parziale di Dio e di Cristo.
Allora la sostituzione di uguali al posto di buone appare come uno
slittamento dei veggenti, dipendente dal linguaggio ambientale,
talmente forte che anche la penna di T. Vlasic ha lasciato passare
questo lapsus, non rendendosi conto quanto fosse sconcertante in
qualsiasi altra lingua.
Religione = nazionalità, nella cultura croata
Il linguaggio croato sulle religioni
ha caratteristiche molto particolari e, in ogni caso, l'ambiguità
della risposta riferita si capisce solo nella situazione concreta,
ben nota ai veggenti: una situazione di conflitto, dove anche
religione e nazionalità si confondono.
Il 10 gennaio
1983, Mirjana, interrogata sullo stesso argomento, rispose a fra
Tomislav Vlasic: “La Gospa ha detto spesso che i credenti,
soprattutto nei villaggi, per esempio qui a Medjugorje, si oppongono
agli ortodossi e ai musulmani. Non è una cosa buona. Essa ha
detto anche che c'è un solo Dio e che gli uomini si sono
divisi. Voi non siete cristiani se non rispettate le altre religioni,
la musulmana e la serba” (Intervista fatta a Mirjana da T.
Vlasic, in R. Faricy, Medjugorje, p. 60). La confusione è
evidente: essere serbo è una nazionalità, non una
religione; la religione predominante dei serbi è quella
ortodossa, ma i serbi che esercitano il potere a Belgrado non sono
ortodossi ma atei, cioè senza religione.
Il termine
improprio è dovuto al fatto che Mirjana riporta, usando il
linguaggio corrente, un'affermazione della Madonna risalente a molte
settimane prima.
Tale ambiguità è significativa per
esemplificare il clima ambientale, che permea non solo il linguaggio,
ma anche le istituzioni. La correlazione tra religione e nazionalità
è costante. Si ritrova anche nella Costituzione della
Federazione jugoslava: il governo comunista ha attribuito ai croati,
diventati musulmani, la nazionalità musulmana, per cui non
sono più croati! Ufficialmente non hanno altra nazionalità
che la loro religione: situazione paradossale in un regime ateo,
sebbene tale interferenza sia un fatto comune.
In tale
prospettiva, religione indica le persone, 'gli uomini di religione',
come si dice nei paesi dell'Est, e non le dottrine, le confessioni o
le istituzioni religiose. Il seguito immediato dell'affermazione di
Mirjana lo conferma:
– Voi non siete cristiani se non li
rispettate. Spesso le persone si burlano degli altri. Non rispettare
'le altre religioni', è burlarsi delle persone che le
praticano. Si tratta quindi delle persone e non delle religioni, né
della verità.
Fra Stanko Vasilj inquadra dal punto di vista
storico questa fluttuazione di vocabolario tra religione, nazione e
persona.
Qui, in Erzegovina, l'occupazione turca si è
protratta per 400 anni. Durante questo tempo, una parte della
popolazione croata è passata all'islam. Il sentimento
nazionale croato ne è risultato estirpato. La differenza era
data dalla religione. Qui, solo i cattolici venivano detti Krscani
(cristiani), i serbi Riscani e gli occupanti muslimani (musulmani).
La religione definisce quindi la categoria di appartenenza. Il
termine 'religione' non viene applicato alla dottrina, ma a queste
divisioni concrete e complesse. Per Vicka, dire che le religioni sono
uguali davanti a Dio, significa che tutti gli uomini sono uguali
davanti a Dio. Sua nonna, che ha quasi cent'anni, pensa ancora
secondo queste categorie.
A ciò si aggiunga l'importanza
assunta dal rispetto delle persone in questa situazione balcanica. È
una condizione di vita e di pace nazionale. I cattolici, incoraggiati
dal Concilio, si sono fatti onore in proposito. E le loro
affermazioni in merito evitano un'unica ambiguità: quella che
disprezzerebbe o umilierebbe le altre persone; questo può
spiegare alcuni incidenti di trasmissione dei testi riguardanti
questo argomento.
Tali ambiguità si sono ripresentate
continuamente nel mio colloquio con Vicka del 24 giugno 1987 (Daria
Klanac, interprete competente e sensibile, mi manifestò più
volte il suo imbarazzo).
R. Laurentin: – Chi ti aveva
proposto la domanda: Tutte le religioni sono buone (dobre)?
Vicka: — Qualcuno mi chiese di
farla, ma non mi ricordo chi.
R.L.: – I teologi
vedono nella risposta un grave errore. Gesù Cristo è
uguale o simile a Maometto o a Budda? E quelle religioni danno la
salvezza che è in Gesù Cristo?
Vicka (per la
quale i riferimenti a Maometto o a Budda sono arabo) risponde
cercando di star fuori da quella nebbia: – Se mi avessero
chiesto spiegazioni subito, sarebbe stato più chiaro. Dopo
molti anni, non oso interpretare di mia iniziativa. Lo lascio fare ai
teologi. Pregherò perché siano illuminati. La Vergine
mi ha detto che «tutte le religioni sono uguali davanti a Dio»,
cioè che tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio e che non
è Dio che fa le divisioni, ma gli uomini.
Insisto perché
chiarisca, ed essa aggiunge:
– Noi siamo tutti uguali
davanti a Dio, senza tener conto della religione o della nazione alla
quale apparteniamo. Rispettiamoci a vicenda!
In altre parole,
religione e nazione (che dividono profondamente la Federazione
jugoslava) non devono essere un ostacolo per il rispetto delle
persone. Buona risposta. Tuttavia insisto:
R.L.: – Ma
per te, Gesù o Maometto o Budda sono la stessa cosa?
–
Essa non capisce queste parole, mi dice Daria Klanac (che poi traduce
la risposta):
Vicka: – Gesù è vero Dio e vero
uomo. Gli uomini hanno creato le divisioni. Tutti gli uomini sono
uguali. L'amore è vera misericordia. La Vergine è
grande. Essa è nostra Madre. Essa non può essere
paragonata a nessun altro!
In questo colloquio, la fede di
Vicka, formata dalla Madonna, la porta continuamente a un commento
che va oltre il vocabolario ambientale e alla sua trasmissione
ambigua. La frase contestata, per lei significa certamente: «Tutti
gli uomini, uguali davanti a Dio, devono essere rispettati, a
qualsiasi religione appartengano».
Questo fatto è
culturalmente importante nel suo Paese e il fenomeno di Medjugorje ha
fatto progredire da una parte e dall'altra questo rispetto delle
persone al di là delle passioni ancestrali o ideologiche.
Un leitmotiv
Molti messaggi convergono su questo
punto.
Il 18 agosto 1982 (CP 77), Mirjana trasmette alla Gospa una
domanda su una ragazza, certamente cattolica, che doveva sposare un
ortodosso. La risposta comincia con un'ambiguità analoga:
–
Ai miei occhi e a quelli di Dio, tutto è uguale.
Come
la Chiesa, nemmeno la Vergine proibisce ì matrimoni misti e
invita a rispettare l'uguaglianza delle persone, ma anche il bene
della vera fede, come conferma la parte finale della risposta. La
Vergine, in conclusione, sconsiglia tale matrimonio, per ragioni
pratiche e per salvaguardare la rettitudine della fede.
–
È meglio che non si sposi con quell'uomo, perché avrà
da soffrire insieme ai suoi figli. Solo difficilmente potrà
vivere e seguire il cammino della fede.
La risposta della
Gospa a Marija, a proposito di un ragazzo zingaro ortodosso enuncia
chiaramente il senso del messaggio: «Sia i musulmani che gli
ortodossi, come i cattolici, sono uguali davanti a Dio e davanti a
me, perché siete tutti miei figli» .
Il teologo dirà:
«Non tutti nello stesso grado». Ma l'umiltà dei
veggenti impedisce loro di vantarsi del rapporto filiale privilegiato
che essi vivono. E meno male! Marija riferisce proprio l'essenziale
del messaggio: tutti gli uomini sono affidati a Maria come suoi figli
ed essa li ama di identico amore, senza discriminazione e senza
forzare loro la mano, non condizionata da alcuna reciprocità.
L'altro episodio (citato) nel quale una ragazza musulmana vede la
luce e beneficia di un'apparizione, rientra nella stessa ottica:
l'uguaglianza delle persone che appartengono a religioni diverse non
dipende solo dai diritti dell'uomo e dal rispetto delle persone ma
dal fatto che Dio li ama e che la sua grazia li chiama con quella
specie di predilezione attestata dal vangelo. Secondo la teologia più
classica, la Chiesa cattolica possiede la pienezza dei mezzi di
salvezza, ma la grazia non è circoscritta entro i confini
della Chiesa.
Nell'intervista del 10 gennaio 1983, T. Vlasic
insiste:
– Se la religione musulmana è buona, qual è
il ruolo di Gesù Cristo? Mirjana risponde prudentemente:
–
Di questo non ne ho parlato con la Gospa. Essa mi ha solo spiegato
quello che ho appena detto. Poi ha aggiunto: Questo succede
soprattutto nei villaggi, cioè la divisione (sprezzante)
provocata dalle religioni. Bisogna rispettare la religione di tutti,
ma conservare la vostra per voi e per i vostri figli.
Gesù Cristo, unico mediatore
Poco prima, Faricy riporta
quest'ultimo messaggio (non datato).
In Dio, non esiste religione
o divisione. Siete voi nel mondo che avete creato le divisioni.
L'unico mediatore è Gesù Cristo. Il fatto che
apparteniate a una religione o all'altra, non è indifferente.
Lo Spirito non è identico in ogni Chiesa.
Il 7 ottobre
(poco dopo la sconcertante risposta del 1° ottobre), un sacerdote
aveva posto questa domanda:
– Ci sono altri mediatori tra
Dio e gli uomini al di fuori di Gesù Cristo e qual è il
loro ruolo? Era una domanda trabocchetto, perché l'apostolo
Paolo, in 1 Tm 2,5 afferma che «c'è un unico mediatore
tra Dio e gli uomini». Vicka e Jakov, che trasmisero la
domanda, non caddero nella trappola. E riferirono così la
risposta della Gospa:
– C'è un unico mediatore tra
Dio e gli uomini. È Gesù Cristo (CP 14). Kraljevic
riferisce una risposta convergente dell'apparizione in risposta alla
domanda:
– Esistono differenze tra coloro che
appartengono a chiese diverse e a comunità differenti?
Risposta: – Non è la stessa cosa pregare in una comunità
o in un'altra. La potenza dello Spirito santo non è identica
in tutte le chiese e la potenza dello Spirito santo all'opera nei
sacerdoti che guidano le comunità non è la stessa. Non
tutti i credenti pregano nello stesso modo [...]. L'unico mediatore
della salvezza è Gesù Cristo.
Il vocabolario
ambientale può essere ambiguo, ma non lo è certamente
la fede dei veggenti. La loro adesione al Cristo e a Maria è
incondizionata e assoluta.
Il nucleo del problema risiede proprio
nel vertice del messaggio: si tratta di promuovere l'ecumenismo
attraverso l'amore, in riferimento alle persone, al di là
delle ideologie. (Non confondo certamente le ideologie con il
dogma!). Questo i veggenti l'hanno capito perfettamente. Lo rivela
tutta la loro vita. Sono talmente impegnati in questo amore senza
frontiere che difficilmente riescono a inquadrare ciò che
ignorano, cioè il valore proprio di ogni religione,
riconosciuto dal Concilio (Dichiarazione Nostra aetate) e tutte le
questioni relative alla verità. Non è affatto disprezzo
della verità. A loro, anzi, appare del tutto evidente, dal
momento che sentono il bisogno di esplicitare l'assolutezza della
loro adesione all'unico vero Dio, e a Cristo unico mediatore e
salvatore. Essi vivono al di là dei problemi e delle
tentazioni che renderebbero utile una simile affermazione.
I
teologi della Sorbona riuscirono brillantemente a condannare Giovanna
d'Arco. La sua fede contadina cadde sotto i colpi della loro
ghigliottina. I teologi moderni saranno parimenti inclini a
condannare i veggenti di Medjugorje. Ma condanne di questo genere
rivelano soprattutto l'incomprensione che spesso regna tra
l'astrazione teologica e la fede ingenua dei cristiani e le loro
espressioni prive di ricercatezza. Ci sono voluti sette secoli per
dar ragione a Giovanna d'Arco contro i suoi dotti giudici. Speriamo
che il nostro secolo non ripeta i loro errori di valutazione,
risparmiando un così lungo tunnel. Infatti, l'eresia che viene
imputata ai veggenti e a Colei che appare loro, è certamente
estranea a loro e le ambiguità vanno interpretate alla luce
della loro cultura.
Il messaggio di Medjugorje, così
com'è stato dato, a briciole, in risposta a casuali domande e
soprattutto così com'è vissuto, senza ambiguità,
da credenti esemplari, consiste in questo: Amare tutti gli uomini
senza discriminazione, come li ama Dio, per primo, gratuitamente,
prima di qualsiasi merito, con una predilezione paradossale per i
peccatori (Mt 18,12–13). È il vertice del messaggio
stesso di Cristo. Contrariamente a quanto affermano alcuni teorici
della fede senza religione e secondo la dichiarazione del Concilio
Nostra aetate, la religione, in quanto legame con Dio, è un
bene. Tale legame, quando esiste, viene da Dio e va verso Dio. Le
divisioni non provengono da Dio ma dagli uomini peccatori, che si
sono allontanati dalla rivelazione. Dobbiamo quindi amare le
pecorelle smarrite, senza astio né complessi di superiorità,
perché siamo tutti peccatori e può succedere che i
pubblicani e le prostitute ci precedano nel regno di Dio, se un
giorno accoglieranno la grazia. Voi che siete i testimoni di questa
grazia, date loro anzitutto la testimonianza dell'amore, che li
attirerà verso la verità tutta quanta.