Messaggio del 25 marzo 2010:Cari figli, anche oggi desidero invitarvi tutti ad essere forti nella preghiera e nei momenti in cui le prove vi assalgono. Vivete nella gioia e nell’umiltà la vostra vocazione cristiana e testimoniate a tutti. Io sono con voi e vi porto tutti davanti al mio figlio Gesù e Lui sarà per voi forza e sostegno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Home :: Purgatorio
Suffragi per le anime del Purgatorio
Tre sono le opere di suffragio che possono dare sollievo alle
anime del Purgatorio che hanno un effetto meraviglioso su di loro:
•
La Santa Messa: la potenza amorosa di Gesù che si offre per
sollevare le anime.
• Le Indulgenze: la ricchezza della
Chiesa, donata alle anime del Purgatorio.
• La Preghiera: la
nostra potenza.
La Santa Messa
La Santa Messa è da considerarsi il miglior suffragio per
le anime del Purgatorio.
Già San Tommaso aveva indicato
nella Messa il miglior mezzo per liberare le anime sofferenti, tre
secoli prima che il Concilio di Trento si pronunciasse esplicitamente
“Le Anime del Purgatorio sono sollevate dai suffragi dei
fedeli, ma soprattutto dal prezioso sacrificio dell’altare”.
“Far
celebrare la Santa Messa per i cristiani, vivi o defunti, ìn
particolare quellì per cui si prega in modo speciale perché
vengono così sollevati dai tormenti,farò abbreviare le
loro pene; inoltre, ad ogni Celebrazione Eucaristica più anime
escono dal Purgatorio.
Con la Santa Messa, dunque, il sacerdote e
i fedeli chiedono e ottengono da Dio la grazia per le Anime del
Purgatorio, ma non solo: il beneficio speciale spetta sì
all‘anima per cui la Messa è celebrata, ma del suo
frutto generale è l’intera Chiesa a goderne.
Essa,
infatti, nella Celebrazione comunitaria dell‘Eucarestia, mentre
chiede e ottiene il ristoro delle anime dei fedeli e la remissione
dei peccati, aumenta, rinsalda e risveglia la sua unitcì segno
visibile, dell’invisibile “Comunione dei Santi
“.
All‘offerta di Cristo, nel sacrificio eucaristico,
si uniscono, infatti, non solo i membri che sono ancora sulla terra,
ma anche quelli che si trovano già nella Gloria del Cielo così
come quelli che stanno espiando le proprie colpe in Purgatorio. La
Santa Messa è offerta, dunque, anche per i defunti che sono
morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati, così
da poter entrare nella Luce e Pace di Cristo. Nell‘anafora,
inoltre, la Chiesa prega per i santi padri, i vescovi e tutti coloro
che sono morti, convinti che la Santa Messa sia la migliore offerta a
Dio per le anime che soffrono in Purgatorio, poiché è
l’offerta di Cristo stesso immolato per i nostri peccati
“.
(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1370-72)
LE MESSE DETTE “GREGORIANE”
Tra ciò che può essere offerto a Dio in suffragio
dei defunti, san Gregorio esalta, in assoluto, il Sacrificio
Eucaristico: a lui si deve l’introduzione della pia pratica
delle trenta messe continue, dette appunto gregoriane.
Istituì
tale devozione in seguito a un episodio avvenuto nel suo convento al
Celio (Roma).
Un monaco, esperto in medicina, di nome Giusto,
gravemente ammalato confida al fratello Copioso di aver tenute
nascoste tra i medicinali tre monete d’oro.
Copioso avverte
del fatto Gregorio che prende dei severissimi provvedimenti contro
Giusto, che ha violato la Regola del convento (questa ordina la
comunione di beni tra monaci).
Da quel momento Giusto viene
abbandonato a se stesso. Senza visite, né alcun genere di
conforto. Nell’abbandono e nella sofferenza dell’agonia,
il monaco si pente del suo peccato e “la sua anima abbandonò
il corpo nella stessa tristezza”. Il suo corpo è buttato
in un letamaio, con le tre monete d’oro, mentre i monaci
esclamano: “Che il tuo denaro sia con te per la tua perdizione
“.
Pur nella certezza che Giusto è dannato, Gregorio
tuttavia, per scrupolo, affida il seguente incarico a Prezioso
(priore del monastero): “Vai dunque, e da oggi stesso per
trenta giorni di seguito fai in modo di offrire per lui il
sacrificio, affinché non sia assolutamente tralasciato alcun
giorno, nel quale non sia offerta per la sua assoluzione l’ostia
salutare” Dopo i trenta giorni Giusto appare al fratello
Copioso per dirgli di essere ormai libero da ogni pena.
Commenta
san Gregorio: “Concordando simultaneamente visione e sacrUìcio,
ciò apparve con chiarezza, che il fratello, che era morto,
scampò al supplizio grazie all ‘ostia salutare”
Le indulgenze un dono della misericordia di Dio
“Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se
stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene
temporali, conseguenze dei peccati “. (dal Catechismo della
Chiesa Cattolica, n. 1498)
Il Catechismo tratta l’argomento
delle indulgenze al n. 1032 e, in modo sistematico, dal n. 1471 al n.
1479. Ma il testo fondamentale, come vedremo, è il Manuale
delle Indulgenze, Libreria Editrice Vaticana 1999. La celebrazione
del Giubileo del 2000 ci ha mostrato folle di pellegrini venute a
Roma con gioia e commozione da tutto il mondo per ottenere
l’indulgenza plenaria.
Ma questa fonte di grazia, per i vivi
e per i defunti, la Chiesa non la mette a disposizione solo ogni
venticinque anni. L’indulgenza, sia plenaria che parziale, può
essere ottenuta in molti casi e circostanze, anche ogni giorno.
Vogliamo, perciò, rendere più utile questo libretto
parlandone brevemente.
Che cos’è l’indulgenza?
Ecco quanto scrive in proposito il Catechismo della Chiesa
Cattolica:
“L’indulgenza è la remissione
dinanzi a Dio della pena temporale dei peccati, già rimessi
quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a
determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la
quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed
applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi “.
L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in
parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati”
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 147])
Un organismo, come
reazione all’introduzione di antigeni, (i germi patogeni che
causano le malattie), produce alcune sostanze proteiche, gli
“anticorpi”, che combattono questi germi e fanno guarire.
Qualche cosa di analogo avviene in quell’organismo spirituale
che è il Corpo Mistico di Cristo, cioè la Chiesa. I
meriti di Gesù Cristo, della Vergine e dei Santi diventano
difesa contro le malattie spirituali di tutti i membri del Corpo
Mistico.
La Chiesa, facendo tesoro del potere di sciogliere e di
legare conferito da Gesù ai suoi apostoli, e quindi alla
Chiesa stessa, ha utilizzato nei vari secoli, in vario modo, questo
strumento della misericordia di Dio in favore dei vivi e dei
defunti.
Nel nostro secolo, tutta la materia riguardante le
indulgenze è stata riveduta e riordinata dal Papa Paolo VI
che, il 1 gennaio 1967, ha proclamato la nuova Costituzione
Apostolica “Indulgentiarum Doctrina”
A questa ha fatto
seguito l’“Enchiridion Indulgentiarum “, cioè
l’elenco completo e riveduto di tutte le indulgenze plenarie e
parziali, compilato dalla Penitenzieria Apostolica, per volere e
sotto la direzione dello stesso Paolo VI.
Il tutto è
raccolto nel “Manuale delle Indulgenze, Norme e Concessioni “,
pubblicato in prima edizione nel luglio 1968, seguita da numerose
ristampe e nuove edizioni, la più recente della quale, la
quarta edizione che è (L.E.V) dell’Ottobre 1999 e che ha
annullato tutte le versioni precedenti, divenendo la versione di
riferimento. Tale opera costituisce il testo fondamentale in materia
di indulgenze.
Le pagine che seguono sono attinte, in maniera
molto succinta, e necessariamente non completa, da tale documento. Le
parti prese integralmente dal testo vaticano sono riportate tra
virgolette e in corsivo.
Citiamo anzitutto alcuni criteri
direttivi contenuti nella Costituzione “Jndulgentiarum
Doctrina” di Paolo VI: “Il fine che l‘Autorità
ecclesiastica si propone nella elargizione delle indulgenze, è
non solo di aiutare i fedeli a scontare le pene del peccato, ma anche
di spingere gli stessi a compiere opere di pietà, di penitenza
e di carità, specialmente quelle che giovano all’incremento
della Jède e al bene comune”
“Se poi i fedeli
offrono le indulgenze in suffragio dei defunti, coltivano in maniera
eccellente la carità e, mentre elevano la mente al cielo,
ordinano più saggiamente le cose terrene”
“...Pertanto
l’uso delle indulgenze eccita efficacemente alla carità
e la fa esercitare in modo eminente, allorché viene offerto un
aiuto ai fratelli che dormono in Cristo.
“Parimenti il culto
delle indulgenze ridesta la fiducia e la speranza di una piena
riconciliazione con Dio Padre...”
“Le indulgenze,..,
sebbene siano delle elargizioni gratuite, sono tuttavia concesse sia
per i vivi che per i defunti solo a determinate condizioni... che il
fedele... ami Dio, detesti il peccato, ponga la sua fiducia nei
meriti di Cristo e creda fermamente nel grande aiuto che gli viene
dalla comunione dei Santi...”
“La Santa Madre
Chiesa... non in tende assolutamente diminuire il valore degli altri
mezzi di santificazione e di purificazione ed in primo luogo del
sacrificio della Messa e dei sacramenti, specialmente del sacramento
della penitenza. Né vuole diminuire l’importanza di
quegli aiuti abbondanti, che sono i sacramentali, e delle opere di
pietà, di penitenza e di carità “.
Nelle note
introduttive al documento si precisa infatti che il principio
ispiratore della riforma è stato “di dare maggiore
respiro alla vita cristiana e di educare, più che alla
ripetizione di formule e pratiche, allo spirito di orazione e di
penitenza e all‘esercizio delle virtù teologali “;
ciò perché “le mutate condizioni dei tempi,
sembrano particolarmente adatte non solo per aiutare i fedeli a
soddisfare le pene dovute ai loro peccati, ma anche e soprattutto per
spingerli ad un maggiore fervore di carità “.
(Note
previe, nn. 2 e 4, passim.)
In seguito alla riforma è stata
abolita ogni distinzione in giorni, mesi ed anni: le indulgenze sono
distinte solo in plenarie o parziali. Inoltre “è abolita
la divisione delle indulgenze in personali, reali e locali perché
più chiaramente sia chiaro che le indulgenze sono concesse
alle azioni dei fedeli, sebbene esse siano talvolta collegate ad un
oggetto o ad un luogo “.
Vediamo qualche norma:
“Nessuno
può applicare le indulgenze che acquista ad altri che siano
ancora in vita “.
“Le indulgenze sia parziali che
plenarie possono essere sempre applicate ai defunti a modo di
suffragio”
“Il fedele, che almeno con cuore contrito
compie un ‘azione alla quale è annessa l’indulgenza
parziale, ottiene in aggiunta alla remissione della pena temporale,
che percepisce con la sua azione, altrettanta remissione di pena per
l’intervento della Chiesa”
“Il fedele che
devotamente usa un oggetto di pietà (crocifisso o croce,
corona, scapolare, medaglia) benedetto da un sacerdote qualsiasi, può
lucrare un ‘indulgenza parziale. Se poi tale oggetto è
benedetto dal Sommo Pontefice o da un vescovo, il fedele, che
devotamente lo usa, può acquistre anche l’indulgenza
plenaria nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo,
aggiungendovi però la professione di fede con qualsiasi
legittima formula”
“L’indulgenza plenaria può
essere acquistata una sola volta al giorno”
“L’indulgenza
parziale, invece, può essere acquistata più volte al
giorno, salvo esplicita indicazione in contrario” “Per
acquistare l‘indulgenza plenaria, oltre l‘esclusione di
qualsiasi affetto al peccato anche veniale, è necessario
eseguire l’opera indulgenziata e adempiere tre condizioni:
confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo
le intenzioni dei Sommo Pontefice “.
Quest’ultima
consiste nel recitare, secondo le intenzioni del Papa, un Padre
nostro e un’Ave Maria; tuttavia “è lasciata
libertà ai singoli fedeli di recitare qualsiasi altra
preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno”
Prima
di passare alle specifiche indulgenze, la nuova riforma prevede tre
concessioni di carattere generale. Esse sono:
1. “Si concede
l’indulgenza parziale al fedele che, nel compiere i suoi doveri
e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile
fiducia l’animo a Dio, aggiungendo, anche solo mentalmente, una
pia invocazione”
2. “Si concede l’indulgenza
parziale al fedele che, con spirito di fede e con animo
misericordioso, pone se stesso o i suoi beni al servizio dei fratelli
che si trovino in necessità”
3. “Si concede
l’indulgenza parziale al fedele che, in spirito di penitenza,
si priva spontaneamente e con suo sacrificio di qualche cosa
lecita
4. “Si concede l’indulgenza parziale al fedele
che, in particolari circostanze della vita quotidiana, rende
spontaneamente aperta testimonianza di fede davati agli altri “.
Non
può sfuggire l’importanza di queste quattro concessioni
al fine di stimolare nel fedele, al di là di ogni forma di
devozione o di preghiera, una condotta di vita ispirata ai principi
fondamentali del Vangelo.
Ora, veniamo ad alcune indulgenze
particolari che riportiamo succintamente e in maniera del tutto
incompleta. Iniziamo dalle indulgenze plenarie (che liberano in tutto
dalla pena temporale dovuta per i peccati).
Si può
guadagnare l’indulgenza plenaria in queste occasioni:
•
adorazione del Santissimo Sacramento per almeno mezz’ora;
•
recita consecutiva delle cinque decine del Rosario mariano meditando
i misteri del Rosario, in chiesa, in famiglia o in comunità;
•
esercizio della Via Crucis;
• lettura della Sacra Scrittura
fatta per almeno mezz’ora;
• visita di una chiesa dal 1
novembre a mezzogiorno al 2 novembre a mezzanotte, solamente per i
defunti;
• visita di un cimitero in uno dei giorni dal i
all’8 novembre inclusi, solo per i defunti;
•
partecipazione ad una cerimonia solenne di una prima Comunione o di
una Messa di un sacerdote o per un anniversario sacerdotale di
venticinque, cinquanta o sessant’ anni;
• rinnovo delle
promesse battesimali nel corso di una veglia pasquale;
•
adorazione della Croce durante la cerimonia solenne del Venerdì
Santo;
• benedizione papale ricevuta anche ascoltando la
radio o la televisione.
Precisiamo che, al momento della morte, la
Chiesa si mostra particolarmente misericordiosa per accordare
l’indulgenza plenaria.
Essa è donata per mezzo di un
prete, ritualmente, oppure acquistata dal morente mediante il
semplice fatto di baciare il Crocifisso, purché egli abbia
recitato durante la vita qualche preghiera. Se le condizioni indicate
sopra (confessione, comunione, preghiera per il santo Padre, non
attaccamento al peccato) non possono essere compiute interamente,
l’indulgenza è solamente parziale. Tuttavia non c’è
l’obbligo di confessarsi e comunicarsi lo stesso giorno. Si può
fare entro alcuni giorni che precedono e che seguono. Quando si ha
l’abitudine di confessarsi regolarmente, ciò basta a far
guadagnare parecchie indulgenze plenarie.
Come si è già
avuto modo di dire, si può guadagnare una sola indulgenza
plenaria al giorno, ma diverse indulgenze parziali, di cui è
arricchita la maggior parte delle grandi preghiere della Chiesa.
Ne
elenchiamo alcune:
“A Te, Beato Giuseppe...”.
“Angelo
di Dio...”.
‘Angelus Domini...”.
‘Anima
di Cristo, Santificami...”. Atto di Comunione
spirituale.
“Credo...”.
Ufficio dei
defunti.
Recita del Salmo 130 (“Dal Profondo...”).
“Eccomi, o mio amato e buon Gesù...”. “Gesù,
dolcissimo...” (consacrazione a Cristo Re). Litanie del
Santissimo Nome di Gesù.
Litanie del Sacro Cuore di
Gesù. Litanie del Preziosissimo Sangue. Litanie della Beata
Vergine Maria. Litanie di San Giuseppe. Litanie dei Santi.
“Magnificat...”.
“Ricordati, o piissima
Vergine...”. Salmo 51 (‘Miserere...”,). Preghiera
per le vocazioni sacerdotali o religiose. Preghiera per l’unione
dei cristiani. “L’Eterno riposo...”.
“Salve,
Regina...”.
Segno della Croce (fatto bene e
devotamente). Tantum ergo (‘Adoriamo il Sacramento...”).
“Te Deum” (inno di ringraziamento: l’indulgenza è
parziale, ma diventa plenaria se si recita questo pubblicamente nell
‘ultimo giorno dell’anno). “Veni Creator...”
(anche in quest’altra preghiera, l’indulgenza è
parziale, ma diventa plenaria se recitata pubblicamente a Capodanno e
nella solennità della Pentecoste). “Vieni Santo
Spirito...”
Questo elenco, come abbiamo detto, è
del tutto incompleto.
Ribadiamo, comunque, che sono indulgenze
parziali ciascuno degli atti concreti di fede, di speranza e di amore
operati nel corso di una vita, in seno alle prove a cui la vita
stessa pone dinanzi, o nel compimento dei nostri diversi doveri; come
pure tutti gli atti di carità verso il prossimo, le pratiche
di digiuno e di astinenza fatte volontariamente, ma anche tutte le
pie invocazioni, giaculatorie note o pensieri spontanei rivolti a
Dio, alla Vergine, alla Santa Famiglia (nel Manuale delle Indulgenze
c’è tutto un elenco, ma solo a titolo di
esempio).
Questo Manuale è veramente prezioso!
A tutti
consigliamo di leggerlo e di metterne in pratica i suggerimenti.
Ognuno può ricavarne immensi benefici, per se stesso e per i
propri defunti.
Lode al Signore e alla Chiesa!
La Preghiera
La Preghiera è come una rugiada fresca che parte dalla
nostra anima, sale verso il Cielo e, come pioggia salutare, ricade
sulle anime purganti. Anche una semplice aspirazione, una
giaculatoria, un atto breve di amore a Dio, hanno un’efficacia
straordinaria di suffragio.
Il Padre Rossignoli, nella sua opera
sul Purgatorio, racconta che un Religioso aveva l’abitudine di
recitare un Eterno Riposo ogni qualvolta che passava innanzi ad un
cimitero. Un giorno, distratto da gravi pensieri, dimenticò la
preghiera. Ebbe, allora, l’impressione di vedere i morti uscire
dalle loro tombe e seguirlo cantando il versetto 7 del Salmo 128: “E
non dissero quelli che passavano: la benedizione del Signore sia
sopra di voi “. A queste parole il Religioso, confuso e
mortificato, rispose con le altre parole del Salmo: “Vi
benediciamo nel nome del Signore “, ed allora ebbe
l’impressione che i morti, suffragati da quella invocazione,
ritornassero nelle loro tombe.
Se una piccola invocazione fu di
suffragio a quelle anime, una preghiera costante e perseverante, non
le solleva solo per un momento, ma le arricchisce, abbreviando il
tempo della loro purificazione.
L’anima, pregando in grazia
di Dio, diventa intermediaria tra l’anima purgante e Dio, e Dio
per l’amore che nutre verso di loro, accetta la sua preghiera
come una riparazione offerta per le responsabilità dell’anima
purgante, come un pagamento anche parziale dei suoi debiti, come una
purificazione che la rende capace dell’immensa grazia
dell’eterna felicità. Chi prega, dunque, per i defunti,
deve stare in grazia di Dio, diversamente non può essere
mediatore tra l’anima e Dio. Tra le preghiere che possiamo fare
per i defunti, hanno più valore e più efficacia quelle
della Chiesa, che sono presentate a Dio non solo a nome di chi prega,
ma a nome di tutta la Chiesa, della quale sono l’espressione ed
il sospiro (vedi anche il capitolo “Indulgenze un dono della
Misericordia di Dio” vedi pag.199).
Tra queste preghiere
primeggia l’Ufficio dei Defunti, purché sia recitato con
profonda comprensione e pietà, ed è consigliabile per i
fedeli che ignorano il latino di recitarlo nella propria lingua. Oggi
se ne trovano ottime traduzioni che facilitano questa pia pratica. In
mancanza dell’Ufficio dei Morti, anche la recita del De
profundis, riesce di sollievo alle anime purganti, perché, è,
come l’Eterno Riposo, la preghiera consacrata dalla Chiesa alle
anime purganti.
Preghiera efficacissima per le Indulgenze che vi
sono annesse e perché ricorda la Passione di Gesù
Cristo è la Via Crucis. Preghiera oltremodo gradita al Signore
ed alla Vergine santissima è il santo Rosario, al quale sono
anche annesse preziosissime indulgenze e la Corona di Cento Requiem
detta per le anime purganti, è di efficace refrigerio per
loro. Giorni poi di speciali preghiere per i morti sono il terzo, il
settimo ed il trigesimo dal loro trapasso, e per pia consuetudine
popolare, il lunedì di ogni settimana ed anche l’intero
mese di Novembre, dedicato ai morti. A tutte queste od altre
preghiere per i defunti, bisogna aggiungere la santa Confessione e
Comunione, e bisogna che, in occasione della morte di una persona
cara, i parenti tutti si confessino e si comunichino per l’anima
sua. Non c’è testimonianza più bella di premuroso
affetto per un defunto, quanto quello di mettersi in grazia di Dio o
di accrescere la grazia nella propria anima con l’assoluzione,
ed il ricevere Gesù, supplendo con l’amore alle
deficienze dei defunti, e specialmente di quelli che furono poco
praticanti in vita.