Quarto racconto

Camminai per diversi giorni, attraverso molti paesi, finché giunsi a Irkutsk. La Preghiera spontanea del cuore mi fu di grande conforto durante tutto il cammino. Qualunque cosa mi capitasse, essa non cessò mai di consolarmi. Ovunque mi trovassi, qualsiasi cosa facessi, essa sempre, spontaneamente, mi sgorgava dal cuore.

Ebbi molte strane avventure durante il cammino e molti fatti mi accaddero. Dovessi raccontarli tutti, non basterebbero ventiquattr'ore. Ecco, per esempio: una sera d'inverno camminavo solo in una foresta, e volevo andare a dormire a due verste più in là, in un villaggio di cui scorgevo già le prime luci. Improvvisamente mi venne incontro un grosso lupo. Tenevo in mano il rosario di lana del mio starets, che portavo sempre con me. Volli colpire il lupo con quel rosario. Sapete che cosa accadde? Il rosario mi fu strappato di mano e si avvolse intorno al collo del lupo, il quale fuggì, ma balzando attraverso i rovi il rosario si impigliò nel ramo secco di un albero. Il lupo si dibatteva per liberarsi, ma non ci riusciva perché il rosario gli serrava la gola; allora io mi feci con fede il segno della croce e mi avvicinai al lupo per liberarlo. Ed ecco, appena gli fui vicino e afferrai il rosario, il lupo lo recise con i denti e scappò via senza lasciar traccia.

Così, ringraziando il Signore, giunsi al villaggio e mi recai alla locanda per passarvi la notte. Entrai. Due uomini sedevano a un tavolo d'angolo e bevevano tè. Mi riposai un momento, poi chiesi alla padrona ago e filo e cominciai a ricucire il mio rosario. Uno dei due uomini mi guardò e disse:«Ne hai fatte di preghiere per ridurre così il tuo rosario!». «Non l'ho rotto io, ma un lupo». «Ma guarda, anche i lupi pregano?» disse lui ridendo. Gli raccontai per filo e per segno la mia avventura e gli spiegai quanto prezioso fosse per me quel rosario. Quell'uomo scoppiò di nuovo a ridere: «Voi, finti santi, vedete miracoli dappertutto. Che c'è di miracoloso nella tua storia? Tu hai gettato un oggetto contro il lupo e lui, spaventato, è fuggito; dove sarebbe il miracolo? ».

Allora intervenne il compagno: «Non potete concludere cosi. A voi è nascosto il senso profondo del fatto. Io invece vedo nella vicenda di quest'uomo semplice un duplice mistero, di natura sensibile e di natura spirituale. Infatti, come sappiamo dalla Bibbia, quando nostro padre Adamo era ancora nello stato di santa innocenza, tutti gli animali e le bestie feroci gli erano sottomessi: gli si avvicinavano con timore, e da lui ricevevano i loro nomi. Lo starets al quale appartenne questo rosario era un santo. E che cosa significa santità? Nient'altro che il ritorno di un peccatore allo stato originario di purezza. Quando si santifica l'anima, si santifica anche il corpo. Quel rosario era stato sempre fra le mani di un santo; attraverso il contatto fisico assorbì la forza santa, il potere dell'innocenza del primo uomo. Ecco il mistero di natura spirituale! Questa forza l'hanno sempre sperimentata tutti gli animali fino a oggi. Ecco il mistero di natura sensibile!».

Mi piacque molto come aveva parlato quell'uomo e gli chiesi che mi dicesse qualcosa sull'orazione del cuore. Ricorderò sempre la sua risposta: «Nel Nuovo Testamento è detto che con l'uomo, tutta la creazione è stata sottoposta alla vanità, non per volontà propria, ma per volontà di colui che ve l'ha assoggettata, con la speranza che la creazione stessa un giorno sarà liberata dalla servitù della corruzione per aver parte alla libertà gloriosa dei figli di Dio (Rom 8, 20-21); ecco, questo misterioso sospirare della creazione verso la liberazione, questa tensione innata di ciascuna anima verso la libertà gloriosa dei figli di Dio, tutto questo è l'orazione interiore. Non la si può apprendere: essa è in tutti e in tutto».