Settimo racconto

Finalmente giunsi a Irkutsk. Dopo aver venerato le sacre reliquie di sant'Innocenzo, decisi di recarmi in pellegrinaggio a Gerusalemme. Prima di partire tornai dal padre spirituale, con cui avevo avuto vari colloqui, per ricevere la sua benedizione. Egli mi disse: «Dio benedica il tuo cammino. Ma tu non mi hai detto niente di te: chi sei, da dove vieni? Sarei curioso di conoscere la tua origine e la vita che hai condotto prima di farti pellegrino».

«Bene, ve ne parlerò con gioia. Sono nato in un villaggio della provincia di Orel. Dopo la morte di mio padre e di mia madre restammo io e mio fratello che aveva dieci anni, io tre. Ci prese con sé il nonno: era un vecchio stimato e benestante. Aveva una locanda sulla strada maestra e poiché era buono e ospitale, molti viaggiatori si fermavano da lui. Mio fratello, che era uno scavezzacollo, scorrazzava tutto il giorno per il villaggio; io invece preferivo rimanere vicino al nonno. La domenica e le feste andavo in chiesa con lui, e a casa egli leggeva spesso la Bibbia; ecco, questa stessa che ora è mia.

«Mio fratello, crescendo, si rovinò: cominciò a bere. Una volta - io avevo già sette anni - mentre eravamo coricati entrambi sopra la stufa, mi fece cadere con una spinta e io ci rimisi il braccio sinistro. Da allora non lo posso più muovere, si è anchilosato. Il nonno, visto che non avrei potuto lavorare in campagna, cominciò a insegnarmi l'alfabeto, e poiché non avevamo un sillabario, mi insegnò a leggere sulla Bibbia. Mi indicava le lettere, mi faceva compitare le parole e mi insegnava a distinguere una lettera dall'altra. Così imparai a leggere.

Spesso veniva da noi lo scrivano del villaggio: aveva una così bella scrittura e mi piaceva vederlo scrivere. Allora, imitando il suo esempio, cominciai anch'io a tracciare parole: egli mi insegnava come fare, mi dava carta e inchiostro, mi affilava e intingeva la penna. Cosi imparai anche a scrivere. Il nonno ne era molto contento e mi diceva: "Ecco, il Signore ti ha concesso l'istruzione; ringrazia dunque Dio e prega sovente".

«Avevo diciassette anni quando la nonna morì. Il nonno mi disse: "Ecco, la nostra casa non ha più chi la diriga; come si fa senza una donna? Tuo fratello è un fannullone; io ti cercherò una moglie". Rifiutai con il pretesto della mia infermità ma il nonno insistette e mi fece sposare una brava e buona ragazza di vent'anni. Un anno dopo anche il nonno si ammalò gravemente. Sentendo la morte vicina, mi chiamò e mi disse: "Ecco, ti lascio la casa e tutto quel che possiedo. Vivi secondo coscienza, non ingannare nessuno e soprattutto prega Dio: da lui viene ogni cosa. Non riporre la tua speranza se non in Dio. Va' in chiesa, leggi la Bibbia e ricordati di me e di tua nonna nelle tue preghiere. Eccoti anche mille rubli; è tutto il mio denaro: abbine cura, non dissiparlo, ma non essere avaro, danne ai poveri e alle chiese di Dio".

«Morì e fu seppellito. Mio fratello, invidioso dei beni che possedevo, cominciò a molestarmi fino al punto di volermi uccidere. Una notte mentre noi dormivamo e in casa non avevamo ospiti: sfondò il ripostiglio dove erano nascosti i soldi, li prese e appiccò il fuoco al locale. Noi ce ne accorgemmo soltanto quando tutta la locanda era già in fiamme e facemmo appena in tempo, in camicia da notte, a saltare dalla finestra. Così tutta la nostra proprietà bruciò e mio fratello fuggì dal paese. Più tardi venimmo a sapere che quando si ubriacava era solito vantarsi di aver rubato il denaro e incendiato la casa.

«Rimanemmo nudi e privi di tutto, in completa miseria, tuttavia, grazie a qualche prestito, ci costruimmo una piccola capanna e cominciammo a vivere da povera gente. Mia moglie era bravissima a tessere, filare e cucire; le davano lavoro, si affaccendava giorno e notte e mi manteneva. Lei filava o tesseva e io le stavo accanto e leggevo la Bibbia. Ascoltandomi, qualche volta piangeva. Quando le domandavo: «Perché piangi? Dopo tutto, siamo vivi, per grazia di Dio", mi rispondeva: "Piango di commozione perché le cose che leggi mi toccano il cuore".

«Ricordando le raccomandazioni del nonno, digiunavamo spesso e ogni mattina cantavamo l'Acatisto in onore della Madre di Dio. Anche se non conoscevamo ancora la preghiera del cuore il desiderio di pregare era sempre vivo in noi. E' proprio vero che nel cuore dell'uomo è nascosta una misteriosa preghiera della quale egli stesso non si rende conto, ma che operando segretamente nello spirito, spinge ciascuno a pregare come sa e può. Così vivemmo sereni un paio di anni. Poi mia moglie fu presa da una febbre violenta e il nono giorno, dopo aver ricevuto la Comunione, morì. Rimasi solo e non ero in grado di far nulla. Inoltre ero a tal punto oppresso per la perdita di mia moglie che non sapevo più dove rifugiarmi. Quando vedevo un suo vestito o un fazzoletto da testa, scoppiavo in singhiozzi. Non ce la feci a rimanere in casa; vendetti la capanna per venti rubli e diedi ai poveri gli abiti di mia moglie e i miei. Grazie alla mia infermità mi fu concesso un documento che mi esonerava dai doveri civili, così presi la mia amata Bibbia e cominciai a camminare dritto dinanzi a me.

«Uscito dal villaggio, mi diressi verso Kiev per pregare in quei santi santuari. Sono tredici anni da allora che io mi sposto continuamente da un luogo all'altro; ho fatto il giro di molte chiese e monasteri, ma ora vado sempre più per steppe e campi. Non so se il Signore mi concederà di arrivare alla santa città di Gerusalemme, ma mi metto fiducioso in cammino». «E ora, quanti anni hai?». «Trentatre». «L'età di Cristo nostro Signore!», concluse il mio padre spirituale.