A Medjugorje avviene qualcosa di grande - Intervista con Andrei Ajdic
Art. tratto dalla mailing list Informazioni da Medjugorje
Lei è un artista sloveno e mi interessa soprattutto sapere come è venuto in contatto con Medjugorje.
Avevo sentito parlare di Medjugorje già agli inizi, nel
1981, quando è apparsa la Madonna. A quel tempo gli Sloveni
hanno fabbricato tanti souvenirs per Medjugorje ed io, come artista,
avevo questi oggetti fra le mani. Questo fu il mio primo contatto con
Medjugorje. Il secondo contatto, quello giusto, è avvenuto
quando mi sono recato di persona a Medjugorje. Questo viaggio è
stato possibile grazie ad un mio carissimo amico, Slavo Nemanic Era
giudice istruttore a Celje e nel 1996 mi ha portato per la prima
volta a Medjugorje.
Quando sono arrivato a Medjugorje, la mia
prima impressione è stata di meraviglia perché tutto si
svolgeva ad un ritmo veloce e regnava su tutto il potere del
commercio. Ma poiché avevo visitato anche altri famosi
santuari dove si radunano molti pellegrini, come Lourdes e Fatima, ho
visto che dovunque è la stessa cosa. Eppure dovunque ho
vissuto una pace speciale, proprio quella pace di Dio che si trova
nel pieno silenzio.
In conclusione posso dunque dire che a
Medjugorje avviene qualcosa di grande.
Lei ha fatto una bellissima scultura del “Gesù Cristo Risorto” che ha innalzato a Medjugorje. Che cosa ci può dire di questa scultura?
Parlando della mia scultura “Gesù Risorto”,
vorrei dirvi innanzitutto che non sono un cristiano nel senso
classico. Perciò anche come artista non sono rimasto
nell’ambito classico della contemplazione della croce, a
differenza di quegli artisti che hanno davanti a sé sempre
un'immagine tradizionale, classica, di Gesù sulla croce e
della Sua resurrezione. Fino ad oggi artisti hanno fatto una croce
secondo questo stile tradizionale, e di queste croci ce ne sono
tantissime.
La mia scultura del “Gesù Risorto”
mostra qualcosa di nuovo e si differenzia completamente dalle altre.
Ho cercato di abbandonare l’ambito della contemplazione
classica, tradizionale. Il mio Gesù è sollevato e
simboleggia allo stesso tempo Gesù sulla croce, che è
rimasto sulla terra, e il Risorto, poiché si regge senza
croce.
In quella parte di croce che giace a terra si può
vedere l’impronta del corpo. Il corpo stesso è
sollevato. In questo consiste la grandezza, perché in questa
raffigurazione vengono mostrati due diversi misteri. Quest’opera
è il primo tentativo di un artista-scultore di esprimere una
tale raffigurazione. Fino ad oggi ci sono stati molti pittori che
hanno raffigurato separatamente questo mistero con dei quadri, ma
fino ad ora nessuno aveva fatto una scultura della resurrezione.
Quando ha cominciato a lavorare a questa scultura?
Ho fatto il disegno di questa croce nel 1990. La scultura così
come la vedete oggi è stata fusa nel 1991. Quando ho tenuto
un’esposizione delle mie sculture in Germania, la scultura del
Gesù Risorto fu acquistata dalla Chiesa a Bonn e in altre
città tedesche. Tutti hanno ammirato questa scultura. A quel
tempo avevo in esposizione più di 40 sculture diverse, ma i
visitatori si fermavano soprattutto davanti alla scultura del Gesù
Risorto. Qualcosa deve averli toccati in modo particolare, poiché
si fermavano davanti a questa scultura e meditavano a lungo.
Così
la mia scultura acquistò interesse molto velocemente e arrivò
ai dignitari ecclesiastici. Quando nel 1996 Papa Giovanni Paolo II
venne in Slovenia, la Chiesa slovena ha voluto che fabbricassi questa
croce in argento per poterla offrire al Papa come ricordo della sua
visita.
In quel periodo Rode, nostro attuale Vescovo di
Laibach, era ministro della cultura a Roma. Quando è diventato
Vescovo di Lubiana, ci siamo incontrati e mi ha detto che tutti in
Vaticano erano entusiasti del modo in cui era stato raffigurato Gesù
Risorto, perché questa scultura aveva in sé qualcosa di
speciale.
Può dirci come è giunta a Medjugorje la sua scultura del Gesù Risorto?
Quando nel 1996 ho visitato per la prima volta Medjugorje con il
mo amico Slavo Nemanic, ho portato con me anche la scultura di Gesù
Risorto per mostrarla ai sacerdoti. Allora era parroco padre Ivan
Landeka e il provinciale era padre Tomislav Pervan. Quando videro la
scultura, ne rimasero veramente entusiasti e la vollero avere anche a
Medjugorje.
Questo progetto è costato circa 300.000
euro ed è stato finanziato da uno sloveno ed un ebreo che
viveva a Genf. Allora fui particolarmente contento che questa
scultura sarebbe stata proprio in un luogo dove arrivano tantissimi
pellegrini da tutto il mondo.
La scultura del Gesù
Risorto a Medjugorje si addice al luogo dove si trova. Dietro Gesù
si vede un grande pezzo di cielo e questo è stato anche un mio
grande desiderio quando è stata eretta, affinché la
croce acquistasse più significato. Oggi la scultura ha una
grande importanza soprattutto per i disabili e per coloro che non
possono salire lungo la via crucis sul Krizevac.
Ma come è arrivato all’idea di una tale scultura, che mostra una tendenza totalmente nuova?
Sono arrivato a questa idea del tutto casualmente. Mentre
modellavo qualcosa con la creta, avevo in mano il corpo di Mestrovic.
D’un tratto la croce è caduta nella creta. Mi sono
spaventato e ho tolto velocemente il corpo fuori dalla creta. Poi ho
notato improvvisamente la figura di Gesù che si era impressa
nella creta. E’ stato un attimo che ha avuto un significato
decisivo, tanto che in seguito ho disegnato qualcosa di simile e ci
ho lavorato sopra. Vede, vorrei dire proprio questo: è stato
per me un evento del tutto fortuito e allo stesso tempo anche un
grande segno che ha lasciato in me tracce profonde
Oggi sono
molto contento di aver visto un tale segno e di avergli potuto dare
espressione. Qualcosa di simile è già accaduto a molti
artisti; mi chiedo solo quanti di loro sono stati tanto attenti da
riconoscerlo.
Come giudica, da artista, questa scultura?
La croce che giace a terra non si vede, perché è per
terra, e per me il significato della croce è molto più
grande. Se si solleva la croce senza corpo, si vede solo un impronta
della figura di Gesù in croce, perché Gesù è
salito in Cielo. Per questo la scultura si chiama proprio “Gesù
Risorto”, perché la nuova vita appartiene al Cielo.
Sulla Croce è rimasta solo una traccia di Gesù
crocifisso, e questo è il momento che ho colto e che
entusiasma tutti quelli che vedono questa scultura.
Al
Vaticano molti sono rimasti colpiti proprio da questo momento della
raffigurazione della risurrezione, con l’accenno alla croce che
resta a terra e mostra solo un’impronta del corpo di Gesù,
mentre il corpo di Cristo è salito in Cielo. Anche Gesù
se n’è andato e ci ha lasciato un grande segno sulla
terra. Tutti sappiamo che Cristo è stato uomo ed ha avuto un
corpo umano. Chi osserva l’impronta impressa in questa croce,
può immaginarsi da solo il suo Cristo, perché
l’impronta glielo permette.
Lei sa che alcuni anni fa delle gocce d’acqua hanno cominciato a gocciolare dalla sua scultura. Proprio lei che l’ha creata, che cosa pensa di questo fenomeno?
Quando ho sentito dire che dalla scultura usciva acqua, sono rimasto veramente sorpreso. Si tratta probabilmente di un qualche fenomeno fisico. Io stesso ho innalzato la croce ed è senz’altro possibile che questo accada. Non ci vorrei speculare sopra, poiché ci sono altri scienziati che possono esaminare il fenomeno. Posso dire solo una cosa: durante il trasporto l’intera scultura è stata smontata in quattro parti. La croce che resta a terra era costituita da due parti, e così il corpo. Quando ho innalzato la parte inferiore, ho fissato al suolo dei grossi cavi d’acciaio dalle gambe fino ad una profondità di 2-3 metri ed ho riempito tutta la scultura di calcestruzzo. Ho anche collegato la scultura ad un parafulmine centrale in modo che, se dovesse cadere un fulmine, la scultura non si fonda per il troppo calore. Abbiamo innalzato la croce nel 1998.
Che cosa prova quando pensa che la sua opera si trova a Medjugorje, dove giungono tanti pellegrini che pregano davanti a questa croce?
Penso di aver creato qualcosa di grande, perché con questa
scultura ho scosso il modo tradizionale con cui la Chiesa guardava
alla croce e alla resurrezione. Quando ho eretto la croce a
Medjugorje, io stesso ho imparato molte cose. Mentre ancora stavo
innalzando la croce, ogni giorno veniva un africano e osservava ogni
nostro gesto. Ma questo non mi ha colpito tanto quanto un’altra
immagine. Quando avevamo quasi completato il montaggio della
scultura, sono venute tre donne che si sono inginocchiate davanti
alla croce ed hanno cominciato a pregare. Erano tre indiane del
Canada e questa scena mi ha incredibilmente commosso. Venivano da un
altro continente e da un’altra religione, eppure hanno pregato
davanti alla croce perché in questa croce hanno percepito
qualcosa di grande. Ricordo bene anche un altro evento interessante.
Dopo la solenne inaugurazione e benedizione della croce a Pasqua del
1998, venne da me una contadina che mi diede un uovo dicendo: “Grazie
per averci portato questa croce!”. Per me questo ha significato
più di tante altre cose che allora furono dette sulla croce
nei giornali e negli altri mezzi di comunicazione. Proprio questo
segno di una vecchia donna è stato per me così
importante perché so che è venuto dal cuore. Questi
sono stati alcuni degli avvenimenti e delle sensazioni che sono
rimaste in me fino ad oggi e a cui penserò sempre. Questa è
la ricompensa per qualcosa che ho fatto e che ha un significato molto
più grande del denaro che si guadagna e poi si spende, senza
che ne resti nulla.
Slovenia, 30 gennaio 2004