Messaggio del 11 ottobre 1984:Dopo le insistenti piogge, che recarono gravi danni ai vigneti la Madonna disse: "Cari figli! Grazie perché offrite al Signore tutta la vostra fatica, anche ora che egli vi prova nei frutti che raccogliete. Sappiate, cari figli, che egli vi ama, e per questo vi mette alla prova. Continuate ad offrire tutti i vostri sacrifici al Signore, e non vi preoccupate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"
Medjugorje, mercoledì 2 agosto 2006 – FESTIVAL DEI GIOVANI - Testimonianza di Alberto Bonifacio
IL BEATO IVAN MERZ, MODELLO PER I GIOVANI DEL NOSTRO TEMPO
Carissimi giovani, nove anni fa, nel 1997, padre Slavko
mi chiese di dare qui testimonianza ai giovani sull’impegno di
carità ai poveri e ai profughi nei Paesi dell’ex
Jugoslavia, che ho iniziato con tanti bravissimi amici ed amiche
volontari di tutta Italia quando cominciò la guerra in queste
terre, dove già venivo dal 1983 per Medjugorje. Dopo quindici
anni continuiamo ancora e ogni mese, anche in questi giorni, veniamo
con tanti furgoni e piccoli camion per sollevare dalla fame, dalla
miseria e dall’abbandono migliaia di fratelli e sorelle di ogni
età e di ogni etnia e religione. Pensate che oggi, dopo undici
anni dalla fine della guerra, solo in Bosnia ci sono ancora 800000
profughi relegati in baracche o centri di raccolta. Ma i poveri sono
molti di più perché manca ovunque il lavoro e non c’è
assistenza sanitaria gratuita.
Chi viene a Medjugorje non si
accorge, perché questa è l’unica isola di estremo
benessere, ma già a pochi chilometri da qui ci sono migliaia
di profughi e di poveri.
Raggiungendo tante città e
villaggi con gli aiuti, siamo andati anche nella città di
Banja Luka, abbiamo incontrato il Vescovo Monsignor Franjo Komarica
e, con il suo segretario, abbiamo visitato la città dove nel
1993 vennero distrutte le sedici moschee e nel maggio 1995 vennero
distrutte tutte le chiese cattoliche, ad eccezione della cattedrale.
Visitammo tutte quelle macerie e pregammo in particolare nella
canonica della parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino,
perché tra quelle ceneri e detriti si trovavano ancora i
poveri resti mortali del parroco don Filip Lukenda (uno dei sei
sacerdoti uccisi) e di Suor Cecilia Grgic. Erano passati diversi mesi
dal massacro, dalle distruzioni e dagli incendi, ma tutto era rimasto
intatto. Una città difficile, dove anche i cattolici sono
stati cacciati via e ancora non tornano per paura o per mancanza di
casa e lavoro. Una diocesi che era fiorente ed ora più che
decimata.
Eppure a Banja Luka è nato un cattolico
famoso, l’unico dichiarato “Beato” dalla Chiesa in
tutta la Bosnia e l’unico Beato laico del popolo croato: IVAN
MERZ.
Il 22.6.2003 il grande Papa Giovanni Paolo II andò
in questa città difficile per beatificare questo giovane,
indicandolo come esempio e modello anche per i giovani del nostro
tempo, quindi anche per voi, carissimi giovani. Ma chi era Ivan Merz?
Forse ancora pochi lo conoscono, eppure l’anno scorso i
Vescovi di tutto il mondo riuniti nel Sinodo per riflettere
sull’Eucaristia hanno annoverato il Beato Ivan Merz tra i
diciotto più grandi Santi della Chiesa come esempio della
devozione eucaristica, assieme a Sant’Agostino, San Benedetto,
San Francesco d’Assisi, San Tommaso d’Aquino, Santa
Caterina da Siena e altri. Anche questo fatto provoca il nostro
interesse ma anche l’obbligo di scoprirlo, di conoscerlo.
Ivan Merz nasce a Banja Luka il 16.12.1896 da famiglia
agiata, formalmente cattolica, ma non praticante. E’ figlio
unico. Frequenta con profitto le scuole elementari e il ginnasio. Non
ha ancora diciotto anni e lo troviamo in Austria all’Accademia
Militare. Vedendo l’immoralità dilagante, lascia scritto
nel diario che scopre sempre più il valore della religione
cristiana e, per reazione, viene attratto dalla virtù della
castità. 1915: l’Eucaristia diventa per lui fondamentale
e si fa più frequente la preghiera a Dio e alla Vergine Maria.
L’8.12.1915, a diciannove anni, fa voto di mantenersi casto
fino al matrimonio. Negli anni 1916-1917-1918 è in guerra: gli
è familiare e sereno il pensiero della morte, si fortifica
nella fede e fa un programma di vita pieno di privazioni, sacrifici,
digiuni e intensa preghiera.
Finita la guerra, riprende gli
studi a Vienna, partecipa agli Esercizi Spirituali, si appassiona per
la Liturgia. Autunno 1920: ha quasi ventiquattro anni. Ottiene una
borsa di studio per studiare letteratura francese alla Sorbona di
Parigi. Qui si fissa un programma di vita molto austero con
privazioni, digiuni, affinamento del carattere, maggior preghiera,
sacramenti: ogni giorno Santa Messa e Comunione. Fa un pellegrinaggio
a Lourdes, che segnerà una svolta ulteriore nella sua vita di
fede e un amore tenerissimo verso la Madonna. Già pregava ogni
giorno il Rosario, ma dopo quel pellegrinaggio scrive: “Il
Rosario è diventato il mio più caro e migliore
conforto”. E raccomandava a tutti di pregare il Rosario. Prega
intensamente per la conversione dei genitori, ma solo dopo la sua
morte essi si convertiranno pienamente a Dio e alla Chiesa, divenendo
ferventi cattolici.
Due anni dopo, autunno 1922, ritorna a
Zagabria, dove anche i genitori si sono trasferiti. Ha quasi ventisei
anni. Si laurea in letteratura francese e insegna francese e tedesco
nel ginnasio arcivescovile. Tutta la sua vita è assorbita
nell’impegno apostolico tra le file dei movimenti giovanili
cattolici, alimentato da una vita di preghiera continua. Accosta e
aiuta tanti poveri e barboni, ospitandoli spesso a casa sua. I
giovani venivano attratti dalla luce soprannaturale che si irradiava
dalla sua anima. Il suo modo di pregare era libero e spontaneo,
semplice e profondo insieme, così da suscitare ammirazione e
imitazione, Era appassionato alla Liturgia, alla quale cercò
di appassionare i giovani dei movimenti cattolici. Il suo amore per
l’Eucaristia diventò sempre più ardente. Ha
scritto libretti, articoli, ha fatto tanti incontri e conferenze per
esortare tutti alla Comunione frequente e a fare dell’Eucaristia
il fulcro attorno al quale far ruotare tutta la propria vita
spirituale.
Novembre 1923: un altro importante corso di
Esercizi Spirituali. Nonostante la sua grandissima considerazione per
il matrimonio cristiano, decide di rinunciare a formarsi una
famiglia, di restare nel mondo lavorando con tutte le sue forze per
il Regno di Cristo e pensa ad una “confraternita” di
laici cattolici con un forte programma di vita spirituale. L’8
dicembre fa voto di castità perpetua. Aveva ventisette anni.
Non fu facile neanche per Ivan Merz vivere la purezza e diventare
modello di purezza. Nelle pagine del suo diario parla della lotta che
dovette affrontare per raggiungere la perfetta castità. Nella
preghiera, nella confessione frequente, nella Comunione quotidiana e
nel ricorso alla Madonna, trovava l’aiuto per vincere le
tentazioni. Rinunciando a formarsi una famiglia, donava il suo cuore
a Dio, mettendolo perciò a disposizione del prossimo. Egli
donò amore a tantissime persone e poté compiere
innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali, proprio
perché il suo cuore, donato a Dio, era pienamente e totalmente
disponibile per i fratelli.
Per l’Anno Santo 1925
partecipò con tanti giovani al pellegrinaggio a Roma
intensificando il suo amore appassionato per la Chiesa e per il Papa.
In ogni sua parola, detta o scritta, faceva trasparire questo suo
amore.
Intanto portava avanti la sua grande intuizione di una
comunità di laici, che restano nel mondo, impegnati nelle più
diverse professioni, disposti a spendersi per Cristo, la sua Chiesa e
la società, vivendo le virtù evangeliche di povertà,
castità e obbedienza. Consacrati a Dio come i religiosi, ma
rimanendo nel mondo per riordinare e riportare a Dio tutte le
attività proprie dei laici: il lavoro, la cultura, la
politica, l’impegno sociale, assistenziale, di volontariato,
ecc.. Anticipava così alcune linee del Concilio Vaticano II
(vedi ad esempio la costituzione sulla Chiesa “Lumen Gentium”,
n° 31). Ivan Merz ha entusiasmato a questa idea i suoi
collaboratori e collaboratrici e molti giovani erano pronti a dare la
propria adesione. Ma la morte quasi improvvisa di Ivan impedì
la realizzazione del progetto.
Dal 1927 iniziò per lui
quel calvario di malattie che l’anno dopo l’avrebbe
stroncato. All’inizio del 1928 gli venne diagnosticata
un’infiammazione acuta all’alveolo mascellare. Dalle
pagine del suo diario traspare la sua grande serenità
nell’accettazione del dolore e, più tardi, nell’attesa
della morte. La malattia peggiorava sempre più e i medici
consigliarono un’operazione. Si ricoverò il 5.4.1928 per
essere operato l’indomani. Ma prima fece visita al suo
direttore spirituale, riordinò la sua biblioteca e la sua
corrispondenza per lasciare tutto in ordine; la sera prima scrisse la
frase da mettere sulla sua tomba, in forma di testamento: “Morto
nella pace della fede cattolica. La mia vita fu Cristo e la morte un
guadagno. Aspetto la misericordia del Signore […] L’anima
mia raggiungerà il fine per il quale fu creata: in Cristo
Dio”.
Ivan andò sempre più peggiorando.
Offerse la sua vita per i suoi giovani e per tutta la gioventù.
Perse la parola, l’uso degli arti, tormentato da forti spasimi.
Si spense la mattina del 10.05.1928 fissando lo sguardo in un punto
lontano: era tranquillo, fiducioso, sicuro. Aveva trentuno anni e
cinque mesi.
Ho detto prima che la morte di Ivan Merz impedì
la realizzazione del suo progetto di fondare una comunità di
laici consacrati nel mondo. Ma la sua idea non andò smarrita.
Un gruppo di ragazze, che collaborarono con Ivan, guidate da Marica
Stankovic, a dieci anni dalla sua morte fondarono a Zagabria il primo
Istituto Secolare in Croazia, denominato “Collaboratrici di
Cristo Re” , ispirato appunto al progetto di Ivan Merz. E un
anno dopo, nel 1939, in Italia, a Milano, nasceva un altro Istituto
Secolare col nome “Soldati di Cristo Re” ad opera del
prof. Giuseppe Lazzati, grande figura del laicato cattolico italiano.
Anch’io tanti anni fa entrai in questo Istituto e ricevetti dal
prof. Lazzati una cara immagine di Ivan Merz, con biografia, pensieri
e preghiera di intercessione: eccola! Da diversi decenni la porto
sempre con me come una reliquia.
Giovani! Tre anni fa, il
22.06.2003, il grande Papa Giovanni Paolo II, già molto malato
e quasi infermo andò coraggiosamente a Banja Luka, questa
città difficile della Bosnia, per beatificare Ivan Merz.
Nell’introduzione alla Santa Messa il Papa disse: “La
luce di Cristo brilla in un figlio di questa diocesi di Banja Luka,
Ivan Merz […] In lui voglio proporvi un testimone di Cristo e
un protettore, ma anche un compagno di cammino nella vostra storia,
nella ricostruzione di quanto è stato distrutto dalla
violenza, nella promozione di un vero rinnovamento sociale nella
giustizia e nella pace. Egli sarà fin d’oggi un modello
per i giovani, un esempio per i laici.
E poi nell’omelia
il Santo Padre disse questa frase importantissima: “Il nome di
Ivan Merz ha significato un programma di vita e di azione per tutta
una generazione di giovani cattolici. Deve continuare ad esserlo
anche oggi!”.
- Giovani, volete accogliere l’invito
dell’amato Papa Giovanni Paolo II e prendere Ivan Merz come
modello per la vostra vita? Sì o no?
- Volete mettere
al centro della vostra vita Gesù presente nell’Eucaristia
e nella Sacra Liturgia, come ha fatto Ivan Merz?
- Giovani,
amate la Chiesa e il Santo Padre il Papa come il Beato Ivan Merz?
-
Volete scegliere per la vostra vita il motto di Ivan Merz:
SACRIFICIO, EUCARISIA E APOSTOLATO?
- Se il Signore vi chiama
ad una speciale consacrazione a Lui come sacerdoti o come religiosi e
religiose o come laici e laiche consacrati nel mondo come Ivan Merz,
siete pronti a dire il vostro “Sì”?
Se
volete conoscere più profondamente Ivan Merz, andate a
visitare il sito internet che porta il suo nome e leggete qualche
libro che parla di lui. Vi assicuro che ne rimarrete affascinati.
Papa Benedetto XVI nello scorso febbraio, ricevendo i Vescovi
croati, chiese al Vescovo di Banja Luka se era fervente il culto
verso Ivan Merz, pronunciando parole di grande elogio e stima per il
Beato. Aggiunse che aveva letto tutto il grosso volume preparato per
la beatificazione e che anche lui lo prega.
Davvero grande il
nostro Ivan! Lui che parlava dieci lingue e che era vicino al mondo
slavo, a quello germanico e a quello latino, è davvero un
Santo che rappresenta tutta l’Europa.
Giovani:
scopritelo! Pregatelo! Ma soprattutto: imitatelo!