Le persone più importanti del mondo - Eco di Maria nr.175
Un giorno chiesi a Dio di poter conoscere
le persone più importanti del mondo, per
poter imparare da loro, per poter diventare
come loro, pensavo che con i soldi, la fama e
la mia abilità potessi fare opere grandi e
magari gradite al Signore. Perché accontentarsi
del poco? Nelle mie sciocche preghiere
tornava tutto alla perfezione, ogni particolare
era deciso, il programma della mia vita era
ormai chiaro, per quale ragione il Signore
avrebbe dovuto dire di no? Il Signore non
mancò di ascoltarmi e senza accorgermi di
niente mi trovai ad essere un barelliere
sopra un treno che andava a Lourdes.
Nonostante il mio entusiasmo mi sentivo
un estraneo, ma cosa ci facevo? Gli sguardi
dei malati mi trapassavano il cuore, non ce la
facevo a guardarli il faccia né ad aiutarli.
Stavo scappando. Arrivato dentro l’ospedale
vedevo che ognuno entrava dentro una stanza
per prendersi cura dei malati e così rimasi
solo nel corridoio, pregai insistentemente il
Signore che mi desse la forza ma ero come
pietrificato. Chi avrei incontrato? Cosa avrei
dovuto fare? Cosa avrei potuto mai fare?
C’era rimasta solo una stanza nella quale nessuno
era andato e così entrai... appena oltrepassai
la porta mi sentii dire: “è la prima
volta che vieni qua vero? Come ti chiami?”
gli occhi di quella donna brillavano di gioia,
poi mi chiese: “per te cosa è la sofferenza?”;
non sapevo cosa dire, dentro di me la
paragonavo alla negazione della felicità e
della vita. Vedevo che lei soffriva ma allo
stesso tempo ero affascinato dalla sua voglia
di vivere e benché avesse passato 40 anni
della sua vita nel dolore non riusciva a trattenere
la sua felicità.
A Lourdes non cercava il miracolo ma
andava ogni anno a ringraziare per la croce
che aveva ricevuto, quella croce che la faceva
vivere ogni giorno e che abbracciava con
amore. La sofferenza era per lei la grazia
più grande e ne era gelosa tanto che non
avrebbe mai voluto cambiare la sua condizione
fisica. Nel suo calvario non ha mai
confidato in se stessa ma chiedeva continuamente
la forza a Dio per andare avanti e più
il suo corpo si inchiodava al letto, più scopriva
di poter donare solo le sue sofferenze.
Prima di salutarci mi regalò una preghiera
che aveva scritto: “Lode a te Regina del
cielo, Madre gloriosa dei più afflitti, tu sola
sai dare la forza con amore di madre.
Donaci il conforto e sapremo accettare con
serenità, sempre fiduciosi nel tuo cuore,
anche le sofferenze più forti, sapendole
offrire al tuo figlio Gesù glorioso come lui le
ha offerte al Padre per la nostra salvezza”.
Offriva se stessa ogni giorno ed ogni
notte come agnello immolato per la salvezza
delle anime. Per quanto io la aiutassi
materialmente, quello che lei mi ha dato è
stato ben più grande e nobile, mi ha svegliato
dal sonno, ha scosso la mia anima e mi ha
fatto guardare la vita con occhi diversi. Il
Signore ancora una volta ha avuto misericordia
di me mettendomi di fronte ad una
persona che agli occhi del mondo era solo
un malato senza speranza in attesa della
morte. “Ti benedico, o Padre, Signore del
cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste
queste cose ai sapienti e agli intelligenti
e le hai rivelate ai piccoli”.
Solo adesso capisco che il Signore esaudì
le mie preghiere, mi fece conoscere le
persone più importanti del mondo, coloro
da cui avrei dovuto imparare ed imitare e
magari fare di più. Io non sono stato l’unico
e tantissime altre persone hanno ricominciato
a vivere attingendo gratuitamente dall’amore
che Vera trasmetteva, con il suo sacrificio
ha portato tante anime al Signore ed i
suoi frutti si sono moltiplicati. Nel mistero
dell’offerta era racchiuso il suo tesoro e lei a
piene mani lo distribuiva a noi poveri e
malati perché riscoprissimo la nostra vita e
potessimo fare altrettanto.
Tutto quello che ho scritto è stata l’esperienza
che ha segnato la mia conversione
e ancora oggi la ricordo con gioia, in
quell’incontro mi sembra di aver vissuto
quello che accadde in S. Francesco quando
baciò il lebbroso (a quel tempo non sapevo
niente di S. Francesco). Tornato da Lourdes
continuai a far visita a Vera nonostante la
lunga distanza che ci separava ma questo
non diminuiva la nostra amicizia ed ogni
incontro era sempre una grande festa.
Quando l’anno dopo conobbi la mia futura
fidanzata, andammo insieme a casa di Vera e
così scoccò anche per lei l’amore nei suoi
confronti. Per il capodanno decidemmo di
partire da soli per Medjugorje e tornati,
andammo subito a casa di Vera ma al campanello
non rispondeva nessuno, dopo un
po’ scese un bambino e con la serenità di un
angelo disse: “ma Vera è morta!”. Da allora
il nostro cammino di fidanzati cresce
ancora sotto il sole dell’offerta ed il
Signore ha voluto che a Medjugorje incontrassimo
i fratelli e le sorelle della comunità
“Kraljice Mira”, i quali sono chiamati ad
offrire la propria vita attraverso un’offerta
incondizionata, libera e totale, per amore di
Dio e degli uomini. Con loro stiamo riscoprendo
e approfondendo questo cammino
dell’offerta che Vera con la propria vita ci
aveva mostrato e adesso tocca a noi, oggi,
essere come loro agnelli immolati.
Alessandro Macinai