"Far famiglia" nel Cuore di Maria - Eco di Maria nr.160
Era normale incontrarla lì, a Medjugorje con un microfono in mano, sempre pronta a tradurre
per i pellegrini le parole dei frati, in particolare di p. Slavko. MILONA DI ASBURGO,
tedesca di nascita, per molti anni ha messo a disposizione della "Gospa" la conoscenza di
molte lingue e il suo servizio ai pellegrini con uno stile umile e discreto, semplice e schietto
che metteva tutti a proprio agio. L'abbiamo incontrata nuovamente a Medjugorje dove ancora
una volta si è resa utile ai giovani francesi traducendo loro le relazioni del Festival lo
scorso agosto. Ora però la sua vita è cambiata, perché nel frattempo Milona è diventata
sposa e madre, e ha compreso - come lei stessa racconta nell'intervista - la chiamata ad
essere contemplativa nel mondo e a vivere in famiglia il dono della consacrazione.
Milona, qual'è stata la tua esperienza di vita in questo luogo di grazia?
A Medjugorje ho vissuto una fantastica scuola di vita accanto a p. Slavko, dal 1985 sino al 1996
(anno in cui ho lasciato definitivamente Medjugorje) Rispondevo a tutte le lettere che arrivavano,
ma soprattutto lo affiancavo nel lavoro di traduzione: 4 - 5 ore di catechesi al giorno, e
quando c'erano troppi pellegrini univamo due gruppi di lingue insieme - p. Slavko parlava in
tedesco ed io traducevo in inglese oppure lui predicava in italiano ed io traducevo in
francese... E poi lo assistevo negli incontri personali, nei viaggi, insomma un lavoro che mi
occupava dalle 9 di mattina fino alla sera, quando traducevo le preghiere e le riflessioni
previste nel programma parrocchiale. Ma questo era il lavoro più leggero e più dolce, direi
che non era più lavoro perché diventava solo preghiera. Ho vissuto qui anche durante la
guerra, pregando e digiunando con la gente dell'Herzegovina. Momenti davvero preziosi che
non dimenticherò mai.
In questa scuola ho conosciuto il vero senso dell'esistenza ma soprattutto ho imparato ad
assaporare il gusto di stare dentro il cuore della Madonna. E' stata lei a farmi entrare nella
sua famiglia, nella Santa Famiglia, e ho scoperto come lei la vive, come lei guarda il
matrimonio, come lei ci invita a sperimentare le gioie profonde dell'amore familiare vissuto
in Dio.
Avevi già contemplato l'idea di sposarti?
Nel cuore comprendevo tutta la bellezza della chiamata al matrimonio ma nella mia testa
girava da tempo l'idea della consacrazione in una comunità. Pian piano scoprì tuttavia che la
consacrazione l'avrei dovuta fare comunque, dentro o fuori un convento e che non esisteva
una distinzione così netta tra questi due stati di vita. Fu la Madonna a farmelo capire. Mi
spiegò che dovevamo essere contemplativi nel mondo. Questa è la chiamata di tutti; è la
chiamata della Madonna stessa. E questo cambia il mondo, questo fa un mondo nuovo
perché ci fa vivere continuamente alla presenza di Dio, e ci accorgiamo che Lui dà vita ad
ogni cosa che noi facciamo. Questo è il futuro del mondo, e se questo manca la generazione
che segue non avrà la terra dove poter crescere. Mancherà l'humus - la Madonna ci fa humus
per quelli che verranno.
Era bello per me scoprire che Dio non vive solo nei "chiostri", ma dappertutto; sta a noi
accoglierlo e vivere come Maria la fiducia nel nostro Padre Creatore, attraverso la
redenzione del Figlio, nello Spirito Santo. E' una realtà che ci abita. E' la scuola di Maria
perché Lei ha vissuto così. Sono convinta che il trionfo del suo Cuore Immacolato avverrà
quando Gesù potrà essere il Re nella pienezza della sua azione salvifica; quando Dio sarà
accolto ovunque come Padre; quando noi, tempi vivi dello Spirito Santo, diventeremo in
ogni attimo della giornata adorazione e lode. Allora saremo come Maria.
Cosa provocò in te questa riflessione?
Avevo capito che questa era "la chiamata", così decisi di avventurarmi nel mondo e partii da
Medjugorje un anno prima di conoscere quello che sarebbe divenuto mio marito. Non digerivo
però ancora l'idea di sposarmi, ne intuivo i segni ma fino allora avevo guardato al
matrimonio con un po' di paura. Mi pareva una condizione troppo stretta, limitante e anche
un po' noioso come cammino. Nel passato avevo, tra l'altro, incontrato tanti uomini sposati
che non avevano uno sguardo buono su di me; cercavano ciò che non avrebbero dovuto.
Sentivo in me l'umiliazione della moglie rimasta a casa, forse la guardavo anche con un po'
d'orgoglio perché lui in quel momento preferiva me. Questo clima di adulterio mi faceva
male al cuore, alla testa, allo stomaco, mi mise addosso la paura e quindi dissi a me stessa
un no deciso alle nozze.
Ma non finì qui...
No, non finì qui, perché qualcosa in me non trovava pace. Mi recai allora in una piccola
chiesetta francescana vicino alla mia casa di Monaco e dissi apertamente a s. Antonio:
"Senti, se quest'uomo esiste sulla terra, te lo affido; proteggilo e fa' che diventi come deve
diventare, io non so, non lo conosco...". Questo gesto mi diede serenità, avevo affidato tutto
a lui. In me non c'era rimasto più niente. Dimenticato. Tornai quindi a Medjugorje.
Nel luglio del '93 sentivo che sarebbe arrivata una sorpresa nella mia vita e così feci una
specie di ritiro interiore in compagnia di s. Francesco: una piccola statuina ed io nel silenzio
della mia casa.
Un giorno il responsabile di un'associazione umanitaria francese mi si avvicinò: "Ciao, vedi
Charlie, questa è Milona. Milona questo è Charlie!". In quel momento vidi il sorriso di
questo alto giovane francese che mi veniva presentato in modo inatteso, e nello stesso
istante vidi anche il suo cuore. Non guardavo lui ma il suo cuore "sveglio". Non sapevo che
in me ci fosse qualcosa di vivo così profondo, l'ho sentito lì per la prima volta. Era un
piccolo vento di primavera... Salutai e ripresi la mia strada, la mia novena e l'attesa della
sorpresa, senza sapere che era già arrivata!
Capisti allora che era lui lo sposo che Dio ti aveva destinato?
Macché... Era più giovane di me, aveva scoperto Dio da poco e, come tutti all'inizio, voleva
stargli più vicino possibile, così pensò al sacerdozio. Mi cercava solo per avere dei consigli
spirituali... Il sentimento del primo incontro era ancora vivo in me, ma io non volevo essere
innamorata di un "bambino" che voleva fare il prete! Non era certo la consacrazione alla
quale aspiravo. Il cuore però sapeva più cose della mia testa, così accettai di vederlo e di
pregare con lui. Qualcosa di completamente nuova entrò nella mia vita. Scoprii che era
molto più bello pregare insieme. Non era mia abitudine, ero sempre stata da sola, mi accorsi
che lì, pregando con lui, c'era qualcosa di più grande, di più completo.
Rimase anche lui a Medjugorje?
No, decidemmo di andare in Francia e di provare a camminare insieme. Ma io non sapevo
cosa fare con un "boyfriend", come fare con un innamorato, avevo dimenticato quelle cose
lì. Era una scoperta totale, in tutto, come per una bambina, anche se mi sentivo già vecchia
nei miei 35 anni! Al corso per fidanzati mi insegnarono cosa fosse veramente il matrimonio.
Mi dissero che Gesù protegge la relazione ma che Egli stesso è il centro. Facevo fatica a
crederlo, io che stavo lasciando i maturi sacerdoti di Medjugorje per seguire un ragazzo... Ma il
Signore mi mostrò che mi sbagliavo; non stavo lasciando i sacerdoti per Charles, stavo per
entrare più profondamente in Lui; perché Lui, il Signore è la sicurezza di ogni cammino, Lui
è la roccia.
Combattuta nelle mie paure, un giorno mi sentii dire da un confessore: "Sai perché alle
nozze andrai con il vestito bianco?". Mi sembrava ovvio: simbolo di verginità, ecc. "No,
perché tu sei sposa di Cristo!". Mi cambiò tutto. Sarei entrata in chiesa con il vestito della
sposa di Cristo, rappresentando la Chiesa che si unisce con il suo Gesù. E' Lui il Vergine, e
io la sposa in bianco perché sposo il Vergine. Non è quindi la condizione fisica ma la sua
verginità; è la pienezza di vita dove Dio scrive di sé. Non ebbi più paura, stavo per vivere
delle grandi realtà divine ed ecclesiastiche nella più totale semplicità.
Arrivò quindi il giorno delle nozze?
Sì, arrivò, anche se abbiamo dovuto attraversare diverse sofferenze umane. Però le realtà
eterne erano così belle, così superiori a quelle umane che imparai ad amare questo cammino
come dono di Dio. Io e Charles lo viviamo con questa consapevolezza, con gratitudine,
accogliendo la nostra debolezza e i nostri limiti. E poi è arrivata Claire - Marie, una bimba
meravigliosa che oggi ha due anni e mezzo e che oltre a darmi gioia mi aiuta nella mia
conversione quotidiana. Cosa dire di più, so solo che quando stai con la Madonna tutte le
domande spariscono e la vita di Dio si rivela in tutta la sua bellezza. La Madonna ci fa
semplici dove noi siamo complicati. Ho sperimentato che se noi accettiamo la Madre,
riceviamo il Padre, riceviamo il fratello e dunque diventiamo una famiglia. A quel punto ci
accettiamo e allora l'attitudine ad essere famiglia diventa pace. Tutto questo passa attraverso
il Cuore di Maria.