Ritornato a casa! - Eco di Maria nr.174
Fin da piccolo bambino, ancora prima di
andare alla scuola elementare, alcune
domande mi creavano preoccupazione. Tra
queste una in particolare: “Che cosa sarà di
noi quando moriremo?”. Ricordo come se
fosse ora che cercavo di respirare il più lentamente
possibile, solo per non consumare
la mia vita e per allontanare l’arrivo della
morte. Non ne parlai però con nessuno:
penso che non ne fossi neanche capace!
Più tardi, quando iniziai ad andare a
scuola e il ritmo della vita cominciò a scorrere
più velocemente, queste domande
divennero più blande; solo dentro di me,
nella parte più profonda, echeggiava ogni
tanto una profonda insicurezza. In genere tra
i miei coetanei simili domande non si
affrontavano, ed io mi chiedevo se non fossi
l’unico al mondo al quale arrivavano pensieri
di questo genere!
Intorno ai quindici anni tali interrogativi
cominciarono a riemergere. Ma più che i
pensieri sulla morte, mi preoccupava l’idea
se veramente io esistessi e se la mia vita
avesse alcun senso. Scoprii, tra l’altro, che
non ero il solo al quale giravano per la testa
simili considerazioni, e questo mi confermava
che la vita esisteva realmente dentro l’uomo
e che bisognava affrontarla.
Cominciò quindi un periodo di ricerca
che non era privo né di confusione né di
disperazione. Più tardi, durante il servizio
militare, feci amicizia con un ragazzo credente.
Sebbene in quel periodo la nostra vita
non fosse affatto un cammino ricco di virtù (o
forse questa era una ragione di più), vidi nel
mio amico una speranza che io non avevo.
Al mio rientro dalla caserma continuai
ancora a cercare, per diversi anni, ma con
una direzione già più precisa. Tentai di leggere
la Sacra Scrittura e mi sentivo sempre
più attratto dalla Chiesa. Più tardi decisi di
frequentarla regolarmente. Andavo ogni
domenica, da solo, senza capire di cosa
veramente si trattasse, intuivo però che lì
accadeva qualcosa di importante e mi sentivo
bene. Chiesi così, un giorno, ai padri
domenicani cosa occorreva per essere battezzato…
Era la Pasqua del 1992 quando poi
questo accadde. Come padrino scelsi l’amico
del servizio militare.
Era presente anche mio fratello, al quale
non sapevo che il mio battesimo potesse
interessare così tanto… Cominciammo ad
andare regolarmente insieme alla santa
Messa e dopo un anno divenni il suo padrino.
Il suo battesimo fu per me un evento
molto importante.
Ho sempre letto molto, sin da bambino,
e questo si rifletteva anche nel modo con cui
mi impegnavo a conoscere Dio. Ma, nonostante
leggessi tanti libri, mi accorsi di star
fermo e di girare solamente in un circolo
chiuso. Provai allora a pregare, ma la mia
preghiera non andava molto in profondità…
Nello stato in cui mi trovavo trovai allora
aiuto in mio fratello, che influì positivamente
e mi portò a considerare la preghiera in
modo più serio.
La sua visita a Medjugorje fu poi
determinante... Ritornato a casa, mi disse
che sarei potuto andare anch’io e che sicuramente
anche a me sarebbe piaciuto. Accettai
il suo consiglio e, dopo poco tempo, iniziai
il mio pellegrinaggio… Un po’ per sentito
dire, un po’ per averlo letto sui libri, sapevo
che la presenza della Madonna talvolta è
accompagnata da fenomeni straordinari, per
questo partii pieno di attese.
La sorpresa mi aspettava veramente, ma
era di genere completamente diverso da
quello che pensavo… Era la sensazione di
essere tornato a casa dopo lungo tempo.
Era come se in me si risvegliasse qualcosa
che fino allora aveva dormito un sonno profondo.
Sperimentai chiaramente che Dio
può esserci vicino molto più di quanto
potessi immaginare. Al mio rientro a casa
ero triste, tuttavia sapevo che sarebbe dipeso
da me il modo con cui avrei accolto questo
dono. Cominciai a scoprire la preghiera e la
mia vita prese un altro ritmo: divenne più
piena, ma non più semplice. Riuscivo però a
guardare le cose che prima cercavo disperatamente
di sfuggire.
Poi avvenne ancora qualcosa di molto
importante: la decisione di mio fratello di
entrare nella Comunità “Kraljice Mira…”,
una realtà che nasce proprio dall’esperienza
di Medjugorje e che sperimenta l’invito
della Madonna a porre sempre Dio al primo
posto nella propria vita. Questa testimonianza
è stata ed è per me un grande sostegno sul
cammino.
Radomir Starostik