Sacerdote e pellegrino a Medjugorje - Eco di Maria nr.173
Molti sono i sacerdoti che recandosi a Medjugorje ricevono una nuova Grazia che li aiuta
ad approfondire il proprio ministero sacerdotale e, forse, anche a riscoprire degli aspetti
che avevano un po' trascurato a causa del troppo lavoro nelle parrocchie, nei santuari, ecc.
Cogliamo la testimonianza di un sacerdote al quale desideriamo, tra l'altro, rendere
omaggio a pochi giorni della sua morte, inattesa agli uomini ma sicuramente prevista da
Dio in questo tempo, come coronamento di una vita sacerdotale donata con vivacità ed
entusiasmo.
Don Mario Cortellezzi, Rettore del Santuario del Sacro Monte di Varese (I), scomparso il
24 novembre scorso, in coincidenza con l'anniversario della morte di p. Slavko, racconta:
"Sono andato a Medjugorje perché in realtà Medjugorje è venuta prima da me. Più volte, infatti,
i veggenti Marjia, Mirjiana, Jakov erano venuti al Sacro Monte di Varese. Mi sono sentito
quindi in qualche modo "invitato" ad andare personalmente in quella "terra benedetta", o
meglio, chiamato, convocato.
Una volta arrivato a Medjugorje ho trovato quello che pensavo di trovare, cioè un clima di
preghiera intensa. Una preghiera espressa con il silenzio più che con i canti: un silenzio
che parla, un profondo silenzio che vuol dire che la persona è raccolta, addirittura
catturata dall'avvenimento che non vede però sente presente.
Motivo di forte richiamo è stata la percezione di una grande naturalezza nel modo di
esprimersi dei veggenti, in particolare di Marjia. Discorrendo con lei dopo un'apparizione
si aveva la certezza che qualcuno le avesse parlato poco prima: un volto sorridente, un
volto parlante che ti diceva che era avvenuto qualcosa, parlava di quello che aveva visto,
che aveva esperimentato. La naturalezza nel modo di esprimersi è una garanzia. La mia
paura era di trovare persone artificiose, delle persone affette da "misticismo" che si danno
degli atteggiamenti da veggente; questo mi avrebbe allontanato.
Il frutti che ho trovato a Medjugorje sono moltissimi, ma le piante da frutto hanno bisogno
innanzitutto di un clima per crescere, e il clima più straordinario che ho notato è quello
delle adorazioni serali. Il silenzio, il canto avvolgente, l'attenzione di ognuno a non creare
motivi di disturbo per gli altri: tutto questo significa che la gente è veramente presa, che
non vede ma che ha la netta sensazione di essere a contatto con Qualcuno. Fossero così
sempre i nostri momenti di preghiera!
Un secondo frutto molto prezioso è stata l'esperienza nel confessionale. Lì avviene la
verifica di quanto accade, una garanzia di verità perché quando un'esperienza religiosa
passa attraverso il confessionale vuol dire che è vera. Tutte le altre esperienze religiose
che si auto-confessano e finiscono nell'auto-assoluzione, da voler sentirsi tutti buoni in un
colpo, hanno già dentro il segno della falsità.
Anche nella confessione era presente un clima di disponibilità, di disarmo: gente
disarmata di fronte alla misericordia del Signore. È bello trovarsi davanti a persone che
ammettono i loro sbagli. Questo rende bello anche il ministero di confessore perché si ha
proprio la sensazione di essere il padre che gioisce per i figli. Si sperimenta tutta la bontà
e la gioia del Signore nel donare il perdono. Questa sensazione non si vive neanche nella
Messa.
Ma i frutti non rimangono certo a Medjugorje Al Sacro Monte vengono persone che hanno
trovato in quella terra la strada verso Dio. Si riuniscono qui il sabato mattina senza
cartelli, senza etichette, e ti accorgi dal modo in cui pregano e da come si confessano che
la loro è stata un'autentica esperienza di conversione.
Un frutto personale è costituito da una conferma: il rapporto tra il Rosario e l'Eucaristia.
La Madonna e l'Eucaristia. Io notavo già da dieci anni un fatto, che le messe migliori in
Santuario sono quelle del sabato mattina, e mi chiedevo il perché. Trovai la risposta:
perché sono precedute da tre corone del Rosario.
Allora ho capito che dove c'è Maria c'è l'Eucaristia. Non si può celebrare la Messa senza
la Madonna. In quella Messa del sabato non c'è niente di speciale, ma è una Messa totale,
una partecipazione che non ho mai trovato altrove. Celebrare la Messa con Maria, con il
Cuore di Maria. La Madonna non è sacerdote ma ha il cuore sacerdotale. Questa è l'idea
forte che mi tengo dentro".