Messaggio del 25 gennaio 1996:Cari figli! Oggi vi invito a decidervi per la pace. Pregate Dio di darvi la vera pace. Vivete la pace nei vostri cuori e capirete, cari figli, che la pace è dono di Dio. Cari figli, senza amore non potete vivere la pace. Il frutto della pace è l'amore e il frutto dell'amore è il perdono. Io sono con voi e vi invito tutti, figlioli, perché per prima cosa perdoniate in famiglia, e allora sarete capaci di perdonare agli altri. Grazie per avere risposto alla mia chiamata!
«Io, laico, pellegrino per caso» sulla via di Medjugorje - Fonte: Geo, febbraio 2006
Quest'anno ho raggiunto quota 17; ancora uno e poi divento
maggiorenne! Sono molti diciassette pellegrinaggi in trentasei anni
di vita? Forse sì, se si considera che sono avvenuti tutti
negli ultimi sei anni. Non mi reputo, tuttavia, né un turista
di luoghi sacri, né un ultras della fede e, in verità,
tutto è cominciato "per caso". Era la fine del 1999
e si sarebbe festeggiato, secondo le indicazioni errate dei media, il
passaggio al terzo millennio.
Era l'occasione giusta per
trascorrere un Capodanno diverso, trasgressivo ma non banale. Perché
non un pellegrinaggio? Anche la meta doveva essere fuori dagli schemi
e dai circuiti ufficiali. Ed ecco, spontanea, la scelta di
Medjugorje, in Bosnia Erzegovina, luogo di apparizioni mariane non
ancora riconosciute dalla Chiesa (in quanto avvengono tutt'oggi), di
cui avevo appena letto un articolo sul giornale. Al di là
della scusa dichiarata ad amici e parenti, tuttavia, la mia
motivazione interiore era più complessa e profonda. Dopo un
anno passato a combattere gravi problemi di salute, sentivo l'intima
necessità di pace e serenità. Medjugorje, ancora una
volta, appariva come la meta ideale perché la Madonna si era
presentata in quel luogo proprio come Regina della Pace. Infine, a
tutt'oggi mi chiedo ancora: sarò andato in pellegrinaggio per
una mia scelta o perché, in realtà, sono stato scelto?
Non avrò, "per caso", risposto con la mia libertà
ad una chiamata da un'entità superiore, da Dio?
Se
così fosse, e la mia esperienza me lo dimostra, non sono,
quindi, tanto importanti i preparativi, ciò che precede il
pellegrinaggio, ma solo ciò che avviene durante e dopo. Ecco
perché persone, svogliate e demotivate, che si trovano quasi
"per caso" aggregate a un gruppo di pellegrini, tornano
invece entusiaste, mentre quelle che organizzano tutto nei minimi
particolari e partono con molte attese e pretese, alla fine rimangono
deluse. Se esiste un trucco, è proprio questo: non pretendere
nulla ma essere sempre aperti e disponibili a tutto ciò che
può accadere. E, in questo modo, sarà più facile
l'unione del cielo con la terra e dell'io con Dio. Come in tutte le
cose, è necessario però fare dei sacrifici per poter
apprezzare pienamente i risultati: la lunghezza e la fatica del
viaggio, i disagi e le incomprensioni rappresentano gli elementi
normali e necessari che il pellegrino deve affrontare. Una notte
d'estate, febbricitante e con la polmonite, ho voluto scalare una
montagna sacra. Ho faticato e sudato, conquistando metro dopo metro e
alla fine, dopo molte soste intermedie, sono arrivato in cima con mia
grande soddisfazione.
Il pellegrinaggio è proprio come
una tappa di ristoro nel duro cammino dell'esistenza e serve per
tirare il fiato o, magari, per indicare nuove mete e nuovi obiettivi
da raggiungere. L'importante è vederlo come pezzo di un puzzle
che si forma lentamente e di cui noi siamo gli esecutori, anche se
non i creatori. Andare tante volte nello stesso luogo permette
proprio di aggiungere i tasselli mancanti e di capire più
facilmente come è cambiata la nostra vita e come stiamo
cambiando noi stessi. È per questo che sono stato ben nove
volte a Medjugorje. Ogni volta torno a casa con qualcosa di nuovo,
come fosse sempre la prima volta.
E, ripensando alla prima
volta e ai molti dubbi che mi assillavano, ricordo ora con tenerezza
la mia richiesta ad una signora, esperta pellegrina, di raccontarmi
la sua esperienza. Lei mi rispose semplicemente che sarei stato io,
alla fine del viaggio, a condividere la mia esperienza con lei. Come
quel Tale, duemila anni fa, che a coloro che Gli chiedevano dove
abitava rispose solo: "Venite e vedrete". Questo è
il pellegrinaggio. Venite e vedrete».
GIUSEPPE CANALI
Marketing manager e pubblicista.
Sta scrivendo un libro sulle
apparizioni mariane.