Messaggio del 21 febbraio 1983:Voi non siete veri cristiani se non rispettate i vostri fratelli che appartengono alla altre religioni. Testimonianza di Roland Patzleiner
tratta da “Madre di Misericordia” di fra Francesco
Maria Rizzi, Editrice Shalom
Mi chiamo Roland Patzleiner e
faccio parte della comunità religiosa Figli del divino amore.
Da anni vivo nella nostra casa di Medjugorje e presto servizio
insieme ai miei fratelli, presso la parrocchia di San Giacomo con il
ministero del canto. Ho 37 anni e sono nato a Bolzano, nell'Alto
Adige. La mia famiglia è di madrelingua tedesca; la nostra
cultura è austriaca Sono cresciuto in un ambiente cattolico e
in una famiglia credente con tradizioni cattoliche. Dalla quinta
elementare in poi ho fatto il chierichetto per nove anni nella mia
parrocchia.
A scuola mi trovavo spesso a disagio perché
facevo fatica a seguire ciò che facevano gli altri e ad essere
diligente. Ero un tipo piuttosto introverso. In famiglia mancava il
dialogo e non c'era la preghiera, fuorché quella dei pasti.
Così crescendo negli ambienti scolastici e tra gli amici, a 13
anni ho iniziato a fumare e a bere alcool.
Ero ad una festa
di compleanno dove ho sperimentato la prima volta l'effetto
dell'alcool bevuto in eccesso e quella gioia e apertura che avevo
vissuto si trasformarono per me in una realtà da ambire per
sfuggire dalle cose che non riuscivo ad affrontare, legate al
sacrificio e alla sofferenza, necessarie per crescere e vivere la
vita. Quando finii la scuola media lasciai il servizio di
chierichetto e mi allontanai dai sacramenti. La mia casa si trasformò
in albergo dove andavo solo per mangiare e dormire e la mia
pseudo-famiglia diventarono i cosiddetti amici e compagni di strada.
La situazione interiore di instabilità e fragilità si
manifestava sempre di più con l'incapacità di
concludere qualcosa di buono. All'alcool e alla sigaretta si aggiunse
ben presto la droga leggera e poi tutti gli altri tipi di droga più
pesante, anche se ho avuto la grazia di non usare mai le siringhe.
Ho iniziato tre scuole superiori e non sono riuscito a finire
neanche un anno. Poi ho abbandonato la scuola e ho iniziato a
lavorare. Anche lì non riuscivo a resistere più di sei
sette mesi in un posto, poi dovevo cambiare. Dai 14 ai 21 anni sono
cresciuto in questo modo, maturando in me una inconsistenza e
fragilità interiore grandissime. La musica era per me un altro
elemento importante della mia vita. Da piccolo avevo già
imparato a suonare la chitarra. Suonavo nei gruppi e seguivo i grandi
idoli della musica Rock e del Heavy Metal.
Una volta in casa,
con mamma e papà mi arrabbiai per una cosa e dentro di me si
scatenò un odio e una ribellione tale che, come tante altre
volte, andai nel soggiorno sbattendo dietro di me la porta con
violenza e chiudendola a chiave, per ascoltare a tutto volume la
musica che disturbava tutto il condominio, la musica del mio gruppo
preferito, all'epoca i Krokus, gruppo svizzero di Heavy Metal,
sentendo dentro di me che si alimentavano i miei sentimenti di
ribellione. Ho specificato il gruppo perché mi rimase impresso
che il chitarrista di quel gruppo (mio grande idolo), tempo dopo si
tolse la vita. Tali erano i miei personaggi da imitare e per i quali
sentivo simpatia, nonostante non li avessi mai incontrati.
Quello
che volevo realizzare nella mia vita era diventare un chitarrista di
quelli famosi, virtuosisti, e con la droga e l'alcool "pacificare
e nutrire il mio interiore". Questa era la prospettiva della mia
vita. Quante ore trascorse nel nostro luogo di ritrovo che si
chiamava "panchina", dove ci si aspettava per drogarsi
insieme e poi fare dei giri in città per combinare qualcosa.
Nella mia chiusura e distorsione, crescevo senza imparare a
relazionare e a scoprire cosa è la vita. L'altro sesso era
solo oggetto di desiderio, era lontano da me sapere cosa voleva dire
amarlo. Le compagnie che frequentavo erano coinvolte in spiritismo e
anche se io non partecipavo a queste cose, il male, comunque, mi
aveva lo stesso legato e abbindolato.
La droga mi indeboliva
la volontà. Non volevo niente di preciso, solo quello che
secondo me serviva al momento per star bene, tranquillo. Un giorno,
un mio amico mi voleva presentare allo stregone della mia città,
che si chiamava con il soprannome "dente avvelenato", ma
grazie a Dio, non l'ho mai incontrato. Mi ricordo alcuni avvenimenti
che mi sono accaduti quando ero particolarmente sotto l'influsso
delle droghe e uno di questi è ciò che segue: una sera
camminavo in un vicolo stretto e buio che si trovava vicino alla casa
di un amico che stavo aspettando, ero abbastanza "fuori";
ad un tratto, e mi vengono i brividi a ricordarlo, passò
accanto a me un uomo snello, alto, vestito con un frack nero, un
cappello e un bastone ma non potevo vedere la sua faccia, poi lo vidi
scomparire fisicamente mentre si allontanava e rimasi impietrito.
Solo molto tempo dopo, dopo la conversione, capii il
significato di quell'esperienza, cioè, che con la vita che
conducevo satana camminava al mio fianco.
Con le diverse
esperienze del male, il maligno voleva far maturare in me la fuga
finale: il suicidio, perché nei momenti di riflessione, non
potevo trovare il senso della vita.
Ero favorito dalla mia
abilità acquisita di sfuggire la realtà, la fatica, la
sofferenza, e coerente con dottrine trasmesse dagli spiriti del male
attraverso la musica satanica e il mio egoismo: non rimaneva altro
che compiere la grande fuga.
Questo era il sottile intento
che stavo maturando in quella condizione di uno che è lontano
da Dio, da se stesso, dalla sua famiglia e dalla realtà.
In
quegli anni di tenebre i miei genitori, già da tempo, avevano
incominciato a frequentare un gruppo del Rinnovamento carismatico
tedesco ed erano venuti a Medjugorje la prima volta. Pregavano tanto
per me insieme ad altri. Mia mamma, quando venne a Medjugorje,
sentiva che doveva riuscire a portarmi là, aveva posto tutte
le sue speranze nella Mamma celeste.
Marisa Baldessari di
Bolzano, organizzava ogni mese un pullman per Medjugorje e tante
volte mia mamma mi diceva: "Roland guarda a Medjugorje appare la
Madonna , vai!" E io rispondevo: "Sì. sì...!"
Non avevo nessun interesse. Un giorno mia mamma insieme a Marisa sono
riuscite nel loro intento di farmi arrivare a Medjugorje, perché
insistevano tanto, e quel poco di buono che era in me, non poteva più
rifiutare, perché dicevano che il viaggio era gratis.
Accettai per far tacere mia mamma. Mi ricordo, non andai
neanche in chiesa, né sulla collina delle apparizioni, né
sul Krizevac, l'unica cosa che mi interessava nell'87, era il
tabacco.
Tornai a casa, continuando la mia vita. Ben presto
la mia situazione peggiorò a tal punto che dissi nel mio
cuore: "Se non cambierà qualcosa nella mia vita entro
breve, la faccio finita". Dieci giorni dopo mi trovai a
Medjugorje.
All'arrivo la Mamma celeste mi liberò
dalla droga e da altri vizi e incominciai a seguire ciò che
facevano i pellegrini. A Medjugorje mi sentivo a casa.
Quando
ero sulla collina delle apparizioni, sul Krizevac, in chiesa, quando
camminavo sui sentieri tra i campi sentivo una pace e un amore grande
che mi avvolgeva. Mi sentivo accettato e amato.
Fin
dall'inizio mi rimase impressa Jelena Vasilij, perché Marisa
ci portava sempre da lei, all'incontro e perché mi piaceva
tanto quella ragazza, era dolce e bella ed emanava qualcosa di
speciale. L'esperienza che mi ha aiutato di più ad introdurmi
nella vita spirituale e a vivere la fede è stata quella della
preghiera comunitaria nella chiesa di Medjugorje, poi quella dei
gruppi di preghiera e della comunità.
Sentivo una
forza che mi aiutava a superare tante cose che altrimenti avrebbero
impedito l'apertura del mio cuore alla grazia.
Dopo quel
pellegrinaggio feci il primo tentativo di cambiare vita. Tornato a
casa però dopo poco tempo incontrando gli amici, ricaddi fino
a usare di nuovo la droga. Ci voleva poi sempre tanta grazia per
riuscire ad uscire di nuovo ed era impossibile senza distacco dagli
ambienti cattivi e senza Medjugorje. Così un'altra volta, mia
mamma era riuscita a convincermi a tornare a Medjugorje, ma non
volevo lasciare la droga leggera perché ero iperconvinto che
non era poi una cosa così malvagia e grave e che si poteva
usare anche vivendo normalmente. Invece non è assolutamente
così.
È stata proprio quella ad indebolirmi la
volontà, e le facoltà spirituali di conseguenza, a tal
punto da non riuscire a lottare e contrappormi al male. Per farmi
capire questo, la Mamma celeste mi fece capitare ciò che
segue: quella volta, quando dovevo partire per Medjugorje, decisi di
prepararmi gli spinelli per il viaggio e una piccola quantità
di droga da prendere con me per quei giorni.
I miei mi
portarono al luogo dove partiva il pellegrinaggio. Mia mamma
aspettava sempre finché il ' pullman non fosse partito, perché
aveva paura che io scendessi all'ultimo momento dall'autobus e
sparissi per alcuni giorni. Ero capace di farlo.
Avevo
nascosto nella tasca interna della mia giacca gli spinelli e l'altra
roba e avevo messo la giacca su un sedile dell'autobus dove mi ero
piazzato. Non c'erano giovani in quel pellegrinaggio, : c'era più
gente anziana. Partiti da Bolzano, non vedevo l'ora che arrivassimo
alla dogana tra l'Italia e l'Austria, per poter fumare il mio
spinello e alleggerirmi il viaggio così lungo.
Arrivati
lì, scesi tranquillamente prendendo la mia giacca e mi nascosi
in un posto appartato. Infilai la mano nella tasca interna della
giacca e non trovai più la scatolina. Mi prese un colpo:
agitatissimo cercai in tutta la giacca, ma niente.
Corsi al
pullman e cercai sotto il sedile ovunque poteva essere caduto, ma
niente. Nessuno poteva averlo rubato o preso perché: 1.
nessuno sapeva di questa cosa, neanche i miei a casa, 2. nessuno sul
pullman poteva essere interessato a quella roba.
Allora in
quel momento accadde in me una esplosione così forte che mi
spaventai di me stesso, perché in tutta la vita non avevo mai
sperimentato una violenza così forte dentro di me. Non mi
riconoscevo assolutamente e dovetti constatare che quelle sostanze,
che io consideravo innocue, non erano poi così tanto innoque
per causare una reazione tale. Decisi dentro di me di tornare
indietro perché il legame e la dipendenza con la droga era
così forte che vedevo con gli occhi della mente il cassetto
con dentro il blocco di roba che avevo a casa, coperto con la
pellicola d'alluminio. Ma eravamo in Val Pusteria, era mezzanotte e
non c'era traffico, né c'erano treni che passavano a
quell'ora.
Non si può descrivere come continuai quel
viaggio. Arrivati a Medjugorje mi calmai e presi coscienza piano
piano. In quel viaggio ebbi una liberazione che si concluse con una
lunga confessione, con Padre Philip ofm, che all'epoca era qui a
Medjugorje e parlava l'inglese. :
Mi aiutò nella
confessione facendomi domande sull'occultismo su ciò che avevo
fatto e non avevo fatto, e mi ricordo che piangevo tanto e anche per
giorni non sapendo esattamente perché.
Fu allora che,
nel viaggio di ritorno, dissi a Marisa: "Non voglio più
tornare a casa e stare bene per una settimana e poi ricadere" e
le chiedevo cosa significassero le parole di Maria Regina della pace:
"Decidetevi per Dio" che mi risuonavano continuamente.
Aprendomi a lei, il Signore mi diede la grazia di desiderare e
decidermi ad iniziare a pregare ogni giorno un Rosario e andare alla
santa Messa ogni giorno. La grazia più grande è stata
quella di abbandonare, per me fu un atto eroico, tutti gli amici con
cui ero cresciuto nel mondo della musica e della droga.
Fu
dura, perché desideravo avere relazioni sane, che avevo
iniziato a sperimentare a Medjugorje. Il tempo di prova, di
solitudine, non è stato lungo. Poi la Mamma celeste mi ha
fatto incontrare il mio primo gruppo di preghiera nella chiesa dei
Tre Santi a Bolzano, dove ho incontrato altri amici veri.
Il
cuore viene riempito di stupore e gratitudine quando si riesce ad
intravedere l'infinita bontà e l'amore con cui Dio, per mezzo
di Maria, predispone i suoi disegni provvidenziali per la nostra
salvezza. Io fui affidato alle preghiere di un sacerdote che avevo
visitato insieme alla mia famiglia a Padova, molti anni prima della
mia conversione, Pater Leo Haberstroh. La chiesa di Tre Santi a
Bolzano non è la mia parrocchia, ma ho iniziato il mio cammino
di conversione nella cappella di quella chiesa e mi sono sempre
chiesto come mai il Signore mi ha fatto capitare lì. Poteva
essere la mia parrocchia o un altro posto ma sentivo un calore
fortissimo in quella cappellina. Il parroco di quel tempo era tanto
forte e simpatico, mi ha aiutato molto, si chiamava Don Augusto ed
era stato missionario in Brasile. Vorrei, come già detto,
riuscire a testimoniare come lavora Dio e la Madonna , quanto è
importante la fede e quanto è importante rispondere alla
chiamata di Maria Regina della Pace per la propria vita e per quella
degli altri e credere che la nostra preghiera e il nostro sacrificio
sono importanti anche se spesso non vediamo il frutto.
La
Mamma celeste ha detto a Fatima: "Tante anime vanno all'inferno
perché non c'è nessuno che prega e si sacrifica per
loro." A Medjugorje continua ad invitare alla preghiera e al
sacrificio: "Senza le vostre preghiere non posso realizzare ciò
che desidero".
Il sacrificio e la preghiera di quel
sacerdote, insieme a quello dei miei cari e di coloro che Dio ha
voluto usare per la mia salvezza, ha fatto sì che io potessi
uscire da una situazione dalla quale non potevo uscire da solo perché
il male mi aveva intrappolato e imprigionato e aveva inibite le
facoltà necessarie per una libera e volontaria risposta
all'amore di Dio e alla sua salvezza.
Sono riuscito a
cogliere questa realtà in quel giorno in cui ho ritrovato
l'immaginetta ricordo di quel sacerdote, sulla quale c'era descritta
brevissimamente la sua vita e diceva che lui era stato promotore e
guida del gruppo di preghiera del rosario a Bolzano, proprio in
quella cappellina della chiesa dei Tre Santi, avviato nel 1982, dopo
l'inizio delle apparizioni a Medjugorje.
Con il dono della
musica, che usai sempre più per accompagnare i momenti di
preghiera, incominciai a frequentare almeno tre, quattro gruppi di
preghiera alla settimana.
Nel 1990 feci qualcosa che fu, che
è e che sarà, fino alla fine della mia vita terrena, un
sostegno e un atto decisivo per compiere sempre la volontà di
Dio, per la mia salvezza e di coloro che il buon Dio mi vorrà
affidare: la consacrazione di me stesso a Gesù, Sapienza
incarnata, per mezzo di Maria, secondo San Luigi Grignon de Montfort.
I miei pellegrinaggi a Medjugorje hanno maturato in me quel
desiderio che mi fece fare la preparazione alla consacrazione per
trenta giorni, quotidianamente, meditando e pregando ciò che
il Montfort suggerisce.
Ogni settimana mi incontravo con un
gruppo a Merano vivendo insieme un momento di questa preparazione per
poi compiere insieme l'atto di consacrazione nel giorno mariano
stabilito che fu il 1 maggio del 1990, a Schio.
Nello stesso
anno, mi ricordo, ebbi la grazia di vivere una esperienza di fede
bellissima, in cui sperimentai la provvidenza di Dio e l'amore della
Mamma celeste e la sua vicinanza. Bisogna, in questo caso tenere
presente che io non ero mai riuscito a concludere niente di serio
nella vita, come scuole e corsi, anche nei diversi lavori che avevo
iniziato non riuscivo ad essere perseverante. Ero irrequieto,
instabile e sempre alla ricerca di novità.
Ero tornato
a casa dopo una delle mie permanenze prolungate a Medjugorje. Erano i
primi di gennaio. I miei genitori e conoscenti sapevano che ero così,
ma vedevano anche i miglioramenti che avevo fatto con l'aiuto di
Medjugorje. Volevo dare consolazione ai miei, mostrando loro che
volevo mettere a posto la mia vita con l'aiuto di Maria Regina della
Pace. Decisi di andare a lavorare.
Mio padre, attraverso un
amico di un gruppo di preghiera, mi procurò un lavoro come
magazziniere. Incominciai il lavoro nel mese di febbraio. Ogni giorno
andavo a Messa e non andavo a dormire senza aver pregato un rosario.
Al lavoro andavo bene e in breve tempo, dopo alcuni mesi, mi
proposero di diventare capo-magazziniere. Ma cosa era successo? Nel
mio cuore sentivo sempre più fortemente che dovevo tornare a
Medjugorje, non sapevo perché, come, e quando, sapevo solo che
dovevo tornare.
Ora, il problema era enorme, e quasi
impossibile da gestire: non volevo deludere mio papà, dando
l'ennesimo segno di incostanza; l'amico del gruppo di preghiera che
aveva fatto sì che trovassi il lavoro, chissà cosa
avrebbe pensato e infine il capo della ditta, che mi stimava e mi
aveva offerto la promozione, cosa avrebbe detto? Per la mia fragilità
mi sembrava una situazione insormontabile. L'unica cosa che potevo
fare era continuare a pregare e offrire le sante Messe dicendo alla
Mamma celeste che se mi voleva a Medjugorje ci doveva pensare Lei,
perché per me, umanamente, era impossibile. Non passò
molto tempo ed ebbi il coraggio di accennare qualcosa ai miei e dissi
loro: "Sento che devo andare a Medjugorje" e la risposta
fu: "Se tu pensi, va bene". Era incredibile, perché
sentivo che non erano preoccupati per questa decisione ed ero
contento perché l'unica cosa che volevo evitare ad ogni costo
era amareggiarli ancora.
L'altra situazione da superare era
il colloquio con il capo. Mi dispiaceva deluderlo e rifiutare la sua
proposta. Presi comunque l'appuntamento. La Mamma celeste mi suggerì
di formulare il mio discorso d'addio nel modo seguente: "Herr
Direktor, volevo informarla delle mie dimissioni, perché
voglio dedicare un tempo all'approfondimento della mia vita
spirituale e vivere un tempo di discernimento a Medjugorje".
La sua risposta fu sbalorditiva, e me la ricorderò
sempre: "Caro Roland, sono ammirato da ciò che desideri
fare e stimo la tua decisione. Per me va bene, e se tu dovessi avere
bisogno di un aiuto di qualsiasi tipo, basta che vieni".
Una
parte dei meravigliosi piani di Maria si era compiuta. Ma non era
finita. Partii per Medjugorje con la mia chitarra e la mia valigia,
da solo. Non sapevo per che cosa, dove andare e cosa fare, per
quanto. Mi ricordo bene, e ringrazierò sempre il Signore per
quella semplicità di fede che mi aveva dato da vivere in quei
tempi, arrivai a Medjugorje verso sera e appoggiai i bagagli e mi
dissi: "Eccomi Mamma celeste, sono qua! Ed ora?". Non
sapevo neanche dove andare a dormire. Andai al programma serale per
pregare il rosario e offrire la Santa Messa e per dire ufficialmente
a Gesù e Maria: "Sono qua, mi avete chiamato, cosa devo
fare?". Feci questa domanda durante la santa comunione e sentii
una grande pace. Dopo i sette Pater, Ave e Gloria mi alzai per andare
via e mentre mi allontanavo incontrai Pola, una ragazza irlandese che
avevo conosciuto nell' 88, insieme ad Ante che sarà il suo
futuro marito, a Padre Francesco che all'epoca non era frate e ad
altri nella casa di Boro Cilic, carissimo parrocchiano di Medjugorje,
e mi dice:
"Ah! Tu sei qui?! Bene, vorresti lavorare con
la nostra équipe irlandese per suonare e cantare per i gruppi
di pellegrini irlandesi? Ti diamo vitto e alloggio e ogni settimana
una piccola retribuzione!". Cosa pensate che abbia risposto?
Veramente la Mamma celeste aveva organizzato tutto molto
bene!!! Accettai e trascorsi un altro bel periodo a Medjugorje
esercitando il ministero della musica che si stava formando sempre
più per quello che la Madonna aveva in progetto.
La musica nella mia vita
La musica per me è stata sempre una cosa molto importante.
Fu mia mamma ad insegnarmi con grande dolcezza i primi accordi sulla
chitarra. Poi fu mio zio ad insegnarmi il primo Boogie Woogie e il
primo Rock'n Roll. Ero piccolo Poco dopo lasciai. A 13-14 anni
ripresi in mano la chitarra, perché mi avevano invitato a
suonare in un complesso. Il talento che Dio mi aveva dato lo iniziai
a usare per la mia gloria e le mie ambizioni. La musica fu la mia
prima droga, nel senso lato, perché mi aiutava a fuggire dalla
realtà, che alla mia sensibilità si fece sempre più
difficile.
Il Rock satanico ebbe un effetto devastante sulla
mia anima. Nei momenti più difficili divenne un'abitudine per
me chiudermi a chiave nella mia stanza e frastornarmi con la musica
pesante, che aveva l'effetto come di un acido che aizzava la mia
anima all'odio e alla ribellione verso i genitori e verso la vita e
non parlavo per giorni.
La musica è capace di
veicolare forza spirituale, che è poi l'espressione di quello
che l'autore vuol trasmettere. La musica ha il potere di suscitare
impulsi e sentimenti a livello psichico, spirituale e fisico con le
onde sonore prodotte dallo strumento o dalle voci che determinano
fortemente lo stato d'animo della persona.
Nei concerti di
Rock satanico vengono studiate e impostate le frequenze sonore
(bassi, medi, alti) in modo tale da colpire le parti del corpo dove
vengono suscitati gli stimoli del sesso, della violenza, della
ribellione, della rabbia e possono portare anche al suicidio. Tanti
giovani dopo un concerto del genere si sono tolti la vita, moltissimi
vanno in depressione e hanno sfoghi disordinati che non permettono
più di vivere la vita nell'equilibrio psichofisico.
Altri
tipi di musica più leggera sono pieni di sensualità e
trasmettono messaggi che annullano i valori morali e portano al
disprezzo della vita destando sentimenti di tristezza, di malinconia,
di pesantezza d'animo.
Nonostante ciò, questa realtà
della musica del mondo porta in sé un fascino per tanti
irresistibile ed è quello dello spirito del mondo, di Satana
che vuole sedurre, specialmente i giovani e "imbambolarli"
e rubare loro la libertà interiore e la loro dignità di
figli di Dio con i suoi inganni e le sue false luci, quelle di una
vita immaginaria, impossibile. Anche il mondo cinematografico forma
una visione della vita lontana dalla realtà e aumenta
l'insoddisfazione e il disprezzo per la vita stessa, proponendola in
modo immaginario, impossibile da realizzare.
Tanti autori e
gruppi musicali hanno venduto l'anima a Satana per il successo e il
potere e tantissime case discografiche sono state consacrate a
Satana. Condizionato e influenzato da questi spiriti, con la musica,
la droga e la vita disordinata ho fatto esperienza di una profonda
insoddisfazione, della paura, delle tenebre e del non senso della
vita. Vivendo in ambienti così carichi di negatività la
mia vita era ossessionata dagli spiriti del male che non permettevano
la mia crescita interiore. A Medjugorje, P. Slavko, dal quale andai
spesso a confessarmi, alla fine della confessione pregava sempre per
la libertà interiore e la mia guarigione. Come nel male, più
ancora nel bene, la musica è stato per me uno strumento
importante per la mia guarigione e per la mia conversione. Fu grazie
ad una cassetta di un cantante croato famoso, che nel 1986, più
o meno, aveva registrato e dedicato una raccolta di canti a Maria
Regina della Pace, che essa avvenne.
Non mi ricordo come e
quando mi era pervenuta quella cassetta, ma quando dovetti tornare in
Italia e assolvere il servizio militare, che mi allontanò
parecchio dal cammino intrapreso, ascoltando quella cassetta piangevo
tanto e mi sentivo a Medjugorje.
Dopo ogni pianto sentivo una
grande pace interiore e una forza nuova; sentivo la consolazione
della Mamma celeste e la certezza di tornare lì presto.
Piano piano fui liberato sempre più dagli attaccamenti
sbagliati e dalle influenze negative. La preghiera e la pratica dei
messaggi di Maria erano il fondamento. Ma per essere liberato
definitivamente, per quanto riguarda la musica, consacrai il dono
della musica alla Madonna e dovetti tagliare nettamente con tutto ciò
che mi poteva ancora legare a quelle cose. Promisi alla Mamma celeste
di non suonare mai più canti del mondo e di eliminare tutti i
dischi cattivi che avevo in casa, all'epoca c'erano gli LP grossi. In
me era maturata la certezza che ad ogni disco della musica satanica,
era legato un demonio e sentivo la negatività del "pandemonio"
che avevo ancora in casa e con cui dovevo ancora troncare
definitivamente senza lasciare tracce.
Già troppo mi
avevano deviato e ingannato con illusioni e inganni. Allora mi dissi:
"Va be', li regalerò a qualcuno", ma la coscienza
rispondeva: "No, no! Se vuoi bene ai tuoi amici non puoi
regalare a loro dei demoni!". Così un bel giorno uscii
con alcuni cartoni pieni di quei dischi e li feci sparire nel
cassonetto dell'immondizia. Un pò doleva il cuore, ma era un
dolore sano che portò il suo frutto perché dopo quel
gesto cambiarono le relazioni tra di noi in famiglia e ci fu più
apertura.
I sacrifici e le rinunce per quanto riguarda la
musica, nella mia vita, non sono paragonabili a ciò che la
Mamma celeste mi ha dato poi in gioia e felicità, affidandole
tutto. A Medjugorje mi ha cambiato totalmente: prima suonavo
esclusivamente la chitarra elettrica, come virtuosista e non cantavo.
Poi ho iniziato ad accompagnare e cantare i canti di Maria e Gesù.
È stato per me spesso una grande scuola di mortificazione e di
umiltà, ma il Signore non si lascia battere in generosità.
A partire dal 1993 iniziai a sviluppare il dono di compositore e
autore di canti. Non avrei mai immaginato che un giorno venissero
cantati in tutto il mondo durante le liturgie, le preghiere e le
Adorazioni e che sarei stato chiamato a girare il mondo per portare
lo spirito di preghiera e di adorazione con la musica e per animare
grandi incontri.
Siamo stati invitati come comunità
già due volte negli Stati Uniti, in oltre 15 stati diversi, in
Korea, e in molti paesi dell'Europa.
Da quattro anni sono
stabile a Medjugorje in comunità, prestando servizio in
parrocchia, ogni giorno con il canto e l'accompagnamento. Tutti i
lavori e le registrazioni, in comunità li consacriamo a Maria,
al suo Cuore Immacolato, per contrastare le opere del male nel campo
della musica. Noi con fede crediamo che ad ogni dischetto è
legato un angelo buono che intercede e prega per la conversione, la
pace e la gioia di tutti coloro che ascoltano la nostra musica.
L'inizio e lo sviluppo nella comunità
Alla fine dei periodi lunghi che facevo da solo a Medjugorje,
Maria mi fece incontrare Gesù Eucarestia e raggiungere così
una delle mete prefisse nella sua scuola dell'amore. Ma la lotta fu
contro gli ostacoli del demonio, che erano ancora grandi.
Avevo
già incontrato Madre Rosaria, la fondatrice della nostra
comunità e il secondo festival dei giovani a Medjugorje,
istituito da P. Slavko Barbaric, era vicino. Eravamo in luglio. Un
mio amico messicano, con cui trascorsi quel periodo a Medjugorje,
incaricato da Madre Rosaria, mi disse prima del festival: "Ehi
Roland, tra alcuni giorni inizia il festival dei giovani! Vieni a
suonare!".
Mentre ascoltavo le sue parole sentivo dentro
di me una mostruosa resistenza. Con diplomazia risposi: "Ah sì,
adesso vediamo". Passarono i giorni e venne il giorno in cui
dopo il programma serale iniziava il festival. Allora mi dissi: "Vado
ad imboscarmi in un ristorantino farò una cena prolungata,
tranquillo tranquillo, così non mi troverà e non ci
andrò!" Così andai in un ristorantino e mi nascosi
nell'angolo più remoto del locale e cominciai a cenare. E il
tempo passava.
Ogni tanto guardavo l'orologio ed ero sempre
più tranquillo. Ma!? Alzo la testa e chi vedo? Quel benedetto
amico che stava entrando serenamente proprio in quel locale e
guardava e guardava, mi vide e disse: "Ah qui sei! Vieni, vieni
sta per iniziare il festival!". È indescrivibile ciò
che sentii dentro.
Un nero, una ribellione una resistenza
così forte che mi fece prendere la mia chitarra e avviarmi con
lui verso la Chiesa come un cane bastonato.
Arrivammo alla
tenda verde dietro la chiesa, dove era preparato un altare con tante
candeline rosse per il Santissimo e tanti giovani che erano già
lì con chitarre, flauti e altri strumenti. Mi disse l'amico:
"Mettiti lì e suona con loro!". Mi misi lì, e
quello che sentivo dentro era terribile, mi sentivo un imbecille, uno
stupido: "Cosa faccio qui io, sono tutti matti" mi dissi.
Con questi sentimenti stavo lì ad aspettare, non
sapevo cosa, solo che iniziasse qualcosa. Non passò tanto
tempo ed entrò un padre francescano con il Santissimo e lo
depose in cima sull'altare e noi incominciammo il canto: Adoramus Te
Domine. Vi dico: mentre insieme si suonava quel canto, quella melodia
semplice, alla presenza di quell'Ostia bianca lì su, le nuvole
nere che erano dentro di me, che erano reali, si dileguarono e si
dissolsero nell'aria e nel mio cuore entrarono una gioia e una pace
indescrivibili. La gioia di essere lì.
Fu il mio primo
incontro con Gesù nella santa Eucarestia, accompagnato da
Maria. Le opposizioni interiori che avevo non erano solo per questo.
Nei giorni seguenti uno dei frati francescani che teneva una delle
conferenze, fece la domanda a tutti se c'era qualcuno che si sentisse
di offrirsi come anime vittime per mezzo di Maria per la salvezza del
mondo.
Quando il frate fece quella domanda il mio cuore si
agitò, sentivo che quelle parole erano per me, ma non ne
volevo sapere. Non ero ancora libero abbastanza per accogliere la
voce del Signore. Ma fu lì che iniziò, sorretto dalle
preghiere di Madre Rosaria, il cammino di preparazione per arrivare a
cogliere sempre più la mia vocazione.
Padre Slavko
spesso disse: " La Madonna è venuta a Medjugorje per
ricordarci che Dio esiste, che siamo preziosi agli occhi suoi e che
Egli ha un piano meraviglioso, un progetto per ciascuno di noi".
Lo dobbiamo scoprire quotidianamente nella preghiera e convertirci
sempre più a Lui, lasciando che la grazia tolga gli ostacoli
che si oppongono alla realizzazione dei piani di Dio.
La
Mamma celeste sapeva che avevo bisogno, dopo essere stato liberato
dal male più pesante, per così dire, di qualcuno che mi
guidasse concretamente a trovare la strada della mia vita, che era
insabbiata dall'errore e dal peccato.
In seguito, Madre
Rosaria mi invitò per una settimana a seguirla nei suoi
pellegrinaggi e nelle sue attività evangelizzatrici. Stando
con lei sentivo che si viveva lo spirito di preghiera di Medjugorje
anche in Italia in modo intenso. Lunghe preghiere, veglie e
pellegrinaggi.
La mia anima aveva bisogno di questo. Un
giorno, attraverso un avvenimento banale in casa di Madre Rosaria,
scoprii uno dei miei punti più deboli, sul quale dovevo
lavorare molto. C'erano sul tavolo della cucina due bottiglie, una di
aranciata e una di coca cola. La Madre mi chiese: "Cosa vuoi,
aranciata o coca cola?" e io risposi timidamente: "È
lo stesso." Lei mi disse: "No, non è lo stesso, devi
decidere!". In quelle parole percepii una voce che mi esortava a
prendere coscienza di quel male che si era velato in certi modi di
comportarsi e di agire, troppo condizionati dalla fragilità
per essere più fermi e retti nelle azioni.
Capii che
per amare si deve essere veri, trasparenti, altrimenti i
comportamenti sono ambigui e incerti. Nel 1993 lasciai casa mia per
andare a vivere con quel piccolo gruppo che si stava formando attorno
a Madre Rosaria. Attraverso la vita comunitaria si avviava così
un'altra tappa della mia guarigione e della mia crescita, attraverso
la quale ho potuto scoprire tanti altri punti oscuri del mio cuore.
La Madre mi diceva: "Tu sei in un tunnel e hai bisogno
di essere guidato fuori da qualcuno di cui ti devi fidare, devi
lasciarti prendere per mano e farti guidare perché da solo non
ce la fai". Io sentivo fortemente il suo amore per me.
Fu
lei che con tanta pazienza, comprensione, sopportazione e con tanta
preghiera mi amò, mi aiutò. Ero ancora molto egoista,
individualista, orgoglioso, chiuso e difficile da manovrare; ero
sempre stato abituato a vivere da solo.
Ero fragile, ma
quando si trattava di difendere le mie vedute e i miei interessi,
spesso sbagliati, mi facevo forte, pensando di non aver bisogno di
nessuno. Nella mia miseria volevo essere sempre autosufficiente.
Invece poi piano piano, ho scoperto la ricchezza e il dono
dell'altro, la necessità dell'altro e che ogni cosa è
dono, niente è dovuto, niente è scontato. L'altro è
necessario per vivere nell'amore e nella pienezza dell'amore. Con
quella perseveranza nell'amore della madre ho potuto fare esperienza
dell'amore divino che si manifesta nel perdono e nella donazione
incondizionata.
Nelle mie infedeltà, nelle mie
ribellioni tante volte avrei lasciato il cammino che mi ha portato a
comprendere la vera felicità interiore che viene con il
sacrificio, con la donazione, pensando più all'altro che a se
stessi e che sfuggivo e non avevo voluto imparare prima.
Uno
dei primi canti che ho scritto fu Madre del cielo, lo scrissi in un
ritiro a Medjugorje con Madre Rosaria nel 1993 per ringraziare la
Madonna per tutto ciò che aveva fatto per me. In quel canto ho
preso dai messaggi di Maria tanti spunti e in uno di questi Lei dice
che vuole che siamo felici su questa terra e poi un giorno in cielo
con Lei: "la felicità tu vuoi per noi, già qui su
questa terra".
Quando cantavo questo canto spesso
pensavo che quelle parole valevano solo per gli altri, ma non per me,
perché passavo lunghi periodi di sofferenza e di tribolazione
perché il Signore doveva raddrizzare la pianta del mio essere.
Per arrivare a comprendere che quello che la Madonna intende
in quel suo desiderio ho dovuto passare molto tempo in comunità
e allora ho capito che intendeva quella felicità che è
frutto del sacrificio della croce, della perseveranza e costanza, che
io cercavo sempre di evitare. Ma tutti sappiamo che le gioie del
mondo sono quelle che si hanno subito e senza fatica, invece quelle
che durano sono quelle gioie che sono costate fatica e lotta, e sono
quelle gioie che riempiono il cuore di stabilità ed
equilibrio. La cosa più difficile in questo, è la lotta
per riuscire a superare se stessi sempre più per amare Dio e
gli altri. Un altro verso di questo canto è: "liberaci da
ogni schiavitù, per vivere di più". Queste parole
le ho vissute profondamente perché sono riferite a tutti
coloro che vivono schiavi degli idoli del mondo, schiavi di se
stessi, schiavi delle macchinazioni del diavolo che incatenano, come
lo ero io, e tengono il cuore dell'uomo lontano dall'amore di Gesù,
dalla verità.
Tutti questi soffrono, soffrono tanto,
sono quelli che non amano. Solo colui che ama è colui che
vive, più si ama più si vive. Gesù ha detto:
"sono venuto per dare la vita in abbondanza". Non si
finisce mai di amare su questa terra, non si finisce mai di
perdonare. In questo sta la perfezione cristiana. "Vincolo di
perfezione è la carità", la carità che
trova il suo apice nel perdono gratuito e incondizionato di Gesù
che sulla croce ha detto: "Padre, perdona loro, perché
non sanno quello che fanno". Questo è il programma di
vita che ho imparato in comunità e vale la pena di viverlo,
per tutti, nessuno escluso. Con il consiglio di Madre Rosaria
incominciai di nuovo la scuola. Feci il primo anno di liceo classico,
nel quale dovevo anche perfezionare la lingua italiana, essendo di
madrelingua tedesca. Fu un anno terribile. Stavo imparando così
a sacrificarmi e ad essere perseverante. Solamente con il sostegno di
coloro che mi stavano attorno e la preghiera, sono stato capace di
concludere il primo anno.
Intanto si era acuita molto la
malattia di mia mamma, che ha sofferto per oltre 13 anni la malattia
di Altsheimer, assistita eroicamente dal mio papà fino alla
fine. Ciò fu uno dei motivi che mi fece tornare a Bolzano e
concludere gli studi superiori nella scuola privata, facendo 4 anni
del linguistico in due anni.
Nel 1996, poi, sono tornato in
comunità definitivamente. Dopo un anno di preghiera nella casa
della comunità a Medjugorje, ho iniziato e terminato gli studi
di teologia presso l'università di Bologna, insieme con Luigi
mio confratello di comunità.
In almeno 10 lunghi anni
la Mamma celeste mi ha guidato a compiere piano piano ciò che
è la mia chiamata. Con tanta pazienza.
Attraverso la
comunità mi ha insegnato la perseveranza e soprattutto il
vivere la fede e il vivere nella purezza della fede, come ha fatto
Lei, sperare contro ogni speranza, amare, perdonare ed essere
riflesso della misericordia infinita di Dio.
Ciò che
si è sviluppato insieme a Madre Rosaria è una piccola
comunità in formazione di vita religiosa, con il carisma della
riparazione. Era quello che avevo percepito nelle parole profetiche
di quel frate, molti anni prima, al festival dei giovani, di cui ho
parlato. Noi stessi siamo stati i primi a usufruire di quella grazia
della vicarietà, con cui si intende il ricevere delle grazie
per chi non le cerca né merita, ma che la generosità e
l'offerta di altri fratelli hanno meritato.
Insieme a Maria,
Madre di Misericordia, siamo stati chiamati da una vita che non aveva
più senso e che ci avrebbe lasciati nelle tenebre per sempre.
Ora anche noi offriamo la nostra vita e le nostre preghiere per mezzo
di Maria e insieme a Lei per gli altri, affinchè tanti possano
fare l'esperienza dell'amore di Dio che risana e converte.
Dal
1995 la nostra piccola comunità è presente a
Medjugorje, vivendo il programma di preghiera comunitaria e servendo
la parrocchia con l'animazione della preghiera e della santa Messa in
lingua italiana.
Concludendo voglio ringraziare la Santissima
Trinità per il dono di Medjugorje e di Maria, Regina della
Pace, per tutti coloro che hanno creduto, sostenuto e promosso
Medjugorje, per tutti coloro che hanno pregato e sofferto per la mia
conversione e mi sostengono ancora adesso con il loro amore e le loro
preghiere, e prego affinchè in modo particolare tutti i
giovani abbiano la grazia di trovare sempre la forza di affrontare
con coraggio la vita, che vale la pena di essere vissuta, e credere
che nessun passato può impedire all'amore di Dio di formare
grandissimi santi, e che possano trovare persone mature e forti nella
fede e nell'amore divino, per guidarli sul giusto cammino: il cammino
della croce che porta alla risurrezione e alla gioia della vita
eterna.