Messaggio del 28 febbraio 1984:«Pregate. Vi può sembrare strano che io parli sempre di preghiera. Tuttavia vi ripeto: pregate. Non esitate. Nel Vangelo avete letto: “Non affannatevi per il domani... A ciascun giorno basta la sua pena”. Non preoccupatevi dunque per il futuro. Limitatevi a pregare e io, vostra Madre, mi prenderò cura di tutto il resto». RACCONTI DI UN PELLEGRINO POLACCO - Eco di Medjugorje nr.74
Witold (Vittorio) Bein, nato a Tomaszow Maz il 29 marzo
1945, fuggito dalla Polonia per trovare la Mecca in Occidente, dopo
aver provato ogni soddisfazione in America, approda alla realtà
dello spirito e diventa missionario battista. Poi giunge ad
Assisi...
“Ma dove sta il vero paradiso...?” Mi
sono chiesto alcuni anni fa in California. Ero riuscito, all’età
di 32 anni a trovare il paese che era il mio sogno, la mia più
alta aspirazione fin dalla giovinezza. Nato e diplomatomi come
ingegnere chimico in Polonia, ero sempre stato scontento del tenore
di vita della mia patria.
“Se potessi soltanto scappare da
qui, e abitare in uno di quei ricchissimi paesi come gli Stati Uniti
o la Svezia!”, fantasticavo giorno e notte.
Affamato della
bramata “libera” cultura capitalistica che da noi
arrivava o censurata o molto ritardata o perfino proibita, cercavo da
me stesso a vivere in modo “occidentale”. Per esempio,
con un amico studente di elettronica, facemmo una discoteca, una
delle prime nella città. Era difficile e caro trovare i
dischi, ma noi rubavamo la pop-music registrando stazioni FM dalla
vicina Berlino Ovest.
L’amico ha fatto amplificatori e
altoparlanti e così la nostra fai-da-te discoteca era una
sorgente di buon guadagno per un pà di tempo.
Provavo poi a
divertirmi suonando rock and roll sulla chitarra elettrica, e canzoni
studentesche con mandolino (che mi piaceva perché tascabile,
utile per turismo sulle montagne, e perché originale, fuori
della monotona routine della chitarra).
Un’altra ossessione
era la moda di vestirmi a pappagallo secondo i capricci dell’Ovest
e in modo stravagante. Ne ho fatti di tutti i colori, ma adesso non
voglio perdere tempo a ricordare tutte queste vanità.
Finalmente
mi si aprì una porta e, arrivato come turista in Danimarca,
chiesi asilo politico, insieme con mio fratello Pietro, di un anno
più giovane. Già i primi giorni in quel ricco paese
scandinavo erano stati per noi una grande festa. Camminavamo per le
strade di Copenaghen rimanendo abbagliati nel vedere lo splendore dei
negozi, il benessere della gente, la tranquilla scorrevolezza del
traffico. “Forse potresti finire i tuoi studi di ingegnere
civile qui, mentre io lavoro, e poi vedremo che cosa fare con le
nostre vite”, suggerii al mio fratello.
E così
fu; ma dopo cinque anni, ancora non soddisfatti e affamati di più
soldi, più libertà, più divertimenti, più
soddisfazioni mondane, emigrammo in Canada.
Pietro con la moglie e
il bambino, trovò presto una posizione di ingegnere a
Vancouver. Io invece, pensai di cambiare totalmente vita per trovare
felicità e pace. Lasciai così la vita convulsa nelle
grandi città, e mi rifugiai nelle Rocky Mountains della
bellissima British Columbia.
“Questo farò per
tutta la mia vita, finché io morirò”, mi
riproposi, godendomi il cielo blu, il silenzio della natura e la
semplice vita di istruttore di sci (Alpino e sci di fondo) e di guida
di ski mountaineering. Trovare lavoro era facilissimo, perché
avevo conseguito diversi diplomi nel campa dello sci
professionistico. Cercando sempre di godermi la vita, d’estate
andavo nelle montagne nevose di Australia e Nuova Zelanda (le
stagioni sotto l’Equatore sono invertite). La cosa divenne
ancora più facile, da quando aggiunsi anche una nuova
attività, quella di scrivere articoli e fare riprese
fotografiche per riviste e pubblicazioni specializzate in sport
invernali, edite negli USA, Canada, Australia e Nuova
Zelanda.
Scrissi anche un libro tecnico “Mountain Skiing”,
ben accolto e venduto in diversi paesi, anche in Giappone. Uno
potrebbe pensare, “a questo qui non mancava proprio niente”.
Si, infatti, ho trovato molto di più di quello che sognavo
anni addietro in Polonia.
Nel mio irrequieto girare per il
mondo in lungo e in largo alla ricerca di pace e di vero appagamento,
ho visto i monti più belli, e ho praticato lo scii più
affascinante che si può trovare. Ho goduto a camminare nelle
immense foreste della British Columbia in Canadà, a fare sci
di fondo nel mite clima dei monti della Sierra Nevada in California e
le esplorazioni su sci dei ghiacciai nelle Southern Alps della Nuova
Zelanda. Per tanti anni ho alzato i miei occhi verso le cose
“visibili” di questo mondo: la “Croce del Sud”
nel firmamento dell’emisfero australe; l’aurora boreale
nel Nord America...
Ma la vera felicità in qualche modo mi
sfuggiva.
“Ma allora, dove si trova questo paradiso?”
Cominciai a pormi questa domanda mentre stavo in California. “Può
darsi che devo cercare le cose spirituali, se le cose materiali
sembrano portare soltanto al vuoto e alla disperazione”. Così
com’ero, ateo e disprezzatore della vita religiosa, decisi di
assaporare il gusto delle realtà invisibili. E così
feci diverse esperienze con lo joga, meditazione trascendentale,
droga. Lessi molti libri di spiritualità, frequentai diverse
chiese. (Infatti, anche in Danimarca mi sono interessato nella
“Church of Scientology”, ma sono scappato dopo poche ore;
era un disastro e confusione).
Da ultimo mi sono fermato in una
Chiesa Battista in Colorado. Là ho iniziato a pregare con
alcuni amici, sciatori come me, e a leggere la Bibbia. La vita di
queste persone mi ha colpito più di qualsiasi predica: ho
visto l’amore nella loro donazione disinteressata, l’umiltà,
la gioia e la pace, il vivere in questo mondo solo come breve
passaggio per arrivare alla felicità eterna con Dio (dicevano
loro). Siccome ho preso gusto a stare con loro, volevo anch’io
conoscere questo loro Dio.
Certo, all’inizio c’erano
migliaia di dubbi. Con la mia mente tecnica e i miei ragionamenti
filosofici, non accettavo facilmente le cose spirituali (ma adesso
penso, che il più grande ostacolo era la mia superbia,
presunzione e stoltezza). Tuttavia, pian piano, la Parola di Dio mi
convinceva sempre piu e - più importante - ho cominciato a
vedere con i miei occhi le risposte divine alle preghiere mie e degli
altri.
Ho letto anche alcuni libri di scienziati, medici e di
tutti i tipi di gente, con stupende prove per la verità della
Bibbia e l’esistenza dell’infinito mondo invisibile.
Dopo
un anno, passato ancora come sciatore professionista, mi venne il
desiderio di fare il missionario.
L’occasione mi si presentò
ben presto, e fu così che andai in Austria per aiutare i
profughi polacchi, affiancandomi alla Missione internazionale “Youth
With a Mission” (Giovani in Missione).
Mi rendevo conto
comunque che questo non era la vera risposta al mio desiderio di
servire Dio. Mi mancava il profondo senso di amore, di pace, di
gioia, e altre cose di cui parla la Parola di Dio.
Mettendomi
nelle mani del Signore Gesù e, confidando nella Sua promessa
di farsi trovare da chi lo cerca con tutto il cuore, ho pregato, ho
pianto, “Signore dove sei, dov’è il tuo amore, che
cosa devo fare...?!” E il Signore nella sua grande
misericordia, mi rispose presto nel modo che meno mi sarei
aspettato.
C’era allora per me una possibilità di
studiare in una scuola biblica evangelica in Spagna, ma proprio nello
stesso periodo, una mia amica viennese, sciatrice come me,
convertitasi di recente, mi invitò a visitare la sua comunità
cristiana in Assisi.
Rimasi molto interessato a ciò che mi
descrisse di questa comunità: come tutti vivono e pregano
insieme, come cercano di mettere in pratica la Parola di Dio, e come
seguono gli esempi delle prime comunità degli Atti degli
Apostoli (fino ad allora non avevo mai visto realizzata una simile
esperienza di vita).
Witold Bein
(Dalla Comunità
Mariana “Oasi della Pace”- 02040 S.Polo Sabino (RI)
telef. 0765-68001; ccp 3721-7007).