1. Suor Consolata e «Storia di un'anima»

La via dell'infanzia spirituale come insegnamento non è una novità, né viene dagli uomini: si trova nel Vangelo. Santa Teresina ebbe il merito di aver compreso, con una certa più geniale intuizione, questo punto particolare degli insegnamenti del Maestro divino e di averlo applicato all'insieme della vita spirituale, additandone al mondo la pratica col suo esempio. Di questa vita spirituale, del suo valore per la santificazione delle anime e dell'apostolato e della sua aderenza alle necessità spirituali dei nostri tempi, già è stato detto e scritto: qualunque aggiunta da parte nostra, oltre che superflua, sarebbe temeraria. Ma assai più delle parole valgono i fatti a provarla. Chi può dire il numero di anime ricondotte a Dio dalla santa Carmelitana? O che si santificarono seguendo la sua piccola via d'amore? Suor Consolata è una di queste. Fu la lettura di Storia di un 'anima a conquistare Pierina quando, ragazza, era desiderosa di darsi a Dio, benché incerta ancora sulla via da percorrere. Scrive infatti nei suoi appunti autobiografici: « Un lunedì d'estate del 1924, una compagna, Gina Richetto, mi prega di tenerle un libro; sarebbe passata a riprenderlo. L'apro... è la Storia di un'anima. Dopo cena salgo sull'ammezzato che dà sul negozio e lì, alla luce del lampione della strada, incomincio e proseguo a leggere la vita di santa Teresina. Una commozione nuova m'avvolge scorrendo quelle pagine. Comprendo di essere appunto quell'anima debole che il Signore ha trovato: "Se per impossibile il Signore trovasse un'anima più debole della mia, ecc... ". Ma ciò che irresistibilrnente mi attrae, è l'invito delle piccole anime, è il vivere d'amore, è quel "Gesù vorrei amarLo tanto, amarLo come nessuno Lo ha amato mai". E allora nella mia anima avviene qualcosa di soavemente dolce, di dolcemente forte. Con il viso fra le mani ascolto la divina chiamata e questa si fa sentire al cuore, pressante, urgente... Era la voce della grazia che, mentre stimolava Pierina a troncare ogni esitazione nei riguardi della vocazione religiosa, indicava alla sua anima la via da percorrere: la piccola via d'amore. Che poi non si trattasse d'una semplice e passeggera impressione, ma di una profonda azione della grazia, ella ne avrà più tardi esplicita conferma da Gesù stesso che le dirà (27 novembre 1935): Santa Teresina scrisse: « O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita ». Ebbene, Io l’ho trovata l'anima debolissima, che si è abbandonata con piena fiducia alla mia misericordia infinita: sei tu, Consolata, e per te opererò meraviglie che sorpasseranno i tuoi stragrandi desideri. Suor Consolata è, dunque, una gloria di santa Teresina, perché da lei conquistata alla piccola via d'amore: scelta da Dio a confermarne la dottrina e a rivestirla di forma concreta.

2. Uno stesso spirito. Suor Consolata ebbe doni straordinari, come visioni e locuzioni divine, ma a parte il fatto che anche nella vita di santa Teresina lo straordinario non manca,  va osservato che si tratta di doni gratuiti che l'anima non può rifiutare, come pure non deve cercarli; le basta non esservi attaccata oltre il conveniente e dare ad essi il giusto valòre in ordine alla propria santificazione. Così fece suor Consolata: fino a che ne fu favorita, se ne senti profondamente indegna e umiliata; quando poi ne fu privata, non si alterò e tanto meno indietreggiò di un pollice nell'eroica fedeltà alla grazia. Riscontriamo, invece, nella sua vita tutti i caratteri dell'infanzia d'amore.  spirituale, primo e il più essenziale: la vita. Sarà bene riportare qui alcuni pensieri di santa Teresina al riguardo: « [Gesù] non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore... Ciò che [il cuore d'un bambino piccolo] chiede è Amore!.. Egli sa una cosa sola: amarti, o Gesù!... Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue... Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al trono del Re e della Regina, ama per i suoi fratelli che combattono... O mio Gesù, ti amo! Amo la Chiesa mia Madre, ricordo che il più piccolo moto di puro amore le è più utile che non tutte le altre opere messe insieme" » Ed ecco ora una pagina di suor Consolata: « Stamane (2 agosto 1935) mi sono domandata: perché mai alle piccole anime Tu, o Gesù, ti doni con tanta tenerezza e le circondi con tutte le tue cure e provvedi a tutti i più minuti particolari... perché? E la luce è entrata nella mia anima. Nel santo Vangelo, dopo le divine parole: Lasciate che i bambini vengano a Me e non glielo impedite, perché a chi è come loro, appartiene d regno di Dio (Mc 10,14), c'è una parola che mi rivela il tuo Cuore materno: E prendendoli tra le braccia e ponendo le mani sopra di loro, li benediceva (Mc 10,16). Non solamente li hai benedetti ma, lasciato libero sfogo al tuo Cuore divino, li hai abbracciati. Allora, in un quadro, vidi la grande famiglia umana: i figli maggiori che lavorano e guadagnano e, se bravi formano l'orgoglio dei genitori; e i più piccoli che fanno nulla, proprio nulla, ma amano e tengono la parte più considerevole nel cuore materno. Perché dimmi, o Gesù, quand'è che gode di più una mamma? Quando suo figlio la onora con il felice risultato dei suoi studi o che so io, oppure quando – piccolo - le appartiene totalmerte e può fasciarlo, sfasciarlo, stringerlo al cuore a piacimento, donargli tutte le tenerezze?... Oh, la gioia che prova una mamma presso la culla del suo caro bimbo, nessuno potrà ridirla mai! Come nessuno potrà dire chi gode di più: se il bimbo a ricevere tante carezze o la madre nel prodigarle. Per il pargolo suo i vestitini piu belli, le cose più delicate e se, per caso impossibile, quel bimbo rimanesse sempre piccolo, la mamma continuerebbe a prodigargli cure e tenerezze senza stancarsi mai, per tutta la vita. Portando questo ragionamento nel campo spirituale, mi sembra una perfetta immagine di quel che Gesù fa con le piccole anime. Queste sono sue, esclusivamente sue e Lui, con tenerezza materna, prepara ad esse gli abiti più belli di virtù. E poiché, come i bambini, esse sono indifferenti, può vestirle di virtù o svestirle a piacimento, può stringerle al Cuore o lasciarle in un angolo: esse rimangono felici ugualmente, purché possano amarlo, purché possano vivere Sotto il suo divino sorriso, purché possano offrirgli qualcosa per aiutarlo a salvare anime. La gioia più grande che si può gustare sulla terra è possedere Dio, ma Dio solo; allora si gode un paradiso anticipato. E le piccole anime lo godono... » . Che poi, per piccole anime si debbano intendere non solo le anime innocenti, ma quelle che con l'amore vogliono riparare e riconquistare il tempo perduto, suor Consolata ci tiene a farlo sapere, mettendo se stessa nel numero di queste. « Come è buono Gesù e con quale tenerezza materna. Egli porta fra le sue braccia divine coloro che bramano conservarsi piccoli al suo cospetto! Come si piega verso di loro per appagarne tutti i desideri, per compierne tutte le volontà, anche se queste anime, ricche solo di desideri, hanno avuto la somma sventura di offendere il Signore, come Consolata!... Oh, solo Gesù sa dimenticare tutto e anzi gode sovrabbondare in grazia, dove prima sovrabbondò la colpa ». Così infatti fu per suor Consolata e così sarà per tutte le anime, innocenti o peccatrici, che vorranno seguirla nella stessa via d'amore. Riporteremo ancora, a conferma di questo suo trasporto per la santa infanzia spirituale, alcuni aneddoti di vita intima cappuccina, dove aleggia lo spirito di san Francesco e nei quali si sente come la fragranza dei suoi Fioretti. « Un giorno venne in cella una probanda, per sandali. Le feci osservare che, non abituata a portarli, per i primi giorni le avrebbero fatto male ai piedi. -No, Suora, noi a casa siamo poveri, poveri operai e portare sempre i sibret (pianelle) non potevo e allora d'inverno portavo sempre i sòccoli. - Queste parole me le disse con tanta espressione di convincente umiltà, che ne fui commossa. Se fossi stata ricca, avrei messo ai suoi piedi tutti i sibret possibili  E quando più tardi la vidi, come si usa da noi per la novena di san Francesco, chiedere alla porta del Coro l'elemosina di preghiere per ottenere la grazia di trarre profitto dai santi esercizi, al suo tono umile, supplichevole e fiducioso, non potei trattenermi dal chinarmi verso di essa e dirle: - Sì, pregherò il Signore che la faccia una gran santa! - In quel giorno compresi perché il Cuore di Gesù si chinò con tanta misericordiosa condiscendenza verso i piccoli, gli umili: è perché la nostra debolezza lo conquista; Lui non può resistere a tanta nostra miseria ed essendo ricco, dona tutti i sibret possibili! ». « Un pomeriggio sostai alcuni istanti presso l'orto e mi sedetti su d'una panca. I pulcini, credendomi la loro buona dispensiera, mi circondarono ben presto, prendendo d'assalto il mio grembo e poi s'allinearono tutti sull'orlo dello schienale della panca. Pensavo al Padre san Francesco e li lasciai fare indisturbati e poi sentii il bisogno d'imprestar loro il mio cuore, perché potessero anche loro amare, quanto lo bramo io... Uno di essi, essendomi rimasto in grembo, tentai accarezzarlo, ma s'impaurì e il suo cuoricino prese a battere forte forte. Volli calmarlo, perciò lo strinsi a me e lo tenni presso il mio cuore, finché fu tranquillo. Ci prendeva gusto, se ne stava queto, ma io lo lasciai andare a raggiungere i compagni e ritornai in Coro ad adorare Gesù... Non pensavo più a questo fatto insignificante, ma la grazia me lo illustrò: se Consolata aveva avuto compassione di quel povero pulcino, solo perché spaurito, e aveva sentito il bisogno di stringerselo al cuore per tranquillizzarlo, quanto più il Cuore di Gesù, che è Cuore umano, sentiva compassione della povera anima mia, sentiva il bisogno di stringermi al suo divin Cuore! E poiché al mattino avevo commesso una mancanza contro la carità e quindi me ne ritenevo indegna, un altro pensiero confortò la mia mente: che merito aveva quel pulcino, che io giungessi a stringermelo al cuore, ad accarezzarlo? Nessuno; la compassione m'aveva spinta semplicemente a ciò fare. Ebbene, la stessa compassione spingeva Gesù verso la povera anima mia...». « Qui, dalle Cappuccine, Gesù è veramente a nostra disposizione e si vive presso il suo tabernacolo con una familiarità indescrivibile. Gesù deve goderne, perché quando nelle preghiere e devozioni particolari ci avviciniamo a Lui, Egli ci avvolge, ci fa sentire la sua divina presenza in modo tutto speciale, intimo, affettuoso... Non so, il portarmi a pregare presso il tabernacolo mi sembrava un po' farisaico per me, che avrei dovuto imitare il povero pubblicano del Vangelo; ma una soave immagine rappresentante Gesù che accarezza i bimbi, mi ha tolto ogni timore; perché ho compreso che non solo l'anima ha bisogno di pregare presso Gesù vivo, ma è ancora Gesù, il suo divin Cuore, che gode nell'averci vicino a Sé, senza tant'etichette, come i bimbi dell'immagine, che andavano a gara a chi poteva stringersi più vicino a Lui ».

3. Le divine preferenze... Gesù, da parte sua, interveniva non di rado a confermarla in questi sentimenti e propositi d'infanzia spirituale. Già nelle visioni intellettuali di cui era favorita, sempre quando Gesù la stringeva al Cuore divino, ella vedeva se stessa o, meglio, vedeva la sua anima in figura d'una bimba di pochi anni. Poi c'erano i divini insegnamenti, sui quali cediamo a lei la parola.

« Nei primi anni ch'ero fra le Cappuccine, l'amore a Gesù lo facevo consistere nel lavorare tanto; ma Gesù, già al cominciare dei santi esercizidella prima Professione, m'aveva detto: Tu ti affanni per troppe cose; una cosa sola ti è necessaria: amarmi! ». « Nella Pentecoste del 1931, in Coro durante la meditazione, Gesù volle da me un giuramento. Lo ricopio: O Gesù, ti ho giurato e lo credo fermamente, che la via da seguire è per me la via dell'amore. In essa completamente mi abbandono, di essa mi fido e, annullando tutti i propositi passati, da oggi all'ultimo respiro, fidando in Te, ti prometto di vivere d'amore, con un incessante atto d'amore, compiendo tutto con amore, nulla cercando se non amore! ». « il cammino da percorrere era segnato e mi trovai in piena luce. Comprendevo che Gesù nella mia anima voleva fare Lui e una volta, che mi si volle far adottare un metodo durante i santi esercizi e Consolata volle dare ascolto alla creatura, il Creatore sciolse tutto, immergendomi in lavori urgenti; cosicché per l'anima mia, per letture e rillessioni, dovetti scegliere la notte, l'ora dopo Mattutino. E quel che compresi fu: che avevo più bisogno d'amare che di pensare ». « E tutte le volte che volli cedere agl'inviti di penitenze straordinarie in più della regola, la luce si eclissava e io mi trovavo fra tenebre e angustie. Ebbi infatti, in quei tempi, desideri ardentissimi di penitenza; mi fu concessa libertà assoluta e ne approfittai. Per fortuna, avevo Gesù in me che sapeva imporsi, altrimenti mi sarei rovinata la salute. Ciò che preferivo a tutto era la disciplina a sangue, che facevo con catene a punte, nel solaio. C'era l'obbedienza e il desiderio di lavare nel proprio sangue le colpe passate; e Gesù volle appagarmi in questo desiderio e mi lasciava fare e mi aiutava, perché non venissi scoperta. Ma ben presto Egli venne a dissuadermi, coi fatti prima e poi con l'obbedienza, che questa non era la sua volontà e che le anime le avrei salvate con una vita più semplice, e che in questa via mi sarei fatta santa ». « C'era un'anima da portare a Dio: un anima che, nei sessanta e più anni di vita, non aveva mai avuto il conforto di una assoluzione né la gioia di una Comunione. Pregai Gesù a dirmi tutto quello che voleva da me, purché mi desse quell'anima. Ed Egli: Dormirai una settimana sull'asse farai la disciplina tutti i giorni, porterai per tutta la settimana due catenelle e Io ti darò quest'anima. La Madre concesse: se Gesù convertiva quest'anima, Consolata avrebbe continuato nella via delle penitenze straordinarie, altrimenti no: nella conversione di quest'anima, la Madre avrebbe conosciuto il volere divino a mio riguardo. Il giorno fissato e atteso giunse, ma quell'anima dichiarò: « di non aver paura dell'inferno », altro che convertirsi!  Quel mattino stesso riportai alla Madre ogni strumento di penitenza che possedevo, per non riprenderli mai più. Versai anche qualche lacrima, perché Gesù m'aveva... ingannata; invece Gesù aveva permesso quell'umiliazione per stabilirmi definitivamente nella via d'amore». « Avvicinandosi il santo Natale (1934), mi prese nuovamente un gran desiderio di prepararmi con qualche penitenza straordinaria, almeno con la catenella. E Gesù: La catenella per venirmi incontro sia non perdere un atto d'amore. « Altra volta volli impormi una novena di mortificazioni nel cibo, per ottenere grazie e benedizioni sugli esercizi spirituali dettati da un pio Sacerdote e la conseguenza fu: venti giorni di proibizione del digiuno di regola! Questo non mi sarebbe capitato se Gesù, con ciò, non avesse voluto farmi comprendere che per Consolata non voleva né catenelle, né discipline, né penitenze in più della regola; nulla di questo, ma solo il dovere, la Regola e l'amore. Oh si, un incessante atto d'amore! Solo questo, nient'altro che questo, perché l'amore è tutto e, nella pratica di questo amore, si praticano tutte le virtù ». « Nel maggio del 1935, il nuovo confessore ordìnano cominciò fra noi il suo santo ministero e, in una delle prime confessioni, mi disse: "Tutte le settimane vincere un difetto, allora le sue confessioni saranno buone e lei non avrà perso tempo e avrà rallegrato il Cuore di Gesù". Accolsi il consiglio con gioia e radunai tutti gli sforzi per vincere un difetto alla settimana: ma preoccupata solo più di giungere alla settimana seguente, senza aver detto una parola inutile o ammesso un pensiero inutile ecc., io non pensavo più ad amare e la Santissima Vergine un giorno mi disse: Tu ti perdi in tante minuzie e non dai a Gesù quello che unicamente ti chiede. L'ultima sera invano desidererai di poter vivere per fare ancora un atto d'amore, sarà troppo tardi. Compresi e mi applicai nuovamente ad amare » « Una sera, a meditazione, mi sentii pervadere da una   direi - violenta commozione, mentre una voce, che voleva essere la divina, mi prediceva dolori e dolori e dolori: "E giunta la tua ora... cos'hai fatto finora per le anime? Nulla...". Mi abbandonai al divin volere e ritrovai la pace. Respinsi quella voce, pensando a ciò che Gesù mi aveva detto e non tardai a scoprire l'inganno nemico, che intendeva togliermi dalla mia semplice via d'amore». « Ora sono pienamente felice, mi sento sulla retta via, proprio quella che Gesù vuole. Non mi rimane che viverla questa vita, sino a morire d'amore!... SI, o Gesù, lo so che ciò che tu brami da me è l'amore, nient'altro che l'amore. Seguire altra via è ingannare me stessa, è perdere tempo ».

4... e le divine compiacenze. Gesù stesso si degnava di manifestarle di tanto in tanto la propria compiacenza per questo suo mantenersi in spirito e stato d'infanzia spirituale. E innegabile che suor Consolata ebbe da Dio grandi doni e grazie straordinarie. Perché? La risposta gliela dava Gesù stesso ed è di tal natura, da dissipare le diffidenze che taluni potrebbero concepire sul conto di quest'anima: quasi che, per il fatto di aver avuto anche lei i suoi difetti, fosse immeritevole dei doni divini. Ciò procede dall'errato giudizio che ci facciamo di queste grazie gratis datae o carismi, come le chiama san Paolo. Le diceva dunque Gesù (15 dicembre 1935): Vedi, Consolata, le creature sogliono misurare la virtù di un'anima con le grazie che Io a lei concedo e s'ingannano: perché Io sono libero di agire come voglio. Per esempio, è la tua virtù che merita le grazie grandi che ti ho concesso? Povera Consolata,  tu non hai virtù, tu non hai meriti, hai nulla. Avresti le colpe,  ma queste non esistono più,  perché Io le ho dimenticate per sempre. E allora perché a te, proprio a te, tante e tante grazie? Perché Io sono libero di beneficare chi voglio. I piccoli sono la mia debolezza, ecco tutto!... E nessuno può tacciarmi d'ingiustizia, perché il Sovrano è libero di beneficare regalmente chi vuole. il 19 marzo 1935, Gesù faceva a suor Consolata una grande rivelazione sulla santità di san Giuseppe. Stupita e commossa, l'umile figlia si rivolse a Lui e: «Perché, Gesù, dici a me queste cose, a me che posso far nulla e le nascondi ai grandi personaggi che farebbero tanto? E Gesù: Ai piccoli dico tutto! ». Inoltre, Egli si compiaceva di predire a suor Consolata molte cose riguardanti il suo futuro apostolato, dopo morte. Confusa per tanta divina degnazione, ella un giorno gliene mosse dolce lamento, parendole che le dicesse troppo. Gesù le rispose (12 dicembre 1935): Ti dico troppe cose sul tuo avvenire?... Ti dico tutto?... Hai ragione, ma cosa vuoi, quando il Cuore trabocca!... E poi tu sei tanto piccola, che ti accontenti di scrivere (perché io voglio che tu scriva tutto) e quindi posso dirti tutto. Hai mai notato che una mamma, accarezzando l'ultimo nato, a volte vezzeggiandolo, gli dice tante cose che non direbbe a un suo figlio più adulto?... Cosa vuoi; il suo cuore materno ha bisogno di espandersi, di dire a quel piccolo essere, che ancora non comprende ma solo le sorride, tutti i progetti che accarezza a suo riguardo. Gli dirà tutto, proprio tutto, così come Io faccio con te. Però nota che quando quel bimbo comincerà a parlare e gli sarà chiesto: « Chi ti ha fallo questo bel vestitino? », lui tutto contento risponderà: « Mia mamma! » e godrà di avere quel vestitino bello che glielo lodano. Vedi la diversità che passa fra le grandi e le piccole anime? Queste godono delle virtù delle quali si sentono abbellite, perché « è Dio che le ha loro donate »; quelle le nascondono per paura che la superbia le rapisca loro, perché hanno lavorato a conseguirle. Hai capito Consolata?... Quindi alle piccole anime Io dico tutto non Mi rubano nulla e a Me solo riferiscono lode, onore e gloria! Non era la prima volta che Gesù usava il paragone del bimbo e del vestitino a indicare che le piccole anime s'abbandonano fiduciose all'azione della grazia, anche per quanto riguarda la loro santificazione, contente solo di assecondarla in tutto e per tutto con estrema docilità. Le diceva infatti l'8 ottobre 1935: Consolata, godo in te, perché posso fare tutto quello che voglio e perché faccio Io tutto. Dimmi; tu sai con quanta cura e amore una mamma fa il vestitino al suo bimbo, vi mette proprio tutto il cuore. Ora se il bimbo non la lasciasse fare, perché il vestitino... vuoI farlo lui; contristerebbe la mamma. Dopo che suor Consolata ebbe il Padre Spirituale, Gesù non le permise più di confidarsi col confessore su quanto di straordinario passava nella sua anima. Gliene forniva poi la ragione: la quale dovrebbe essere ben considerata da coloro che, per principio, si oppongono ad ogni nuova manifestazione misericordiosa del Cuore di Gesù. Le diceva (5 dicembre 1935): Sai perché con il confessore ordinario non ti lasciò espandere? Vedi; Io lascio tutti liberi; non sferzo le volontà, ma la diffidenza in Me mi ferisce. No, Io non costringo a credere alle mie manifestazioni di misericordia a forza di miracoli. Anche nella mia vita mortale - e lo leggi nel santo Vangelo - la condizione per ottenere le mie grazie era sempre questa: « Puoi credere? A chi crede tutto è possibde » Ecco perché ciò che Io dico alle anime piccole, dalla fede semplice e integra, non lo rivelo alle anime grandi. No non è colpa per loro, perché la volontà l'ho lasciata libera, ma essi si privano di tanta luce... mi comprendi? Suor Consolata comprendeva questo linguaggio divino e lo comprenderanno pure tutte le anime dalla fede « semplice e integra». Sarà anche bene tenere presente a riguardo di locuzioni divine, la seguente dichiarazione di Gesù a suor Consolata (9 novembre 1935): Se ti faccio scrivere è perché le mie parole porteranno molto frutto. A volte ti sembrano un po' puerili i miei ragionamenti, ma è perché sei tanto piccola e Io adatto le mie parole a te; ma ricorda che qualunque mia parola è spirito, è vita. Tal modo di agire di Gesù verso le piccole anime non deve meravigliare. Osserva san Francesco di Sales: « Dio è innocente per l'innocente (SaI 18,26), buono per il buono, cordiale per il cordiale, tenero per i teneri; e l'amore lo porta qualche volta ad usare tratti di sante gentilezze verso le anime che per una amorosa purezza e semplicità si rendono come bambini al suo cospetto ». Ma anche quando Gesù adatta il suo dire alla piccolezza della creatura, le sue parole sono veramente sempre « spirito e vita », per i preziosi concetti di vita spirituale che contengono. Dopo una giornata d'estenuante fatica, suor Consolata chiedeva perdono a Gesù di esserne rimasta sopraffatta e, quindi, ostacolata nella continuità d'amore, e Gesù la confortò: Vedi; ciò che per le anime grandi costituirebbe colpa, non lo è per le piccole anime e tu sei tanto piccola! Io riparo; ho amato Io per te e quindi tutta la giornata te la conto come un continuo atto d'amore. Altra volta, in risposta alle sue preghiere per il Padre Spirituale impegnato in un corso di predicazione, le diceva (16 ottobre 1935): Si, quella predicazione darà frutti abbondanti di vita eterna. Cosa vuoi! Ai piccoli tutto concedo. Tu neghi nulla a Me e Io nego nulla a te. E a proposito dello stato di vittima, cui ella era stata chiamata, così l'assicurava (13 novembre 1935): Ricorda sempre che la mia fortezza non ti mancherà mai. Se comunico a te le mie virtù, questa in modo particolare (ti comunico), perché tu sei la debolezza stessa. Quello, dunque, che attirava sopra suor Consolata gli sguardi compiacenti dell'Altissimo e le meritava i divini favori, era lo spirito d'infanzia spirituale; era il suo sentirsi e farsi non solo piccola, ma piccolissima al cospetto di Dio; era questo intimo riconoscimento della propria debolezza, che la portava a tutto sperare da Gesù operante e lottante in lei.