Capitolo IV

L'ATTUAZIONE DELLA VITA D'AMORE NELL'INCESSANTE ATTO  D'AMORE

1.               Trasformare la vita in un perfetto atto d'amore. Per meglio comprendere quanto segue viene riportata la preghiera di santa Teresina, quale espressione del suo ardentissimo desiderio di vedersi seguita da altre anime nella piccola via d'amore. « Ma perché desiderare di comunicare i tuoi segreti d'Amore, o Gesù? Non sei tu solo che me li hai insegnati e non puoi forse rivelarli tu ad altri?... Sì, lo so, e ti scongiuro di farlo. Ti supplico di chiamare il tuo sguardo divino su un gran numero di piccole anime!... Ti supplico di scegliere una legione di piccole vittime degne del tuo amore!... ». Ora, come Dio realizzò alla lettera gli immensi desideri di apostolato dell'umile Carmelitana, proclamata dalla Chiesa patrona delle Missioni, così esaudì la sua preghiera e realizzò alla lettera il voto in essa contenuto: le piccole anime sono ormai legione. Ma come vivere praticamente la vita d'amore? Certamente, far tutte le azioni per amore, raccogliere e offrire con amore i fiori dei piccoli sacrifici è già molto, ma non è tutto. La nostra vita quaggiù si compone di istanti e, volendola vivere integralmente di amore, è necessario che essi siano tutti vivificati dall'amore. In altre parole: vivere una vita d'amore significa trasformare la vita stessa in un atto d'amore. Così infatti la intese santa Teresina, la quale si offri vittima di olocausto all'Amore misericordioso per vivere in un atto di amore perfetto. Si noti la sublimità del concetto: ridurre tutta la vita a un atto di perfetto amore e continuarlo così per tutta la vita. Ecco la vita d'amore. Ma l'amore perfetto qual è? E anzitutto il puro amore, quello con cui si ama Dio per se stesso; poi è l’amore attuale, indubbiamente più perfetto di quello abituale; quindi ancora, per concomitanza, è l’amore che abbraccia in uno stesso palpito Dio e le anime, giacché non si può amar Dio senza amare anche il prossimo. Vorremmo aggiungere che il nostro amore per Gesù non può e non dovrebbe mai andar diiunto dall’amore a Maria Santissima, sia perché non si può piacere a Gesù, se non si ama anche la sua e nostra Madre, sia perché il nostro amore giungerà veramente perfetto a Dio, solo se fatto passare attraverso l’amore di Maria, l’unica creatura che abbia amato Dio, quaggiù, com’Egli vuole e dev’essere amato. Se dunque si volesse una formula di perfetto amore, essa dovrebbe comprendere, insieme con l’amore a Gesù, anche l’amore alla Madonna e alle anime. Tale è precisamente la formula dell’atto d’amore che Gesù dettò a suor Consolata affinché fosse tramandato alle anime.

2.               Convenienza di una formula. Non tutte le anime, infatti, possono realizzare in sé la vita d'amore al modo di santa Teresina la quale, in via ordinaria, non aveva bisogno di formule; tanto più se queste anime sono incipienti nella vita d'amore, e più ancora se hanno da rifare spiritualmente la loro vita. Potranno imitare santa Teresina nella fedeltà a compiere tutto con amore e nella generosità d'amore ai piccoli sacrifici, ma in quanto a realizzare la loro unione con Dio, in modo da renderla continua il più possibile, e poi anche moralmente incessante, esse hanno bisogno di aiutarsi con qualche mezzo pratico, con qualche formula breve e facile, ma completa, con cui dare espressione ai propri slanci di amore e di apostolato. Perciò, come la mamma si china in atto amoroso sul proprio bambino, per dirgli e ridirgli quella parola, quella frase che dovrà essere da lui ripetuta in corrispondenza di affetto, così Gesù si degnò a chinarsi su di una piccolissima anima, suor Consolata Betrone, per dettarle e poi richiederle quell'incessante atto d'amore, che poi costituì la vita del suo cammino spirituale, il mezzo principale con cui ella attuò la sua vocazione d’amore e, quindi, ancora, la sua vita d’amore.

3. La formula dell'incessante atto d'amore. L'atto d'amore dettato da Gesù a suor Consolata è così formulato: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime. Qualche considerazione sul valore intrinseco di quest'atto d'amore potrà essere utile per coglierne la ricchezza che racchiude ai fini d'una più intensa vita interiore. 1. Non si poteva, in così poche parole, formulare un più perfetto atto d'amore, secondo quanto già esposto. In esso c'è tutto: amore a Gesù, a Maria, alle anime. 2. E’ un atto di puro amore, col quale si dona a Dio quanto di più eccellente gli si può donare: amore e anime. 3. E’ insieme un atto di perfetta carità, perché l'amore del prossimo trova in esso la più alta espressione nell'incessante invocazione a favore delle anime; di tutte le anime (comprese quelle del Purgatorio), nonché di tutti i loro bisogni, secondo la spiegazione che ne darà Gesù stesso. 4. Esso compendia perciò i due grandi comandamenti, che sono a loro volta il compendio di tutta la Legge (cf Mt 22,37-40). 5. Anzi, per il fatto di essere incessante, porta l'anima all'adempimento letterale e perfetto del primo comandamento, che è di amare Dio con tutto il cuore: l'atto di amore deve sgorgare dal cuore, è il cuore che ama quanto più incessantemente e intensamente è possibile; - con tutta la mente: la continuità dell'atto d'amore esclude di per sé ogni pensiero inutile volontario; - con tutta l'anima (cioè, con tutta la volontà): l'incessante atto d'amore poggia sul fervore di volontà, non sul sentimento; - con tutta la forza: per conseguire la massima continuità e intensità d'amore è necessario far convergere in esso tutte le energie interiori. 6. L'atto d'amore, sia in sé che nella detta formula, essendo anche preghiera, porta l'anima all'attuazione letterale e perfetta dell'altro insegnamento evangelico sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1). 7. Con esso l'anima vive la vita soprannaturale il più intensamente possibile: per la gloria di Dio, per la propria santificazione, per la salvezza delle anime. 8. Con esso l'anima vive una vita essenzialmente mortificata, nell'oblio di tutto e nella silenziosa dedizione di sé, e viene perciò a stabilirsi nello stato di piccola vittima d'amore.

4. Come deve intendersi l'incessante atto d'amore. Le lezioni di Gesù a suor Consolata sull'incessante atto d'amore, fissandone la portata, impediscono che si cada in facili errori o deviazioni. Errore sarebbe, ad esempio, lo scambiare l'atto d'amore con una semplice giaculatoria da recitarsi più o meno frequentemente, magari a preferenza di altre. Nulla di male in ciò, ma non corrisponderebbe alle intenzioni divine. Gesù non intese suggerire alle anime una nuova giaculatoria, ma indicare ad esse una via spirituale che faciliti loro la vita d'amore. Se, dunque, l’atto d'amore deve essere per l'anima via e vita, ne consegue che, almeno nello sforzo di volontà, esso diventi incessante, così da costituire il respiro dell'anima. Altro punto è chiarire come debba intendersi la continuità dell'atto di amore in relazione con le diverse occupazioni della giornata, secondo i doveri di ciascuno. La risposta a tale quesito non poteva venire che da Gesù stesso. Nel Sabato Santo del 1934, per incoraggiare suor Consolata nella fedeltà all'atto d'amore, Gesù le prometteva il suo divino aiuto e intanto le suggeriva la seguente norma pratica, valida per tutte le anime: Consolata, come mi son presa la responsabilità dei tuoi pensieri e parole, così me la prendo del tuo atto d'amore continuo. Però ricorda una volta per sempre: che quando conversi con me o scrivi o mediti, l'atto di amore continua. Io lo conto ugualmente, anche se il cuore in quei momenti è obbligato a tacere. E, perciò, chiaro che un’incessante atto d'amore non intralcia per nulla la vita comune e regolare di chi ne segue la pratica; non è a scapito delle altre pratiche di pietà; non impedisce le varie occupazioni della giornata, né a sua volta può esserne impedito, purché l'anima s'impegni a continuare il suo canto d'amore, nella misura che le è concesso dalla natura delle occupazioni stesse. La terza osservazione pure importante è che l'atto incessante d'amore non dev'essere una cosa superficiale, la ripetizione meccanica di una formula, ma un vero canto d'amore. Anzi - e questo va sottolineato -       non è affatto necessario pronunciarlo con le labbra. Un atto d'amore non è una semplice frase vocale, ma è un atto interiore: della mente che pensa ad amare, della volontà che vuole amare e ama. L'atto incessante d'amore è, dunque, una continua, silenziosa effusione d'amore. La formula, non va dimenticato, non è che un aiuto, perché l'anima possa più facilmente fissarsi nell'amore e nel perfetto amore. Ciò risulta anche dalle parole di Gesù a suor Consolata, che possono servire d'introduzione alla dottrina sull'incessante atto d'amore (16 novembre 1935): Se una creatura di buona volontà mi vorrà amare e fare della sua vita un atto solo d'amore, da quando si alza a quando si addormenta - col cuore, s'intende - Io farò per quest'anima delle follie. Scrivilo. Dunque, è col cuore che bisogna incessantemente amare. il che, ripetiamo, non vuole dire che l'anima debba « sentire» gusto o soavità nel farlo, e neppure che debba « sentire » di amare. Le basta volere amare.

5. Le divine richieste dell’incessante atto d’Amore.  « Già dai primi esercizi spirìtuali che feci fra le Cappuccine - scrive suor Consolata - Gesù richiese all'anima mia ciò che poi sempre continuò a chiedermi: l'atto incessante d'amore. Egli fissò la mèta da raggiungere; e gli ostacoli, le passioni, i difetti li avrei tolti sempre alla luce di questo atto d'amore. Nessuna cosa ti deve distogliere dal continuo atto d'amore, mi diceva a meditazione, nel dì della Vestizione. E poi ancora nella santa Comunione: Non ti chiedo che questo, un continuo atto d'amore. In principio era: Gesù ti amo. Poi desiderò che aggiungessi: Gesù, Maria, vi amo. Infine volle completarlo così: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime »Da questo momento le divine richieste dell'incessante atto d'amore non si contano più. Si tratta del punto più importante, quello che costituisce come la ragion d'essere del nuovo Messaggio Divino. Tutto il resto che riguarda la vita d'amore qui presa in considerazione, avrebbe un valore relativo, perché già contenuto sostanzialmente nella vita e negli scritti di altre anime privilegiate. Verranno perciò riportate, senza commento per brevità, le diverse richieste divine; secondo il diario di suor Consolata. La prima è del 15 marzo 1934: Amami, Consolata, il tuo atto d'amore mi rende felice! Questo non era solo raccomandato, ma imperativamente richiesto (15 ottobre 1934): Consolata, Io ho dei diritti su dite e quindi Io voglio da te un incessante « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime », da quando ti svegli al mattino a quando ti addormenti la sera; Io lo voglio! E come rispondendo a una spontanea difficoltà della povera creatura, le soggiungeva: Se mi credi onnipotente, allora mi credi capace di concederti questo continuo atto d'amore; Io lo voglio. L'atto d'amore doveva, pertanto, divenire l'alimento vitale della sua anima (23 giugno 1935): Un pesciolino fuori dell'acqua muore, così tu fuori dell'atto d'amore. Al contrario, come il pesciolino nell'acqua vive e si sviluppa, così attraverso l'incessante atto d'amore, col perfezionarsi in lei della carità, anche la vita della grazia si sarebbe sviluppata e perfezionata, fino a raggiungere quel totale spogliamento di sé o annientamento, che è una mistica morte (25 ottobre 1935): Vivi annientata e racchiusa in un solo e continuo « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime », nient'altro. Esiste più nulla e più nessuno per te, solo l'atto d'amore. Tale morte mistica non è quietismo, ma transito alla vita eroica, per la quale Gesù non trova più nell'anima alcun ostacolo alle sue divine operazioni e può quindi agire in essa con signoria incontrastata (7 settembre 1935): Sul tuo annientamento compirò l'opera mia meravigliosa. E sai che cos'è che ti annienta? L'atto incessante d'amore. Nulla vi resta di te e per te, ma nell'atto incessante d'amore tutto è per me. Annientata in questo continuo atto d'amore, la sua anima doveva talmente immedesimarvisi, da trasformarsi in esso (3 aprile 1936): San Giovanni Battista si qualificò « una voce che grida nel deserto a, e tu « un incessante atto d'amore”. Nessuna creatura doveva perciò distoglierla da questo suo unico dovere (28 giugno 1936): “Duc in altum!” (cf Lc 5,4). Dà, l'addio per sempre a tutto ciò che è terra e creatura, e prendi d largo con l'atto incessante d'amore. Avanti, verso l'eterna riva! Ella doveva impiegare tutte le energie spirituali in quest'unico proposito (3 dicembre 1935): Consolata, per non perdere tempo, ogni volta che pronunci un atto d'amore, rinnovi tulle le tue promesse; se caduta, ti rialzi dimentica, riprendi. Un atto d'amore serve a tutto e a qualunque ora e in qualunque stato. E poiché suor Consolata usava rinnovare ogni giorno, nella santa Comunione, i suoi voti particolari, Gesù le suggeriva (30 maggio 1936): Estrema vigilanza, sì, a non lasciare entrare un pensiero, a non pronunciare una frase non richiesta, ma non perderti in questo, oh, no! Perditi nell'atto incessante d'amore. Le predette divine esigenze riguardo al silenzio rigoroso, che suor Consolata doveva osservare, miravano precisamente a mantenerla in questa continuità d'amore (8 settembre 1936): Non mi basta che tu eviti di parlare a ricreazione, è l'atto continuo d'amore che voglio; il silenzio da te lo esigo per questo. Non si può dire che il nemico non strepitasse contro l'atto incessante d'amore, cercando ogni mezzo per gettare nell'anima di suor Consolata il dubbio e la diffidenza riguardo alla via che seguiva, ma Gesù l'assicurava dicendole (5 aprile 1936): Tutto ciò che turba il tuo atto d'amore, non viene da Me. Uguale avviso le dava riguardo a ciò che avrebbe potuto ostacolare la continuità d'amore (3 luglio 1942): Tutto quello che ti distoglie dall'incessante atto d'amore, non viene da Me ma dal nemico. Insomma, Gesù la voleva talmente « eroica » nella continuità d'amore, da raggiungere in essa la massima perfezione (31 luglio 1936): Io voglio che nella tua giornata tu giunga a non rubarmi un atto d'amore, neppure uno, hai capito? Così, la vocazione particolare di suor Consolata, la sua missione in favore dei Fratelli, la sua stessa santificazione, tutto doveva attuarsi attraverso l'amore incessante. Nel primo venerdì di febbraio 1935, Gesù le diceva: Dimentica tutto, amami continuamente, con cuore di gelo o di pietra non importa. Tutto sta lì, tutto dipende da lì: da un incessante atto d'amore, nient'altro. E più chiaramente ancora (16 dicembre 1935): Tu devi dare a Gesù quello che unicamente Egli vuole ritrarre dalla tua vocazione, cioè l'atto incessante d'amore, in qualunque stato d'animo tu abbia a trovarti. Si noti la premurosa insistenza divina per tener salda suor Consolata nella continuità d'amore in qualunque condizione di spirito. Amare senza « sentire » è, infatti, un intimo martirio e non sono poche le anime che, in tale stato d'animo, si astengono dal fare atti d'amore, per timore che non corrispondano a verità. E un'astuzia del nemico per impedire all'anima di amare. Naturalmente, la continuità d'amore, in questo caso, costa alla natura e costava anche a suor Consolata, contro la quale il demonio scatenava tutte le lotte possibili. Perciò Gesù, per metterla in guardia, le diceva (10 ottobre 1935): Consolata, che il demonio, le tue passioni scatenino nella tua anima tutte le lotte possibili, non importa; tuoni, tempesti o fulmini, non importa, tu devi dire a te stessa: « Voglio continuare imperterrita il mio atto d'amore da una Comunione all'altra; questo è il mio dovere, mio solo dovere». E avanti così, nient'altro. Schierata nella lotta per la santità sotto la bandiera dell'incessante atto d'amore, ella doveva difenderlo con lo stesso valore con cui il buon soldato difende la bandiera della patria: (6 settembre 1936): L'atto incessante d'amore è la tua bandiera; difendila dinanzi al nemico a costo della vita! (7 settembre 1936): Bisogna amarla la propria bandiera, bisogna difenderla ad ogni costo; vivere sotto di essa e morire stringendola al cuore, mai lasciarla cadere in mani nemiche. Così del tuo atto d'amore, anche se costa, dammelo incessante. Se per fragilità umana le avveniva d'interromperlo, non doveva scoraggiarsi e tanto meno rinunziare alla lotta: Porta lo sforzo al massimo e, con volontà ferrea, non perdere un atto d'amore e riprendi eroicamente, senza degnare d’uno sguardo l'interruzione. La continuità d'amore non fu dunque, per suor Consolata, un dono infuso. Ebbe, sì, grazie speciali inerenti alla sua missione, ma ella vi doveva corrispondere e vi corrispose sempre con sforzo eroico di volontà, senza fermarsi quando la lotta si faceva più aspra, senza perdersi di coraggio nelle più o meno volontarie infedeltà. A questo Gesù la spronava dicendole: (7 settembre 1936) Amami, Consolata, al di sopra della lotta e delle inevitabili cadute; prova a non lasciarti impressionare da una caduta, ma a continuare imperterrita il tuo atto d'amore. (8 settembre 1936): Metti il tuo sforzo, Consolata, è per tuo bene; è sullo sforzo per darmi incessante l'atto d'amore, che ora insisto. Certo, Gesù avrebbe potuto portarla subito sulla vetta desiderata, ma non volle farlo e glielo diceva chiaramente, per insegnamento e incoraggiamento di tutte le anime (16 settembre 1936): E credi tu che Io non potrei concederti questa continuità d'amore? Vedi: a Me piace vederti lottare, cadere, rialzarti, insomma i tuoi sforzi; vedere quello che sai fare. E sai quando godo di più? Quando tu imperterrita, sollevandoti su tutto, continui il tuo atto d'amore. Come pure Gesù non le nascose mai che l'atto d'amore continuo, impegnando tutte le facoltà dell'anima in un incessante sforzo e annientando tutto nella creatura, anche un pensiero inutile, veniva a costituire per l'anima stessa una croce. Per incoraggiarla nella non facile via, Egli le dava il suggerimento di non pensare al futuro, ma di vivere e santificare con l'amore il momento presente: Vivi amando minuto per minuto; un'intera giornata è troppo lunga per te. Le prometteva inoltre il suo costante appoggio e quello del Padre Spirituale (14 ottobre 1935): Non temere, Consolata: quando l'atto di amore ti è dalla lotta insistente ostacolato, Io penserò a mandarti il Padre, di modo che tu non abbia da subire fermate o ritardi nella ascesa, ma, sia pure con sforzo, solo e sempre amare, poiché solamente l'atto d'amore continuo li darà forza a tutto. Un giorno, avendole insegnato a valorizzare con l'atto d'amore, in Coro, anche i brevissimi intervalli fra versetti, antifone della preghiera del breviario, ella gli manifestò il dubbio che il cuore non potesse reggere a tanto intenso lavorio. E Gesù: Lo rinforzerò col mio! Soprattutto le prometteva di riparare Lui alle mancanze della debole creatura: Tu fa, il possibile per darmi l'atto incessante d'amore, ma quando mancherai, riparerò Io. No, non temere che sono sempre buono. Dunque, tutta l'azione di Gesù nell'anima di suor Consolata consistette in questo: portarla e mantenerla nella continuità d'amore. Un giorno che ella si domandava se per caso Gesù non avesse ancora esaurito il frasario nella solita richiesta, ebbe per risposta: Non temere che Io abbia esaurito le frasi nel richiederti la stessa cosa: amore. Vedi, Io sono onnipotente e posso all'infinito ripetere la stessa richiesta con frasi sempre nuove. Un'altra volta che ella si stupì di come Gesù non si fosse ancora stancato in tale richiesta, udì rispondersi: No, non mi sono stancato e non mi stancherò ma:, perché Io non voglio che questo: che tu mi ami, nient’altro!

6. Fecondità spirituale dell'incessante atto d'amore. Chi salva le anime? Non certo noi. Le ha salvate Gesù dalla Croce ed è Lui che continua a salvarle, applicando ad esse i meriti infiniti della sua dolorosa passione. Noi, al massimo e per sua misericordia, possiamo essere dei cooperatori alla salvezza delle anime, e lo siamo nella misura della nostra unione con Gesù, quindi del nostro amore per Lui. Tutto quello che san Paolo dice dell'amore in rapporto al valore soprannaturale delle nostre azioni, può applicarsi al nostro apostolato in favore di altre anime. Senza l'amore, tutte le nostre parole dette o scritte non sarebbero che un vuoto suono di bronzo o tintinnio di cembalo (cf i Cor 13,1); a nulla approderebbe tutta la nostra scienza, come a nulla gioverebbe affannarci alla ricerca di sempre nuovi mezzi di pastorale. Potremo essere predicatori, conferenzieri, giornalisti, organizzatori e tutto quello che si vuole, ma senza la carità del Signore, non saremo mai apostoli. Apostolo è colui che parla e agisce in nome di Gesù, in intima unione con Lui, acceso dallo stesso fuoco di amore per il Padre celeste e, quindi, dalla stessa passione di zelo per la salvezza delle anime. Pensare altrimenti è cadere nell'eresia, non formale ma pratica. Santa Teresina che amava Gesù come un serafino, ebbe l'anima di apostolo; non solo, ma attraverso l'amore esercitò un così reale, grande, universale apostolato, da venir proclamata Patrona delle Missioni, anche se non vide mai terra di missione. E chi l'ha proclamata tale è la Chiesa, che è guidata dallo Spirito Santo, che è Dio. Questa solenne lezione di Dio al mondo, a suo tempo non da tutti compresa, trova la sua conferma nella vita di suor Consolata: assetata di zelo, perché assetata d'amore; ripagata d'una abbondante messe di anime in premio del suo amore. Ecco ciò che Gesù le diceva sulla fecondità dell'atto d'amore ai fini dell'apostolato (8 ottobre 1935): Ricordati che un atto d'amore decide l'eterna salvezza di un'anima. Quindi abbi rimorso a perdere un solo « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime ». La stessa altissima promessa ripeté altre volte: Non perdere tempo, ogni atto d'amore è un anima. Anche la Santissima Vergine la esortava in tal senso, dicendole a riguardo dell'incessante atto d'amore (10 ottobre 1935): Solo in Paradiso ne conoscerai il valore e la fecondità per salvare le anime. Altrettanto grande promessa le fece ancora Gesù durante la guerra civile in Spagna, in risposta alle sue preghiere (6 settembre 1936): Sì, te la darò la vittoria sul comunismo in Spagna, ma tu fa' il possibile di darmi l'atto incessante d'amore. Le fu ripetuto quindi qualche giorno dopo: Sì, l'atto d'amore racchiude tutti i tuoi propositi e con esso Gesù ti darà la vittoria in Spagna, e così Egli dirà al mondo come gradisce l'incessante atto d'amore. Coraggio, avanti! Da diversi anni suor Consolata pregava per la conversione di un suo fratello, Nicola, oltre che per quella dello zio Felice Viano. il primo si arrese alla grazia nella Pasqua del 1936 e, nel luglio seguente, Gesù diceva a suor Consolata: Ricordalo, Consolata, che non ti ho dato Nicola né ti darò zio Felice in merito alle tue penitenze e sacrifici, ma unicamente per l'atto incessante d'amore. Ricordalo, perché è l'amore che voglio dalle mie creature. Anche come preghiera riparatrice l'atto d'amore è fecondissimo (8 ottobre 1935): Perché, Consolata, non ti permetto tante preghiere vocali? Perché l'atto d'amore è più fecondo. Un « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime » ripara per mille bestemmie. Per l'anima stessa che lo pratica, l'atto incessante d'amore ha più valore e, quindi, è più fecondo di meriti, di qualsiasi altra opera: Consolata, metti da una parte tutte le opere virtuose che oggi potresti compiere, e dall'altra la giornata passata in un continuo atto d'amore, e Io preferisco la giornata passata in un continuo amore a tutto il resto che potresti fare o offrirmi. Perciò, ogni volta che suor Consolata si proponeva di offrire a Gesù o alla Madonna qualche particolare omaggio, la grazia interveniva a sollecitare da lei l'atto d'amore. In preparazione alla festa dell'Immacolata (1935) Gesù le suggeriva: Che cosa vuoi dare a Mamma nella sua novena? Guarda, dalle un « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime » continuo; le dài tutto! Infine, l'atto d'amore è assai fecondo in ordine alla santificazione dell'anima, appunto perché, con esso, non solo si dà tutto a Gesù, ma tutto ancora da Lui si riceve. Commentando a suor Consolata le parole del santo Vangelo: Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5), Gesù le diceva (26 ottobre 1935): E per te la frase più confortante del Vangelo, perché scusa tutta la tua impotenza e ti getta nel completo abbandono sul Cuore Divino e, annientata ivi in un solo atto d'amore, chiederai quanto vorrai e ti sarà dato. Così è, perché Gesù non si lascia vincere in generosità dalla sua povera creatura, intenta ad amarlo di continuo (13 settembre 1936): Oh sta' fissa in quest'unico proposito: non interrompere l'atto d'amore; mi basta così. Rimani fedele ad esso, rinnovandolo ora per ora, e Io ti concederò tutto, Consolata, veramente tutto. L'anima fedele all'incessante atto d'amore sarà infatti fedelissima in tutto il resto, come il Divin Padre prometteva a suor Consolata (23 settembre 1935): Vedi, Consolata, fissati sul proposito: amare continuamente. Questo compendia tutti gli altri, osservando questo osservi tutti gli altri. Gesù, a sua volta, gliene dava la ragione (14 luglio 1936): Ogni tuo atto d'amore attira la fedeltà in te, perché attira Me che sono la fedeltà. Stabilita così nella fedeltà a tutti i suoi doveri e propositi, l'anima canterà vittoria sulle sue passioni e sui suoi nemici (30 maggio 1936): Per riportare tutte le vittorie tutto consiste in questo: non perdere un atto d'amore. Porterà perciò abbondante frutto di santificazione (26 ottobre 1935): Ti sei annientata al Padre (spirituale) e racchiusa in una sola parola: « obbedisco! », ebbene annientati in Me e racchiuditi in una sola frase: « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime » e porterai molto frutto. Soprattutto, l'incessante atto d'amore renderà l'anima pronta ad ogni richiesta di sacrificio (24 settembre 1935): Guarda, Consolata, fissati su un « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime » continuo. Vedi, è l'unico proposito che ti dona la forza a rispondere « sì » a ogni mia richiesta di sacrificio. E ancora, il il dicembre 1935: Sai perché ti dico: continua solo così? Perché questa continuità d'amore, tenendoti sempre unita a Me, ti rende pronta a tutto, in qualunque momento. Per saper soffrire, infatti, è necessario amare molto. È un'illusione credere diversamente. Basta avere un po' di esperienza di anime (e della propria) per convincersi che non è il sacrificio che porta all'amore (quante anime soffrono malamente!), ma è l'amore che porta al sacrificio: al sacrificio cioè accettato, sofferto e offerto con gioia e col ringraziamento, perché il sacrificio così accettato, si trasforma in cibo d'amore. Diceva pertanto Gesù a suor Consolata (19 ottobre 1935): Consolata, preparati al dolore con l'amore, ama continuamente. Guai se cessassi di amare! Ed è precisamente lo stato di vittima che Gesù ricordava sovente a suor Consolata, per invogliarla a restare salda nella continuità d'amore. Così il 24 novembre 1935: Lo so che l'atto d'amore continuo costa, specialmente in certe ore, ma è più meritorio, Consolata. E poi non dimenticare mai che ti ho eletta vittima d'amore. Vedremo, quindi, come lo stato di vittima si sia attuato in suor Consolata attraverso l'incessante atto d'amore, avverando la solenne promessa che Gesù le faceva un giorno: Consolata, ti farò assurgere a tutte le vette d'amore e di dolore, te lo giuro; e tu: « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime », nient'altro!