Capitolo VII

UN FRUTTO CONCRETO DEL DIVINO MESSAGGIO: L'OPERA DELLE PICCOLISSIME

1. Gesù svela a suor Consolata l'Opera delle « Piccolissime ».

L'Opera delle Piccolissime rappresenta il frutto concreto della nuova manifestazione del Cuore di Gesù, da estendersi e perpetuarsi nel mondo. Se, infatti, l'incessante atto d'amore doveva essere per suor Consolata l'espressione pratica della sua vita d'amore, non significava tuttavia che dovesse tramandarlo alle anime. Già si è accennato di piccolissima via d’amore e di Piccolissime, per esigenze di compilazione. In realtà, fino a che Gesù non svelò a suor Consolata l'Opera delle Piccolissime, ella, parlò solo e sempre di piccola via e di piccole anime. Anzi, scorrendo i suoi scritti, non si scorge affatto che fosse consapevole, in un primo tempo almeno, di dover additare al mondo una nuova via spirituale o di dar vita a una nuova Opera. L'atto incessante d'amore ella lo riteneva come mezzo per attuare la propria missione in favore dei Fratelli. Fu solo con l'andar del tempo e gradatamente, che si fece luce nella sua anima ed intuì che altre anime avrebbero potuto aiutarla, come di fatto avvenne. il primo accenno divino a questo frutto della vocazione d'amore di suor Consolata è del 17 agosto 1934. Gesù le diceva: Quando il tuo ultimo « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime » sarà pronunciato, Io lo raccoglierò e, attraverso lo scritto della tua vita, lo tramanderò a milioni di anime che, peccatrici, l'accoglieranno e ti seguiranno nella semplice via di confidenza e di amore, e quindi mi ameranno. Un altro vago cenno lo troviamo in data 27 novembre 1935: Non temere, per il giorno della tua morte avrai raggiunta la vetta e proferito l'ultimo atto d’amore che Gesù desiderò, nel darti la vocazione a vittima d'amore. Che tale apostolato dovesse compiersi attraverso un'Opera speciale, qui non è detto. Gesù vi accennerà più tardi, il 14 dicembre 1935, spiegando a suor Consolata il motivo del cambiamento di direzione spirituale: Sai perché ho voluto questo trapasso di direzione spirituale? Perché Padre X farà suoi tutti i miei desideri e porterà a compimento l'Opera, tale e quale Io la voglio. Riferendo queste parole al nuovo Padre Spirituale, suor Consolata confessava « di non capire a quale Opera Gesù alludesse » Le opere di Dio seguono tutte un identico procedimento: nascondimento nella preparazione, piccolezza e umiltà nel sorgere, poi crescita sicura e resistente nelle immancabili prove. Così è dell'Opera delle Piccolissime: non solo nacque nel silenzio di un monastero e nel nascondimento di un'anima, ma anche a quest'anima rimase celata, pur essendo gia in germe. Suor Consolata non percepì il frutto stupendo che Gesù voleva trarre dalla sua vocazione d'amore, e cioè dall'incessante atto d'amore; non conobbe l'Opera che arruolerà, a milioni, le anime di tutto il mondo, se non quando Gesù si degnò di parlargliene, senza per altro toglierla dal suo nascondimento, inabissandola anzi in un più completo annientamento. Prima però di esporre gli inizi dell'Opera, è necessario chiarire la portata di questo termine. Noi la chiamiamo Opera, perché Gesù così la chiamò e perché infatti lo è: ma non nel senso d'una qualsiasi Associazione con relativi requisiti di registrazione, diplomi o altro. Essa è essenzialmente una via spirituale aperta a tutte le anime che si sentono chiamate ad abbracciarla, senza bisogno di formalità, senza distinzione di persone. E tuttavia è un'Opera per questo: le anime che seguono questa via non vagano nell'incertezza, ciascuna per proprio conto, ma si trovano realmente unite, oltre che dal vincolo della stessa vocazione d'amore, anche da quello da cui dipende la corrispondenza di tale vocazione: l'atto incessante d'amore. Senza saperlo l'una dell'altra, senza conoscersi e forse senza mai incontrarsi quaggiù, le Piccolissime costituiscono veramente un corpo morale, formano nella Chiesa un'armata scelta e compatta e attivissima per il rinnovamento spirituale del mondo. Ciò premesso, ecco come nacque l'Opera. il 4 luglio 1936, primo sabato del mese, a meditazione, Gesù faceva sentire a suor Consolata: Fra le Beniamine dell'Azione Cattolica vi sono le Piccolissime: così fra le piccole anime vi sono le Piccolissime. Tu appartieni a queste e a queste apparterranno le anime che ti seguiranno nel darMi l'atto incessante d'amore. Gesù è il Verbo Divino, per il quale tutto è stato fatto (Ge 1,3); Verbo sostanziale, che crea ciò che dice, poiché egli parla e tutto è fatto (SaI 32,9). Con le suddette parole Egli stabiliva la piccolissima via d'amore, creava in seno alla Chiesa le piccolissime anime, dava vita all'Opera che avrebbe dovuto raggrupparle. Pochi giorni dopo, 22 luglio, festa di santa Maria Maddalena, Gesù tornava a parlare a suor Consolata delle Piccolissime in questi termini: Non per te, che stai per scendere nella fossa, ti faccio scrivere queste cose, ma pei tuoi Fratelli e per un numero stragrande di anime piccolissime che ti seguiranno nel darmi l'atto incessante d'amore. O Consolata, ricordi la tua grande passione: portare le bimbe a Gesù e Gesù alle bimbe? Ebbene, anche dal Paradiso mi porterai le bimbe, le Piccolissime e mi darai ad esse con l'atto incessante d'amore. Lo credi tu?  Ella lo crede, ma: « Gesù, io faccio nulla! ». E Gesù a lei: Non importa, faccio Io tutto. Prima che terminasse quella radiosa giornata, mentre suor Consolata era ancora sotto l'impressione del grande dono divino, Gesù le soggiungeva: Oh, non ti avevo detto che saresti andata curva sotto il peso delle mie grazie, da non poterne più? Ebbene, mantengo semplicemente la mia parola; tu credi in Me. In data 27 luglio (1936), nel notificare la cosa al Padre Spirituale, suor Consolata scriveva: « .. Nel diario, a suo tempo, vedrà tante predilezioni divine. Non posso tacerle, che nel giorno di santa Maddalena, ebbi tanta luce e compresi che Gesù non ha dimenticato la mia grande passione di fanciulla e di giovinetta: portare i bambini a Gesù. E Gesù mi ha fatto scrivere: per un numero stragrande di anime piccolissime che mi seguiranno nel dargli l'atto incessante d'amore. E quindi dal Paradiso porterò a Gesù le Piccolissime. Avrò per missione i Fratelli e per vocazione le Piccolissime da portare a Gesù... Vede cosa sa fare Gesù! Mentre distrugge Consolata nell'annientamento, fa sbocciare tutti i fiori delle passate rinunce; e mentre il grano marcisce sotto terra, Gesù prepara l'apostolato fulgido, bello meraviglioso! Oh, io credo a Gesù e, con la sua grazia, voglio credergli sino all'ultimo respiro, anche se muoio conscia di aver fatto nulla, proprio nulla per il gran Re tranne amarlo, credergli e fidarmi di Lui! ».

2. La consacrazione della prima « Piccolissima ». Se il primo sabato del luglio 1936 segna la data in cui Gesù svelò e istituì la piccolissima via d'amore e l'Opera che deve concretizzarla, l'Opera stessa non nacque ufficialmente che due mesi dopo, nel primo venerdì di settembre, con la consacrazione al Cuore di Gesù della prima Piccolissima: Giovanna Compaire. Perché, poi, non ci fosse dubbio sulla portata del termine Piccolissime, che va riferito alle anime e non all'età (in un primo tempo sbagliò anche suor Consolata), il buon Dio dispose che la prima Piccolissima avesse allora la non più tenera età di... 83 anni e che non appartenesse allo stato Religioso, benché avesse conservato integra la purezza verginale: appunto per dimostrare che la piccolissima via d'amore non è un privilegio di un ceto di persone, ma un dono che il Cuore di Gesù fa a tutte le anime. Non faremo la storia di quest'anima, ma solo diremo per quali vie il Cuore di Gesù le fece giungere il dono di elezione. Nata e vissuta a Torino, Giovanna Compaire condusse per molti anni un ben avviato negozio di calzoleria. Poi, nel 1931, a 80 anni, cedette il negozio e si ritirò in un piccolo Pensionato tenuto da Suore Domenicane, vicinissimo al Monastero delle Cappuccine. Qui ella era felice, perché aveva Gesù Sacramento in casa; la sua vita era tutta dedita alla preghiera e alla carità. Ai primi d'ottobre del 1934, Padre X predicava le sacre Quarantore nella chiesa delle Cappuccine e Giovanna vi partecipò. Al termine del triduo, ella indirizzava a detto Padre una lettera ripiena di alti concetti spirituali, che terminava: « Preghi per me, che ho tanta fame di Dio!». il Padre le rispose con una visita di omaggio. Era Dio che univa le due anime per i suoi fini misericordiosi. La santa relazione non s'interruppe più; ben presto anzi si trasformò in paternità e figliolanza spirituale. I colloqui non erano frequenti, ma da essi il Padre usciva ogni volta meravigliato e... umiliato. Come è vero che Dio si rivela ai piccoli! Non si parlava che di Dio, perché lo spirito di Giovanna viveva di Lui ed ella lo cercava nella Comunione quotidiana, che mai tralasciò; lo cercava nelle frequenti visite al Santissimo Sacramento, nella cappellina del Pensionato; lo cercava nell'incessante preghiera. Eppure ella sentiva che le mancava qualcosa: qualcosa che intensificasse ancor più la sua vita d'amore e di preghiera, e che purificasse il suo stesso amore da un residuo di diffidenza: non molta, ma sufficiente a tarparle le ali, mentre ella cercava di spiegarle verso Dio. Sentiva che Gesù voleva da lei qualcosa... ma che cosa? Nel luglio 1936, come si è detto, Gesù svelava a suor Consolata l'Opera delle Piccolissme e, in un colloquio con Giovanna, verso la fine di agosto, il Padre si senti ispirato a confidarle tutto, col vincolo del segreto. L'effetto della rivelazione fu indescrivibile. Immobile e silenziosa ella ascoltava... sembrava assorta. Improvvisa-mente un lampo di luce le accese le pupille ormai spente, ma chiarissime, si protese con tutta la persona verso il Padre e, con voce tremante: « Ma lei è Gesù! », esclamò. Poi chinò il capo e pianse, vinta dalla commozione, colpita potentemente dalla grazia.

Giovanna Compaire aveva trovato la sua via e il Cuore di Gesù aveva fatto la prima conquista nella schiera delle Piccolissime. Alcuni giorni dopo, 31 agosto (1936), ella scriveva al Padre: «... Devo dirle, Padre, che ho trovato la mia nicchia nello sciame della anime piccolissime che, come moscerini, ronzano attorno alla Croce di Gesù e cercano di posarsi su di Lui, per succhiare la loro vitalità. La parola Piccolissima ha per me una magia straordinaria. Al solo pronunciarla mi scopre il sereno dell'anima, mi addita una via nuova e si fa mia inespugnabile difesa contro le vane e sciocche tentazioni di amor proprio ecc. E un lavoro della fantasia questo? Mi pare di no, perché non avrei mai creduto di trovare in questa parola la tranquillità, la sicurezza e la libertà che l'anima mia vi trova... Sto pensando per trovar modo di portarmi, prima di domenica, in codesta sua chiesa, perché ho bisogno di conferire con lei...». Prima di domenica... Gesù, il Cuore Divino, che voleva l'inizio dell'Opera nel primo venerdì del mese, agiva in lei. il colloquio fu breve: Padre, mi dica che cosa devo fare per entrare nella schiera delle Piccolissime.. entrarvi ufficialmente... Non so, mi pare che Gesù voglia da me qualcosa... non so spiegarmi... Grande stupore del Padre, che non aveva mai pensato a ciò e neppure gli era mai passato per la mente che l'Opera potesse iniziare prima della morte di suor Consolata. Le rispose: - Ebbene, facciamo così: domani, primo venerdì del mese, verrò al Pensionato, celebrerò la Messa dopo quella della Comunità, lei farà la santa Comunione e, subito dopo, si consacrerà al Cuore di Gesù, per mezzo di Marta Santissima, quale Piccolissima, promettendo d'impiegare d'ora in poi tutte le sue energie spirituali nell'incessante atto d'amore e negli altri due punti della piccolissima via d'amore. Dall'altare io presenterò al Cuore di Gesù la sua consacrazione. Così infatti avvenne e, dopo la S. Messa, recitarono insieme un Magnificat di ringraziamento. L'Opera delle Piccolissime, promessa da Gesù a suor Consolata, era nata ufficialmente.

3. Suor Consolata e l’Opera delle “Piccolissime”.  E suor Consolata? La sera di quel giovedì, dopo il suo riferito colloquio con Giovanna Compaire, il Padre s'affrettava a farle pervenire un breve scritto per metterla al corrente della cosa e raccomandarla alle sue preghiere. Ed ella annotava nel diario: « I doni si offrono alla vigilia. Gesù lo sa, perciò alla vigilia del primo venerdì di settembre mi donò la prima Piccolissima. Delicatezza Divina! Questa prima Piccolssima l'ha raccolta il Padre e l'offrirà lui, domani, nella santa Comunione, al Sacratissimo Cuore di Gesù. O Gesù, quanto sei buono! SI, veramente Tu pensi a tutto e a me non lasci che un solo pensiero: amarti! Grazie, o Gesù! ». E poi facile arguire in quale fervore di preghiere ella abbia trascorso la giornata. Gesù, da parte sua, non mancò di darle nuova luce sull'Opera, tanto più che ella, come si è detto, al primo accenno alle Piccolissime, aveva creduto trattarsi di autentiche « bimbe » e aveva poi sorriso nell'apprendere dal Padre che la prima Piccolissima era ultra ottantenne. Le diceva dunque Gesù: Non saranno solo a migliaia le Piccolissime, ma milioni e milioni. Ad esse apparterranno non solo il sesso femminile ma anche gli uomini. Oh, anche fra essi vi sono molte anime piccolissime! E  dopo la tua morte, le anime piccolissime correranno a te, come un giorno, al tuo apparire sul piazzale di S. Massimo, correvano a te le bimbe del catechismo, le Beniamine. La sera di quel primo venerdì, scriveva sul diario: « La giornata d'oggi è stata tutta in favore delle Piccolissime. Stasera, dinanzi a Gesù Sacramentato solennemente esposto, abbracciai col pensiero le Piccolissime di tutti i secoli e tutte anticipatamente le consacrai al Cuore di Gesù, pregandolo a nasconderle tutte nel profondo del suo Cuore ed ivi custodirle, perché nessuna abbia a perire, e poi a consumarle nelle divine fiamme, concedendo a tutte di morire d'amore per Lui!». Gesù, a sua volta, accoglieva la preghiera di suor Consolata e la esaudiva: Sì, Consolata, i cuori delle Piccolissime sono destinati a morire d'amore per Me, a consumarsi esclusivamente per Me. Il mondo non può chiamarmi crudele, perché quanti e quanti muoiono per vizio, vittime nel mondo! E non è giusto che la creatura si consumi per il suo Creatore, Consolata?

4. Le « Piccolissime » e la Madonna.  Un altro tratto dell’ammirabile modo con cui il Cuore di Gesù prepara e dirige gli eventi fin nelle minime circostanze va messo in rilievo, perché ha la sua importanza: ed è che l’Opera nacque ufficialmente nel primo venerdì di settembre, durante la novena e in prossimità della festa della Natività della B.V. Maria. Il significato della provvidenziale coincidenza è ovvio. Un’Opera che Gesù stesso qualifica per meravigliosa, di così grande e universale importanza per la salvezza e la santificazione delle anime, non poteva sorgere senza un segno e un pegno di protezione da parte di Colei il cui Nome, insieme con quello di Gesù, forma l’invocazione incessante delle Piccolissime; mentre i due amori, per Gesù e per Maria, sono uniti nella stessa lode perenne e nella stessa invocazione in favore delle anime. Fu dunque volontà di Dio che l’Opera nascesse in tale circostanza di tempo, quando la Chiesa si prepara a festeggiare il giorno in cui la più alta delle creature apparve piccolissima sulla terra; e non solo piccolissima nella sua umanità, ma soprattutto in spirito. Anzi, soltanto la Vergine poté in realtà farsi piccolissima, Lei che era grande agli occhi di Dio; mentre noi che abbiamo contratto la colpa, per quanto crediamo di abbassarci, non arriveremo mai a quell’infimo grado, a quella piccolezza, a quella nullità in cui ci troviamo davanti a Dio. Possiamo anche aggiungere che Lei sola, Maria Santissima, fu vera e perfetta Piccolissima anche nel senso particolare di cui qui si tratta: perché Ella sola fece realmente della sua vita, dal primo all’ultimo istante, un incessante atto d’amore verso Dio e di carità verso il prossimo, in un « sì » continuo alla volontà di Dio. Ecco perché il Cuore di Gesù volle che l’Opera nascesse nel primo venerdì di settembre: come un fiore sbocciato ai piedi della celeste Bambina, a raccogliere la rugiada del suo primo sorriso, a riceverne il calore della sua prima benedizione, come pegno di riuscita e di perenne durata. Poteva suor Consolata, nel suo tenerissimo amore per la Vergine, non rilevare tale circostanza, non sentirsi intimamente e irresistibilmente spinta a consacrare le Piccolissime, oltre che al Cuore di Gesù, anche alla Madonna? Scrive infatti: « … Poiché la prima di queste anime si è consacrata fra le Piccolissime oggi, primo venerdì di settembre novena della Natività di Maria Santissima, martedì prossimo, 8 settembre, le abbraccerò tutte in spirito, le Piccolissime di tutti i secoli, e tutte deporrò presso la celeste culla, consacrandole a Maria Bambina. Oh, Essa le proteggerà, le prediligerà, le terrà sotto il suo manto, sempre, proprio come fa con suor Consolata. E le Piccolissime ameranno tanto la Madonna, perché l’atto incessante d’amore che offrono a Gesù, è anche per Maria Santissima».

5. Le « Piccolissime » e suor Consolata. Con la consacrazione delle Piccolissime al Cuore di Gesù e a Maria Santissima, terminava il compito particolare di suor Consolata, non diciamo riguardo alle Piccolissime, ma riguardo all'Opera, quanto cioè a curarne la diffusione o comunque interessarsi della medesima, e ciò per non venir meno alla continuità e verginità d'amore, oltre che all'annientamento in cui Gesù la voleva. Le diceva quindi, dopo di averle svelato l'Opera (31 luglio 1936): Amami, dammi quest'atto incessante d'amore e Io te lo prometto: mi darai tutti i tuoi Fratelli a uno a uno e poi le Piccolissime. Iniziata poi l'Opera, nel modo che si è detto, nuovamente Egli interveniva perché suor Consolata non avesse a deviare: Dimenticati, Consolata, non pensare a te stessa e a ciò che potrebbe riguardare la tua speciale vocazione. No, il Cuore di Gesù si è servito di te come di uno strumento (come tu ti servi. della scopa), ma chi compirà quest'Opera meravigliosa delle Piccolissime è Lui, esclusiva-mente Lui. Quindi tu non pensare che a darmi l'atto incessante d'amore, il « sì » a tutto e a tutte, e ad accettare la sofferenza col ringraziamento; nient'altro; penso Io a tutto e tu dimenticati! Poi, ancora l'8 settembre (1936): Ora che le hai consacrate a Maria Bambina, non pensare più alle Piccolissime, se non con la quotidiana preghiera. Pensa unicamente ai Fratelli e alle Sorelle da ritornare a Me col mezzo dell'incessante atto d'amore. Va tuttavia osservato che, se a suor Consolata non fu concesso di occuparsi direttamente dell'Opera, questa tuttavia le appartiene ed è su di lei che dovranno fissarsi gli sguardi delle Piccolissime, come Gesù le prediceva nel settembre 1936: Non interrompere il tuo atto d'amore; va' avanti per la tua strada, impavida sotto il bersaglio nemico. Non temere, va sempre avanti, l'amore vince tutto. Io voglio che un'onda di amore salga dalla terra al Cielo. Tu devi battere per prima la piccolissima via; un giorno dovrai servire di modello. Così come ora il mondo guarda a santa Teresina, i milioni di Piccolissime di tutto il mondo guarderanno a te! Terminiamo con due consolanti promesse: una di Gesù e l'altra della Madonna. Il 14 luglio 1936, in un momento in cui suor Consolata si sentiva maggiormente umiliata e confusa per tanti doni divini, si rivolse a Gesù e: « Ma tu le ami alla follia, le Piccolissime! ». E Gesù: Sì, sono la pupilla degli occhi miei! L'8 dicembre 1942 suor Consolata riconsacrava le Piccolissime alla Vergine Immacolata, la quale, gradendo il dono, le faceva intendere: Su tutte e su ciascuna poserò il suo sguardo di predilezione, come lo posai su te.

6. Morte della prima « Piccolissima». Se qualche dubbio potesse ancora esistere sull'origine divina e sulla bontà della piccolissima via di amore, il resto della vita di Giovanna Compaire e poi la sua morte basterebbero a dissiparlo. Sono mirabili progressi nella via dello spirito, voli rapidi e sicuri verso le altezze della santità. E le altezze non le teme più ora che l'anima, divenuta piccolissima, ha impennato le ali dell'amore e della confidenza. Incertezze, paure, vani ripiegamenti su se stessa, tutto è scomparso come per incanto. L'Artefice Divino sa che il tempo urge e, con pochi tocchi, porta a compimento il suo capolavoro. Tale, infatti, fu il cammino a un solo mese di distanza dalla sua consacrazione a Piccolissima! il 13 ottobre 1936 ella scriveva al Padre Spirituale: « Vorrei dirle qualcosa del come passo i miei giorni ed anche varie ore delle mie notti, dopo le grandi grazie ricevute. Mi sembra di vivere in un altro mondo! La giornata del 4 settembre scorso, con quel Magnificat, mi fa versare lacrime più di prima, ma non sono più quelle di prima. La mia confidenza in Dio non si appoggia più su altri motivi, che sui meriti di N. S. Gesù Cristo... E poi la Comunione dei Santi, che Egli mi fa conoscere per l'efficacia delle loro preghiere!... Tutto mi trasporta e mi inabissa in una confusione di meraviglie, che sono la pace profonda della mia vita ». Ella ha dunque trovato, nella nuova via, la santa libertà dei veri figli di Dio. L'amore l'ha alleggerita del fiaccante peso di se stessa. Adesso si sopporta; meglio, non pensa più a se. Tutto è semplificato nella sua vita spirituale ed ha una perfezione nuova. Ha scoperto che l'atto incessante d'amore contiene tutto, dona tutto, ottiene tutto; ha sperimentato che esso è vetta luminosan e riposante ed è insieme divino ascensore per altre vette. Nella festa della Natività di Maria Santissima del 1937, a un anno di distanza dalla sua consacrazione a Piccolissima, Giovanna rinnovava la consacrazione stessa con la seguente preghiera, che era anche il suo Nunc dimittis: « O Maria Immacolata, mia potente Avvocata e tenerissima Madre, eccomi prostrata ai vostri piedi per rinnovare l'atto col quale mi sono consacrata Piccolissima al Sacratissimo Cuore di Gesù. Per Gesù e per Voi sono tutti i miei pensieri ed affetti, tutto il mio cuore e la mia vita. In questo giorno benedetto, in cui la Chiesa ricorda la Vostra comparsa tra noi, incorporata, come Gesù, alla nostra natura, prendete di grazia sotto la Vostra speciale protezione la nuova Opera delle Piccolissime di Gesù, concretizzata nella meravigliosa e miracolosa laus perennis infantile, che il Vostro Divin Figliolo ha dimostrato di gradire e di benedire con le grazie più sublimi del suo Divin Cuore. Io confido al Vostro Cuore Immacolato le mie consolazioni e le mie pene, i miei timori e le mie speranze, nelle divine espressioni dell'incessante atto d'amore. Ottenetemi ch'io finisca la mia vita come Gesù ha dato la sua, in omaggio alla Santissima Trinità ed a Voi per tutti i secoli dei secoli! ». Infatti, ella sente che il Cielo è vicino. Ormai le sue forze non le permettono più di uscire di casa; ma non tralascia di scendere ogni mattina per la Messa e Comunione, e lungo il giorno per qualche visita al Santissimo Sacramento. E c'è ancora freschezza giovanile nel suo volto diafano, ma quasi senza rughe, anche a 87 anni! Ella è consumata più dall'amore, che dagli anni. La sua fame di Dio s'è fatta torturante. Quando Gesù Eucaristia è esposto, ai suoi occhi, spenti per tutto il resto, l'Ostia Divina appare radiosa. Anche in fondo al cuore le si formano voci misteriose, come il sussurro dello Sposo che si avvicina... E pronta. Ha tutto disposto, con minuziosa cura, per ben ricevere sorella morte. Ha già persino consegnato un biglietto con le proprie generalità, per la registrazione del suo decesso in municipio. Le Suore Cappuccine tengono preparato l'abito dell'Ordine, da lei ordinato, che ne rivestirà la salma. Ed è biancheria tutta nuova quella che indosserà sul letto di morte per le nozze eterne. il 26 gennaio 1938, mentre si trova sola in salotto e in preghiera, si sente investita da una straordinaria effusione di grazia, sì che tutto il suo essere ne è scosso. Un bisogno incontenibile di gridare a Dio il proprio amore, di ringraziarlo, di raggiungerlo, di trasformarsi in Lui la rapisce... Cade in ginocchio, le braccia sollevate, il volto rigato di pianto: « Mio Dio, mio Dio, che cos'è questo? ». Era la chiamata al Cielo. La domenica 20 febbraio 1938, scese ancora in cappella per la santa Messa, e fu l’ultima. Il mercoledì, essendosi aggravata, chiese l'Estrema Unzione, desiderosa di ricevere bene questo Sacramento. Poi, per tre giorni e tre notti, e cioè fino al pomeriggio del sabato, fu sulla croce con Gesù, soffrendo spasimi misteriosi, senza un sollievo. Non un lamento però. Diceva al Padre Spirituale: « Meditando la Passione di N. S. Gesù Cristo, mi sono sempre soffermata di preferenza sugli spasimi di Lui agonizzante; credo ch'Egli me ne renda ora partecipe». E volgendo gli occhi dalla parte del Crocifisso appeso sulla parete di fronte, ripeteva con indicibile trasporto: « Amarti, seguirti, imitarti! ». Quello che era stato il programma della sua vita, lo era ancora sul letto di morte. Fuori intanto imperversava il carnevale e, dalla vicina piazza Vittorio Veneto, giungeva anche lì il frastuono del mondo gaudente. il Padre glielo fece osservare, ricordandole il detto di Gesù: Voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà (Gv 16,20). Ed ella: - Oh, come da questo letto si vedono le menzogne del mondo! No, no, non darei uno solo di questi istanti di sofferenza per tutte le gioie del mondo! E a chi le faceva osservare che presto avrebbe ricevuto il premio di tante opere buone: - Non le opere, no; ho fatto nulla. Ma che abbia amato Gesù tanto, sopra ogni cosa, questo si, ed è ciò che mi consola. Al suo letto si succedevano Suore di diverse Congregazioni e anche Sacerdoti: - Vede, Giovanna, quante anime sante vengono a farle visita e pregano per lei! - Gesù è fedele - rispose; - ho sempre rifiutato le amicizie del mondo ed Egli mi circondò sempre di amicizie sante. il venerdì sera le fu portato solennemente il santo Viatico e fu lietissima di ricevere due volte l'Eucaristia nello stesso giorno. Volle indossare la divisa di Figlia di Maria, poi, nell'istante di ricevere il suo Signore, con voce alta e distinta, chiese perdono di tutti gli scandali dati. Le risposero alcuni singhiozzi e le molte lacrime dei circostanti. Parlava di scandali lei, le cui virtù potrebbero essere ammirate da tutto il mondo! Nel pomeriggio del sabato verso le 15, la sofferenza parve raggiungere il massimo. - Soffre molto, Giovanna? - Si, non avrei creduto che una creatura potesse soffrir così; ma non le rincresca, Padre, chè ho tanto bisogno di soffrire! Chiese un po' di ghiaccio, ma subito ne sentì pena e si rivolse al Padre per essere tranquillizzata. Temeva di aver commesso un'imperfezione a chiedere quel piccolo sollievo, dopo tanto patire!... Improvvisamente, poiché il fisico non reagiva più al male, essa parve sollevata. Ma non s'illuse. -      E il miglioramento che precede la festa! - rispondeva - a chi si congratulava con lei, per sentirsi meglio. Era allegra ora; parlava e agiva proprio come se fosse guarita. Quella sera, perciò, il santo rosario fu recitato nella sua camera. All'enunciazione del quarto mistero glorioso, l'Assunzione di Maria Santissima al Cielo, ella commentò: - In Cielo anima e corpo! Come è bella e consolante questa professione di fede sul punto di morte! il quinto mistero lo enunciò ella stessa, interrompendo il Padre: - Si contempla - disse - la... Consolata! Tutto il gaudio e la gloria di Maria Santissima in Cielo, ella li trovava compendiati in questo titolo. E quanti baci all'immagine della Santissima Consolata! - Giovanna, lei ha sempre voluto molto bene alla Madonna e la santa Madonna è venuta ad assisterla. - Oh, sì!... Come è bello morire dopo aver amato tanto la Madonna! Quindi ancora, agitando le mani in segno di commiato: - Addio terra... al Cielo, al Cielo!... C'era nella cameretta un'atmosfera di spiritualità, che nessuno potrà mai ridire. il Cielo sembrava separato soltanto da un velo tenuissimo. Tutto sembrava sacro: la cameretta una chiesa, il letto un altare e, su quell'altare, la piccolissima vittima di amore... Ma la notte tornò penosa. Verso le due chiese la santa Comunione. - È l'ultima! - disse. Lo fu infatti. Conservò fin quasi all'ultimo istante una meravigliosa lucidità di mente. Verso mezzogiorno chiese d'indossare la biancheria nuova... Era la sua ora. Così vestita a festa, fece un bel segno di croce e... l'attesa non fu lunga. Al tocco dopo mezzogiorno di domenica 27 febbraio 1938, dopo brevissima agonia, la prima Piccolissima reclinava dolcemente il capo sul Cuore di Gesù, per lì fare la sua dimora eterna e continuare il suo canto d'amore: Gesù e Maria, vi amo, salvate anime!

7. Suor Consolata alle « Piccolissime ». Con la morte della prima Piccolissima non venne meno l'Opera, né si spense l'atto incessante d'amore fuori del monastero delle Cappuccine. il Cuore di Gesù, intanto, aveva rivolto la chiamata ad altre anime e già le Piccolissime formavano un'esigua schiera. Per esse e per quelle di tutti i tempi, interpretando il loro desiderio, il Padre spirituale chiese a suor Consolata una lettera, nella quale esponesse il proprio pensiero sull'esercizio dell'incessante atto d'amore, corredandolo di quei consigli pratici che avesse giudicato utili. La riportiamo in Appendice quasi integralmente, e ciascuna Piccolissima può ritenerla scritta per sé. Ciò che in essa si dice, ha tanto maggior valore, in quanto trova conferma nella vita di colei che, in continuità e verginità d'amore, difficilmente potrà essere superata.

8. Alle non «Piccolissime ». Suor Consolata si è rivolta alle Piccolissime. Qui ci si rivolge a tutti coloro - e sono i più - che, giunti a questo punto, esclameranno: « Tutto bello, tutto sublime, ma quell'atto d'amore incessante... che spavento! ». A parte la spiegazione data del come va intesa la continuità d'amore e che è l'impegno quello che conta presso Dio, bisogna convenire che sono relativamente poche le anime chiamate a seguire suor Consolata nella perfezione della piccolissima via d'amore, cioè nell'atto d'amore incessante e verginale. È vero che Gesù ha predetto a suor Consolata ch'esse saranno milioni e milioni, ma ciò va inteso in successione di tempo, attraverso i secoli. Le Piccolissime, perciò, saranno sempre in seno alla Chiesa il pusillus grex.Tuttavia il nuovo Messaggio del Cuore di Gesù è rivolto, sotto certi aspetti, a tutte le anime e a tutte può fare del grande bene. Infatti, l'insegnamento in esso contenuto sul valore dell'atto d'amore come mezzo di santificazione e di apostolato interessa indistintamente tutte le anime, le quali perciò, se non potranno far proprio l'atto d'amore incessante, potranno sempre valersi del medesimo per progredire nella vita interiore che è essenzialmente vita d'amore. In altre parole, ad alcune anime (Piccolissime) suor Consolata dice: « Seguitemi nello sforzo per trasformare la vostra vita in un atto d'amore incessante »; a tutte le altre dice: « Valetevi del mio atto d'amore nella misura che vi è possibile». Volere o no, un mezzo ci vuole per evitare o combattere la dissipazione, causata per lo più da pensieri, interessamenti, parole inutili; e ogni anima è libera di scegliere quello che fa per lei, che è più confacente al suo spirito. Va notato, per altro, che come l'amore è la prima e la più eccellente di tutte le virtù, così l'atto d'amore (comunque sia formulato, purché venga dal cuore) partecipa di questa sovrana eccellenza. Perché, dunque, non dare la preferenza a quello che è il mezzo più eccellente, il più caro a Gesù, il più proficuo per l'anima? Senza dire che l'atto d'amore di suor Consolata, anche nella sua formula, riveste un particolare valore, sia perché viene da Gesù, sia perché all'amore per Gesù, unisce l'amore alla Madonna e l'amore per le anime. Tale atto d'amore è, dunque, offerto a tutte le anime, anche se non Piccolissime, le quali potranno servirsi del medesimo come di semplice giaculatoria da recitarsi (col cuore, con o senza pronunciarla) frequentemente lungo il giorno, sforzandosi di valorizzare con esso quei tanti minuti liberi della giornata, che altrimenti andrebbero perduti in pensieri inutili, o anche pericolosi. Se un'anima non riuscisse a dare al buon Dio che qualche decina di atti d'amore al giorno - il che non richiede davvero uno sforzo eccessivo   quanti atti d'amore ne risulterebbero in un mese, in un anno! E intanto, abituandosi, non le sarà difficile accrescerne gradatamente il numero, fino ad acquistare col tempo una certa facilità nell'esercizio del medesimo e, quindi, una più continuata unione con Gesù. Che tale, poi, fosse l'intenzione del Cuore di Gesù nel dettare a suor Consolata la dottrina sull'atto d'amore, risulta dalla testimonianza di vita della Cappuccina stessa: Egli offre l'atto d'amore, oltre che alle anime piccolissime, anche ai piccoli d'età e a tutte quelle persone che, o per infermità o per altro, non possono darlo incessantemente, ma solo frequentemente. Non incessante nei riguardi di una singola anima, l'atto d'amore diventa tale nell'insieme di molte anime. Ed è così che, a poco a poco, si formerà da tutte le parti della terra come un'onda incessante d'amore ascendente, la quale a sua volta si trasformerà in onda incessante d'amore discendente: di misericordia e di perdono.

9. L'incessante atto d'amore e la pratica delle virtù. L'atto incessante d'amore, pur essendo della piccolissima via d'amore il punto primo e più importante, non si esaurisce in se stesso, ma va integrato o, meglio, deve praticamente sfociare negli altri due punti additati da Gesù a suor Consolata: Un « sì » a tutti col sorriso, vedendo e trattando Gesù in tutti - Un « sì » a tutto (ciò che il Signore chiede all'anima) col ringraziamento. In ciò è il frutto pratico della vita d'amore: l'esercizio, cioè, di una perfetta carità verso il prossimo e di una perfetta accettazione delle disposizioni di Dio a nostro riguardo, nello spirito di sacrificio e nella piena corrispondenza alla grazia. Ed è facile comprendere che un'anima che si mantiene eroicamente fedele a questi tre punti, avanzerà certamente e rapidamente in tutte le altre virtù. È ciò che Gesù prometteva a suor Consolata: (26 settembre 1935): Rimani sempre nel tuo atto d'amore, cerca di non perderne uno e cerca pure di non perdere un atto di carità; raccogli con amore i fiori di virtù che Io farò sbocciare sui tuoi passi, e il frutto che porterai sarà abbondante. (21 giugno 1942): Coll'incessante atto d'amore raggiungerai la vetta d'amore bramata; col « sì » a tutto la vetta del dolore, e queste due vette genereranno la terza vetta, quella della anime. Basti questo brevissimo cenno a persuadere che la via seguita da suor Consolata, intesa e praticata nella sua integrità, non poggia solo sul sentimento, ma racchiude un vero e completo programma di vita spirituale, di altissima perfezione cristiana e religiosa.

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