CONCLUSIONE

1. Tornare alla Sorgente. Alla Chiesa spetterà il compito di vagliare questo Messaggio, il cui fine pare unicamente essere quello di riportare il mondo alla sorgente di ogni elevazione morale e di ogni benessere sociale: il Vangelo di N. S. Gesù Cristo. Ma il vero Vangelo e tutto il Vangelo: quello che insegna non solo a credere, ma anche a sperare e, soprattutto, ad amare. In questo senso, il Vangelo prima di essere il libro scritto, è la parola viva di coloro che hanno veduto e udito il Maestro, che hanno accolto il suo « messaggio » come dice san Giovanni (cf i Gv 1,5; 3,11): messaggio di riconciliazione con Dio mediante il sacrificio di Gesù (ivi 2,2) e quindi di grazia e di amicizia con Lui. il profeta Geremia aveva annunziato l'opera dei tempi messianici con questo richiamo all'interiorità (31,31-33):  « Ecco che verranno giorni, dice il Signore, nei quali io concluderò con la casa d'Israele e con la casa di Giuda una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, un'alleanza che essi hanno violato benché io fossi il loro Signore. Parola del Sgnore. Questa  sarà l'alleanza che io concluderò con la casa d'Israele, dopo quei giorni, dice il Signore: Io metterò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo ». San Paolo mostra attuata questa profezia per opera di Gesù Cristo (cf Eb 8,8-10). il Vangelo, dunque, non vuol essere soltanto una legge scritta su papiri o fatta di osservanze esteriori, ma una legge che raggiunge e interessa il nostro intimo, scritta dallo Spirito Santo, « dito di Dio», nei nostri cuori con l'effusione di una vita nuova: vita di grazia e di amore, senza la quale   come ben osserva sant'Agostino - la stessa lettera del Vangelo ucciderebbe. Questa trasmissione di vita nuova, infatti, interessa l'intelligenza che accoglie l'insegnamento della Chiesa con fede; si compie nel più intimo dello spirito umano mediante l'uso dei Sacramenti, che danno la grazia; ha il suo palpito divino nel cuore con la carità, che stabilisce una vita di amicizia con Lui (cf Gv 15, 13-15) e così si verifica in noi la grande parola detta al Profeta e ripetuta da san Paolo: « E sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (cf 2 Cor 3,3).

2. La legge d'amore. E’ un fatto che se Dio è Amore (cf i Gv 4,16), la sua legge non può essere che legge d'amore. Ovunque alla fede di autorità divina si sostituisca un credere perché così piace, all'amore un'esperienza religiosa, si distrugge il principio su cui poggia la speranza della vita e s'annulla il primato del grande comandamento riconfermato da Gesù: la vita cristiana è svuotata del suo contenuto. Infatti, anche il secondo comandamento ne uscirà contraffatto, essendo esso simile al primo (cf Mt 22, 38) - Dio nel prossimo - né potendo l'uomo separare ciò che Dio ha dato unito (ivi 19,6). Perciò, anche tutti gli altri comandamenti perdono la loro consistenza, non costituendo essi che la necessaria diramazione dei primi due: ed ecco il caos morale. Ma poi anche il « credere » andrà estinguendosi, perché il disprezzo della Legge ricade sempre sul Legislatore: ed ecco il caos intellettuale. Lo sfacelo morale e intellettuale del mondo contemporaneo trae dunque origine dal fatto che si eprima svisato il Vangelo, cambiando l'ordine voluto da Dio nella supremazia dei valori spirituali e dei doveri cristiani; per poi - conseguenza ineluttabile - svuotarlo di ogni autorità divina e di ogni contenuto etico, fino a ridurlo a un qualsiasi sistema filosofico di valore puramente storico. Non si può mutilare il Vangelo senza mutilare anche la Chiesa e viceversa, e un Vangelo mutilato non è più il Vangelo. Chiunque mancherà in un solo punto (della legge) diventa colpevole di tutto (cf Gc 2,10). Tanto più quando si tratta di quello che è il punto di partenza, il sostegno, il fine di tutta la Legge. E il Vangelo non può essere impunemente ripudiato, senza che il mondo ne faccia dolorosa esperienza.

3. Il male e il rimedio. Prenderebbe un grosso abbaglio chi ritenesse che quanto si è detto della vita d'amore possa comunque sminuire la necessità e l'importanza dell'azione in tutte le sue estrinsecazioni. Chi scrive queste righe non è un eremita ma un missionario, e del resto anche gli eremiti non se ne stanno con le mani in mano. Solo vorremmo domandare: perché nel XX secolo non si è riusciti ad arginare l'ingrossante e poi straripante torrente del male, che ha minacciato di sommergere il mondo? Mancò l'azione? A noi sembra di no. Si potranno lamentare mancanze individuali, ma nel complesso l'azione ci fu: multiforme, organica, vigorosa. Oppure, non fu essa aderente alle necessità dei tempi? Anche questo non si può affermare, almeno per ciò che riguarda l'insieme dell'attività cattolica. E allora? La mancanza, può essere, ricercata in questo: che da una parte mancò la « fiamma viva» del seminatore: Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5); dall'altra mancò l’humus atto a ricevere e a fecondare il buon seme: Chi dimora in Me e Io in lui, porta molto frutto (ivi). Dimorare in Gesù: ecco ciò che soprattutto è necessario alle anime, sia per fare e sia per ricevere il bene e renderlo fecondo. Ora, « dimorare » in Gesù non è il semplice credere in Lui e neppur soltanto lo stato di grazia, ma il vivere la vita della grazia, il farla crescere, il perfezionarla di continuo in noi (ivi, 10, 10); ciò è possibile mediante la nostra unione con Gesù, onde trarre da Lui, come il tralcio dalla vite, la linfa divina fecondatrice di tutte le virtù cristiane. L'amore, la vita d'amore, opera tutto questo: Come il Padre ha amato Me, così anch’Io ho amato voi. Rimanete nel mio amore (ivi 15,9). E l'amore rende viva la fede del credente che per Gesù va al Padre. Quando, all'inizio di questo tormentoso secolo della storia del mondo, Pio IX scrisse l'Enciclica sugli Esercizi spirituali, e poi Pio XII quella sul Corpo Mistico e ancora quella sulla Sacra Liturgia, alcuni spiriti superficiali non videro il nesso fra i Documenti Pontifici e le necessità del mondo cristiano, ma tali Documenti erano perfettamente a fuoco con le esigenze dei tempi, in quanto scoprivano la vera causa di tutti i mali e ne indicavano il rimedio in una più intensa vita soprannaturale delle anime. San Paolo diceva di sé, quasi a spiegare l'ardore del suo instancabile zelo: Charitas Christi urget nos (2 Cor 5,14). Queste stesse parole, san Giuseppe Cottolengo volle fissate sulla porticina d'ingresso di quella « Piccola Casa della Divina Provvidenza» che è la più grande opera di beneficenza che il mondo conosca e splendida apologia del Cristianesimo: il Cristianesimo vissuto, il Cristianesimo-amore: Charitas Christi. Santa Teresina non ci lasciò che le poche pagine di Storia di un'anima, ma scritte esse con mano febbricitante di amore e di dolore, per Gesù e per le anime, quanto bene hanno diffuso! E ne faranno forse fino alla fine dei secoli! Così di tutte le altre forme di apostolato. Quando l'anima dal Gesù « pieno di grazia e verità » (Gv 1,14) trae la sua forza di slancio e come « lampada che arde e risplende» (ivi 5,35) fa della sua vita « un esempio di luce», allora le opere rendono testimonianza alla Verità e comunicano alle anime il fuoco da cui esse stesse sono animate, l'ardore di cui esse vibrano. Non si può dare quello che non si ha; mentre: Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina (cf At 3,6). Ecco quello di cui ha bisogno il mondo per rialzarsi e riprendere il cammino ascensionale: ha bisogno di anime ripiene di Gesù per poter dare Gesù. Lo spirito del presente Messaggio è tutto qui: far comprendere la necessità di una profonda vita interiore, che è essenzialmente vita d'amore, per santificare sé e gli altri. 4. Il nuovo dono del Cuore di Gesù. Gesù ne indica anche il mezzo pratico nella piccolissima via d'amore e nella relativa Opera delle Piccolissime. E il frutto concreto del Messaggio, in quanto è tramandato alle anime e perpetuato nel mondo l'incessante atto d'amore. Già si è detto come la dottrina sull'incessante atto d'amore costituisce la ragion d'essere della nuova manifestazione del Cuore di Gesù: esso è pertanto un dono che Gesù fa al mondo e il suo significato, nel momento attuale, non può sfuggire a nessuno. Gesù stesso, dopo aver predetto a suor Consolata il bene immenso che dall'esercizio dell'incessante atto d'amore sarebbe venuto al mondo, le soggiungeva: E’ a questo scopo che ti facevo chiedere ogni mattina, per i meriti della mia dolorosa Passione, il trionfo nel mondo, non solo della mia misericordia, ma bensì del mio amore, specalmente nelle anime piccolissime. La Misericordia può perdonare, ma solo l'Amore può rinnovare il mondo. Mandi il tuo Spirito, (gli esseri) sono creati, e rinnovi la faccia della terra (Sal 103, 30). La Chiesa applica queste parole all'azione dello Spirito Santo nel mondo, che è Spirito d'amore, anzi l'Amore sostanziale. Una nuova Pentecoste d'amore: è questa che rinnoverà spiritualmente la faccia della terra. L'Opera delle Piccolissime fu voluta da Gesù a questo scopo. Del resto, le continue richieste d'amore di Gesù, le reiterate attestazioni di voler con l'amore salvare il mondo, le divine promesse sulla perenne, universale, prodigiosa fecondità dell'atto incessante d'amore, non inducano a dubitare che l'Opera delle Piccolissime sia veramente preordinata dalla Divina Provvidenza e dall'Amore Infinito per contribuire efficacemente alla rinascita spirituale del mondo. Ancora una volta Dio vuol confondere, con l'umiltà dei mezzi, l'orgoglio intellettuale che ha oscurato tante intelligenze; con la piccolezza in spirito atterrare i forti della terra, che credevano di poter erigere sulla tomba del Cristianesimo una loro civiltà paganeggiante; con la silenziosa, ma attivissima vita d'amore guarire il mondo del pericoloso male moderno, che è - non l'azione - ma il frastuono dell'azione, non vivificata dallo spirito di Dio. Così inteso, il nuovo Messaggio potrebbe dirsi un arcobaleno di pace, che le fiamme erompenti dal Cuore di Gesù proiettano su questo povero mondo, il quale, avendo ripudiato le sorgenti d'acqua viva e salutare del Vangelo, per le inquinate cisterne del mali e dell'errore, non vi trovò che morte e rovine. Ma Gesù lo vuoi salvo e, dopo averlo fermato in tempo giusto sulla china pericolosa e averlo purificato nel dolore, ora lo vuole riportato a Sé nell'amore: affinché esso pure sperimenti ciò che suor Consolata sperimentò durante tutta la sua vita, la verità cioè delle divine parole: Amami e sarai felice, e più mi amerai e più sarai felice. Dio vince sempre così: in un'infinita Misericordia e in un Infinito Amore!

APPENDICE

« CARISSIMA PICCOLISSIMA DEL CUORE DI GESÙ»

(Lettera di suor Consolata alle Piccolissime)

Alla sera, mettendoti a riposo, pregherai il tuo buon Angelo Custode che, mentre tu dormi, sia lui ad amare Gesù al tuo posto, e che ti svegli al mattino seguente ispirandoti l'atto d'amore. Se tu sarai fedele a pregarlo così ogni sera, lui sarà fedele ogni mattina a svegliarti in un « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime! ». Incominciata così la tua giornata, proseguirai ad amare sino al tuo incontro con Gesù Eucaristia. Ciò non vuoI dire che tu debba lasciare ogni tua preghiera. No, continua pure le tue solite pratiche di pietà, ma non aggiungerne altre; lascia che il tuo atto d'amore assorba ogni ritaglio di tempo libero, e in seguito, se Gesù te lo ispirerà, anche qualche tua preghiera vocale. Nella santa Comunione affida, abbandona a Gesù te stessa, le tue preoccupazioni, i tuoi progetti, desideri, le tue pene e non ci pensare più; poiché tutta la vita d'una Piccolissima si basa sulla promessa divina: Io penserò a tutto, sino ai minimi particolai, tu pensa solo ad amare. (Ricopiati queste parole in fondo ad un'immagine del Sacro Cuore, fa' in modo di averle sempre presenti; esse ti saranno di grande aiuto per liberare il tuo spirito da ogni preoccupazione, e proverai per esperienza come Gesù è fedele a mantenere questa promessa). Dopo avere nella santa Comunione abbandonato tutto a Gesù, rinnovagli la tua promessa dell'incessante atto d'amore, del "sì" a tutto ciò ch'Egli ti chiederà lungo il giorno, e il proposito di vederlo, parlargli e servirlo con amore in tutte le creature con le quali avrai a che fare. Metti una volta per sempre l'intenzione che ogni tuo atto d'amore salga al Cielo ancora quale supplica, che ti ottenga la fedeltà a continuarlo ininterrottamente sino alla Comunione seguente, e sia come una riparazione per ogni tua infedeltà. Lascerai la chiesa incominciando il tuo atto d'amore, che continuerai per via, in casa e nel compimento di ogni tuo dovere. Avverti che Gesù ha promesso: che quando tu scrivi o preghi o mediti o parli per necessità o carità, l'atto d'amore continua ugualmente. Sul lavoro, se ti è possibile, fai in modo di avere davanti a te, scritto su di un'immagine o cartoncmo: « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime ». Ti servirà di richiamo. Fra gli ostacoli per dare a Gesù l'atto incessante d'amore verginale, Gesù stesso insegna a combatterne tre: pensieri inutili, interessamenti, discorsi inutili. Pensieri, preoccupazioni: tutto diventa inutile, dal momento che Gesù promette alla sua Piccolissima di pensare Lui a tutto, sino ai minimi particolari. Discorsi inutili: se parli non costretta dal dovere, dalla carità, dalla convenienza, è tempo sprecato, che rubi all'Amore. Interessamenti, curiosità ecc.: tutto ciò insomma che distoglie il tuo spirito dall'unica cosa alla quale ti sei votata: amare Gesù incessantemente e con amore verginale. Bisogna però che tu convenga che per realizzare il desiderio divino: non perdere un atto d'amore e un atto di carità da una Comunione all'altra, il lavorio della tua anima, sorretta dalla grazia, sarà lungo e richiederà non poco tempo, sforzi generosi e costanti, e soprattutto mai scoraggiarti. Ad ogni infedeltà più o meno involontaria, rinnova il tuo proposito di amore verginale e rincomincia. Se questa infedeltà ti fa soffrire, tu offrila a Gesù... quale atto d'amore! Vedrai e constaterai con quanta tenerezza Gesù ti rialzerà dopo una caduta, un'infedeltà; come si affretterà a rimetterti in piedi, perché tu possa continuare il tuo canto d'amore. Quello che ti aiuterà maggiormente a dare a Gesù l'atto incessante d'amore sarà rinnovarne il proposito ad ogni ora; e, in secondo luogo, l'esame particolare su di esso. Ritieni che, nell'esame particolare sull'atto incessante d'amore, segnerai per mancanza solo il tempo sprecato in discorsi inutili o nel seguire la fantasia, pensieri inutili ecc. Pentiti, e riprendi tranquillamente ad amare. Però il proposito al quale devi consacrare tutte le tue energie, sarà sempre sull'atto incessante d'amore. Ma non temere, Gesù ti aiuterà. Egli ha detto: « Amami e sarai felice, e più mi amerai e più sarai felice! »... Coraggio, Gesù e Maria ti aiuteranno. Non temere mai, confida e credi al loro amore per te.

Aff.ma Suor M. CONSOLATA R.C. A TE, O SIGNORE!

(Preghiera finale di P. Lorenzo Sales)

Davanti a Te, Signore Gesù, prima di deporre la penna, il tuo servo si umilia per aver osato unire a quella ch'egli ritiene tua parola, il balbettio della parola umana e aver forse, per incapacità e demeriti, guastata l'opera tua. Ma Tu, o Signore, sei onnipotente e come dal nulla trai il tutto, così le stesse manchevolezze umane puoi far convergere al compimento dei tuoi disegni, onde a Te solo sia la lode, l'onore e la gloria. Poiché, inoltre, è vana ogni fatica che non sia da Te benedetta, questa benedizione ardentemente imploro. Te la chiedo per l'amore infinito che porti agli uomini: tue creature, tuoi redenti, tuoi fratelli; per intercessione di Colei, nel cui Cuore Immacolato riversasti per tutti noi l'onda salutare sgorgata dal tuo Cuore trafitto; e ancora per le preghiere   dell'anima da Te scelta a Messaggera del tuo Amore: la quale, in risposta al dono di elezione, sostenuta dalla tua grazia, seppe consumare la vita in un incessante atto d'amore verginale, in una ininterrotta invocazione per la salvezza delle amme. Tu le dicesti un giorno: Quando il tuo ultimo:« Gesù, Maria, vi amo, salvate anime » sarà pronunciato, Io lo accoglierò e lo tramanderò a mlioni di anime che, peccatrici; l'accoglieranno e ti seguiranno nella semplice via di confidenza e di amore e quindi mi ameranno... Voglio che un'onda di amore salga dalla terra al Cielo! Ora, dunque, che il suo ultimo atto d'amore è cessato sulla terra per eternarsi in Cielo, raccoglilo e tramandalo alle anime, a tutte le anime: alle innocenti e alle peccatrici, alle erranti fuori della Chiesa e alle gementi fuori dell'ovile; e fecondalo con la tua benedizione, affinché si perpetui sulla terra, e si formi e s'ingrossi l'onda d'amore da te invocata. Allora gli uomini, rifatti nell'amore tuoi figli, ridiventeranno fratelli nella carità e il mondo - nel tuo Vangelo di amore e di carità - ritroverà finalmente, con la salvezza, la via della perduta tranquillità. Gesù, Maria vi amo, salvate anime!

PREGHIERA per la glorificazione della Serva di Dio.Padre di ogni misericordia, tu hai suscitato in mezzo a noi la tua serva Suor Maria Consolata Betrone per diffondere nel mondo l'incessante amore verso il tuo Figlio Gesù nella semplice via di confidenza e di amore. Rendi capaci anche noi, guidati dal tuo Spinto, di essere ardenti testimoni del tuo amore e nella tua immensa bontà concedici, per sua intercessione, le grazie di cui abbiamo bisogno. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PRESENTAZIONE

Nell'incontro della Giornata mondiale della Gioventù a Denver, Giovanni Paolo il ripercorreva la storia di questo secolo che volge al termine rilevando come, se nella lunga vicenda umana vediamo sempre presente lo scontro tra il bene ed il male, tra la luce e le tenebre, tra la grazia di Dio ed il potere del maligno, mai come in questo Secolo tale lotta si è fatta così aspra, palese e decisiva. Sorprendentemente è anche il tempo in cui più frequente ed insistente risuona il richiamo alla bontà, tenerezza e misericordia di Dio, appello che viene da madre Speranza di Collevalenza, da suor Faustina di Polonia, dal monaco Silvano del Monte Athos e trova autorevole conferma nella luminosa Enciclica del 1980 « Dives in misericordia », una pagina straordinaria che ci aiuta a vivere quest'ultimo tratto dell'itinerario verso il grande Giubileo, l'anno del Padre « ricco in misericordia ». Si tratta di una convinzione profonda, una fede radicata, un «istinto spirituale» che i credenti incontrano nella Sacra Scrittura, come un filo rosso che pervade e lega tutta la storia della salvezza, a cominciare dal Signore che ascolta il grido di Israele schiavo in Egitto fino a trovare il suo punto più alto nelle parole e nella persona di Gesù, che viene non per i giusti, ma per i peccatori e nel mistero della croce rivela la profondità dell'amore divino, quel « bacio dato dalla misericordia alla giustizia» (Dives in Misericordia, n. 9). Le anime che per particolare vocazione hanno sperimentato più a fondo il mistero della misericordia diventano annuncio ai fratelli ed alle sorelle, a cominciare dalla Vergine Maria, Madre del Crocifisso e perciò Madre della misericordia, « chiamata in modo speciale ad avvicinare agli uomini quell'amore che il suo Figlio è venuto a rivelare» (l. c.). In questa scia si pone la testimonianza della vita e degli scritti di suor Consolata Betrone, una creatura semplice che entra nel cerchio di quelli per cui Gesù loda il Padre: « Ti benedico... perché hai nascosto queste cose ai dotti ed ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli » (Mi 11,25). Una monaca cappuccina umile e nascosta fino al punto che, avendo scoperto negli scritti di santa Teresa di Lisieux la « piccola via », non esita a chiamare quella che vuol percorrere « piccolissima via d'amore ». Succede poi che questi appunti, nati come un parlare a se stessa dell'amore di Dio e destinati a rimanere nascosti, diventino luce spirituale per le anime che cercano un « messaggio d'amore» di straordinaria utilità. Quando leggo nella storia della terra di Saluzzo della presenza, nei secoli passati, di tanti Monasteri totalmente dediti alla preghiera ed alla contemplazione e quella dei frati Cappuccini che con la loro opera silenziosa, generosa e tenace hanno saputo riportare alla comunione della Chiesa cattolica tanti cuori sviati da pericolose dottrine, non mi sorprende veder spuntare all'inizio del secolo XX questa pianta « piccolina », termine che le era caro, destinata a durare ed a crescere col passare del tempo. Se « occorre che la Chiesa del nostro tempo prenda più profonda e particolare coscienza della necessità di rendere testimonianza alla misericordia di Dio» n. 12) questo libro è occasione e strumento prezioso, proprio perché semplice ed accessibile, proposta concreta per un cammino di perfezione. DIEGO BONA Vescovo di Saluzzo

PREFAZIONE

« Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericardia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mi 9,13): ecco il « lieto annuncio » per l'uomo di ogni tempo. A questo « Vangelo della speranza » pare precisamente fare eco dopo duemila anni il Messaggio del Cuore di Gesù al mondo che, non senza timore e tremore, ci si sente in dovere di presentare in veste di nuova Edizione, sulla fiducia del mandato, e sull'urgenza del suo imperativo, del Signore stesso che con fermezza ancora invita: « Andate, imparate ». Gettare le reti sulla sua parola (cf Lc 5,5) è sempre un « ascolto » che impegna, ammaestra e vivifica, fa riflettere e rende consapevoli. Infine, porta in feconda gestazione la novità di Dio, perché quella sua parola non ritorna a Lui senza effetto, né senza aver operato ciò per cui l'ha inviata (cf Is 55,11). Umili servitori di questa parola furono la nascosta Clarissa Cappuccina di Torino, suor Consolata Betrone, e l'ardente Missionario della Consolata, Padre Lorenzo Sales: l'una accogliendo con fedeltà e testimoniando con l'eroicità della propria vita il Messaggio del Signore, l'altro vagliandolo con la prudenza del Direttore Spirituale e porgendolo quindi ai molti con illuminata sapienza. Perciò, timore e tremore hanno accompagnato la cura di un'edizione de Il Cuore di Gesù al mondo che intende riproporne la versione originale del 1952. Rivisitata soltanto là dove è apparso strettamente necessario, nell'aggiornamento della forma linguistico-letteraria, delle annotazioni e delle citazioni bibliche secondo i testi ufficiali in uso attualmente, la delicata operazione vuole così, conservando la massima conformità all'originale, offrire al lettore contemporaneo un gioiello di spiritualità cristiana al quale non solo le molte ristampe italiane e traduzioni in altre lingue in questi cinquant'anni hanno reso ragione, bensì si crede a maggior titolo ancora sia riservato notevole campito in futuro. Infatti, « in nessun momento e in nessun periodo storico - specialmente in un'epoca così critica come la nostra    la Chiesa può dimenticare la preghiera che è grido alla misericordia di Dio dinanzi alle molteplici forme di male che gravano sull'umanità e la minacciano », scrive nella sua Lettera Enciclica Dives in Misericordia Giovanni Paolo 11, esortando infine ad « un'ardente preghiera » che « si trasformi di continuo in un grido che implori misericordia secondo le necessità dell'uomo nel mondo contemporaneo ... grido denso di tutta quella verità sulla misericordia, che ha trovato così ricca espressione nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, come anche nell'autentica vita di fede di tante generazioni del Popolo di Dio » (DM 15). Sono parole che sigillano, con autorità e definitività, anche il « testamento mistico » di un secolo all'insegna della spiritualità della Misericordia. il contenuto del messaggio d'amore presentato in questo libro non solo vi appartiene a tutti gli effetti, ma ne costituisce, sull'eredità di Teresa di Lisieux, insieme a quello di suor Faustina Kowalska ed all'esperienza di Silvano monaco del Monte Athos, nucleo vitale e portante, affinché l'uomo del Terzo Millennio, nell'incontro con Colui che viene, non abbia a gridare: « Signore, allontanati da me che sono un peccatore » (Lc 5,8), bensì a lodare « in quel giorno: Ti ringrazio, Signore... tu mi hai consolato. Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza » (15 12,1-2).

INTRODUZIONE

1. La « sfida » della mistica. « Queste pagine ci trasmettono la voce virilmente soave di un'anima la quale visse con noi in mezzo al-la tormenta travolgente, raccogliendo nel suo spirito turto il dolore della terra e tutto 10 splendore del cielo. A chi rimaneva nelle file della dolorante carovana, cercando con gli occhi ansiosi, arrossati dal pianto, abbuiati dalla disperazione, quest'anima privilegiata -che conobbe tutte le ansie della sua terra e sperimentò tutte le certezze della sua fede - ha lasciato una eredità spirituale per far penetrare un raggio di sole nel buio della notte. Questa preziosa eredità è presentata nelle pagine seguenti e dovrei invogliare il lettore a non passarle superficialmente, ma a pensarci su, per trarne profitto: si tratta delle parole di Gesù Cristo e quando il Maestro parla, ognuno che si sente suo discepolo e ogni uomo che di Lui porta in sé riflesso un raggio di luce che lo fa ragionevole, dovrebbe accogliere con venerazione e possedere con zelante fermezza, ciò che Egli ha detto. Forse, nei grandi secoli di fede, così fu. Oggi, così non è: il senso critico che avrebbe dovuto portare a una maturità di giudizio, ha finito per intaccare la vita dello spirjto nelle sue stesse radici e coloro stessi che sono estranei alla critica del pensiero, non sono sottratti all'influsso di questo male del secolo e senza essere scettici, rimangono diffidenti o almeno perplessi.Così capitò anche a me quando, ricevuto il grosso plico che conteneva un dattiloscritto di circa cento-trenta pagine in gran formato, ci trovai esposto "un messaggio d'amore del Cuore di Gesù al mondo". La lettera di accompagnamento mi pregava con deferente insistenza di farne una revisione in via privata e vedere "se non vi è nulla contro la fede e la sana teologia: sia dogmatica che ascetica Ci siamo, dissi tra me, e hanno trovato il buono, e ancora si domanda "una prefazioncella" e con che ragione: “Siccome, secondo le promesse di Gesù a suor Consolata l'opuscolo dovrà essere molto diffuso, una prefazioncella di V. P. rev.ma… gioverebbe molto allo scopo”. Se non mi venne un accidente, lo si deve certamente all'intercessione di qualche anima incaricata di proteggere dal cielo coloro ai quali si domanda di rivedere i manoscritti o di appioppare un calcio a un ragazzo che non sa uscire di casa. Peggio ancora, quando si dice a qualcuno: passa in rivista questo ragazzo e con buona grazia presentalo in società. Ma era il Rev.mo P. Lorenzo Sales missionario della Consolata che picchiava alla mia porta e quanti ricordi si affollavano e urgevano dentro, da quel bntano 1939 quando, insieme col mio confratello e amico P. Giuseppe Girotti, immolato a Dachau il 1° Aprile 1945, si faceva scuola agli studenti di Corso Fertucci. Poi, gli studi sul pensiero spirituale del Servo di Dio Canonico Giuseppe Allamano, fondatore dell'Istituto. Infine, tante amicizie vicine e lontane, in questo vecchio mondo europeo e nel nuovo mondo americano. Come dire di no? E del resto, di che si tratta? Di una Monaca Cappuccina, e la faccenda mi pareva simpatica. Chi non ama questi figli di san Francesco così spregiudicati di fronte alle convenienze e alle etichette del mondo civile? Avevo fmito di leggere L'Eminenza grigia di Aldous Huxley e la figura del P. Giuseppe cappuccino - Francesco Le Clerc du Tremblay - confidente e consigliere di Richeliu, mi stava ancora viva davanti, dandomi anche un po' di fastidio, per il tragico equivoco in cui si svolge la sua azione, oscillante tra il profeta e il diplomatico. La visione di un'anima cappuccina vibrante nel flusso mistico dei santi carismi, mi avrebbe ridato un po' di pace, anche per evadere da ogni equivoco. Ma, e la trattazione? O che si scherza? Dal cuore del Cristo, il dolce Maestro, ti viene un messaggio d'amore e tu devi giudicare se non c e nulla contro la fede e la santa teologia. Ma, e vi pare poco? Chi potrebbe prendersi tale incarico? Va bene che ti dicono: guarda! E una cosa privata, una faccenda confidenziale. D'accordo! Ma intanto il giudizio l'aspettate e vi assicuro che quando si tratta di certi argomenti, è più facile bere un bicchiere » Così inizia l'autorevole, quanto simpatica, Prefazione stesa dal teologo domenicano Padre Ceslao Pera (1889-1967), al libro: Il Cuore di Gesù al mondo. Applicato generalmente allo studio dei grandi Padri della Chiesa quali Clemente di Alessandria, Basilio il Grande o Gregorio Magno, piuttosto che dedito a letture di « mistica», quest uomo severo, poco incline al sentimento e dalla battuta secca e sarcastica, si trovò tuttavia in ultimo egli pure, come confesserà, sedotto e avvinto dal Messaggio d'amore trasmesso tramite l'umile Cappuccina di Torino. In poche parole egli fissa il ricordo di quell'inatteso, e certamente altrettanto non desiderato, impatto con la « mistica» per un compito dal quale avrebbe voluto volentieri esimersi, se a chiederglielo non fosse stata una persona la cui stima ed amicizia lo trattennero al di là di ogni immaturo ed immotivato pregiudizio: il P. Lorenzo Sales. Nel racconto comunque, il P. Pera non nasconde le perplessità, l'imbarazzo ed i sospetti che nel XX secolo la stessa parola « mistica » suscita. Riferisce di un'esperienza risalente ormai a cinquant'anni fa, ma della quale si può tuttora affermare l'attualità, nonostante l'insistente moltiplicarsi, nel corso di questi decenni, della « sfida » della stessa. Non fa specie infatti che, per paradosso, il secolo ateo, il secolo della « critica », della ragione, della scienza e della tecnica, il secolo del trionfo del materialismo totale, il secolo della « morte di Dio » e, inevitabilmente, dell'uomo con lui, sia infine per eccellenza - e ormai così lo si può valutare - il secolo della maggiore « crisi » mistica che la storia conosca fino ad ora. Ma che cos'è la mistica? Se ne parla, infatti, in modo proprio e in modo per lo più improprio, tra luoghi comuni, erronei concetti o addirittura tabù. L'accezione di questa parola, se da un lato attira ed affascina, dall'altro suscita spesso diffidenze e persino spavento. Nel primo caso, prevale la curiosità per l'in-conoscibile, oppure il risveglio dell'innata nostalgia di quell'Assoluto di cui Uuomo porta impresso rabisso del richiamo e del bisogno, per ritrovare ed essere se stesso nella verità. Nel secondo caso, domina un sottile scetticismo, che talvolta si schernisce con un'esorcizzante ironia o si maschera die~ro un pudico timore. Dinanzi alla ragione dell'uomo, d'altronde, la mistica racchiude in sé rambivalenza del tutto e del nulla, del desiderio e della paura insieme. Tutti ne parlano ed èemblematico, invece, che essa sia primaaaamente realtà del silenzio ed alla quale il solo silenzio si addice. Altra, infatti, è la sua eloquenza, iccritta nella Vita sempre più trascendente ed immanente dell'esistenza del cosmo intero e tessuta negli spiriti puri. Inoltre, essa appartiene alla più profonda dimensione religiosa dell'uomo e, dunque, all'uomo stesso. Non c>è anima che non sia mistica e ruomo sa che esiste una conoscenza oltre il conoscere, una realtà nascosta oltre quella del sapere ordinario, un cam po che esige « una lingua ed un orecchio da iniziati »(cf Is 50,4), che non è lui a darsi, né lo potrebbe. A differenza dell'opinione comunemente diffusa, l'esperienza mtstica più autentica ed elevata, non s'incentra sul sensibile bensì, al contrario, sulla somma purificazione di tutti i sensi dei qullli l'uomo è dotato, percezione intellettiva indusa. Si potrebbe affermare, quindi, che la mi-stica sia connessa con la grande Umiltà dell'uomo origirale e che nel Dio Crocifisso manifesti la sua suprema Verità.« L'abisso chiama l'abisso » (Sai 42,8), dice il salmo, e la premessa del Terzo Millennio cristiano, al-meno per quanto ci riguarda, pare già posta: o i cristiani del Terzo Millennio saranno dei mistici, o non saranno più, perché dall'abisso dell'animo umano, con vulcanica prorompenza, « qualcosa» d'indefinibile, im-percettibile ed ineffabile, troppo a lungo ivi represso nella sua naturale vitalità, esplode. Là dove non avviene, è il gorgo infernale della vita contro la vita, di cui il xx secolo è pure tristemente e draminaticamente testimone « privilegiato ». D'altronde, a comprova di tutto, è risaputo: l'ateo si distingue dal credente non per l'atto religioso in quanto tale, ma per il fine dello stesso. E l'atto religioso è sempre irrazionale, per sua natura: se non fosse assurdo, non sarebbe dato, in quanto non ci sarebbe bisogno di credere. « Credo perché è assurdo », aveva già asserito Tertulliano. Dunque, la differenza tra un mistico ed un ateo èche il primo tende ad un essere che crede esista, il secondo ad un essere che crede non-esista. E qui sta l'assurdo: il « dio-nulla » rende in ultimo ancor più impossibile l'atto di fede dell'ateo nel tragico « scacco-matto » conclusivo di negazione del senso e del significato dell'esistenza dell'uomo. L'atto mistico è e rimane essenzialmente un atto assoluto: esso è salto dell'uomo nel Totalmente Altro, prefigurato o negato che sia, ed è insieme im~ztone di quel Tutto nell'uomo, che ne sia questi sincrorzzzato o meno sulle onde percettive dell'essere. Quando nulla si possiede, Dio soltanto E, a condizione della grande Umiltà che invera il « nulla di proprio a. Ecco perché, all'alba di un nuovo Millennio, quando tutte le sicurezze 'amane sono venute meno nel baratro della tragica incertezza globale, quando tutti i miti sono caduti nella grande disillusione della storia, quest'uomo nudo si sorprende, con stupore « essenzialmente » libero... nelle mani di Dio. Allora scopre nella « sfida della mistica» l'invito nascosto che come acqua viva mormora dentro di lui: « Vieni al Padre », perché sempre « il cuore immenso e puro della vita veglia nelle tenebre, e parla al sonno dell'uomo ».

2. Attualità di un messaggio. « Alla seguela di santa Teresina: una grande pace si fece dentro. La caratteristica giovane borghese che nella "fiamma ardente" di Elia, trova lo slancio dello spirito che evade da ogni grettezza e da ogni compromesso, segnando una vita di "rinascita spirituale" mediante la carità che è il "fuoco" del Cristo e la "fiamma viva" di Giovanni della Croce, mi metteva sulla buona strada. E pensavo anche a Teresa Neumann, la rurale tedesca che, conquistata dalla Santa di Lisieux, ne ripete in altro modo la vita e il messaggio.

Ora è il turno di suor Consolata: piemontese, doveva essere massiccia come le sue montagne; di Saluzzo, il suo spirito doveva essere come il Monviso che lancia nell'azzurro del cielo la sua vetta luminosa e candida. E di lì nasce il Po, che feconda tutta la pianura e raccoglie tutte le acque convogliandole al mare, dove tutte diventano mare, quel mare che si stende lontano e va a dire tante cose ad altri mari lontani. Pazientemente, attentamente, mi misi a leggere il Messaggio d'amore e non so dirti, lettore, se. più grande era la gioia o più forte la trepidazione. Neppure potrei spiegarti l'ebbrezza che penetrava dentro fin nelle più riposte latebre dello spirito, entrando ovunque senza domandare il permesso. Puoi immaginarti che non ero io a giudicare il Messaggio, ma era il Messaggio che giudicava me. Come sia uscito da questo giudizio, potrei "cantarlo" se, come Agostino, sapessi fare le mie "confessioni" nel senso preciso di canto eucaristico alla misericordia di Dio, ma questo solo accenno ti può bastare per farti riconoscere la linea di questa spiritualità che parte dall'inno di giubilo del Maestro divino: "Ti benedico, a Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Ftglio se non il Padre) e nessuno conosce d Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutt4 che siete affaticati e oppressi e io vi ristoreTò. Prendete il mio giogo sopra di voi e impara-te da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt 11,23-30). Tutto questo Messaggio d'amore è uno sviluppo del motivo fondamentale che risuona nell'inno evangelico, non già a modo di aggiunta, ma per sviluppo inesauribile della sua ricchezza divina. Perciò il Figlio che vuole svelare il Padre nelle anime umili che per Lui Gli si avvicinano, può agire a modo di Maestro che rivela se stesso, ma continuamente ti accorgi che questa sua rivelazione - soprattutto quando è carismatica, perché destinata al bene della società, che è la Chiesa - non è mai ordinata a portare una nuova dottrina di fede ed è sempre destinata a indirizzare la condotta degli uomini alla Verità salvifica, quale ce la fanno conoscere Gesù Cristo ed i suoi Apostoli nei libri del Nuovo Testamento, intesi e capiti bene secondo la dottrina della Chiesa cattolica, che di questi libri conosce il senso e possiede la vita. Anche suor Consolata appare così tra coloro che Tommaso d'Aquino dice "prophetiae spiritum habentes, non quidem ad novam doctrinam fdei depromenam, sed ad humanorum actuum directionem". Queste parole del Santo Dottore permettono di capire tutto il valore di questo Messaggio divino nell'ora presente ». il P. Pera fu, dunque, subito impressionato dall'attualità del contenuto di quanto gli era stato proposto di leggere e vagliare. Lo fu a tal punto che titolo della sua intera Prefazione, riproposta in ogni edizione che il libro avrà fino al 1989, significativamente era: Valore di un messaggio divino nell'ora presente. E quanto, sulla scia della sua emozione personale, in particolare accenna in questa seconda parte riportata del suo intervento. In essa, per altro, esordisce come rassicurato dal trovarsi dinanzi, con gli scritti di suor Consolata Betrone, ad uno sviluppo della spiritualità di santa Teresa di Lisieux (1873-1897), alla quale già aveva fatto eco un'altra grande mistica contemporanea: la tedesca Teresa Neumann (1898-1962). E dopo averne valutato la indiscutibile risonanza evangelica, citando il Dottore Angelico, attribuisce infine anche alla mistica di Torino lo « spirito di profezia». Che cosa intende con ciò? Un mistico è sempre inserito nel contesto del proprio tempo storico ed è appunto per esso che viene da Dio suscitato ed « inviato». In tal senso, egli èuna sorta di « profeta » aperto alle necessità spirituali dell'umanità stia contemporanea, per la quale comunque offre se stesso con Cristo al Padre. Nel cuore di un secolo votato al peccato, all'ateismo ed infine all'indifferentismo religioso, il messaggio della vita e della preghiera di suor Consolata spicca subito con evidente attualità di riparazione, quale antidoto ad una cultura di morte spirituale dell'uomo. La Piccolissima via d'amore data nell' orazione: Gesù, Maria vi amo, salvate anime, non è una giaculatoria, bensì una via interiore atta ad educare e promuovere una maggiore confidenza tra la creatura ed il suo Dio nella conoscenza e fiducia di quel grande attributo divino che è la Misericordia. Tramite questa « via » semplicissima, l'anima viene come ricongiunta alla comunione vitale con l'Altissimo nell'autentica capacità della propria facoltà contemplativa. Nel secolo del fare e dell'avere, riproponendo la necessità evangelica « di pregare sempre, senza stancarsi» (1£ 18,1), il messaggio a noi giunto per mezzo della Cappuccina di Torino assume tutta la portata di un vangelo per il nostro tempo: vangelo d'amore, di speranza e di misericordia per gli anni dell'odio, della disperazione e della lontananza da Dio. All'uomo soffocato dal materialismo, Dio offre il rimedio del respiro spirituale. Una « Chiara » contemporanea annuncia ancora l'esigenza del primato di Dio nel cuore dell'uomo. Di più: una donna è autentica educatrice alla pace, avendo saputo innanzi tutto coltivarla in se stessa, perché « la pace interiore viene dal sapersi amati da Dio e dalla volontà di corrispondere al suo amore. Anche per quanto concerne la Chiesa che si inoltra nel canimino del Terzo Millennio cristiano, l'insegnamento spirituale di questa umile claustrale si propone come forza propulsiva di nuova vitalità. La chiamata alla santità è la vocazione cristiana universale, ma la situazione attuale della civiltà contemporanea interpella più urgentemente coloro che sono in modo speciale invitati alla sequela di Cristo casto, povero, obbediente e crocifisso, nel Sacerdozio come in ogni altra forma di vita consacrata, perché « il mondo di oggi cerca di svuotare la Croce ... e vuole dirci che l'uomo non ha radici nella Croce, non ha neanche la prospettiva e la speranza della Croce», benché si sappia che « se si svuota la Croce di Cristo, l'uomo non ha più radici, non ha più prospettive: è distrutto! » e che questo « è il grido della nuova evangelizzazione »  Suor Consolata ha precorso i tempi facendosi già risposta al grido della nuova evangelizzazione con l'inno della sua vita offerta e consumata per amore a 43 anni. Quale chicco di grano fecondo caduto in terra (cf Gv 12,24), ella diviene radice della speranza preconizzata perché « solo l'amore può salvare dal fallimento l'umanità e il mondo; quel mondo da cui l'uomo è "assediato" e minacciato in vari modi ». In questo tracciare la via di ritorno del « figliol prodigo », l'uomo del XX secolo, al Padre ricco di Misericordia, la Betrone non è sola. L'ampio disegno divino pare avere significativamente intrecciata la sua vicenda umana e mistica con quella di due « lontani » suoi contemporanei: suor Maria Faustina Kowalska (19O~- 1938) 8 e il monaco Silvano del Monte Athos (1866-1938).~ Investendola « apostola della Sua Misericordia », alla prima il Signore affidò una missione per tutta l'umanità: ricordare la verità di fede sull'amore misericordioso di Dio per ogni uomo, trasmettere nuove forme di culto alla Misericordia divina ed ispirare un movimento di rinnovamento religioso secondo lo spirito evangelico della fiducia in Dio e della sua misericordia verso gli uomini. L'immagine di Gesù Misericordioso, da diffondere e venerare, doveva recare la scritta: Gesù confrdo in Te! Quanto al giorno per la particolare memoria liturgica, il Signore indicò la domenica in Albis. Basti quindi ricordare la singolare « coincidenza » della professione solenne di suor Consolata Betrone: 8 aprile 1934, domenica in Albis! il secondo, monaco ortodosso, ha lasciato scritti che non solo rivelano l'umiltà e la profondità interiore della sua vita religiosa, bensì soprattutto quell'amore misericordioso con cui pregava per ogni creatura. E’ stato definito « un santo senza frontiere, un mistico della Chiesa universale ed eterna, un uomo diventato, da peccatore qual era, pura preghiera, audace intercessione per tutti gli uomini e tutte le creature, un monaco testimone dell'assoluto di Dio ».Nelle tenebre della disperazione spirituale, nella consapevolezza del proprio essere peccatore e nella convinzione di venire sprofondato all'inferno, Silvano incontrò la luminosa apparizione del Cristo vivente e da Lui ricevette la parola di consolazione che poi annunciò a tutti gli uomini con la gioia della salvezza ritrovata: « Tieni il tuo spirito agli inferi e non disperare! ». Da allora effuse in lacrime la propria preghiera e consumò in rigorosa penitenza la propria vita, perché « pregare per gli uomini significa versare il proprio sangue ». La sua testimonianza ha salvato migliaia di persone dalla disperazione e nei suoi scritti continua a vivere e a diffondersi la speranza della sua lode: « La mia anima conosce la misericordia del Signore per l'uomo peccatore ... Tutti noi, peccatori, saremo salvati e neppure una sola anima andrà perduta se si converte ... Ti prego, Signore misericordioso, fa' che tutti i popoli della terra ti conoscano attraverso il tuo Santo Spirito ».~ Di lui è stato detto: « Come Teresa di Lisieux, desidera sentirsi nel fuoco infernale, per cantare all'amore soffrendo al posto dei peccatori e poterli liberare ». Dunque, Teresa di Lisieux ancora, come già il P. Pera aveva intuito aprendo il plico portatogli dal P. Sales, in un quadro sinottico della mistica della Misericordia iscritta nel secolo XX, emerge con maggior evidenza come denominatore comune di suor Consolata Betrone, di suor Faustina Kowalska e di Silvano dell'Athos, frutto di quella misteriosa fecondità di grazia che solo lo Spirito sa tessere nelle trame nascoste della storia. Così, da un unaca radice, il Messaggio d'a-more di Colui che è Misericordia, attraverso un trittico luminoso di santità, continua ad irradiare la filocalica ed ecumenica speranza antica della Preghiera del Cuore 14 nella nostalgia di Dio del nostro tempo e nella memoria dei secoli futuri.

3. L'« imprimatur» dell'amore. « Qualcuno, forse, potrebbe rimanere perplesso sulla realtà di questa manifestazione e pensare che suor Consolata, parlando a se stessa, abbia immaginato & parlare con l'Altro e che questi, a sua volta, le rivolgesse la parola. E vi ene spontaneamente alla memoria ciò che il nostro arguto Manzoni dice di donna Prassede: "... tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo, ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch'era di prendere per cielo il suo cervello". È questa una sottilissima forma di superbia che dal trucco letterario va all'illusione mistica, attraverso le più impensate maniere di narcisismo: la lunga contemplazione di sé finisce per suscitare una specie di inebriamento nel quale, come il giovane Narciso annegò nella fonte che ne rispecchiava l'immagine, affoga lo spirito. Narciso fu cantato dai poeti come il fiore che sboccia dalla morte; lo spirito umano, affogato nell'amore di sé, riprovevole e triste, produce pure i suoi fiori secondo le diverse manifestazioni letterarie, filosofiche e mistiche, ma sono fiori di morte, sbocciati dalla superbia. Ora suor Consolata è umile: "piccolissima"; e l'umiltà è verità cioè realtà, luminosamente rifulgente nello spirito e armoniosamente incarnata nella vita: per l'umiltà, la sottomissione ontologica a Dio, creatore e datore dell'esistenza, diviene subordinazione psicologica, che fa convergere tutte le facoltà verso Lui con riverenza timorosa, e ambedue stabiliscono nella volontà la dovuta sottomissione a Lui e ai suoi rappresentanti sulla terra. Con l'umiltà il cuore s'apre alla grazia e quando l'onda salutare irrompe nello spirito è tutta una primavera in fiore che canta la gioia della vita divina. Perciò, in quel cielo luminoso dal quale è scomparsa ogni nuvola di riprovevole amore di sé, splende il sole dell'eterna verità: Gesù. E Gesù dice nel Vangelo: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre nitò e anch>io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14,21). Già l'autore sacro nel libro della Sapienza aveva detto: "... cercate (il Signore) con cuore semplice. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui" (Sap 1,1-2). "Lui" è Dio, ma Gesù è la Sapienza increata, il Verbo eterno del Padre, che incarnato e fattosi uomo, all'uomo umile che a Lui s'avvicina con fede, vuole svelare i segreti del Padre. La promessa dì Gesù Cristo: "mi manifesterò a lui" è realtà nella Chiesa cattolica, dove le sue grazie di luce e la sua vita d'amore aprono alle anime nuovi e sconfinati orizzonti divini: Egli si manifesta suscitando l'amore per Lui, e quando l'anima è posseduta da Lui, la realtà della promessa fatta, produce i suoi effetti mirabili, di cui abbiamo le più precise testimonianze nella vita dei Santi. L'orazione, che secondo san Gregorio Nisseno èconversazione con Dio e contemplazione delle realtà invisibili, non è più un monologo, che interessa più o meno l'orante, ma è un colloquio spirituale, un vero dialogo. Anzi, san Tommaso d'Aquino nota l'intimo rapporto dei due atti e dice: "la conversazione dell'uomo con Dio avviene mediante la contemplazione"; sulle supreme vette dello spirito baciate dal sole divino si attua, senza pericolo d'illusione, la promessa di Gesù. Tutto questo può verificarsi normalmente sotto la spinta della linfa vitale divina che tende a produrre il suo effetto proprio nella carità peffetta, con l'esercizio sempre più accentuato dei doni dello Spirito Santo: èla schiera innumerevole delle "Piccolissime"; è la schiera stermiata delle anime cristiane ferventi che, in tutte le condizioni di vita, fedeli al Cristo, portano lo splendore dell'eroismo cristiano, della santità cattolica. Ma quando la società dei credenti presenta qualche sua propria esigenza spirituale, allora si notano i doni carismatici delle grazie gratis datae che sono elargite ad alcune anime privilegiate, non in ragione della loro santificazione che è propria della grazia abituale, ma in vista delle necessità sociali della Chiesa, in un determinato momento storico. La contemplazione non è più il raggio di luce che fa sentire ciò che è necessario per l'eterna salute personale, ma è la illuminazione che permette di vedere e dire ciò che è necessario per la salute delle anime: è un dono carismatico che eleva certe anime alla partecipazione dello "spirito di profezia". il profeta è portavoce di Dio, un altoparlante nella via dove passa affaticata e oppressa la carovana umana in viaggio verso la morte: il lieto Messaggio d’amore annunzia la vita che non tramonta, da parte di Dio che, buono per essenza, è pieno d'amore per gli uomini. Già san Paolo lo aveva gridato al decadente mondo pagano: "Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri vivendo nella malvagità e nell’invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda. Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustiftcati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna"» (Tt 3,3-7). P. Pera, in questa terza parte della sua Prefazione, affronta il delicato argomento della credibilità del soggetto mistico sul quale deve pronunciarsi. Scrittura alla mano, secondo i criteri classici applicati in materia, egli non esita quindi ad assolvere suor Consolata da ogni sospetto, luogo comune, oppure obiezione del caso, in nome della più provata e indiscutibile delle virtù convalidanti la verità: l>umikà. E per quanto concerne il contenuto del Messaggio, globalmente considerato, l'« imprimatur » ne è costituito dal primato e dalla profezia di carità che esso racchiude e dischiude al tempo stesso come scrigno prezioso. Infatti, suor Consolata Betrone fu una mistica favorita di locuzioni e visioni, delle quali ella puntualmente riferì nel suo diario e in relazioni mensili al suo Direttore Spirituale, il P. Lorenzo Sales, dapprima scettico e diffidente, poi a sua volta ottimo divulgatore dell'Opera del Signore, come il presente libro ben dimostra. D'altronde, « umile e grande, attiva e contemplativa, serena e tormentata, sofferente e piena di gioia, Consolata condusse una vita lineare, conciliando in sé ogni cosa disparata e unificando tutto nell'ardente amore di Dio. A lungo ed intensamente tentata lei stessa, ebbe delicata comprensione per i peccatori, specialmente per le anime consacrate che avevano prevaricato, e per la loro conversione offriva a Dio ogni sua pena e dolore e finì per offrire la vita stessa»:  sono parametri perfettamente in linea con il vaglio già operato dal P. Pera quelli qui delineati a distanza di decenni nella relazione che ne introduce la causa di beatificazione, e che ne confermano l'affidabilità della sua testimonianza. Inoltre, vi si rileva una spiritualità di riparazione perfettamente in sintonia con quel desiderio di penitenza che animò gli inizi della vocazione della Betrone, con quell'« amore forte come la morte» che rese la sua passione per Dio « tenace come gli inferi » (Ct 8,6) e che le merita a pieno titolo, secondo l'accezione più propria del termine, l'attributo di « serafica », in quanto veramente ella fu « una fiamma del Signore» (Ct 8,6). Suor Consolata ricevette, dunque, doni di particolare familiarità con Dio: per circa sei anni (1929-1935) ebbe locuzioni interiori, finché dal Natale 1935, quando iniziò un certo silenzio divino, godette di tanto in tanto solo di suggerimenti spirituali, immagini o esperienze dell'anima in rapporto a Cristo, al Padre e alla Vergine Maria. La sua prudenza però, dettata da innata e profonda umiltà, non la indusse mai a fidarsi di queste percezioni, che sempre sottopose al Padre Spirituale, al suo discernimento e alla sua discrezionalità sotto vincolo di obbedienza. Ancor meno si può affermare che questi favori celesti abbiano suscitato in suor Consolata stati di esaltazione. Al contrario, le creavano condizioni di maggiore necessità del Padre Spirituale ed accresciuta generosità nell'offrirsi a Dio in totale annientamento di sé. Le sue stesse parole l'attestano e aiutano direttamente a comprendere la veridicità della sua buona fede. Scrive al P. Sales il 24 settembre 1935: « Le faccio riavere d quaderno. Abbia la bontà di verifc''are gli ultimi giorni. È proprio Gesù che chiede? Vede, Padre, sento in me, direi Gesù che agisce continuamente, che mi, fa fare ciò che Lui vuole... e la pace la sento solo seguendolo in tutto docdmente. Ora, è propriò Gesù? Posso continuare ad andare avanti e lasciarlo fare e io fare ciò che Lui vuole così, semplicemente così? Vede, mi sembra di averglielo detto che non leggo libri . . .Mi sembra che la mia volontà non la faccio mai». Premessa la prudenza, spiccano pure la garanzia di un intelletto non condizionato da altra lettura che la Sacra Scrittura e il desiderio palese di agire soltanto secondo verità. Quindi, la vita mistica di suor Consolata si incentrerà tutta nella fedeltà a non perdere un atto d'amore e nella sottomissione totale alla volontà di Dio espressa o confermata attraverso il Padre Spirituale, con sorprendente rigorosità, come manifesta in una lettera del 5 dicembre 1935: « Le pro-metto una volta per sempre, di obbedire ma sempre e a tutto. Voglio gareggiare con Gesù nell'obbedienza . . e quindi mi basterà sempre ogni suo minimo cenno per fare o lasciare qualunque cosa! Vede, io sento l'estrema mia debolezza, ho paura anche di ciò che sento in me, e quindi non sa d riposo che trovo nell'obbedire, il bisogno che ho di obbedire, la cieca fducia che ho nell'obbedire Vede, scrivo tutto ciò che Gesù mi dice, sì, ma la fiducia dell'anima riposa solo quando Lei approva, o nella Sua parola, o nei Suoi scritti ». Va detto che né bisogno di consolazione spirituale, né compensazione psi-co-affettiva, né ricerca di guida umana indussero la Cappuccina di Torino alla scelta di un Direttore Spirituale e, questi, nella persona poi del cugino P. Sa les. Ammette una indicazione ricevuta dall'« Alto », ma il motivo fondamentale che infine adduce è: « il bisogno di una mano ferma» (20 giugno 1934), perché per il resto, alla sua anima, come ella stessa dice: « Gesù solo basta, Egli è tutto per me » (15 febbraio 1935). La dimensione mistica di suor Consolata si caratterizzò, quindi, in prove spirituali e nella sofferenza anelata, vissuta e persino abbracciata eroicamente con gioia per amore, cosa possibile unicamente con l'aiuto di Dio. Ed è qui che la sua esperienza mistica ha come un tmpennata nell'accentuarsi massimo della notte oscura e dell'olocausto per amore, in quanto l'intensificarsi del cammino d'amore comporta anche l'intensificarsi del dolore. Con estrema lucidità, dell'una, sfociata nel farle sperimentare la ribellione propria dell'inferno, dirà il 6 aprile 1943, scrivendo al Padre Spirituale: « Questa sofferenza, che prende tutto il mio essere, che lo farebbe gridare per il dolore e trovare forse un po' di sollievo in uno scoppio di pianto, non riesco a de-scriverla . . E questa rivolta verso Dtò che mi fa soffeire... e nella preghiera non posso trovare conforto, perché tutto ora mi sembra dlusione, derisione, insulto ». Dell'altra, che la condurrà alla vetta desiderata del martirio d'amore con Cristo, nell'ultima lettera dal Sanatorio il 4 marzo 1946, consumata dal male e a pochi mesi dalla fine della sua esistenza terrena, lascierà testimoniato al P. Sales: « L'atto d'àmore va, mi sembra, bene. Cerco, con le mie povere forze, di non perderne uno. Al resto pensa il Signore. Il mio compito è solo d'amare, raggiungendo questa vetta. La febbre è sempre dai 39,4-40 ».

4. La « via» della confidenza. « Questo il messaggio gioioso d'amore nella primavera divina della vita cristiana e avrebbe dovuto sempre risuonare nel cuore per suscitarvi sempre nuove armonie di pensiero e d'azione: "Dio ama gli uomini". La storia però ci fa conoscere i fatti che determinarono un abbuiamento degli spiriti; molti sono i nomi di questi fatti, ma sono sempre gli stessi: l'errore e il vizio. Si è ripetuto nella storia europea, quello che san Paolo deplorava nel mondo antico: "...pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si èottenebrata la loro mente ottusa" (Rm 1,21). E quando è buio nel cuore, la vita nella quale più non filtra la luce dall'alto, si volge nel basso e trionfa-no gli istinti dell'animale non più ragionevole: "estranei ai patti della promessa", gli uomini sono "senza speranza e senza Dio in questo mondo" (Rm 2,12). il valore di questo Messaggio d'amore trasmesso al mondo da suor Consolata ha una sua propria attualità, proprio per questo senso di speranza che lo rende così confortevole: balsamo salutare sulle ferite dei cuori doloranti che, spezzati dal dolore, si dibattono nelle convulsioni della disperazione. Mi pare che, sotto questo aspetto, tale Messaggio abbia un valore universale: sembra indirizzarsi ad anime elette e privilegiate; in realtà, la dottrina che esso racchiude si rivolge a tutti perché, toccando le sorgenti stesse della vita cristiana nelle sue virtù di fede, speranza, amore, indica la via più sicura ed efficace dell'umana restaurazione. Sotto un altro aspetto, questo Messaggio d'amore, richiamando le anime cristiane alla linea classica della perfezione nel suo normale sviluppo, è come un evasione da tutto ciò che inselvatichisce o ingrossa lo spirito senza nulla abbandonare di ciò che realmente ed efficacemente Io perfeziona. L'esposizione organicamente armoniosa dà al Messaggio una soave chiarezza e un'affascinante attrattiva, che ne rende la lettura edificante, cioè costruttiva. La sintesi spirituale di suor Consolata è viva ed operosa. Certo, noi non possiamo prevenire il giudizio della Chiesa e, per questo, ci rimettiamo a lei per la valutazione definitiva tanto del Messaggio, quanto di quel che umilmente ne diciamo e modestamente proponiamo. E in questo senso, non andiamo oltre nel giudicare del suo valore. Per quanto ci risulta dagli studi fatti, dalle esperienze delle anime e da ciò che personalmente ci èstato dato di sperimentare, la dottrina di vita, dalla quale sboccia questo Messaggio, rimane l'inesauribile sorgente deila vera perfezione e la causa inesauribilmente feconda della nostra restaurazione. E del Messaggio di suor Consolata si può ripetere quello che la liturgia medievale, ispirandosi alla visione di Ezechiele (cf Ez 42,1-2), canta del messaggio di san Domenico: "Questa è quella piccola sorgente che cresce in grandissimo frume e fecondatore mirabde al mondo elargisce bevanda eccellente". Al cuore dell'uomo assetato di felicità, Gesù Cristo rivolge ancora le parole vibranti d'amore del suo invito: "Chi ha sete venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno" (Gv 7,37-38). Questa lezione antichissima delle parole divine conforta i martiri della Chiesa primitiva e rimane anche per noi efficace invito ad avvicinare il nostro cuore al Cuore di Lui, perché ne beva ramore vivificante ». La Prefazione del Padre Ceslao Pera termina qui, con queste luminose parole di speranza, lanciate in una nuova primavera di vita cristiana che tirnidamente dà segnali di ripresa e sboccia con sorpresa e meraviglia al sole della « buona novella »: « Dio ama gli uomini ». L'attualità dell'intero Messaggio dato al mondo per mezzo di suor Consolata sta in sintesi tutto in questa sola risposta alla sete dell'uomo: sete di spirito e di vita, sete di verità e di eternità, sete di serenità e di felicità. In ultimo, sete di Dio. C'è una via indicata per giungere a bere l'infinito divino della vita che regge l'esistenza, per dissetarsi in Colui che è Amore e che di Sé dice: « Io sono la via, la verita e la vita » (Gv 14,6). Questa via indicata ed eroicamente vissuta da suor Consolata è la confidenza, che altro non è se non l'essenza della professione di fede nella mente, nel cuore, nelle azioni ed in ogni facoltà creaturale. Essa si ricapitola in un'unica espressione: credo, equivalente a: « Ti amo, Signore, mia forza . . mia potente salvezza » (Sal 17,2-3). Sarà, infatti, quest'atto di assoluta fede che sulla vetta del dolore donerà alla Cappuccina di Torino la preghiera distillata nell'amore, la contemplazione pura, la perfezione dell'abbandono. Vita teologale, dimensione ecclesiale aperta ad abbracciare tutte le anime ed offerta di sé incondizionata e rinnovata sono « raccontate » in una sola frase della Betrone rivolta al Signore e confidata al Padre Spirituale nella lettera del 31 gennaio 1945: « Ti ho creduto, Ti credo e voglio crederTi sino alla fine ». Che cosa significhi in concreto questo atto di fiducia in Dio nella perfetta carità spirituale, suor Consolata lo spiega in uno scritto del 4 agosto 1945, dove afferma: « Fino a quel momento avevo fatto ... l'abbandono per tutto ciò che era materiale, ora compresi che dovevo farne l'appoggio per tutto ciò che si riferiva all'anima ... compresi allora la perfezione dell'abbandono »E l'apice della sua vocazione, la pienezza della sua realizzazione nel Cuore di Colui che tre secoli prima già aveva rivelato a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690): « il mio divin Cuore è così appassionato d'amore per gli uonuni ... che non può più contenere in se stesso le fiamme dell'ardente carità. Si manifesterà così agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori che io ti faccio vedere, e che contengono le grazie santificanti e salutari necessarie per sottrarli al-l'abisso di perdizione ... (E scoprendomi il suo divin Cuore): Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non ha risparmiato nulla fino a esaurirsi e a consumarsi, per testimoniare loro il suo amore; e per riconoscenza ricevo dalla maggior parte ingratitudine a causa delle irriverenze e dei sacrilegi e a causa della freddezza e del disprezzo che hanno per me in questo sacramento di amore » '6 Ed è dunque svelato pure l'altro mistero della medesima verità: « Dio ha sete della nostra sete » Santa Teresa del Bambin Gesù rispose all'appello divino quando ebbe l'illuminazione di grazia sulla sua missione, che ella espresse nelle famose parole: « Nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l'Amore! ... Così sarò tutto .. Così il mio sogno sarà realizzato »,18 5O~ gno di amare Dio intensissimamente e sogno di portargli tutte le anime. A lei farà eco suor Consolata quando finalmente le apparirà chiara la sua propria missione, come fissa nella lettera indirizzata al P. Sales il i~ venerdi dell'agosto 1943: « La sera del 29 (luglio) durante la Via Crucis compresi questo: In gremho alla Santa Madre Chiesa devo essere la confidenza. Ma m che cosa potevo ora dimostrare questa confidenza? RIcordando le vette bramate e constatando che zn fatto di virtù sono sempre a zero, feci tI proposito da quell'istante di porre a base delle vette questa confidenza e' contando unicamente sull>Cnntpoten~a div'»a, di credere, credere fermamente che raggiungerò cio che bramo: amerò cioè Gesù e la Madonna come nessuno li ha amati o amerà mai e salverò anime come nessuno ne ha salvate o salverà mai Da quell'istante non volli più ammettere dubbio in proposito, ma solo credere, fermamente credere di raggiungere tutto con la confidenza che poggia sul mio miserabde nulla e sull'Onnipotenza divina ». Nel misterioso legame da Dio stabilito tra i doni e i carismi che nel suo imperscrutabile disegno ha elargito ad anime elette per condurre avanti la Storia della Salvezza nel tempo della Chiesa, è innegabile che tra la Carmelitana di Lisieux e la Cappuccina di Torino ne abbia Posto uno imprescindibile, vitale e continuativo per il suo progetto. Infatti, la chiamata della Betrone prende avvio dalla lettura di Storia di un'anima, poi si sviluppa imprevedibilmente sul cardine dell'impetrare salvezza e misericordia per l'universalità delle anime, portando a maturazione il seme del carisma apostolico e dell'intuizione che fece della misericordia divina il Magntficat di santa Teresina, ed infine anche sul piano personale offre spontaneo il medesimo frutto nella percezione della propria missione ecclesiale per ogni tempo. L'una, nel cuore della Chiesa, si definisce l'amore; l'altra, nel grembo, ne aspira ad essere la confidenza. I' cuore e il grembo sono della stessa Madre, la Chiesa, e richiamano i sentimenti e la vita, la fedeltà e la fecondità, la verginità della sposa e la verginità della madre. L'integrazione è perfetta. Allo stesso modo si collocano in logica successione di crescita l'amore e la confidenza, perché proprio quest'ultima è la perfezione e la verità piena del primo, e non senza perdere di vista la dichiarazione d'amore dello Sposo divino manifestata a santa Margherita Maria Alacoque come una dichiarazione d'amore alla Chiesa-umanità. Un'altra connessione va allora obbligatoriamente ricordata, quella del fine fecondo di tale amore nella confidenza: la Misericordia divina elargita universalmente a chiunque l'invochi. Il principio teologico è incluso esso pure nell'intuizione spirituale che ha meritato a santa Teresina il titolo di Dottore della Chiesa, perché « la giustizia divina che punisce il peccato esiste realmente. I' magistero lo insegna esplicitamente. E di fronte a questa giustizia bisogna tremare come ha veramente trepidato santa Teresa di Gesù Bambino. Ma essa ha capito il cuore di Dio; perciò il suo timore non le impedisce di lanciarsi a vele spiegate sulle onde della confidenza e della misericordia... In una lettera indirizzata il 17 settembre 1896 a suor Maria del Sacro Cuore, dopo aver affermato che solo la fiducia porta all'amore, mentre il timore conduce alla giustizia, santa Teresa sente il bisogno di aggiungere in nota che intende qui parlare della "giustizia severa quale si rappresenta ai peccatori'' e non della ''giustizia che Gesù avrà per coloro che l'amano", . . giustizia rivestita di amore. L'originalità di santa Teresa sta proprio nell'aver percepito quanto la giustizia divina per i peccatori pentiti sia pura misericordia » e « unisce perfettamente le esigenze della giustizia con la misericordia ». Infatti, « Dio perdona tutto e dona tutto, senza chiedere nulla in cambio eccetto la povertà di spirito », per cui « amiamo la nostra piccolezza, desideriamo di non sentire nulla. E la fiducia, e nient'altro che la fiducia che deve condurci all'Amore », perché Gesù « vuole darci gratuitamente il suo Cielo ». Poco più di trent'anni dopo incontriamo nell'eredità spirituale di questa verità la via della confidenza di suor Consolata Betrone e quella analoga di suor Faustina Kowalska, alla quale il Signore rivela: « Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri... Non trovo il completo abbandono al Mio amore. Tante riserve! Tanta diffidenza! Tanta cautela!... Scrivi questo per le anime afflitte: quando l'anima vede e riconosce la gravità dei suoi peccati, quando si svela ai suoi occhi tutto l'abisso di miseria in cui è precipitata, non si disperi, ma si getti con fiducia nelle braccia della Mia Misericordia, come un bambino fra le braccia della madre teneramente amata ». L'alfa e l'omega del messaggio, che un unica storia di santità sembra voler trasmettere e rendere vitale per i tempi presenti, si congiungono: il cerchio si chiude nell'anelito universale e nelle profondità di Colui che « è fuoco divoratore, un Dio geloso » (Dt 4,24). Al vertice sommo della Fede, della Speranza e della Carità, suor Consolata ha elevato ella pure il proprio Magnzficat all'Altissimo che ancora una volta, per sola Misericordia, affidandole il Messaggio d'amore, « ha guardato all'umiltà della sua serva » e « ha spiegato la potenza del suo braccio » (Lc 1,48.49), poiché « il Suo sguardo si volge sull'umile e su chi ha lo spirito contrito, e su chi teme la Sua parola » (cf li 66,2). La supplica: Gesù, Maria vi amo, salvate anime diviene pertanto, in grembo alla Chiesa, per la confidenza della piccolissima anima della Cappuccina di Torino, « calice della salvezza alzato per i molti » (cf Sal 116,13).

5. L'« umile fatica » del Padre Lorenzo Sales. « Favorita da Dio di grandi doni, suor Consolata passò tuttavia inosservata nella sua piccola Comunità; non solo, ma gli stessi doni divini nulla mai tolsero allo sforzo della creatura protesa verso la vetta della santità. Ogni passo nella via della perfezione le costò violenza: e ciò sempre, fino all'ultimo della sua vita, in lotta serrata contro i difetti che non le mancarono, come non le mancarono tentazioni, talora violentissime, un po' contro tutte le virtù. Sua caratteristica fu la generosità, la tenacità, l'ardore di combattente. Nella dedizione di sé a Dio e al prossimo non conobbe misure o riserve. Come già santa Teresina, di cui è gloriosa conquista, suoi Consolata ricevette da Dio una particolare missione e vocazione. La sua missione (per il compimento della quale, dietro richiesta divina, si offrì vittima) è in favore di quelli e di quelle che ella amava chiamare i suoi Fratelli e le sue Sorelle: le anime sacerdotali e religiose che hanno prevaricato. La sua vocazione particolare fu quella dell'amore: integrare, a così dire, la dottrina di santa Teresina sulla piccola via d'amore, dandole una forma concreta, pratica, accessibile a tutte le anime che vi si sentono chiamate. Tale dottrina o via d'amore può racchiudersi nei seguenti tre punti, che formano il substrato degli insegnamenti di Gesù a suor Consolata: 1. Un atto incessante d'amore (col cuore). 2. Un "sì' a tutti, col sorriso, vedendo e trattando Gesù in tutti. 3. Un "sì" a tutto (a tutte le divine richieste) col ringraziamento. I quali tre punti troviamo compendiati in quest'al-tra formula: Non perdere un atto d'amore, un atto di carità, un sacrificio da una Comunione all'altra. Si tratta, dunque, di un veto programma di vita spirituale, in cui sono campendiati i doveri dell'anima verso Dio, verso il prossimo e verso se stessa. Osservando tuttavia (sempre secondo gli insegnamenti divini) che la fedeltà al "sì" a tutti e al "sì" a tutto vie-ne facilitata dalla fedeltà all'incessante atto d'amore, che costituisce perciò la ragion d'essere della nuova manifestazione misericordiosa del Cuore di Gesù. In questo opuscolo tratteremo esclusivamente dell'incessante atto d'amore. Quale la nostra parte m questo lavoro? Quella di semplice compilatore: coordinare la materia secondo un nesso logico, corrispondente allo scopo prefissoci. Di nostro vi abbiamo aggiunto pochissimo, il puro necessario per collegare i diversi punti con qualche breve rifiessione o dilucidazione, là dove esse ci parvero necessarie o di utilità al lettore. Lo stile è quello che è: piano e popolare. Non sapremmo fare di più e neppure, potendolo, l'avremmo fatto per non intralciare i disegni di Dio nel divulgamento di questa dottrina. Crediamo anzi che Gesù abbia scelto per tale compito lo strumento meno adatto, onde meglio apparisse che chi ha fatto e fa tutto, è Lui; e perché la dottrina dell'uomo, per lo più astrusa, non avesse a soverchiare la Sua, sempre così semplice e chiara, di cui ogni parola è luce, verità e vita. L'opuscolo, o meglio la dottrina in esso contenuta, è per tutte le anime? A parer nostro bisogna distinguere ciò che è la vita d'amore in genere, da ciò che è la pratica della vita d'amore secondo un determinato metodo. Nel primo caso, queste pagine sono indubbiamente per tutti, essendo per tutti il grande comandamento dell'amore di Dio; le divine lezioni, ivi contenute, altro non sono, in sostanza, che un insistente richiamo all'osservanza di detto comandamento: di cui fa parte non solo l'amore, ma la perfezione dell'amore. Per quello invece che riguarda la pratica della vita d'amore secondo il metodo insegnato da Gesù a suor Consolata, la cosa cambia. Qui le divine lezioni (ben-

ché sotto alcuni aspetti utilissime a tutti) sono evidentemente rivolte a un numero piuttosto ristretto di anime: a quelle cioè - Religiose o no - che, favorite di una particolare vocazione d'amore e quindi dell'attrattiva alla vita d'amore, desiderano viverla in tutta la sua perfezione. Comunque, una cosa ci pare certa: che nulla vi si contiene che possa in alcun modo interferire nello spirito proprio di ciascuna Congregazione Religiosa, sia essa di vita contemplativa o attiva; al contrario, potra molto giovare a mantenerlo in vigore o a farlo rifiorire, col portare le anime al perfetto esercizio dell'amore verso Dio, della carità vicendevole e della mortificazione cristiana: che sono i tre essenziali requisiti della vita e perfezione religiosa. Tutto ciò a prescindere dalle promesse divine che incontreremo. Gesù vuole la rinnovazione spirituale del mondo, ma la vuole attraverso una ripresa più vigorosa di vita soprannaturale nelle anime e, in primo luogo, nelle anime a Lui consacrate. Sarà il lievito divino, che farà fermentare la massa. Al Cuore Sacratissimo di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, affidiamo l'umile fatica, pregandoLo di volerla benedire, per l'avvento del suo regno d'amore nel mondo». E così, infine, scrive il P. Lorenzo Sales, autore <redattore e compilatore» del testo che ripresentiamo al lettore del secolo XXI con i debiti aggiornamenti linguistici e di corredo critico. « Missionario di fuoco », come lo definì una felice biografia,21 la sua vita fu destinata a cambiare allorché, dopo aver predicato un corso di Esercizi Spirituali alle Clarisse Cappuccine di Borgo Po di Torino, ne divenne confessore ordinario. Qui, nel 1934, incontrerà suor Maria Consolata Betrone della quale, dopo alcune reticenze, accetterà di essere Direttore Spirituale. Non solo, poco alla volta assorbirà e vivrà della sua spiritualità anzi, come disse il P. Vittorio Merlo Pich, « diventerà egli stesso un piccolissimo destinato da Gesù a spiegare al mondo questo messaggio». Tutto ciò fa di lui sia un testimone privilegiato della vita e del messaggio di suor Consolata, sia, specialmente, un prezioso ed insostituibile interprete e diffusore dell'Opera del Signore. Il libro Il Cuore di Gesù al mondo è pronto già nel 1948, appena due anni dopo la morte della Betrone, e consta di 320 pagine intente a presentare significati spirituali e teologici dell'atto di amore contenuto nel Messaggio dato da Gesù, e ampiamente riportatovi, alla Cappuccina di Torino. In pochi mesi la prima edizione di 5000 copie era esaurita. Nel 1952 la quinta edizione raggiungeva le 100.000 copie e veniva tradotta pure in francese, spagnolo, olandese, cinese e giapponese. Fino al 1983 le ristampe continuano con oltre mezzo milione di copie. L'ultima edizione del 1989 fu a cura del « Gruppo di Preghiera Madre del Divino Amore» di Milano. Di Padre Sales è stato detto che viveva quello che scriveva, fino ad essere considerato, dopo la morte, un «profeta del perdono del Signore, l'uomo della misericordia, della speranza e dell'amore ». Grazie a questa che egli definì « umile fatica », continua ad esserlo. Come suor Consolata, tramite il Messaggio e la sua intercessione dal Cielo, ancora porta anime al Signore, così Padre Lorenzo continua ad essere « un missionario di fuoco » tra-mite uno scritto che lo vede araldo ardente della misericordia divina nella quale attirare le anime e, dunque, senza dubbio, efficace collaboratore della Nuova Evangelizzazione. Questa, infatti, il magistero del Pontificato di Giovanni Paolo Il ha inteso destare in Cristo Redentore dell'uomo e stimolare nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita, affinché l'uomo contemporaneo riscopra la « Buona Novella » del Padre, ricco di misericordia, nelle cui braccia ritornare. Scrive il Papa: « Un'esigenza di non minore Importanza, in questi tempi critici e non facili, mi spinge a scoprire nello stesso Cristo ancora una volta il volto del Padre che è "misericordioso e Dio di ogni consolazione" (2 Cor 1,3)», in quanto « l'uomo e la sua vocazione suprema si svelano in Cristo mediante la rivelazione del mistero del Padre e del suo amore. E per questo che conviene ora volgerci a quel mistero: lo suggeriscono molteplici esperienze della Chiesa e dell'uomo contemporaneo; lo esigono anche le invocazioni di tanti cuori umani, le loro sofferenze e speranze, le loro angosce ed attese ... Oggi desidero dire che l'apertura verso Cristo, che come Redentore del mondo rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso, non può compiersi altrimenti che attraverso un sempre più maturo riferimento al Padre e al suo amore ». Ed è quanto, ancora, vuol dire « il Cuore di Gesù al mondo ».

TRATTI BIOGRAFICI DEL PADRE LORENZO SALES

Padre Lorenzo Sales nacque a Sommariva Bosco (Cuneo) il 13 aprile 1889 in una numerosa famiglia piemontese, in cui ricevette solida educazione umana e cristiana. Attratto poi dall'immagine della Vergine Consolata, sentì il desiderio di essere missionario. Nel 1907, a Torino, viene accolto nell'Istituto Missioni Consolata da poco fondato, per formare e consolidare la propria vocazione. Avrà come guida lo stesso Fondatore dell'Istituto, il Beato Giuseppe Allamano. il 23 dicembre 1911, con sua grande gioia e tra la soddisfazione della giovane comunità, il Sales fu consacrato sacerdote del Card. A. Richelmy. il Venerato Fondatore, ringraziando il Signore per quel dono, ebbe all0-ra a dire di Padre Lorenzo: « E a me carissimo! ». Nel 1914 Padre Sales parte per la missione in Kenya, ma nel 1920 già viene richiamato a Torino per assumere la direzione e la redazione della rivista ufficiale dell'Istituto: La Consolata. il suo zelo apostolico e le sue doti oratorie lo impegnano nell'animazione missionaria per l'Istituto in tutta Italia e come animatore delle Pontificie Opere Missionarie. Inoltre, rappresenta l'Istituto al Consiglio dell'Unione Missionaria del Clero a Roma. Sono molti i missionari e le missionarie che devono la loro vocazione ad un incontro, consiglio o conferenza di P. Sales. Nel 1922 è Segretario del primo Capitolo generale dell'Istituto e viene eletto Segretario generale della Congregazione. Dopo la morte del Fondatore, gli èassegnato il compito di scriverne la biografia e, più tardi, di ordinarne gli insegnamenti. Per i nuovi impegni abbandona il grande pubblico, ma tiene corsi di predicazione nei monasteri e nelle case religiose. Nello svolgimento di questo ministero incontra la cappuccina suor Consolata Betrone. Nel 1948 P. Sales si ritira presso le Suore Missionarie della Consolata a 5. Mauro Torinese, dove trascorrerà gli ultimi 24 anni in vita quasi eremitica, dedito per lo più al ministero delle confessioni. Qui si spegne il 25 febbraio 1972 in concetto di santità. Fu un missionario di fuoco, ardente di amore di Dio, capace di contagiare gli altri dello stesso slancio nello spirito di preghiera e nell'osservanza religiosa: fu straordinario nell'ordinario.

QUADRO CRONOLOGICO DELLA VITA DI SUOR CONSOLATA (Pierina Betrone)

1903. 6 aprile. Nasce in Saluzzo (CN) Pierina Betrone da Pietro e da Giuseppina Nirino, sposata in seconde nozze. Dalla prima moglie Giovanna Viano, Pietro ebbe 18 figli, e dalla seconda ne ebbe 6. Pierina è la secondogenita di questa ulteriore nidiata. 8 aprile. Battesimo. 1904 Trasferimento della famiglia Betrone a Torino, dove gestisce una panetteria. 1909. Nuovo trasferimento della famiglia ad Airasca per aprirvi una panetteria con annessa trattoria, che sarà gestita fino al successivo trasloco del 26-2-1917 a Torino. s.d.               Prima Comunione.  s .d. Cresima.  1916. s.d. Per le vie di Airasca (TO), dove ora risiede la famiglia, le sale alle labbra, con un'intensità mai conosciuta prima, una giaculatoria: “ Mio Dio, Ti amo!”. E’ la prima chiamata dell'« Amore Eterno » che l'ha scelta e destinata ad una missione particolare. 8 dicembre. In una Comunione generale delle Figlie di Maria, sente per la prima volta nel suo cuore Gesù che le dice: « Vuoi essere tutta mia? », rispose: « Gesù, sì ». 1917. 26 febbraio. La famiglia Betrone trasloca a Torino dove rileva un avviatissimo negozio di paste alimentari e granaglie. 1924. s.d. Legge la biografia di santa Teresa del Bambino Gesù. Rimane colpita dalla frase: « Gesù! Vorrei amarlo, tanto amarlo, come nessuno lo ha amato mai! ». 1925. 1° novembre-26 gennaio. Contrasto con i familìati per la sua vocazione religiosa: Pierina « non si nutrì che di lacrime ». 26 gennaio. Entra tre le « Figlie di Maria Ausiliatrice » di Don Bosco. 5 agosto. Vestizione religiosa. Inizia il noviziato a Pessione (TO). 28 dicembre. Torna a Casa Madre. La sua vocazione salesiana è in crisi. 1926.  17 aprile. Esce dall'Istituto e torna a casa in via S. Massimo a Torino. 1927.      s.d. Scriverà poi: « Non avevo ancora 25 anni perciò andai a "battere" (= bussare) ai conventi di penitenza». Entra allora tra le Taidine del Cottolengo. 1928. 19 agosto. Passa nella famiglia di santa Marta. E di nuovo in crisi. 26 agosto. Esce dalla « Piccola Casa» col rammarico dei superiori. 1929. 17 aprile. Entra nel monastero di Borgo Po a Torino. Scriverà poi, tuttavia: « Nulla mi attira tra le Cappuccine». 8 maggio. Riceve due grazie dalla Madonna di Pompei e da santa Teresa del Bambino Gesù: quella di essere liberata dagli scrupoli e quella di sentire nuovamente un ardente desiderio di perfezione. È l'inizio della sua vita mistica. 1929-1939 Cuoca,  portinaia, ciabattina al Monastero delle Cappuccine di Borgo Po in Torino. 1930. 2 frbbraio. Capitolo di accettazione alla Vestizione religiosa di suor Consolata Betrone. 28 febbraio. Vestizione religiosa. 1931. 6 aprile. Voti temporanei. 1934. 11 febbraio. Capitolo di accettazione alla Professione Solenne di Consolata Betrone. 29 marzo. Giovedì Santo. Durante il ritiro che precede la sua Professione Solenne, suor Consolata riceve dalla « Voce » un preciso invito a « offrirsi vittima per i suoi "Fratelli e Sorelle" ed ella aderisce con slancio ». 31 marzo. Sabato Santo. Suor Consolata aggiunge: « Accetto tutto il dolore che al Padre piacerà di inviarmi... per tuo amore [Gesù], per provarti che ti amo... e per salvarti anime... E l'inizio della sua « missione ». 8 aprile. Professione Solenne. 17 agosto. Gesù preannuncia 1'« Opera delle Piccolissime ». 1935. giugno. Gesù le suggerisce il voto dell’incessante atto d'amore. 1936. luglio. Nasce l'« Opera delle Piccolissime » già annunciata da Gesù il 17 agosto 1934. Da questo momento in poi la cronologia si fa più affollata. Le date si susseguono ravvicinate e ricordano, citandoli, pensieri, propositi, locuzioni con la « Voce ». 1938. 31 maggio. Apertura del Monastero di Moriondo. 1939. 22 luglio. Suor Consolata si trasferisce a Moriondo. 1939-1945. Cuoca, portinaia, ciabattina, segretaria, infermiera al Monastero delle Cappuccine di Moriondo Moncalieri. 1940. 10 giugno. L'Italia entra in guerra a fianco della Germania. 1940-1945. L'ascetica dell'appetito. L'apostolato della fame. Suor Consolata si priva del già scarso cibo, specialmente del pane, a favore delle Consorelle più bisognose. 1941. 21 agosto. Decreto della Curia Arcivescovile di Torino per l'istituzione in perpetuo a Moriondo della giornata dell'adorazione il 1° Venerdì del mese, caldeggiata da suor Consolata. 1942.  gennaio. Suor Consolata sente già il venir meno delle forze. Dicembre. Da Torino bombardata sfollano a Moriondo le Consorelle Cappuccine di Borgo Po e San Vito. La Comunità si adopera con sacrifici e rinunce per accogliere il meglio possibile. Consolata moltiplica i suoi già gravosi impegni. 1943      . 19 aprde. Accompagna il medico da una sorella inferma. il dottore che sommariamente visita anche lei, dice: « Questa suora ha un cuore che soffia, soffia... « Tutto il 1943 passò . . .nel sacrificio diurno e notturno, in una continua sofferenza fisica. Né il nuovo anno poteva recarle alcuna possibilità di miglioramento », scrive Padre Sales. 1944. febbraio. Prime avvisaglie dell'ultima malattia. Per far piacere alla Madre si sottopone ad una nuova visita medica. Dice il medico: « Questa Suora non ha mali, è distrutta!». 26 novembre. Suor Consolata dice: « La Madre (Badessa) stamane era impressionata perché Consolata non è solo pallida, ma trasparente». 1945. febbraio. La salute va peggiorando: « Si fece di tutto per curarla, ma il Signore intervenne: non fu possibile trovare ciò che le avrebbe fatto bene », scrive P. Sales. 22 luglio. Rinnova, con i suoi voti privati di confidenza e di vittima, anche quello di abbandono. 4 novembre. Dopo visite mediche e radiografie si decide per il sanatorio. Parte per Lanzo Torinese. I medici riscontrano subito l'impossibilità di curarla con pneuma toracico per le molte aderenze, l'impossibilità dell'intervento per rimuoverle a causa dell'alta febbre (39°-40° e più). 16 novembre. Viene trasferita al sanatorio « San Luigi» di Torino. 1946. 3 luglio. Ritorna al monastero di Moriondo 9 luglio. Ha una crisi assai grave, si teme di perderla. Le è amministrata l'Estrema Unzione. Nel pomeriggio le viene portato in forma solenne il Santo Viatico. Riceve le commissioni per il Paradiso. 18 luglio. Ore 6 del mattino muore santamente. 20 luglio. Preceduta dalla Messa di suffragio ha luogo la sepoltura. Viene sotterrata nel Cimitero di Moncalieri. Sulla sua tomba una lastra marmorea reca inciso il suo nome e il suo atto d'amore: « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime!». 1958. 17 aprile. Traslazione della salma dal cimitero di Moncalieri al Monastero di Moriondo. 1995. 8 febbraio. A Torino, apertura del Processo di Beatificazione. 1999. 23 aprile. Chiusura del Processo Informativo a Torino. Invio della Causa di Beatificazione a Roma.