Messaggio del 2 dicembre 2011:Cari figli, come Madre sono con voi per aiutarvi con il mio amore, preghiera ed esempio a diventare seme di ciò che avverrà, un seme che si svilupperà in un forte albero ed estenderà i suoi rami nel mondo intero. Per divenire seme di ciò che avverrà, seme dell’amore, pregate il Padre che vi perdoni le omissioni finora compiute. Figli miei, solo un cuore puro, non appesantito dal peccato può aprirsi e solo occhi sinceri possono vedere la via per la quale desidero condurvi. Quando comprenderete questo, comprenderete l’amore di Dio ed esso vi verrà donato. Allora voi lo donerete agli altri come seme d’amore. Vi ringrazio. La conversione
La conversione è la risposta alla chiamata di Dio, un vero
dono che Egli ci offre e che noi acettiamo; per il quale noi,
illuminati dalla fede, riconosciamo Gesù Cristo, Dio, il solo,
il vero e l’unico Dio, il nostro Dio e il nostro tutto, come lo
chiamava S. Francesco d’Assisi, e per Lui abbandoniamo le vie
del peccato per seguire quelle della grazia.
1) Vari sono i
modi per cui si può intendere la Conversione.
Anzitutto
come il passaggio di un peccatore dallo stato di colpa a quello di
grazia; e in questo senso è sinonimo di giustificazione;
oppure come il passaggio da una religione falsa alla vera religione.
Ma nel senso più stretto essa comporta un rinnovamento
interiore della vita espresso nei seguenti modi:
a) Rinuncia al
peccato.
b) Pentimento di averlo commesso.
e) Volontà
ferma di evitarlo in avvenire.
d) Amore di Dio sopra ogni cosa.
e)
Proposito di incominciare una vita nuova nell’adempimento dei
doveri religiosi e nell’esercizio delle più belle virtù
cristiane. La vera conversione richiede una jicavca, cioè un
mutamento di opinione: un cambiamento di rotta nel mare della vita.
La conversione non è possibile senza un intervento di Dio, che
spinge l’uomo a mutare la volontà, attirandola a sé.
L’azione di Dio sulla volontà del peccatore si chiama
grazia attuale.
2) Le vie della conversione sono diverse e
proprie di ogni convertito, ma tutte includono la chiamata di Dio
e la sua offerta come eccitamento al bene nelle circostanze più
varie della vita. (cfr. Conc. Trid., Sess. VI, capp. 5-7).
Non
sono le azioni del peccatore, che meritano questa grazia, la quale è
offerta a tutti dalla bontà di Dio. Acconsentendo e cooperando
a tale grazia, il peccatore si dispone alla conversione, sempre sotto
l’influsso di Dio che illumina la mente e commuove la volontà.
L’uomo non è però inerte sotto la grazia, ma
vitalmente opera con il suo consenso: e può anche respingere
la luce e la buona ispirazione, chiudendosi nel disordine del suo
peccato. Avviene dell’accettazione della grazia proveniente da
parte del peccatore come avviene della parola di Dio, di cui parla
Gesù Cristo nella parabola del seminatore (cfr. Lc.
8,4-18).
Nel caso più comune, seguendo i buoni pensieri e i
buoni sentimenti, che si svegliano in lui, fortificati dalla lettura,
dalla riflessione, dalla preghiera e dall’uso frequente dei
sacramenti, il peccatore è sulla soglia della conversione;
entra nella preparazione positiva ad essa con un atto di fede, con
cui aderisce alla parola di Dio, ritenendo vero ciò che Dio ha
rivelato e ha promesso specialmente circa la giustificazione del
peccatore per mezzo della grazia, ottenutaci dal sacrificio di
Cristo; e, sentendosi nella miseria del peccato, viene scosso
salutarmente dal timore dei castighi di Dio, ma più ancora
commosso dalla sua misericordia; si sente confortato dalla speranza
del perdono e comincia ad amare Dio come fonte della giustizia; e
quindi concepisce odio e detestazione per i suoi peccati, arrivando
così alla vera penitenza. A questo punto la conversione è
completa e segue la grazia santificante, che rinnova l’animo,
facendogli amare Dio più di tutti i beni creati (il cui amore
lo aveva traviato) portandolo a sentire gli stessi sentimenti di S.
Paolo: «Ma tutte queste cose, che per me erano guadagni, io le
ho stimate una perdita per amore di Cristo. Anzi, considero tutto una
perdita difronte alla suprema cognizione di Cristo Gesù, mio
Signore, per il quale mi sono privato di tutto e tutto ho stimato
immondizia, allo scopo di guadagnare Cristo e ritrovarmi in Lui non
con la mia giustizia che deriva dalla legge, ma con quella che si
ottiene con la fede in Cristo, giustizia che viene da Dio e riposa
sulla fede. Così conoscerò Cristo e la potenza della
sua risurrezione, così parteciperò ai suoi patimenti,
riproducendo in me la morte sua, nella speranza di giungere, a Dio
piacendo, alla risurrezione dai morti» (Fil. 3,7-11).
3) Per arrivare a capire bene quanto sopra detto, è
opportuno ricordare le parabole della conversione: la pecorella
smarrita (Lc. 15,1-7), la dramma perduta (Lc. 15,8-10), il figliuol
prodigo (Lc. 15,11-32).
Infine è necessario mettere in
pratica l’insegnamento di Gesù al riguardo. «Il
tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino:
convertitevi e credete al vangelo» (Mc. 1,15). E ancora: «In
verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come i
fanciulli, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt. 18,3).
«In
verità vi dico: Chi non accoglierà il Regno di Dio come
un bambino, non entrerà in esso» (Mc.10,15).
Come si
vede, per arrivare alla vera conversione, alla santità e alla
salvezza dell’anima è indispensabile diventare come i
bambini, semplici e umili, perché solo ad essi il Signore
svela i misteri del Regno di Dio.
«Ti ringrazio, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perché tu hai nascosto queste
cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te»
(Le. 10,21).