Maria a Medjugorje Messaggio del 20 febbraio 2015:Cari figli! Oggi vi invito a pregare per la pace, la pace è in pericolo, pregate di più, pregate col cuore! La Madre prega con voi ed intercedo presso mio Figlio per tutti voi. Grazie cari figli perchè anche oggi avete risposto alla mia chiamata.

Secondo Venerdi: La meritrice di Magdala




Siamo a Magdala, paesino sulla riva occidentale del lago di Tiberiade. Un giorno un fariseo, di nome Simone, invita Gesù a pranzo.
Secondo il costume orientale di allora i pranzi di gala si facevano non a porte chiuse, ma a vista di tutti. Chi organizzava tali conviti doveva rassegnarsi a tenere il suo cortile aperto a tutti i curiosi. Per gli Ebrei il mangiar bene, l’essere fortunati e in agiatezza era ritenuto un segno della benevolenza divina. La tavola veniva allestita nella sala più spaziosa o, all’occorrenza, anche nel cortile. In occasioni di grandi ricevimenti c’era tutto un cerimoniale da osservare prima ancora di mettersi a tavola. Dapprima si presentava un servitore con un bacile e una brocca d’acqua. Gli invitati si sedevano e si lasciavano lavare i piedi, cosa necessaria per la polverosità delle strade e il modo di calzare i sandali di cuoio: sudore e polvere accumulata rendevano indispensabile tale cortesia, giacché per mangiare ci si stendeva sui divani e non bisognava insudiciarli. Altro segno di cortesia consisteva nel versare sul capo, sulle braccia e sui piedi degli invitati un po’ d’olio profumato; il caldo della giornata rendeva la pelle rugosa e provocava prurito, ed un piccolo massaggio eseguito con materia lubrificante addolciva e calmava l’irritazione, lasciando una reale. sensazione di benessere. Inoltre l’olio profumato neutralizzava l’odore sgradevole del sudore. Si passava poi nella sala del banchetto, dove il padrone di casa salutava gli ospiti baciandoli e facendo i convenevoli di uso. Quindi ci si metteva a tavola sdraiandosi sui divani attorno a una tavola a ferro di cavallo con i piedi distesi verso l’esterno.
Alla festa di Simone non mancavano i suoi amici farisei che non vedevano di buon occhio Gesù e quindi rimproveravano a Simone il suo gesto imprudente. Questi fa rilevare ai suoi amici di aver invitato Gesù non per ammirazione e deferenza, ma solo per curiosità, tanto è vero che non gli ha fatto alcun segno di cortesia richiesto dal cerimoniale: non gli ha lavato i piedi, non l’ha unto di olio profumato, non l’ha baciato...
Gesù si sente spiato da mille occhi, ma anche lui guarda i suoi ospiti e fra poco emetterà il suo giudizio infallibile.
Incomincia il banchetto e a un certo momento si vede arrivare attraverso il cortile una donna con un vaso di olio profumato. E Maddalena, nota in tutto il paese come «la meretrice». Ella, saputo che Gesù era stato invitato a pranzo da Simone, va a trovarlo.
Questa donna di cattivi costumi pensa che Gesù, conoscendo bene il suo pentimento, non la disprezzerà, poiché lei è decisa a cambiar vita. Non è più una peccatrice, una donna di strada che ha venduto il suo corpo al capriccio degli uomini. Lei ha ascoltato la parola di Gesù e ha capito ch'Egli annunzia l’amore vero e più bello. Rinunzia alla vita cattiva fatta fino allora e vuole iniziare una vita nuova di purezza e di amore. Ne è tanta felice che ha voluto estimare la sua riconoscenza a Colui che l’ha liberata dalla vergogna e ha rinnovato il suo cuore. Commossa si mette a piangere le colpe passate e bagna i piedi di Gesù con lacrime di riconoscente amore, li asciutta con i suoi capelli, li unge con olio profumato e glieli copre di baci. Gesù lascia fare pur sapendo che le colpe di quella infelice, nota a tutti, solleveranno l’indignazione degl’invitati.
Simone è pentito di averlo invitato, sente l’imbarazzo dei suoi amici farisei e pensa dentro di sé: Se costui fosse un profeta, saprebbe quale donna è colei che lo tocca: una peccatrice pubblica. Dovrebbe respingerla subito!
L’errore di Simone sta nel dire che la Maddalena « una peccatrice», mentre lei «era stata una peccatrice», perché adesso non lo è più. Ora vuole solo espiare, umiliarsi e ringraziare il suo Liberatore.
Gesù, rispondendo al segreto pensiero di Simone e degli altri convitati, dice al fariseo: « Simone vorrei dirti una cosa». — Maestro, dì pure. — «C’era una volta un banchiere che aveva due debitori: il primo gli doveva 500 denari (moneta locale di allora), l’altro 50. Trovandosi tutti e due in condizione di non poter restituire, il banchiere condonò loro il debito. Secondo te, chi dovrebbe essere più riconoscente?
— Evidentemente quello che ha avuto il maggior condono.
— Ottima risposta... Ora vedi questa donna: quando sono entrato da te, tu non mi hai dato l’acqua per lavarmi i piedi, lei invece li ha bagnati con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato il bacio di benvenuto, ma lei da quando è entrata non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai fatto versare dell’olio profumato sul mio capo, e lei ne ha bagnati perfino i miei piedi. Per questo ti dico:
«Le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato, invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Quest’ultima frase «quello a cui si perdona poco, i poco», va capita bene perché molti Santi avevano poco da farsi perdonare, ma amavano molto lo stesso perché, data la loro delicatezza di coscienza, il più piccolo peccato lo piangevano per tutta la vita perché offesa di Dio, dispiacere a Gesù. Del resto anche il più piccolo peccato è una cosa grave perché impedisce l’ingresso in Cielo e deve essere purificato con una sosta più o meno lunga in Purgatorio.
- Gesù poi, commosso dal pentimento di quella donna, volgendosi a lei, le dice: «Ti sono rimessi i tuoi peccati».

Gesù non solo perdona la Maddalena, ma la riabiliterà agli occhi del mondo intero ricevendola a fianco di sua Madre nel numero delle pie donne che saranno testimoni delle ultime sue sofferenze (Marco 15:40). E dopo la sua resurrezione Gesù, non ricorda altro che l’amore puro e ardente della sua illustre penitente, la favorì di una delle sue prime apparizioni (marco 16:9), e la inviò ai suoi Apostoli, diventando apostola degli Apostoli. Ecco perché fino alla riforma liturgica alla Messa in suo onore caso unico si recitava il Credo.
Termino l’episodio con l’epilogo di questa meravigliosa storia. Si legge nella vita di S. Margherita da Cortona che un giorno Gesù, volendola rafforzare nella pratica generosa della penitenza, le apparve accompagnato da S. Maria Maddalena, di cui la Chiesa si preparava a celebrare la festa: «Vedi tu — le disse Gesù — quella a cui perdonai nella casa di Simone il fariseo? Quella veste di argento che copre le sue spalle, quei diamanti splendenti sulla sua corona, quella gloria che la circonda, sono il premio della sua penitenza. E poiché Margherita continuava a piangere per i suoi peccati, Gesù le diceva: Margherita, sei la mia peccatrice! Voglio servirmi dite per attirare altri peccatori a salvamento... — Sublime!
Un giorno Gesù diceva alla sua confidente, Suor Benigna: « Le anime più miserabili, più deboli, più inferme, sono i clienti più buoni dell’amore, quelli che la misericordia stima di più... e queste anime splenderanno in Cìelo come gemme e saranno la corona della Divina Misericordia; Io non cerco altro che di usare sempre misericordia; l’usare la giustizia per me è come andare contro corrente, mi tocca fare violenza! — Io, Dio di amore, vado in cerca di ciò che il mondo disprezza, abborisce, abbandona cioè dei poveri peccatori, e dopo averli convertiti, con le finezze della mia carità e con le industrie della mia misericordia, se trovo la corrispondenza che cerco, ne fo dei capolavori di santità».
Ecco il Cuore di Gesù nella meravigliosa effusione del suo amore misericordioso! Quale mirabile e confortante dottrina! Confidiamo sempre nella bontà misericordiosa del Sacro Cuore di Gesù, perché l’abisso della nostra miseria chiama l’abisso senza fondo della sua misericordia ed approfittiamo della Sua Grande Promessa dei Nove Primi Venerdì che è frutto della sua misericordia portata all’eccesso.

Fratello carissimo, che hai già iniziato la pratica in onore del Cuore di Gesù, per fortificare la tua volontà nel respingere le insidie che il demonio ti tenderà per scoraggiarti e farti interrompere i primi venerdì, ti riporto la visione dell'inferno avuta dai tre fanciulli di Fatima, per farti vedere da quale immensa disgrazia scamperai se tu compirai bene i detti nove primi venerdì, perché, per la promessa esplicita del Cuore di Gesù, chi farà la Comunione nei primi nove venerdì del mese non morirà senza aver il tempo di ravvedersi e di salvarsi.
Scrive Lucia di Fatima: «Vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco i diavoli e le anime, in forma umana, come braci trasparenti e nere o bronzee, che fluttuavano nell’incendio e venivano trasportate, assieme a nuvole di fumo, dalle fiamme che uscivano da loro stesse. Esse cadevano da ogni parte, uguali al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio tra grida, gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremare di paura. I demoni si distinguev0 per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi. — Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza: «Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori!» La visione dell’inferno aveva spaventato terribilmente i tre fanciulli e il suo pensiero li tormentava. Ti riferisco qualche osservazione di Giacinta, la più piccola: «Quella gente he vi si trova, brucia ma non muore!.., e non diventa cenere! poverini!
Dobbiamo pregare e fare tanti sacrifici per scampare i peccatori dall’inferno! L’inferno!. l’inferno!... che pena mi fanno le anime che vanno all’inferno! e le persone colà vive bruciano come legna nel fuoco!..
Lucia, io vado in Paradiso, ma tu che resti quaggiù, se la Madonna te Io permetterà, dì a tutti com’è l’inferno affinché non commettano più peccati e non precipitino più in esso. Tanta gente cade nell’inferno!... tanta gente!...».
La visione dell’inferno aveva talmente terrorizzata questa bambina di sette anni che tutte le penitenze e le mortificazioni le sembravano un nulla purché servissero a preservare qualche anima da esso.

Esempio : CONVERSIONE DI UN FEDERALE

Questo fatto accadde nel periodo in cui l’autore del presente libretto studiava nel Seminario di Catania.
Durante il fascismo c’era a Catania, quale federale onnipotente per tutta la provincia (il «federale» era il rappresentante del Partito Fascista in ogni provincia), l’avv. Pietro Angelo Mammana, di pessimi costumi. Tra le sue innumerevoli malefatte, un giorno aveva dato uno schiaffo a un giovane perché portava al petto il distintivo di Azione Cattolica (c’era allora un po’ dì attrito tra il Vaticano e il Partito Fascista per il moviento dell’Azione Cattolica Italiana che Mussolini non vedeva di buon occhio); glielo aveva strappato, gettato a terra e pestato, dicendo: Ora vai a dirlo al tuo Vescovo!
Un giorno d’estate, durante l’ultima guerra, assistendo con una sigaretta accesa, nella sua villa di Trecastagni, al travaso di benzina da una macchina all’altra fatto dal suo autista, la benzina s’incendiò e Mammana fu avvolto dalle fiamme. Accorsi con delle coperte, i familiari gli spensero le fiamme addosso e quindi lo ricoverarono all’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania. Le fiamme gli avevano bruciato tutta la pelle, per cui non poté essere coperto con lenzuola perché si appiccicavano le carni. Dovette essere messo sopra una incerata e coperto con un’altra incerata.
Chiese subito un prete. Nella stanza accanto alla sua c’era ricoverato il Sac. Giuseppe Consoli, residente nella Chiesa di S. Giuliano in via Crociferi a Catama. Egli accorse subito. Il federale Mammana, dopo avergli raccontato l’accaduto, gli disse: «Quando fui avvolto dalle fiamme sentii una voce che mi diceva:
“Dovresti morire e andare all’Inferno, ma ti aspetta misericordia perché hai fatto i Nove Primi Venerdì... Se tu non l’avessi fatti quando eri ragazzo, ora ti avrei portato con me all’Inferno!”».
Quindi si confessò e comunicò con grande pentimento e devozione. Non volle ricevere nessuno: né amanti, né amici, ma soltanto il Sac. Consoli. Per i tormenti si torceva come un verme, ma ripeteva continuamente: Me lo merito! Me lo merito! Sopravvisse 15 giorni in quei tormenti e morì pienamente rassegnato e riconciliato con Dio.

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