Maria a Medjugorje Messaggio del 25 maggio 2007:Cari figli, pregate con me lo Spirito Santo che vi guidi nella ricerca della volontà di Dio sul cammino della vostra santità. E voi che siete lontani dalla preghiera convertitevi e cercate, nel silenzio del vostro cuore, la salvezza della vostra anima e nutritela con la preghiera. Io vi benedico tutti ad uno ad uno con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Quinto Venerdì - MARIA MADRE DI MISERICORDIA




Il Cuore di Gesù ci ha dato prova della sua misericordia infinita in modo tutto particolare dandoci per Madre nostra la sua stessa Madre. Maria è veramente e realmente Madre nostra. Al riguardo riporto un tratto dell’ottimo libretto «Il mio ideale: Gesù, Figlio di Maria» del P. Neubert. — Parla Gesù: « Tutti i fedeli credono di saperlo perché tutti chiamano Maria loro Madre. Eppure la maggior parte di essi hanno un concetto assai imperfetto della sua maternità.
Parecchi amano Maria come se Ella fosse loro Madre. Ora colei che ti ha partorito che cosa ti risponderebbe se tu le dicessi: vi amo come se foste mia madre? Molti credono che Maria sia loro Madre unicamente per effetto di quella parola che pronunziai prima di morire, quando, vedendo mia Madre ai piedi della croce e accanto a Lei il mio discepolo prediletto, dissi a Maria: «Donna, ecco tuo figlio», e a Giovanni: «Ecco tua Madre». Senza dubbio la mia parola avrebbe potuto affidare a Maria una missione materna e creare in Lei disposizioni simili a quelle di una madre. Ma se la sua maternità fosse dipesa da quella parola soltanto, essa sarebbe una maternità puramente adottiva. Invece devi comprendere che è «vera tua Madre» nell’ordine soprannaturale come quella che ti ha generato al mondo è tua vera madre nell’ordine della natura.
La madre è quella donna che dà la vita. Ora Maria ti ha dato la vita, la vita per eccellenza. Te l’ha data a Nazareth, sul Calvario e al tuo Battesimo.

— 1) A Nazareth Ella ti ha concepito concependo Me. Ella sapeva che rispondendo all’Angelo Gabriele con un «sì» o con un «no» ti avrebbe dato la vita o ti avrebbe lasciato nella morte. Rispose con un «sì» affinché tu vivessi. Consentendo a dare la vita a Me, consentiva a darla anche a te. Diventando mia Madre, diventava Madre tua. Da quell’ora in poi nei disegni di Dio e nei disegni di Lei (poiché Ella conosceva i disegni di Dio e ad essi aderiva con tutte le forze dell’anima sua), tu facevi parte del mio « Corpo Mistico». Il Capo ne ero Io, ma tu ne eri un membro. Maria ci portava entrambi nel suo seno materno, sebbene in un modo diverso, poiché i membri e il capo non vanno separati.

— 2) Sul Calvario Ella ti ha partorito offrendomi in sacrificio per te. La tua liberazione dal peccato e dalla morte fu consumata soltanto sul Golgota. Ivi ti meritai con la mia morte la grazia di vivere la mia stessa vita. Ora tutto questo lo feci in unione con Maria. Ella mi aveva concepito quale vittima, mi aveva nutrito ed allevato in previsione del sacrificio, e nel momento supremo Ella mi offrì al Padre per la sua salvezza, rinunziando ai suoi diritti materni su di Me a favore tuo. E Colei che, sempre Vergine, non ebbe altro che gioia nella nascita del suo Primogenito, partorì te e gli altri tuoi fratelli nel più acerbo dolore. In quell’ora dolorosa ebbe compimento la sua maternità a tuo riguardo e appunto per questo volli allora proclamare questa maternità affidando Maria a Giovanni e Giovanni a Maria. La mia parola «Ecco tuo figlio, ecco tua Madre» non creava questa maternità, ma la promulgava, la confermava e la completava nell’ora più solenne della mia vita, nell’ora in cui mia Madre, divenuta pienamente Madre tua, era meglio in grado di comprendere la sua missione materna.

— 3) Al Battesimo Maria ti diede la vita soprannaturale non più solo di diritto, come sul Calvario, ma di fatto. La tua madre terrena aveva dato alla luce per così dire un bambino nato morto (riguardo alla vita soprannaturale). Perché tu giungessi a vita (alla vera vita della Grazia), si richiedeva che la Grazia Santificante ti fosse infusa al fonte battesimale.
Questa Grazia Santificante te l’ha ottenuta Maria, senza la quale nessuna grazia viene impartita ad alcuno. Quando da figlio d’ira divenisti figlio di Dio, Maria fu Colei che ti partorì alla vita divina. Comprendi tu ora che col farti partecipe della vita di Dio, Maria ti è «veramente» madre nell’ordine soprannaturale, come quella che ti ha dato la vita terrena è veramente tua madre secondo la natura?

Ma Ella ti è Madre molto più ancora. Anzitutto per il modo con cui ti da la vita. Per partorirti Ella ha dato immensamente di più della tua madre terrena: Le sei costato dolori indicibili e la vita stessa di Colui che Le era infinitamente più caro della sua propria vita. Inoltre Ella continua per tutto il corso della tua esistenza terrena ad occuparsi di te, mentre le madri terrene si curano dei loro figli finché giungano all’età adulta. E se tu per disgrazia perdessi la vita soprannaturale (per il peccato mortale), al contrario delle madri terrene che piangono impotenti sul cadavere di un loro figlio, Maria potrebbe ridarti la vita soprannaturale ogni qual volta ne fossi rimasto privo.

Ella ti ama nonostante tu sei imperfetto e ingrato e ti ama di un amore che vince immensamente, per l’intensità e la purezza, l’amore di tutte le madri terrene per i loro figli. (L’amore di tutte le madri terrene, da Eva all’ultima madre che ci sarà sulla terra alla fine del mondo, messo insieme e concentrato verso un unico figlio è minore dell’amore che Maria porta a ciascuno di noi).
Ma Maria ti è madre più di ogni altra soprattutto per la natura stessa della vita che ti ha dato. Questa vita non è di poca durata come la vita terrena, ma una vita senza fine, eterna; non una vita mista di imperfezioni e di pene come la presente, ma una vita incomparabilmente beata; non una vita creata (umana o angelica), ma, intendilo bene, una partecipazione alla vita increata, alla vita stessa di Dio, alla vita della Santissima Trinità e perciò questa vita non avrà mai fine e sarà incomparabilmente beata perché parteciperà dell’eternità e della felicità di Dio stesso. — Quale maternità umana potrebbe mettersi a confronto con una tale maternità? Ora Maria è tua vera Madre e madre così perfetta perché è Madre mia. E tu sei mio fratello perché mio Padre è Padre tuo e mia Madre è Madre tua»

La chiesa ci fa invocare Maria Madre di misericordia», perché? — Gesù, nonostante la sua inesauribile misericordia conserva tuttavia giustizia. Orbene nel timore che questa giustizia a causa dei nostri peccati dovesse alle volte impedire l’esercizio della sua misericordia, Gesù ha dato a Maria, nell’economia della salvezza delle anime, soltanto l’attributo della misericordia e non quello della giustizia, quindi Maria è esclusivamente «Madre di misericordia».
Perciò i peccatori, per quanto miserabili e colpevoli possano essere, purché pentiti dei loro peccati, si accostino alla loro celeste Madre con assoluta fiducia e confidenza filiale. Per questi peccatori — dice il grande dottore della preghiera, S. Alfonso M. dei Liguori — che al desiderio di emendarsi uniscono la fedeltà nell’amare e invocare la Madre di Dio, sostengo che è moralmente impossibile dannarsi. Maria stessa fece tale assicurazione a S. Brigida: «Io sono la Madre della misericordia; Io sono la letizia dei giusti e la porta per cui i peccatori giungono a Dio. Sulla terra non c’è peccatore che sia privato, finché è in vita, della mia misericordia.., nessuno è così miserabile per non ottenere misericordia se mi invoca con fiducia. Io sono chiamata da tutti la Madre della misericordia e lo sono veramente perché è la misericordia di Dio verso gli uomini che mi ha fatto misericordiosa verso di loro. Perciò nella vita eterna sarà misero e infelice per Sempre chi, potendo ricorrere in questa vita terrena a Me che sono così misericordiosa con tutti e desidero tanto soccorrere i poveri peccatori, non lo fa e si danna». A questo messaggio venuto dal Cielo quale Cuore può restare insensibile? Può fare il sordo e resistere?
Una istruttiva leggenda dice: Il Signore passeggia per il Paradiso e incontra molte facce di peccatori degni dell’inferno anziché del Paradiso. Si rivolge a S. Pietro e gli raccomanda di fare attenzione a non fare entrare se non chi lo merita. San Pietro promette maggiore vigilanza e pone maggiore impegno nel suo dovere di portinaio.
Il giorno dopo il Signore gira di nuovo per il Paradiso e incontra ancora altri peccatori che non meritano di stare lì. Chiama S. Pietro e lo ammonisce severamente. San Pietro, umiliato e confuso, promette scrupolosa vigilanza. Ma il giorno dopo si ripete la stessa scena: il Signore incontra in Paradiso nuovi peccatori. Chiama un’altra volta San Pietro, deciso a castigarlo togliendogli le chiavi del Paradiso. Questa volta però San Pietro sa difendersi benissimo perché ha scoperto in che modo quei peccatori entrano in Paradiso e riferisce al Signore che in piena notte, mentre tutti dormono, la Madonna apre la porta del Paradiso e fa entrare quei peccatori. «Orbene — conclude San Pietro — con tua Madre io non posso farci nulla! » — E il Signore di rimando: «Neppure Io!».
È una leggenda questa, però è molto istruttiva perché ci indica la missione che Dio ha affidato a Maria: salvare i suoi figli più o meno peccatori. Che cosa fa questa Madre divina per salvarli? Fa valere davanti a Dio tutta la potenza della sua intercessione, tutta la tenerezza del suo smisurato amore. Li compatisce, li difende dal furore di Satana, allontana da loro i castighi divini, prega per loro, impreca ogni sorta di aiuti e di grazie per condurli al bene, non si da riposo fino a che, superate le tempeste del mare agitato della vita terrena, non li vede approdare al porto della salvezza, alla felicità eterna.

Maria ci ama tutti col suo stupendo Cuore di Madre.

Si può immaginare qualche cosa di più bello, più puro, più forte, pù generoso, più perfetto, più divino del cuore di una madre? E certo l’espressione più sensibile del Cuore di Dio che arde di amore infinito. Il cuore della madre è tale un abisso senza fondo di bontà, di tenerezza, di comprensione, di delicatezza, e di amore che si perde in Dio.
Il cuore di una madre non sa e non può che amare tutti i suoi figli sia buoni che cattivi. Se sono buoni li ama perché consolano e inteneriscono il suo cuore; se sono cattivi li ama ancora, sebbene la facciano tanto soffrire, cercando di condurli al bene. Il cuore materno non sa che amare, amare tutti i suoi figli. Li ama se stanno bene e gode di vederli crescere sani e robusti, li ama ancora di più se hanno qualche deformità, se crescono sparuti, se qualche malattia li tiene inchiodati in un letto di dolore. Un figlio si è messo per una cattiva strada?... frequenta compagni perversi ?... commette orribili delitti?... è caduto nelle mani della giustizia?... fa pesare il disonore su tutta la famiglia?.., tutti lo odiano?... C’è ancora un cuore che lo compatisce, che prende le sue difese, che desidera il suo bene, che lo ama: è il cuore di sua madre.

Fratello carissimo, applica tutte queste considerazioni fatte sul cuore di una madre terrena al Cuore incomparabilmente più grande, più puro e più perfetto che è quello della nostra Madre Celeste, Maria Santissima; eleva all’ennesima potenza la tenerezza del suo Cuore Materno, il suo amore sviscerato per te, il suo interesse per il tuo bene, le sue ansie per la tua salvezza eterna e potrai renderti un po’ conto di quanto è grande, puro e disinteressato il suo amore per te, che mette a tua disposizione tutti i suoi meriti e quelli del suo Figlio Gesù, perché tu possa raggiungere la salvezza dell’anima tua. Diceva Padre Giraud: «Un giorno o l’altro tutto potrà mancarci su questa terra, ma il dolce amore di Maria, il suo Cuore materno: Mai!».

Fratello, è questo Cuore della Mamma Celeste che ti offre la tessera del Paradiso pregandoti di fare anche tu i Nove Primi Venerdì per conseguire anche tu la Grande Promessa di suo Figlio Gesù. Ascolta il suo invito per consolare il suo Cuore materno che ti vuole con Lei in Paradiso.

Esempio

Una mattina di giugno — parla il Sac. Ildebrando Antonio Santangelo, autore del libretto «Sopravviverò? Come?» - Comunità Editrice - Adrano (CT) — fu’ svegliato da un gran vocio. Mi affacciai dal balcone e assistetti a questa scena. Un uomo molto nervoso, di nome Mario C., abitante di fronte casa mia, era assediato da tutti i Parenti che come tante iene lo coprivano di rimproveri e di ingiurie ad alta voce perché aveva lasciato in campagna gli operai soli a mietere il grano per venire a farsi la Comunione del primo Venerdì (allora) non vi erano Messe serali e il digiuno eucaristico cominciava dalla mezzanotte).
Mario C., stava insolitamente paziente e silenzioso. ed assorbiva tutto. Dopo un bel pezzo disse:
— Me la fate dire ora una parola?
— Parla, gli dissero i suoi.
— Se qualcuno mi avesse promesso di darmi un ettaro di agrumeto se io avessi fatto i nove primi venerdì, voi cosa avreste detto?
— Per questo sì, gli risposero i suoi.
— Gente di poca fede! — disse Mario — Io mori- e lascerà tutto. Il Paradiso vale di più di un ettaro di agrumeto ed io l’avrò per sempre con questi primi venerdì. Che m’importa se gli uomini per questa mezza giornata non fanno niente? Da allora passarono tanti anni. Un giorno Mario C. cadde ammalato. Un po’ di settimane dopo, una sera d’inverno ritirandomi alle ore 23 a casa e vedendo la luce accesa in casa di lui, pensai di fargli visita, timoroso di sembrare maleducato per l’ora tarda.
Mario C. fu lieto della visita. Mi sedetti accanto al suo letto e cominciammo a parlare di tante cose. Alla fine lo salutai e uscii. Appena chiusa la porta mi sentii chiamare da lui. Rientrai. — «Padre — egli mi disse — mi confessi».
— È troppo tardi — io risposi —‘ un’altra volta. Tanto lei non sta proprio male.
— È meglio che mi confessi ora.
Lo confessai, gli feci dire alcune preghiere e quindi me ne andai. Entrai a casa mia. Dopo pochi minuti Sentii gridare. Mi affacciai. Mario C. era morto.
Il Cuore di Gesù aveva mantenuto la sua promessa.

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