Maria a Medjugorje Messaggio del 25 febbraio 2007:Cari figli, aprite il vostro cuore alla misericordia di Dio in questo tempo quaresimale. Il Padre celeste desidera liberare dalla schiavitù del peccato ciascuno di voi. Perciò, figlioli, fate buon uso di questo tempo e attraverso l’incontro con Dio nella confessione lasciate il peccato e decidetevi per la santità. Fate questo per amore di Gesù che ha redento tutti voi con il suo Sangue, affinché siate felici e in pace. Non dimenticate, figlioli: la vostra libertà è la vostra debolezza, perciò seguite i miei messaggi con serietà. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Sesto Venerdì - LA SANTA MESSA




Gesù Cristo, per la sua infinita bontà misericordiosa verso di noi, volle espiare il peccato originale e i nostri peccati personali per darci la possibilità di ridiventare figli di Dio ed eredi del Paradiso. Per fare questo Gesù consumò il suo martirio, iniziato fin dalla sua concezione nel seno purissimo della sempre Vergine Maria, con la sua Passione e Morte sul patibolo della Croce. Ma per applicare all’umanità i meriti della sua Redenzione lungo i secoli fino alla fine del mondo istituì il Sacrificio della S. Messa.
«La S. Messa è il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto la specie del pane e del vino, si offre dal Sacerdote a Dio sull’altare in memoria e rinnovazione del Sacrificio della Croce» (definizione presa dal Catechismo di S. Pio X — faro di luce che ha illuminato il mondo e che nel tempo presente, in mezzo alle dense tenebre che ci avvolgono, lo si vorrebbe sostituire con vacue luci di lucciole).
La S. Messa quindi è la rinnovazione del Sacrificio della Croce, infatti:
1) Il Sacrificio della Croce tu offerto all’Eterno Padre.
1)Il Sacrificio della Messa si offre all’Eterno Padre.

2) Nel Sacrificio della Croce la Vittima offerta al Padre tu Gesù Cristo.
2) Nel Sacrificio della Messa la Vittima offerta al Padre è Gesù Cristo.

3) Il Sacrificio della Croce si compì colla distruzione della Vittima divina, Gesù Cristo, mediante la morte reale della sua Umanità Santissima sulla Croce.
3)Il Sacrificio della Messa si compie con la distruzione della Vittima divina, Gesù Cristo, mediante la morte mistica della sua Umanità Santissima sull’Altare.

4) Sulla Croce il Sacerdote che la Vittima al Padre fu Gesù stesso.
4) Nella Messa il Sacerdote Principale che offre la Vittima al Padre è Gesù stesso per mezzo del Sacerdote Ministeriale.


La differenza tra il Sacrificio della Croce e il Sacrificio della Messa sta in questo: a) Gesù sulla Croce si offrì al Padre in modo cruento, con del suo Sangue.
A) Gesù nella Messa si offre al Padre in modo incruento, senza spargimento del suo Sangue, ma misticamente.
b) Col Sacrificio della Croce Gesù meritò agli uomini tutte le grazie che costituiscono i , meriti del Sacrificio della Croce.

B) Col Sacrificio della Messa Gesù applica gli uomini i meriti del Sacrificio della Croce.


Perciò Gesù Cristo, realmente presente nella S. ssa, offre al Padre Celeste, sotto forma sacramento, la sua immolazione sulla Croce. Al riguardo il Concilio Vat. II — (Della Sacra Liturgia n. 47) — dice: Nostro Signore, all’ultima Cena, la notte in cui si sarebbe sacrificato, istituì il Sacrificio Eucaristico del Corpo e del suo Sangue, per perpetuare il Sacrificio della Croce lungo i secoli fino a che Egli venga».
Il Papa Pio XII si esprimeva così: «Dall’altare del Golgota non è diverso l’altare delle nostre chiese; Anch'esso è un monte sormontato dalla Croce e dal Crocifisso, dove si attua la riconciliazione fra Dio e l’uomo».
In uno degli ultimi più importanti documenti del Magistero, la solenne Professione di Fede di Paolo VI a chiusura dell’Anno della Fede — 30 giugno 1968 — il Papa dice: «Noi crediamo che la Messa celebrata dal Sacerdote, che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel Sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo Mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari».

Il Sacrificio della Messa, che la Chiesa offre di continuo a Dio in tutto il mondo, placa la Giustizia divina, ne arresta i castighi e ottiene all’uomo grazia e perdono. Si comprende allora perché Dio non ci castiga come faceva anticamente nel Vecchio Testamento, benché nei tempi attuali i peccati sono aumentati di molto in numero e gravità. In ogni parte del mondo c’è sempre una Messa che viene celebrata in cui Gesù Cristo, rioffrendosi al Padre, grida: «Padre, misericordia!». — E il Padre sente l’amato Figlio e l’ascolta.
S. Timoteo di Gerusalemme afferma che la terra è debitrice della propria conservazione alla S. Messa, senza di questo Sacrificio i peccati dell’uomo l’avrebbero già distrutta.
«Io credo — diceva S. Leonardo da Porto Maurizio — che se non ci fosse la Messa, a quest’ora il mondo sarebbe già sprofondato sotto il peso delle sue iniquità. E la Messa il forte sostegno che lo regge».
«In ogni Messa — dice S. Tommaso d’Aquino — si trova tutto il frutto che Gesù Cristo ha meritato sulla Croce: tutto il frutto della Passione e Morte del Signore è il frutto di ogni Messa».


S. Alfonso Maria di L. dice: «Tutta la gloria che gli Angeli e i Santi hanno dato e daranno a Dio con le loro virtù, opere buone, penitenze, ecc. non potrà mai eguagliare la gloria che Gliene dà una sola Messa perché tutta la gloria di tutte le creature del Cielo, del Purgatorio e della terra è limitata, mentre la gloria data a Dio da una sola Messa è illimitata, infinita e Dio stesso non può fare che vi sia un’azione più santa e più grande della celebrazione della Messa». Perciò la S. Messa è l’azione che maggiormente glorifica Dio e più efficacemente placa la Giustizia divina verso i peccatori, che apporta maggior abbondanza di bene su questa terra, che più abbatte le forze dell’inferno e apporta maggior suffragio alle Anime del Purgatorio, per cui il Concilio di Trento afferma: «Bisogna confessare che l’uomo non può fare opera più santa e divina del tremendo Sacrificio della Messa».
Prodigio ineffabile, mistero sublime che si compie sullahare mentre si celebra la S. Messa. E Gesù Cristo che, Vittima di valore infinito, s’immola per noi e si offre all’Eterno Padre per soddisfare ai nostri peccati e per impetrarci i tesori della sua infinita Misericordia. Con la Messa Dio riceve l’adorazione perfetta, il ringraziamento pieno, la soddisfazione completa, la preghiera onnipotente. S. Filippo Neri diceva: «Con la preghiera noi domandiamo a Dio le grazie, con la S. Messa costringiamo Dio a darcele».
Diceva Gesù alla grande mistica S. Gertrude: «Sii sicura che a chi ascolta devotamente la S. Messa Io manderò, negli ultimi istanti della sua vita, per confortarlo e proteggerlo tanti dei miei Santi, quante saranno state le Messe da lui bene ascoltate».
Una Messa, ascoltata bene durante la vita presente, è per noi molto più proficua e salutare di molte Messe ascoltate o fatte celebrare da altri per noi dopo la nostra morte. Come non compiangere quei fedeli, più pagani che cristiani, i quali non si curano affatto o ben poco di partecipare alla Messa festiva che perdono per ogni più futile motivo. S. Maria Goretti per andare a Messa la domenica alle volte percorreva a piedi, tra andata e ritorno, 22 chilometri.
Nella nostra vita di ogni giorno dovremmo preferire la S. Messa ad ogni altra opera buona perché — dice S. Bernardo — si merita di più ascoltando devotamente una S. Messa che col distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e col girare pellegrinando per tutta la terra. E non può essere diversamente perché nessuna cosa al mondo può avere il valore infinito di una Messa. Il martirio non è nulla — diceva il S. Curato d’Ars — in confronto della Messa, perché il martirio è il sacrificio dell’uomo a Dio, mentre la Messa è il Sacrificio di Dio per l’uomo! — La S. Messa è quindi la devozione delle devozioni alla quale dovremmo partecipare, possibilmente, tutti i giorni.

Un giorno fu domandato a San Pio da Pietrelcina:
«Padre, spiegateci la Messa».
— Figli miei, come posso spiegarvela? La Messa è infinita come Gesù... Chiedete ad un Angelo che cosa sia la Messa ed egli vi risponderà con verità: Capisco cos’è e perché si fa, ma non comprendo quanto valore abbia. Un Angelo, mille Angeli, tutto il Cielo sanno questo e così pensano.
— Padre, come dobbiamo ascoltare la Messa?
— Come vi assistettero la Santissima Vergine e le pie donne. Come assistette S. Giovanni al Sacrificio Eucaristico e a quello cruento della Croce.
— Padre, che benefici riceviamo assistendo alla S. Messa?
— Non si possono enumerare. Li vedrete in Paradiso.


— Altra risposta: Nell’assistere alla Messa rinnova la tua fede e medita quale Vittima s’immola per se alla divina Giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lacrime di dolore e di amore per Gesù Crocifisso, per la tua eterna salute. La Vergine Addolorata ti terrà compagnia e ti sarà di dolce ispirazione.
Orbene per ravvivare la fede in questo grande mistero dell’infinito amore misericordioso di Gesù per noi e per invogliarvi a partecipare con devozione alla Messa, leggete e meditate questi due esempi narrati uno da P. Matteo Crawley, morto nel 1960 a Valpaso, e l’altro riportato nella biografia di Giuseppina rrettone, anima mistica, morta a Roma nel 1927.

I Esempio

« Ero stato invitato — è P. Matteo che parla — a celebrare la S. Messa nella Cappella privata di una distinta famiglia. I membri di essa avevano pensato di invitare alla mia Messa un loro conoscente massone ed ateo che non aveva mai messo piede in chiesa. Quando, vestito dei sacri paramenti, esco per andare all’altare, vedo lì dinnanzi un uomo ritto in piedi, colle braccia conserte, in mezzo a due signori devotamente inginocchiati. La scena del Calvario al rovescio: là Gesù in mezzo a due malfattori, qui il malfattore in mezzo a due anime buone. Incomincio il Sacrificio della Messa e lui, il superuomo, quasi in aria di sfida, sempre in piedi. Al momento della Consacrazione improvvisamente, come vinto da una forza sovrumana, cade in ginocchio fra la più intensa meraviglia dei presenti, tenendo fisso lo sguardo verso l’altare, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime. Che cosa era successo?... Quando la Messa fu finita domandò di presentarsi a me perché aveva bisogno di parlarmi.
— Padre, mi dice, che cosa è venuta a fare lei in questa sala?
— Che cosa sono venuto a fare? A celebrare la S. Messa.
— Che cosa è la Messa?
— Scusi, lei è credente?
— No, io non credo.
— Veda, signore, l’uomo aveva peccato e Dio per ottenergli il perdono mandò sulla terra il suo Divin Figliuolo, il quale, dopo aver predicato la sua dottrina confermandola coi più grandi miracoli, fu preso dai suoi nemici e fatto morire in croce fra i più atroci spasimi e tormenti.
— Ma che c’entra tutto questo con la Messa?
— La Messa è questo, niente altro che questo: la rinnovazione del Sacrificio compiuto sulla Croce per la nostra salvezza. Il massone mi guarda come trasognato.
— Allora mi dica: chi era colui che è venuto al suo posto?
— Non la comprendo.
— A un certo punto, quando hanno suonato il campanello (alla Consacrazione), lei è scomparso e al suo posto è venuto un altro signore, di aspetto maestoso, triste, tanto triste e tutto coperto di piaghe. Teneva le braccia distese e dalle mani lacerate da ferite usciva sangue che gocciolava dentro a quel bicchiere di metallo che c’era sull’altare...
— Nel calice.
— Sì, nel calice. Io non ho mai visto uno spettacolo più tenero e commovente e mi sentivo tutto tremare davanti a lui. Passato un po’ di tempo (dopo la comunione del celebrante) è sparito ed è tornato lei al suo posto. Mi dica, chi era colui?
— Era Gesù! Gesù flagellato dai suoi nemici; Gesù coronato di spine; Gesù tutto coperto di piaghe e sangue; Gesù confitto sul legno della Croce Gesù che è morto per la nostra salvezza; Gesù che vuole donarle il suo perdono e il suo amore...
E così quel povero peccatore, convertito per questo grande prodigio, cadeva pentito ai piedi del Ministro di Dio e nel Sangue dell’Agnello, che cancella i peccati del mondo, purificava l’anima sua.

II Esempio

Il 22 aprile 1906 a Roma Giuseppina Berrettoni, passando davanti alla chiesa di S. Carlo al Corso, ebbe siderio di entrarvi per assistere ad un’altra Messa. Qui le accadde ciò che lei, stessa raccontò poi al suo Direttore Spirituale. Ecco le sue parole:
Durante la Messa... vidi una moltitudine di Angeli assistenti al Sacrificio che gremivano la chiesa più delle persone. Conobbi che ci sono molti Angeli ai quali incombe l’ufficio di assistere alle Messe che si celebrano... Quando suonò il campanello del Sanctus io sentii un campanello, ma molte campane suonate dagli Angeli. (Fra i tanti abusi liturgici, diffusisi dopo il Conc. Vat. II, oggi il suono del campanello durante la celebrazione della Messa è stato quasi del tutto abolito).
Quando fu il tempo della Consacrazione intesi pronunziare le sacre parole anche dai Sacerdoti beati e con ciò supplire ai difetti del Sacerdote celebrante. Capii che ciò lo fanno essendo per loro una gloria accidentale.
Venuta che fu la Vittima (con la Consacrazione), il raccoglimento degli assistenti invisibili (gli Angeli) fu molto più profondo... Fatta la sunzione del Sangue, vidi staccarsi un gruppo di Angeli che raccoglievano molto presto anche i piccoli avanzi del Sacrificio (i frammenti). Ciò mi consolò molto perché prima mi affliggevo vedendo la fretta o noncuranza di alcuni Sacerdoti (nel raccogliere i frammenti). Quando si arrivò alla benedizione vidi chiaramente un Vescovo con barba e in abito pontificale che dava la trina benedizione e conobbi ch’egli era S. Pietro che ha l’ufficio di supplire in questo atto la trascuraggine dei Sacerdoti che la danno come qualunque altra cosa... Mi fu fatto capire che mi era stato concesso questo favore affinché risvegliasi nel popolo fedele il fervore nell’assistere alla S. Messa». Se Giuseppina Berrettoni si affliggeva dei difetti commessi nella celebrazione della Messa di allora, come si sarebbe addolorata delle celebrazioni moderne di certe Messe beat, celebrate a suon di chitarra e altri strumenti profani rumorosi, con certi canti da tabarin, con movenze da ballerini e tante altre stravaganze, con Comunione data nelle mani, con frammenti dispersi dappertutto, con pissidi purificate nel lavandino ecc.
Se ci fossimo trovati sul monte Calvario, mentre Gesù agonizzava sulla Croce per nostro amore, per la nostra salvezza, con quali sentimenti avremmo assistito a quella scena d’immenso dolore e d’infinito amore?
Ebbene con gli stessi sentimenti dovremmo assistere alla S. Messa, perché sull’altare è lo stesso Gesù che compie, in un modo misterioso ma vero, lo stesso Sacrificio della Croce per nostro amore e per la nostra salvezza eterna.
Assistendo quindi devotamente alla S. Messa ed offrendo a Dio, insieme col Sacerdote, il Santo Sacrificio, noi onoriamo Dio in modo degno di Lui, soddisfacciamo alla divina giustizia per i nostri peccati, ringraziamo Dio in modo conveniente, aiutiamo le Anime del Purgatorio, otteniamo la conversione dei peccatori, apriamo il tesoro delle grazie divine per noi e per il mondo intero.
Perciò quanto è consigliabile e proficuo partecipare alla S. Messa non solo nei giorni festivi, ma ogni qualvolta lo possiamo anche nei giorni feriali. Diceva il grande missionario S. Leonardo da Porto Maurizio:
«Oh se capissimo quale tesoro è la S. Messa! Le chiese sarebbero sempre zeppe. Benedetto chi ascolta la S. Messa ogni giorno! ». Aveva capito questo il grande scrittore Alessandro Manzoni. Un suo amico si recò a fargli visita nel pomeriggio di una giornata invernale con vento freddo e pioggia. Trovò l’illustre amico di umore cattivo.
— Che cosa è capitato? — gli chiese l’amico stupito.
— C’è che stamane i miei familiari non hanno voluto che io andassi in chiesa col pretesto del tempo cattivo!
— Ma scusi, mi pare che abbiano fatto benissimo! C’era da prendersi un malanno sicuro alla sua età...
— Ed io vi dico invece — ribatté Alessandro Manzoni con forza — che hanno fatto malissimo e glielo provo. Supponga che io avessi vinto a una lotteria un premio di 100 milioni (equiparato al valore odierno della moneta); supponga che scadesse proprio oggi il tempo per riscuoterlo e che per la riscossione avessi dovuto presentarmi personalmente, crede lei che per paura del cattivo tempo mi avrebbero, fatto perdere il premio obbligandomi a stare in casa?
L’amico non seppe rispondere.

Esempio

Nell’isola Tahuata un’intera famiglia si era convertita ed aveva ricevuto il, battesimo. Ma poco più tardi i membri di quella famiglia avevano abbandonato la vera fede per ritornare all’idolatria, all’infuori di una giovanetta, chiamata Rotaria. Essa contava 14 anni ed era uscita da poco dalla scuola delle Suore di S. Giuseppe di Cluny, dove aveva dato prova di molta virtù e di molta pietà.
I suoi genitori cercarono di farla ritornare alle antiche superstizioni, ma non riuscendovi in nessun modo, ricorsero alle sevizie e alle percosse. La povera fanciulla, in seguito a tutte queste sofferenze, cadde malata di tisi e per di più finì per essere soggetta ad eccessi violenti di pazzia.
Frattanto giunse in quell’isola il P. Orens, il quale andò a trovarla ed avendola chiamata per nome, la giovanetta parve riacquistare la conoscenza rispondendo al Missionario:
— Chi sei? — Il padre Orens. — Sulle labbra della giovinetta spunta un debole sorriso e un’aria di gioa illumina il suo volto.
— Come stai, Rotaria?
— Malissimo, Padre: sto per morire.
Aveva appena detto queste parole che bruscamente si rizza sulla sua storia, stende il braccio verso qualcuno invisibile e grida con voce forte: «Ecco chi mi ha ridotta a questo punto! ».
Credetti ad un eccesso di pazzia e l’invitai a calmarsi. Si ripose giù molto calma, poi volgendosi a me soggiunse con aria triste: «Eppure è vero quello che dico».
— E anche se fosse vero, il Signore ha forse detto di rendere male per male?
— Hai ragione, Padre... Il Signore mi vorrà perdonare?
— Sai bene che il Signore perdona sempre a chi si pente.
— Allora mi voglio confessare subito.
Vedendola ragionare così bene e temendo che quella lucidità di mente di cui dava prova non si ri: presentasse, aderii immediatamente alla sua domanda. Dopo averla confessata, partii, ma seppi che era ritornata nel suo solito stato di pazzia. Ritornai altre volte a trovarla ed ecco di bel nuovo alla mia presenza riprendere l’uso dì ragione, e perderla subito non appena ero uscito.
Intanto la tisi faceva progressi sempre più rapidi. La fanciulla volgeva alla fine. Portare la Comunione ad una pazza non mi era sembrata cosa prudente. Perciò avevo aspettato. Adesso era venuto il momento di prendere una risoluzione, che fare?
Era un venerdì giorno consacrato al Cuore di Gesù. Mi recai presso Rotaria che trovai nel solito stato di pazzia. Tuttavia al suono della mia voce rispose:con grande sforzo:
— Ti saluto, P. Orens.
— Come stai? Stai meglio?
— No, Padre, morrò presto.
— Ebbene, se devi morire non vuoi ricevere la S. Comunione prima di partire per l’eternità?
— Sì, Padre, ma non posso venire in chiesa.
— Se tu non puoi venire in chiesa, io posso portarti qui Gesù Eucaristico.
— Qui!... in questa casa dove non c’è nessuno che ami Dio...
— Nessuno? E tu Rotaria non lo ami?
— Oh sì, io lo amo.
— L’avete sentita? Dissi agli astanti, essa desidera ricevere i Sacramenti. Sbrigatevi a mettere in assetto questa casa, spazzatela. Mi ritirai e pochi momenti dopo tornavo portando il S. Viatico. Rotaria gesticolava, la sua voce debolissima articolava suoni incomprensibili. Che fare?... Depongo il Santissimo Sacramento sopra un baule che serviva da tavola, coperto di una tovaglia bianca pulita, fra due candele accese portate dal catechista. Comincio le preghiere del rituale voltandomi di tanto in tanto verso l’ammalata che non sembrava di accorgersi di quanto avveniva.
— Rotaria, le dissi, ecco nostro Signore. Egli è qui in casa tua. Lo vuoi ricevere?
Tutta sorpresa, la povera ragazza volge lo sguardo successivamente sull’Ostia, su me, su tutti quelli che le stanno attorno, poi senza chiudere la bocca fa cenno alla sorella maggiore di avvicinarsi — Aiutami a mettermi a sedere — le disse l’inferma.
Era troppo debole e non si poté fare altro che cercare di sostenerla mettendole due cuscini dietro la testa. Adesso la veste bianca — aggiunse Rotaria Le fu portata la veste bianca, l’osservò bene e riuscì a mettersela con l’aiuto della madre e della sorella. Ora — disse volgendo la testa verso di me — sono pronta a ricevere il Signore.
Io la comunicai, dopo mi domandò l’Olio Santo. Entrò quindi in agonia, però morì la domenica sera.
Riferita poi a Monsignore Martin questa morte così prodigiosamente consolante, egli disse che Rotaria era una delle ragazze che avevano fatto la Comunione nei Nove Primi Venerdì del mese. E ben si sa che Gesù ha promesso a chi pratica questa devozione che non li lascerà morire senza aver prima ricevuto i Santi Sacramenti (se sono necessari, come abbiamo spiegato nell’esporre la Grande Promessa a principio del libretto).
(Dalla rivista «Il Cuore di Gesù nella Famiglia» Novembre 1929)

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