Maria a Medjugorje Messaggio del 13 settembre 1983:Bisogna annunciare al mondo la realtà, cioè la serietà degli eventi futuri. Però non bisogna togliere la speranza perché Dio ha un suo programma e ciò che realmente conta per la gente è la conversione e la vita di fede.

Nella Misericordia di Gesù è la nostra salvezza





LA MISERICORDIA DIVINA

II parlare soltanto dell'inferno e della divina Giustizia potrebbe farci cadere nella disperazione di poterci salvare.

Essendo noi così deboli, abbiamo bisogno di sentir parlare an­che della divina misericordia (ma non solo di questa, perché al­trimenti rischieremmo di cadere nella presunzione di salvarci senza merito).

Dunque... giustizia e misericordia: non l'una senza l'altra! Gesù desidera convertire i peccatori e allontanarli dalla via della perdizione. Egli è venuto nel mondo per procurare la vita eterna a tutti e desidera che nessuno si danni.

Nel libretto "Gesù misericordioso", contenente le confidenze fatte da Gesù alla Beata Suor Maria Faustina Kowalska, dal 1931 al 1938, si legge tra l'altro: "Ho tutta la vita eterna per usare la giustizia e ho solo la vita terrena in cui posso usare la misericor­dia; ora voglio usare misericordia!".

Gesù, dunque, vuole perdonare; non c'è colpa tanto grande che Egli non possa distruggere nelle fiamme del suo Cuore divino. L'unica condizione assolutamente richiesta per ottenere la sua misericordia è l'odio al peccato.

UN MESSAGGIO DAL CIELO

In questi ultimi tempi, in cui il male sta dilagando nel mondo in modo impressionante, il Redentore ha mostrato con più intensità la sua misericordia, fino a voler dare un messaggio all'umani­tà peccatrice.

Per questo, cioè per attuare i suoi disegni di amore, si è servito di una creatura privilegiata: Josepha Menendez.

Il 10 giugno del 1923 Gesù apparve alla Menendez. Aveva una bellezza celestiale improntata a sovrana maestà. La sua po­tenza si manifestava nel tono della voce. Queste le sue parole: 'Josepha, scrivi per le anime. Voglio che il mondo conosca il mio Cuore. Voglio che gli uomini conoscano il mio amore. Lo sanno ciò che ho fatto per loro? Gli uomini cercano la felicità lontano da me, ma inutilmente: non la troveranno.

Mi rivolgo a tutti, agli uomini semplici come ai potenti. A tutti mostrerò che se cercano la felicità, lo sono la Felicità; se cercano la pace, lo sono la Pace; lo sono la Misericordia e l'Amore. Voglio che questo Amore sia il sole che illumina e riscalda le anime.

Voglio che il mondo intero mi conosca come il Dio della mi­sericordia e dell'Amore! Voglio che gli uomini conoscano il mio ardente desiderio di perdonarli e di salvarli dal fuoco dell'infer­no. I peccatori non temano, i più colpevoli non mi sfuggano. Li attendo come un Padre, a braccia aperte, per dare loro il bacio di pace e la vera felicità.

Il mondo ascolti queste parole. Un padre aveva un unico figlio. Ricchi e potenti, vivevano in grande agiatezza, circondati da ser­vi. Pienamente felici, non avevano bisogno di alcuno per aumen­tare la loro felicità. Il padre era la gioia del figlio e il figlio la gioia del padre. Avevano cuori nobili e sentimenti caritatevoli: la mini­ma miseria altrui li muoveva a compassione. Uno dei servi di questo buon signore si ammalò gravemente e certamente sarebbe morto se gli fossero mancati l'assistenza e i rimedi adatti. Quel servo era povero e viveva solo. Che fare? Lasciarlo morire? Quel signore non voleva. Per curarlo invierà qualche altro dei suoi ser­vi? Non starebbe tranquillo perché, curandolo questi più per inte­resse che per amore, non gli avrebbe dato tutte quelle attenzioni di cui hanno bisogno i malati. Quel padre, angosciato, confidò al figlio la sua inquietudine per quel povero servo. Il figlio, che ama­va suo padre e ne condivideva i sentimenti, si offrì di curare egli stesso quel servo, con premura, senza badare a sacrifici e a stan­chezza, pur di ottenere la desiderata guarigione. Il padre accettò e sacrificò la compagnia del figlio; questi a sua volta rinunciò all'affetto e alla compagnia del padre e, facendosi servo del suo servo, si dedicò interamente alla sua assistenza. Gli prodigò mille atten­zioni, gli provvide quanto era necessario e tanto fece, con infiniti sacrifici suoi, che in poco tempo quel servo infermo guarì.

Pieno di ammirazione per quanto il padrone aveva fatto per lui, il servo chiese come avrebbe potuto mostrare la sua ricono­scenza. Il figlio gli suggerì di presentarsi al padre suo e, visto che ormai era guarito, di offrirsi nuovamente al suo servizio, rimanen­do in quella casa come uno dei servi più fedeli. Il servo obbedì e, tornato al suo antico compito, per mostrare la sua riconoscenza, compiva il suo dovere con la più grande disponibilità, anzi, si of­frì di servire il suo padrone senza essere pagato, ben sapendo che non ha bisogno di essere retribuito come dipendente chi in quella casa è già trattato come un figlio.

Questa parabola non è che una debole immagine del mio amore per gli uomini e della risposta che mi aspetto da loro.

La spiegherò gradatamente, perché voglio che si conoscano i miei sentimenti, il mio amore, il mio Cuore."

SPIEGAZIONE DELLA PARABOLA

"Dio creò l'uomo per amore e lo collocò in tale condizione che nulla poteva mancare al suo benessere sulla terra, fino a che non fosse giunto alla felicità eterna nell'altra vita. Ma, per ottenere questa, doveva sottomettersi alla volontà divina, osservando le leggi sapienti e non gravose impostegli dal Creatore.

L'uomo, però, infedele alla legge di Dio, commise il primo peccato e contrasse così quella grave infermità che doveva con­durlo alla morte eterna. Per il peccato del primo uomo e della prima donna, tutti i loro discendenti furono gravati dalle più ama­re conseguenze: tutto il genere umano perdette il diritto che Dio gli aveva concesso, di possedere la felicità perfetta nel Cielo e da allora in poi dovette tribolare, soffrire e morire.

Per essere felice Dio non ha bisogno né dell'uomo né dei suoi servizi, perché basta a se stesso. La sua gloria è infinita e nessuno può diminuirla. Però Dio, che è infinitamente potente e infinita­mente buono ed ha creato l'uomo soltanto per amore, come potrà lasciarlo patire e poi morire in quel modo? No! Gli darà un'altra prova di amore e, di fronte a un male infinito, gli offre un rimedio di valore infinito. Una delle tre Divine Persone prenderà la natura umana e riparerà il male causato dal peccato.

Dal Vangelo conoscete la sua vita terrena. Sapete come dal primo momento della sua Incarnazione si sottomise a tutte le mi­serie della natura umana. Da bambino soffrì il freddo, la fame, la povertà e le persecuzioni. Come lavoratore fu spesso umiliato e disprezzato come il figlio del povero falegname. Quante volte, dopo aver portato il peso di una lunga giornata di lavoro, Lui e il suo Padre putativo si trovarono la sera ad aver appena guada­gnato il minimo per sopravvivere. E così visse per trent'anni.

A quell'età abbandonò la dolce compagnia di sua Madre e si consacrò a far conoscere il suo Padre del Cielo, insegnando a tut­ti che Dio è Amore. Passò facendo solo del bene ai corpi e alle anime; ai malati diede la salute, ai morti la vita e alle anime... alle anime rese la libertà perduta con il peccato ed aprì loro le porte della vera patria: il paradiso.

Venne poi l'ora in cui, per ottenere la loro salvezza eterna, il Figlio di Dio volle dare la sua stessa vita. E in che modo morì? Circondato dagli amici?... Acclamato dalla folla come un bene­fattore?... Anime carissime, voi sapete che il Figlio di Dio non volle morire così. Egli, che non aveva seminato altro che amore, fu vittima dell'odio. Egli che aveva portato la pace nel mondo, fu vittima di una crudeltà feroce. Egli che aveva reso la libertà agli uomini, fu legato, fu imprigionato, fu maltrattato, fu bestemmia­to, fu calunniato e morì infine su una croce tra due ladri, di­sprezzato, abbandonato, povero e spogliato di tutto!

Così si sacrificò per salvare gli uomini. Così compì l'opera per la quale aveva lasciato la gloria del Padre suo. L'uomo era grave­mente malato e il Figlio di Dio venne a lui. Non soltanto gli rese la vita, ma gli ottenne la forza e i mezzi necessari per acquistare quaggiù il tesoro dell'eterna felicità.

Come ha risposto l'uomo a questo immenso amore? Si è offerto come il buon servitore della parabola al servizio del suo Signore senza altro interesse che gli interessi di Dio? Qui bisogna distin­guere le differenti risposte date dall'uomo al suo Signore.

Alcuni mi hanno veramente conosciuto e, spinti dall'amore, hanno sentito accendersi in cuore il vivo desiderio di dedicarsi completamente e senza interesse al mio servizio, che è quello del Padre mio. Gli hanno chiesto che cosa avrebbero potuto fare di più per Lui e il Padre mio ha loro risposto: 'Lasciate la vostra casa, i vostri beni e voi stessi e venite dietro a me per fare quello che vi dirò'.

Altri si sono sentiti commuovere il cuore alla vista di ciò che il Figlio di Dio ha fatto per salvarli. Pieni di buona volontà, si sono presentati a Lui chiedendogli come avrebbero potuto corrispon­dere alla sua bontà e lavorare per i suoi interessi, senza però ab­bandonare i propri. A costoro il Padre mio ha risposto: 'Osservate la legge che Io, vostro Dio, vi ho dato. Osservate i miei Coman­damenti senza sviarvi né a destra né a sinistra; vivete nella pace dei servi fedeli'.

Altri poi hanno capito ben poco quanto Dio li ami. Tuttavia un po' di buona volontà ce l'hanno e vivono sotto la sua legge, più per l'inclinazione naturale al bene che per amore. Questi però non sono dei servi volontari e volonterosi, perché non si sono of­ferti con gioia agli ordini del loro Dio; ma siccome in essi non c'è cattiva volontà, in molti casi basta loro un invito perché si presti­no al suo servizio.

Altri ancora si sottomettono a Dio più per interesse che per amore e solo nella stretta misura necessaria per la ricompensa finale promessa a chi osserva la sua legge.

E poi ci sono coloro che non si sottomettono al loro Dio, né per amore, né per timore. Molti lo hanno conosciuto e disprez­zato... molti non sanno neppure chi sia... A tutti dirò una parola di amore!

Parlerò prima a coloro che non mi conoscono. Sì, a voi figli carissimi, parlo a voi che sin dall'infanzia vivete lontano dal Pa­dre. Venite! Vi dirò perché non lo conoscete e quando compren­derete chi è e quale Cuore amante e tenero ha per voi, non po­trete resistere al suo amore. Capita spesso che coloro che cresco­no lontani dalla casa paterna non provino alcun affetto per i ge­nitori. Ma se un giorno esperimentano la tenerezza del padre e della madre non si staccano più da loro e li amano più di quelli che sono sempre stati con i loro genitori.

Parlo anche ai miei nemici... A voi che non soltanto non mi amate, ma mi perseguitate col vostro odio chiedo soltanto: 'Per­ché questo odio così accanito? Che male vi ho fatto perché mi maltrattiate così? Molti non si sono mai fatta questa domanda ed ora che Io stesso la rivolgo a loro, forse risponderanno: 'Sento dentro di me questo odio, ma non so come spiegarlo'.

Ebbene, risponderò io per voi.

Se nella vostra infanzia non mi avete conosciuto è stato perché nessuno vi ha insegnato a conoscermi. Mentre voi crescevate, le inclinazioni naturali, l'attrattiva per il piacere, il desiderio della ricchezza e della libertà sono cresciuti con voi. Poi un giorno avete sentito parlare di me; avete sentito dire che per vivere se­condo la mia volontà, occorreva sopportare e amare il prossimo, rispettare i suoi diritti e i suoi beni, sottomettere e incatenare la propria natura, insomma, vivere sotto una legge­.

E voi che, fin dai primi anni non viveste che seguendo il ca­priccio della vostra volontà e gli impulsi delle vostre passioni, voi che non sapevate di quale legge si trattasse, avete protestato con forza: - Non voglio altra legge che i miei desideri; voglio godere ed essere libero!: Ecco perché avete cominciato a odiarmi e a perseguitarmi.

Ma io, che sono vostro Padre, vi amavo e, mentre con tanto accanimento lavoravate contro di me, il mio Cuore più che mai si riempiva di tenerezza per voi. Così trascorsero troppi anni della vostra vita...

Oggi non posso contenere più a lungo il mio amore per voi e, vedendovi in guerra aperta contro Colui che tanto vi ama, vengo a dirvi lo stesso chi sono. Figli amatissimi, lo sono Gesù. Il mio nome significa: Salvatore; per questo ho le mani forate dai chiodi che mi tennero confitto in croce, su cui morii per vostro amore; i miei piedi portano i segni delle stesse piaghe e il mio Cuore è stato aperto dalla lancia che lo trafisse dopo la mia morte.

Così mi presento a voi, per insegnarvi chi sono e quale sia la mia legge; non vi intimorite: è legge di amore. Se e quando mi conoscerete, troverete la pace e la felicità. Vivere come orfani è ben triste. Venite, figlioli, venite al Padre vostro. Sono il vostro Dio e il vostro Padre, il vostro Creatore e il vostro Salvatore; voi siete le mie creature, i miei figli ed anche i miei redenti, perché a prezzo del mio sangue e della mia vita vi ho riscattati dalla schia­vitù del peccato.

Avete un'anima immortale, dotata delle facoltà necessarie per operare il bene e capace di godere eterna felicità. Forse, all'udire le mie parole voi direte: - Non abbiamo fede, non crediamo alla vita futura!...'. Non avete fede? Non credete in me? Perché allora mi perseguitate? Perché desiderate la libertà per voi, ma poi non la lasciate a coloro che mi amano? Non credete alla vita eterna? Ditemi: siete felici così? Ben sapete che avete bisogno di qualche cosa che non trovate e non potete trovare sulla terra. Il piacere che cercate non vi soddisfa...

Credete nel mio amore e nella mia misericordia. Mi avete of­feso? lo vi perdono. Mi avete perseguitato? lo vi amo. Mi avete ferito con le parole e con le opere? lo voglio farvi del bene e of­frirvi i miei tesori. Non crediate che lo ignori come siete vissuti finora. So che avete disprezzato le mie grazie e che qualche volta avete profanato i miei Sacramenti. Non importa, lo vi perdono!

Sì, vi voglio perdonare! lo sono la Sapienza, la Felicità, la Pa­ce, sono la Misericordia e l'Amore!"

Ho riportato solo alcuni brani, i più significativi, del messaggio del Sacro Cuore di Gesù al mondo.

Da questo messaggio traspare di continuo il grandissimo desi­derio che ha Gesù di convertire i peccatori per salvarli dal fuoco eterno.

Infelici coloro che fanno i sordi alla sua voce! Se non lasciano il peccato, se non si danno all'amore di Dio, per tutta l'eternità saranno vittime del loro odio al Creatore.

Se finché sono su questa terra non accolgono la divina miseri­cordia, nell'altra vita dovranno subire la potenza della giustizia divina. È cosa orrenda cadere nelle mani del Dio vivente!

NON PENSIAMO SOLO ALLA NOSTRA SALVEZZA

Forse questo scritto verrà letto da alcuni che vivono in peccato; qualcuno forse si convertirà; qualcun altro, invece, con un sorrisi­no di compatimento, esclamerà: "Sciocchezze, sono storielle che vanno bene per le vecchiette!".

A chi invece leggerà con interesse e con una certa trepidazione queste pagine dico...

Voi vivete in una famiglia cristiana, ma forse non tutti i vostri cari sono in amicizia con Dio. Forse il marito, o un figlio, o il pa­pà, o una sorella, o un fratello non ricevono da anni i santi Sa­cramenti, perché schiavi dell'indifferenza, dell'odio, della lussu­ria, della bestemmia, dell'avidità, o di altre colpe... Come si tro­veranno questi vostri cari nell'altra vita se non si ravvedono? Voi li amate perché sono vostro prossimo e vostro sangue. Non dite mai: "A me cosa interessa? Ognuno pensa alla sua anima!"

La carità spirituale, cioè il prendersi cura del bene dell'anima e della salvezza dei fratelli, è la cosa più gradita a Dio. Fate qualcosa per la salvezza eterna di quelli che amate.

Diversamente, starete con loro nei pochi anni di questa vita terrena e poi sarete separati da loro in eterno. Voi tra i salvati... e il papà, o la mamma, o un figlio o un fratello tra i dannati...! Voi a godere la gioia eterna... e qualcuno dei vostri cari nel tormento eterno...! Potete rassegnarvi davanti a questa possibile prospetti­va? Pregate, pregate molto per questi bisognosi!

Diceva Gesù a Suor Maria della Trinità: "Infelice il peccatore che non ha nessuno che preghi per lui!".

Gesù stesso ha suggerito alla Menendez la preghiera da fare per convertire i traviati: rivolgersi alle sue divine piaghe. Gesù ha detto: "Le mie piaghe sono aperte per la salvezza delle anime... Quando si prega per un peccatore, diminuisce in lui la forza di Satana ed aumenta la forza che viene dalla mia grazia. Per lo più la preghiera per un peccatore ne ottiene la conversione, se non subito, almeno in punto di morte".

Si raccomanda dunque di recitare, ogni giorno, cinque volte il "Padre nostro' cinque volte l"'Ave Maria" e cinque volte il "Gloria" alle cinque Piaghe di Gesù. E poiché la preghiera unita al sacrificio è più potente, a chi desidera qualche conversione si consiglia di offrire ogni giorno a Dio cinque piccoli sacrifici a onore delle stesse cinque Divine Piaghe. Utilissima è la celebra­zione di qualche Santa Messa per richiamare al bene i traviati.

Quanti, pur essendo vissuti male, hanno avuto da Dio la gra­zia di morire bene per le preghiere e i sacrifici o della sposa, o della madre, o di un figlio...!

CROCIATA PER MORENTI

Peccatori nel mondo ce ne sono tanti, ma i più a rischio, quelli che hanno più bisogno di aiuto sono i moribondi; rimane loro solo qualche ora o forse pochi istanti per rimettersi in grazia di Dio prima di presentarsi al Tribunale divino. La misericordia di Dio è infinita ed anche all'ultimo istante può salvare i più grandi peccatori: il buon ladrone sulla croce ce ne ha dato la prova.

Ci sono moribondi tutti i giorni e tutte le ore. Se chi dice di amare Gesù se ne interessasse, quanti sfuggirebbero all'inferno! In qualche caso può bastare un piccolo atto di virtù per strappare a Satana una preda.

Molto significativo è l'episodio narrato ne "L'invito all'amore". Una mattina la Menendez, stanca delle pene sofferte all'inferno, sentiva il bisogno di riposare; tuttavia, ricordando ciò che Gesù le aveva detto: "Scrivi quello che vedi nell'aldilà'; con non poca fa­tica si mise a tavolino. Nel pomeriggio le apparve la Madonna che le disse: "Tu, figlia mia, questa mattina prima della Messa hai compiuto un'opera buona con sacrificio e con amore in quel momento c'era un'anima già prossima all'inferno. Mio Figlio Ge­sù ha utilizzato il tuo sacrificio e quell'anima si è salvata. Vedi, figlia mia, quante anime si possono salvare con dei piccoli atti di amore!"

La crociata che si raccomanda alle anime buone è questa:

1 ) Non dimenticare nelle preghiere quotidiane le anime agoniz­zanti della giornata. Dire, possibilmente mattina e sera, la gia­culatoria: "San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e vero Sposo di Maria Vergine, prega per noi e per gli agonizzanti di questo giorno.

2 ) Offrire le sofferenze della giornata e le altre opere buone per i peccatori in genere e specialmente per i moribondi.

3 ) Alla Consacrazione nella S. Messa e durante la Comunione in­vocare la divina misericordia sugli agonizzanti del giorno.

4 ) Venendo a conoscenza di ammalati gravi, far tutto il possibile perché ricevano i conforti religiosi. Se qualcuno si rifiutasse, intensificare le preghiere e i sacrifici, chiedere a Dio qualche sofferenza particolare, fino a mettersi nello stato di vittima, ma questo solo col permesso del proprio padre spirituale. È quasi impossibile, o almeno molto difficile che un peccatore si dan­ni quando c'è chi prega e soffre per lui.

PENSIERO FINALE

Il Vangelo parla chiaro:

Gesù ha affermato più e più volte che l'inferno esiste. Dunque, se l'inferno non ci fosse, Gesù...

sarebbe un calunniatore del Padre suo... perché lo avreb­be presentato non come un padre di misericordia, ma come un giustiziere senza pietà;

sarebbe un terrorista nei nostri confronti... perché ci mi­naccerebbe la possibilità di subire una condanna eterna che di fatto non esisterebbe per nessuno;

sarebbe un bugiardo, un prepotente, un pover'uomo:.. perché calpesterebbe la verità, minacciando castighi inesisten­ti, pur di piegare gli uomini alle sue voglie malsane;

sarebbe un torturatore delle nostre coscienze, perché, ino­culandoci il timore dell'inferno, ci farebbe perdere la voglia di godere in santa pace certe gioie "piccanti" della vita.

SECONDO TE, GESÙ PUO' ESSERE TUTTO QUESTO? E QUESTO SAREBBE, SE L'INFERNO NON CI FOSSE! CRISTIANO, NON CADERE IN CERTI TRABOCCHETTI! POTREBBE COSTARTI TROPPO CARO...!!!

Se io fossi il diavolo farei una sola cosa; esattamente ciò che sta avvenendo: convincere la gente che l'inferno non esi­ste, o comunque che, se c'è, non può essere eterno.

Fatto questo, tutto il resto verrebbe da sé: ognuno arrive­rebbe a concludere che si può negare qualunque altra verità e commettere qualunque peccato che... gia tanto, prima o poi, tutti saranno salvi!

La negazione dell'inferno è l'asso nella manica di Satana: spalanca le porte a qualunque disordine morale.

(Don Enzo Boninsegna)

HANNO DETTO

Tra noi da una parte e l'inferno o il paradiso dall'altra non c'è di mezzo che la vita: la cosa più fragile che esista. (Blaise Pascal)

La vita ci è stata data per cercare Dio, la morte per trovarlo, l'e­ternità per possederlo. (Nouet)

Un Dio solamente misericordioso sarebbe per tutti una bella pac­chia; un Dio solamente giusto sarebbe un terrore; e Dio non è né una pacchia né un terrore per noi. È un Padre, come dice Gesù, che, finché siamo vivi è sempre disposto ad accogliere il figlio prodigo che torna a casa, ma è anche il padrone che, alla fine della giornata, dà a tutti il giusto salario meritato. (Gennaro Auletta)

Due cose uccidono l'anima: la presunzione e la disperazione. Con la prima si spera troppo, con la seconda troppo poco. (Sant'Agostino)

Per salvarsi è necessario credere, per dannarsi no! L'inferno non è la prova che Dio non ama, bensì che ci sono uomini che non vogliono amare Dio, né essere amati da Lui. Nient'altro. (Giovanni Pastorino)

Una cosa mi turba profondamente ed è che i sacerdoti non parla­no più dell'inferno. Lo si passa pudicamente sotto silenzio. Si sot­tintende che tutti andranno in cielo senza alcuno sforzo, senza al­cuna convinzione precisa. Non dubitano nemmeno che l'inferno sta alla base del Cristianesimo, che fu questo pericolo a strappare la Seconda Persona alla Trinità e che la metà del Vangelo ne è piena. Se io fossi predicatore e salissi in cattedra, proverei in pri­mo luogo il bisogno di avvertire il gregge addormentato dello spaventoso pericolo che sta correndo. (Paul Claudel)

Noi, fieri di avere eliminato l'inferno, lo diffondiamo adesso dap­pertutto. (Elias Canetti)

L'uomo può sempre dire a Dio...: "Non sia fatta la tua volontà!". È questa libertà che dà origine all'inferno. (Pavel Evdokimov)

Da quando l'uomo non crede più all'inferno, ha trasformato la sua vita in qualcosa che assomiglia molto all'inferno. Evidente­mente non può farne a meno! (Ennio Flaiano)

Ogni peccatore accende da sé la fiamma del proprio fuoco; non che sia immerso in un fuoco acceso da altri ed esistente prima di lui. La materia che alimenta questo fuoco sono i nostri peccati. (Origene)

L'inferno è la sofferenza di non poter più amare. (Fédor Dostoevskij)

È stato detto, con profondissima intuizione, che il paradiso stesso per i dannati sarebbe un inferno, nella loro ormai inguaribile di­storsione spirituale. Se potessero, per assurdo, uscire dal loro in­ferno, lo ritroverebbero nel paradiso, avendo considerate nemiche la legge e la grazia dell'amore. (Giovanni Casoli)

La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di pec­cato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, "il fuoco eterno"... (1035). Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore... Se non è riscattato dal penti­mento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili... (1861). (Catechismo della Chiesa Cattolica)

L'inferno è lastricato di buone intenzioni. (San Bernardo di Chiaravalle)

Visite: 398

TAGS: Divina MisericordiaSalvezza