Maria a Medjugorje Messaggio del 25 febbraio 1989:Cari figli, oggi vi invito alla preghiera del cuore. Durante questo tempo di grazia, desidero che ognuno di voi si unisca a Gesù. Senza la preghiera incessante non potete sentire la bellezza e la grandezza che Dio vi offre. Perciò, figlioli, tutto il tempo riempite il vostro cuore anche con le più piccole preghiere. Io sono con voi e veglio incessantemente su ogni cuore che si dona a me. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Madonnina delle Lacrime di Civitavecchia: Le testimonianze più significative




Le testimonianze relative alla lacrimazione della Madonnina sono molte. Stando ad una tale «molteplicità di attestazione» non è legittimo mettere in dubbio la loro credibilità. Esse provengono da persone di ogni condizione sociale e di ogni età.
I testimoni hanno giurato di dire la verità e si sono prestati liberamente all’interrogatorio. Non essendoci secondi fini è da presumere che la loro testimonianza sia vera e riferisca ciò che hanno sperimentato. Tutti hanno visto le lacrime formarsi e scendere o, come minimo, in movimento. Tutti manifestano la certezza che nessuno stava manomettendo la statua. In particolare, coloro che conoscono i Gregori ritengono che essi siano persone serie, oneste e incapaci d’inganno.
Tutte le testimonianze hanno il loro valore e meritano attenzione, ma la preminenza deve essere data a quella di Jessica Gregori in quanto testimone oculare della prima lacrimazione ed incapace di inganno, essendo una bambina di sei anni. Grande importanza riveste la testimonianza del Vescovo mons. Girolamo Grillo per la sua autorevolezza e insospettabilità. Va data anche rilevanza alla testimonianza di Fabio Gregori e del parroco Pablo Martín.


TESTIMONIANZA DELLA PRIMA LACRIMAZIONE


Testimonianza di Jessica Gregori. Jessica al momento dell’evento ha solo sei anni e per di più quando viene interrogata sono passati già quattro mesi dal giorno dell’evento. Ha bene impresso nella mente quanto è accaduto e lo esprime con precisione. La testimonianza viene data sotto forma di domanda e di risposta.

Domanda: Vuoi raccontare quello che hai visto?
Risposta: Eravamo usciti di casa, io, papà e David (il fratellino minore, N.d.R.). Io sono andata dietro a papà, ma mentre lui metteva David in macchina sono tornata indietro e ho visto che la Madonnina stava piangendo. Ho chiamato: «Papà, papà, la Madonnina piange sangue! Papà, papà la Madonnina piange sangue!». Prima ha pianto questa (porta la mano sull’occhio destro per indicare da quale occhio per primo era uscito il sangue, N.d.R.); e poi quando papà è venuto ha pianto questa (porta la mano sull’occhio sinistro per precisare di quale occhio si tratta, N.d.R.). Dopo siamo andati in chiesa. Papà lo ha detto alla mamma e la gente si è spaventata (il papà precisa che la gente credeva che ci fosse stato un incidente, N.d.R.). Dopo la Messa abbiamo detto tutto a P. Pablo e lui è venuto a casa nostra a vedere. Non ricordo quello che P. Pablo ci ha detto.

Domanda: Ricordi che giorno era?
Risposta: (siccome sono passati quattro mesi non ricorda bene. Aiutata dal papà risponde, N.d.R.) Era il giorno della Candelora.

Domanda: Ma tu pensi che la Madonna abbia pianto davvero o qualcuno glielo ha messo quel sangue?
Risposta: Ha pianto perché ho visto scendere il sangue da qui a qui (con l’indice della mano destra indica il percorso della lacrima dall’occhio destro fino al collo, N.d.R.).


Testimonianza di Fabio Gregori.


Il 2 febbraio mi sono recato alla chiesa di S. Agostino con tutta la mia famiglia per la funzione della Candelora. Trovato l’orario modificato ci siamo fermati per il Rosario e poiché Davide disturbava ho pensato di prendere i bambini e andare a casa per dare loro la merenda. Passando davanti alla Madonnina mi sono segnato, come sempre, e non ho notato nulla. Poi alle 16,20 sono di nuovo uscito, con Davide in braccio e Jessica stava chiudendo la porta di casa. Percorso il vialetto che è davanti alla casa, Jessica è tornata indietro e mi ha chiamato: «Papà, papà, la Madonnina piange!». Irritato, l’ho richiamata, mentre sistemavo Davide. Lei diceva: «Papà, vieni, tutto sangue!». Lei era abituata ad andare davanti alla Madonnina e portava fiori di campo all’immagine.
Avvicinatomi ho visto che la Madonnina sul volto aveva un rivolino fermo sul lato destro. Sul lato sinistro, all’altezza del mento, continuava a colare. Io ho visto da quando era sotto il mento. In un primo momento mi sono preoccupato di vedere se Jessica aveva ferite, poi ho pensato a qualche segno lasciato dai fiori; poi ho toccato col dito e ho sentito un brivido e una gran vampata di fuoco. Ero colmo di gioia e piangevo. Io non avevo notato nulla nell’immagine né prima né dopo essere andato in chiesa.


Relazione del parroco don Pablo Martín, 4 marzo 1995.


Riportiamo soltanto alcuni passaggi più significativi della relazione di Don Pablo.
Il 2 febbraio 1995, giovedì, festa della Presentazione di Gesù al tempio, alla fine della S. Messa - qualche minuto dopo le ore 17 - Fabio Gregori venne in sagrestia, visibilmente commosso, a chiedermi di recarmi in casa sua, «perché un’immagine della Madonna SS. stava piangendo sangue». La sua commozione era dovuta, oltreché all’impressione che può causare nell’animo l’inattesa visione di un fatto del genere, anche dal timore che ciò potesse avere un significato di presagio di qualcosa di pauroso che incombesse, e anche il timore di aver fatto lui chissà quale peccato, avendo toccato col dito «il sangue» che scorreva sulla guancia della statuetta.
Dopo un quarto d’ora arrivai alla casa. Avvicinandomi alla Madonnina, in giardino, vidi subito due rivoli di un colore rosso scuro, che partendo dagli occhi scorrevano sul viso, uno fino all’orlo della veste, sotto il collo, l’altro ancora più giù, quello del lato sinistro, fino all’altezza del cuore. All’aspetto si presentavano, inizialmente, nello sgorgare dagli occhi, abbastanza acquosi, sebbene si vedevano molto ben delimitati, perché ai bordi estremi, quello che sarebbe sangue appariva come una lineetta molto nitida, grossa poco più di un capello. Man mano che scendevano, seguendo il percorso naturale del viso, diventavano due strisce di colore rosso cupo, formando ogni tanto l’ingrossamento di una goccia; il tutto in proporzione alla grandezza della statua, cioè, un rivolo di un millimetro di spessore. C’era qualche macchiolina di «sangue» nell’incavo degli occhi, ma la cosa più sorprendente è che, guardando l’immagine dal basso in alto (e per poterlo fare occorreva umiliarsi, mettersi quasi con la faccia a terra) si vedeva che la palpebra superiore, all’interno, sembrava piena di questo «sangue», come se da lì scorresse.
Il rivolo iniziale, sulla guancia sinistra, appariva notevolmente deviato in contrasto con la legge di gravità; non era disceso in verticale. In una persona viva, questa traccia avrebbe significato che il rivolo sulla guancia destra e quello sulla sinistra, oltre ad essere avvenuti in momenti diversi, avrebbero trovato la testa spostata, cioè in posizione diversa. Ciò mi fece pensare che, se fosse stata opera di un artista, avrebbe potuto contravvenire distrattamente la legge di gravità in favore dell’arte; se invece fosse stata opera di un falsario, mediante un contagocce, sarebbe stato impossibile, prima di tutto, perché la statuetta era solidamente cementata e non la si poteva mettere inclinata per fare scorrere quel liquido con quel percorso, e poi, se fosse stata levata (e successivamente cementata di nuovo e in gran fretta), il percorso del «sangue» in una guancia sarebbe stato, anche in questo caso, il medesimo percorso sull’altra. Questa mancanza di logicità, che un falsario non avrebbe fatto, mi indusse a pensare che non poteva essere stato fatto da nessuno. Inoltre, alla vista non risultava né inchiostro, né pittura o altro; l’aspetto era quello che tutti conosciamo del sangue coagulato da poco, e in alto addirittura si vedeva come «diluito» in acqua.
I fatti erano accaduti in questo modo: alle ore 16, la famiglia Gregori era uscita di casa per andare in chiesa. Al loro arrivo, arrivavo anch’io da visitare due famiglie. Inizio il Rosario e allora il papà uscì con i bambini, ritornando a casa con la macchina per dare loro una merendina, fino al momento della Messa. Nell’uscire nuovamente di casa, pochi minuti dopo, la bambina ritorna di corsa, tre o quattro metri, davanti alla Madonnina, alta quanto lei, e rimane per un attimo stupefatta; quindi grida: «Papà, papà, corri, ché la Madonnina sta piangendo!» E il padre: «Ma va’, come può piangere, se è una statua?» Ma, avvicinandosi, vede in quel momento colare una lacrima di «sangue» sulla guancia sinistra: proprio quel rivolo storto e non conforme alla legge della gravità. Sbalordito e incredulo, pensa anche lui in un attimo, se sarà forse che la bambina si sia ferita con qualche spina del rosaio, ma non risulta; gli viene allora il pensiero che, forse, la spiegazione sia la pianta che sta sopra la nicchia di sassi, ma così non è; e nemmeno il rosaio, che si vede spoglio d’inverno... Allora, senza pensarlo due volte, tocca la guancia della Madonnina col dito, che si macchia di rosso. Si convince di colpo, con un forte brivido di turbamento e commozione. Erano all’incirca le ore 16 e 20 minuti. Prende i bambini e si precipita, fuori di sé, in chiesa.


LACRIMAZIONE PRESENTE IL PARROCO DON PABLO MARTÌN


Questa lacrimazione riveste una certa importanza perché avviene mentre è presente il parroco della parrocchia, il quale è chiamato a dare la propria testimonianza come rappresentante della Comunità parrocchiale non solo per quello che ha sentito raccontare, ma anche per quello che ha visto e constatato di persona.


Testimonianza di Fabio Gregori


Il 3 febbraio alle 18, 45 P. Pablo era venuto con 10 persone nella mia casa. Poi ci siamo assentati io e P. Pablo per tornare in chiesa onde sistemare il salone per una festa. Tornati in casa, P. Pablo si è trattenuto a pregare davanti alla Madonnina qualche tempo, io ne ho approfittato per prendere della legna per il camino. Mi sono voltato e ho visto che dalla parte destra, dall’occhio destro fuoriusciva liquido che formava una goccia a chiazza grande. Ho chiamato padre Pablo e gli altri che erano in casa. Ci siamo inginocchiati e abbiamo notato che il liquido fuoriusciva dall’occhio destro. Fuoriuscivano piccole goccioline che si allargavano e si raggruppavano in un rigo di sangue già preesistente. Ho notato pure che la lacrima di sinistra già preesistente aveva cambiato forma, ma io fissavo soprattutto la grande. Poi il parroco si è allontanato.


Testimonianza di Anna Maria Accorsi


Il giorno 3 febbraio alle ore 18, 45 vengo chiamata da mio marito e vedo il formarsi di una lacrima di sangue dall’occhio destro e scorrere verso destra piegando in basso e ricongiungersi con la precedente lacrimazione.


Testimonianza di don Pablo Martín


Il secondo giorno (3 febbraio, venerdì) mi recai più volte in casa di Fabio Gregori, senza che ci fossero fatti nuovi, fino alle 18,45. A quell’ora ritornavo dalla chiesa, insieme a Fabio, dopo aver preparato una festa di carnevale per i bambini. Fabio discese dalla macchina prima di me; quindi passai io davanti alla Madonnina, prima di entrare nella casa, e mi fermai a dire un Ave Maria e ad osservare come era. Non c’era nessuna novità. Entrai nella casa, dove trovai altre persone, non saprei dire esattamente chi né quante. Ci sedemmo in cucina. Dopo un po’ (due o tre minuti). Fabio, che stava fuori a raccogliere legna per il camino, chiamò in fretta me e la moglie Anna Maria, perché - disse - la Madonnina stava piangendo un’altra volta. Ricordo che uscimmo tutti in gran fretta; la nicchietta della statua era illuminata (come l’avevo visto qualche minuto prima) dalle lampadine elettriche di cui è dotata. Allora vidi la differenza da come l’avevo visto poco prima. Vidi che si era formata come una chiazza di sangue, che appariva come un ematoma, sulla guancia destra; nella parte bassa sembrava come se quel sangue incominciasse a formare qualche gocciolina. Il tutto era proporzionato alle dimensioni della statua, quindi molto piccolo. I due rivoli di sangue che già c’erano, della prima lacrimazione, mi sembrarono diventati di colore rosso vivo, mentre prima li avevo visti di un colore bruno, come il sangue coagulato. Chiesi una lampadina tascabile per osservare meglio; ero in ginocchio, in una posizione scomoda per la mia schiena; vedevo, sì, ma avrei desiderato vedere meglio (sono miope) ed inoltre con me c’erano altre 7-8 persone che guardavano, per cui mi alzai, per lasciare che gli altri si avvicinassero a guardare da vicino. Non so quanti minuti trascorsero; ma durante quei momenti, io, alla distanza di un metro e mezzo o due metri, non ho potuto vedere un movimento di lacrime, mentre altri presenti affermano di averlo visto. Ricordo di aver recitato il Rosario, meditandolo. A metà del Rosario arrivò Enrico Gregori, che scattò alcune fotografie, come aveva fatto il giorno anteriore. Finito il Rosario, andai via, con l’intenzione di fare una prima relazione per il Vescovo. Consigliai di non toccare nulla, di non perderla di vista e di proteggerla con un vetro o qualche cosa. Don Pablo aveva già scritto la stessa testimonianza al Vescovo: ...presentava una nuova chiazza rossa sul viso, dalla quale incominciava a scorrere qualche gocciolina di «sangue», mentre il colore, da bruno scuro (come sangue coagulato) si era fatto rosso vivo. La stessa cosa è stata confermata alla Commissione teologica: ... ho visto come se si fossero formate delle goccioline... Ricordo che si era formata una chiazza marrone e qualche gocciolina si era addensata nell’occhio inferiore. Era di colore bruno il secondo giorno, ma quella sera, dopo qualche minuto, si era formato sangue fresco.


LACRIMAZIONE DAVANTI AL VESCOVOMONS. GIROLAMO GRILLO


La testimonianza del Vescovo su quanto si è verificato nelle sue mani ha una importanza particolare sia per l’autorità che riveste e sia per l’atteggiamento di prudenza e iniziale scetticismo.


La testimonianza del vescovo


Il sottoscritto mons. Girolamo Grillo, Vescovo di Civitavecchia e Tarquinia, dichiara in coscienza quanto segue:
Erano le ore 8,15 del mattino del 15 marzo 1995; avevo appena finito di fare colazione dopo la celebrazione della S. Messa nella mia Cappellina privata in Via delle Ginestre, 1.
Come quasi ogni mattina, da quando la piccola statua della Madonna di S.Agostino si trova in casa mia (10 febbraio 1995), ero andato con la suora a fare una piccola preghiera alla Vergine Madre di Dio. Quella mattina mi accompagnava mia sorella Grazia Maria, la quale anche ella si era messa in preghiera.
Dopo qualche minuto mia sorella mi domanda se avesse potuto chiamare anche suo marito, il quale non aveva mai visto la Madonnina.
Venuto il marito, che si trovava in un’altra stanza, anch’egli si è messo a pregare, quando all’improvviso incomincia a dire: «Ma non vedete che la statuina lacrima sangue?».
In effetti, guardando attentamente la statua che avevo tra le mie mani, ci siamo accorti che, sulla guancia destra della statua, vi era una grossa lacrima di sangue, la quale poi lentamente incominciò a scendere fin sotto il collo della statua, per qualche minuto e per qualche cm.
Mia sorella, quasi terrorizzata, incominciò a piangere e a gridare (poi mi avrebbe detto che si era spaventata perché aveva visto il sottoscritto pallidissimo in viso) ed inavvertitamente toccò il sangue con un dito, che le si macchiò per qualche minuto. A notare il sangue sul dito di mia sorella fu anche l’altra suora rumena (Sr. Tereza) e mio nipote Angelo Arena, subito accorso alle grida della mamma.
Le mie impressioni, di fronte all’evento, furono contrastanti: quasi di incredulità (mi sembrava incredibile quanto si verificava sotto i miei occhi, ma non era una visione; era vero e proprio sangue toccabile e concreto).
Ho chiesto subito alla Madonna la mia conversione e il rafforzamento della mia fede, mentre non ho mancato di chiedere perdono di tutti i miei peccati.
In pari tempo, si è rafforzata in me la convinzione che la Madonna non sia contenta soprattutto per il sangue innocente che scorre nel mondo (aborti, piccoli innocenti uccisi, carneficine delle guerre), per i gravi disordini morali esistenti nel mondo e in particolare in Italia, nonché per la persistente visione ateistica imperante anche dopo la caduta del comunismo, ed infine per gli sbandamenti esistenti tuttora in seno alla Chiesa con più o meno malcelate ribellioni al Papa e alla Gerarchia.
La Madonna, ancora una volta come a Lourdes, a Fatima, a La Salette e a Siracusa, grida ai suoi figli: «Convertitevi e credete al vangelo, facendo penitenza».
In fede. + Girolamo Grillo


P.S. Le sopraddette mie convinzioni derivano dal fatto che io personalmente, ben sapendo dalle indagini già fatte sulla statuina che essa non conteneva marchingegni di sorta e che trattavasi di sangue umano, non riesco tuttora a spiegarmi - a meno che la scienza non mi dimostri il contrario - come razionalmente sia potuto accadere quanto è accaduto nelle mie mani e sotto i miei occhi, in piena coscienza.
+ Girolamo Grillo


Altre testimonianze.


La testimonianza del Vescovo è suffragata da altri testimoni presenti nello stesso luogo e alla stessa ora. Questi testimoni hanno deposto giurando sul Vangelo di dire la verità:

Antonio Arena:
...E vedo il sangue fluire... Guardo meglio e oltre che a destra anche a sinistra vedo una parte rifiorire... ho visto una polla che si rigonfiava. Ho visto 3 o 4 rivi, corrispondenti ad alcuni centimetri e il movimento del rivoletto estendersi oltre il precedente.

Grazia Maria Grillo:
... Si vede un rivo come un capello, scendere dall’occhio fino sotto il collo... Io tocco il rivolo e il puntino sul viso si allarga... Il sangue diventa piano piano sempre più chiaro fino a scomparire.

Sr. Duma Tereza:
... Ho visto rinvigorirsi la lacrima. Ho visto un rivolo sovrapporsi al precedente e scorre giù giù.


Conferma del Prof. Marco Di Gennaro e del Prof. Umani Ronchi.


La testimonianza dei due professori circa la lacrimazione in casa del Vescovo si basa sulla differenza della presenza del sangue sulla statuina dopo che era stato effettuato il prelievo al Policlinico Gemelli.
Di Gennaro: fu chiamato dal Vescovo lo stesso 15 marzo, giorno della lacrimazione avvenuta nelle sue mani. Dal verbale risulta che «trovò il Vescovo agitato ed emozionato» e «constatò che la statuina che di solito aveva tracce di color marroncino sfumato, si presentava con due fili rosso brillante lunghi 2 o 3 cm. Era una traccia netta molto sottile da entrambe le parti, sovrapposta all’altra traccia più vecchia sottostante».
Umani Ronchi: si è recato in casa del Vescovo su incarico della Criminalpol, dopo l’intervento del Codacons, per effettuare un prelievo del sangue e quindi procedere all’esame del DNA. In quelle circostanza notò che «nella zona che era stata oggetto del precedente prelievo c’era un sottile rivolo a livello della guancia destra che arrivava al di sotto della mandibola, un rivolo di colore diverso perché il sangue aveva mantenuto nelle orbite un colorito brunastro (e questo perché il sangue tende ad invecchiare), ma nella parte dove avevano eseguito il prelievo vi era un rivolo di colore diverso alla congiunzione col precedente». Ebbe l’impressione che ci fosse stato un sanguinamento che cominciava esattamente nel punto dove il rivolo superiore iniziava e notò subito la differenza. Consigliò che si facessero due prelievi distinti ma il biologo non volle e prelevò i due aspetti del rivolo senza differenziazione. Le foto che fece, date ad Antonello Sette, non sono venute. Nulla poté rimanere documentato. A proposito di quanto notato dopo la lacrimazione in casa del Vescovo confida di aver avuto la netta impressione che il sangue iniziasse a colare da dove era terminata la precedente (o le precedenti) lacrimazione.
Il Prof. Umani Ronchi ha inviato anche una significativa lettera al Vescovo dopo il Decreto di archiviazione della vicenda giudiziaria. In questa lettera viene confermato quanto aveva testimoniato i precedenza.
La testimonianza del Vescovo acquista particolare rilievo se si considera il suo atteggiamento nella complessa vicenda. Prima della lacrimazione nelle sue mani ha avuto un atteggiamento di scetticismo e di invito alla prudenza; informa il card. Ratzinger; incarica la Polizia di verificare se vi sia frode o scherzo in dileggio alla Madonna; chiede informazioni al medico della famiglia Gregori e ne riceve assicurazione sulla loro serietà; incarica lo stesso medico di effettuare un prelievo del ‘cosiddetto sangue’ e di eseguirne le analisi, dalle quali risulta trattarsi di sangue umano; fa esaminare il sangue e la statuina da due scienziati ematologi del Policlinico Gemelli e della Sapienza di Roma.
Dopo la lacrimazione nelle sue mani, essendosi trovato personalmente di fronte ad un fatto concreto e tangibile del tutto straordinario, abbandona lo scetticismo iniziale e comincia a credere che ci sia veramente qualcosa di straordinario. Per impedire il sequestro della statuina da parte della Magistratura decide di rendere pubblico l’evento accaduto nelle sue mani. Istituisce la Commissione teologica, dopo aver sentito anche il Card. Ruini. Di ogni cosa informa la Santa Sede e si consiglia con il Card. Sodano.


TESTIMONIANZA DI JESSICA GREGORI A DIECI ANNI DALL’EVENTO


Quando la statuina della Madonna lacrimò la prima volta nel giardino dei Gregori, il 2 febbraio 1995, Jessica aveva sei anni, quindi molto piccola. Dopo dieci anni cosa ricorda di quell’evento? Soprattutto è in grado di confermare la testimonianza di allora? Le è stato chiesto di dare una testimonianza scritta di quanto oggi ricorda di quell’evento. Ha accettato volentieri la richiesta rilasciando la dichiarazione già riportata in questo dossier, alla quale rimando.
Questa testimonianza conferma quella di dieci anni prima, inoltre aggiunge altri interessanti elementi, in particolare la preoccupazione della Madonna per l’unità della famiglia nella società di oggi.

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