Maria a Medjugorje Messaggio del 6 novembre 1985: Amate il prossimo, soprattutto coloro che vi provocano. Con l’amore anche le cose che vi sembrano impossibili diventeranno possibili. Tutti quelli che cominciano a vivere l’amore, preparano la via alla pace.

Tre Fontane: La devozione laica e religiosa.





La devozione laica e religiosa.

Una apparizione alle porte di Roma

La nascita del santuario delle Tre Fontane si inserisce in un momento di forte recupero della pietà mariana. Nell’ultimo dopoguerra si è assistito all’incontro tra la volontà delle autorità ecclesiali e dello stesso pontefice di realizzare una generale mobilitazione in favore del culto alla Madre di Cristo e la naturale inclinazione dei credenti verso questa espressione della fede. La Madonna veniva indicata quale efficace baluardo a difesa del cristianesimo di fronte alle difficoltà poste dalla ricostruzione e dal confronto con modelli di civiltà concorrenti e fortemente temuti.
La pubblicistica cattolica, che si trovava ormai ad offrire le proprie letture della realtà sociale e religiosa in antagonismo con numerose altre, cercava modelli unificanti e intorno ai quali raccogliere un ampio consenso. Si sottolineava che quella presente era «l’ora di Maria» - preconizzata da personaggi come san Luigi Grignion de Montfort, il padre Guglielmo Chaminade1 e in tempi più recenti dal frate minore conventuale san Massimiliano Kolbe - che avrebbe preparato il «trionfo di Cristo e della sua Chiesa».
Già durante la guerra Pio XII aveva affidato alla Madonna del Divino Amore la protezione della città, e quel luogo era così divenuto il simbolo della salvezza dell’Urbe e l’itinerario principe della sua pietà mariana. Tuttavia accanto a questo fenomeno, che aveva visto il favore delle autorità ecclesiali, si inseriva nella prima metà del 1947 un fatto nuovo che dava vita ad una devozione dal carattere spontaneo. La Madonna era apparsa ad un protestante nei pressi delle Tre Fontane, una zona periferica, ma legata alla storia religiosa della città, che vi riconosceva il luogo del martirio di san Paolo.
La grotta dell’apparizione si trovava su di una collina prospiciente la via Laurentina e che costituiva un lembo del confine settentrionale del comprensorio dell'E.U.R. Non erano distanti né la basilica di san Paolo fuori le mura, né lo stesso santuario del Divino Amore, che era comunque assai più decentrato.
Almeno fino alla seconda guerra mondiale la zona era stata fortemente legata alla organizzazione rurale dei Trappisti dell’abbazia delle Tre Fontane, i quali non solo erano proprietari di una vasta zona all’intorno, ma avevano creato una efficiente realtà economica locale, nella quale erano inseriti un buon numero di contadini con le loro famiglie. Era stata anche costruita nel 1908 una scuola per i figli dei contadini, attigua all’abbazia e tenuta dalle suore Maestre Pie Filippini.
Tuttavia il contesto sociale andava rapidamente mutando, poiché il nascente quartiere dell’E.U.R. avrebbe fatto progressivamente rientrare il nuovo spazio sacro all’interno di una zona vitale per lo sviluppo della città moderna.

Ciò che accadde in seguito alla diffusione della notizia di una apparizione alle porte di Roma, dando luogo ad un fenomeno anche numericamente significativo, era il risultato di diversi fattori, tra i quali il desiderio di uscire dalla condizione di sofferenza cronica cui la guerra e la successiva ricostruzione avevano costretto la gente. Oltre però alle diverse congiunture, comunque legate alla difficile situazione sociale del dopoguerra, l’analisi di quanto accaduto alle Tre Fontane mostra che esiste all’interno del cattolicesimo della capitale una chiara opzione mariana, che si esprime attraverso una varietà di manifestazioni.
A partire dalla fine del maggio 1947 la gente cominciava ad affluire sempre più numerosa e la prima relazione del comando agenti di P.S. dell’E.U.R., sotto la cui giurisdizione il luogo si trovava, recita:

Nel tardo pomeriggio di ieri nella zona dell E.U.R. si sparse la voce che un certo Cornacchiola Bruno pare protestante, sinora non identificato, mentre giocava con dei bambini, pare suoi figlioli, nel boschetto di eucalipti di detta mostra, avrebbe vista la Santissima Vergine seduta su di una pietra tufacea, in una specie di grotta ivi esistente. Pertanto fedeli locali si sono recati sul luogo per rendere omaggio alla Vergine. Vuolsi che lo stesso Cornacchiola avrebbe riferito a persona del sito che giovedì p.v. nello stesso luogo gli dovrà ricomparire la Santissima Vergine.

Ancor prima che dalle competenti autorità ecclesiali, il veggente fu interrogato dalla polizia, giacché questi eventi recano notevoli implicazioni di ordine pubblico, per la loro capacità di raccogliere l’interesse di migliaia di individui:

Comunico che Cornacchiola Bruno di Antonio ha confermato visione Santissima Vergine ripetutasi il 12 aprile, 6 et 23 maggio. Ha dichiarato inoltre di non aver organizzato pellegrinaggi a grotta Tre Fontane ove sarebbe manifestatosi fenomeno.

Il primo periodo fu caratterizzato da una partecipazione copiosa di fedeli, che si riversavano alla grotta carichi di attese. Le manifestazioni di fede erano talora composte e contenute, altre volte caratterizzate da una forte emotività, dovuta al desiderio di partecipare all’esperienza mistica del tranviere. L’osmogenesi, che spesso è detta accompagnare le apparizioni mariane o di taluni santi, creava curiosità nei fedeli e molti asportavano il terreno della volta della grotta come reliquia:
La credenza popolare ha sparso la voce che tale profumo avrebbe una particolare superiore caratteristica.

Era questo l’aspetto più temuto dalle autorità ecclesiali, che scorgevano in questi episodi un pericoloso irrazionalismo e il sorgere di devozioni incontrollabili. Il primo ad intervenire è il parroco del Buon Pastore alla Montagnola, che fa esporre all’ingresso della grotta un cartello che suscita il dispetto della gente:
Innanzi di prestare fede, si consigliano i fedeli ad attendere il parere delle Autorità Ecclesiastiche.

Si registrano episodi di intolleranza, come quando un frate domenicano che aveva invitato i presenti alla cautela, ricordando che «la Chiesa non aveva detta la sua parola a conferma dell’Apparizione», veniva a fatica difeso dall’agente di servizio. Lo stesso accadeva ad una giovane protestante che «inopportunamente credette accennare alle sue idee circa la Verginità di Maria».
L’afflusso dei visitatori era così sostenuto da far ritenere al questore Polito che fosse necessario «inviare sul posto almeno 20 uomini, destinati soltanto a questo servizio, alle dipendenze almeno di un abile sottufficiale». Intanto la gente cominciava ad invocare la Madonna apparsa col titolo di Vergine della Rivelazione, che rappresentava una novità nel contesto della pietà mariana, ma non tale da uscire dall’ortodossia. Tale appellativo richiamava l’idea di un legame, peraltro da chiarire, con la Parola di Dio ed anche di un messaggio per il popolo cristiano. Un uomo impone alla figlia nata in luglio il nome di Maria Rivelata.
All’ingresso della grotta un cartello autografo del veggente invitava al rispetto della sacralità del luogo e si presentava come una vera e propria abiura, insieme ad un invito alla conversione dai toni catartici:
Tu creatura infelice nel mondo del peccato, rovescia le tue pene ai piedi di Maria Vergine della Rivelazione, confessa i tuoi peccati e bevi in questa fonte di misericordia di Dio e Maria, la dolce madre di tutti i peccatori, ecco ciò che ha fatto per me peccatore.
Militavo nelle file di Satana, nella setta Protestante Avventista, ero nemico della Chiesa e della Vergine, qui il 12 aprile 1947 con i miei tre bambini è apparsa la Vergine della Rivelazione dicendomi di rientrare nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana con segni di rivelazioni che Lei stessa mi ha dettato.
Infinita misericordia ha vinto questo nemico che ora ai suoi piedi implora perdono e pietà, amatela, Maria è la madre nostra, amate la Chiesa con i suoi figli è il manto che ci copre nell’inferno che si scatenerà nel mondo, pregate molto e allontanate i vizi della carne, pregate!.


Si notano pellegrinaggi che uniscono al consueto itinerario del Divino Amore, una «sosta alla grotta dell’Apparizione», tuttavia non si sono stabiliti, neppure in avvenire, legami significativi tra i due santuari. Fino al mese di agosto permane una certa eccitazione tra i fedeli che si recano alle Tre Fontane e, a parte i numerosi miracoli segnalati in quel periodo, le carte di polizia evidenziano episodi di difficile lettura, come questo che riportiamo senza alcun commento:
Stamane, verso le sette e trenta, circa un centinaio di persone, mentre sostavano presso la nota «Grotta dell’Apparizione», hanno visto apparire, sulla parte soprastante ad essa, la Vergine, ricoperta di un manto azzurro. Le suddette persone hanno asserito che l’apparizione è durata circa 10 minuti e che la Vergine ha indicato con un dito il sole, nella cui direzione è scomparsa e poi brevemente riapparsa.
Subito la grotta fu riempita di fotografie, spesso di graziati o militari dispersi in guerra, di malati o persone che in questo modo intendevano porsi sotto la protezione della Madonna apparsa. Questa abitudine si è conservata intatta nel corso degli anni e denuncia un senso di sfiducia e angoscia legato agli aspetti tragici dell’esistenza, che trova lenimento in questo caso attraverso la consegna ideale di se stessi al sostegno divino. Spesso i motivi della pietà alle Tre Fontane ripetono forme espressive ormai acquisite dalla devozione mariana e che ne rappresentano il suo lessico interno. Si fa riferimento all’aspetto penitenziale, che si esprime qui attraverso la recita del rosario, l’invito alla pia pratica dei nove venerdì del Sacro Cuore, o con periodici richiami al digiuno e all’astensione da alcuni divertimenti ritenuti pericolosi per la moralità delle persone. Si legge in un volantino distribuito alla grotta nel maggio 1949:
Il 24 maggio sia grande giornata di penitenza: niente balli, niente cinematografi e teatri; per coloro che fumano, astenersi dal fumare. Evitare ogni vanità.

Queste forme, pure in sintonia con quanto richiesto in altre apparizioni, sembrano limitare il rapporto con Dio alla dimensione della misericordia e del perdono, ma spesso si legano ad una sincera ricerca di cambiamento e ad una più forte adesione ai valori del cristianesimo.
Il fatto che la Madonna apparsa avrebbe fatto esplicito riferimento all’efficacia della pratica dei nove venerdì, viene talora indicata come una sua autorevole conferma.

I Trappisti della vicina abbazia

L’autorità ecclesiastica era sostanzialmente assente alle Tre Fontane, ove si eccettuino interventi disciplinari del Vicariato o del Santo Offizio presso i religiosi locali, espressi di preferenza oralmente. Questo vuoto d’autorità si traduceva in una presa di possesso del luogo da parte di persone o particolarmente devote, o attratte dalla possibilità di ricavarne qualche utile.
Notevole era la presenza del clero, cui non era stato impedito di recarsi in forma privata alla grotta dell’apparizione. I padri Trappisti della vicina abbazia delle Tre Fontane non rimasero estranei a quanto accadeva nel bosco di eucalipti, già di loro proprietà. Il cronista cistercense, con tono distaccato e prudente, identifica il prodigio nella mera conversione di un apostata:
Il giorno 12 aprile si dice che la Madonna apparisse ad un certo Bruno Cornacchiola, di Cattolico fattosi Protestante, invitandolo a rientrare nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana [..] Vicariato di Roma ha vietato per il momento agli ecclesiastici di ingerirsene, e sta studiando a fondo la difficile questione.
Le assente apparizioni furono tenacemente sostenute dall’abate Alfonso Barbiero e dall’economo padre Bernardino Tacoella. Quest’ultimo cercò di ottenere la retrocessione del bosco di eucalipti da parte dell’Ente E.U.R. per edificarvi un santuario, interessando fra gli altri don Luigi Sturzo, che in una lettera al Sottosegretario di Stato Giulio Andreotti mostra piena fiducia nei fatti soprannaturali:
I Padri Trappisti delle Tre Fontane hanno fatto domanda a S. Ecc. De Gasperi, tempo fa, per rientrare in possesso di un terreno di loro proprietà, di cui erano stati espropriati per i lavori dell’Esposizione Universale E.U.R. Tale zona di terreno, però, non poté essere utilizzata in modo alcuno ed essi desidererebbero riaverla per poter edificare un Santuario nel luogo stesso ove sono avvenute, dallo scorso aprile in poi, varie apparizioni della Madonna e dove l’affluenza deifedeli è notevole. Ti prego di volerti interessare affinché la domanda venga esaminata e, possibilmente, accolta.

Tuttavia nulla fu possibile ottenere per la intransigente quanto legittima posizione assunta dal Commissario straordinario dell’Ente E.U.R. Severi, il quale consultava in merito le autorità ecclesiastiche, che «non si erano pronunciate sull’attendibilità dell'apparizione».
In occasione delle festività mariane, che richiamavano un gran numero di persone alla grotta, la vicina abbazia diveniva l’approdo naturale dei penitenti:
La notte precedente l’Assunta e la Natività di Maria, una gran massa di popolo vegliò con candele accese presso la Grotta, e verso le due del mattino si riversava nell ‘Abbaziale per le confessioni e le S. Messe che si susseguirono ininterrotte per tutta la mattina.

Gli esordi del Comitato “pro Grotta delle Tre Fontane”

Non ci volle molto per vedere la prima forma organizzata di culto alla Madonna apparsa, dovuta alla iniziativa congiunta di laici e religiosi. Infatti nel mese di agosto nasceva presso gli stessi locali del monastero cistercense, promosso dalla locale Associazione cattolica, il Comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre Fontane. Scopo di questa istituzione era quello di «compiere accertamenti sulle infermità di coloro che affermano di aver ottenuto la grazia, soccorrere gli infermi che si recano a visitare la Grotta, indire cerimonie e festeggiamenti in onore della Vergine della Rivelazione».
Fu elaborato uno statuto che ne sanciva ufficialmente le finalità, fra cui, volendo restare in sintonia con il messaggio dell’apparizione, quella di «richiamare alla fede coloro che hanno la sventura di esserne privi, di riportare a rettitudine di vita quelli che si sono smarriti, di vincere con la bontà e la dolcezza le forze del male, di restituire nella morale la letizia degli uomini».
Tuttavia l’attività di alcuni membri del comitato fu poco trasparente e non indenne da forme di lucro.
Pur non potendo comparire palesemente, vi presero parte attiva alcuni religiosi come lo stesso padre Bernardino, assistente ecclesiastico della Associazione cattolica delle Tre Fontane, monsignor Augusto Moglioni e monsignor Castolo Ghezzi, entrambi dell’Elemosineria Apostolica.
Il comitato aveva la sua sezione d’onore, presieduta dal principe Ludovico Chigi Albani, segnalato anche da una relazione di polizia, insieme ad altri esponenti del patriziato romano come il marchese Francesco Antici Mattei o diplomatici come Carlo Magalhaes de Azevedo, già ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede dal 1919 al 1934. Il presidente effettivo era Enrico Contardi, giornalista e scrittore, autore dei primi opuscoli sui fatti delle Tre Fontane e presente ovunque nel Lazio fossero segnalate mariofanie.
Per sua iniziativa cominciò, a partire da settembre, la pubblicazione del bollettino La Voce delle Tre Fontane, a imitazione di quanto accadeva nei più importanti santuari mariani. Il foglio di notizie, che ad evitare noie con il Vicariato si definiva mensile di storia, archeologia, arte, cronologia locale, intendeva legare i destini del nuovo spazio sacro con quelli della vicina e antica abbazia benedettina, legittimando così un fenomeno precario. Sulla copertina del bollettino c’era un disegno che raffigura la Vergine della Rivelazione procedente dalla grotta dell’apparizione, dove numerosi fedeli sono inginocchiati rivolti verso il monastero cistercense. Questo periodico costituisce un riferimento significativo dell’indirizzo della pietà mariana alle Tre Fontane, avendo contribuito in parte a formano. Un sacerdote vi svolgeva il ruolo di teologo, presentando la grotta dell’apparizione come «il luogo donde la Vergine vuole operare molte conversioni». Lo stesso suggeriva una devozione particolare da parte dei tranvieri, i quali sarebbero stati premiati a causa delle loro «piocessioni per le vie dell’Urbe».

La fede riscoperta

L’immagine del nascente santuario era fortemente legata al fatto che lì era rientrato nella Chiesa un apostata e che la Madonna apparsa avrebbe invitato a pregare per «la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiaril».
Venivano segnalati episodi che corroboravano questo indirizzo della pietà, come quello di un altro tranviere, Pietro Genna, convinto anni prima dal Cornacchiola ad entrare nella chiesa Avventista:
Avrei voluto confessare a tutti che ero protestante e che ero tornato fedele e che avevo fatto tanto male alla Chiesa Cattolica, combattendola ferocemente.

Talvolta le storie sottostanti agli ex voto mettono in luce una fede non più percepita come un dato connaturato alla società, quanto piuttosto vissuta come un problema e come una conquista. Sembra emergere una chiesa del disagio, diversa da quella entusiasta e militante delle organizzazioni cattoliche, che è fatta di individui isolati e in cerca di risposte di fronte ad un mondo in rapida trasformazione. Sono persone che, o per travagliate vicende umane o per propria inclinazione intellettuale, vivono un rapporto problematico con la religione, non riuscendo ad identificarvisi pienamente.
Anche una realtà apparentemente statica, come quella che si offre a chi assista dall’esterno a tali fenomeni di pietà popolare, denuncia invece una incipiente secolarizzazione, non disgiunta però da una forte nostalgia per le certezze del passato, che chiedono di essere approfondite ed interiorizzate.
Un giovane lascia una marmetta ex voto con la sua fotografia e la scritta «Per aver ricevuto la più bella delle grazie». Si tratta di un certo Arturo Iacopini, il quale racconta della sua vita disordinata e della repulsione per tutto quanto riguardasse i sacramenti, in particolare la confessione. Egli dice di aver ricevuto il desiderio di accedervi e di cambiare il corso della sua esistenza dopo «aver supplicato la Vergine della Rivelazione». Un anno dopo egli entrò nel convento dell’abbazia delle Tre Fontane, dove divenne frate.
Si legge inoltre sul bollettino della grotta del gennaio 1948.
Molte e molte sono le anime che hanno ritrovato la pace della coscienza e la via del ritorno all’Ovile Santo dopo essere venute alla Grotta, talvolta spintevi soltanto da semplice curiosità. Ma Maria le aspettava al traguardo: la Sua è la strada diretta che conduce al Figlio Suo Divino.

Il fatto che alle Tre Fontane qualsiasi forma di devozione viva al di fuori del controllo e della promozione dell’autorità ecclesiastica, non è dovuto alla volontà di creare spazi autonomi da parte della pietà popolare, ma è invece il risultato di una propaganda mariana che incontrava per intero il favore della gente. Del resto lo stesso Pio XII, durante il discorso ai parroci romani e ai predicatori quaresimali del 10 marzo 1948, aveva parlato di «visioni di meravigliosa grandezza, della confidenza e dell’amore che conduce le anime alla purissima e Immacolata Vergine Maria»36, cosa che poteva essere letta come un solenne riconoscimento delle apparizioni di quel periodo. Il legame che la Chiesa cattolica poneva tra la promozione della pietà mariana e il risveglio della fede nel dopoguerra, trova in quanto accade alle Tre Fontane, una involontaria conferma. Si legge ad esempio fra gli Avvisi del Vicariato di Roma pubblicati sul «Bollettino del Clero Romano» del settembre- ottobre 1947:
Nella ricorrenza del mese di ottobre, dedicato alla Vergine Santissima, vivamente raccomandiamo ai fedeli di questa Diocesi di Roma di onorare la Madre celeste con la pia pratica del Santo Rosario.

Voci dalla “Città Sacra”

Le Tre Fontane, comunque, erano meta di un pubblico eterogeneo, non sempre esprimente le stesse motivazioni o le stesse forme devozionali.
Le carte di polizia sottolineano la presenza di personalità ecclesiastiche e di esponenti del patriziato. Questi ultimi, con la loro presenza o con un appoggio dall’esterno, contribuivano a rafforzare l’idea che alle Tre Fontane fosse realmente accaduto un prodigio, impegnando l’autorità del proprio nome e della propria influenza. Personaggi come il principe Ludovico Chigi Albani, scomparso peraltro poco tempo dopo, che era un interlocutore importante degli ambienti della curia romana e sempre presente nelle più significative cerimonie civili e religiose. Sulla Cronistoria della Grotta, il primo custode religioso del santuario ricordava tra i benefattori illustri Donna Gabriella dei Conti Censi Buffarini, la cui figlia Maria Grazia - di ben nota integrità di vita e morta giovanissima il lunedì santo del 1957 - avrebbe avuto una visione che le annunciava «l’apparizione della Madonna ad un protestante a Roma».
Questi episodi, peraltro poco noti ai fedeli, consentono di capire meglio la risonanza del fenomeno e l’impossibilità di restringerlo nell’ambito della sola periferia romana. La gente affluiva da tutta la città, portando come segno della propria adesione, denaro, gioielli, candelabri d’argento e suppellettili. Le offerte, che all’inizio venivano raccolte da alcuni agenti di polizia e «versate all’economo della vicina abbazia dei Trappisti», furono poi prelevate con uguale destinazione da una «donna da loro incaricata». I cistercensi riformati a loro volta inviavano tali offerte al Vicariato. Poiché anche il comitato aveva organizzato un banchetto delle offerte, è da ritenere che una parte di queste non giungesse a destinazione. Ciò che qui interessa è il fatto che i visitatori intendevano con tali donazioni far costruire una chiesa sul luogo delle apparizioni, desiderando creare un vero e proprio santuario. Neppure oggi la grotta dell’apparizione, dove solo dal 1982 si celebra la messa, può essere definita un santuario, secondo l’articolo 1232 del codice di diritto canonico, come ricordava il card. Vicario Ugo Poletti ai custodi della grotta delle Tre Fontane con una lettera del giugno.
Fra le figure di spicco legate alle Tre Fontane, c’è l’onorevole Enrico Medi, scienziato e personaggio di primo piano del cattolicesimo italiano del dopoguerra 44. La sua presentazione ad un volumetto di poesie, mostra una adesione alla apparizione secondo gli schemi di una retorica legata al ruolo dell’Urbe nella cristianità:
È la prima volta che, “ufficialmente”, la Madre di Gesù viene a rivelarsi sul suolo dei Martiri: qui, dove la pienezza della Divina Rivelazione è depositata. Lo splendore del suo verde manto fra gli alberi oranti del bosco, il candore della sua veste nella grotta bruna, il fascino di quel libro chiuso nelle mani purissime, La presentano: Madonna, Signora di Roma! [...] Salve, o Maria, dolcissima Vergine della Rivelazione! Dischiudi alle genti l’età novella di Gesù, nella sapienza e nella scienza della Tua Roma, luce del mondo .
Il tema di Maria che visita l’Urbe, il centro del cattolicesimo e la sede del vicario di Cristo, fu ampiamente sottolineato dalla produzione letteraria sulle Tre Fontane. A volte qualche sacerdote abbandonava la prudenza che la materia richiedeva e, facendo eco ai motivi cattolici del momento, segnalava l’apparizione alle porte di Roma come segno della presenza della Madonna in difesa della civiltà cristiana:
Chi non vedrà nella Sua più recente Rivelazione alle porte della Città Santa il piano vittorioso della Vergine “terribile come oste schierata in campo?”. Chi ricuserà di rivestirsi del suo candore, di alzare i suoi vessilli e muovere all’attacco, come gli antichi Cavalieri, gridando “Maria e Vittoria?”
Sono richiami ad un cattolicesimo militante, che riconosce e addita i suoi nemici, che condanna, ma non spiega, che prega, ma non testimonia.

L’idea così diffusa nella Chiesa romana, di trovarsi nell’«ora di Satana», cioè in una fase di grandi pericoli per la fede, richiama anche ad una devozione più intensa alla Madonna, ritenuta l’avversario naturale del male e di qualunque eresia:
È prematuro esprimere un giudizio prima di quello della Chiesa. Ma la domanda che sorge spontanea, che non può far a meno di nascere anche nel miscredente davanti a fenomeni e fatti che hanno del miracoloso, davanti a tante manifestazioni rivolte a Maria in ogni parte del mondo non è forse la seguente: È spuntata davvero l’era mariana, l’età di Maria? Fiat! Fiat!.

La Chiesa si strinse attorno alla Madre di Dio, approfondendone la figura attraverso gli studi e promuovendone il culto con pubbliche celebrazioni, che incontravano il favore della gente. Il 30 maggio ‘48 aveva avuto luogo la consacrazione dell’Urbe al Sacro Cuore di Maria e padre Riccardo Lombardi aveva tenuto un discorso davanti ad una folla immensa, nel quale ricordava che era stata la Madonna a salvare Roma dai pericoli della guerra e, più recentemente, dall’avanzata del comunismo:
Stupiti noi stessi dal grande miracolo siamo usciti dal pericolo e ringraziamo la nostra Somma Salvatrice.

Il 5 ottobre 1947

Quindi, una caratteristica della pietà mariana del dopoguerra è quella di presentarsi come un fenomeno di massa, visibile particolarmente in occasione della Peregrinatio Mariae, durante la quale una immagine della Vergine è portata in processione da una parrocchia all’altra di una città o di una diocesi. I fedeli quando partecipavano a questi incontri, avevano la sicurezza di un mandato della chiesa ufficiale, mentre ne erano sprovvisti allorché si recavano nei luoghi delle mariofanie, ma non si può affermare che le motivazioni fossero diverse. La devozione alla Madonna delle Tre Fontane non poté mai contare su una propaganda ufficiale, essendo sempre affidata alle iniziative del tutto private di laici e religiosi. Tuttavia non mancarono episodi anche significativi, che potevano far presagire un imminente riconoscimento della apparizione da parte dell’autorità ecclesiastica e quindi una sua completa assimilazione nel contesto cattolico del periodo.
In particolare si fa riferimento al trasporto della statua raffigurante la Vergine della Rivelazione (opera dello scultore Domenico Ponzi che la eseguì secondo le indicazioni del veggente) il 5 ottobre 1947 da piazza san Pietro fino alla grotta delle Tre Fontane. La manifestazione fu organizzata dal comitato fra laici cattolici, che inviava un telegramma al papa «sperandone la Benedizione Apostolica». Ne fu data pubblicità attraverso volantini distribuiti alla grotta e con un avviso sul «Giornale d’Italia», ma risulta che le forze dell’ordine furono precedentemente avvisate:
A quanto poi viene riferito, il 5 ottobre pv. una statua della Vergine sarebbe trasportata in corteo, a mezzo di una berlina, da piazza san Pietro al bosco delle Tre Fontane .

Secondo stime di polizia la processione all’altezza di via della Conciliazione, cioè subito dopo la partenza, vedeva «l’intervento di circa 20 mila fedeli». Poco prima la statua avrebbe ricevuto la benedizione di Pio XII, anche se la questione rimase alquanto controversa.
A tal proposito il gesuita padre Virginio Rotondi - che insieme a padre Lombardi riferiva al pontefice sui fatti delle Tre Fontane - afferma molti anni più tardi circa Pio XII:
Fu lui che benedisse in piazza S. Pietro e permise di mettere la statua della Madonna delle Tre Fontane, in Roma, per il culto dei fedeli .
La processione, di cui esistono numerose fotografie, andava ingrossandosi man mano che si avvicinava alla grotta dell’apparizione, raggiungendo, secondo le stime di polizia, il numero di 100 mila persone.
Così il bollettino della grotta descrive quella giornata, che rappresentò l’apice del culto alla Madonna apparsa, non essendosi poi più registrato niente di simile:
... Il corteo si mosse alle 15,15 da piazza S. Pietro ed andò ingrossandosi a dismisura mentre procedeva ordinato e compatto per via della Conciliazione, corso Vittorio Emanuele, via del Plebiscito, piazza Venezia, i Fori Imperiali, l’arco di Costantino, via dei Trionfi, viale Aventino, Porta S. Paolo, via Ostiense, basilica di S. Paolo, via Laurentina, e raggiungeva finalmente - erano quasi le sette di sera - il bosco degli eucalyptus che, stipato fino all‘inverosimile da altre migliaia di fedeli con ceri accesi, offriva uno spettacolo fantasmagorico. Una volta arrivata alla grotta, la statua fu portata a braccia da tre miracolati, «mentre la banda delle Tre Fontane accoglieva il venerato simulacro di Maria, intonando il canto alla “Vergine della Rivelazione”, composto dal maestro Marrone.
Quel giorno la città si strinse attorno alla Madonna apparsa, ma tutto quell’entusiasmo non forzò i tempi della decisione, in prosieguo di tempo quei canti e quegli applausi non si ripetettero lungo le strade dell’Urbe per la Vergine della Rivelazione.
Il 5 ottobre si era voluto far uscire dalla precarietà questa devozione, permettendole un pieno riconoscimento da parte delle autorità ecclesiali, il cui prolungato silenzio fa invece delle Tre Fontane il luogo della pietà intima e del culto privato.

La pietà alle Tre Fontane

Non sono le sollecitazioni che provenivano dalla chiesa gerarchica e dal mondo politico a creare e caratterizzare questo fenomeno, che può essere letto al di fuori dei due contesti, conservando comunque un suo significato. È necessario analizzare gli orientamenti della devozione che si manifestano sul luogo dell’apparizione o in relazione con esso, per risalire alla mentalità religiosa sottostante e al tipo di bisogno espresso.
Fin dall’inizio si cominciarono a scrivere preghiere di lode e per la richiesta di grazie che si ispiravano all’apparizione ed erano emblematiche di un indirizzo della devozione già ben consolidato. In una di queste, stampata e distribuita ai visitatori nel corso del 1947 e naturalmente priva di autorizzazione ecclesiastica, si legge:
... O potente Sovrana del Cielo che vi manifestaste come la Vergine della Rivelazione, accogliete il dolore dei nostri cuori pentiti e l’omaggio della nostra riparazione [..] Voi che prometteste la salvezza a chi Vi avrebbe invocata con fede, salvate l’anima nostra e quella di tutti gli increduli e dei peccatori induriti nel vizio, e riconducete i nostri fratelli dissidenti nell’unità della Chiesa Cattolica Apostolica e Romana [..] Esaudiscici, o Vergine Santissima della Rivelazione, e canteremo in eterno le vostre lodi per tutti i secoli dei secoli.

Uno dei richiami più frequenti era quello alla moralità, con particolare riguardo alla precedente destinazione della grotta, che ora invece era presentata come luogo di purificazione:
Maria è intervenuta. Essa ha posto quasi simbolicamente il suo piede virgineo su una terra immonda, in un luogo solitario già propizio al peccato più abbietto. Col suo tocco celeste, Ella ha purificato il suolo di Roma .

Di fronte al ritenuto dilagare del materialismo e al conseguente generale decadimento dei costumi, il ricorso alla Madonna era considerato un rimedio ed un riparo efficace:
La Madonna ci chiama. Bisogna ascoltarla. I suoi richiami sono numerosi, ma sostanzialmente ripetono lo stesso messaggio: riparazione, espiazione, ritorno a Dio, preghiera.

È questo l’aspetto più tradizionale della devozione mariana alle Tre Fontane, dove manca inizialmente una chiesa, ovvero ciò che meglio identifica un santuario, ma dove la sacralità è comunque sottolineata dalla preghiera comune, segnatamente dal rosario. Questo rappresenta l’espressione della devozione quotidiana ed è in piena sintonia con quanto richiesto ad ogni livello nella Chiesa cattolica, in un momento in cui le preoccupazioni relative al confronto con modelli di civiltà ritenute incompatibili, fanno spendere molte energie per la difesa, sottraendole talora al bisogno di crescita interna.
I religiosi mostravano grande prudenza ed una certa diffidenza verso le recenti apparizioni, ma ad esse si richiamavano per confermare autorevolmente la necessità di pregare o fare penitenza:
Le visioni di Lourdes e di Fatima, accertate ed autenticate dalla Chiesa, e numerosi casi straordinari che si dicono avvenuti nell’ultimo decennio in molte regioni d’Italia -fatti sui quali la Chiesa non ha detto ancora la sua parola, ma che corrono sulla bocca di tutti e ai quali i giornali hanno dato larga pubblicità - ci confermano nella persuasione che il ricorso a Maria con la recita del Rosario salverà il mondo.

Il nuovo spazio sacro alle porte di Roma è visto da molti come una ulteriore dimostrazione della attitudine della Madonna a ritardare il giudizio di Dio sull’umanità, che si sarebbe dimostrata incapace di costruire quella civiltà che Cristo aveva indicato:
Che una madre non riesca e non possa essere severa con i propri figli, anche con i più disobbedienti, lo sapevamo. Ma qui alle Tre Fontane Maria ci ricorda che la sua totale fedeltà a Dio la mette in grado di procrastinare l’ora della giustizia sugli uomini, per aprire ampi spazi di misericordia, perché i figli continuino ad ottenere ciò che non riescono a meritare con la loro vita .
Tuttavia il millenarismo tipico della pietà mariana, legato alle profezie di sciagure riparatrici, pare non aver toccato particolarmente questa devozione, pur rimanendo ferme certe ansie relative alla progressiva secolarizzazione della società e al conseguente rifiuto della sua identità religiosa:
La scienza negherà Dio e ne declinerà gli inviti.


C’è però anche una tendenza autocritica, come riconoscimento della distanza tra la visione del mondo offerta dal cristianesimo e le sue concrete realizzazioni, una dicotomia che si ritiene necessario eliminare:
L’apparizione celeste alle Tre Fontane raccomandò, con chiarezza e precisione di vivere la Divina Dottrina, di vivere il Cristianesimo, cioè di vivere la religione .

La scarsa conoscenza della Sacra Scrittura da parte del laicato è vista come effetto della sua incapacità di riconoscervi altro che un libro di preghiera:
Il Vangelo in Italia non si conosce! Esso non è un libro di devozione: è un codice di vita. Non si può essere cristiani se si ignora - e quindi non si pratica - il Vangelo.

La parabola discendente del comitato

Il comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre Fontane, oltre ad occuparsi della propaganda e di tutti i lavori necessari per rendere accessibile il luogo ai visitatori, cercava di proporsi anche come istituzione benefica, attraverso periodiche distribuzioni di viveri ai ragazzi poveri del quartiere, o pacchi dono in occasione dell’epifania, più spesso attraverso il trasporto dei malati alla grotta. Tuttavia esso risultava diviso al suo interno, soprattutto per quanto concerneva l’utilizzo delle offerte e la direzione dei lavori, che non erano graditi all’Ente E.U.R., proprietario del terreno. Spesso poi doveva difendersi dagli attacchi della stampa anticlericale, che lo riteneva un bersaglio facile da colpire e di sicuro giovamento per una propaganda sempre tesa a svelare le mende degli avversari. Il comitato, dopo essersi dato una veste ufficiale, costituendosi davanti ad un notaio71, chiese, senza mai ottenerlo, il riconoscimento della personalità giuridica:
Sifa presente che non si ravvisa l’opportunità, per ora, di procedere al riconoscimento giuridico, in considerazione che l’attività dell’Associazione appare prematura anche perché si attende ancora il responso della Chiesa sulla veridicità della assente apparizioni prodigiose.

In effetti proprio nel luglio 1948 il comitato si scioglieva «secondo il desiderio delle autorità ecclesiastiche», che peraltro non lo avevano mai considerato un interlocutore credibile.
La sua parabola discendente era cominciata proprio in occasione della nota apparsa sull’«Osservatore Romano» dell'ottobre 1947 che sottolineava l'estraneità dell'autorità ecclesiastica al comitato e alla raccolta di offerte promossa dal medesimo. Una nuova precisazione del febbraio 1948, che ripeteva la precedente, era ormai indicativa di una chiara posizione della Santa Sede nei suoi confronti.

Il contegno delle parrocchie dell'Urbe

Tutto ciò non poteva non ripercuotersi sul comportamento delle parrocchie della capitale, che si muovevano con grande prudenza. I vari bollettini facevano eco alla generale propaganda mariana, ma sulle apparizioni adottavano una linea di autocensura con intenti chiaramente pedagogici nei confronti dei fedeli, presentandosi come una voce illuminata e scevra da facili suggestioni, che denuncia una sorta di sfiducia del clero nella capacità di giudizio della gente:
È noto che in tempi luttuosi per le guerre o pubbliche calamità si accentua la tendenza al soprannaturale [...] Vi è poi la categoria dei faciloni, degli impressionabili (e ciò avviene soprattutto nei ceti popolari, ove la tendenza alla credulità nel meraviglioso e nello straordinario è più facile ad attecchire), i quali sono portati a caricare le tinte, a ingrandire le sfumature, ad amplficare le circostanze, così da mantenere attorno al fatto un alone di soprannaturale. Ciò era tuttavia sintomo di una euforia dei cattolici romani per quanto avveniva alle Tre Fontane, ove non mancarono pellegrinaggi parrocchiali, come quelli dell’Immacolata al Tiburtino, di san Giuseppe al Trionfale e della «Parrocchia di Primavalle, guidato dal Rev.mo parroco e dai vice parroci, stendardi e bandiere in testa» . In un volantino che pubblicizzava un «pellegrinaggio in onore della Madonna alla grotta delle Tre Fontane», si coglie la volontà di non presentarlo come una visita alla Vergine apparsa, ma come espressione di una più generica devozione mariana:
Fedeli! Accorriamo numerosi e devoti a questo pellegrinaggio di fede, di ringraziamento, di omaggio alla nostra cara Madre del Cielo, perché seguiti a proteggere Roma, l’italia, il Papa, la Chiesa!

I miracoli

Non secondario è l’indirizzo devozionale legato alle guarigioni, vissute dai fedeli come esperienza tangibile del sacro, che interviene a risolvere le angoscie prodotte dalla malattia e a rendere più accessibile l’idea della divinità. Lourdes era divenuta famosa anche per i suoi miracoli, ottenuti con l’acqua sgorgata a seguito delle apparizioni. Qui invece era la terra all’interno della grotta, ben presto ritenuta una reliquia taumaturgica, e come tale richiesta da ogni parte d’Italia e fuori di essa. Di solito coloro che ritenevano d’aver ricevuto una grazia fisica, avevano fatto in precedenza ricorso a cure mediche.
Fra i primi e più noti casi c’è quello dell’usciere del Comune di Roma Carlo Mancuso, caduto dalla tromba dell’ascensore riportando la frattura del braccio destro e del bacino. La terra gli fu portata a casa dalla superiora delle Povere Bonaerensi di S. Giuseppe in via dei Fienili, che era venuta a conoscenza dell’infermità del Mancuso dalla figlia, che frequentava le elementari presso quell’istituto. Molti giornali ne parlarono, sottolineando soprattutto il fatto che le radiografie effettuate dopo la guarigione, mostravano ancora le fratture non ricomposte.
Alla fine di agosto fu la volta del giovane soldato Mario Cucugliata di Napoli, ricoverato all’ospedale militare del Celio per un tumore al cervello. Ecco alcuni brani della lettera nella quale racconta la sua guarigione dopo la terribile agonia:
Gridai mamma, mamma, suor Giovanna , venite mi alzo, mi sento bene. Pigliai tutto quel che avevo addosso e lo gettai in aria dalla gioia che stavo bene..

Effettivamente secondo quanto egli stesso racconta, il militare soffriva da molti mesi e il tumore lo aveva reso ormai quasi ebete. Fu ancora una suora a portargli la terra, pregando insieme alla madre per la guarigione. Le carte di polizia offrono una immagine significativa di ciò che accadeva in occasione di qualche ritenuto prodigio. Si legge in una relazione su un miracolo ad un uomo affetto da «periostite tuberbolare al piede destro» che aveva brevemente sostato in preghiera:
Subito liberavasi da gruccia e bastone ed inginocchiatosi senza essere aiutato da alcuno, ringraziava la Madonna per grazia ricevuta. Tutti i presenti univansi preghiere e canti ringraziamento. Sorretto da guardie di PS ed appoggiatosi bastone usciva dalla grotta camminando regolarmente, percorreva circa cento metri fra ammirazione fedeli e riportavasi ingresso grotta per ringraziare la Madonna. Tutti i fedeli univansi preghiera alta voce Allora l’affluenza alle Tre Fontane era davvero notevole, alcune migliaia i visitatori ogni giorno secondo un rapporto di po1izia.

Moltissimi gli ex voto risalenti a quel periodo, soprattutto i classici cuori d’argento, per lo più sprovvisti di motivazione e le cosiddette marmette, recanti il nome o le iniziali del graziato, con la data e qualche volta il beneficio ricevuto. Su queste ultime può esservi incisa anche qualche richiesta ulteriore, come la consacrazione dei propri familiari alla Vergine della Rivelazione, oppure una raccomandazione per un defunto. Si legge ad esempio su una marmetta del 1949:
Ricordo per grazia ricevuta dalla Vergine della Rivelazione. Ma un‘altra grazia vi chiedo, Vergine Madre, che la mia numerosa famiglia sia degna di tener voi per madre...
La Cronaca della Abbazia delle Tre Fontane e un rapporto di polizia corisentono una interessante ricostruzione della genesi di un ex voto, nel corso di una giornata che univa il tema della conversione di una protestante al verificarsi di un miracolo.
Il 23 novembre 1947 la sorella del veggente, anch’ella avventista, «abiurava nelle mani del sacerdote don Sfoggia, della Congregazione di don Orione, viceparroco d’Ognissanti, presente un monsignore delegato del SantUffizio e numerosissimo popolo [...]. Dopo la cerimonia la convertita venne condotta fra il popolo festante a suon di fanfara alla grotta dell’apparizione, ove ancora a tarda notte si svolgevano preghiere e canti religiosi, tra una fantasmagoria di luci e di ceri».
In quella occasione, alla presenza di «circa 6.000 fedeli - riporta una relazione del questore Polito - una donna, tale Roccheggiani Videlma, residente a Paliano, gridando “grazia, grazia”, comunicava ai presenti di essere stata “miracolata” in quel momento. La predetta, che era degente presso il reparto di Medicina del Policlinico, perché affetta da idropisia, mal di cuore e mal di fegato, allorché giunse alla Grotta, aveva a dire dei presenti, un gonfiore ben visibile all’altezza del ventre, ma improvvisamente tale gonfiore le spariva del tutto, mentre il di lei viso, che prima appariva sofferente e pallidissimo, prendeva un colorito roseo ed una espressione di gioia. Successivamente Monsignor Viti, Canonico Lateranense, rivolgeva ai fedeli un discorso religioso sul piazzale antistante la Grotta».
La stessa donna lasciava più tardi una marmetta ex voto, ancora conservata nell’ambulacro dietro la grotta:
In memoria e ringraziamento per grazia ricevuta la signora Roccheggiani Videlina (Paliano) in questo stesso luogo miracolosamente guarita da incurabile male di idropisia nel novembre 1947, per intercessione della Vergine SS.ma quivi comparsa pone.

Spesso la guarigione del corpo si accompagnava al recupero della fede. Molti fra coloro che sostennero di aver ricevuto una grazia non possedevano in precedenza una fede salda, se non addirittura un’autentica avversione per il cristianesimo ed in particolare per la Madre di Dio.
Giorgio Luzi, impiegato della Anagrafe, scrive una lettera al comitato in cui descrive il suo passato di acceso anticlericale e della recente conversione seguita alla sparizione di sanguinose varici alle gambe mediante l’applicazione della terra della grotta.
Il testo del suo ex voto è emblematico di una ritenuta capacità della Madonna di intervenire nella vita degli uomini, trasformandola:
Alla Vergine della Rivelazione. Per due grazie ricevute, quella dell’anima e quella del corpo. Solo oggi, facendo un esame del passato m‘accorgo che la Vergina SS.ma non mi aveva mai abbandonato. Nella più grande gioia della mia vita ci sento mischiato l’orrore e la tristezza di averla così ingiustamente offesa.

La Commissione medica

I miracoli erano ritenuti fondamentali per l’avvenire del luogo sacro e fin dall’estate del 1947 si era costituita una speciale commissione medica, che doveva verificare scientificamente le guarigioni e la loro effettiva persistenza. Ne era presidente il dottor Alberto Alliney, già membro del bureau médical des constatations di Lourdes, insieme al professor Alfredo Schiavone Panni.
I risultati di queste indagini furono riuniti in un libro, scritto dal solo Alliney, che intendeva costituire una autorevole conferma dei fatti soprannaturali. La prefazione era del professor Nicola Pende - il cui prestigio doveva confortare ulteriormente la serietà del lavoro svolto - che concordava pienamente sul carattere miracoloso dei casi osservati alle Tre Fontane. L’autore, che anzitutto aveva proceduto alla verifica della salute mentale del veggente, prese in considerazione guarigioni avvenute tra il settembre 1947 e il luglio 1949 e che potevano essere controllate con certificati medici: in tutto 100 casi, di cui 14 definiti guarigioni prodigiose e 86 meravigliose, solo le prime potendosi chiamare veri e propri miracoli, mentre le seconde più propriamente grazie (93). Il lavoro, pur volendo portare la voce della scienza in una materia dove solo la fede può segnare il confine tra l’adesione e il rifiuto, non ricevette, almeno in apparenza, particolare seguito presso il Vicariato e il Santo Offizìo. Cionondimeno risulta assai utile per la ricostruzione della pietà popolare, poiché l’autore cita le lettere di ringraziamento:
Tumore endocranico. M.M. (Maria Maero) (94) di Napoli. [.1 la signora prima di sottoporsi al grave intervento volle essere accompagnata alla Grotta delle Tre Fontane, dove pregò con inusitato fervore e dove raccolse un po’ di terra. Giunta a casa applicò la terra sulla testa, e nello spazio di sole poche ore avvenne il prodigio: riacquistò completamente la vista, i dolori sparirono e la signora ritornò in pieno benessere.

Spesso coloro che sostengono d’aver ricevuto una grazia, riferiscono di un precedente sogno in cui la Madonna li invita a recarsi alla grotta o a cospargersi di terra, o comunica l’avvenuta guarigione:
C.S. di anni 44. È un tubercoloso di guerra [..] Nell’agosto 1948 applica la terra, sogna la Vergine che gli dice per tre volte “Ti ho fatto la grazia”.

La Madonna apparsa e le suore

Una delle caratteristiche più evidenti della devozione alle Tre Fontane è rappresentata dal grande consenso espresso da parte delle suore di ogni ordine, che spesso compaiono fra gli elenchi dei miracolati e la cui fede si esprime anche portando la terra della grotta a persone malate: i casi dell’usciere romano Carlo Mancuso, del militare di Napoli Mario Cucugliata, del ragioniere di Venezia Adriano qui rilevati perché sono stati fra quelli che hanno avuto il maggior seguito della stampa e hanno contribuito a creare la storia del santuario, vedono l’intervento di qualche religiosa. Doveva essere questa una caratteristica nota ai fedeli, poiché la si riscontra anche in qualche poesia di devozione:

Portano un nome che le fa sorelle
ove geme il dolor. Volgono in canto
ogni speranza. Volgono in preghiera
ogni offerta di sé, per chi dispera.

E seppero sperar, se pur la morte
già qua tasse nell’ombra. E coma madri
raccolsero la Terra della Grotta
e con essa affrontarono la lotta.

Lotta fra vita e morte e scienza e fede,
per affermar che sulla carne impera
il soffio dell‘Amor che irradia il mondo.

E quell‘Amor che baciò quella sua carne
e il mal disparve e rifiorì la vita
perché il mondo credesse e meditasse.


Una suora delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario affermava d’essere guarita dal morbo di Pott, pur non avendo chiesto tale beneficio per sé, e i libri sull’apparizione sottolineavano il suo caso come esempio di sofferenza offerta per gli altri, tema tipico della pietà mariana:

Suor Maria Livia, Figlia del Calvario,
oh, non per te invocasti e grazia e speme.
E il tuo dolore offristi pel dolore
di chi udiva il rintocco della morte.
Non per te pregasti e pure il morbo
scavava in te la morte più tremenda!


La stessa suora scrive alla sua superiora nel settembre 1947:
... La Madonna, nella sua materna bontà, ha voluto guardare con occhio di misericordia la minima tra le sue figliole. [..] Ieri venne il medico del Vaticano e mi volle vedere...

Rilevante pure la guarigione di suor Maria Anselma Viola, fondatrice delle suore Missionarie Catechiste di Gesù Redentore. La religiosa, affetta da grave miocardite, versava ormai in uno stato di debolezza cronica, e le radiografie evidenziavano una dilatazione significativa del cuore:
Il fatto importante è che i 21 cm di diametro sono diventati 16 e non ho mai visto casi simili: una miocardite con dilatazione in toto ridotta in sì poco tempo sa di meraviglioso. Tanto ho constatato e tanto ho sottoscritto. La suora ora sta bene e attende alle sue occupazioni che prima aveva completamente abbandonato.

La stessa visse ancora lunghi anni spegnendosi solo nel 1983, potendo così completare la sua opera di fondazione. Dello straordinario caso di suor Raffaella Somma si parlerà più avanti.

I miracoli al vaglio del Supremo Tribunale

Molti di coloro che ritenevano di aver ricevuto qualche grazia, mostravano la loro riconoscenza facendola pubblicare dal bollettino della grotta o da qualche giornale locale, oppure facendosi carico di informare le autorità ecclesiastiche, portando spesso una accurata documentazione medica.
Una signora di Roma, il cui figlio era guarito da una cardiopatia congenita dopo che lei lo aveva «deposto ai piedi del simulacro della Madonna», fa una lunga relazione al Santo Offizio in cui è evidente il desiderio di veder riconosciuto il miracolo e di spiegarne il significato di fronte alla reticenza dei medici:
La verità è una, è quella di Dio e la giustizia pende solo dal suo cenno. La Vergine delle Tre Fontane come sua Ancella ha agito sul mio piccolo dietro il suo volere.

Questo caso, giunto al vaglio dei medici del Supremo Tribunale del Sant’Offizio, veniva risolto negativamente, ma con formula ambigua:
Non potendo pronosticare una guarigione miracolosa per quanto occorso al bambino Fabrizio Carli, è doveroso riconoscere che indubbiamente la Vergine Santa, tanto invocata, abbia voluto intercedere con una grazia meravigliosa, riportando le condizioni funzionali del cuore del bambino, seriamente compromesso, verso un deciso e rapido miglioramento.

Tuttavia il caso qui citato non fu lunico giunto al Supremo Tribunale, ma i giudizi sugli altri sono tuttora segreti.

Disagio del clero e dei fedeli

Non è ancora possibile ricostruire il dibattito svoltosi in Curia sull’assenta apparizione alle porte di Roma, data l’inaccessibilità dell’archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede; si tratta di materia troppo recente ed in attesa di giudizio. Ciò non esclude che talune notizie possano essere comunque circolate, come quella del tutto credibile riferita dal giornalista e scrittore Antonio Spinosa, che tace tuttavia la fonte:
Un gesuita, padre Virginio Rotondi, diede al pontefice il quadernetto sul quale il tranviere aveva scritto il racconto dell’assenta visione della Madonna. Cornacchiola riferiva anche le parole che diceva di aver udito pronunciare dalla Vergine, e Pacelli fu particolarmente attratto dalle pagine contenenti quella testimonianza. La Madonna, scriveva il tranviere, gli aveva detto che le anime dei bambini deceduti senza battesimo, e quindi sospese nel limbo, non sarebbero rimaste per sempre in quella condizione. L’affermazione contrastava con la dottrina cattolica che prevedeva per loro la condanna eterna e quindi la preclusione del paradiso. Il Papa sgranò gli occhi, e decise di sottoporre la questione all’esame di un teologo di fama. Dopo qualche giorno ebbe da lui questo responso: «L’affermazione della Madonna era saltem (quanto meno) eretica!». Si discuteva sulla visione del tranviere romano e non tutti prendevano per buone le sue parole.

Il disagio percepito dal clero riguardo alle recenti apparizioni, si traduceva in raccomandazioni a non cadere nella superstizione e in una assurda sete del meraviglioso, fondandosi sul terreno solido della rivelazione pubblica, piuttosto che su quello incerto delle rivelazioni private:
Nell’ultimo dopoguerra c’è stata una vera inflazione di fenomeni religiosi di questo genere: la Madonna delle Tre Fontane di Roma, Bonate, Montichiari, Assisi nella Diocesi di Voghera, senza parlare dell’estero. Il popolo semplice e credente accetta facilmente tutto come fenomeno soprannaturale ed accorre in massa ai luoghi dell’apparizione mosso da una fede che talvolta rasenta la superstizione.

Questa sorta di richiamo alla ragione produceva disagio ed anche una certa sofferenza in coloro che, sentendosi spinti ad aderire a questa o a quella manifestazione mariana, non pensavano di aver rinunciato al deposito razionale del cristianesimo per espressioni periferiche della fede ed anche di dubbia utilità:
Ma chi dice che se le apparizioni avvengono, esse non sono affatto necessarie; forse che chi dimora nel Cielo, ove tutto si svolge necessariamente, fa qualcosa che potrebbe tranquillamente non fare? È agli uomini stabilire che i messaggi della Madonna non sono essenziali per la sua salvezza? A me che beneficio delle parole dette dalla Vergine SS.ma alle Tre Fontane, non importa se esse aggiungano o non aggiungano qualcosa alla Rivelazione, ma che esse sono Verità.

Si tratta, come in quest’ultimo caso, di espressioni anonime, ma non infrequenti, che si aggiungono a quanto vi poteva essere di pubblico nel culto alle Tre Fontane. Questo si esprimeva, come detto, attraverso la recita del rosario, preghiera comune caratterizzata da una certa libertà di esecuzione:
Col primo febbraio 1948, si è iniziata alla Grotta la bella devozione del “Rosario Perpetuo”. Numerosi sono i fedeli - uomini e donne - che si sono iscritti per i turni di recita, anche nelle più tarde ore della sera.

Il ricorso a tipi di culto che non necessitano di un celebrante ordinato e di uno spazio consacrato, permetteva di far fronte al disagio di chi attendeva una parola conclusiva dell’autorità ecclesiale sulla destinazione del luogo. Già dal settembre 1947 era stata organizzata la Via Crucis - con i quadri rappresentanti le varie stazioni appesi agli eucaliptus ai lati dei sentieri scavati per l’afflusso del pubblico - predicata quasi sempre da laici. Nella grotta non mancò mai un’effige della Madonna, la prima essendovi stata posta all’inizio di giugno, sostituita in luglio da una più grande, «offerta dal personale civile dell’Ospedale Militare del Celio», fino al 5 ottobre, quando vi fu collocata quella definitiva.
Nonostante tutte le difficoltà, numerosi sono stati i vescovi ed i cardinali che hanno visitato la grotta dell’apparizione, rendendo una testimonianza silenziosa, ma ugualmente importante circa la verità dei fatti soprannaturali. Particolarmente significative le visite di esponenti delle chiese del silenzio - quali l’Arcivescovo di Varsavia Stephan Wyszynski (10.12.1958) e quello di Praga Joseph Beran (1960) - e degli ortodossi.

Le ricorrenze del santuario

Il nascente santuario andava rapidamente creando le sue ricorrenze, giornate caratterizzate da un maggiore afflusso di pubblico e che dovevano costituire la sua particolare tradizione, tale da inserirlo fra le mete della pietà mariana della capitale e fuori di essa. La prima di queste era rappresentata dalla festività dell’Assunta, che veniva celebrata alla grotta per l’esplicito richiamo che la Madonna apparsa aveva fatto a questo suo privilegio. Il cronista della vicina abbazia racconta così la veglia del ferragosto 1948:
Questa notte ci svegliò la Fanfara degli operai delle Tre Fontane che alle dodici precise cominciò a suonare “Andrò a vederla un dì” partendo dalla Chiesa e dirigendosi alla Grotta dell ‘Apparizione. Tutto per iniziativa privata dei fedeli. Molti pellegrini hanno vegliato alla Grotta.

Il primo novembre 1950, in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo, un gruppo di fedeli pose alla grotta una lapide in cui si legge:
Assumpta est in Coelum. Gaudeamus. Assunta nel Cielo sopra i cori degli angeli perché Madre di Dio, Roma particolarmente felice da te prediletta udiva la tua voce il 12 aprile 1947, quando dicesti... Il mio corpo non poteva marcire e non marcì..; Da mio Figlio e dagli angeli sono stata portata in Cielo... I fedeli 1 Nov. Anno Santo 1950.

La sintonia fra il messaggio della Madonna apparsa e quanto definito ex cathedra da Pio XII, sollecitava facili rinvii a Lourdes, dove «L’Oracolo di Pio IX ebbe la sua più alta conferma».
La pubblicistica cattolica sul nuovo dogma mariano fu copiosa e non prese generalmente in considerazione una fonte dubbia come quella di una apparizione sub iudice, non mancando però qualche eccezione.
Il passionista padre Eugenio Milarta, in un libro stampato dalla Tipografia Pontfìcia Università Gregoriana, esce dal consueto schema della prudenza e dell’attesa, segnalando la visione del Cornacchiola come autorevole conferma di quanto deciso dal pontefice con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus:
Già tre anni e mezzo prima della proclamazione - 12 aprile 1947 - in una grotta del bosco degli eucaliptus alle «Tre Fontane» in Roma, la Madonna aveva parlato con un linguaggio quanto mai espressivo di questo suo quarto diadema dell’Assunzione. Pur non osando anticipare il verdetto della competente Autorità della santa Madre Chiesa circa i fatti soprannaturali che si dicono colà accaduti, pensiamo di poter affermare che, se son vere le deposizioni dei veggenti - e non pare d’altronde che se ne possa dubitare - noi abbiamo in esse il più prossimo e accreditato annunzio del Dogma, che doveva essere l’avvenimento culminante dell’Anno Santo 1950.

Questo stesso tema sarà ripreso più tardi da molte riviste mariane ed anche dalla stampa cattolica non ufficiale. Si conservano i manifesti che invitavano a partecipare alle veglie di ferragosto, che di solito cominciavano con una breve processione dalla basilica di san Paolo per giungere alla grotta, dove si sostava tutta la notte in preghiera. Nell’aprile del 1972, veniva posta vicino alla grotta una lapide degli operatori dei mercati generali che recita:
A ricordo delle “Veglie oranti” fatte secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici in questa oasi romana di ininterrotta preghiera nell’arco di un quarto di secolo (1947-1972).

Le celebrazioni dell’Assunta alle Tre Fontane venivano segnalate ogni anno da «Il Messaggero», da «Il Tempo» e da «Il Giornale d’Italia», tradizionali sostenitori del santuario.
L’altra ricorrenza della grotta era naturalmente rappresentata dagli anniversari dell’apparizione, occasioni che richiamavano un consistente numero di fedeli. Nell’aprile 1948, quando ancora il fenomeno poteva considerarsi di massa, l’affluenza fu notevole e il triduo di festeggiamenti, organizzato dal comitato fra laici cattolici, aveva la pretesa di essere grandioso per dare la sensazione che la città era già fortemente legata al santuario e chiedeva un rapido riconoscimento della sacralità del luogo. La giornata del 12 aprile era così descritta:
Nel pomer

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