Maria a Medjugorje Messaggio del 15 agosto 1983:Qui sono felice perché sono molti quelli che mi onorano. Ma non dimenticate che altrove vi sono molte più persone che mi feriscono e mi offendono.

Le rivelazioni private nella Chiesa




Nel nostro tempo non è raro sentire parlare di apparizioni, locuzioni, lacrimazioni, guarigioni, profezie, messaggi o comunque eventi straordinari collegati spesso a personalità carismatiche o presunte tali.

Indubbiamente l’abbondanza dei carismi ha sempre accompagnato la storia della Chiesa: la testimonianza biblica, sia nella Prima che nella Nuova Alleanza, riporta numerosi episodi in cui Dio si comunica attraverso visioni particolari come teofanie (manifestazioni di Dio) e angelofanie (manifestazioni di angeli); alcuni libri della Bibbia, come Daniele e Apocalisse, dedicano buona parte del loro contenuto alla descrizione di visioni mistiche avute in estasi. Anche le vite di molti santi sono caratterizzate da fenomeni mistici straordinari: basti pensare ai padri del deserto, a San Gregorio di Nissa a cui risale il primo racconto di un’apparizione mariana (IV sec), a Santa Caterina da Siena, a Santa Brigida e a molti altri. Lo stesso San Paolo deve la sua conversione ad una Cristofania (cioè apparizione di Gesù Risorto). Non mancò tuttavia, anche tra i santi, chi come Giovanni della Croce - un santo! un mistico! un dottore della Chiesa! contemporaneo e amico di Santa Teresa d’Avila (altra grande mistica del XVI sec) - dimostrò sempre una aperta diffidenza, quasi ostilità verso fenomeni straordinari come apparizioni e locuzioni. Nella Chiesa sempre si sono fronteggiate diverse posizioni, entrambe legittime, entrambe necessarie.

Il fenomeno del misticismo supera i confini della Chiesa cattolica e si incontra anche nell’esperienza Ortodossa (spesso i santi ortodossi sono i mistici per antonomasia) e in quella Protestante, che malgrado la diffidenza di Lutero e di Calvino, continua ad avere molti sostenitori specialmente tra i pentecostali.

Questo non ci deve confondere: i miracoli, la profezia, le visioni non sono in se stesse garanzia di vera religione o di ortodossia (cioè giusta fede): anche al di fuori del Cristianesimo si incontrano fenomeni straordinari e persino miracolosi che però non bastano a qualificare queste religioni come vere, cioè autenticamente volute da Dio per condurre alla salvezza tutti gli uomini.

Occorre altresì precisare che il termine mistico non implica necessariamente un fenomeno straordinario (apparizioni, locuzioni, ecc.). Il mistico nel Cristianesimo è colui che vive in comunione con Cristo suo Signore attraverso l'esperienza dei sacramenti, la meditazione della Parola di Dio, la preghiera e la pratica delle virtù cristiane: fede, speranza e carità. Questo è anzitutto il mistico! Quindi ogni cristiano che vive consapevolmente la propria fede è un mistico! Fatta questa doverosa premessa occorre aggiungere che all’interno del popolo di Dio vi sono alcuni ai quali Dio concede doni particolari (appunto manifestazioni straordinarie) per l’edificazione di tutti: solitamente queste persone vengono definite i mistici.

Se durante il Medioevo si è avuta una proliferazione di fenomeni mistici straordinari, il periodo successivo al Concilio di Trento (1563) è stato caratterizzato da una maggiore diffidenza dovuta sia al clima della Controriforma (cioè le iniziative cattoliche per frenare la diffusione della Riforma protestante in Europa) - che sottometteva in maniera più rigorosa i carismi personali al controllo istituzionale della Chiesa - sia all’influenza illuminista che guardava con sospetto e sarcasmo ogni manifestazione religiosa non-razionale. Sarà poi con papa Benedetto XIV (+ 1758) che si arriverà alla nota formulazione secondo cui alle rivelazioni anche approvate dalla Chiesa non si deve e non si può accordare un assenso di fede cattolica... ma solo un assenso di fede umana secondo le regole della prudenza. In sostanza quindi nessun fedele è vincolato a credere nelle rivelazioni private con la stessa fede con cui invece è tenuto ad accogliere un dogma di fede. Ma allo stesso tempo la Chiesa permette e incoraggia la fede in rivelazioni private riconosciute come autentiche. Occorre a questo punto una precisazione tra rivelazione pubblica e rivelazione privata. La Rivelazione pubblica è solo una: quella della Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa che si esprime nei dogmi di fede. Tutte le altre rivelazioni, seppur riconosciute come autentiche dalla Chiesa e degne di fede (come nei casi di s. Brigida, di s. Caterina Labourè delle apparizioni di Guadalupe, La Salette 1846, Lourdes 1858, Fatima 1917, Banneaux 1933, ecc.) sono rivelazioni private.

L’insegnamento magisteriale sulla scia della riflessione teologica, sostiene che lo scopo delle rivelazioni private non è quello di aggiungere qualcosa alla Rivelazione, o di proporre nuove dottrine, quanto invece quello di offrire un messaggio pratico di vita cristiana. Esse quindi vanno inserite e comprese nel contesto storico e culturale in cui avvengono, fermo restando i valori ai quali esse sempre rimandano cioè di una più autentica e profonda vita cristiana (oseremo dire mistica!). La Rivelazione biblica è finita, ma non è un messaggio chiuso: essa è un annuncio di salvezza, è l’annuncio di Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore che ogni cristiano nella propria esperienza personale, con la propria originalità, è chiamato a incontrare personalmente e ad incarnare nel tempo e nello spazio in cui vive, distinguendo ciò che è profetico da ciò che è solo anacronistico.

Così comprese le rivelazioni private (siano esse apparizioni, messaggi, locuzioni o altro) ci mettono in una situazione di autentica libertà cristiana: di fronte ad esse non reagiamo con repressione (come contro i profeti che lapidarono i nostri padri e che noi oggi onoriamo) ma neppure con ingenua credulità (come verso i falsi profeti che i nostri padri onorarono e noi oggi condanniamo). I rischi di chi con troppa facilità insegue tutti i fenomeni straordinari sono quelli di una spiritualità immatura, timorosa fino allo scrupolo, ancorata al devozionalismo e incapace di accogliere con gioia e maturità la libertà cristiana: estraneo alla concretezza della quotidianità che invece (eterogenesi dei fini) è proprio lo scopo del dono straordinario! D’altra parte invece chi si accosta ad essi con pregiudizio e con un’aria di intellettuale disprezzo corre il rischio di chiudersi in una fede che non ha più niente da ricevere da Dio ma che forse non ha più neppure nulla da dare agli uomini. Il Concilio Vaticano II, superando la severità dei secoli precedenti, cerca di coniugare le due esigenze invitando ad un atteggiamento di prudente e gioiosa accoglienza: questi carismi, straordinari o anche più semplici e più comuni... si devono accogliere con gratitudine e consolazione... ma il giudizio sulla loro genuinità appartiene all’autorità ecclesiastica (Lumen Gentium 12). Ovviamente il discorso si complica nelle circostanze in cui la Chiesa non si è ancora pronunciata definitivamente, come nel caso di Medjugorje. Qui il singolo fedele, forte della sua unzione battesimale e crismale che lo rende re, sacerdote e profeta (cioè chiamato a leggere e interpretare i segni dei tempi) è invitato al discernimento personale, confrontando il messaggio della Regina della Pace con l’insegnamento cristiano di sempre. E dai frutti riconoscere gli alberi.

Fonte: Eco di Maria nr.158

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