Maria a Medjugorje Messaggio del 2 maggio 2015:Cari figli aprite i vostri cuori e provate a sentire quanto vi amo e quanto desidero che amiate mio Figlio. Desidero che Lo conosciate di più perché è impossibile conoscerlo e non amarLo, perché Lui è l’amore. Figli miei, io vi conosco: conosco i vostri dolori e le vostre sofferenze perché le ho vissute. Gioisco con voi nelle vostre gioie. Piango con voi nei vostri dolori. Non vi abbandonerò mai. Vi parlerò sempre con mitezza materna e, come madre, ho bisogno dei vostri cuori aperti, affinché con la sapienza e la semplicità diffondiate l’amore di mio Figlio. Ho bisogno di voi aperti e sensibili verso il bene e la misericordia. Ho bisogno della vostra unione con mio Figlio, perché desidero che siate felici e Lo aiutiate a portare la felicità a tutti i miei figli. Apostoli miei, ho bisogno di voi, affinché mostriate a tutti la verità divina, affinché il mio cuore, che ha sofferto e soffre anche oggi immensamente, possa nell’amore trionfare. Pregate per la santità dei vostri pastori, affinché nel nome di mio Figlio, possano operare miracoli, perché la santità opera miracoli. Vi ringrazio.

Che stile diamo al pellegrinaggio?

La Madonna spesso ci chiede umiltà nel fermarci e chiederci: dove sto andando? Come sto andando? Con chi sto andando?




Ci vuole umiltà nel mettere la retromarcia e rimettersi sulla strada giusta. Ci vuole umiltà nell’attribuire a Dio ogni merito e vittoria, riconoscendo i propri limiti, la debolezza umana, il bisogno di rinnovarsi in continuazione. Sono riflessioni che ho maturato da un po’ di tempo, soprattutto da quando la Madonna ci ha esortati a prepararci al 24° anniversario delle sue apparizioni. Sono riflessioni che vorrei condividere con tutti coloro che, sacerdoti, religiosi e laici, sono stati chiamati dalla Madonna nell’avventura particolare che si chiama Medjugorje. È da un po’ di tempo che la Gospa ci invita a “rinnovare”; Lei che vede, ascolta, osserva e cerca di aiutarci a rispondere nella maniera migliore alla sua chiamata. C’è il rischio, anche nel sacro, di abituarsi, di adattarsi, di non provare la gioia della novità come nei primi tempi; o di ridurre tutto al nostro ritmo, alle nostre abitudini, alle nostre debolezze, al devozionismo o a una religiosità puerile…

Una volta ho chiesto all’allora nuovo e giovane parroco di Mostar se fosse mai andato a Medjugorje. Mi rispose prendendo le distanze: “Una cosa è andare, una cosa è credere!”. alle guide dei pellegrinaggi vorrei suggerire di mettere da parte per un po’ di tempo programmi, orari, date di prossimi pellegrinaggi, di sedersi in un posto solitario e contemplare facendo un atto di fede. Nello stile eucaristico la prima cosa da fare è chiedere perdono al Signore degli ostacoli posti, anche se in buona fede, al lavoro della Madonna.

“Aiutatemi ad aiutarvi”, dice Maria. L’abbiamo noi sempre aiutata la Madonna? Forse abbiamo anteposto, visto che andava bene, il nostro successo personale, il nostro egocentrismo, il nostro tornaconto sia spirituale che materiale? Non diventi un luogo di pellegrinaggio dove l’aspetto turistico-commerciale sembra prevalere.

Medjugorje non è tanto un viaggio, quanto una sosta, un’oasi. Il vero viaggio la Madonna chiede di farlo davanti all’Eucaristia e nelle famiglie. Come distinguersi da un semplice operatore turistico-religioso o da un manager del Sacro? Quale cura si ha dei pellegrini toccati sinceramente dalla grazia attraverso Maria, tra un pellegrinaggio e l’altro? Quale è il ruolo dei sacerdoti? In 24 anni gli operatori di pellegrinaggi, guide con maggiore o minore esperienza, sacerdoti accompagnatori si sono incontrati per pregare insieme? Si accettano come collaboratori di Maria, oppure sono “rivali in affari”? Dove andiamo, come stiamo andando, per chi stiamo andando? Personalmente di vero cuore ringrazio e benedico tutti quelli che da pionieri e ancor oggi continuano ad adoperarsi per portare anime alla fonte di grazia che è Medjugorje. Il Signore li ricompensi per tutte le loro fatiche e il loro zelo. A tutti questi una grande esortazione perché con umiltà si ricominci da capo, ovviando alla stanchezza, all’ abitudine e alla routine con l’arma del Rosario, del perdono e del rinnovamento in Dio.

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