Maria a Medjugorje Messaggio del 11 aprile 1982:E' necessario formare dei gruppi di preghiera e non solo in questa parrocchia. I gruppi di preghiera sono necessari in tutte le parrocchie.

Medjugorje, Oasi della Pace




Nella storia dei 25 anni degli avvenimenti di Medjugorje la Provvidenza volle inserita anche la storia della Comunità Mariana Oasi della Pace.

Tutte le cose di Dio portano l'impronta del cielo e indossano gli abiti delle cose di questa terra, quelle buone e quelle meno buone. Si è scritto tanto su Medjugorje, ancora di più se ne è parlato e se ne parla, chi in bene e chi in male. Nessuno, però, può chiudere gli occhi di fronte alla valanga di bene che Medjugorje sta ogni giorno scaricando sulle strade, e di tutte le latitudini, del nostro mondo a cavallo tra la fine del secolo XX e l'inizio del secolo XXI.

Personalmente, in me povero peccatore, pregno anch'io delle cose di questa terra, anche se religioso e sacerdote, Medjugorje ha segnato una tappa determinante della mia vita. Medjugorje è entrata in me con tutto il suo significato di salvezza e di provocazione a rispondere all'appello per fare del bene alla Chiesa e alla povera gente di questo mondo in cerca di tempi nuovi, di sollievo, di pace.

Da quando anch'io il 23 aprile 1984 mi sono mescolato alle folle che s'infilano tra le pietre e gli arbusti delle colline di Medjugorje, ho sentito che per un'iniziativa solo del Cielo la Madonna mi chiamava ad una grande libertà per Lei, per i suoi piani materni. Chiamandomi, la Madonna mi conosceva bene e, al dire della veggente Marija Pavlovic, la sera del 4 dicembre 1985 la Regina della Pace avrebbe pronunciato il mio nome, chiedendomi di prestare ascolto al suo appello, alla sua chiamata. Come risposta a quell'invito, cui sulle prime reagii non dando sufficiente peso e considerazione, chiesi alla Madonna dei segni concreti da parte sua per significarmi che cosa mi stesse per chiedere. Quasi subito, io povero peccatore e indegnissimo di tanto compito, mi vidi sfidato nel peso della mia umanità e del mio peccato. Oh, come è vero che quando il Signore vuole qualcosa si serve proprio degli ultimi, dei meno degni, di chi meno se lo può aspettare, dei più grossi peccatori! Da Saulo ha tratto Paolo, e, tanto per citare un nome, chi era il Camillo, futuro fondatore dei Camilliani?! Chi se lo poteva immaginare!

E così io, da meno di due anni, allora, scombussolato dalle cose di Medjugorje, vidi avvicinarsi a me i primi ragazzi e ragazze con una domanda precisa: aiutaci, proprio tu, a stare vicini alla Madonna, a ringraziarla per il bene che Lei ci ha fatto cavandoci fuori da una vita insulsa e improduttiva. È nostra intenzione dedicarci totalmente ai suoi messaggi, pregando perché tanti cuori ritrovino la pace, come la Madonna ha fatto ritrovare a noi la pace e la gioia di vivere.

Veramente la prima volta che è giunto alle mie orecchie e al mio cuore questo appello ero con i primi due giovani ai piedi della croce del Krizevac, il venerdì 6 dicembre 1985, alle 3 del pomeriggio.

Fu proprio qui, sul Krizevac, che a me passionista la Madonna diede il primo segno "natalizio" della Comunità Mariana Oasi della Pace. Fu qui, sul Krizevac, sul Calvario di Medjugorje, che la Comunità Mariana Oasi della Pace entrò nel circuito di Medjugorje. A me che sbalordito i primi tempi mi chiedevo perché proprio io dovessi essere coinvolto in una cosa nuova, nella quale ragazzi e ragazze di varie lingue e culture chiedevano di essere messi insieme per seguire la Madonna facendo dei suoi messaggi evangelici una Regola di Vita, veniva affidato il compito di comprendere Medjugorje per farlo diventare una scuola di vita evangelica permanente, dando vita ad una nuova forma di vita consacrata nella Chiesa.

Erano inutili le obiezioni che facevo a me stesso: perché proprio a me? Così indegno e inadeguato. Perché uomini e donne insieme? In quel tempo non sapevo nulla di analoghe iniziative nella Chiesa. Perché il legame con Medjugorje? Quale autorità della Chiesa avrebbe mai potuto sopportare una cosa del genere? Ma di volta in volta, man mano che le obiezioni e le paure abitavano i miei pensieri e il mio cuore, il ricorso puntuale all'obbedienza dell'autorità della Chiesa e al consiglio di chi aveva tutta l'autorevolezza per farlo (per giustizia e amore alla verità non posso e non devo tacere la luce e l'incoraggiamento ricevuto dall'allora card. Ratzinger il 9 settembre 1986 e il conforto e la benedizione accordatami dal caro e amato servo di Dio papa Giovanni Paolo II, il giorno seguente, 10 settembre 1986 e anche in altre occasioni!) mi stimolavano a pronunciare il mio sì a questa salita verso il Calvario. Volevo scappare da questa sfida, ma sarei stato un vigliacco se l'avessi fatto. Non ero io che volevo la Comunità Mariana. C'era chi la voleva, e dall' Alto. A me veniva chiesto di esserne lo strumento di fondazione.

A questo punto, spinto dalla domanda dei giovani, e stimolato da richieste precise da parte delle autorità della congregazione passionista di appartenenza, fui costretto ad elaborare un piano di vita consacrata secondo il carisma della Pace. L'immagine che mi ero fatto di Medjugorje era quella di una grande clinica cardiologica, dove la Madonna chiama tutti i suoi figli, soprattutto non credenti, e se credenti, di tutte le fedi e confessioni. Li chiama a Medjugorje perché Lei vuole i cuori dei suoi figli che sa bene essere feriti, stare male, perché non assaporano più o non hanno mai incontrato l'amore di Dio. La Madonna chiama a Medjugorje tutti e con le sue ricette, insegnamenti semplici e ripetitivi, ma sempre evangelici, con i suoi messaggi, restaura i cuori, torna a farli funzionare facendo loro incontrare Dio nella conversione, incoraggiandoli ad esperimentare l'efficacia miracolosa della preghiera e della pratica del digiuno, mettendoli a contatto con la Parola del Signore, la Bibbia, e consigliando una vita sacramentale legata alla scoperta dell'Eucaristia e della pratica del sacramento della riconciliazione.

Perché allora non pensare che questa cura materna la Madonna la volesse estendere creando tante filiali di Medjugorje, Oasi di Pace, appunto, dove l'insegnamento e le meraviglie della Madonna si possono estendere fino a diventare vita quotidiana di coloro che sono stati toccati da Lei e da Lei rinnovati.

La proposta dell'Oasi della Pace è per uomini e donne disposti a non appartenersi più, aperti ad accogliere nelle loro comunità quanti la Madonna stessa desidera ricostruire nella loro vicenda umana, in una vita che mette Dio e Gesù eucaristico al centro, dove la Parola di Dio è canto, preghiera e norma di condotta, dove i messaggi della Madonna diventano contenuto e forma organica di vita.

Nel mio cuore si era impressa la narrazione di come a Medjugorje la Madonna avrebbe dato il suo messaggio fondamentale: "Pace, pace, pace, riconciliatevi". Quel giorno di giugno 1981 in cui Ella avrebbe palesato la sua intenzione e il motivo delle sue visite e dell'inizio della sua scuola di pace pluriennale apparve con una croce nera dietro di Lei. La Regina della pace era anche Addolorata per le sofferenze dei suoi figli lontani da Dio, dimentichi che dalla Croce di suo Figlio viene la pace ai cuori e al mondo. Nelle domande dei giovani che chiedevano di essere aiutati a rispondere agli inviti della Madonna traspariva netto il desiderio di non lasciare sola la Madonna, di fare qualcosa per Lei e con Lei per la pace di tante anime, per la Pace della Chiesa e del mondo in subbuglio.

Le Oasi della Pace avrebbero dovuto rappresentare allora dei luoghi di vita mariana, incentrata sull'Eucaristia adorata giorno e notte e sulla bellezza della liturgia contemplativa, fonte dell'autentico amore e comunione. Luoghi, inoltre, in cui il lavoro è vissuto come continuazione della preghiera, espressione della comunione, linguaggio della semplicità e della povertà in cui si modula una vita quotidiana recuperata al senso di Dio che si estende al tempo e allo spazio Comunità che sentono Maria come Madre e Maestra e che continuano l'esperienza iniziale della Chiesa con Maria nel cenacolo di Gerusalemme col grosso desiderio di concorrere al rinnovamento e all'unità della Chiesa.

E se nel cenacolo oltre agli apostoli c'erano i vari discepoli e discepole: ecco spiegare perché i ragazzi e le ragazze fin dalla prima ora si sentivano chiamati a vivere insieme, distinti ma nell'unità. Una sfida forte, questa, che continua a richiedere un ripensamento, una sperimentazione di fronte all'immagine che della vita consacrata si è costruita la tradizione teologica e canonica della Chiesa.

Comunità che desiderano vivere l'ideale di espiare con la preghiera, il digiuno e il sacrificio tutto ciò che abbrutisce l'uomo e lo stacca da Dio e dalla pace.

Certo, in tutto questo vi è connessa una forte carica ideale, come del resto è intriso di carica ideale tutto il Vangelo di Gesù che chiede di misurarsi con il programma esigente delle Beatitudini e con la misura dell'amore che è il morire, come Lui, l'un per l'altro. Cosa c'è di più ideale di queste esigenze volute da Gesù? E Lui non fa sconti, mentre accoglie le nostre cadute e ci incoraggia nelle nostre riprese.

Pure i messaggi della Madonna sono esigenti in vista di ricostruire l'uomo e renderlo pieno di pace.

Anche la Comunità Mariana serba nella sua spiritualità e pedagogia delle forti esigenze e delle intense idealità, ma come punto di arrivo di un cammino paziente, lungo, ma senza sconti e riduzioni. Ne è in gioco il recupero delle verità originarie del primato di Dio, del rispetto uomo-donna, del quotidiano riportato a Dio. E tutto questo per consegnare nuovamente la possibilità della pace a chi, bussando alle porte delle Oasi della Pace, ferito nei molteplici sentieri della vita, viene per ritrovare la pace alla scuola di Maria.

Valeva la pena di dire di sì a questo progetto, di salire sulla croce per questo progetto. E ora che mi trovo a Gerusalemme, dove è nata tutta la storia del Vangelo, e in cui le sofferenze per la mancanza di pace si intensificano di giorno in giorno, seminando quotidiane macchie di sangue, con uno sguardo più staccato e quindi più oggettivo, questo progetto della Madonna mi diventa sempre più chiaro, necessario e urgente.

Dal Calvario di Gerusalemme si vede meglio la grazia di Medjugorje!

Sono qui a continuare a dire il mio sì perché questo progetto della Madonna si avveri del tutto…e grazie anche ai giovani che in questo progetto mi hanno coinvolto dal lontano 1985.

Una avventura di 21 anni dentro una storia, troppo bella, che si snoda ormai da 25 anni!

Padre Gianni Sgreva

Fonte: Medjugorje 25 anni d'Amore della Comunità Mariana Oasi della Pace

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