Maria a Medjugorje Messaggio del 25 settembre 2005:Cari figli, con amore vi chiamo: convertitevi; anche se siete lontani dal mio cuore. Non dimenticate: Io sono vostra madre e sento dolore per ognuno di voi che è lontano dal mio cuore, ma Io non vi abbandono. Credo che potete lasciare la via del peccato e decidervi per la santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La preghiera del cuore e preghiera di Gesù nel Rinnovamento Carismatico (Padre Robert Faricy)

La vera preghiera è semplice, infantile, non contaminata da tanti pensieri e idee. La vera preghiera parte direttamente dal cuore. Dice semplicemente: «Ti amo, Signore» e: «Grazie di amarmi». La preghiera migliore è quella più semplice: l'unione dei cuori, l'unione del mio cuore con quello del Signore . La preghiera semplice dice poco o nulla. Guarda con amore al Signore. Pronuncia il suo nome con fede ed amore ; e accetta il suo amore, confidando in esso e avendo fiducia in esso.




LA PREGHIERA PERSONALE

Cuore e centro del cristianesimo è la relazione personale con Gesù Cristo risorto. Inoltre, voglio che questa relazione occupi il primo posto e sia al centro della mia vita, che organizzi le altre mie relazioni, sintetizzandole, dando loro significato e nuova vita.

Cuore e centro di una viva relazione interpersonale con Gesù Cristo è la preghiera, in particolar modo la preghiera personale. Non intendo dire che la preghiera di gruppo, quella familiare, le funzioni religiose e la Messa abbiano poca o nessuna importanza. Al contrario. Ma la preghiera insieme con gli altri può sempre in qualche modo cadere nel formalismo o nella recitazione, perché ho bisogno del sostegno di altri. La preghiera insieme con gli altri ha bisogno della preghiera personale - preghiera in solitudine, fatta da me, per alimentare la mia relazione col Signore così che la mia preghiera con gli altri sia una preghiera autentica, onesta, reale.
Inoltre, la mia preghiera personale manterrà viva e forte la mia relazione con Dio.
Di che cosa ho bisogno per avere una vita di preghiera personale? Quali condizioni devo soddisfare, realizzare, nella mia vita quotidiana così da avere una salutare vita di preghiera nella quale il Signore possa unirmi più strettamente a Sé? Ho bisogno di: fedeltà quotidiana, semplicità e fede. Esaminiamole una per volta.

Fedeltà

La relazione con Dio, così come una relazione interpersonale, richiede disciplina e in gran parte dipende da essa. Se desidero avere un rapporto buono e cordiale con qualcuno, devo passare del tempo con quella persona. Se ritengo che qualcuno sia importante nella mia vita, gli dedico del tempo. Voglio essere fedele al Signore, al suo amore per me. La mia fedeltà a lui nella preghiera fa parte della mia risposta al suo amore. Questo significa che ho bisogno di avere un periodo di tempo fisso ogni giorno da dedicare alla preghiera, da dare esclusivamente al Signore.

Quanto tempo? Questo dipende. Forse un'ora, forse venti minuti. Certamente voglio pregare durante tutta la giornata , per vivere per quanto è possibile con gli occhi rivolti al Signore . Ma ho bisogno di un tempo di durata fissa nel quale possa essere solo col Signore, tranquillo, solo per lui, con nient'altro da fare, senza distrazioni esterne. Può essere la mattina prima che gli altri in casa si alzino, o dopo che sono andati a letto, o durante la mia pausa per il pranzo, o in qualunque momento possa trovare un posto tranquillo e stare col Signore. Oppure posso pregare due volte al giorno, per esempio, venti minuti la mattina e venti la sera.
In ogni caso, devo rimanere fedele ogni giorno al periodo di tempo che ho deciso di dedicare al Signore. Non che il Signore sia un marcatempo; non mi giudica se vengo meno al mio tempo per la preghiera con lui un giorno o due. Devo essere fedele perché la fedeltà al mio momento di quiete col Signore esprime il grado del mio impegno con lui, il grado della mia risposta al suo amore. Se il Signore occupa un posto importante nella mia vita, nel mio cuore, allora troverò il tempo per pregare, per stare con lui, per quanto la mia giornata possa essere indaffarata. Se accade qualcosa e non posso pregare nel momento regolarmente fissato, posso farlo più tardi nel corso della giornata. La fedeltà a questo momento regolare di preghiera è la misura della mia risposta all'amore del Signore per me.

Semplicità

La vera preghiera è semplice, infantile, non contaminata da tanti pensieri e idee. La vera preghiera parte direttamente dal cuore. Dice semplicemente: «Ti amo, Signore» e: «Grazie di amarmi».
La preghiera migliore è quella più semplice: l'unione dei cuori, l'unione del mio cuore con quello del Signore. La preghiera semplice dice poco o nulla. Guarda con amore al Signore. Pronuncia il suo nome con fede ed amore; e accetta il suo amore, confidando in esso e avendo fiducia in esso.

A tutti quelli che vogliono pregare, il Signore dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11, 29). Posso imparare da lui ad essere mite, piccolo, umile come un bambino dinanzi a lui (cf. Mt 18, 4).

Quando Marta si lamentava che doveva preparare e servire il pranzo da sola, e chiese a Gesù di dire a sua sorella Maria che l'aiutasse, Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10, 41-42). Maria sedeva tranquilla ai piedi di Gesù, lo guardava con amore e lo ascoltava - non solo con l'orecchio, ma col cuore .
Io posso essere «preoccupato per molte cose» nella mia preghiera - da fare, da pensare, da dire. Il Signore mi dice che la «parte migliore» è stare tranquillo, non preoccupato, e di sedere ai suoi piedi con amore riverente. E lui mi insegnerà se stesso.

La preghiera è come la danza . Quando io (Robert Faricy) avevo dodici anni, i miei genitori mi mandarono a una scuola di danza a imparare i balli tradizionali da sala da ballo, con la speranza che quell'esperienza mi avrebbe aiutato a divenire una persona civile. Il maestro di ballo metteva un disco - un valzer, per esempio - e ognuno di noi si sceglieva un compagno per ballare. Ero il più piccolo della classe: tutte le ragazze erano più grandi di me, molto più grandi. Qualunque ragazza avessi come compagna mi trascinava per tutta la pista nonostante le mie proteste che era l'uomo che doveva guidare. Anche le ragazze, dopo tutto, stavano solo imparando a ballare.
La preghiera è come la danza. Che tu sia uomo o donna, è Dio che fa la parte dell'uomo nel ballo. Lui guida, io seguo. E se balla lentamente, non ho voglia di andare veloce. Voglio lasciarmi guidare da lui.
Sbaglio quando voglio programmare eccessivamente la mia preghiera. La preghiera è semplice: vado al Signore con semplicità, guardo a lui con amore, e poi mi lascio guidare da lui.

Fede

Per pregare devo aver fede nel Signore. Devo aver fiducia nel suo amore per me. Devo affidarmi al fatto che Gesù mi ama personalmente. Non come uno fra tanti, un volto nella folla; devo sapere che mi chiama per nome. E lo fa veramente. Gesù morì per me sulla croce come se fossi l'unica persona al mondo. Quando viene a me adesso, nella mia vita quotidiana e in special modo nella mia preghiera, viene personalmente, pronunciando il mio nome. Egli mi ama, e, poiché è Dio, il suo amore è infinitamente potente. Questo mi dà il potere di pregare, di venire a lui nella preghiera e di ricevere il suo amore.

Ora pregate con me:

«Signore Gesù, insegnami a pregare.
Concedimi il dono di una fede più grande.
Aiutami a pregare con semplicità, come un bambino, senza tante idee e parole.
Aiutami a restare fedele al mio tempo con te ogni giorno. Amen».


MODI DI PREGARE

Che cosa devo fare quando prego? Come passo il mio momento di quiete col Signore? Che cosa faccio? Quale metodo di preghiera devo utilizzare? Devo usare davvero un metodo?
In questo paragrafo suggeriamo alcuni modi semplici per pregare, forse non abbastanza strutturati per essere chiamati metodi. Potete usarne uno qualunque o tutti quanti, anche combinandoli, o pregare in qualche altro modo.
La regola è: Usate ciò che vi aiuta.

Voglio pregare così come il Signore mi guida a farlo. Come faccio a sapere che mi sta guidando a pregare? Egli mi guida nel modo che mi aiuta di più ad avere un rapporto con lui, nel modo che mi rende più facile restare vicino a lui. In qualunque modo, in questo momento, sia più facile per me essere più unito al Signore - quella è la via per la quale mi sta guidando, ed è così che voglio pregare. Modi diversi per persone diverse e modi diversi per la stessa persona in momenti diversi.
Allora, il mio criterio per decidere che cosa fare nella preghiera è questo: ciò che mi aiuta di più ad avere un rapporto col Signore.

SCHEMA GENERALE DELLA PREGHIERA

Per esempio, se frequento regolarmente degli incontri di preghiera, posso seguire uno schema generale per incontri di preghiera. La maggior parte degli incontri carismatici di preghiera iniziano con una lode e continuano con altre lodi intervallate da letture della Bibbia, profezie e preghiere o dichiarazioni ispirate. A ciò spesso segue una catechesi , poi la preghiera di supplica e il ringraziamento per i benefici ricevuti dal Signore. Di solito l'incontro termina con un inno o una preghiera.
Il mio incontro di preghiera col Signore può avvenire nella mia preghiera personale.
La mia preghiera può iniziare con la lode. Posso cominciare col cantare al Signore un inno che mi piace. Per la preghiera personale, gli inni che sono già preghiere sono i più utili, per es. «Laudato sii, o mi Signore», oppure «Accoglimi», o qualche altro inno o canto che si rivolga a Dio direttamente, che lodi, ringrazi o adori Dio. Poi, se ho il dono delle lingue , posso continuare a lodare il Signore in lingue, cantando o pregando sommessamente in lingue. Se mi sembra il modo giusto, posso continuare ad alternare gli inni alla lode silenziosa e all'adorazione, e magari alla lode in lingue.
Il Signore può darmi una lettura della Bibbia. Se sento che vuole indicarmi una strada, posso aprire la Bibbia e vedere che cosa mi ha riservato. Posso leggere il brano lentamente, lasciandolo imprimere in me stesso e riponendovi devotamente la mia fiducia. Oppure, in qualche occasione, il Signore può darmi persino una profezia personale come nutrimento per la mia preghiera.
Così ho già iniziato la seconda parte della mia preghiera che è anche quella principale: confidare nel Signore . Questo è un momento intimo col Signore. Confido in lui e gli permetto di insegnarmi e di amarmi, di plasmarmi e di trasformarmi nel suo modo segreto .
Posso usare un testo biblico per aiutarmi ad entrare in relazione con lui - uno che lui mi dia e che io trovi aprendo devotamente la Bibbia, oppure il Vangelo della Messa del giorno, o ancora le poche righe seguenti del Vangelo che sto meditando giorno dopo giorno nella mia preghiera. Oppure posso usare la preghiera di concentrazione . In qualunque modo io preghi, voglio confidare in qualche modo nel Signore, permettendogli di amarmi e rispondendo al suo amore.
Verso la fine del mio momento di preghiera posso presentare al Signore le mie suppliche. Gli dico semplicemente per chi voglio pregare, nominando la persona, rimettendola nelle sue mani. Innalzo al Signore le mie richieste; prego per ciò di cui ho bisogno. E lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me in risposta a richieste precedenti.
Posso concludere la mia preghiera dicendo di sì al Signore. Posso cantare il grande «Amen» con una delle melodie usate nella Messa dopo la Preghiera Eucaristica. Amen significa «così sia» oppure «sì, Signore, a ciò che vuoi». Posso anche cantare un inno che mi piace, magari un inno col quale possa in qualche modo acconsentire all'amore del Signore e a qualunque cosa voglia. Oppure, posso semplicemente ringraziarlo per la mia preghiera e dire di sì al suo amore e alla sua volontà.

Preghiera di concentrazione, preghiera del cuore  e Nome di Gesù

Un altro modo di pregare è quello di usare la preghiera di concentrazione. Posso prendere una parola - il nome  di Gesù , per es. -  e riporla mio cuore . Pronuncio silenziosamente, col cuore, la parola Gesù , ripetendola molto lentamente.
Più che dire Gesù, lascio che sia come la parola stessa a pronunciarsi da sola più e più volte nel mio cuore .
In questo modo uso la parola Gesù per concentrarmi sul Signore Gesù. Mi concentro sul suo nome, ripetendolo silenziosamente e lentamente nel mio cuore . E, concentrandomi sul suo nome, mi concentro su di lui; gli permetto di portarmi all'unione con lui.

La preghiera di concentrazione non dipende affatto dai pensieri o dalle idee .
E' una specie di preghiera contemplativa, una preghiera silenziosa e non concettuale . L'unico contenuto della preghiera di concentrazione è quella parola. Quando la parola è Gesù , allora il contenuto della preghiera è Gesù stesso e la mia unione d'amore con lui.
La preghiera di concentrazione mi aiuta a concentrarmi sul Signore, ad entrare più profondamente in un'unione di amore con lui, e ad evitare le distrazioni.
Posso usare la preghiera di concentrazione per tutta la durata del mio momento di preghiera. Oppure posso usarla durante la fase del «confidare nel Signore» di un incontro privato di preghiera col Signore. Oppure posso combinarla con l'uso della Bibbia per la preghiera.

Usare i Vangeli per la preghiera

Tutta la Bibbia è la parola di Dio ispirata, e qualunque parte della Bibbia può venire usata per la preghiera. Comunque, i quattro Vangeli hanno un'importanza speciale come sentieri che portano ad una più stretta unione col Signore nella preghiera.
Posso prendere un breve episodio di un Vangelo, pochi versetti che parlino di una guarigione, una piccola parte di un discorso di Gesù, o qualunque frammento di Vangelo, e utilizzarlo per la mia preghiera. Per esempio, posso leggere il brano lentamente e con devozione, e poi entrare in relazione col Signore sulla base di quanto ho di fronte a me nel Vangelo. Posso parlare col Signore in modo semplice, con le mie parole. Posso rimanere semplicemente là, a guardarlo con amore, lasciando che le parole del Vangelo mi si imprimano. Oppure, posso usare la preghiera di concentrazione, e ripetere lentamente il nome di Gesù nel mio cuore. O ancora, posso usare una versione della preghiera di concentrazione basata sul brano di Vangelo che ho appena letto. Se ho letto il brano della guarigione del cieco Bartimeo, posso ripetere più volte le sue parole: «Signore, che io riabbia la vista!». Se di fronte a me ho le parole di Gesù: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore», posso pregare in silenzio ripetendo più volte queste parole nel mio cuore: «Insegnami, Gesù».

Altri modi di pregare

Ci sono molti altri modi di pregare. I migliori sono quelli più semplici. Ma talvolta sono troppo distratto per pregare. Nella mia mente ci sono preoccupazioni che si affollano sulla mia preghiera, che mi riempiono il cuore, che mi distraggono dal darmi totalmente al Signore nella preghiera.

GESU' È SIGNORE DELLA MIA PREGHIERA E DELLA MIA VITA

La frase «Gesù è Signore» è una delle più antiche della tradizione cristiana. Ricorre sei volte negli scritti paolini del Nuovo Testamento. Per esempio, in Filippesi 2, 9-11: «(...) Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi (...) e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre».
In questo testo, il «nome che è al di sopra di ogni altro nome» non è il nome di Gesù, ma il titolo di Signore. Gesù ha il titolo più alto, un titolo che in effetti appartiene propriamente a Dio e che l'Antico Testamento dà solo a lui.
Gesù è Signore non solo perché ne ha il titolo. La sua autorità è reale. I primi tre capitoli della lettera agli Efesini ci dicono che «( il Padre ) ha sottomesso tutto ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose» (1, 22-23). Gesù è Signore nel senso che si realizza pienamente nel mondo intero, è presente in ogni luogo e dovunque con l'influenza del suo amore risorto e universale. Ed è Signore nel senso che governa ogni cosa nel mondo ed ha la sovranità su tutta la creazione.
La lettera ai Colossesi intende il mondo come sussistente nel Signore Gesù, come in un certo modo sostenuto da lui, come dipendente da lui per la sua stessa esistenza. «Tutte le cose sussistono in lui» (1, 17). Gesù è Signore perché riunisce tutto in sé per «riconciliare a sé tutte le cose» (1, 20). La lettera agli Ebrei si spinge anche oltre; Gesù è Signore e grande sacerdote che intercede per noi alla destra del Padre (1, 10; 2, 8; 6, 20 - 8, 13).

Gesù: Signore della mia vita

Questo Signore di tutta la creazione, che governa, sostiene e riempie ogni cosa, è anche il mio Signore personale, il Signore della mia vita, che mi chiama per nome a vivere in stretta relazione interpersonale con lui. Riempie tutta la creazione del suo amore, e riempie me del suo amore. Governa il mondo, e vuole dirigere la mia vita verso una più grande pienezza in lui. Così come il mondo, anch'io dipendo da lui persino per la mia esistenza. Gesù dà significato al mondo e alla sua storia; e dà significato a me e alla mia vita. Alla destra del Padre, egli intercede per il mondo; e prega per me, innalzandomi fino al Padre.
Gesù è il mio Signore così come è Signore dell'universo. Il disegno del Padre per il mondo è di ricapitolare tutte le cose in Gesù, sotto l'autorità di Gesù (Ef 1, 10). Il Padre vuole, cioè, riconciliare tutto in Gesù Cristo, tutte le cose sulla terra o nei cieli. Questo è il disegno di Dio sul mondo. E il disegno di Dio per me è che io sia sempre più unito interiormente; che tutto quello che è in me sia riconciliato, unificato, integrato, in Gesù Cristo; e che, in Gesù, io sia sempre più riconciliato col Padre nello Spirito Santo.
Gesù vuole darmi unità personale in lui, per integrare tutte le parti di me stesso in un tutto unificato in lui, per ricucire tutti i brandelli di me stesso in una nuova unità sotto la sua autorità. Questo è il progetto per me. E lo attua principalmente nella mia preghiera personale e attraverso di essa. Ed è nei miei momenti di silenzio con lui che io coopero al suo progetto nei miei confronti.

Gesù: Signore della mia preghiera

Gesù mi invita a riporre saldamente nelle sue mani, quando prego, tutti i miei interessi, le mie preoccupazioni, i miei problemi. Qualunque cosa che mi distragga nella preghiera o che possa farlo, posso innalzarla al Signore, rimettendola nelle sue mani.
In effetti, quando prego posso riporre nelle mani del Signore ogni cosa della mia vita: le mie paure, le mie angosce, i miei fallimenti; i miei progetti, le mie speranze, i miei successi; le mie scelte, le mie decisioni, le mie risoluzioni. Gesù si interessa ad ogni cosa della mia vita. Egli è - e vuole esserlo ancora di più - Signore della mia vita. Io coopero col suo disegno di agire in armonia con me e di concentrarmi su di lui quando porto a lui nella preghiera qualunque cosa io abbia in mente.
Quando, nella preghiera, rimetto qualcosa nelle mani del Signore, sotto la sua autorità, alla sua cura amorosa, allora quella cosa entra a far parte maggiormente della mia relazione personale con lui. Più lo faccio, e più la mia vita - attraverso la preghiera - diverrà unificata, integrata, incentrata su Gesù.
Per esempio, se mi preoccupo di un problema di soldi, nella mia preghiera personale posso dare quel problema al Signore, rimettendolo nelle sue mani e avendo fiducia in lui per il futuro. Non metto quel problema semplicemente fuori dalla mia mente. E come se lo mettessi nella sua; e poi posso smettere di preoccuparmene - o perlomeno, posso preoccuparmene di meno, per la fede che mi dona.
E ancora, se un rapporto personale è divenuto un problema serio - se, per esempio, non riesco ad andare d'accordo con qualcuno sul lavoro - mentre avrei bisogno di andarci d'accordo - posso pregare per quella persona, rimettendola nelle mani del Signore, mettendo quel rapporto interamente sotto la sua autorità, avendo fiducia che lui  è capace di appianarlo.

Distrazioni

Le distrazioni che ho quando prego possono aiutarmi. Mi indicano le parti della mia vita che non sono ancora completamente integrate nella mia relazione col Signore.
Per esempio, se una persona a cui voglio bene si inserisce nella mia preghiera come una distrazione, questo significa che il mio rapporto con quella persona non è stato ancora completamente integrato nella mia relazione con Gesù. Piuttosto che scacciare semplicemente quella distrazione, posso mettere il mio rapporto con quella persona devotamente nelle mani di Gesù, sotto la sua autorità.
Il motivo per cui quella persona è una distrazione è questo: Qualcosa nella mia relazione con quella persona non è completamente sotto l'autorità di Gesù, non è completamente integrato nella mia relazione con Gesù . Se così fosse, allora quella persona non sarebbe una distrazione; lui o lei sarebbero, fin dall'inizio, un oggetto della preghiera. Vale a dire che, poiché qualcosa nel rapporto con la persona a cui voglio bene mi allontana da Gesù nella vita, questo mi allontana da Gesù nella preghiera. E' perché qualcosa nel rapporto con quella persona non è pienamente orientato verso il Signore, che questa diventa una distrazione per la mia preghiera.
Che cosa, in quel rapporto, mi allontana dal Signore nella vita e nella preghiera? La possessività. Posso pensare che voglio troppo bene a quella persona, ma non è mai così. Non vogliamo mai troppo bene alle persone; dovremmo sempre amarle di più. Il problema è che tendo a voler bene in modo possessivo, trattando l'altro più come un oggetto che come un soggetto. Forse uso l'altro per gratificare i miei bisogni. Tendo a possedere la persona a cui voglio bene piuttosto che a lasciarla libera.
Il Signore vuole insegnarmi ad amare così come mi ama lui, a mani aperte, lasciando l'altro libero. Vuole insegnarmi ad amare altruisticamente, per amare, non di meno, ma di più.
Quando, nella preghiera, prego per la persona a cui voglio bene, innalzandola al Signore e ponendo esplicitamente il nostro rapporto sotto l'autorità di Gesù, allora coopero col disegno di Gesù di integrare la mia vita, di integrare questo rapporto di amore nella mia relazione personale con lui. Coopero con l'azione del Signore nella mia vita portando al Signore quella persona e il mio amore per lei. Posso farlo e farei meglio a farlo ogni volta che quella persona diviene una distrazione. Alla fine, quella persona non sarà più una distrazione, ma oggetto di una preghiera di intercessione. In qualunque momento penserò a lei, sarò immediatamente portato al Signore per pregare per quella persona.
Questa stessa procedura è utile per qualunque distrazione: converto l'oggetto della distrazione in preghiera; prego per la persona o per la cosa che mi distrae. Supponiamo che qualcuno abbia ferito me o i miei sentimenti, o entrambe le cose. Turbato mi è difficile pregare. La ferita è nella mia mente come un ostacolo ad entrare facilmente in relazione col Signore, come una distrazione. Posso convertire la distrazione in una preghiera, in un modo di essere in relazione col Signore.
Nel mio cuore perdono quella persona. Prego per quella persona, innalzandola fino a Gesù. E chiedo al Signore di guarire la ferita, di consolarmi. Posso offrire le mie sofferenze al Padre unendole alle sofferenze di Gesù per me sulla croce. Posso chiedere il dono della compassione e della comprensione verso questa persona che mi ha ferito.
Il Signore risponderà alla mia preghiera. Guarirà gradualmente le ferite del mio cuore. Userà quello che è successo per portarmi più vicino a sé.
Oltre ai rapporti positivi di amore e di ammirazione e a quelli negativi di ferimento, di risentimento o di odio, altre cose possono apparire come distrazioni nella preghiera. Posso usarle nello stesso modo.
Se il mio lavoro mi distrae, posso offrirlo al Signore, mettendolo sotto la sua autorità. Se un discorso che devo fare o qualcosa che devo dire in futuro mi distrae, allora, piuttosto che organizzare quello che dirò, affido la mia preoccupazione al Signore, invoco il suo aiuto e la sua guida, lascian do che mi ispiri riguardo a quanto dirò. Egli può ispirarmi subito, nella preghiera, o più tardi, quando vorrà lui.
Se mi distraggono problemi familiari, o progetti per il futuro, o fallimenti reali o possibili, o contrattempi, li rimetto al Signore. Voglio che sia il Signore di tutta la mia vita e di ogni cosa in essa.

Libertà e contemplazione

Cooperando col disegno di Gesù su di me - di fare di lui il centro della mia vita - si accresce la mia libertà. A poco a poco mi libero da qualunque cosa che possa allontanarmi dal Signore: il peccato, la paura, lo scoraggiamento, l'ansia, i sentimenti irreali di colpevolezza, e tutti gli altri legami negativi che mi trattengono da un'unione più stretta col Signore.
Quando guardo a Gesù con amore nella mia preghiera, rimettendo con fede tutto nelle sue mani, egli mi porta ad una libertà maggiore: libertà di amarlo e di amare gli altri in modo maturo, senza possessività, libertà di corrispondere al suo amore e all'amore degli altri per me. Mi aiuta a crescere in santità.
La santità è la capacità infinita di amare e di ricevere amore. Ecco perché solo Dio è veramente santo: solo Dio può amare e ricevere amore infinitamente,
Ma posso crescere in santità. Il modo principale di crescere in santità è quello di tenere con amore il mio sguardo fisso su Gesù, di guardare a lui con amore. Questa si chiama «contemplazione ».

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