Maria a Medjugorje Messaggio del 2 aprile 2016:Cari figli non abbiate cuori duri, chiusi e pieni di paura. Permettete al mio amore materno di illuminarli e riempirli d’amore e di speranza, affinché, come Madre, io lenisca i vostri dolori: io li conosco, io li ho provati. Il dolore eleva ed è la preghiera più grande. Mio Figlio ama in modo particolare coloro che patiscono dolori. Ha mandato me a lenirli e a portarvi speranza. Confidate in lui! So che per voi è difficile, perché attorno a voi vedete sempre più tenebra. Figli miei, essa va squarciata con la preghiera e l’amore. Chi prega ed ama non teme, ha speranza ed amore misericordioso. Vede la luce, vede mio Figlio. Come miei apostoli, vi invito a cercare di essere un esempio di amore misericordioso e di speranza. Pregate sempre di nuovo per avere quanto più amore possibile, perché l’amore misericordioso porta la luce che squarcia ogni tenebra, porta mio Figlio. Non abbiate paura, non siete soli: io sono con voi! Vi chiedo di pregare per i vostri pastori, affinché abbiano amore in ogni momento e agiscano con amore verso mio Figlio, per mezzo di lui e in memoria di lui. Vi ringrazio!

La nostra vita è un rosario




Mi trovavo in un piccolo paese a celebrare la S. Messa e, parlando del Rosario, chiesi alla gente: Ma secondo voi, cos’è il Rosario? Nessuno mi rispose.
Insistetti aiutandoli: con il Rosario cosa contempliamo? Dopo un breve silenzio una bambina di sei o sette anni mi rispose: con il Rosario contempliamo la vita di Gesù. Rimasi stupito. E come Gesù quando esultò nello spirito, anch’io dissi: ti magnifico o Padre Signore del cielo e della terra poiché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli e li hai nascosti ai sapienti. Sì, Padre perché cosi è piaciuto a Te (Mt 11,25-26). Svolgo il mio ministero sacerdotale presso il Santuario della Madonna del Rosario a Pompei, fondato da un laico, il beato Bartolo Longo.
Era questi un avvocato napoletano, segnato da un esperienza negativa dovuta all’essersi trovato immerso nello spiritismo. Un giorno, in preda all’angoscia, mentre avvertiva una grande afflizione interiore perché preoccupato per la salvezza della sua anima, sentì chiaramente un voce nel cuore: "Se cerchi salvezza propaga il Rosario".
Era la Madonna che gli parlava. Le campane di un piccola chiesetta suonavano in quel momento il mezzogiorno. Inginocchiatisi dopo la preghiera dell’Angelus rispose con grande decisione: se è promessa di Maria che chi propaga il Rosario è salvo, io non lascerò questa terra senza aver propagato il Rosario. Cosa comportava tutto ciò? Comportava che da quel momento il beato iniziava un vero e proprio processo di assimilazione del Rosario…Cosa vuol dire assimilare il Rosario? Vuol dire assimilare Cristo, poiché il Rosario è la vita stessa di Cristo.

Qualche tempo fa facevamo fatica a comprendere questa preghiera considerata di poca importanza da tanti, ma oggi, grazie anche al Santo Padre che ci ha fatto dono di un documento autorevole - la lettera Rosarium, Virginis Mariae - ne comprendiamo con chiarezza il significato. Il Rosario è: Contemplare il volto di Cristo con Maria. Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria per sperimentare sempre nuovamente l’amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo (RVM 9). Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore (Cor 3,18). Guidati da Maria, tenendo la nostra mano nella sua mano, Ella col Rosario svolge il suo compito di trasformare in Cristo la nostra vita. Così il mistero della vita di Gesù si cala nella nostra vita, e la nostra vita in Cristo diventa un Rosario. I misteri del Rosario sono i misteri della nostra vita e, mentre percorriamo il nostro cammino di fede, ci accorgiamo che le fasi della vita di Gesù sono come le nostre.

Con i Misteri gaudiosi viviamo le grandi gioie delle quali il Signore ci fa partecipi. La gioia non è una caratteristica primaria del cristiano? Come si può non gioire quando il Signore ci fa comprendere il suo disegno su ciascuno di noi come accadde a Maria nel momento dell’Annunciazione? Anche noi, come Maria, riceviamo l’annuncio da Dio di dover concepire Cristo nelle nostre anime. Ma per concepirlo dobbiamo essere disposti interiormente ad accoglierlo finché Gesù non si fa carne in noi. Poi non si rende difficile comunicarlo: lo Spirito Santo comunica la nostra intimità con Gesù.
Con i Misteri della luce contempliamo la sua vita pubblica, il suo rivelare se stesso e il Padre, in segni, parole e prodigi.
Quale discepolo non è chiamato ad additare Cristo come Giovanni nel momento del Battesimo: Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie i peccati dal mondo (cfr. Gv 1,29), e rivelare nello stesso tempo il volto misericordioso del Padre?
Con i Misteri dolorosi contempliamo l’infinito amore che Dio ha avuto per ciascuno di noi, fino a toccare il punto più alto: non c’è infatti amore più grande che dare la vita per i fratelli. Obbediente al Padre fino alla morte, e alla morte di croce (cfr. Fil 2,8). Se tu dici che il tuo amore è grande per Dio, come ti viene in mente di fare diversamente? Come non valorizzare tante sofferenze, tante ingiustizie e oppressioni che esistono intorno a noi? Tutto il male che c’è nel mondo ci dà la possibilità di essere uniti alla passione di Cristo.

Con i Misteri gloriosi contempliamo già qui in terra quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono nel cuore dell’uomo. (cfr. Is 64,3). La speranza non delude poiché l’amore di Dio è stato riversato in noi. (Rm5,5).
Si vive in un modo diverso con questa speranza nel cuore. Il santo Curato d’Ars diceva che anche i dolori si sciolgono come neve al sole.
Il nostro cammino non è diverso da quello di Gesù. Egli per primo ha toccato tutte queste fasi: è passato dalla afflizione alla gioia, dal fallimento al successo, dalla disperazione al conforto, dalle tentazioni alla vittoria, dalla nascita alla morte. In tutto simile a noi eccetto il peccato (cfr. Eb 4,15), anche se ha vissuto tutti gli effetti del peccato. E, infine, è passato dalla morte alla gloria.
Per questo motivo, in virtù dell’umanità di Cristo assunta dalla Vergine - che è vissuta in pienezza e glorificata mediante lo Spirito Santo - assimilandola con grande fiducia, siamo partecipi della sua stessa vita.
Tutto nella nostra vita ha valore. In Cristo nulla è perduto, anche la nostra tragica fragilità, anche i nostri peccati, anzi sono stati proprio questi a meritarci un grande Redentore. Quando diciamo il Rosario vogliamo dire tutto questo. Vogliamo dire il vangelo vissuto in noi. Vogliamo dire la vita di Cristo in noi.
Ecco come lo ha inteso il Beato Bartolo Longo. Ecco come lo hanno inteso tutti gli altri santi, anche se non ne hanno esplicitamente parlato o lo hanno diffuso, perché si sono accorti che in realtà la loro stessa vita era diventata un Rosario.
Sac. Andrea Fontanella

Fonte: Eco di Maria nr.171

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