Maria a Medjugorje Messaggio del 25 marzo 1993:Cari figli, oggi come mai prima d'ora vi invito a pregare per la pace: la pace nei vostri cuori, la pace nelle vostre famiglie e la pace nel mondo intero; perché satana vuole la guerra, vuole la mancanza della pace e desidera distruggere tutto ciò che è buono. Perciò cari figli pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Padre Pio e l'Angelo Custode




All’inizio degli anni Settanta, quando andai la prima volta a Pietrelcina per raccogliere fatti ed episodi sulla vita di Padre Pio, erano ancora in vita persone che avevano conosciuto il Padre da giovane. Ricordavano gli anni in cui egli, appena ordinato sacerdote, poiché era sempre malato, non viveva in convento ma in una casa vicino a quella dei suoi genitori. E mi dicevano che quando usciva non chiudeva mai la porta a chiave. A chi gli faceva notare che potevano esserci dei ladri rispondeva: «C’è l’Angiolino che fa la guardia alla mia casa». Sempre in quel periodo, al termine delle lettere a persone amiche, con le quali aveva molta confidenza, in particolare alcuni sacerdoti che conoscevano bene le sue esperienze mistiche, scriveva infallibilmente: «Salutami l’Angiolino».

Con il nome «Angiolino», Padre Pio intendeva l’Angelo Custode e i due riferimenti fanno intendere quale fosse la confidenza che aveva con questo personaggio e con quale fede, semplice e concreta, vivesse una stupefacente realtà spirituale, quella della presenza, accanto a ogni uomo, di un Angelo Custode.

L’Angelo Custode era un richiamo costante nella vita di Padre Pio. A chi andava a salutano per intraprendere un viaggio diceva: «L’Angelo di Dio ti accompagni». Oppure: «Che l’Angelo di Dio ti accompagni e ti apra le porte». O anche: «Che l’Angelo di Dio ti sia luce, aiuto, forza; conforto e guida».

A una figlia spirituale scrisse:

«Sii sempre alla presenza di Dio. Ricordati del tuo Angelo Custode, che ti è sempre vicino, sia tu in grazia di Dio o non lo sia. Quale amico puoi avere più grande del tuo Angelo Custode? Chiedi a lui che ti aiuti nella carità, nell’umiltà, nella pazienza.»

A chi gli chiedeva aiuto, un ricordo nelle preghiere per qualche difficoltà particolare, rispondeva: «Quando hai bisogno, mandami il tuo Angelo Custode».

«Ma lei sente veramente quello che le mando a dire per il mio Angelo Custode?» gli chiese, un giorno, un figlio spirituale. E il Padre rispose: «E che, mi credi sordo?».

Cleonice Morcaldi, la figlia spirituale prediletta, nei suoi diari ha lasciato scritto questo eccezionale episodio: «Durante l’ultima guerra mio nipote fu fatto prigioniero. Non ricevevamo sue notizie da un anno. Tutti là credevamo morto. I suoi genitori impazzivano dal dolore. Un giorno, mia zia si buttò ai piedi di Padre Pio che stava in confessionale e gli disse: “Ditemi se mio figlio è vivo. Io non mi tolgo dai vostri piedi se non me lo dite”. Padre Pio si commosse e con le lacrime che gli rigavano il viso disse:“Alzati e vai tranquilla”.

«Passò ancora del tempo e la situazione in famiglia era diventata drammatica. Un giorno, non potendo più sopportare il pianto accorato degli zii, mi decisi a chiedere al Padre un miracolo e, piena di fede, gli dissi: “Padre, io scrivo una lettera a mio nipote Giovannino. Metto sulla busta il solo nome perché non so dove egli sia. Voi e il vostro Angelo Custode portatela dove egli si trova”. Padre Pio non mi rispose. Scrissi la lettera e l’appoggiai, la sera prima di andare a letto, sul comodino. La mattina dopo, con mia grande sorpresa, e anche con paura, vidi che la lettera non c’era più. Andai a ringraziare il Padre e lui mi disse: “Ringrazia la Vergine”. Dopo una quindicina di giorni, in famiglia si piangeva di gioia: era arrivata una lettera da Giovannino in cui egli rispondeva esattamente a tutto quello che io gli avevo scritto.»

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