Maria a Medjugorje Messaggio del 29 marzo 1984:Cari figli, desidero in particolare invitarvi questa sera ad essere perseveranti nelle prove. Considerate quanto l'Onnipotente ancor oggi soffre a causa dei vostri peccati. Per questo quando avrete delle sofferenze, offritele in sacrifico a Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Le fonti della pietà angelica (Santa Gemma Galgani)




Non si può certo ricostruire un'angelologia galganiana in base alle cose dette e scritte dalla santa. Gemma Galgani ha accettato il dato rivelato e l'insegnamento del Magistero sugli angeli così come le sono stati presentati soprattutto dalla pietà familiare e dall'ambiente educativo e religioso che frequentava. Alle affermazioni dottrinali che trovava nei catechismi o nei libri di pietà, alle esortazioni che ascoltava dagli ecclesiastici e dalle educatrici non oppone il minimo dubbio né lo scarto di una riflessione critica e tanto meno dubitativa. Crede alla presenza diuturna dell'angelo custode secondo l'insegnamento perenne della Chiesa: perché mai avrebbe dovuto dubitarne?

DAL LASPERGIO AL RIVA...

Ma da dove Gemma ha attinto e ha alimentato la sua pietà verso gli angeli, e verso l'angelo custode in particolare? Sappiamo di alcuni libri di pietà usati da Gemma. Leggeva la Lettera ovvero Colloquio di Cristo nostro Redentore all'anima devota, di Giovanni Laspergio, nell'edizione lucchese i Pellegrino Frediani del 1710. Ebbe poi carissimi, fino al termine della vita, Apparecchio alla morte, di sant'Alfonso Maria de' Liguori e, dello stesso autore, La monaca santa. Infine lesse e rilesse, di san Gabriele dell'Addolorata, le Lettere, raccolte da padre Germano, e la biografia del giovane passionista scritta da Germano stesso.

Gemma, dunque, non usava molti libri di devozione. Ce lo conferma la testimonianza di Eufemia Giannini: «Ella poco leggeva i libri devoti perché molto occupata, e data la sua cultura più che meglio amava elevarsi con l'anima a Dio, riconcentrandosi seco stessa. Quando venne da noi aveva un solo libro di devozione [quale?], ma poi cominciò a farne a meno, parendole meglio formulare da sé le preghiere nel suo raccoglimento. Nel periodo di aridità poi, che fu l'ultimo della sua vita, leggeva con sommo trasporto un volume dei Libri santi contenente i Salmi e il Vangelo, e l'Apparecchio alla morte di sant'Alfonso Maria de' Liguori ».

IL MANUALE DI FILOTEA

Vi è anche un altro libro di devozione molto diffuso al tempo di Gemma e da lei molto usato. È il Manuale di Filotea del canonico milanese Giuseppe Riva (giunto nel 1876, anno della sua morte, alla ventiduesima edizione). Di questo manuale Gemma sapeva molte cose a memoria, come risulta dalla trascrizione delle Giaculatorie per ogni circostanza da lei fatta currenti calamo per suor Maria Bianchini. Da questo ricco manuale di pietà Gemma senza dubbio ha attinto a larghe mani i motivi ispiratori per la meditazione e la preghiera in riferimento all'angelo custode.

«Istruzione sopra l'angelo custode»

Nell'edizione del 1901 il capitolo dedicato agli angeli, e in particolare agli angeli custodi, occupa una ventina di pagine.

« Dopo Dio e Maria, non v'ha né in cielo né in terra chi più si interessi per la nostra salute; e chi, per conseguenza, noi dobbiamo riverir maggiormente dell'angelo custode? ». Egli è nostra guida, viene detto, è nostro compagno, nostra difesa fin dal principio dell'esistenza. Non ci abbandona mai finché «non abbia ritornata l'anima nostra alle mani del Creatore». Non si può dire in poche parole la sollecitudine che egli ha della nostra sicurezza sia temporale sia eterna. «Dappertutto egli è con noi», in città come in campagna, quando siamo soli o «nei tumulti», nelle occupazioni e nel riposo. « Ci consola nelle afflizioni, ci difende nei pericoli, ci illumina nei dubbi, ci soccorre in tutti i bisogni ».

Dopo aver richiamato per rapidi cenni la storia biblica dell'arcangelo Raffaele e Tobia, l'autore afferma che l'antica vicenda era data come immagine « di ciò che fa per ciascuno in particolare l'angelo custode». Ci precede e previene tutti i pericoli. Da vero amico non ci abbandona mai anche quando «offendiamo la maestà di sua presenza» commettendo qualche peccato, anzi ci stimola al rimorso e al pentimento. «Perora la sospensione di quei flagelli che la giustizia divina potrebbe scaricare su di noi».
Se lo preghiamo, subito ci esaudisce. Basta avergli un po' di devozione sincera « per essere da lui sovvenuti, non solamente a norma delle nostre speranze, ma anche al di là di tutti i nostri desideri ».

Alcuni esempi di santi devoti agli angeli

L'autore del Manuale presenta poi alcuni esempi di assistenza angelica, fra i quali quello di san Pietro liberato dall'angelo dal carcere di Erode, come leggiamo negli Atti. Quindi cita la storia di sant'Onofrio, che fu accompagnato dall'angelo nella grotta dove voleva ritirarsi in solitudine, e nei sessant'anni che trascorse nel deserto fu più volte comunicato dallo stesso angelo. Santa Susanna difese la propria verginità grazie all'intervento dell'angelo. Così santa Quinteria fu avvisata dall'angelo su quello che doveva fare. Santa Brigida non solo vide tante volte il proprio angelo custode, ma lo udì cantare ínní soavissimi di paradiso. San Raimondo di Penafort era svegliato all'alba dal suo angelo custode. Santa Francesca Romana «ne godeva continua la compagnia e la conversazione, né le spariva dagli occhi se non quando essa era ricaduta in qualche fallo; il che faceva per avvertirla di ritornare subito col pentimento al primitivo suo stato ». E cita anche l'esempio di sant'Isidoro: mentre lui si tratteneva in chiesa, l'angelo custode proseguiva i lavori dei campi, «affinché non avessero i mal devoti padroni a lagnarsi di sua tardanza». E ancora si legge che santa Balbina e santa Costanza furono assistite dagli angeli nelle loro malattie. San Stanislao Kostka ricevette la comunione dalle mani dell'angelo. San Fermo e san Rustico furono sfamati dagli angeli mentre erano in prigione a motivo della loro fede. « Tante insomma e tali sono le grazie che fanno gli angeli ai loro clienti, che è cosa impossibile il numerarle distintamente ».

Di fronte a tanti esempi, deve scaturire nel devoto la confidenza e la fiducia nell'angelo custode. Egli è testimone delle nostre azioni, occorre ascoltarlo come maestro, va amato come amico, ringraziato come benefattore e riverito come angelo. Viva deve essere la consapevolezza che è nostro protettore, ricorrendo a lui con fiducia in ogni necessità. «Salutiamolo senza mai dimenticarcene» la mattina, tra il dì e la sera, perché « ci difenda contro le insidie notturne ». Va invocato nell'uscire di casa perché ci difenda contro le vanità; pure ritornando a casa va invocato «perché ci aiuti in tutte le domestiche faccende»; nell'andare in chiesa perché «tenga raccolte tutte le potenze dell'anima, nonché i sensi del corpo, alla presenza di Dio». Azioni e preghiere vanno messe nelle mani dell'angelo perché diventino meritorie e siano offerte « come un incenso di grato odore al cospetto dell'Altissimo». Nessuna azione va fatta che possa dispiacere all'angelo, perché egli le registra tutte nel suo libro « a caratteri indelebili » e diventerà al momento del giudizio « senza dubbio il nostro più terribile accusatore presso il divin tribunale ».

È stata una pratica di molti santi», continua il Riva, «l'implorare il soccorso degli angeli custodi delle persone con le quali dovevano trattare. Così un vescovo può utilissimamente implorare il soccorso dell'angelo della sua diocesi, un curato quello della sua parrocchia, un confessore quello del suo penitente, un predicatore quello del suo uditorio, un amico quello del suo amico». Facendo così si coopera alla salvezza delle persone che sono affidate alla cura degli angeli, occupandosi delle opere di Dio con spirito di unità insieme con i «ministri invisibili che vi impiega egli stesso».

Indulgenze e devozione all'angelo custode

Secondo la sensibilità dell'epoca, si faceva un grande conto delle indulgenze annesse alla devozione all'angelo custode. Così, sempre nel Manuale di Filotea, si elencano le indulgenze concesse dai sommi pontefici Pio VI (nel 1795) e Pio VII (nel 1821) per la recita quotidiana, e in altri giorni particolari, dell'Angelo di Dio.

Per la novena in preparazione alla festa dell'Angelo custode (2 ottobre), il Riva presenta tre preghiere: una più lunga, divisa in nove parti, con riferimento ai nove cori angelici, e altre due più brevi (in nove e in tre parti). Poi elenca una Orazione all'angelo custode e l'Inno della Chiesa ambrosiana all'angelo custode, che comincia con il verso: «Custos preces mortalium... ». Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele vengono ricordati con specifiche novene e preghiere nella data della loro festa (29 settembre; 18 marzo e 5 dicembre; 24 ottobre). Infine, l'ultima preghiera del devoto è rivolta ai nove cori degli angeli, «la cui festa affatto distinta da quella degli angeli custodi si celebra al 9 di luglio nella chiesa di San Raffaele in Milano, ove è eretta un'apposita piissima Confraternita ».

La vita quotidiana e gli angeli

Oltre a questi riferimenti espliciti alla devozione da professare verso gli angeli, e in modo specifico verso l'angelo custode, vi sono altri richiami nella vita quotidiana che hanno un riferimento angelologico.

Così nelle Massime di vita divota si ricorda che « bene spesso noi ci fermiamo tanto nel desiderio di essere angeli del paradiso, che trascuriamo di essere uomini dabbene in questa terra ». L'arcangelo Raffaele fece trovare a Sara il «miglior dei giovani de' tempi suoi» (Ricordi di vita cristiana alle giovani). Una preghiera all'angelo custode viene inserita tra gli Esercizi cristiani alle Orazioni per la mattina. In una lunga Istruzione sull'Angelus Domini si spiega l'importanza del ricordo quotidiano del mistero dell'incarnazione. Il santo angelo custode viene ricordato con san Michele, san Giuseppe, sant'Anna e tutti gli altri santi nell'Alfabeto di pie aspirazioni. Nelle Giaculatorie per ogni circostanza, gli angeli vengono menzionati varie volte: Nell'entrare in chiesa («Fate, o Signor, / che innanzi a Voi m'inchini / coll'umil fervor dei Serafini»); Vedendo l'immagine degli angeli («Angeli santi, il vostro braccio forte / mi salvi in vita e mi difenda in morte»).

Parlando poi delle Orazioni della sera, il Riva raccomanda di «implorare l'assistenza di Dio, di Maria Vergine, dell'angelo vostro custode » per essere difesi da « quei nemici che combattono fra le tenebre». Dopo la preghiera alla Vergine Maria, il devoto che sta per addormentarsi deve rivolgersi all'angelo custode per ringraziarlo « di tutt'i benefizi che m'avete fatto finora», chiedendo perdono «per tutti disgusti», promettendo di corrispondere maggiormente al suo amore. Così facendo, « raccomando in questa notte l'anima mia e il corpo mio. Voi difendetemi da ogni male e impetratemi una vita sempre conforme ai vostri santi suggerimenti». Prima di addormentarsi, poi, il devoto fa un'ultíma offerta perché «il mio cuor, unito agli angeli e a tutti i giusti, mai non cessi di glorificarvi». Viene anche ricordato che il martedì è la «divozione particolare» all'angelo custode.

Nell'invito alla santa messa e nel «modo pratico» per ben ascoltarla, il Riva raccomanda, fra l'altro, di comprendere la grandezza anche di una sola messa che sorpassa «le lodi più fervorose espresse dai santi e dagli angeli nel paradiso». Secondo l'uso dell'epoca, poiché la liturgia veniva celebrata in latino, il devoto doveva accompagnare i vari riti meditando la Passione di Gesù e recitando preghiere appropriate. Così all'inizio si implorava l'aiuto degli angeli al momento del Confiteor, poi si lodava il Signore al Gloria («Vi lodo e vi adoro cogli angeli del cielo; fate che io viva da angelo in terra e che abbia un giorno a partecipare al loro giubilo in paradiso»); analoghi sentimenti venivano suggeriti al momento del Prefazio.

Vita, liturgia e angeli

Una menzione particolare viene fatta degli angeli nella messa per i defunti, quando, dopo la celebrazione, si invoca Maria Santissima, «affinché per l'efficacia di così santo sacrificio, per mano dei loro angeli tutelari, [le anime del purgatorio] vengano tosto condotte a godere insieme con Voi la beatifica contemplazione della Santissima Trinità». Nella spiegazione del significato degli abiti liturgici, infine, si dice che il colore bianco si indossa per imitazione delle vesti candide degli angeli.

Anche quando ci si prepara alla confessione bisogna raccomandarsi all'aiuto dell'angelo custode. All'angelo custode viene ricordato che il devoto fu affidato « alla paterna vostra premura». Nello specchio delle perfezioni divine egli vede tutte le azioni dell'uomo, perciò: «Leggete ora in questo specchio divino e infallibile tutta la serie de' miei disordini per suggerirmeli fedelmente alla memoria. E siccome foste, vostro malgrado, il testimonio delle mie cadute, così aiutatemi adesso a rialzarmi e a ottenere per mezzo di questo sacramento la grazia di non più ricadere ». Anche nel ringraziamento si fa menzione degli angeli.

Alla mensa eucaristica in compagnia degli angeli

Anche il tempo di comunione, nella preparazione come nel ringraziamento, è speso dal devoto in compagnia degli angeli, specialmente 1'« offerta della comunione per vari fini a cui può essere indirizzata ». Così si parla dell'eucaristia come di « mensa degli angioli », che va adorata con loro; si invoca l'aiuto dei Serafini per amarla e gustarla « come caparra sicura di passare un giorno a possedere cogli angeli e coi santi il regno della gloria » e si chiede la loro intercessione. Si adora il Santissimo Sacramento con umiltà per 1'«infinita maestà avanti la quale tremano gli angeli più sublimi ». Una lunga preghiera, infine, viene dedicata agli angeli, « ministri fedelissimi di quel Signore che io sono per ricevere ».

Anche in un Apparecchio alla santa messa a comodo dei sacerdoti si includono due preghiere «agli angioli e ai santi» tolte dal messale.

In ben sette Ringraziamenti diversi dopo la comunione non mancano menzioni e richiami agli angeli per lo spirito di umiltà e di adorazione nei confronti dell'augusto Sacramento. Fra l'altro, si legge: «Santi angeli, degni ministri dell'Altissimo, fedeli esecutori di tutti i suoi ordini, adorate adesso e ringraziate per me quel Primogenito del Padre eterno di cui cantaste le lodi sulla grotta di Betlemme, saziaste la fame nel deserto, consolaste la tristezza nell'orto, annunciaste la risurrezione nel sepolcro; e ottenetemi di poterlo servire in ispirito e verità con quel fervore con cui lo servite voi nella patria celeste ».

In compagnia degli angeli ora e sempre...

In altre preghiere rivolte all'angelo custode per lucrare qualsiasi indulgenza e per l'ora di adorazione al Santissimo Sacramento, si mette in evidenza il ministero angelico di correzione, di vigilanza per i rischi che si possono correre o di perdono per i difetti e le colpe commesse dal devoto. In particolare si chiede all'angelo che ottenga al devoto «lo spirito dell'orazione, dell'umiltà, della pazienza e della mortificazione ». Infine, si raccomanda l'anima devota all'angelo custode perché, nel momento del trapasso, «voi stesso possiate con compiacenza presentarla al trono di quel Dio che senza interrompimento adorate; e così le sia assicurata la bella sorte di godere per tutti i secoli la vostra dolcissima compagnia insieme a quella di tutti i santi che regnano con Cristo su in cielo ».

In conclusione, si può dire che il Manuale di Filotea del Riva utilizzato dalla santa sia stato un ottimo sussidio per alimentare la sua pietà e permetterle di espandere, nella libertà dei figli di Dio, la sua vita interiore sulle ali dello Spirito. Il Manuale ha sostenuto Gemma nelle terribili aridità e desolazioni degli ultimi giorni.

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