Maria a Medjugorje Messaggio del 13 febbraio 1986:Cari figli, questa Quaresima è per voi uno speciale stimolo al cambiamento di vita. Cominciate fin da questo momento! Spegnete il televisore e lasciate in disparte le varie cose che non sono utili per voi. Cari figli, vi invito alla conversione individuale. Questo tempo è per voi! Grazie per aver risposto alla mia chiamata!.

Tra pentole e fornelli (Santa Gemma Galgani)




« La realtà delle apparizioni sensibili degli angeli sembra che non si possa mettere in dubbio », asseriva giustamente Zoffolil riprendendo, per concluderla, la vivace querelle durata per tutto il corso dei processi di canonizzazione della Galgani. Dopo lui, altri autori galganiani hanno toccato l'argomento delle apparizioni e delle loro modalità, ma non hanno approfondito questo elemento, dandolo per scontato. Vale la pena soffermarcisi ancora un po'.

UNA GRANDE UMILTÀ CONTRO LE ILLUSIONI
Il titolo sintetizza quanto rilevato con chiarezza dai revisori degli scritti di Gemma Galgani: « Gemma si rivela nei suoi scritti anima ingenua e sincera che certamente non vuole ingannare nessuno (...); teme invece molto di essere ingannata sia dalla sua immaginazione, sia dalle illusioni del diavolo, di cui ha gran paura (...). Ma queste sue precauzioni mi sembrano provenire innanzi tutto da una grande umiltà (...); si meraviglia come la Madonna Santissima e l'angelo custode la possano trattare così famigliarmente». Il brano di una lettera di Gemma a conferma: «Giovedì sera venne quest'angelo suo; mi baciò più volte, e poi io mi sentivo un po' male: non potevo muovermi, e lui, poverino, mi voltava quando da una parte e quando dall'altra. (...) Venerdì verso la una e mezzo ritornò; come sono contenta quando lo vedo! Lui parlava piano come Gesù; allora io lo pregai se diceva più forte, perché diceva tante cose, che poi io me le scordavo, e volevo che le sentisse anche la signora Cecilia che era vicina a me; allora sentì pure lei. Diceva così: "In verità ti giuro che tutto quello che accade in te non è illusione, né altra parte, ma tutta opera di Dio" (...). Mi benedì e scappò».

Cecilia Giannini, in fondo alla lettera, sentì il dovere di aggiungere: «Dissi a Gemma che avevo sentito l'angelo ciò che diceva, ma non è mica vero. Feci così per dire a Gemma, ma io poi non sentii nulla. Ma le pare che possa sentire io?... »

Il segno di questa presenza angelica si percepiva solo dal fatto che la ragazza restava immobile e aveva una lucentezza particolare negli occhi. «Conveniva toccarla per avvedersi che ella era in conversazione coi celesti spiriti, fuori di questo mondo ».

Non soltanto Gemma godeva della compagnia dell'angelo nel tempo della preghiera ma, come abbiamo visto, l'essere celeste la accompagnava per strada, la osservava attentamente quando sedeva a tavola; le si rendeva presente in cucina.

Le raccomandazioni dell'angelo a Gemma erano continue, perché imparasse a evitare pericoli e a prendere le opportune cautele in tutte le circostanze della vita. Anche quando Gemma non lo invocava direttamente ma ne aveva urgente bisogno, asserisce padre Germano, l'angelo la aiutava in qualche situazione particolarmente imbarazzante: quando si sentì mancare nell'ascoltare un bestemmiatore, l'angelo la sostenne e confortò. Così una sera, avendo fatto tardi in una chiesa, fu riaccompagnata a casa in modo visibile dall'angelo.

«Dopo di essere stata crudelmente battuta dal demonio, in tempo della preghiera della sera, sentendosi la povera figlia impotente a muoversi, l'angelo viene ad aiutarla, perché possa adagiarsi sul letto, e poi le si pone di guardia al capezzale. In altri pericoli della vita si fa a premunirla, ad ammonirla; (...) una volta glielo disse graziosamente egli medesimo: "Povera bambina! Ha sempre bisogno di una continua guida" ».

Maestro e guida fondamentale l'angelo custode lo è stato soprattutto nell'insegnare a Gemma a meditare, a pregare e lodare il Signore. «Il buon angelo le somministrava lumi altissimi », spiega padre Germano, « davale forti impulsi al cuore, perché l'esercizio della meditazione riuscisse perfetto. E, poiché il tema di queste meditazioni era per lo più la Passione del Signore, l'angelo da buon maestro gliene veniva discoprendo i profondi misteri». Le spiegava quanto Gesù aveva sofferto presentandole nei dettagli le sofferenze della Passione; le spiegava il loro intimo significato, ossia l'amore di Gesù per l'uomo; faceva riflettere Gemma sull'orribilità del peccato che aveva portato a tanto dolore, « e altrettanti bellissimi pensieri, che come raggi di luce e di fuoco andavano a ferire il tenero cuore della fanciulla».

Padre Germano ha l'imbarazzo della scelta nel riportare i tanti colloqui, le tante richieste fatte da Gemma all'angelo, per dimostrare la profonda familiarità tra i due. «L'angelo, con ineffabile condiscendenza accomodandosi a quella sconfinata ingenuità, rispondeva ad ognuna di esse; e l'evento veniva poi a dimostrare che la risposta era stata data da uno spirito celeste ». È tanta la materia « sopra questo argomento », asserisce il biografo, « che mi ci vorrebbe un volume a riprodurla tutta, e poi un altro di polemica a rendere credibili cose sì straordinarie, le quali al chiarore dell'odierno razionalismo con molta difficoltà si accettano».

«D'ordinario, buona parte di quegli intimi trattenimenti li passava a pregare insieme e a porgere lodi all'Altissimo», spiega padre Germano. « Ora, se la nostra Gemma, da mane a sera e durante buona parte della notte, era intesa a pregare senza mai intermettere, e con ardore di fede e di pietà affatto straordinario, poteva non compiacersene oltremodo l'angelo del Signore? Le si faceva vedere ora sospeso nell'aria con le ali spiegate e le mani distese sopra di lei, ovvero giunte in atto di preghiera; ora accanto ad essa inginocchiato. Se erano orazioni vocali o salmi, li recitavano alternativamente; se aspirazioni o giaculatorie, "si fa a chi più forte ripete: Viva Gesù! "».

GEMMA FA LA SPIA ALL'ANGELO CUSTODE...
Nel Diario, il venerdì 24 agosto, Gemma annota che ha «fatto la spia», ossia ha riferito inavvertitamente a Gesù quello che aveva sentito dall'angelo custode intorno a padre Germano: « ... Riferii, senza pensare, la cosa a Gesù, e Gesù non sapeva nulla che l'angelo custode me l'avesse detto; si fece un po' serio e mi disse che non vorrebbe che l'angelo custode mi facesse le spie».

E? evidente che Gesù non poteva non sapere tutto quello che intercorreva tra l'angelo custode e Gemma. Il revisore degli scritti infatti annota: « Che Gesù veramente non sapesse nulla di quello che l'angelo custode aveva detto a Gemma non può assolutamente né pensarsi né dirsi senza offesa della fede e della verità; ma credo che Gesù abbia piuttosto fatto sembiante, nel trattare con l'ingenua fanciulla, di meravigliarsi di quello che essa gli diceva dell'angelo custode », e cita l'esempio stesso di Gesù e come fece con i due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,28). A tali sfumature di confidenza e di semplicità Gemma era giunta con il mondo soprannaturale. La sua è l'ingenuità e semplicità di cuore dell'apostolo Filippo (cfr. Gv 6,5-7; 14,8-10).

UN ANGELO UN PO' TROPPO SEVERO
Non era un maestro indulgente l'angelo custode di Gemma.

«Mentre da un lato le fu vigile custode», asserisce sempre padre Germano, « dall'altro le fece da eccellente maestro di cristiana perfezione. Da ogni cosa prendeva occasione di ammonirla, d'istruirla, d'indirizzarla con documenti pieni di celeste sapienza, che Gemma stessa ci ha in parte conservato nelle relazioni che, a quando a quando, ne dava al suo padre spirituale. Anzi una volta, perché sillaba non se ne perdesse, volle il santo angelo che sotto la sua dettatura ella ne scrivesse alcuni; e ordinatole di prendere carta e penna, lui in piedi, e Gemma a sedere, davanti allo scrittoio, come una bambina che a scuola scrive sotto la dettatura della maestra, così prese a dire: "Ricordati, figlia mia, che chi ama veramente Gesù parla poco e sopporta tutto. Ti comando per parte di Gesù di non dire mai il tuo parere, se non ne sei dimandata; di mai non sostenere il tuo sentimento, ma subito cedere. (...) Quando hai commesso qualche mancanza, accusati subito senza aspettare che te lo dimandino. Infine ricordati di custodire gli occhi, e pensa che l'occhio mortificato vedrà le bellezze del cielo". Al bisogno sapeva il santo angelo mostrarsi duro con la sua discepola nel correggerla dei suoi piccoli difetti, tuttoché involontari, non perdonandogliene pur uno; di che ella stessa ebbe a scrivermi: "E un po' severo [l'angelo mio]; ma io ne ho piacere. Nei giorni passati mi contendeva fino tre o quattro volte al giorno" ». Perfino Germano deve ammettere che l'angelo «alle volte pareva che uscisse dai limiti del giusto». D'altra parte, basterebbe leggere la deliziosa pagina del diario di Gemma alla data di domenica, 26 agosto 1900: «(...) Alzo gli occhi e vedo l'angelo custode, che mi guardò con un viso così severo da spaventare; non parlava. Più tardi, quando andai un momento a letto, Dio mio! Mi comandò di guardarlo in faccia; lo guardai, abbassai quasi subito lo sguardo. Ma lui insisteva. (...) Mi lanciava certi sguardi sì severi... Non feci che piangere: mi raccomandavo al mio Dio, alla Mamma nostra, affinché mi togliesse di lì, ché non potevo più a lungo resistere. (...) Soffrii una giornata intera; e sempre quando alzavo gli occhi, mi guardava sempre severo.(...) Infine, dopo sonate le tre, ho veduto l'angelo custode avvicinarsi, posarmi una mano sulla fronte, e mi ha dette queste parole: "Dormi, cattiva". Non l'ho più veduto».

Perché l'angelo custode è tanto severo con la ragazza da non farsi più vedere per mesi interi? A volte Gemma se ne lamenta perfino con la Madonna... La spiegazione più ím

mediata si trova nell'arduo cammino di Gemma, ossia di una ragazza chiamata a essere la sposa perfetta di un Re crocifisso. Nessuna indulgenza era ammessa, neppure l'ombra dell'infedeltà e del cedimento a qualcosa che non fosse «Gesù e Gesù solo ».

Il carteggio del Ruoppolo, soprattutto con la fidatissima Cecilia Giannini, ci assicura della bontà delle prove fatte per verificare l'autenticità di quanto Gemma diceva e scriveva e del rigorosissimo regime di vita interiore al quale la giovane veniva incessantemente richiamata.

TANTI ANGELI...
Oltre che il proprio, Gemma vede anche l'angelo custode di padre Germano, lo abbiamo detto. Ma vede anche gli angeli di altre persone, perfino l'angelo custode di san Gabriele dell'Addolorata. Spesso ne osserva molti intorno all'altare e si meraviglia che i presenti non si accorgano di quel che avviene tra lei e loro. «Noi in chiesa non ci si sta come ci si dovrebbe stare. Se vedesse come ci stanno gli angeli e i serafini intorno all'altare, non si farebbe così! »

«È venuto l'angelo suo», scrive a padre Germano il Venerdì santo del 1901. «Io non l'ho accolto mica bene; l'ho pregato che se ne andasse, perché io avevo avuto il castigo da Gesù e dall'angelo mio... ed esso rideva...; e, benché ne avessi ricevuto il castigo da Gesù, pure mi sono messa a parlare con lui. Mi vergognavo pure alla sua presenza! Io gli chiedevo con istanza di Gesù, gli ripetevo: "Dov'è Gesù?". E lui: "Nel tuo cuore!! ". Sentii un po'... Ci ho avvicinato la mano, e Gesù stava racchiuso nel mio miserabile cuore. Povero Gesù! »

L'angelo custode di padre Germano è intervenuto nel momento culminante della partecipazione da parte della giovane ai dolori della Passione e le dà come una conferma che tutto quello che sta soffrendo deriva dalla presenza di Gesù nel suo cuore.

« Ogni sera... il suo angelo custode viene per benedirmi, e la mattina per svegliarmi; stamani ho aperto gli occhi, ma non ci era, mi veniva quasi da piangere », non può fare a meno di scrivere a padre Germano che è appena ripartito da Lucca.

I due angeli (il suo e quello di padre Germano) si intrattengono con lei come amici fraterni. Sembrano fare a gara nel guidare la giovane e nel lodare il Signore con lei. Soprattutto ricordano di continuo a Gemma la sua vocazione, senza mai deflettere.

L'angelo di Germano le presenta la croce esortandola a portarla con amore. Gemma glielo promette e abbraccia la croce «con mano tremante»: «Quasi piangendo, mi ha detto: "Figlia, figlia mia, tu eri, poco fa, circondata da rose, ma non t'avvedi che ora ognuna di quelle rose spunta fuori delle spine pungenti al tuo cuore? Fino ad ora tu hai gustato il dolce che è intorno alla tua vita, ma ricordati che in fondo vi è del fiele. Vedi", soggiungeva, "questa croce? È la croce che ti presenta il babbo tuo: è un libro questa croce che ogni giorno leggerai. Promettimi, figlia, promettimi che questa croce la porterai con amore, e l'avrai cara più di tutte le gioie del mondo". Gli ho tutto promesso e con mano tremante ho abbracciato la croce»".

UN ANGELO TRA I FORNELLI
Un giorno Gemma stava pensando a Gesù, mentre osservava la cuoca Mea che preparava le sue celebri polpette in cucina. All'improvviso vede entrare l'angelo di padre Germano, con la stella che gli brillava sul capo anche più risplendente del solito. «Ho sentito allora posarmi una mano sulla fronte e alzarmi il capo. Era l'angelo suo, e mi ha detto: "Dunque, figlia" », le dice senza preamboli, come se volesse portare a conclusione un pensiero a lungo elaborato, « "se hai la dolce speranza di regnare un giorno con Gesù e Maria in cielo, perché non soffri e fatichi con un po' più di forza e coraggio? " »

L'angelo irrompe pure tra i fornelli, ma è sempre fedele al suo ministero e richiama la sua protetta al grande compito che deve svolgere, senza soste e senza cedimenti.

C'è da stupirsi di tutto ciò? Lo stupore deriva dalla straordinarietà delle manifestazioni, ma la familiarità di Gemma con l'angelo custode e con gli altri spiriti celesti, per quanto sorprendente, non è una novità assoluta nella storia dei santi.

«La familiarità, con cui entrambi solevano conversare, stupisce e ricorda pochi altri casi dell'agiografia cristiana», asserisce Zoffoli, che riporta vari esempi di santi favoriti dal ministero angelico già ampiamente utilizzati nei processi relativi a Gemma in risposta alle incalzanti obiezioni presentate dal Promotore della fede su questo argomento.

Mentre san Vittore monaco mangiava, gli angeli erano presenti e lo ricreavano musica iucundissima (con musica giocondissima).

L'arcangelo Raffaele una volta tagliò il pane alla beata Maria Francesca delle Cinque Piaghe «togliendole il coltello di mano e dicendole che quello non poteva farsi da lei, resa da una vena dilatata in petto nell'impossibilità di fare qualunque sforzo ».

San Filippo Neri, essendo infermo e dovendo addolcire una bevanda, «vide in un subito comparirsi avanti un giovinetto, da lui non più veduto, con un pan di zuccaro in mano... »

A santa Rosa da Lima, un giorno, per comando dell'angelo fu portato «un vaso d'argento pieno di ben composta cioccolata ».

Bastava che la beata Crescenzia Hóss invocasse il suo angelo che «egli correva tosto in aiuto: sollevava qualunque peso in cucina; riaccendeva subitamente il fuoco; manteneva il fuoco stesso nel tempo che essa se ne andava ad adorare il Santissimo Sacramento; al ritorno, dopo qualche tempo, trovò questo celeste spirito occupato intorno al fornello a cuocere i piselli».

Molto più noto è il caso di santa Francesca Romana, alla quale l'angelo custode si manifestava di continuo.

Per l'assistenza prodigiosa ricevuta dagli angeli, Gemma rassomiglia anche a san Paolo Dànei della Croce, il fondatore dei Passionisti e del quale la santa si sentiva figlia spirituale, perché aggregata alla stessa famiglia religiosa, pur restando laica secolare per tutta la vita, e unita per una vocazione mistica straordinaria alla stessa spiritualità passiocentrica. Molte volte san Paolo fu assistito dagli angeli nelle fatiche apostoliche e nella vita di ogni giorno. « Venerava con singolare devozione l'angelo custode», asserisce il suo primo biografo, san Vincenzo M. Strambi. «Ovunque andava salutava gli angeli custodi del luogo. Quando saliva sul palco per predicare, salutava gli angeli custodi di quel popolo e li pregava ad assistere quell'udienza e diceva che si vedeva ben corrisposto da questi beati spiriti, che cooperavano assai al bene degli uditori »'.

La Vergine Santissima conferma le esortazioni e i consigli dei due angeli. Lo si deduce dal contesto delle relazioni epistolari della giovane. «Più volte», scrive Gemma, «la Madonna mi ha chiesto dei sacrifici, e sapesse ciò che gli ho risposto! ... Ieri mattina me ne chiese uno di questi sacrifici, e nel dire di sì mi vennero le lacrime agli occhi... Ed essa, abbracciandomi: "Non sai che, dopo il sacrificio della croce, i sacrifici tuoi ti devono aprire le porte del cielo?" »

... MA NON VEDE L'ANGELO DI CARLINO
Ma la frequentazione angelica non è a tutto campo. Gemma non vede l'angelo di Carlino Giannini, il figlioletto di cinque anni del cavalier Matteo, prediletto di Gemma. Lo rivela lei stessa in una lettera inedita. È scritta a padre Germano in data 22 dicembre 1901: «Addio e domenica aspetto una lettera; quando manda la benedizione a tutti, in fondo ci deve dire: "in particolare a Carlino", lo faccia veli!, perché a Carlino vo' tanto bene io, lo farò tutto di Gesù; sentisse che discorsini tutti di giudizio; ogni sera prima di dormire vuole che l'angelo suo custode abbia riso, se no piange e non dorme; io, anche non lo veda, li dico che ride, ma non lo vedo mai. Addio, babbo mio, contenti Gesù Bambino e poi Gemma. Addio a domenica».

Questo particolare, ossia che Gemma non veda l'angelo custode di Carlino, milita a favore dell'affermazione che l'intimità spirituale con gli angeli era tutto in lei meno che « allucinazione di fantasia», per usare l'espressione tipica di padre Germano. La sincerità totale della giovane non può essere messa in dubbio anche per questo particolare molto significativo. Inoltre non leggiamo mai di stranezze visionarie e di messaggi peregrini nei suoi scritti e nei suoi colloqui estatici. Tutto è spontaneo, fluente, in profonda armonia con l'insieme della vita spirituale vissuta alla luce della fede, in queste relazioni degli spiriti beati con la mistica lucchese.

Per Gemma, senza nessuna ragione predeterminata, si è aperta una finestra sul mondo soprannaturale. Ma tutto quello che ascolta, vede, dice (e poi compie) da questo misterioso varco, rifluisce nella concretezza dell'«ordinaria» vita di fede e delle «ordinarie» opere della stessa. Tutto è in funzione del cammino di Gemma verso la croce e la conformazione al Crocifisso. Gli angeli «amici dello Sposo» si dedicano alla preparazione della sposa di sangue.

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