Maria a Medjugorje Messaggio del 25 febbraio 2004:Cari figli, anche oggi, come mai fino ad ora, vi invito ad aprire i vostri cuori ai miei messaggi. Figlioli, siate quelli che attirano le anime a Dio e non quelli che le allontanano. Io sono con voi e vi amo tutti con un amore particolare. Questo è tempo di penitenza e di conversione. Dal profondo del mio cuore vi invito: siate miei con tutto il cuore e allora vedrete che il vostro Dio è grande perché vi darà abbondanza di benedizioni e di pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

L'angelo portalettere (Santa Gemma Galgani)




« IL BABBO MIO ACCANTO A GESÙ »


L'incontro con padre Germano avvenuto a Lucca in casa Giannini ai primi di settembre del 1900 dilata il cuore di Gemma. Lo si rileva con evidenza dalle lettere inviate al padre spirituale dalla seconda metà dello stesso mese. Gemma si abbandona a una grande confidenza filiale. Come abbiamo già sottolineato, giunge a chiamare il Passionista «babbo mio », aggiungendo in varie altre missive pure « accanto a Gesù nel mio povero cuore». Non solo, ma, sia per la fretta di avere la risposta sia, soprattutto, per la mancanza assoluta di denaro per l'affrancatura («Non ho mica nessuni quattrini io»), incarica con tutta naturalezza l'angelo custode di recapitare le lettere a padre Germano a Roma o a Tarquinia. E l'angelo si presta all'ufficio di portalettere. I riscontri di padre Germano, dei suoi familiari e della famiglia Giannini su questa singolare prestazione angelica, furono tali e tanti da lasciare ben pochi dubbi.


LE LETTERE A PADRE GERMANO


Già la prima lettera spedita a padre Germano in data 14 settembre 1900 viene recapitata dall'angelo custode. Gemma ne è persuasa. L'angelo, il più delle volte, si limitava a prelevare le lettere, custodite o addirittura nascoste in un cassettone, e le imbucava nella buca delle lettere debitamente affrancate. Le missive giungevano a destinazione per la via ordinaria delle poste. Qualche volta, invece, le lettere furono direttamente recapitate dall'angelo a padre Germano o alla conoscente di Roma Giuseppina Imperiali.

Nella biografia di Gemma, padre Germano tocca anche questo argomento, inserendolo nel tema della grande confidenza che Gemma aveva con l'angelo, « affidandogli altresì lettere chiuse e sigillate..., con preghiera che gliene portasse a suo tempo la risposta; e le lettere venivano infatti portate via ». Germano avverte e spiega: « Quante prove non furono da me tentate per accertarmi che un fatto così singolare accadesse veramente per virtù soprannaturale! Eppure nessuna mi fallì mai e sempre dovetti rimaner convinto che, come in questa, così in altre cose straordinarie non poche il cielo voleva, per dir così, scherzare con questa vergine sì semplice e a lui tanto cara. Quando poi ella spediva il suo santo angelo con qualche particolare ambasciata ad alcuno di quaggiù, e accadeva spesso, grande era la sua meraviglia se non si vedeva rispondere. "Eppure", scriveva, "sono tanti giorni che gliel'ho mandato a dir dall'angelo; com'è che non ha fatto nulla? Almeno poteva mandarmelo a dire dall'angelo stesso che non intendeva occuparsi dell'affare. A ogni modo, non si adiri, se torno a insistere con lettera: si tratta di cosa assai seria" ».

Cerchiamo di seguire quanto fu messo in atto per verificare questo singolare scambio epistolare per via angelica, secondo la ricostruzione fattane dallo Zoffoli, in base anche a documenti inediti.

Dopo la prima visita a Lucca, padre Germano era stato informato da Gemma che le lettere spedite erano state portate tramite l'angelo. Volle quindi accertarsi di questo fenomeno. Il 27 ottobre 1900 così scrisse alla signora Cecilia Giannini: «Io non ho mai proibito di affidare le lettere all'angelo. Ho detto solo che, temendo qualche illusione del nemico, si prendessero le precauzioni e si pregasse Gesù che, se è lui che manda l'angelo suo ad abbassarsi fino al nostro letame (sic), mi desse qualche segno rassicurante. In queste cose insolite non è mai errore il dubitare... »

Aveva suggerito alla buona signora le prove da mettere in atto:

«Riguardo al portalettere angelico, si potrebbe fare quest'altra prova. Quando Gemma avrà preparato il suo fascetto... lo ponga in busta chiusa, faccia la soprascritta e lo consegni a Lei. Lei lo prenda e lo riponga in luogo appartato, collocandovi sopra un'immagine del venerabile Gabriele e pregando il Signore che si glorifichi in codesta sua serva e non permetta al nemico di ingannare nessuno. Se poi, passati tre giorni, la busta rimanesse ancora al posto, Lei avrebbe la bontà di impostarla. A Gemma poi dirà quanto segue:

«Io sono dubbioso sul fatto del portalettere, essendo consapevole dei demeriti di Gemma; tanto più che Dio non suole intervenire soprannaturalmente se non quando i mezzi naturali e ordinari mancano. Perciò, se ella mi vuol fare contento, deve pregare Gesù e l'angelo che mi rassicuri con tal segno, certo ed evidente, da escludere ogni dubbio. Altrimenti son costretto a proibire tal modo di spedizione... »

E in un'altra lettera, sempre di padre Germano, dell'1 ottobre 1900, si legge: «Riguardo al portalettere vi può benissimo essere inganno..

Quasi un anno dopo, Cecilia Giannini riceveva una lettera dal cappuccino Paolo Tei, nella quale la prudenza e la circospezione sull'argomento delle lettere spedite dall'angelo erano ancora più accentuate rispetto alle cautele di padre Germano. Contemporaneamente sembra grande la fiducia del padre cappuccino sull'efficienza del servizio postale agli albori del secolo della tecnica, rispetto alla «concorrenza» angelica:

«Le lettere poi che l'angelo porta talvolta all'indirizzo di qualche persona, siccome vi potrebb'essere inganno del demonio, io terrei che Gemma protestasse di non voler condiscendere a questo mezzo di trasmissione letterale per veruna maniera; finché la volontà di Dio non le si rivela chiara ed evidente. Gli dica pure: "Angelo, non ti prendere quest'incommodo, vi sono i mezzi naturali per mandar lettere e di questi mi voglio servire; né intendo di aprire alcuna lettera se non viene per questi mezzi. Se poi fosse volontà di Dio, l'accetto, col patto di farl'aprire al confessore. Maledico ogni ingerenza dello spirito maligno; e te solo, o Signore, voglio seguire, ascoltare". Dica a Gemma che preghi anche per me; stia in umiltà e segua Gesù per la via del Calvario».


LE AFFERMAZIONI DI GEMMA


Eppure Gemma è certa, senza capricci e impuntature, che l'angelo custode si presti fraternamente a servirla per questo come per altri incarichi: «Venerdì mattina gli mandai una lettera per mezzo del suo angelo custode. Mi promise di portargliela, io spero che già l'abbia avuta: la prese da sé con le sue proprie mani ».

E, sempre scrivendo a padre Germano:

«Questo foglio lo do all'angelo suo, che glielo porti; non lo sa nessuno che ho scritto».

«La signora Cecilia ha saputo che gli mandai una lettera dall'angelo e dice che può essere stato il diavolo. Lei deve averlo conosciuto, me lo dica; e se è lui allora non le mando più; anche ora sono incerta se devo o no mandarla dall'angelo. È qui che aspetta; come devo fare a non dargliela?... »

«Dall'angelo mio avrà ricevuto un mucchio di lettere, ma poi le distrugga... »

«L'angelo suo non vuole più le lettere: ce ne avevo due, ma me le lascia dove le metto. Non le vuole più Lei? È sempre inquietato? Sarò buona, me le faccia riprendere; se no come faccio? Non ho mica nessuni quattrini io. Se crede, dica all'angelo suo che le prenda, ci pensa lui a far andare tutto bene. Perché ha paura? »

« Se io fossi più buona, e non facessi tanto ripetere le cose all'angelo custode, le lettere gliele avrebbe consegnate più presto; ma siccome sono disobbediente anche a lui, allora esso per castigo, fino che non ho obbedito perfettamente, non consegna a Lei le lettere. Non è forse vero, tanto quella spedita il 12, che parlava della volontà di Dio, quanto quella consegnata a Monsignore, che parlava del cuore di Gesù, le ha ricevute assai tardi? Ma ora son certa che le avrà tutte e due nelle sue mani e io così imparerò a obbedire»".

«L'angelo gli consegnerà questa riga oggi, 3 settembre »1`'.

«L'angelo mio, quasi fedele interprete dei voleri di Gesù, gli dirà tutto, consegnandole la lettera»".

« Ora pure ho da dirgli tante cosette, anzi cose grosse, ma se Lei non vuole per l'angelo, io non gliele dico, perché... »

«Monsignore, faccia come crede. Ma questa sarebbe meglio per posta; per l'angelo ne scrivo una oggi, dove parlerò del mistero che l'angelo mi spiegò»".

« Tra poco riceverà una lettera dall'angelo e gli parlerò... »

«Nessuno sa che ho scritto questa lettera; se dovrà averla, l'angelo ci penserà; io stasera martedì la metto sotto il guanciale, non ho punti quattrini, e non vo' che nessuno la legga ».

« Se vuole le lettere mie, le mando sempre dall'angelo, se no la signora Cecilia me le legge ».

Abbiamo visto che Gemma è favorita dall'angelo in tante circostanze della vita quotidiana. La veglia di notte, la segue per le strade di Lucca, resta al suo capezzale quando è malata, addirittura le prepara il caffè e un misterioso bicchierino di cordiale liquoroso. La ragazza vive realmente queste esperienze, non è trasognata e affabulatrice.

« Se non è permesso diffidare della sincerità della "povera Gemma", si potrà almeno dubitare del suo equilibrio mentale, data l'insistenza con cui torna sul fatto piuttosto singolare, naturalmente inspiegabile? », si domanda Zoffoliz.

Basta citare qualche brano della fitta corrispondenza intercorsa tra padre Germano e Cecilia Giannini per arrivare a conclusioni sorprendenti.


LE LETTERE NASCOSTE NEL CASSETTO...


Scrive la signora Cecilia a padre Germano: «Il giorno 12 (giugno 1901) le fu spedita una lettera. L'ha ricevuta? Questa fu spedita così. La detti al signor Lorenzo, ed esso la mise sotto chiave, la sera del giorno 12. Il giorno 13, circa le tre dopo mezzogiorno, stavo a fare i lucignoli, e Gemma nell'orto col bimbo in braccio; quando tutto a un tratto mi dice che l'angelo è passato dalla finestra del signor Lorenzo con la lettera in mano. Io corro subito a chiamare il signor Lorenzo che teneva la chiave in tasca, e gli dissi: "Andiamo subito a vedere". Si guardò, ma la lettera non ci era più. Dunque, mi dica subito se l'ha ricevuta ».

Padre Germano risponde alla signora Cecilia il 21 dello stesso mese segnando perfino l'ora:

«Corneto, venerdì 21 giugno, ore 6.30 pom.

«Egregia signora Cecilia, ricevo in questo momento le due lettere, di cui mi parlava nella sua ultima pregiatissima. Una porta la data del 12 e l'altra è senza data; mi sono giunte ambedue insieme. Iddio è carità infinita. Che meraviglia di vederlo abbassarsi così verso le sue povere creature! » « Ieri », scrive la signora Cecilia, « Gemma scrisse a Lei, mi dette la lettera e io la misi sotto chiave. Stamani, 4 agosto, circa le nove, nel tempo che si prendeva il caffè, Gemma mi ha detto: "La lettera è partita". Subito sono andata a vedere, e non vi era più. La prego a dirmi quando l'ha ricevuta. Dunque, è stata scritta il 3 e presa il 4 ».

Padre Germano risponde: « Ieri sera ebbi due lettere, una di Lei e l'altra di Gemma, impostate amendue il 4, e portate prima a Corneto, poi a Isola, poi di nuovo a Corneto, e finalmente qui ».

Ma già verso la fine di gennaio del 1901, la signora lucchese parla della lettera spedita da Gemma a padre Germano il 26 gennaio e di una prova fatta:

«La quarta lettera che riceverà di Gemma è stata spedita nel modo seguente: sabato Gemma si andò a confessare e chiese il permesso di spedire una lettera a Lei per mezzo dell'angelo, perché temeva che per la posta non le pervenissero, e si temeva che le altre tre spedite per la posta si fossero perdute. Venuta a casa, scrisse subito, ed io gli dissi: "Dammela a me ché penso io, tu raccomandala all'angelo". La presi e ci mísi un'immagine del venerabile Gabriele sopra, e poi la impiattai che nessuno sapesse nulla. La mattina dopo, quando tornai a casa dopo aver fatto la santissima comunione, andai a vedere, ma la lettera non ci era: ci trovai solo l'immagine. Allora lo dissi a Gemma, e lei mi rispose che già lo sapeva che la lettera era stata presa. Anzi di questa lettera me ne dia un cenno se l'ha ricevuta; dico così perché nel tempo che scrisse quella lettera, Gemma andò tre o quattro volte in estasi... »


UNA LETTERA IN DOPPIA COPIA...


Altra prova fu quella fatta per la lettera del 22 maggio 1901: « È stata spedita per l'angelo, e dentro ci sono tre lettere: due per M. Giuseppa e una per Lei. Questa fu impiattata da me e dal signor Lorenzo il giorno 22 la sera, e fu messa nel mezzo a due immagini, una di san Paolo e l'altra del venerabile Gabriele. Il giorno 23, circa alle due, io stavo con Beppino nel salotto da desinare, e Gemma sul sofà nella stanza accanto. Mi chiama con fretta e mi dice: "È passato l'angelo con la lettera in mano". Allora io andai subito in camera del signor Lorenzo, ché lì era dove stava nascosta la lettera; andai a vedere insieme ad esso, ma qual fu la nostra sorpresa quando ci si trovò le sole due immagini. Creda che fu un momento di tenerezza, e si pregò e si pianse di consolazione. Viva Gesù! »

La signora Cecilia, pregata da monsignor Volpi, che voleva sperimentare la realtà del prodigio, gli portò la lettera scritta a padre Germano il 15 giugno del 1901. Il 21, padre Germano ricevette quella del 12 e l'ultima del 15. Tutto regolare, dunque. Gemma non ingannava. L'angelo serviva ancora la sua piccola sorella. Ma non tutto filò liscio. «Chiappino» giocò d'astuzia e redasse una falsa lettera che restò nelle mani del vescovo. Mise così in dubbio sia la credibilità di Gemma sia la serietà di padre Germano e della signora Cecilia. Un bel colpo davvero...

«La sera del 25, entrambe ebbero la poco gradita sorpresa di vedere la lettera del 15 nelle mani del vescovo che, scettico anche in quella circostanza, credette di poter interpretare tutto il singolare servizio postale dell'angelo con l'ipotesi di un continuo inganno diabolico. La povera signora restò scossa, ma notò nella santa una profonda e inspiegabile calma... »

Cecilia, tornata a casa, scrisse a padre Germano, informandolo dell'accaduto e dandone una spiegazione: «Adesso le farò la spiegazione di questa lettera: questa è quella che portai a Monsignore; la portai di sabato e gli dissi che Gemma non ci aveva fatta la data, ce la facesse lui. Mi disse di sì, come infatti ci è la data che esso ci fece. Era il giorno 16 che consegnai la lettera, martedì giorno 18 Gemma mi disse che l'angelo aveva preso la lettera di Monsignore, ed io ne fui tutta contenta. Giovedì, giorno 20, Gemma mi disse che l'angelo non le aveva ancora portate; la sera poi mi disse che Lei le avrebbe ricevute fra il giovedì e venerdì; ed infatti è stato così, come ho sentito dalle sue lettere, che ho ricevute, l'ultima la cartolina. Cosa ne dice Lei?...»

A stretto giro di posta padre Germano risponde: « Sento dalla sua pregiatissima, giunta in questo momento, il bel giochetto di Chiappino, ma non me ne meraviglio, perché conosco abbastanza questo astuto nemico. E certo il giochetto ci è stato, perché di una lettera se ne sono vedute due. E dico giochetto di Chiappíno, perché niuno mi persuaderà mai che cotesta povera animuccia sia capace di concepire ed eseguire un'impostura di tal genere ».

E poco dopo, in un'altra lettera:

«O non glielo dissi io [a monsignor Volpi, forse istigato dal suo segretario] che quel tentativo che si voleva fare della lettera non era secondo il cuor di Gesù, perché ispirato da soverchia leggerezza? Così il Signore ha permesso a Chiappino di farci le corna. Io ritengo che la lettera scritta da Gemma sia una sola, e l'altra l'ha scritta Chiappino. No, non faccia torto a cotesta innocente animuccia, credendola capace di siffatte imposture».

« E l'impostura ci sarebbe stata », rileva Zoffoli, « se Gemma, all'insaputa della signora Cecilia, avesse scritto e normalmente spedito una copia perfetta della lettera consegnata al Volpi. Ma nulla avrebbe potuto sperare dallo stupido tentativo, perché sarebbe stato facilissimo scoprire l'inganno... Bisognerebbe spiegare inoltre le varianti piuttosto sensibili fra le due lettere: in quella restata in possesso del confessore, possiamo ancora notare inesattezze teologiche, modi insoliti di esprimersi, errori di cronologia e di ortografia... Gemma non avrebbe saputo scrivere correttamente neppure la sua firma...

«Dunque, l'ipotesi del padre Germano è l'unica plausibile... E sarebbe davvero assurdo supporre che la Galgani abbia pensato di scrivere la copia data a Monsignore, così differente dall'altra spedita al padre Germano, perché poi, anche se si fosse sventato il trucco, si potesse ricorrere alla spiegazione del "buon babbo" ».

Come riceveva le lettere padre Germano? Nei processi di canonizzazione non se ne fa cenno; nessun biografo si dilunga su questo particolare. Per Zoffoli, «non sappiamo in qual modo, esattamente, il Padre ricevesse le lettere dall'angelo; ma ciò interessa poco ». Sembra che l'angelo avvertisse padre Germano con un piccolo busso sul tavolo. Tutto qui.

Persino nelle piccole cose un angelo è grande. Lo constatava anche R.M. Rilke, con un sussulto che voleva essere di attesa piena di indicibile speranza:

« Ogni angelo è immane. Ma guai a me se io vi cantassi, uccelli quasi mortali dell'anima, sapendo di voi. Dove sparvero i giorni dell'antico Tobia quando dei più irradianti uno stava alla semplice porta, travestito un poco da viaggio e non più terribile ormai; (giovane al giovane, quando questo curioso guardò fuori di casa).

Se qui ora si calasse l'arcangelo, il pericoloso, e solo di un passo scendesse da dietro le stelle: improvviso un maroso schianterebbe le fibre del cuore. Chi siete?» Per la mistica lucchese, contemporanea dell'autore di questi versi, il punto di domanda era una quotidiana e letificante certezza.

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