Maria a Medjugorje Messaggio del 6 novembre 1986:Cari figli, Oggi desidero invitarvi a pregare ogni giorno per le anime del Purgatorio. Ad ogni anima è necessaria la preghiera e la grazia per giungere a Dio e all'amore di Dio. Con questo anche voi, cari figli, ricevete nuovi intercessori, che vi aiuteranno nella vita a capire che le cose della terra non sono importanti per voi; che solo il cielo è la meta a cui dovete tendere. Perciò, cari figli, pregate senza sosta affinché possiate aiutare voi stessi e anche gli altri, ai quali le preghiere porteranno la gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Così lontani, così vicini





UN'AMOROSA SOLLECITUDINE

Gemma - abbiamo visto con quanta ricchezza di riferimenti - amava l'angelo custode di un amore profondo, fraterno, schietto. Ed era teneramente riamata dal suo maestro e guida celeste. Ma sappiamo anche che l'angelo non le risparmiava nulla, neanche penitenze e rimproveri.

« Stava attenta a ogni più minuta parola che le si dicesse, e di gran cuore faceva le penitenze che dall'angelo le venivano non di rado imposte, pur di riuscire a farlo contento», scrive padre Germano nella Vita. « Così ebbe a scrivermi un giorno: "Mi ripugnava tanto l'ordine che per penitenza egli mi aveva imposto, d'andare a dire certe cose al confessore; ma ubbidii, sa, padre; mi feci violenza e corsi di buon mattino a dirgliele e così mi son vinta, e l'angelo è rimasto tanto contento, ed è tornato buono con me". Per questa gran carità che vedeva usarsi, Gemma amava assai il suo buon custode, e ne aveva sempre il nome sul labbro come l'aveva nel cuore».

Gemma stessa annota nel Diario le sollecitudini anche sensibili e improvvise del suo angelo per spingerla a pregare: « Quando ebbe avuto da Gesù il permesso di venire, ritornò; mi dimandò: "Quanto tempo è che non hai pregato per l'anime del purgatorio? O figlia mia, ci pensi così poco! ". Era dalla mattina che non avevo pregato per loro. Mi disse che avrebbe piacere che ogni cosetta piccola che soffro la regalassi alle anime del purgatorio. (... ) "Sì", mi disse, "sì, figlia: ogni più piccolo patimento le solleva". Gli promisi allora che da quel momento ogni cosa avrei offerto per esse. (...) Mi ha lasciata dormire. Stamattina, quando mi sono svegliata, era sempre presso di me; mi ha benedetto ed è andato via ».

Ma la cosa che aveva colpito subito padre Germano era stata la confidenza - come abbiamo visto -, anzi l'intimità di Gemma con l'angelo custode. La stessa familiarità, del resto, era riscontrata nei confronti del Signore, della Vergine Maria e dei santi. Ma con l'angelo questa intimità ha un sapore tutto particolare, quasi da sorella minore nei riguardi del fratello maggiore, più maturo e autorevole.

«A sentirla parlare col suo caro angelo, pareva che trattasse poco meno che con un suo pari, andando fino a contenderlo con vivacità di parole, perché egli si piegasse a fare a modo suo. Io stesso, a dir vero, ne feci qualche meraviglia da principio, e l'avvertii che così non istava bene; anzi la trattai da superba, che, invece di tremare innanzi a quel celeste spirito, andasse con lui tanto a fidanza, fino a dargli del tu; e per far prova della virtù di lei, finii con proibirle di trattenersi con lui oltre certi limiti che le assegnai. Gemma abbassò il capo e tutta umile rispose: "Purtroppo ha ragione, padre; non lo farò più. D'oggi innanzi darò sempre del voi all'angelo, e gli farò ogni riverenza, tenendomi cento passi indietro, quando mi vien dato di vederlo". E mantenne la promessa finché fu mantenuta la proibizione; sebbene, per quel che spetta il tu e il voi, le accadeva assai spesso d'imbrogliarsi e di correggersi, anche stando in estasi. Come prima ebbe a rivedere il suo santo angelo, gli fece con tutta libertà la sua protesta: "Ci vuol pazienza, caro angelo; il padre non vuole e mi conviene cambiare registro" ».

Un'altra apparizione dell'angelo, del tutto inaspettata, è narrata da Gemma stessa con il medesimo candore in una lettera al suo direttore spirituale: «Alla sua presenza mi vergognai di avere avuto verso di lui nessuna riverenza, nessuna devozione; mi feci coraggio e gli chiesi perdono dicendogli che mi perdonasse, perché alla sua presenza avevo peccato, perché al suo tenero amore avevo preferito l'amor proprio. Quante volte esso mi aveva suggerito di mutar vita, e io senza mai dargli ascolto! Quante volte mi aveva suggerito di non offendere quell'Infinita Bontà, che voleva comunicarsi all'anima mia, e io invece continuavo! O Dio! Alla presenza del mio buon angelo feci quasi tutta (dirò così) la confessione. Quanto bene mi dimostrò di volermi! »

LA SCALA DI GIACOBBE

Abbiamo visto che pure altri spiriti beati sono entrati nella vita di Gemma per farle da guida, per confortarla e per lodare il Signore insieme con lei.

« Accadde pure qualche volta che il santo custode non le comparisse solo, ma con altri angeli per tenere insieme gioconda compagnia a quella loro, dirò così, angelica sorella», testimonia sempre padre Germano. «Come io lo seppi feci mostra di disapprovare dicendole che sarebbe tempo di farla finita. Ed or ecco la sua risposta: "Veramente, padre, ci capisco poco. Gli altri che si mettono a pregare, veggono l'angelo loro. Se poi lo vedo io il mio, Lei grida e s'inquieta. Ma ieri che era il giorno della loro festa, li licenziai tutti. Il mio però non è voluto partire, e neppure il suo. Ora non si adiri un'altra volta; sarò buona e l'obbedirò, e Lei non s'inquieti più ».

Questa speciale partecipazione degli altri spiriti beati alla cura e custodia di Gemma si spiega per varie ragioni. Non ultime quelle che espone S. Bulgakov ne La scala di Giacobbe b. Egli asserisce che tutti gli uomini, non solo i battezzatí, hanno il loro angelo custode al momento della nascita. Per chi ha la sorte di essere battezzato, questo vincolo fraterno si rafforza e si rinnova. La distruzione del peccato, infatti, abolisce un formidabile ostacolo per una profonda comunione tra l'angelo e il suo assistito. Tutti gli angeli poi partecipano a questa custodia perché l'angelo custode è collegato con essi e fa parte dell'insieme degli angeli, dato che il mondo angelico costituisce un tutto organico e vitale. Perciò ogni uomo, tramite il proprio angelo, comunica con gli angeli che stanno più vicini a Dio. Si stabilisce così un mirabile scambio di comunione fra i due mondi, come viene descritto nell'episodio biblico della scala di Giacobbe.

«AFFIDATO DALLA PIETA’ CELESTE... »

Ecco perché padre Germano non esita a dire: «Eppure noi non avremmo nulla da invidiarle; poiché noi altresì abbiamo un angelo, dal medesimo celeste Padre assegnatoci a custode. Se fossimo, come Gemma, innocenti, puri, umili di cuore, pieni di fede e di santi desiderii di perfezione, certo egli ci vorrebbe altrettanto bene, quanto ad essa ne voleva il suo ».

Certo, padre Germano ha ragione. Noi non siamo neanche lontanamente come Gemma, «innocenti, puri, umili di cuore, pieni di fede e di santi desiderii di perfezione». Ha cento e una ragione il suo buon «babbo» spirituale. Anche lui, come la giovane lucchese, ha goduto della presenza visibile dell'angelo custode. E ne ha tratto grande profitto perché è giunto anche lui molto vicino alla meta della canonizzazione, emulo anche in questo della privilegiata figlia spirituale.

Non è necessario, però, che il nostro angelo custode si manifesti visibilmente per sostenerci nell'arduo cammino della fede. Pretendere che lo faccia sarebbe tentare Dio. E oggi sembra che sia diventata una moda... La vicenda carismatica straordinaria di Gemma Galgani con l'angelo custode e con gli angeli in genere rappresenta un segno eccezionale di quello che abitualmente ci viene donato alla luce della fede, velata ma sempre luminosa. È un segno e anche una provocazione per un'epoca che adora le macchine e disprezza o strumentalizza gli angeli. Li riduce a «generi letterari» o li appiattisce a richiami pubblicitari.

Il già citato Bulgakov scrive al riguardo che l'angelo custode è l'essere più vicino, ma anche il più lontano, perché invisibile, inudibile, inaccessibile a ogni percezione corporea e psichica. Il suo contatto spirituale è così dolce e delicato che la sua stessa presenza è impercettibile. La sua attività verso di noi è incessante e intensa, tuttavia non s'impone né vuole mai contraddire il suo amico terrestre. Guida l'anima, la illumina e la ispira, ma senza suggestionarla o costringerla. L'angelo custode parla in silenzio.

Il nostro angelo custode ha per noi lo stesso amore che ebbero o, meglio, hanno gli angeli di Gemma e di padre Germano.

Anche se siamo persi troppo spesso nelle nebbie di un incerto presente, il nostro angelo custode «ci vuole altrettanto bene », forse ancora di più. Come si vuole bene ad amici bisognosi di tutto.

« CHI SIETE? »

« Chi siete? Opera prima felice, beniaminí voi del creato, cime, crinali di monti all'aurora dell'intera creazione, polline di fioritura divina, articolazioni della luce, varchi, scale, troni, spazi di essenza, scudi di delizia, tumulti d'un sentire turbinoso, rapito, e singolari, d'un tratto specchi: che la loro bellezza effluita riattingono in sé, nel volto ch'è proprio ».

Sembra questo il grido di angoscia, la nostalgia dell'angelo vero, troppo bello per essere vero!, richiamata, anche se in mezzo a incertezze e contraddizioni, dalla poetica di R.M. Rilke, contemporaneo di Gemma, che racchiude in pochi densi versi lo spirito di un'epoca.

« Chi, s'io gridassi, m'udrebbe mai dalle sfere degli angeli? E se pure d'un tratto uno mi stringesse al suo cuore: perirei della sua più forte esistenza. Poiché del terribile il bello non è che il principio, che ancora noi sopportiamo, e lo ammiriamo così, ché quieto disdegna di dissolvere noi. Ogni angelo è immane».

Ma la potenza «immane» di un angelo si è piegata da sempre verso di noi, per la «pietà celeste». L'angelo ci cammina accanto. È lui che sopporta noi, non il contrario. Se gli dessimo la possibilità di stringerci a sé, cominceremmo davvero a vivere più sereni, più in pace.

«Ogni angelo è immane», ma nell'amore fraterno, nell'umiltà, nella pazienza, nella compagnia silenziosa e partecipe. « Gli angeli sono impegnati pienamente nella grande opera della salvezza. Essi si interessano agli uomini e desiderano aiutarli a realizzare il destino offerto loro da Cristo. Applicando questo principio generale, i cristiani venerano gli angeli custodi, angeli assegnati a ciascuno di noi per proteggerci»

Sopra il cielo di Lucca, e sopra tutti gli altri cieli, volteggiano miriadi di angeli: così lontani, così vicini

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