Maria a Medjugorje Messaggio del 4 gennaio 1982:Se volete essere felici, fatevi una vita semplice ed umile. Pregate molto e non vi preoccupate troppo dei vostri problemi: lasciateli risolvere a Dio e abbandonatevi a Lui!

Aprile 1995: UN PERDONO SENZA MORFINA

MESSAGGIO del 25 Aprite 1995. "Cari figli, oggi v'invito all'amore. Figlioli, senza l'amore non potete vivere nè con Dio nè con i fratelli. Perciò, v'invito tutti ad aprire i vostri cuori all 'amore di Dio che è tanto grande ed aperto per ognuno di voi. Dio, per amore dell 'uomo, mi mandò in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, la via dell 'amore. Se prima non amate Dio, non potrete amare il prossimo nè colui che odiate; perciò, figlioli, pregate e attraverso la preghiera scoprirete l'amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".




La mia amica Elga, messicana, gode di un doppio dono: un cuore di fuoco e un senso pratico straordinariamente efficace. Doveva per forza finire a Medjugorje! La lascio raccontare: "In seguito a una novena a Padre Pio degli amici mi hanno offerto il viaggio a Medjugorje nel settembre del 1989. Che sogno! Medjugorje è davvero l'anticamera del cielo! Quando ci arrivate, avete l'impressione di essere finalmente a casa, nella vostra vera casa. Durante l'ascensione del monte Krizevac, per la festa dell'Esaltazione della Croce (14 settembre), circondata da migliaia di persone, ho fatto l'esperienza dell'amore di Gesù, in modo del tutto soprannaturale. Potevo sentire come ci amasse durante la sua passione e che più Lui soffriva, più l'amore per noi scendeva dal suo Cuore. Mi sembrava che il suo Cuore si fosse lacerato per il troppo amore, ancor prima di venir trafitto dalla lancia del soldato romano.

Il giorno della partenza, non riuscivo a decidermi a lasciare Medjugorje, desideravo rimanervi per il resto dei miei giorni! Sono andata a singhiozzare dietro la chiesa, supplicando Gesù di lasciarmi restare. Ma le sue parole mi hanno scossa: "Colui che mette mano all'aratro e si volge indietro, non è degno del regno di Dio". Tornata in Messico, volevo vivere tutte le grazie che avevo ricevuto a Medjugorje e ho deciso di fare tutto come a Medjugorje: mi sono messa a pregare le tre parti del Rosario ogni giorno, a confessarmi regolarmente, a prepararmi bene prima di ogni Eucaristia, digiunare ogni mercoledì e venerdì a pane e acqua, leggere la Bibbia e adorare il Santissimo Sacramento. In una parola, mi sono messa a vivere i messaggi. Ho letto tutto quello che riguardava Medjugorje e così ho scoperto una cosa che mi ha meravigliato: nel gruppo di preghiera di Jelena, Maria aveva loro fatto un commento del Padre Nostro. "Voi non sapete pregare il Padre Nostro" aveva detto loro. Aveva quindi raccomandato che recitassero solo il Padre Nostro durante tutta la settimana, per imparare a pregarlo con il cuore. Appena hanno cominciato a farlo, ognuno di loro si è reso conto che avevano difficoltà a dire alcune frasi del Padre Nostro e che il loro cuore non riusciva a penetrarle profondamente...

Per esempio certi non potevano dire sinceramente: "Sia fatta la Tua volontà" e altri "Perdona a noi i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori..." Questa storia mi ha toccato così profondamente che ho deciso di fare anch'io questa esperienza per una settimana, cominciando dal giorno seguente. Immaginate la mia sorpresa nel constatare di non essere capace di pronunciare con il cuore nemmeno le prime parole di questa preghiera: "Padre Nostro..." Provavo e riprovavo ma era impossibile chiamare Dio padre mio. Mi sono messa a riflettere e mi sono ricordata che a causa del divorzio dei miei genitori, mio padre non mi era mai stato vicino quando avevo più bisogno di lui. Rapidamente mi è cresciuta nel cuore un vera collera contro Dio, che aveva permesso che io non avessi un padre e gli ho detto: - Come puoi chiedermi di chiamarti Padre quando non so neppure che cosa sia averne uno? Sai benissimo che il mio papà ci ha lasciato quando avevo sei anni e che praticamente non lo conosco perché si è risposato e non si è mai più interessato di noi. - Per tutta la settimana ho continuato a fare il processo a Dio, ma verso la fine ho cominciato a perdonargli.

Dapprima ho perdonato Dio di aver permesso che i miei genitori divorziassero, poi gli ho chiesto la grazia di perdonare i miei genitori di non aver fatto tutto il possibile per salvare la loro unione, infine la grazia di perdonare mio padre che ci aveva abbandonato. L'indomani, alla Messa, non potevo credere alle mie orecchie! Il Vangelo del giorno era proprio quello in cui Gesù insegna ai suoi apostoli a pregare dicendo: "Quando pregate, dite Padre Nostro..." Ritornando a casa in macchina ho provato il bisogno impellente di gridare a voce alta e con tutte le mie forze: - Padre Nostro! Si, tu sei mio padre, il mio carissimo padre, il mio papà del cielo e io ti amo, ti amo profondamente! Se puoi, perdonami di non averti chiamato Padre, con tutto il cuore, fino in questo momento! - Piangevo tutte le mie lacrime e supplicavo Dio Padre di permettermi di rivedere il mio padre terreno, di non lasciarlo morire prima di avergli detto che lo amavo, che lo perdonavo di averci abbandonate. Ho domandato a Dio d'accordare questa grazia anche alle mie due sorelle. Cinque anni più tardi, sono venuta a sapere che mio padre aveva un cancro e che il suo stato era critico. Le mie sorelle e io siamo andate a trovarlo e abbiamo potuto ripetere le visite ogni giorno, per tre mesi. Ci siamo chiesti perdono reciprocamente e mio padre ha perfino domandato a mia sorella maggiore di dire a mia madre fino a che punto lui fosse spiacente per la sofferenza che le aveva causato andandosene. La pregava di perdonarlo. Durante ogni mia visita gli parlavo di Dio e della Santa Vergine. Mio padre aveva paura di morire e non accettava l'idea di non poter guarire. Allo stadio terminale del tumore, mio padre soffriva molto e prendeva la morfina tre volte al giorno. Trovare della morfina era molto difficile. Ogni volta dovevamo esibire una ricetta speciale del medico.

Un sabato mio padre non aveva più morfina e mia sorella voleva procurargliela, ma i suoi due medici che lo curavano erano assenti per il fine settimana e non c'era possibilità di farsi fare la ricetta. Mio padre piangeva dal dolore. Gli ho proposto allora di pregare e lui ha risposto che aveva dimenticato come farlo. Preciso che tutta la mia famiglia era luterana, tranne io che mi sono convertita al cattolicesimo nel 1985. Ho detto a mio padre che dovevamo chiedere perdono per i nostri peccati a Dio ma ha risposto che non aveva mai rubato né ucciso. - Dimmi papà, hai sempre amato Dio con tutto il tuo cuore e il prossimo come te stesso? - Certo no, ma chi lo fa davvero? - Senti papà, devi domandare perdono a Dio per questo. Ha accettato e abbiamo pregato insieme per ottenere il perdono da Dio. Abbiamo detto a Dio che noi non capivamo perché bisognasse passare attraverso tanta sofferenza ma che noi la offrivamo per la salvezza di mio padre e del mondo. Dopo un Padre Nostro mio padre mi ha detto: - Per piacere, dì ai tuoi amici cattolici di pregare per me e che chiedano al Signore di chiamarmi a Lui. Mi sento molto stanco e ora sono pronto a morire. - I giorni seguenti mio padre non ha sentito più alcun dolore, pur non prendendo la morfina. E' morto serenamente il venerdì seguente e il Signore mi ha permesso di essere al suo capezzale fino all'ultimo momento. Una continua tristezza mi tormentava nonostante questo: Padre mio del cielo - dicevo un giorno a Dio- se solamente il mio padre terreno mi avesse detto una volta prima di morire che mi voleva tanto bene... Nei minuti seguenti, mentre parlavo con la segretaria del mio editore, un amico molto caro, della stessa età di mio Padre. Ha preso il telefono per dirmi: bene! figliola mia, volevo soltanto dirti che ti voglio molto bene”.

Fonte: Suor Emmanuel

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