Maria a Medjugorje Messaggio del 30 ottobre 1986:Cari figli, anche oggi desidero invitarvi a prendere e vivere sul serio i messaggi che vi do. Cari figli, a causa vostra sono restata così a lungo per aiutarvi a mettere in pratica tutti i messaggi che io vi do. Perciò, cari figli, vivete con amore verso di me tutti i messaggi che io vi do. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Settembre 1996: MYRIÀM, TU SEI COME ME!

MESSAGGIO del 25 Settembre 1996. "Cari figli, oggi v'invito ad offire le vostre croci e sofferenze per le mie intenzioni. Figlioli, Io sono vostra Madre e desidero aiutarvi, chiedendo per voi la Grazia presso Dio. Figlioli, offrite le vostre sofferenze a Dio come un dono, perché diventino un bellissimo fiore di gioia. Penciò, figlioli, pregate per capire che la sofferenza può diventare gioia e la Croce la via della gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".




Inverno 1991. Stadio terminale. Eugenia si torce dal dolore nel suo letto. Le continue chemioterapie l'hanno spossata ma non hanno potuto circoscrivere il cancro ai polmoni che la corrode senza misericordia. Nella casetta della Vai d'Oise, i suoi figli e i suoi nipoti continuano la loro vita, mentre per lei l'incontro con il Dio dei suoi padri si avvicina a grandi passi. E lei non lo apprezza per niente! Eugenia è nata a Blida, in Algeria, da una grande discendenza ebraica che conta nel suo grembo rabbini e uomini di preghiera, pilastri fedeli delle sinagoghe locali, dove la liturgia sefardita si mescola, senza urtarsi, ai richiami dei muezzin. Sua madre Rachele l'ha allevata nella più pura tradizione ebraica ma, in verità, di tutto questo Eugenia ha conservato solo la fede più superficiale. Per nulla al mondo avrebbe dimenticato di celebrare il Kippur (il giorno del Grande Perdono), di accendere le candele dello Shabbat, il Venerdì al tramonto del sole, e di mettere a tavola il pane dello shabbat, fatto con le sue mani. Ma, al di fuori di questo, Eugenia preferisce dimenticare questo Dio che non conosce tanto bene e che potrebbe benissimo esigere da lei ore di preghiera mentre c'è tanto da fare in casa. Per sopravvivere ha dovuto darsi da fare duramente e questo non ha migliorato il suo carattere difficile.

E' una casalinga mattiniera che ha passato l'esistenza a servire e che deve finire i suoi giorni nella periferia parigina, come immigrata, disprezzata da tutti. Una tortura del cuore la rode segretamente perché uno dei suoi figli vive in un centro per disabili. E' stato un calvario, nonostante l'affetto dell'altro figlio, Paul, che la tiene con sé e condivide la sua sorte. Il freddo di dicembre si è abbattuto su Parigi e Natale si avvicina. La piccola Esther, sei anni, figlia di Paul, dice con sicurezza a tutti che... no, non si seppellirà presto la nonna, perché lei guarirà... "fantasie di bambina" pensa la famiglia. In un angolo della sala troneggia un'immagine di Maria perché Paul ha sposato una cattolica, Eliane, e la mescolanza non infastidisce nessuno. Questa icona, d'altra parte, ne ha fatta una delle sue l'altro giorno quando nonna Eugenia l'ha guardata.

Dato che si faceva il sangue amaro per Paul che cercava lavoro, non aveva potuto impedirsi di gridare forte all'icona: - Myriam, tu sei come me, sei una madre e sei ebrea! Aiuta mio figlio Paul! -Allora una voce è risuonata dietro a lei, cristallina e molto chiara: - Non preoccuparti, sarò vicina a tuo figlio! - Eugenia si è girata... nessuno! Il timbro di voce era femminile, giovane e così divinamente dolce che Eugenia ne riceve un empito di amore appena sopportabile. E' piena di stupore, di felicità, anche di paura. ..Corre in cucina a vedere se ci sia qualcuno: niente! E' sola, allora... è Myriam che le ha parlato! L’icona spande in quel momento un profumo straordinario: rosa? Gelsomino? Eugenia non lo sa.

Il profumo durerà a lungo, sentito da tutti quelli che entreranno. Inoltre, l'appuntamento e stato fruttuoso per Paul.Contro ogni aspettativa è stato assunto come ingegnere commerciale. Rientrando a casa dice. - E' incredibile, durante l'incontro si è sentito un profumo inspiegabile, molto delicato, tra la rosa e il gelsomino... Ma...! Anche qui! E' lo stesso profumo! - La piccola Esther non ha perso niente della conversazione dei grandi; venera l'icona e anche lei intrattiene relazioni con la Santa Vergine che la porterà per sentieri specialissimi. Se dice forte e chiaro che nonna Eugenia guarirà, sa bene perché lo dice. Effettivamente, Eugenia è guarita poco prima di Natale. I medici non trovano più tracce di cancro. Ma un appetito da lupi!

Una notte di gennaio Eugenia sputa sangue e sente molto dolore. Chiama di nuovo Myriam in suo soccorso. Questa volta l'icona che le viene da sola fra le braccia, alle quattro del mattino e si macchia di sangue mentre Eugenia sente la stessa voce celeste che le parla e proviene dall'icona:Non preoccuparti, non è niente di grave! - Quando la portano all'ospedale le prende un colpo sentendo il radiologo dire: - Non è niente di grave, non si preoccupi, è una venina che si è rotta. - Il Venerdì seguente Eugenia chiede a Paul di tradurre il Padre Nostro in ebraico perché la sera, a shabbath, tutti possano pregarlo. Il legame che si instaura tra "Myriam" ed Eugenia è molto misterioso ma così forte che in breve tempo Eugenia cambia in modo spettacolare. Lei, la donna pratica, sempre indaffarata e qualche volta molto pronta ad amareggiare la vita a quelli intorno a lei, diventa un angelo di pazienza, di bontà e di gaiezza. Impara l'Ave Maria e la prega continuamente.

Nella notte si sveglia con questa preghiera ininterrotta e la continua in pace fino all'alba, prima di cominciare la sua giornata di nonna ebrea avida di aiutare, di consolare e d'intercedere. Appena sorge un problema o una pena lei grida "Mamma!", poi si intrattiene segretamente con la sua "Myriam" per ottenere da lei tutto quello che desidera. Forse che un giorno non ha toccato il Suo punto debole dicendole "Tu sei come me, sei una madre e sei ebrea!?" "Myriam" ha veramente ceduto le armi quel giorno! Eugenia non ha alcuna cultura cristiana e gestisce questi avvenimenti con l'innocenza di un bambino. Dato che tutta la famigliola si è trasferita a Lione, vengono ad ascoltarmi parlare di Medjugoije alla Chiesa di S. Nizier, nel gennaio 1995. Fermento generale in famiglia quando si rendono conto che "Myriam" spiega la Fede in un paesino dell'ex Iugoslavia! Bisogna andarci! Solo Eliane può liberarsi ed Eugenia raccomanda con candore a sua nuora: "Laggiù certamente potrai capire quello che mi è successo e al tuo ritorno me lo spiegherai! Se ci potessi andare anch'io!" Da Medjugorje Eliane le porta una statua della Gospa che Eugenia tiene in camera sua. Gira perfino il suo letto per poterle stare di fronte. Sente la sua presenza e le parla a cuore aperto. Grazie di tutti i tipi piovono allora sulla famiglia!

Ogni giorno, quando cala la sera Eugenia dichiara dolcemente ma con fermezza: "Ora si prega!" Tutta la famiglia si inginocchia davanti alla statua di Medjugorje e prega il rosario secondo le intenzioni della Regina della Pace. Spesso, dato che lei parla francamente e non fa mistero delle sue relazioni con "Myriam", Eugenia dice: "Lei è là, è là! Vedete?!" Con Medjugorje Eugenia ha capito un segreto nuovo per lei: la fecondità della sofferenza. La parola "Myriam" in ebraico non significa forse "oceano di profumo" e anche "oceano d'amarezza?" E' il Cuore Immacolato e doloroso di Maria che si rivela poco a poco a Eugenia, i cui sentimenti materni si sono allargati a tutta l'umanità peccatrice e sofferente. Lei che una volta era così possessiva, così concentrata sui suoi figli, si è messa a voler salvare ogni uomo e diceva di "Myriam": "Lei, lei ha sofferto molto, più di me!" I crocifissi la affascinano; pensava all'altro suo figlio crocifisso e umiliato.

Si è ammalata di nuovo di un cancro all'altro polmone; viveva però la sofferenza in un modo completamente diverso. Doveva restare spesso sotto ossigeno e nel corso di questa Via Crucis mostrava un comportamento eroico. Non si lamentava mai della sua sofferenza! Al contrario il suo viso era trasfigurato. Quando la famiglia era intorno a lei, amava cantare: "Bambino Gesù, Re d'Amore, ho fiducia in te, ti offro il mio cuore, vieni e dimora in me e tienimi sempre vicina a te!" Vicini e amici uscivano dalla sua camera radiosi per avervi trovato una tale luce. Anche dei preti venivano a trovarla e le chiedevano: "Preghi per me, preghi per la mia parrocchia!" Prometteva e ognuno ripartiva pacificato, arricchito, più bello. Eugenia si è spenta in una grande pace il 5 giugno 1996 all'età di 81 anni ed è stata sotterrata secondo il rito ebraico tradizionale al quale si sono aggiunti con gioia qualche Padre Nostro e Ave Maria e altre invocazioni a Gesù Bambino Due cuori di madre si erano incontrati, capiti e amati, questa è la storia...

Fonte: Suor Emmanuel

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