Maria a Medjugorje Messaggio del 4 febbraio 1985:La maggioranza delle persone che pregano non entrano mai veramente nella preghiera. Per entrare nella profondità della preghiera negli incontri del gruppo, seguite ciò che vi dico. All’inizio, quando ci si riunisce per la preghiera, se c’è qualcosa che vi disturba, ditelo subito apertamente per evitare che costituisca un ostacolo per la preghiera. Quindi liberate il vostro cuore dai peccati, dalle preoccupazione e da tutto ciò che vi pesa. Chiedete perdono delle vostre debolezze a Dio e ai fratelli. Apritevi! Dovete proprio sentire il perdono di Dio e il suo amore misericordioso! Non potete entrare nella preghiera se non vi scaricate dal peso dei peccati e delle preoccupazioni. Come secondo momento, leggete un brano della Sacra Scrittura, meditatelo e poi pregate esprimendo liberamente i vostri desideri, i bisogni, le intenzioni di preghiera. Pregate soprattutto perché si realizzi la volontà di Dio su di voi e sul vostro gruppo. Pregate non solo per voi, ma anche per gli altri. Come terza tappa, ringraziate il Signore per tutto quello che vi dona e anche per ciò che vi prende. Lodate e adorate il Signore. Infine chiedete a Dio la sua benedizione affinchè ciò che vi ha donato e fatto scoprire nella preghiera non si dissolva ma venga custodito e protetto nel vostro cuore e messo in pratica nella vostra vita.

Antonio Socci: Divine lacrime di donna




Ha fatto scalpore nel 1995 il caso della Madonnina di Civitavecchia. Oggi, dopo dieci anni esatti di attente analisi, condotte da specialisti al di sopra di ogni sospetto, si è dovuto riconoscere che quelle lacrime di sangue (umano) che sgorgano da una Madonnina di gesso (una statuetta piena, come hanno rivelato le radiografie, senza nulla di sospetto al suo interno) sono scientificamente inspiegabili. E’ dunque la ragione umana, qua, che “vede” con gli occhi e tocca “con mano” una scintilla di soprannaturale che ha fatto irruzione nella storia (così come nei clamorosi miracoli che avvengono a Lourdes e in tanti altri luoghi). Per non riconoscere l’evidenza del Miracolo in questo caso occorrerebbe rinnegare la ragione e rifugiarsi nel pregiudizio. Come diceva un grande giornalista e scrittore inglese, Gilbert K. Chesterton: “Chi crede ai miracoli lo fa perché ha delle prove a loro favore. Chi li nega lo fa perché ha una teoria contraria ad essi”.

Qui un semplice fatto spazza via litri di inchiostro che anche in questi giorni certi soloni di un vecchio laicismo hanno profuso. Penso a Eugenio Scalfari che sull’Espresso per zittire il razionalismo cristiano di Buttiglione ha preteso di chiamare in suo soccorso “il principio di indifferenza di Heisenberg” di cui deve conoscere ben poco se sbaglia perfino il nome (voleva forse citare il “principio di indeterminazione” enunciato da Heisenberg nel 1927).

In realtà la scienza contemporanea non porta affatto verso Scalfari e le vecchie ideologie laiciste, ma verso l’eterna giovinezza di Dio come dimostra la recentissima “conversione” di Anthony Flew, l’erede di Bertrand Russel, colui che per decenni è stato il maggior simbolo dell’ateismo filosofico. Ebbene, alla fine, di fronte all’evidenza delle ricerche scientifiche ha dovuto capovolgere le sue posizioni e riconoscere una misteriosa Intelligenza superiore che ha ordinato il cosmo.

Se sarà ancora fedele al suo motto socratico – “segui l’evidenza ovunque ti conduca” – scoprirà un fatto ancora più straordinario: che quell’Intelligenza superiore (che i greci chiamavano Logos) non è rimasta lontano dall’uomo, non l’ha abbandonato, ma si è fatta essa stessa uomo e ama appassionatamente e teneramente ogni creatura. Ed è presente nella storia.

Questo è ciò che dice (anche) l’evento di Civitavecchia. Ma non solo. In questi giorni non si è ricordato che quella statuetta viene da Medjugorje. Il parroco di Pantano che poi la regalò ai signori Gregori, nel settembre 1994, la comprò infatti in un negozietto di questo villaggio dell’Erzegovina dove era andato in pellegrinaggio perché lì, da ben 23 anni, appare quotidianamente la Madonna a sei bambini (oggi diventati adulti). E’ dunque una clamorosa conferma dei fatti di Medjugorje. Proprio in un appassionato messaggio della Madonna di Medjugorje (il 24 maggio 1984) si parla di lacrime di sangue. “Cari figli, in ogni istante, quando avete delle difficoltà, non abbiate paura, perché io vi amo anche quando siete lontani da me e da mio Figlio. Vi prego, non permettete che il mio cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato”. Marija Pavlovic, una delle veggenti, in una lunga intervista con padre Livio Fanzaga che le ricordava questo messaggio a proposito della statuetta, ha dichiarato: “Per me (la vicenda di Civitavecchia, nda) ha un significato molto grande, non tanto perché la Madonna ha pianto, in quanto l’ho vista anch’io piangere, ma perché ha pianto lacrime di sangue e ha pianto vicino a Roma. Tutto l’insieme dice molto”. L’intervistatore ha provato a saperne di più, ma la ragazza si è fermata cosicché si è intuito che stava pensando a uno dei dieci misteriosi segreti sul mondo che la Madonna ha affidato loro.

Significa forse che qualcuno dei Segreti riguarda l’Italia? O Roma? O la Santa Sede? Ha un significato simbolico che la statua della Madonna abbia pianto lacrime di sangue tra le braccia di un vescovo che, fino a poco prima, era del tutto scettico? Prefigura qualcosa che accadrà?

Marija non risponde. Ripete però: “La Madonna ci ha detto: ‘Pregate per il Santo Padre, perché questo Papa l’ho scelto io per questi tempi’….Penso in modo particolare quando vediamo che il Santo Padre ha meno forze, e anche nei prossimi anni, quando saremo al trapasso tra un Papa e l’altro e quando sarà il momento di eleggere un nuovo Papa, dobbiamo lasciarci guidare dalla preghiera e dallo Spirito Santo…”.

Sembrerebbe che nel passaggio di pontificato debba accadere qualcosa di drammatico. Ma anche questa deduzione in fondo può essere arbitraria. Ci sono però altri aspetti simbolici e inesplorati nei fatti di Civitavecchia. Per esempio un dettaglio che, al momento, seminò sconcerto fu quello relativo al sangue: i laboratori infatti attestarono che era sangue umano, ma appartenente a un soggetto maschile. Le reazioni superficiali dei più furono scandalizzate: la Madonna, si obiettava banalmente, ha sangue femminile, non maschile.

Ma i teologi avvertirono che non c’era nulla di inquietante. Al contrario: il sangue redentore infatti, per i cristiani, è quello versato da Gesù, non il sangue di Maria, che è una creatura redenta da Lui come noi. E dunque quella circostanza mostrava il legame inscindibile fra la Madre e il Figlio Salvatore, mostrava che Maria porta a Gesù redentore e non a se stessa. Tutto questo aveva un senso cristiano. Anche perché la lacrimazione iniziò il 2 febbraio, cioè per la festa liturgica della presentazione di Gesù al Tempio e della “Purificatio Sanctae Mariae”. Questa antica festa celebra la Vergine che “fu intimamente unita” alla salvezza “quale Madre del Servo sofferente di Jhave e quale modello del nuovo popolo di Dio, costantemente provato nella fede e nella speranza dalla sofferenza e dalla persecuzione” (Paolo VI).

Ecco perché il sangue di Cristo nelle lacrime di lei. E poi quella festa ricorda l’episodio evangelico del riconoscimento messianico da parte del vecchio Simeone e della profetessa Anna, che rappresentano la tradizione profetica di Israele. Ha dunque un significato profondo anche nel tempo della Chiesa: anch’essa infatti ha il compito “profetico” di riconoscere il mistero di Dio presente e operante nella storia attuale. Anche in forme speciali. A Medjugorje come a Civitavecchia, come a Fatima e a Lourdes. Non solo. La chiesetta di Pantano è dedicata a S. Agostino e sorge proprio dove – secondo la tradizione – Agostino, nel 387, sulla riva del mare, meditando sul mistero della Trinità, incontrò un angelo-bambino che lo illuminò: era come pretendere di far entrare il mare infinito nella buchetta che aveva scavato nella sabbia.

Che il fatto della statuetta accada in un luogo simile può significare un’esortazione al riconoscimento umile del mistero di Dio. Un invito a non restare prigionieri dei pregiudizi e della superbia intellettuale. Sul simbolismo delle lacrime poi si potrebbe scrivere un trattato. Il pianto torna in molte apparizioni della Vergine. Per la verità il pianto è, nella vita normale, una caratteristica in modo particolare delle donne e – verrebbe da dire - Maria di Nazaret è una donna in tutto e per tutto. Anche per la facilità al pianto che non è un indizio di debolezza femminile, come banalmente si crede, ma di intensità affettiva ed emotiva. Tom Lutz nella sua Storia delle lacrime osserva che nessun’altra specie, fuori da quella umana, è capace di piangere, così come solo quella umana possiede il linguaggio. Dunque il pianto rappresenta un fenomeno specificamente umano, esprime una profondità che è solo umana.

Ma nelle lacrime di Maria c’è un dolore che è anche divino. Don Augusto Baldini, nel volumetto sul caso di Civitavecchia, riporta alcuni spunti di meditazione. Per esempio del filosofo, convertito, Jacques Maritain: “Se gli uomini sapessero che Dio soffre con noi e molto più di noi per tutto il male che devasta la terra, molte cose cambierebbero senza dubbio e molte anime sarebbero liberate… Le lacrime della Regina del Cielo (significano) il sovrano orrore che Dio e sua Madre provano per il peccato e la sovrana loro misericordia per la miseria dei peccatori”.

Il cardinale Martini sulle lacrime della Vergine a La Salette: “E’ un mistero profondissimo, che in qualche modo ci permette di intuire la sofferenza di Dio per il male che noi compiamo”. E il Papa, sempre per l’anniversario di La Salette: “Maria, madre piena d’amore, con le sue lacrime ha mostrato la tristezza per il male morale dell’umanità. Con le sue lacrime ci aiuta meglio a comprendere la dolorosa gravità del peccato, del rifiuto di Dio, ma anche la fedeltà appassionata che suo Figlio nutre verso i fratelli: Lui, il Redentore, il cui amore è ferito dalla dimenticanza e dal rifiuto… Ella ha compassione delle difficoltà dei suoi figli e soffre nel vederli allontanarsi dalla Chiesa di Cristo”.

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