Maria a Medjugorje Messaggio del 23 marzo 1985:Quando vi accorgete di aver commesso un peccato, confessatelo subito per evitare che rimanga nascosto nella vostra anima.

LA RISCOPERTA DEL CATECUMENATO E L'APPROVAZIONE DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE




Per capire il significato dell'approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale è necessario ripercorrere alcune tappe storiche fondamentali che l'hanno preceduta.

1. Wojtyla e la riscoperta del catecumenato

Karol Woytila, per la sua esperienza personale della dittatura nazista e poi di quella comunista, vede la Chiesa circondata da una nuova ondata di paganesimo espresso dalle ideologie totalitarie del XX secolo. In molti discorsi o atti del suo pontificato risuona la memoria storica di quella apocalisse realizzata , sperimentata nella sua persona, che fu la tragedia della seconda guerra mondiale, i lager, i gulag, i milioni di morti, le terribili ingiustizie.

"Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni".

La Chiesa e i cristiani sono chiamati a rispondere al pericolo di una nuova barbarie molto più grave di quella antica. Per Woytila rievangelizzare significa allontanare lo spettro di una nuova apocalisse che rischia di distruggere l'uomo e la società.

Per la sua formazione filosofica, egli è attento ai fenomeni reali e quindi al fatto che la fede cristiana, deve esprimere un nuovo tipo di vita, un nuovo modo di amare, e di essere liberi, non solo un credo religioso. Al centro del pontificato di Giovanni Paolo II vi è la visione di una Chiesa che, lasciato alle spalle ogni trionfalismo, anima una spinta evangelizzatrice, la nuova evangelizzazione , per rievangelizzare paesi tradizionalmente cristiani ma che stanno ripiombando nel paganesimo.

Nel 1952, Wojtyla, giovane sacerdote, scrisse un articolo straordinario per attualità, " Catecumenato del ventesimo secolo ". Riflettendo sulla Veglia Pasquale, egli esamina i segni che esprimono la resurrezione di Cristo: la luce, che rifulge dalla risurrezione e permette di contemplare la nuova vita, e l'acqua, il passaggio del mar Rosso, simbolo del passaggio dalla morte alla vita. Per questo al centro di la notte vi è il battesimo, che è l'offerta di un cambiamento di natura, preparato dal catecumenato:

" …questa notte i catecumeni devono nascere di nuovo… . può forse nascere di nuovo chi già è vivo? Può forse esistere una vita con cui non si è vissuti fino a quel momento?…Poiché credere nel Dio che Cristo annuncia come suo Padre… non è solo credere, ma nascere di nuovo…; sappiamo che …aderiamo non solo ad una confessione, ad una religione, ma che riceviamo una nuova vita…" .

Uno dei padri conciliari che più contribuì alla riscoperta dell'iniziazione cristiana, e quindi del catecumenato, fu un giovane vescovo polacco, allora ausiliare di Cracovia, Karol Wojtyla. Nel suo intervento in aula conciliare nel 1962, nella discussione sul testo della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, Wojtyla sostenne delle tesi che a quell'epoca erano rivoluzionarie:

"L'iniziazione cristiana non si fa solo con il battesimo, ma attraverso un catecumenato durante il quale la persona adulta si prepara a condurre la sua vita da cristiano.

E' perciò evidente che l'iniziazione è qualcosa di più che la sola ricezione del battesimo".

Per Wojtyla, questa riscoperta del catecumenato che ampliava il concetto tradizionale della iniziazione cristiana era della

"…massima importanza sopratutto nella nostra epoca, quando anche le persone già battezzate non sono sufficientemente iniziate alla completa verità della vita cristiana".

Pur testimone della fede della Chiesa polacca, Woytila vedeva però con chiarezza la fragilità della " cristianità " di fronte alla secolarizzazione ed all'apostasia dell'uomo moderno.

"Certamente noi oggi, nei Paesi della vecchia cristianità, soprattutto nei Paesi dell'Europa, avvertiamo l'esaurimento del nostro cristianesimo interno, di quello che dovrebbe essere il frutto del nostro battesimo.

Stiamo vivendo in un periodo di scristianizzazione; sembra che i credenti, i battezzati di una volta, non siano sufficientemente maturi per opporsi alla secolarizzazione, alle ideologie che sono contrarie non solo alla Chiesa, alla religione cattolica, ma sono contrarie alla religione in genere, sono ateistiche, anzi antiteistiche".

Wojtyla sottolineava quindi due aspetti profondamente nuovi:

1. che il catecumenato non era solo una catechesi dottrinale , (come per lo più veniva vista la preparazione al battesimo in quel tempo), ma un processo esistenziale di inserimento nella nuova natura di Cristo.

2. che il catecumenato, cioè il processo che preparava al battesimo, era tanto essenziale al processo di iniziazione quanto il sacramento vero e proprio.

Analizzando la Chiesa primitiva Wojtyla riscontra quindi che al centro dell'evangelizzazione c'era il catecumenato. Proprio perché si trova di nuovo in un mondo pagano, la Chiesa deve recuperare il catecumenato che nella Chiesa primitiva era il perno dell'evangelizzazione.

2. La reintroduzione del processo neocatecumenale anche per i battezzati

Al termine del dibattito conciliare sulla Costituzione per la Liturgia, una delle decisioni più importanti del Concilio fu proprio quella, forse poco notata all'epoca, di reintrodurre il catecumenato per gli adulti, come processo per ricevere gradualmente una vita nuova ( Sacrosanctum Concilium n. 64). Questa decisione portò alcuni anni dopo, nel 1972, alla promulgazione dell' Ordo Initiationis Christianae Adultorum (OICA), cioè dell' Ordo , o schema, che regola il processo d'iniziazione per il battesimo degli adulti.

Il capitolo IV dell'OICA propone anche l'utilizzazione di alcuni riti, propri del catecumenato, per la catechesi di adulti battezzati ma non sufficientemente catechizzati.

Negli anni successivi questo punto, ancora marginale, cominciò a prendere sempre più importanza nei documenti magisteriali.

Paolo VI nel 1975, nella Esortazione. Apostolica. Evangelii Nuntiandi , al paragrafo 44: aveva concluso:

«È ormai palese che le condizioni odierne rendono sempre più urgente che l'istruzione catechetica venga data sotto forma di un catecumenato».

Successivamente, nel 1979, Giovanni Paolo II, nell'Esortazione. Apostolica. Catechesi Tradendæ , al paragrafo 44, aveva detto:

«La nostra preoccupazione pastorale e missionaria… va a coloro che, pur essendo nati in un paese cristiano, anzi in un contesto sociologicamente cristiano, non sono mai stati educati nella loro fede e, come adulti, sono dei veri catecumeni».

Infine il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nell'anno 1992, all'articolo 1231 ha esplicitamente formulato la necessità di un catecumenato postbattesimale per ogni battezzato:

«Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di un'istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona».

In pochi anni si è passati dal Capitolo IV dell'OICA, che suggeriva solo una possibilità di usare alcune parti del catecumenato per adulti già battezzati ma non sufficientemente catechizzati, ad una formulazione che propone per tutti i battezzati da bambini la necessità di un catecumenato postbattesimale.

Non solo il magistero ha accolto le idee espresse da Woytila da giovane prete e poi in aula conciliare, ma la reintroduzione del catecumenato per i battezzati ha portato a formulare la necessità che i cristiani già battezzati riscoprano la fede attraverso un itinerario catecumenale, in modo da essere in grado di rispondere alla sfide attuali.

Così un documento che reintroduceva un processo dimenticato da secoli per il battesimo dei pagani, è finito per diventare centrale nella vita dei battezzati.

3. Il Cammino Neocatecumenale, frutto del Concilio Vaticano II

Mentre Wojtyla ed il Concilio e, successivamente, il magistero, riscoprivano la centralità del catecumenato nel processo di evangelizzazione dei non battezzati e, gradualmente, anche dei battezzati, in una baraccopoli alla periferia di Madrid si stava sviluppando un'esperienza concreta di catecumenato postbattesimale, grazie all'incontro tra Kiko Argüello e Carmen Hernández.

Kiko Argüello, un pittore spagnolo, dopo una crisi esistenziale e la sua conversione, aveva scoperto nella sofferenza degli innocenti il mistero di Cristo crocifisso, presente negli ultimi della terra: questo lo portò a lasciare tutto e, seguendo le orme di Charles de Foucauld, ad andare a vivere tra i poveri delle baracche di "Palomeras Altas", alla periferia di Madrid.

Carmen Hernández, spagnola, laureata in chimica, era stata a contatto con il rinnovamento del Concilio Vaticano II, attraverso Mons. P. Farnés Scherer (liturgista). Anch'essa era andata a vivere nelle baracche di "Palomeras Altas" , dove stava cercando di costituire un gruppo per andare ad evangelizzare i minatori di Oruro (Bolivia), e dove conobbe Kiko Argüello.

Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale, la sua formazione come catechista di "Cursillos de Cristianidad", lo slancio di evangelizzazione di Carmen, formata nell'Istituto "Misioneras de Cristo Jesús", la sua preparazione teologica (licenziata in Teologia), e la sua conoscenza del Mistero pasquale e della rinnovazione liturgica del Concilio, e l'ambiente dei più poveri della terra costituirono quell'" humus ", quel " laboratorio " che diede luogo ad una sintesi kerigmatico-teologico-catechetica che divenne la colonna vertebrale di questo processo di evangelizzazione degli adulti, qual è il Cammino Neocatecumenale.

Dalla loro collaborazione cominciò a prendere forma un itinerario di formazione di tipo catecumenale.

Questa riscoperta di un modo concreto di fare un catecumenato postbattesimale venne in contatto con la gerarchia, dapprima con l'arcivescovo di Madrid, Mons. Casimiro Morcillo, che, venendo alle baracche, costatò l'azione dello Spirito Santo e lo benedisse, vedendo in esso una attuazione del Concilio a cui aveva partecipato come uno dei segretari generali

Successivamente, nel 1972, il neocatecumenato venne studiato a fondo proprio dalla Congregazione per il Culto Divino, che stava per pubblicare l'OICA.

L'allora Segretario della Congregazione, Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero impressionati nel vedere che ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti , lo Spirito Santo, partendo dai poveri, lo stava già mettendo in opera. Dopo due anni di studio della prassi liturgico –catechetica del Cammino Neocatecumenale, pubblicarono su Notitiae , la rivista ufficiale della Congregazione, una nota laudatoria dell'opera che stava svolgendo il Cammino neocatecumenale nelle parrocchie, riconoscendo nel Cammino un dono dello Spirito Santo per attuare il Concilio. Con la Congregazione si concordò il nome: " Neocatecumenato ", o Cammino Neocatecumenale .

Nel 1974, a dieci anni dalla nascita del Cammino, il Papa Paolo VI riceveva in udienza Kiko, Carmen e Padre Mario con i Parroci e i catechisti, radunati a Roma e, di fronte ad alcune accuse che insinuavano sospetti di anabattismo o di voler ripetere il, battesimo il papa replicava con grande forza e chiarezza:

"...Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di ‘dopo il battesimo' che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione prima del Battesimo. Voi lo portate dopo: il prima o dopo, direi, è secondario. Il fatto è che voi mirate all'autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana. E questo è merito grandissimo, ripeto, che ci consola enormemente...".

4. L'incontro di Giovanni Paolo II con Kiko e Carmen

Il 5 settembre 1979, Giovanni Paolo II, da poco eletto al pontificato, incontrò per la prima volta personalmente Kiko, Carmen e Padre Mario, e li invitò alla Messa da lui celebrata a Castel Gandolfo.

L'incontro con Kiko e Carmen rappresentò per il Papa una risposta concreta alla sua intuizione sulla centralità del catecumenato per la nuova evangelizzazione: dopo la messa, egli disse che, durante la celebrazione, pensando a loro, aveva visto Ateismo-Battesimo-Catecumenato, esprimendo la convinzione che di fronte all'ateismo, il battesimo ha bisogno di essere riscoperto attraverso un catecumenato.

Il 2 novembre 1980, si svolse il primo incontro pubblico di Giovanni Paolo II con Kiko, Carmen e Padre Mario, nelle parrocchia romana dei Martiri Canadesi che era stata la prima in Italia dove 12 anni prima si era aperto il Cammino Neocatecumenale. Parlando alle comunità neocatecumenali, il Papa disse:

"Viviamo in un periodo di un confronto radicale che si impone dappertutto ...fede e antifede, Vangelo e antivangelo, Chiesa e antichiesa, Dio e antidio, …non può esistere un antidio, ma si può creare nell'uomo la negazione radicale di Dio … In questa nostra epoca abbiamo bisogno di riscoprire una fede radicale, radicalmente compresa, radicalmente vissuta e radicalmente realizzata. …lo spero che la vostra esperienza sia nata in tale prospettiva e possa guidare verso una sana radicalizzazione del nostro cristianesimo, della nostra fede, verso un autentico radicalismo evangelico".

Il 31 gennaio 1988, incontrando le comunità neocatecumenali della parrocchia di Santa Maria Goretti, Giovanni Paolo II formulò con ancora maggior precisione l'importanza per la Chiesa del neocatecumenato:

"Attraverso il vostro cammino e le vostre esperienze si vede quale tesoro per la Chiesa sia stato proprio il catecumenato come metodo di preparazione al battesimo.

Quando noi studiamo il battesimo, .. vediamo più chiaramente che la pratica al giorno di oggi è divenuta sempre più insufficiente, superficiale. …senza il catecumenato previo, questa pratica diventa insufficiente, inadeguata a quel grande mistero della fede e dell'amore di Dio che è il Sacramento del Battesimo:

… Io vedo così la genesi del neocatecumenato: uno - non so se Kiko o altri - si è interrogato: da dove veniva la forza della Chiesa primitiva? e da dove viene la debolezza della Chiesa, molto più numerosa, di oggi? E io credo che abbia trovato la risposta nel catecumenato, in questo cammino…

…C'è un modo, io penso, di ricostruire la parrocchia basandosi sull'esperienza neocatecumenale" .

Non vogliamo qui percorrere tutte le tappe storiche che hanno portato alla approvazione dello Statuto, che si possono seguire nella Nota Storica e nelle Osservazioni Canoniche : in particolare la lettera Ogniqualvolta con cui il 30 agosto 1990, il Santo Padre riconobbe ufficialmente il cammino come un itinerario di formazione cattolica.

Preme qui soltanto sottolineare come l'approvazione degli statuti sia il compimento di un lungo processo che ha portato il magistero della Chiesa a vedere sempre più la necessità di rievangelizzare i battezzati e a riconoscere nel Cammino Neocatecumenale uno strumento idoneo a tale fine. Mancava però fino ad oggi uno schema che potesse proporsi per attuare un catecumenato post-battesimale .

Questo è quello che ha fatto la Santa Sede con questa decisione: approvare e offrire uno schema di itinerario catecumenale postbattesimale, composto però non solo di tappe liturgiche, ma integrato anche da un contenuto catechetico che in più di trent'anni ha dato moltissimi frutti. Il riconoscimento del cammino neocatecumenale è dunque una delle attuazioni concrete delle indicazioni del magistero e il compimento di una delle esigenze più sentite da Giovanni Paolo II.

Giuseppe Gennarini

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