Maria a Medjugorje Messaggio del 25 aprile 1989:Cari figli, vi invito all'abbandono totale in Dio. Tutto ciò che possedete sia nelle mani di Dio. Soltanto così avrete la gioia nel cuore. Figlioli, rallegratevi di tutto quello che avete. Ringraziate Dio perché tutto è un suo dono a voi. Così potrete nella vita ringraziare per tutto e scoprire Dio in tutto, anche nel più piccolo fiore. Scoprirete Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Don Gabriele Amorth: L’angoscia di una madre




L’episodio dello "smarrimento di Gesù nel Tempio" sconcerta Maria e Giuseppe che lo cercano "straziati" per giorni e "non comprendono" la spiegazione del Figlio ritrovato.

L'episodio dello "smarrimento e ritrovamento di Gesù nel Tempio" di Gerusalemme è oggetto della riflessione del quinto "Mistero della gioia", così presentato da Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae: "Gioioso e insieme drammatico è l’episodio di Gesù dodicenne al Tempio. Egli qui appare nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente nella veste di colui che ‘insegna’. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche i legami più cari dell’uomo, di fronte alle esigenze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, "non compresero le sue parole" (Lc 2, 50)".

È l’unico episodio che i Vangeli ci narrano sugli anni passati da Gesù a Nazareth, quasi interrompendo il lungo silenzio. Ciò dice peraltro come questo sia un avvenimento di grande importanza profetica, proprio perché – benché non appaia a prima vista – il riferimento al mistero pasquale di Cristo è implicito.

Lo smarrimento di Gesù e la sua scomparsa, infatti, è un indice di quella che sarà la sua morte. I tre giorni angosciati di ricerca, con l’ansia di rivederlo, si addicono ai tre giorni passati da Gesù nel sepolcro; come il gioioso ritrovamento è un preannuncio della gloriosa risurrezione.

Forse il fatto che Gesù adolescente sia rimasto in città senza che i genitori se ne accorgessero si spiega pensando a come allora si compivano i viaggi in carovana, partendo a scaglioni, con i ragazzi che potevano andare dove volevano… Ma l’importanza dell’episodio qui si accresce per la domanda di Maria, posta in primo piano: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io ti abbiamo cercato straziati!" (Lc 2, 48). Ed è da notare che qui Luca usa lo stesso termine di cui si servirà per indicare le pene dell’Inferno, nell’episodio del ricco e di Lazzaro: "…questa fiamma mi tortura" (cfr. Lc 16, 25). E l’importanza dell’episodio si accresce per la risposta di Gesù: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi del Padre mio?" (Lc 2, 49).

Si tratta del Figlio di Dio, d’accordo; ma non è facile capire una domanda che risponde ad una domanda. Forse nella risposta-domanda di Gesù c’è un riferimento a quando i genitori l’avevano offerto al Padre, con un’oblazione a cui Maria si era pienamente associata. Comunque, è una risposta che resta oscura a Maria e a Giuseppe, tanto che il Vangelo lo nota esplicitamente: "Ma essi non compresero le sue parole"(Lc 2, 50).

Maria, "madre dei dolori"

Maria e Giuseppe hanno la gioia del "ritrovamento" [si tratta di un Mistero della gioia!], che è preludio alla gioia pasquale. Ma viene spontaneo pensare alla considerazione di Isaia: "Tu sei un Dio misterioso" (Is 45, 15). Ed è forse una velata preparazione alle tante sofferenze che Maria subirà senza capirle subito. Anche per lei ci sono dei ‘perché’ che non hanno risposta su questa terra, come del resto ci saranno per lo stesso Gesù, quando griderà dalla Croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27, 46).

La risposta verrà solo dopo, e la darà Gesù stesso ai discepoli di Emmaus: "Non era forse necessario che Cristo patisse tutto questo, per entrare nella sua gloria?" (Lc 24, 26). La risposta non viene dalla Croce e dalla morte di Gesù, ma dalla sua risurrezione.

A conclusione dell’episodio dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel Tempio notiamo che i santi sposi Maria e Giuseppe non chiedono altro; si fidano di Dio e tornano a casa, dove Gesù si comporterà da figlio obbedientissimo: "[Gesù] partì con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso" (Lc 2, 51).

L’episodio dello smarrimento di Gesù ribadisce il primato assoluto di Dio, anche nei confronti delle persone e degli affetti più cari. Ma, intanto, il Signore non ha risparmiato a sua madre né il dolore né il tormento di non capire, poiché è sempre penoso per una madre non comprendere il proprio figliolo.

Maria, però, è colei che si è sempre fidata di Dio ad occhi chiusi, senza neppure la pretesa di avere spiegazioni: le ragioni della fede l’hanno sorretta; anzi, questa prova è stata per lei un dono, una necessaria preparazione alle sofferenze più grandi che avrebbero contrassegnato tutta la sua esistenza di "madre dei dolori".

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