Maria a Medjugorje Messaggio del 4 agosto 2014:Cari figli, anche oggi gioisco insieme a voi in questo tempo di grazia. Particolarmente gioisco quando vedo così tanti miei figli che sono felici durante questi giorni. Vi invito, cari figli, a pregare durante questo tempo, per la pace. Pregate per la pace, la pace che regni nel cuore dell’uomo. Che mio figlio dimori nei vostri cuori, Lui vi porterà la pace perchè Lui è la pace. Io prego, cari figli, e intercedo presso mio Figlio per tutti voi; perciò perseverate anche voi nella preghiera e non abbiate paura ma continuate a pregare. Grazie, cari figli, per la vostra perseveranza e perchè anche oggi avete risposto alla mia chiamata.

I sogni di San Giovanni Bosco: Mense divise in tre ordini




La sera del 5 agosto 1860 Don Bosco raccontava ai giovani del l’Oratorio un sogno, nel quale li aveva visti in un vago giardino, seduti a mense che da terra, formando una gradinata, s’innalzavano tanto che a stento ne vedeva la sommità. Le lunghe tavole erano 14, disposte a vasto anfiteatro e divise in tre ordini, ciascuno sostenuto da un muro che formava un ripiano.
In basso, intorno a una tavola posta sul nudo suolo, spoglia di ogni ornamento e vasellame, si vedeva un certo numero di giovani. Erano mesti, mangiavano di mala voglia e avevano un pane a forma di quello delle munizioni dei soldati; era tutto rancido e muffito che faceva schifo. Era in mezzo a sudiciume e a ghiande. Quei poveretti stavano come gli animali immondi al trogolo. Don Bosco voleva dir loro che gettassero via quel pane; ma si accontentò di chiedere perché avessero innanzi un cibo così nauseante. Gli risposero:
— Dobbiamo mangiare il pane che ci siamo preparati; e non ne abbiamo altro.
Era lo stato di peccato mortale.
Di mano in mano che le mense salivano, i giovani si mostravano sempre più allegri e mangiavano pane delizioso. Erano bellissimi, splendenti, di una bellezza e splendore sempre crescenti. Le loro tavole, ricchissime, erano coperte con tovaglie finemente lavorate, sulle quali brillavano candelabri, anfore, tazze, vasi di fiori indescrivibili, piatti con preziose vivande; tesori di valore inestimabile. Il numero di quei giovani appariva grandissimo. Era lo stato dei peccatori convertiti.
Finalmente le ultime mense alla sommità avevano un pane che non si può definire. Pareva giallo, pareva rosso, e lo stesso colore del pane era quello delle vesti e della faccia dei giovani, che splendeva tutta di luce vivissima. Costoro godevano di una allegria straordinaria e ciascuno cercava di parteciparla agli altri compagni. Nella loro bellezza, nella luce e splendore delle mense superavano tutti quelli che occupavano i gradi sottoposti. Era lo stato d’innocenza.
«Ma il più sorprendente si è, continua Don Bosco, che quei giovani li riconobbi tutti dal primo all’ultimo, dimodoché vedendone ora uno, mi pare di vederlo ancora là assiso al suo posto a quella tavola».
Il giorno seguente Don Bosco disse in privato a ogni alunno il posto che occupava a quelle mense. Gli si domandò se si potesse da una tavola inferiore salire a una superiore. Rispose che sì, eccetto che andare a quella più alta degli innocenti, perché i decaduti da essa non vi potevano più tornare: era riservata solo a coloro che conservavano l’innocenza battesimale. Il numero di questi era piccolo, grande invece quello delle altre mense.

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